Il Campione Di Domani: Harry Wilson (Liverpool B)

L’obiettivo della rubrica “IL CAMPIONE DI DOMANI” è quello di far conoscere i giovani talenti dei maggiori campionati europei. Analizzeremo i più interessanti prodotti dei vivai della Bundesliga, passando dalla penisola iberica e dai Paesi Bassi, abbracciando la Premier League e il calcio del “Bel Paese”. Il futuro del gioco più bello del mondo è nei piedi e nella testa di questa giovani promesse. Andiamo a conoscerle.

harrywilsonQuando nasci in quella parte del planisfero dove i tuoi amici, invece di seguire le gesta dei più grandi calciatori, parlano e si paragonano ai più grandi rugbisti mondiali è facile che, chi si appassiona al gioco con la palla sferica, in un futuro, ne farà una professione. Seguendo le gesta del connazionale Bale, oggi, vi è un altro ragazzino, ben più giovane del numero 11 madrileno, di cui si parla un gran bene e che, secondo gli esperti, potrebbe diventare il futuro del calcio gallese. Stiamo parlando dell’ala offensiva, attualmente in forza al Liverpool B, Harry Wilson.

Harry nasce il 22 marzo 1997 a Wrexham. In questa città industriale di poco più di 60mila abitanti nel nord del Galles egli inizia, come molti suoi coetanei, a giocare a rugby. Dopo qualche allenamento, però, capisce che il suo sport è un altro. Troppo poco fluido il rugby per le sue caratteristiche, così chiede ai propri genitori di iscriverlo ad una scuola calcio. Nella squadra del suo quartiere, capisce di appartenere a questo sport harrywilson1dimostrando caratteristiche uniche per un ragazzino di appena 11 anni, attirando a se le attenzioni di molti top club inglesi.

Di fatto, passa poco tempo e il Liverpool si accaparra le prestazioni sportive del giovane gallese riuscendolo a strappare alla concorrenza. Con la maglia del Liverpool gioca in tutte le squadre giovanili, dall’Academy all’Under 18, impressionando tutti gli allenatori. Gli anni da “rugbista” lo hanno aiutato a sviluppare velocità e forza fisica che, unite ad una tecnica invidiabile, gli fanno raccogliere elogi da tutto il Regno Unito. Delle sue caratteristiche uniche se ne accorgono anche gli scout della nazionale gallese e, ad appena 16 anni e 207 giorni, il tecnico Chris Coleman lo fece esordire in nazionale A abbattendo il precedente record di precocità del più celebre gallese in forza ai “Blancos” di Madrid.

All’inizio della stagione appena conclusa (2014/’15), firma il suo primo contratto da professionista che lo lega alla compagine dei “Reds” fino al 2020.

Harry è un centrocampista mancino a cui piace giocare sull’out destro per potersi accentrare e tentare la conclusione con il suo sinistro velenoso. All’occorrenza può essere schierato sull’out opposto dova fa valere la suo forza fisica in progressione, caratteristica comune nei giocatori di rugby. Sicuramente ha molto da migliorare ma, se in patria viene paragonano al “monumento” Ryan Giggs, all’80% sei destinato a diventare un campione. Ripercorrendo le gesta dei più famosi Charles, Jones, Rush, Bellamy, Ramsey e Bale.




Il Campione di Domani: Jules Olivier Ntcham (Manchester City U21)

L’obiettivo della rubrica “IL CAMPIONE DI DOMANI” è quello di far conoscere i giovani talenti dei maggiori campionati europei. Analizzeremo i più interessanti prodotti dei vivi della Bundesliga, passando dalla penisola iberica e dai Paesi Bassi, abbracciando la Premier League e il calcio del “Bel Paese”. Il futuro del gioco più bello del mondo è nei piedi e nella testa di queste giovani promesse. Andiamo a conoscerle.

ntcham1Longjumeau è un comune francese di circa 21mila abitanti situato nella regione del ‘Ile-de-France, che ha dato i natali ad un altro campione francese come Jeremy Menez in forza al Milan. Quì il 9 febbraio 1996 nasce uno dei prospetti più interessanti del panorama calcistico europeo, parliamo del centrocampista, attualmente in forza al Manchester City Under 21, Jules Olivier Ntcham. Di origini camerunensi ma di passaporto francese, Jules, si affeziona al gioco del calcio da piccolissimo e inizia a tirare i primi calci nella squadra giovanile del Le Havre, fucina di grandi campioni come Dhorasoo, Lassana Diarra, Niang, Steve Mandanda e, più recentemente, Paul Pogba.

ntchamDotato di un fisico da corazziere, diventa da subito il punto cardine delle selezioni giovanili francesi dove ne diviene anche il capitano. Nonostante non abbia mai giocato in prima squadra le sue caratteristiche fisiche non lo hanno fatto di certo passare inosservato ai top club europei. L’Inter, nel 2011, sembrava vicina al centrocampista francese ma non se ne fece nulla. Così l’anno successivo, il Manchester City riuscì ad accaparrarsi le prestazioni sportive del giovane calciatore per una cifra vicina ai 2milioni di euro, aggregandolo da subito alla squadra Under 18. L’impatto con il calcio inglese è perfetto. Sembra di aver trovato il calcio giusto per mettere in evidenza le sua caratteristiche di mastino in mezzo al campo. Nella stagione attuale, nell’ Under 21 dei Citizen, ha collezionato 19 presenze in Premier League under 21 impreziosite da 3 gol e 2 assist. In questa stagione è stato decisivo anche in Youth League con 7 presenze un gol e 4 assist.

Nonostante un fisico possente, Jules, possiede una grande tecnica con la palla tra i piedi e una progressione non indifferente che gli permette di giocare sia sulla trequarti e sia da mediano puro in mezzo al campo. I caso di emergenza, può essere schierato anche sull’out sinistro in modo tale da poter accentrarsi e tentare la conclusione di destro. Viene paragonato a Desailly e Vieira poiché è duttile e politecnico; se mantiene fede a quello che ha fatto vedere fin ora, rappresenta il futuro del calcio francese.




Top&Flop 38° giornata

Salve a tutti amici di Radiogoal24 e ben ritrovati con la rubrica del lunedì Top&Flop. Iniziamo, come sempre dalla nostra “flop five”:

5° posizione per le dichiarazioni post Palermo di Rudi Garcia. L’allenatore giallorosso sostiene che le dichiarazioni post Juve-Roma in cui parlò di scudetto sono state utili per arrivare secondo in campionato. ILLUSIONISTA

4° nella “flop five” Carlitos Tevez che avrebbe la possibilità di accorciare le distanze da Toni e quanto meno sperare nella doppietta nei minuti finali ma si fa neutralizzare il rigore da Rafael con tanto di esultanza alla Toni. POCO APACHE

3° posizione per Andrea Stramaccioni che chiude il campionato con l’ennesima sconfitta riducendo l’Udinese ai minimi storici, quintultima. INAPPROPRIATO

2° classificato Gonzalo Higuain che prima diventa l’eroe del San Paolo con due reti che portano sul pari la sfida con la Lazio, poi al momento decisivo calcio di rigore per il Napoli va lui dal dischetto e spara alto aprendo ai capitolini le porte della Champions. INCUBO

1° posizione nella “flop five” senza ombra di dubbio per Rafa Benitez e la sua annata da incubo con il Napoli, chiude addirittura quinto dietro anche la Fiorentina. Stupisce il fatto che dopo questa annata abbia già pronto il contratto con il Real Madrid.. RACCOMANDATO?

Procediamo ora con la nostra “top five”:

5°posizione per Sinisa Mihajlovic che porta la Samp in Europa League al posto del tanto odiato Genoa che non otterrà la licenza Uefa. EROE

4° posizione per Francesco Totti che con il gol al Palermo seppur inutile ai fini del risultato arriva a 299 reti in Serie A. INFINITO

3° classificato Luca Toni, il gol nello scontro diretto con Tevez è bastato a farlo arrivare in testa alla classifica marcatori seppur in condivisione con Mauro Icardi, a 38 anni ha fatto l’ennesimo record della sua strepitosa carriera. INTRAMONTABILE

2° posizione per Mauro Icardi, il bomber dell’Inter classe ’93 strapazza l’Empoli con due firme d’autore e aggancia Toni al primo posto. Ha il futuro nelle proprie mani. PATRIMONIO

1° classificato nella nostra “top five” è Stefano Pioli che con un miracolo calcistico vince lo scontro diretto a Napoli in una partita al cardiopalma coronando una stagione assolutamente fantastica. CONDOTTIERO

Due allenatori si dividono i premi della nostra rubrica, flop Benitez e top Pioli!

Amici di Top&Flop anche per questo campionato è tutto.. Buon proseguimento con Radiogoal24 !

 

 

 




Il Campione di Domani: Patrick Roberts (Fulham Football Club)

L’obiettivo della rubrica “IL CAMPIONE DI DOMANI” è quello di far conoscere i giovani talenti dei maggiori campionati europei. Analizzeremo i più interessanti prodotti dei vivai della Bundesliga, passando dalla penisola iberica e dai Paesi Bassi, abbracciando la Premier League e il calcio del “Bel Paese”. Il futuro del gioco più bello del mondo è nei piedi e nella testa di queste giovani promesse. Andiamo a conoscerle.

Kingston upon Thames venne costruita in età romana al primo incrocio del Tamigi dopo il London Bridge. Successivamente venne occupata dai Romani, che fecero diventare Kingston un agro pubblico. Nel Medioevo, ad upon Thames vennero incoronati ben 7 re sassoni e nel XX secolo fu un grande centro di produzione di veivoli militari specializzati nel combattimento. Ai giorni nostri è una irridente cittadina universitaria al sud di Londra che vanta il rinomato Politecnico di Kingston. In questa zona della capitale inglese nasce, il 5 febbraio 1997, il protagonista di questa settimana della nostra rubrica dedicata ai giovani talenti che risponde al nome di Patrick Roberts.

roberts englandPatrick, figlio di una famiglia benestante di Londra, si affeziona al gioco del calcio fin da giovanissimo iniziando a tirare i prima calci nella squadra giovanile del Wimbledon. A 13 anni inizia a far intravedere già il suo talento abbinando velocità e tecnica, caratteristiche non comuni ai suoi pari età, che gli garantiscono convocazioni a grappoli con le nazionali giovanili. Dall’Under 16 del 2012/’13 all’Under 19 nella stagione attuale, ha collezionato 29 presenze e 13 marcature diventando punto fermo della nazionale inglese allenata da Sean O’Driscoll . Il talento cristallino c’è e si vede così, dopo un torneo estivo con la maglia del Wimbledon, gli osservatori del Fulham vennero stregati dal giovane fenomeno, riuscendo a portarlo tra le proprie fila nel 2013. A Londra, sponda Fulham, gioca in tutte le squadra giovanili (Fulham Junden e Fulham Under 18). L’anno scorso venne lanciato in prima squadra da Magath a 17 anni, 1 mese e 17 giorni. Quest’anno, complice la retrocessione in Championship (Serie B inglese) del suo club, Kit Symons ha pensato di aggregarlo spesso e volentieri in prima squadra. Di fatto nella stagione 2014/’15 fa da spola tra l’ Under 18 e la prima squadra della compagine bianconera di Londra collezionando 17 presente in Championship impreziosite da due assist. Vanta tre presenze anche nella Premier League Under 21, due in FA Cup e una in League Cup. Attualmente ha il contratto in scadenza 2016 e molte compagini hanno messo gli occhi su di lui; su tutte Liverpool e Manchester City hanno già chiesto informazioni sul ragazzo, ma non sarà facile convincere il presidente dei Cottagers che stravede per il piccolo fenomeno con il numero 14 sulle spalle.patrick-roberts

Roberts è una delle stelle dell’Under 19 inglese. Mancino naturale, è un’ala che ama partire da destra per accentrarsi con il pallone attaccato al piede per tentare la conclusione a rete, ma non sfigura neanche se schierato dietro le punte garantendo assist in grande quantità. Sicuramente deve imparare a giocare di più con i compagni e deve migliorare fisicamente per poter fare il salto di qualità ma, tecnicamente, è uno dei migliori prospetti d’Inghilterra. Se continua su questi livelli, la Championship gli starà stretta siamo sicuri che sentiremo il suo nome accostato a squadre molto più blasonate. Il futuro della nazionale dei tre leoni passa dai suoi piedi. Signore e signori vi presento Patrick Roberts.




Top&Flop 37° giornata

Ben ritrovati amici di Radiogoal24 con la rubrica del lunedì, Top&Flop. Anche questo lunedì vi proponiamo i 5 flop e i 5 top del turno di Serie A appena trascorso

Iniziamo dalla “flop five” partendo dalla 5°posizione a salire:

5° posizione per Ventura, il suo Torino cade a Milano senza mai entrare in partita contro un Milan senza motivazioni e da l’addio ai sogni europei. RASSEGNATO

4° Andrea Ranocchia che dovrebbe dividere questa posizione con Handanovic vista la frittata che fanno insieme sul gol di Lestienne. STANLIO E OLLIO

3° posizione per Stramaccioni che non riesce più a far vincere l’Udinese che non andava così male in campionato da anni. Adesso occupa la quintultima posizione. FUORI LUOGO

2° Benitez che rischia di portare a termine la stagione del Napoli senza centrare nemmeno un obiettivo: fuori dalla Champions ai preliminari con il Bilbao, fuori dalla Coppa  Italia con la Lazio, e adesso 4°in campionato quindi fuori dalla Champions. BOCCIATO

1° classificato nella “flop five” della rubrica Top&Flop è Miguel Angel Britos che con la sua capocciata da ko con la quale stende Morata decide di bissare il caso Zidane-Materazzi ai mondiali del 2006. TORO

Britos re dei flop del fine settimana ora procediamo con la nostra “top five”:

5° posizione per Sturaro. Arriva alla Juventus a Gennaio, in molti si chiedono perché? Lui risponde sul campo , con un gol da fantasista contro il Napoli, diventando una riserva di lusso in quel di Torino. SCOPERTA

4° Leonardo Pavoletti, schierato in campo viste le assenze di Niang e Borriello fa letteralmente impazzire Ranocchia e Juan Jesus, realizza un gol in girata da bomber e prende una traversa in semi rovesciata. DEVASTANTE

3° posizione per El Shaarawy che torna finalmente ai suoi livelli dopo il lungo stop, con una doppietta di qualità che stende il Torino. RINATO

2° Di Francesco che corona un campionato eccellente  portando il Sassuolo alla terza vittoria consecutiva in massima serie ed è un record per la società.  CAPARBIO

1° posizione nella “top five” per il bomber dell’Hellas Luca Toni che mette a segno una doppietta contro il Parma che gli consente di agguantare il primato nella classifica capocannonieri a 38 anni. INTRAMONTABILE

Britos e Toni, dunque i nostri flop e top della 37esima giornata

Arrivederci amici di Radiogoal24 alla prossima rubrica di Top&Flop.




Polvere Di Stelle: Marco Van Basten

“Il calcio perde il suo Leonardo Da Vinci.” Parlò cosi Adriano Galliani il giorno del ritiro di MARCO VAN BASTEN. Era giovedì 17 agosto 1995, il giorno dopo il Milan avrebbe affrontato la Juventus nel consueto torneo Berlusconi a San Siro e Marco riuscì a trattenere a stento le lacrime. La Gazzetta dello Sport titolò “Dove troveremo un altro come lui?”.

Basta tornare all’inizio della storia per capire che Marco Van Basten era un giocatore dal futuro importante. 3 aprile 1982, Van Basten è ancora minorenne ma Johan Cruijff già stravede per lui. Nel secondo tempo della sfida contro il NEC, fu proprio il leader dei lancieri a lasciare il posto a Marco, che ci mise pochissimi minuti per timbrare il suo primo goal con un preciso colpo di testa dall’interno dell’area. Inizia a nascere il mito Van Basten, che resterà all’Ajax fino alla stagione 1986/1987, realizzando 152 goal in 172 gare e vincendo 3 campionati olandesi, 3 coppa d’Olanda, 1 coppa delle Coppe (nel 1987 grazie ad un suo goal in finale contro il Lokomotive Lipsia), più 4 volte il titolo di capocannoniere, una scarpa d’oro ed il titolo di giocatore dell’anno del campionato olandese.

Arriva al Milan nell’estate del 1987 per meno di 2 miliardi di lire, e alla sua prima gara ufficiale con la maglia rossonera (23 agosto) timbra il cartellino nel 5 a 0 al Bari nel turno di Coppa Italia. Anche in campionato segna all’esordio sul campo del Pisa, ma i guai fisici alla caviglia iniziano a tormentarlo…Quando torna per la lotta scudetto con il Napoli segna due goal pesantissimi (quello all’Empoli ed il momentaneo 3-1 al Napoli nella sfida decisiva), che regalano il tricolore alla squadra di Sacchi. Nell’estate di quell’anno (1988) Van Basten trascina la sua Olanda anche al titolo di Campione D’Europa, segnando in finale contro l’URSS un goal che ancora oggi è difficile ripetere. L’Olandese chiude la manifestazione anche con il titolo di capocannoniere e di miglior giocatore, e a fine anno si aggiudica anche il Pallone d’Oro.

Torna al Milan più carico che mai nonostante i suoi guai fisici, e nel 1989 è il protagonista della conquista della Coppa Campioni. In 9 gare giocate mette a segno 10 reti (il goal all’andata della semifinale contro il Real Madrid per l’UEFA è di Van Basten) ed alza la Coppa dalle grandi orecchie. Segna a tutte le squadre affrontate nel suo cammino: 4 ai bulgari del Vitocha, 1 alla Stella Rossa, 1 al Werder Brema, 2 al Real Madrid e 2 alla Steaua Bucarest nella finalissima.

La stagione che precede il Mondiale Italiano (dove Van Basten esce agli ottavi senza brillare) vede i rossoneri perdere lo scudetto nella Fatal Verona e con la “farsa” della monetina di Alemao a Bergamo, ma la squadra di Sacchi in Europa e nel Mondo non si ferma, anzi… Battendo il Benfica conquista la seconda coppa Campioni, poi alza anche la Supercoppa Europea e l’Intercontinentale sconfiggendo rispettivamente Barcellona e Nacional Medellin.

Finita l’era Sacchi, il Milan passa a sotto la guida di Capello, e Van Basten riesce a vincere il terzo pallone d’Oro nel 1992, dopo averlo già conquistato nel 1988 e 1989, nonostante le tante gare saltate per infortunio. Ad Ancona, nel maggio 1993, segna il suo ultimo goal della carriera. In porta, ironia del destino, c’era Alessandro Nista, proprio lo stesso portiere a cui aveva segnato il 13 settembre 1987 nell’esordio in campionato. L’ultima gara ufficiale di Van Basten risale alla sfortunata finale di Monaco di Baviera contro l’Olympique Marsiglia, che giocò nonostante la caviglia ancora dolorante. Chiuse la sua avventura in rossonero con 125 goal in 201 gare e con la conquista di 4 campionati, 4 super coppa italiane, 2 coppa campioni, 2 super coppa Europea, 2 Intercontinentali, più tantissimi altri premi a livello individuale (3 palloni d’oro, 2 volte capocannoniere della A, 1 capocannoniere Coppa Campioni, 1 Fifa World Player e 2 World Soccer)

Nel dicembre 1999, durante i festeggiamenti per il centenario del Milan, Van Basten venne eletto “attaccante milanista del secolo” ed ancora oggi è sicuramente uno dei tre giocatori rossoneri più amati dai tifosi rossoneri.




Il Campione di Domani: Davide Di Molfetta (A.C. Milan)

L’obiettivo della rubrica “IL CAMPIONE DI DOMANI” è quello di far conoscere i giovani talenti dei maggiori campionati europei. Analizzeremo i più interessanti prodotti dei vivai della Bundesliga, passando dalla penisola iberica e dai Paesi Bassi, abbracciando la Premier League e il calcio del “Bel Paese”. Il futuro del gioco più bello del mondo è nei piedi e nella testa di questa giovani promesse. Andiamo a conoscerle.

Oggi andremo a scoprire più da vicino un nuovo gioiello del vivaio del Milan, ovvero l’attaccante Davide Di Molfetta. Davide, nasce a Sesto San Giovanni (MI) il 23 giugno 1996. Inizia a tirare i primi calci nella squadra locale dell’ Oratorio Salesiano Rondinella, dovi vi rimane sino ai 9 anni. Le suo buone doti tecniche fanno in modo che viene notato dagli osservatori del Milan che lo aggregano alla selezione giovanile rossonera.

di molfetta italyQuì vi compie l’intera trafila, che nella stagione 2010/2011 lo porta a vestire la agli dei Giovanissimi nazionali, con i quali si mette in luce realizzando 18 reti nel corso della stgione; a ciò si aggiunge anche la vittoria, da protagonista, del Trofeo Scirea, dove decide la finale contro la Roma, vinta 1-0. Questi numeri lo portano a fare la spola tra gli Allievi nazionali e la Primavera di Dolcioni, che nota immediatamente le sue qualità e non esita a chiamarlo in causa al momento del bisogno. L’anno successivo viene confermato in Primavera dal suo mentore Inzaghi. L’avventura con la squadra allenata dell’ex numero 9 non inizia nel migliore dei modi, complici anche degli infortuni muscolari che non gli consentono di partecipare alla Viareggio Cup ma, nonostante ciò, dopo aver saltato le prime giornate di campionato torna più forte di prima imponendosi nella formazione titolare collezionando 8 gol nelle prime 9 partite disputate. Oggi, Davide, è una delle colonne portanti della Primavera di mister Brocchi, che avrà il compito di farlo crescere al meglio per permettergli il salto in prima squadra.

Le sue ottime prestazioni a livello giovanile, lo hanno portato anche alle prime convocazioni con le varie selezioni nazionali, di cui ha vestito le maglie dell‘Under16 e Under17, collezionando in totale 19 presenze e sfiorando con la squadra di Zoratto, la vittoria dell’Europeo di categoria nel 2013, perso ai rigori contro la Russia. Nel frattempo ha iniziato a raccogliere le prime presenze anche con l’ Under18 di Vanoli.

Attaccante rapido e veloce, da il meglio di se se schierato lungo out offensivo di sinistra in modo da potersi accentrare e tentare la conclusione a rete. Dotato anche di un buon senso del gol non sfigura neanche se schierato da seconda punta o da trequartista. Nonostante possieda un grande estro, egli è anche un calciatore tatticamente intelligente che lo rende molto utile alla squadra di appartenenza. Molto abile nell’uno-contro-uno, va segnalata anche la sua propensione al sacrificio dato che non fa mancare il suo apporto in fase di copertura quando la partita lo richiede. Questo lo ha reso leader di ogni compagine in cui ha militato. Attualmente è la colonna portante della Primavera rossonera ma se continua con questo rendimento, siamo sicuri che presto arriverà la chiamata in prima squadra, cosa non anormale per un talento che ha sempre bruciato le tappe.




Top&Flop 36° giornata

Torna su Radiogoal24 la rubrica del lunedì TOP&FLOP in cui verranno analizzati e classificati i top e i flop “five” del fine settimana calcistico italiano.

Iniziamo dai “flop five” partendo dalla quinta posizione a salire verso il FLOP del fine settimana del calcio italiano:

5° posizione per il rigore in movimento, quasi a porta vuota, sbagliato da Obiang. Un’occasione colossale per portare in vantaggio la Samp sciupata in malo modo dal centrocampista doriano. SPRECONE

4° posizione per il liscio da inchiesta di Widmer terzino dell’udinese che all’Olimpico di  Roma si esibisce in una giocata da terza categoria. MA COME HA FATTO?

3°posizione per il portiere del Milan, ex Real Madrid, Diego Lopez che si lascia sfuggire un tiro di Beradi da circa 30 metri che probabilmente nemmeno supera interamente la linea ma che di fatto condanna il Milan. SAPONETTA

2°posizione per un altro portiere, stavolta sponda Inter: Samir Handanovic. Gravissimo il suo errore che regala la vittoria alla Juventus e ancor peggio se condito dalle sue dichiarazioni in cui afferma che si sente un portiere da Champions League. PRESUNTUOSO

1°posizionato nella “flop five” aggiudicandosi cosi il ruolo di flop del weekend italiano è   il presidente della Lazio Claudio Lotito che alcuni mesi fa fu sorpreso a dichiarare l’inutilità in Serie A di squadre come Carpi e Frosinone; adesso sono entrambe in Serie A. SMENTITO

Continuiamo adesso la nostra rubrica con, invece, i “top five”  dello scorso weekend:

5° posizione per Alvaro Morata che doveva essere di passaggio alla Juventus vista la clausola imposta dal Real Madrid, adesso invece è diventato un elemento fondamentale per gli uomini di Allegri che grazie all’errore di Handanovic permette alla Juventus di passare al Meazza. IMPRESCINDIBILE

4°posizione per Riccardo Saponara talento azzurro dell’Empoli che da quando ha lasciato il Milan per tornare in Toscana sembra rinato. RIGENERATO

3°posizione per il rientro con gol di Santiago Gentiletti che spazza via gli incubi e regala 3 punti essenziali alla Lazio. SOGNATORE

2°posizione per il gioiellino del Sassuolo, Domenico Berardi che quando vede il Milan scatena il meglio di se stesso esibendo una tripletta con la quale si porta a  7 gol in 5 match contro i rossoneri. Una SENTENZA.

1°posizione nella “top five” del fine settimana del calcio italiano per Roberto Stellone che conclude la sua annata fantastica al Frosinone con la prima storica promozione in A del club. PERFETTO

Arrivederci a lunedì prossimo con la top e flop five del fine settimana del calcio italiano!

 




Il Campione di Domani: Ryan Gauld (Sporting Lisbona)

L’obiettivo della rubrica “IL CAMPIONE DI DOMANI” è quello di far conoscere i giovani talenti dei maggiori campionati europei. Analizzeremo i più interessanti prodotti dei vivai della Bundesliga, passando dalla penisola iberica e dai Paesi Bassi, abbracciando la Premier League e il calcio del “Bel Paese”. Il futuro del gioco più bello del mondo è nei piedi e nella testa di questa giovani promesse. Andiamo a conoscerle.

dundeeAberdeen. Delle 32 divisioni amministrative della Scozia è la terza città più grande, resa celebre dall’appellativo di Città di Granito poiché i proprio edifici, nel XX secolo, venivano costruiti con il marmo grigio prelevato dalle cave locali. Proprio in questa città di 220.420 anime nasce, il 16 dicembre 1995, il più promettente prospetto del calcio scozzese. Parliamo del talentuoso centrocampista, attualmente in forza allo Sporting Lisbona, Ryan Gauld.

Ryan, come molti ragazzini della sua età, si affeziona al gioco del calcio fin da piccolissimo e inizia a tirare i primi calci nella squadra giovanile del suo quartiere, il Brechin City Football Club dove vi rimane dal 2003 al 2006. Dimostra fin da subito caratteristiche uniche per un ragazzo di 16 anni cosi, nel 2006 viene acquistato dal Dundee United. L’impatto con il calcio dei grandi è fantastico. Alla prima stagione con la maglia del Dundee viene schierato 42 volte in campo riuscendo a realizzare svariati assist e ben 7 gol.

FBL-POR-CUP-VIOLINOS-SPORTING-LAZIOCon queste prestazioni di alto livello, è chiaro che la Scozia gli stia stretta, così altre compagini europee si sono interessate al giovane trequartista scozzese. Così, dopo un solo anno di Scottish Premiership, nel 2014 viene acquistato dallo Sporting Lisbona per una cifra vicina ai 3 milioni di euro aggregandolo da subito alla prima squadra.

L’inizio dell’avventura portoghese non è dei migliori (solo due presenze senza reti) tanto ché in molti avevano sollevato alcuni dubbi sulle reali qualità del giovane. Per non bruciare il talento che possiede, il tecnico della compagine portoghese lo “retrocede” nella squadra B della società biancoverde. Quì cambia la musica. Di fatto viene schierato 26 volte riuscendo a collezionare anche 3 marcature, dimostrando che doveva solo “prendere le misure” con il nuovo tipo di calcio. D’altronde un ragazzo di soli 19 anni, mandato a giocare in un campionato completamente diverso da quello precedente, ha bisogno di tempo per adattarsi e così è stato nel caso di Ryan Gauld. Ora è pronto al ritorno in prima squadra dove, siamo certi, l’anno prossimo sarà uno dei punti fermi.gauld scozia

Centrocampista ambidestro con caratteristiche alla Verratti. Trequartista dal talento precocissimo, piccolo e magro. Eccelle nella visione di gioco e nella qualità delle giocate. Se lo Sporting riesce a limarne il talento, può aver fatto l’affare del decennio. Dopo Daglish, Souness e Strachan la Scozia può coccolarsi il suo nuovo talento.




Historia magistra calcis: etimologia ed origine dell’Atalanta

“Io da ragazzo ero a Bergamo prima di aver mai sentito il tuo nome“: Hemingway. Ruvido romantico. Amò Bergamo di passaggio, durante la Grande Guerra. Vi tornò nel 1948 con la sua quarta moglie, la giornalista Mary Welsh. Hemingway amava l’Italia, Genova e Bergamo in particolare. Evidentemente ha qualcosa di affascinante. Un fascino muto, compresso dalla prepotenza delle più grandi città lombarde.
Bergamo ha una squadra principale, l’Atalanta. Ma non è stata la prima. Nel 1903, infatti, degli emigranti svizzeri fondarono il Bergamo Football Club, svago di pochi che durerà una decina d’anni nei campionati regionali. A contrastare questa supremazia cittadina, nasce il 17 ottobre del 1907 la Società Bergamasca di Ginnastica e Sports Atletici Atalanta. Il nome verrà cambiato nel febbraio del 1920 nel definitivo Atalanta Bergamasca Calcio. A fondarla sono Eugenio Urio, Giulio e Ferruccio Amati, Alessandro Forlini e Giovanni Roberti, studenti liceali. La società, tuttavia, non viene riconosciuta dalla Federazione; sarà solo nel maggio del 1914, mese dell’inaugurazione dello stadio (1000 posti a sedere) in via Maglio del Lotto, a ridosso della ferrovia, che la FIGC ne ufficializza l’esistenza. In quei sette anni di limbo, l’Atalanta disputa alcune amichevoli. La maglia era a strisce bianche e nere. I colori cambieranno in nero ed azzurro nel 1920 in seguito ad un’assemblea.
Il nome: Atalanta. Straordinario, fuori dalla consuetudine. Deriva da un mito greco che a noi è giunto grazie a quanto racconta Ovidio nel decimo libro delle Metamorfosi. Atalanta era la figlia di Iaso, re dell’Arcadia, celebre regione del Peloponneso. Egli, tuttavia, desiderava un maschio, sia per motivi dinastici che per questioni di onore. Infuriato e deluso, la abbandona sul monte Pelio, nel sud est della Tessaglia. Questa montagna, pregna di foreste e vegetazione rigogliosa, era la terra di origine di Chirone il centauro, tutore di numerosi eroi. Atalanta viene trovata da un’orsa, che la alleva e la cresce. Ciò influisce sulla bambina, al quale vengono conferite le abilità nella caccia e nella corsa. La leggenda vuole che fosse più veloce dei centauri stessi. Divenuta donna, il padre la riconosce e le impone di trovare marito. Atalanta si oppone. La via di mezzo consiste in un compromesso: chiunque risulterà essere più veloce di lei, la avrà in sposa. Partecipano in molti, tutti perdono e, indegni, vengono uccisi. Ippomene, giovane di bell’aspetto follemente innamorato di lei, prima di gareggiare chiede aiuto ad Afrodite, dea dell’amore e della bellezza. La dea (nome con cui viene tuttora denominata la squadra bergamasca) gli consegna tre mele d’oro. Ippomene non dovrà far altro che gettarle a terra, in modo tale da distrarre Atalanta. Obbedisce e vince la corsa. Atalanta, di conseguenza, gli concede la sua verginità e la sua mano.
Lo stemma della società, non a caso, rappresenta il volto della principessa di profilo su uno sfondo nerazzurro.
Bergamo, la letteratura e l’Atalanta. Meno male che il calcio è solo un gioco infimo.

@ftabelli