Historia magistra calcis. Proemio della tattica: dall’1-1-8 al 2-2-6

E’ il 30 novembre del 1872. E questa data risulterà essere inimmaginabilmente storica: all’Hamilton Crescent di Glasgow, in Scozia, va in scena il primo incontro internazionale che il calcio ricordi. Sul terreno di gioco, primordialmente poco curato, si sfidano la Nazionale di calcio dell’Inghilterra, formata perlopiù da una mescolanza di universitari di buona famiglia, e la Selezione Scozzese, composta da robusti giocatori provenienti dal rugby. Prima di questa partita il football non aveva regole universali, ma leggi empiriche che variavano di società in società: circa 10 anni prima lo Sheffield ed i suoi fondatori proposero l’istituzione di un regolamento unitario. E l’universalità del calcio nascente si è manifestata così il 30 novembre di 143 anni fa.

La parte meno romanzata (ma più interessante probabilmente), di quel match, è lo schieramento delle due formazioni. Partiamo dal presupposto che gli inglesi erano molto più forti e preparati degli scozzesi; e che il confronto era impari per motivi storici. Tutto a favore dell’England, eppure l’incontro terminò a reti inviolate: uno 0-0 basilare. In primis, come hanno fatto gli inglesi a non vincere? E poi, come sono riusciti gli scozzesi a non prendere gol? Ci sono tre motivi principali: la crasi fra fisicità ed influssi rugbistici dei padroni di casa, il fato, gli schemi tattici.

Gli inglesi, infatti, basarono la loro manovra sul kick and rush (letteralmente “calcia e corri”), impostato su una preponderanza di azioni individuali a testa bassa. Il calcio era gloria personale. Era una gara fra dribblatori. E ciò è sottolineato dallo pseudo modulo con cui scesero in campo i three lions: un 1-1-8, con un difensore che agiva da libero stopper, un mediano mira-stinchi ed una linea di 8 attaccanti. 8. Alternandosi, partivano con egocentrismo e gambe levate. Probabilmente un archetipo del calcio totale olandese, in virtù dei movimenti svolti nella fase di non possesso e di recupero del pallone.

E la Scozia? 2-2-6, con due terzini, due incontristi, preferibilmente sopra il metro e 85, e 6 uomini avanzati. Più prudente, certo, ma l’altro motivo principale va rintracciato nello stile di gioco di quella Nazionale: passaggi. Brevi, lunghi, alti, bassi, filtranti: si cercava il compagno, si cercava lo spazio. Questo modulo forniva una non indifferente ampiezza nell’impostazione della manovra ed una migliore copertura delle zone del campo. L’idea derivava direttamente dal rugby, nel quale in quegli anni si era già da tempo capita l’importanza della circolazione del pallone. Certo è che non si può parlare di tattiche vere e proprie, non vi erano tecnici federali né lavagne illustrative: sono forme embrionali di moduli, schemi, istruzioni di gioco.

La morale? Il tiki taka l’hanno inventato in Scozia: questo è senz’altro un aneddoto coi fiocchi per le chiacchiere domenicali con gli zii di provincia.

@ftabelli




Il Campione di Domani: Simone Scuffet (Udinese Calcio)

L’obiettivo della rubrica “IL CAMPIONE DI DOMANI” è quello di far conoscere i giovani talenti dei maggiori campionati europei. Analizzeremo i più interessanti prodotti dei vivai della Bundesliga, passando dalla penisola iberica e dai Paesi Bassi, abbracciando la Premier League e il calcio del “Bel Paese”. Il futuro del gioco più bello del mondo è nei piedi e nella testa di queste giovani promesse. Andiamo a conoscerle.

Nelle uscite precedenti della rubrica abbiamo parlato, perlopiù, di attaccanti e centrocampisti che, si sa, tradizionalmente sono garanzia di spettacolo. Spettacolo però che ci regala anche un ragazzino di 19 anni che gioca nel reparto più arretrato del campo da gioco. Stiamo parlando, del portiere in forza all’Udinese di Stramaccioni, Simone Scuffet.

Simone nasce ad Udine il 31 maggio 1996. Fin da piccolo si affeziona al gioco del pallone e inizia a tirare i prima calci nella scuola calcio Aurora Buonacquisto. Già da subito dimostra di avere caratteristiche non uguali ai suoi pari età, tanto da attirare a sè le attenzioni della squadra giovanile del Donatello Calcio. Dopo aver conquistato un titolo giovanile nel 2010, sono gli osservatori dell’Udinese, tradizionalmente molto attenti ai giovani talenti, a scoprire il portierino e farlo firmare per la propria squadra giovanile. Dal 2007 al 2013 gioca a grandi livelli nella primavera friulana tanto da guadagnarsi la convocazione con la nazionale Under 17 partecipando al Mondiale di categoria che lo vede protagonista con la maglia azzurra.

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Simone Scuffet protagonista della rubrica “IL CAMPIONE DI DOMANI”

Nella stagione 2013/’14 viene aggregato a tutti gli effetti alla prima squadra (primo giocatore friulano ad indossare la casacca dell’Udinese dopo Fabio Rossitto). Ovviamente la sua stagione inizia da secondo di Brkic ma, un infortunio occorso al portiere serbo a metà della stagione, costringono Guidolin a mandarlo in campo il primo febbraio 2014 nel delicato match contro il Bologna (2-0 a favore dei bianconeri friulani). Nonostante i suoi 17 anni di età, dimostra grande affidabilità tra i pali, tanto da guadagnarsi il posto fissa da titolare anche al rientro di Brkic. Convinti di aver trovato il “Nuovo Buffon” i dirigenti friulani vogliono blindare il proprio gioiello e, nel giungo 2014, gli fanno sottoscrivere un contratto fiano al 2019

Al termine della stagione sono molte le squadre interessate al giovane portiere, una fra queste è l’Atletico Madrid di Simeone che, rimasto orfano di Courtois, cercava un portiere di prospettiva e Simone possedeva l’identikit giusto. Il passaggio alla compagine campione di Spagna era cosa già fatta; le cifre erano chiare: 9milioni di euro subito nelle casse friulane più 2 di bonus. Inoltre la società madrilena si impegnava a riconoscere il 50% all’Udinese in caso di futura cessione. Al giocatore, contratto da 900mila euro a stagione più bonus. Per farvi capire come l’affare era praticamente chiuso, il giovane portiere sarebbe andato in prestito al Granada (sempre di proprietà dei Pozzo) per avere più minutaggio. Mancava una cosa però, l’avallo della famiglia Scuffet che, per motivi scolastici, non ha voluto far partire il proprio figlio nell’immediato. Così la trattativa si è arenata e Simone Scuffet è rimasto, almeno nell’anno della maturità, in Friuli.

Nonostante la stagione 2014/’15, complice una serie di infortuni che non gli hanno permesso di potersi allenare con costanza, lo vede retrocedere nella posizione di secondo portiere alle spalle di Karnezis, è stato inserito nella lista dei 100 giovani più promettenti dalla rivista spagnola Don Balòn. Portiere reattivo e sicuro, è considerato l’erede di Buffon per precocità dato che, entrambi, hanno esordito nella massima serie italiana all’età di 17 anni.

 

 

 

 

 

 

 




Il Campione di Domani: Munir El Haddadi (F.C. Barcelona)

L’obiettivo della rubrica “IL CAMPIONE DI DOMANI” è quello di far conoscere i giovani talenti dei maggiori campionati europei. Analizzeremo i più interessanti prodotti dei vivai della Bundesliga, passando dalla penisola iberica e dai Paesi Bassi, abbracciando la Premier League e, ovviamente, il calcio del “Bel Paese”. Il futuro del gioco più bello del mondo è nei piedi, e nella testa, di queste giovani promesse. Andiamo a conoscerle.

A un’oretta scarsa di macchina dal centro di Madrid, sorge una cittadina di poco più di 13.000 abitanti che prende il nome di San Lorenzo de El Escorial. All’ombra del famoso monastero, dichiarato patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, nasce il primo settembre 1995, da padre marocchino e madre spagnola, Munir El Haddadi.

Il gioiello della cantera del Barcellona, Munie El Haddadi

Il gioiello della cantera del Barcellona, Munir El Haddadi

Sin da ragazzino si affeziona al gioco del calcio iniziando a tirare i primi calci nella squadra giovanile del paese, il Galapagar, dove svolge tutta la trafila giovanile. Dotato di grandi doti tecniche attira a se le attenzioni dei top club spagnoli firmando, nel 2010, per la Juvenil dell’Atletico Madrid che lo gira in prestito al Majadahonda. Nel club che milita in terza divisione spagnola dimostra, già a 15 anni, di avere un qualcosa in più rispetto ai suoi coetanei. A fine stagione ritorna all’Atletico, con l’aura magica del predestinato. Le prestazioni con la maglia del Mujadahonda hanno incuriosito gli osservatori di Barcellona e Manchester City che vorrebbero assicurarsi il giocatore nell’immediato. Tra le due pretendenti la scelta non è stata difficile poichè, quando si parla di minori, la decisione finale spetta ai genitori. L’idea di avere il proprio figlio troppo lontano da casa non era gradita alla famiglia El Haddadi, di conseguenza è stato abbastanza semplice per i dirigenti del Barcellona convincere i genitori di Munir a trasferirsi in Catalogna.

L’impatto con la casacca blaugrana è pazzesco. Nel 2011, al primo anno di Masia, colleziona 22 reti, contribuendo in modo decisivo alla vittoria del titolo della Juvenil B. L’anno successivo si ripete, permettendo alla sua compagine di bissare il successo dell’anno precedente. Nella stagione 2013/’14 l’allenatore Jordi Vinyals lo promuove nella Juvenil A in modo tale da metterlo in mostra nella UEFA Youth League. Anche in questa competizione lascia il segno: Titolo vinto con annesso titolo di capocannoniere con 11 marcature, due delle quali messe a segno nella finale contro il Benfica (terminata 3-0 per i ragazzi di Vinyals). Troppo forte per giocare  con i suoi coetanei.

Infatti, nel 2014, firma il suo primo contratto da professionista fino al 2017 e la società catalana inserisce una clausola rescissoria di 35milioni di euro che si sarebbe attivata solo in caso di convocazione in prima squadra. Convocazione che arriva puntuale come un orologio svizzero. Il 24 agosto, in occasione della prima partita di campionato della stagione 2014/’15 contro l’Elche al Camp Nou, arriva il debutto da titolare, battezzato con un gol. Un fantastico gol. Rakitic da metà campo inventa un lancio millimetrico per Munir che, bruciando tutta la difesa avversaria in velocità, si ritrova a tu-per-tu con l’estremo difensore e, allargandosi sulla destra, spedisce la palla all’angolo opposto colpendo la sfera di contro-balzo con l’esterno del piede sinistro. Camp Nou in visibilio convinti di aver trovato il futuro erede di Messi.

Con queste premesse, il Marocco vorrebbe sfruttare il doppio passaporto del ragazzo e convocarlo con la nazionale maggiore africana e, dato che con la selezione spagnola ha militato solo nelle Under, la cosa è fattibile. Il giovane attaccante non sapendo cosa decidere si rivolge al padre che gli consiglia di accettare chi si sarebbe fatto avanti per primo. La Roja non vuole farselo sfuggire. Non si può perdere un ragazzino che a soli 18 anni bagna il debutto al Camp Nou con un gol di pregevole fattura. Serve una convocazione con la nazionale maggiore spagnola. Detto, fatto. Nel 2014 viene convocato da Del Bosque, che lo fa debuttare l’otto settembre, nell’incontro valido per le qualificazioni a Euro 2016, contro la Macedonia (match conclusosi con il netto risultato di 5-1 per le “furie rosse”) . Entra nella ripresa, non gioca molto, ma quanto basta alla Seleccion per accaparrarsi le prestazioni sportive del giovane attaccante per sempre.

Munir è un giocatore offensivo di piede sinistro. Da il meglio di sé se collocato al centro dell’attacco in modo tale da poter sfruttare la sua tecnica in velocità nell’uno contro uno e sprigionare il suo tiro preciso e potente. Non sfigura neanche se posizionato lungo gli out. Attaccante eclettico e spettacolare nel vedere all’opera, se mantiene fede a quanto fatto finora, può rappresentare il futuro del calcio spagnolo e, più in generale, del calcio mondiale.

Dopo Isco, Morata e Koke, la Spagna si gode il suo nuovo crack. Signore e Signori, è nata una nuova stella al Camp Nou.

 




Fattore Rivali

“Mi basta anche un 1-0” sentenziò Allegri alla vigilia della partita con il Sassuolo, sua ex squadra. E’ così fu. Il goal, arrivato nel momento giusto, dall’ uomo (o ragazzo) più atteso e che aveva più deluso. A Paul Pogba non manca nulla, se non un po’ di cattiveria e di continuità. Probabilmente lascerà la Juventus, ma di lui rimarrà il tiro-goal che ha praticamente consegnato il quarto scudetto consecutivo alla Madama torinese.
Nessun rivale è riuscito a star dietro ai bianconeri. La Roma, principale candidata a questo ruolo, si è sfaldata alla prima tempesta, che, paradossalmente, si è creata da sola. L’ultimo pareggio, contro il Chievo, è stato definito da monsieur Garcia “inquietante”. A dire il vero, non è stato il primo pareggio della Roma a destare qualche perplessità, ma giustamente il condottiero è stato l’ultimo ad abbandonare una nave che sta colando a picco. Probabilmente la causa di questo periodo è sempre la medesima che attanaglia i romani da ormai parecchi anni: l’ ambiente. Fattore che vive troppo di alti (esaltazione) e bassi (delusione). L’allenatore francese, per sua stessa ammissione, ha provato in tutti i modi a cambiare la natura romana “perennemente pessimista”.
Credo che un campionato come quello scorso sia stato il massimo colpo che questa squadra possa aver sparato, non sufficiente, però, ad abbattere la corazzata bianconera, che, da qualche tempo, non sembra più tanto infallibile. Ne sono prova le ultime quattro, cinque partite, su tutte la prestazione mortificante in Coppa Italia contro la Fiorentina.
L’altra pretendente al trono italiano, il Napoli, è anch’essa rimasta vittima della propria natura. Emblematici sono la sconfitta con il Torino e la rimonta da parte dell’ Inter.
La differenza sostanziale rispetto agli scorsi tre anni è che la Juventus non ha dovuto fare molto pù del necessario: i possibili rivali si solo eliminati per propria mano.
Mentre la Juventus può dunque tirare il fiato e concentrasi sulla lunga notte con il Borussia di mercoledì prossimo, Benitez ritorna agli atteggiamenti del periodo inglese e la Roma si crogiola nella consapevolezza di non essere (ancora) un team vincente. Si riapre, perciò, la lotta per il secondo posto, ma con una candidata in più, ovvero la Lazio di Pioli.

 

L'allenatore della Roma, Rudi Garcia

L’allenatore della Roma, Rudi Garcia




Historia magistra calcis: el Rayo Vallecano

E’ il 29 maggio del 1924 quando, in una riunione a casa di Doña Prudencia Priego, viene cambiato il nome dell’Agrupaciòn Deportiva El Rayo: il club fondato ad inizio anno da Julian Huerta, morto pochi mesi dopo, prese ufficialmente forma proprio in casa della vedova Huerta. Nasceva così il Rayo Vallecano de Madrid. Il club è Vallecano poiché ha sede nel quartiere di Madrid chiamato Vallecas, all’epoca uno dei più in crescita. Lo stemma, infatti, riprende interamente quello di Vallecas. La prima divisa è tutta bianca con i calzettoni neri. Nel 1949, poi, il Rayo sigla un accordo con l’Atletico Madrid: viene introdotta la diagonale rossa sulla maglia blanca, che non verrà mai tolta.

La società si iscrive alla prima edizione del campionato della Federación Obrera de Fútbol (quarta divisione), e partecipa fino allo scoppio della guerra civile spagnola. Nel 1940, riprese le attività sul campo, viene costruito lo stadio: el Rodival. Nonostante non ci si possano permettere giocatori di prima fascia, la squadra ottiene, nel 1949, la promozione in terza divisone: in panchina c’era Tomas Rodriguez Rubio, idolatrato per anni in tutto il quartiere dopo i risultati ottenuti.

Nel 1956 viene disputata l’ultima partita al Rodival, poiché è pronto il nuovo imprescindibile stadio, el Vallecas: racconti dell’epoca parlano addirittura di pianti commossi dei pionieri del Rayo. La nuova tana dei biancorossi venne inaugurata l’8 dicembre contro la squadra di Belo Horizonte: la partita finì 1-0 per la squadra di Madrid. In quello stesso anno in panchina arriva tale Candido Spotted e porta il Rayo in segunda division.

Il club oscillerà fra seconda e terza divisone fino al 1977, quattro anni dopo l’inaugurazione del definitivo stadio, el Campo de Futbol de Vallecas: il Rayo, infatti, arriva terzo in segunda e ottiene la promozione. I primi due anni sono buoni (un decimo ed un quindicesimo posto), ma il terzo lo vede arrivare ultimo in campionato.

Il club compie numerosi sforzi per tornare nella massima serie, ma il risultato è inverso: nel 1984 un’annata disastrosa garantisce la retrocessione in terza divisione, nella quale, tuttavia, il Rayo rimarrà una sola stagione.

Gli anni 90 vedono il Vallecano alternarsi fra prima e seconda divisione: nonostante la precarietà, il 21 gennaio del 1996 batte al Santiago Bernabeu il Real Madrid. Nei locali di Vallecas pare ancora se ne parli. Nel 1999 arriva, poi, uno storico nono posto e, per una serie di coincidenze a proprio favore, il Rayo ottiene la qualificazione alla Coppa UEFA: verrà fermato solamente ai quarti di finale dagli spagnoli dell’Alaves.

Oggi, il Rayo Vallecano gioca stabilmente in Liga, e nel 2013 ha addirittura raggiunto l’ottavo posto: chissà se l’avessero detto a Doña Prudencia Priego che il piccolo Fulmine sarebbe diventato la terza squadra della capitale.

Per concludere, non si può che proporre la canzone del 1994 “Como un Rayo” del gruppo punk Ska-P, dichiaratamente di Vallecas.

Sono già le dodici, sta per cominciare, 
Sto con Superman, sto con i PETAS (tifoseria del Rayo), 
La mia squadra si trova a sud-est di Madrid, 
Vallecas sì, sì mi rende felice.

Andiamo rayito! Vallecas è con te 
E tutta Madrid, forza Vallecas, 
Dimostra la tua destrezza a tutto il paese.

Romario non c’è, qui non ci sono capitali, 
ma non ci importa, qui c’è qualità! 
E se non ti piace, puoi andartene 
perché, ragazzo, ragazzo: questa è Vallecas.

 

Esto es Vallecas, niente da aggiungere.

@ftabelli




Il Campione di Domani: Allan Saint-Maximin (A.S. Saint-Etienne)

L’obiettivo della rubrica “IL CAMPIONE DI DOMANI” è quello di far conoscere i giovani talenti dei maggiori campionati europei. Analizzeremo i più interessanti prodotti dei vivai della Bundesliga, passando dalla penisola iberica e dai Paesi Bassi, abbracciando la Premier League e il calcio del “Bel Paese”. Il futuro del gioco più bello del mondo è nei piedi e nella testa di queste giovani promesse. Andiamo a conoscerle.

Oggi vi porteremo in un comune di più di 30 mila abitanti nel nord-est della Francia di nome Chatenay-Malabry. Patria di altri grandi giocatori come Jerome Rothen e Armand Traore.

Allan Saint-Maximin in azione con la maglia del Saint-Etienne

Allan Saint-Maximin in azione con la maglia del Saint-Etienne

Proprio in questa cittadina nasce, il 12 marzo 1997, il nuovo crack del calcio francese. Parliamo dell’esterno destro offensivo, in forza al Saint-Etienne, Allan Saint-Maximin.

Nazionale francese U17 e U19, dopo una lunga trafila tra squadre giovanili, nel 2011 firma con la compagine biancoverde francese. Già da subito fa vedere di possedere grandi doti tecniche nel suo repertorio. Il suo debutto nella massima serie francese avviene lo scorso anno. Due presenze in Ligue 1, una in Europa League e una in Coppa di Lega. Quest’anno è fermo a quota 2 presenze; una contro il Marsiglia, nella quale ha realizzato un assist, e , una europea, contro il Qarabag.

Le sue presenze con il Saint-Etienne e con la selezione nazionale di categoria, hanno incuriosito gli osservatori di molti Top Club europei come Arsenal, Juve e Milan ma, il presidente Bernard Caiazzo, ha dichiarato di voler trattenere in Francia il giovane talento per poterlo fare maturare e creare una plusvalenza maggiore in seguito. Attualmente il cartellino è valutato, dalla società francese, circa 6 milioni di euro; una cifra enorme per un calciatore di appena 17 anni.

Saint-Maximin è dotato di un dribbling ubriacante e molto rapido, viene schierato, spesso e volentieri, come esterno destro in un 3-5-2 ma, all’occorrenza, può ricoprire, con lo stesso risultato, il ruolo di esterno offensivo sinistro in un 4-3-3, dove può mettere in luce le sue qualità, accentrandosi e tentando la conclusione col piede preferito, il destro.

Croce e delizia del giovane giocatore è la statura. I suoi  1,73 m gli danno velocità nel dribbling e rapidità di esecuzione ma, come in tutti i ragazzi che ancora devono completare lo sviluppo, non è dotato di grande forza fisica e nei contrasti ha spesso la peggio. Su questa pecca, si può e si deve lavorare. Campioncini come Allan non nascono tutti i giorni ed è opportuno dargli spazio senza caricarlo di troppe responsabilità. Una squadra come quella del Saint-Etienne, che non ha bisogno di raggiungere grandi risultati nell’immediato, sembrerebbe la piazza ideale per lanciarlo nel calcio che conta e, magari, ripercorrere le gesta del suo connazionale Paul Pogba.




Historia magistra calcis: AS de Monaco FC

E’ il 23 agosto del 1924 quando, dalla fusione di cinque piccoli club della zona, quali Swimming Club, Monaco Sports, A.S. Beausoleil, Étoile de Monaco e Riviera A.C., nasce l’Association Sportive de Monaco Football Club. In quel periodo, il Principato vive un momento di tranquillità quasi atipica trattandosi di dopo-guerra, ma il Trattato di Versailles del 1919 rese estremamente pacifici i rapporti del piccolo stato con la Francia, che ne garantì la protezione.

La squadra monegasca inizia a giocare dapprima nelle divisioni regionali e successivamente in seconda divisione. Nel 1937 viene inaugurato lo Stade Louis II, che dà ai giocatori in campo una spinta incredibile. Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, tuttavia, frena l’entusiasmo e l’evoluzione del club, che disputerà ottimi campionati a livello regionale fra il 1941 ed il 1948, anno in cui riottiene lo status di club professionistico.

Un anno dopo l’ingresso nel calcio dei professionisti del Monaco, il Principato vede salire al trono il principe Ranieri III, la cui ambizione era quella di far diventare Montecarlo uno dei punti cardinali del turismo internazionale: da qui in poi l’evoluzione urbanistica, il matrimonio con Grace Kelly e l’interesse del mondo ricco e famoso nei confronti della città-stato. Ciò porta denaro e nomea, e contribuisce alla crescita della squadra locale, che nel 1953 raggiunge la massima serie.

Il Monaco si classifica in zone medio-alte nei primi 4-5 anni di Ligue 1, solidificando partita dopo partita l’importanza della squadra. Nel 1958, poi, viene chiamato a sedere sulla panchina del club Lucien Leduc, che da calciatore giocò anche con il Venezia in Serie A: il suo arrivo porta ad un evoluzione tecnico-tattica esponenziale, che sfociò nella conquista del primo titolo nel 1961, anno in cui la principessa Grace Kelly ideò la maglietta disegnata con diagonali bianche e rosse: da quel momento, la divisa non verrà mai cambiata. E nel 1963 arriva il secondo titolo, al quale va aggiunta la conquista della coppa nazionale: al termine di quella stagione, Leduc lasciò Monaco per andare ad allenare in Svizzera, al Servette.

Negli anni successivi, il club del Principato disputa campionati conditi da alti e bassi, che lo vedono retrocedere nel 1969 e nel 1972: nel 1973 viene richiamato l’uomo dei primi successi, Lucien Leduc, e le cose non migliorano; nel 1976, infatti, la squadra finisce nuovamente in seconda divisione. Un lampo di genio, tuttavia, Leduc lo aveva avuto anche durante un periodo del genere: tornò a Monaco ad una sola condizione, ovvero che gli venisse acquistato Delio Onnis, attaccante italo-argentino che aveva allenato allo Stade Reims. Onnis, nei 7 anni nel Principato, segnerà 157 goal in 232 partite.

Nel 1978, stagione in cui il Monaco è appena risalito in Ligue 1, i biancorossi dominano il campionato e vincono il loro terzo titolo di campioni di Francia. L’anno successivo, Leduc conclude la sua avventura monegasca e la squadra perde la sua guida: fino al 1987, infatti, otterrà solamente una coppa nazionale.

Nel 1987 viene chiamato sulla panchina del club Arsene Wenger, un giovane allenatore che al Nancy aveva dimostrato molto coraggio attraverso scelte tattiche particolari ma, purtroppo, risultati pessimi: arrivato al Monaco, si laurea al primo anno campione di Francia.

Da qui in poi sarà tutta un’altra historia…




Il Calciomercato non dorme mai

Si è concluso da poco il calciomercato invernale 2015 ma le grandi squadre stanno già pianificando la campagna di rafforzamento per l’estate prossima. Sembrerebbe tutto fermo ma, si sa, IL CALCIOMERCATO NON DORME MAI.

Partiamo dalla capolista della Serie A, la Juventus. Dall’Inghilterra rimbalzano voci di un possibile interessamento del Manchester City per Paul Pogba. Il parigino sarebbe il sostituto ideale in caso di partenza, molto probabile, di Yaya Toure. In entrata, invece, è da registrare l’interessamento per il difensore classe ’95, in forza al Nancy, Clement Lenglet. Il giocatore milita in Ligue 2 e rappresenterebbe un buon prospetto futuribile.

Petr Cech CHelsea

Peter Cech, portiere del Chelesea ma obiettivo della Roma

La Roma è in cerca di un portiere. De Sanctis e Skorupsky non convincono la dirigenza giallorossa e quindi, in estate, si punterà forte su un portiere di esperienza internazionale. Il nome più caldo è quello di Peter Cech del Chelsea. Transfermarkt.com valuta il giocatore 12 milioni di euro ma, dato che il giocatore andrà in scadenza a giugno 2016, potrebbe partire per una cifra più bassa. Sul portiere c’è da registrare l’interessamento anche del Napoli.

A Milano, sponda neroazzurra, per giugno, si vuole rafforzare il centrocampo. Il colpo potrebbe essere Yaya Toure in uscita dal Manchester City, ma, nel caso in cui la trattativa dovesse arenarsi, si punterà su Camacho del Malaga. Il centrocampista classe ’90 era già stato sotto la lente d’ingrandimento neroazzurra ma poi, a gennaio, si è preferito Brozovic.

Baselli

Baselli sarà il prossimo centrocampista del Milan

Il Milan ha praticamente chiuso per Baselli dell’Atalanta. Il centrocampista italiano, accostato più volte alla squadra di Inzaghi già nello scorso mercato di riparazione, andrà a vestire il rossonero dalla prossima estate. Sulla lista della spesa di Galliani ci sono anche il talentino olandese in forza al PSV, Adam Maher e, il trequartista genoano, Andrea Bertolacci. In uscita, invece, De Jong. Il centrocampista olandese, in scadenza a giugno 2015, non sembra vicino il rinnovo e molti club si sono interessati a lui, su tutti, il Manchester United di Van Gaal.

All’estero i maggiori rumors provengono dalla Francia. È notizia di qualche ora fa che il PSG sarebbe interessato a Robert Lewandowsky del Bayern Monaco. Per accaparrarselo, Nasser Al-Khelaifi, sarebbe intenzionato a sborsare una cifra vicino ai 50 milioni di euro. Rimanendo sempre in Francia, spostandoci a Marsiglia, la compagine allenata da Bielsa, sembrerebbe interessata a due giovani giocatore dell’Anderlecht; stiamo parlando di  Frank Acheampong, esterno sinistro ghanese classe ’93 e  Aleksandar Mitrovic, centravanti serbo classe ’94.

In Russia, Kerzhakov è in uscita dallo Zenit San Pietroburgo. Il giocatore sembrerebbe orientato a trasferirsi a Mosca. Dinamo e Lokomotiv si contendono l’attaccante classe ’82, che potrebbe essere ceduto per una cifra non superiore a 3 milioni di euro. In Brasile, invece, è il futuro di Lisandro Lopez. il 31enne attaccante argentino, si era svincolato dall’Al-Gharafa e, notizia di qualche ora fa, ha accettato l’offerta dell’Internacional de Porto Alegre.




Il Campione di Domani: Daan Disveld (Nec Nijmegen)

L’obiettivo della rubrica “IL CAMPIONE DI DOMANI” è quello di far conoscere i giovani talenti dei maggiori campionati europei. Analizzeremo i più interessanti prodotti dei vivai della Bundesliga, passando dalla penisola iberica e dai Paesi Bassi, abbracciando la Premier League e il calcio del “Bel Paese”. Il futuro del gioco più bello del mondo è nei piedi e nella testa di queste giovani promesse. Andiamo a conoscerle.

Oggi vi porteremo in Olanda, terra dei mulini a vento, dei canali, dei tulipani, dei grandi pittori, ma anche, dei grandissimi calciatori.

Daan Disveld

Daan Disveld

A pochi passi dal confine tedesco, sorge la città di Nimega (Nijemegen), una tranquilla cittadina universitaria, nota per la sua storia millenaria. Ed è proprio in questa città che il 20 gennaio 1994, nasce quello che potrebbe diventare il terzino destro più forte del mondo, stiamo parlando del difensore, in forza al Nec Nijmegen, Daan Disveld. Egli inizia a tirare i primi calci nella squadra giovanile del suo quartiere, il DVOL Lent, dimostrando fin da subito di avere la pasta per diventare un professionista.

Di fatto, dopo aver conquistato l’Europeo Under 17 nel 2011 (ai danni della Germani, sconfitta 5-2) con la selezione Oranje, della quale era capitano, venne acquistato dal NEC, che lo aggrega alle proprie giovanili al termine del torneo continentale di categoria. Dopo un anno a fare spola tra le giovanili e la prima squadra, il 2012 sembra essere l’anno del suo debutto nella massima competizione olandese e venne convocato da Alex Pastoor, per la partita contro l’Utrecht.

Il tecnico voleva concedergli qualche minuto nel finale ma, il direttore di gara decreta la fine delle ostilità prima che il giovane difensore potesse fare il suo ingresso in campo. Daan non dispera, convinto del fatto che il suo debutto sarebbe arrivato da li a breve, ma, un brutto infortunio al polpaccio, lo tiene fermo ai box per più tempo del previsto, bloccando, così, la sua crescita atletica. Segue un periodo di riabilitazione di 4 mesi ma poi, finalmente, nel 2013 arriva il suo debutto nel calcio dei grandi.

Roon de Groot decise di schierarlo nella partita di coppa nazionale; grande prestazione la sua, coronata dalla convocazione per la partita successiva di Eredivisie contro il Groningen, dove disputerà 90 minuti. Questa partita lo afferma in prima squadra all’età di 19 anni.

Disvelt è un esterno difensivo dotato di una grande forza atletica e fisica che gli consentono di svolgere le due fasi, difensiva e offensiva, in modo regolare nell’arco dell’intero incontro. Dopo l’Europeo Under 17 del 2011, gli esperti dicevano che, nonostante la sua giovane età, in campo dimostrava il carattere di un giocatore fatto e finito. Gli infortuni muscolari nei primi anni della sua carriera professionistica sembrerebbero aver rallentato la sua crescita calcistica, ma la serietà e la voglia di dimostrare del giovane difensore fanno ben sperare per un proseguo di carriera ad alti livelli.




Coppa d’Africa 2015: la top 11 nera

coppa-africa-logoLa Coppa d’Africa si è conclusa da una settimana e ora è tempo di fare bilanci. La Costa d’Avorio, la grande favorita per la vittoria finale, non delude le aspettative e si aggiudica la coppa per la seconda volta nella sua storia, dopo quella vinta nel 1992. In sei gare, gli Elefanti hanno collezionato tre pareggi (compresa la finale, vinta ai rigori) e quattro vittorie. Dunque termina il torneo imbattuta, con 9 reti fatte e 4 subite. Una macchina praticamente perfetta, con tante individualità di primo livello, basti pensare che Drogba non è stato neanche convocato, mentre nelle altre nazionali avrebbe giocato sicuramente da titolare.

Ma la vera sorpresa è indubbiamente il Ghana, che, orfana dello juventino Kwadwo Asamoah, è riuscita ad arrivare in finale con molti giovani interessanti che si sono messi in mostra. Avraham Grant, il tecnico delle Stelle Nere, ha sicuramente dato il suo contributo e la squadra per tutto il torneo ha giocato un calcio offensivo e spettacolare. Il suo cammino è stato caratterizzato da una sconfitta, al debutto contro il Senegal, quattro vittorie ed un pareggio (in finale). Sono ben 10 le reti segnate in 6 gare, mentre i goal subiti sono stati soltanto 3.

Sul gradino più basso del podio come miglior squadra della competizione non possiamo non menzionare la Repubblica Democratica del Congo. Oltre ad essersi piazzata terza nel torneo, in virtù della vittoria per 1 a 0 contro la Guinea Equatoriale, la RD Congo ha fatto vedere delle cose interessanti: buon possesso palla, ottima organizzazione difensiva ed alcuni giovani che potrebbero far bene nel nostro campionato. Probabilmente gran merito va al tecnico emergente Florent Ibengé, il quale in passato, ed esattamente nel 2012, ha allenato la squadra cinese dello Shanghai Shenhua. La RD Congo si è piegata solo davanti allo strapotere della Costa d’Avorio, mentre nella altre 5 gare ha collezionato 3 pareggi e due vittorie. Niente male lo score realizzativo, con ben 8 goal all’attivo; in fase difensiva, invece, le cose sono andate non benissimo, con 7 reti subite.

La Coppa d’Africa è stata anche un’ottima vetrina per i calciatori per mettersi in mostra e sperare in qualche contratto propizio. Vediamo chi merita di essere nominato nella top 11 d’Africa:

FELIPE OVONO:
RUOLO: Portiere
ETÀ: 21
NAZIONALIT À: Guinea Equatoriale
SQUADRA DI APPARTENENZA: Deportivo Mongomo
SCADENZA CONTRATTO: \
VALORE DI MERCATO: 1.5 Mil €

Portiere della Guinea Equatoriale. Nato nel 1993, a solo 21 anni è già il titolare della nazionale centroafricana. Dotato di ottima tecnica, particolarmente reattivo e bravo nelle uscite. Non ama bloccare il pallone, ma le sue respinte sono solitamente effettuate in tutta sicurezza. In questa edizione si è dimostrato più di una volta fondamentale per la vittoria della propria squadra ed ha subito 6 reti in 6 gare (considerando che solo 3 ne ha presi dal Ghana). Per avere 21 anni, ha dimostrato di avere grande personalità e carattere. Ovviamente ha tanto ancora da migliorare, ma le basi sono buone. Attualmente milita nel Deportivo Mongomo e per le squadre della serie A potrebbe essere un vero e proprio colpaccio. Infatti il giocatore ha un prezzo del tutto accessibile ed in futuro le possibilità di diventare portiere di livello sono alte.

HARRISON AFFUL:
RUOLO: Terzino-centrocampista destro o sinistro
ETÀ: 28
NAZIONALIT À: Ghana
SQUADRA DI APPARTENENZA: Esperance Tunis
SCADENZA CONTRATTO: 7/2015
VALORE DI MERCATO: 1.5/2 Mil €

Non più giovanissimo, classe 1986 (28 anni), in questa edizione ha fatto vedere delle buone cose. Terzino destro della Nazionale del Ghana, Afful è dotato di velocità e piede ben educato. I suoi cross sono sempre difficili da decifrare dalle difese avversarie. Probabilmente, il difetto più grande è che attacca molto ma difende poco ed in alcune circostanze, in questa Coppa d’Africa, si è trovato in ritardo sulle coperture. Nasce come centrocampista, ma può giocare anche dietro, come ad esempio nel Ghana. Vanta una discreta esperienza ed attualmente gioca in Tunisia con l’Esperance Tunis. Contratto in scadenza nel 2015, per le squadre italiane che oscillano tra la media e la bassa classifica potrebbe essere un rinforzo niente male.

WILFRIED KANON:
RUOLO: Difensore
ETÀ: 21
NAZIONALIT À: Costa d’Avorio
SQUADRA DI APPARTENENZA: Ado Den Haag
SCADENZA CONTRATTO: 7/2015
VALORE DI MERCATO: 800.000 €

Nato nel 1993, può ricoprire tutti i ruoli della difesa, anche se nasce principalmente come centrale. Nella Costa d’Avorio è stato impiegato come centrale di sinistra nella difesa a tre. 21 anni per lui, alto 1.88, il colpo di testa è la sua specialità. Non è molto veloce ma ha un buon posizionamento e quasi mai perde la marcatura sull’uomo. Ha anche avuto un passato in Italia, nell’Empoli per l’esattezza, ma a 19 anni ha faticato parecchio ad ambientarsi in un nuovo campionato. Ora è decisamente maturato e nell’Eredivisie è un giocatore quasi fondamentale per l’Ado Den Haag. Contratto in scadenza nel 2015, si potrebbe fiutare l’occasione.

JOHN BOYE:
RUOLO: Difensore
ETÀ: 27
NAZIONALIT À: Ghana
SQUADRA DI APPARTENENZA: Erciyesspor
SCADENZA CONTRATTO: 6/2016
VALORE DI MERCATO: 2,2 Mil €

Nato nel 1987, Boye in questa edizione ha dimostrato di essere un ottimo centrale. Alto 1.85 m, è forte fisicamente, ma riesce allo stesso tempo ad avere una buona accelerazione ed agilità. Fortissimo di testa, può essere un’arma in più nelle palle da fermo. Ha un buon senso della posizione, l’unico neo è la tecnica non raffinata. Attualmente gioca in Cina, ma sarebbe l’ideale per la serie A. Sembra che l’Udinese sia sulle sue tracce.

AISSA MANDI:
RUOLO: terzino destro
ETÀ: 23
NAZIONALIT À: Algeria
SQUADRA DI APPARTENENZA: Reims
SCADENZA CONTRATTO: 6/2017
VALORE DI MERCATO: 3 Mil €

Giocatore veloce e con grande personalità. Nell’Algeria si è dimostrato uno dei migliori, ha corso molto ed è stato utile sia in fase difensiva che offensiva. Anche se è destro, è in grado di calciare con tutti e due i piedi, spesso i suoi cross e le sue traiettorie sono micidiali per le difese avversarie. Algerino di nascita, ma francese d’adozione, ha sempre dichiarato di essere affascinato dal calcio italiano, chissà se qualche squadra nostrana gli darà ascolto. Il costo del cartellino però non è assolutamente allettante.

SEREY DIE:
RUOLO: centrocampista centrale
ETÀ: 30
NAZIONALIT À: Costa d’Avorio
SQUADRA DI APPARTENENZA: Stoccarda
SCADENZA CONTRATTO: 6/2017
VALORE DI MERCATO: 2 Mil €

Serey Die è un centrocampista centrale, alto 1.80 e bravo nella fase d’interdizione. Ė un “recupera palloni” tutto fare, veloce e determinato. Non a caso gioca in Germania, dove l’aggressività e la forza fisica sono importanti. Valutato circa 2 milioni di euro, potrebbe essere un affare low cost, anche se l’età non più giovanissima è senza dubbio un fattore da non sottovalutare.

SIBUSISO VILAKAZI
RUOLO: centrocampista centrale offensivo
ETÀ: 25
NAZIONALIT À: Sud Africa
SQUADRA DI APPARTENENZA: Bidvest Wits FC
SCADENZA CONTRATTO: 6/2015
VALORE DI MERCATO: 500.000 €

Vilakazi è dotato di ottima tecnica e visione di gioco. Con il Sud Africa gioca come trequartista, ma può essere impiegato anche come centrale di centrocampo. Il suo istinto lo porta a spingersi sempre in avanti e in fase difensiva ha qualche lacuna. Dotato di un tiro potente e preciso, potrebbe essere un’occasione per le squadre italiane. Contratto in scadenza il prossimo anno, la possibilità di prenderlo a parametro zero sono alte e comunque una chance per giocare ad alti livelli il ragazzo ha dimostrato di meritarsela.

MUBARAK WAKASO
RUOLO: centrocampista sinistro
ETÀ: 24
NAZIONALIT À: Ghana
SQUADRA DI APPARTENENZA: Celtic Glasgow
SCADENZA CONTRATTO: 6/2015
VALORE DI MERCATO: 5 Mil €

In questo torneo, Wasako ha fatto vedere di che pasta è fatto. Ha iniziato la Coppa d’Africa in panchina e l’ha terminata da titolare inamovibile. Giocatore non molto alto, è dotato di grande velocità e agilità. Nasce come centrocampista esterno di sinistra, ma ad esempio con il Ghana ha giocato come centrale, affiancato da Acquah. Nel 2015 andrà in scadenza, il Celtic Glasgow non è più una realtà di grande prestigio come in passato e chissà se in Italia qualcuno fiuterà l’affare. Noi lo consigliamo.

THIEVY BIFOUMA:
RUOLO: Punta centrale
ETÀ: 22
NAZIONALIT À: Congo
SQUADRA DI APPARTENENZA: Almerìa
SCADENZA CONTRATTO: 6/2015
VALORE DI MERCATO: 2 Mil €

Bifouma è la più classica delle punte centrali. Fisico importante, è un uomo d’area di rigore. Magari non partecipa molto all’azione, ma quando tocca palla è sempre un potenziale rischio per le difese avversarie. Sa tenere e proteggere la sfera ed è l’ideale per dare la possibilità alla squadra di salire e proporre azioni offensive. In un campionato fisico è un giocatore che può far comodo. In Spagna, dove attualmente gioca, è un po’ penalizzato. In Serie A o in Premier potrebbe essere un’arma in più. Considerando che è in scadenza di contratto, Thievy è un’attaccante da tenere sott’occhio.

DIEUMERCI MBOKANI:
RUOLO: Punta centrale
ETÀ: 29
NAZIONALIT À: Repubblica Democratica del Congo
SQUADRA DI APPARTENENZA: Dinamo Kiev
SCADENZA CONTRATTO: 6/2017
VALORE DI MERCATO: 10 Mil €

Mbokani è una punta straordinaria. Giocatore completo, ha un bel tiro, grande senso e fiuto del goal, sa dialogare con i compagni ed è dotato di una discreta tecnica. In Europa forse è stato sottovalutato ed a 29 anni non si può più parlare di vero e proprio affare. Peccato, perché il giocatore meritava una carriera più brillante ed in Africa, quest’anno, ha dimostrato tutto il suo valore. La valutazione è comunque alta e, considerando che un contratto ancora lungo, difficile poter trattare sul cartellino. Un’occasione persa per le italiane.

JAVIER BALBOA:
RUOLO: attaccante esterno destro
ETÀ: 29
NAZIONALIT À: Guinea Equatoriale
SQUADRA DI APPARTENENZA: Estoril Praya
SCADENZA CONTRATTO: /
VALORE DI MERCATO: 2 Mil €

Rispetto agli altri due attaccanti è senza dubbio quello meno dotato, ma nonostante ciò con la Guinea Equatoriale ha fatto vedere delle buone cose. Alto 1.82 m, la sua caratteristica principale è il colpo di testa, ma ha anche un buon dribbling, discreta velocità e tiro da fuori. Balboa ha anche avuto la chance di giocare nel Real Madrid, ma senza fortuna. Successivamente è passato al Benfica, fino ad arrivare all’Estoril. Con grandi aspettative, ma ha quasi sempre deluso. Eppure non è un giocatore pessimo, anzi tutt’altro. Forse quello che manca a Javier è la mentalità del grande campione.

Ovviamente in questa top 11 abbiamo tralasciato i calciatori che sono già affermati e conosciti in tutto il Mondo, come Gervinho, Bony, i fratelli Trouré, ed abbiamo preferito dare spazio ai giocatori meno famosi, che chissà, magari in futuro potrebbero diventare dei top players .