#Serie B 2015/2016, Associazione Calcio Cesena

In quel di romagna si sa, i motori delle motociclette offuscano e oscurano gli altri sport in maniera fin troppo semplice, ma da qualche anno una squadra di calcio adriatica ha riportato luce al calcio che conta, oscurando per un momento il rombo dei motori. La squadra in questione si chiama Associazione Calcio Cesena che, dopo la deludente annata dell’anno scorso culminata con la retrocessione nella serie cadetta, vuole riconquistarsi la tanto ambita Serie A a suon di gol e spettacolo. Con tanti acquisti ed un allenatore come Massimo Drago, che conosce alla perfezione la Serie B, i bianconeri sono una delle squadre candidate alla promozione diretta nella massima serie. Oltre ai nuovi arrivi, la squadra del presidente Giorgio Lugaresi, può contare su una base solida di giocatori con la giusta esperienza per puntare alle zone alte.

Essendo una delle squadre retrocesse dalla Serie A, il Cesena ha rispettato le attese che la vedevano come una delle protagoniste durante la sessione estiva del calciomercato. Dopo aver confermato i giocatori della vecchia guardia come Federico Agliardi, Stefano Lucchini ed Emanuele Cascione, la società si è mossa sopratutto nel fronte offensivo acquistando delle ali di livello come Antonino Ragusa e Camillo Ciano, garantendo al mister Drago, i ricambi giusti per un 4-3-3 votato all’attacco e al pressing. Ma con il calciomercato che volge al termine, la società bianconera lavora su più fronti per regalare qualche ultimo colpo ai tifosi romagnoli. Dopo il secco no da parte del difensore del Cagliari Pisacane, i nomi nuovi sono quelli di Soufiane Bidaoui, svincolatosi dal Parma e Cristian Galano del Bari che continua a chiedere non meno di mezzo milione di euro.

Il solido mix tra nuovi arrivi ed i calciatori che hanno scelto di restare a Cesena, consente alla compagine romagnola di poter sognare in grande, come dimostra la sontuosa prestazione in Coppa Italia di Catania, dove li ha visti uscire vincitori per ben 4-1 da difficile campo degli Etnei. Seppur retrocessi i tifosi non sembrano affatto piangere per il passato fin qui non troppo aureo, al contrario sono fermamente fiduciosi che quest’anno possa essere l’anno giusto per cercare la svolta, non solo nel gioco, ma anche sul fronte societario vista la poderosa campagna acquisti.

A quasi una settimana dall’esordio casalingo contro la ripescata Brescia, l’allenatore Massimo Drago, potrebbe schierare questa formazione per ottenere i primi tre punti di una lunga maratona: (4-3-3) Agliardi; Molina, Lucchini, Renzetti, Mazzotta; Cascione, Valzania, Kone; Ciano, Rodriguez, Ragusa;




Il Campione di Domani: Anton Mitryushkin (Lokomotiv Mosca)

L’obiettivo della rubrica “IL CAMPIONE DI DOMANI” è quello di far conoscere i giovani talenti dei maggiori campionati europei. Analizzeremo i più interessanti prodotti dei vivai della Bundesliga, passando dalla penisola iberica e dai Paesi Bassi, abbracciando la Premier League e il calcio del “Bel Paese”. Il futuro del gioco più bello del mondo è nei piedi e nella testa di queste giovani promesse. Andiamo a conoscerle.

anton mitryushkinIl protagonista di questa settimana nasce a Krasnoyarsk. In questa cittadina della Russia Siberiana centrale l’8 febbraio 1996 viene al mondo quello che per molti esperti diventerà il portiere più importante della nazionale russa; parliamo del figlio d’arte ( il padre, Vladimir,fu portiere della squadra di hockey dell’Enisey di Krasnoyarsk più volta campione dell’URSS negli anni ’80) in forza allo Spartak di Mosca, Anton Mitryushkin. Anton inizia a tirare i primi calci nella squadra giovanile della sua città lo SKA Rostov. Già dalla sua prima esperienza in una squadra di calcio si dimostra tecnicamente superiore ai suoi coetanei tanto da attirare e sé le attenzioni dei top club russi. Nel 2010, di fatto, è lo Spartak Mosca ad accaparrarsi le prestazioni sportive del portiere, che all’epoca aveva solo 14 anni, aggregandolo alle proprie giovanili e facendogli compiere l’intera trafila. L’exploit del giovane estremo difensore risale al 2013 quando con la nazionale russa Under 17 si aggiudica il titolo di campione d’Europa battendo l’Italia in finale. La partita, conclusasi 3-3 nei 90′ regolamentari, è terminata 5-4 dagli undici metri e Anton ha dimostrato di che pasta è fatto salvando il risultato più e più volte nei tempi regolamentari e parando anche 3 rigori. Mitryushkin attualmente è il fiore all’occhiello delle giovanili dello Spartak di Mosca: In questa stagione ha giocato nella Primavera dei rossobianchi di Mosca ottenendo persino numerose convocazioni in prima squadra anche se ancora non ha debuttato nel calcio dei grandi.

Anton Mitryushkin1A dispetto della sua giovanissima età, Anton ha le qualità essenziali per diventare un buon portiere di caratura internazionale. Ha un ottimo senso della posizione e risulta essere molto abile sia nelle uscite alte che in quelle basse. L’unico neo sembra essere la sua tecnica personale che deve essere affinata, ma per un ragazzino di 19 anni è normale. Il giovane Mitryushkin è un portiere molto forte sia tra i pali, possiede una buona reattività, che fuori, riesce a infondere sicurezza e tranquillità a tutto il reparto difensivo. Ed è anche grazie a queste sue caratteristiche che è riuscito a diventare, persino, il capitano della propria rappresentativa nazionale di categoria. Dopo Dasaev, Kharin e Akinfeev i selezionatori russi possono dormire sonni sereni: È nata una nuova stella che difenderà i pali della nazionale Sbornaya.




Benvenuto in Serie A: Carlos Bacca

Carlos Bacca, colombiano classe ’86, nasce a Baranquilla l’8 settembre ed è soprannominato El peluca (il parrucca).

Inizia nelle giovanili del Baranquilla per arrivare in Europa Soltanto nel 2011 nel Club Bruges con il quale collezione 54 presenze e 31 gol in due stagioni attirando su di se le attenzioni degli spagnoli del Siviglia. In Andalusia i suoi anni più belli. Due stagioni 108 presenze e 49 gol con due Uefa Europa League alzate al cielo. Media di un gol ogni due partite vedremo come approccerà al campionato italiano alla guida dell’attacco della sua nuova squadra, il Milan.

Nome: Carlos

Cognome: Bacca

Età: 28

Altezza: 1.81 cm

Peso: 77 kg

Ruolo: Prima Punta

Nazionalità: Colombiana

Squadra: Milan

Acquistato da: Siviglia

Prezzo d’acquisto: 30 milioni di euro

Maglia numero: 70 (portafortuna nella sua carriera)

Nazionale: 20 presenze 7 reti




Il Campione di Domani: Cristian Manea (Chelsea F.C.)

L’obiettivo della rubrica “IL CAMPIONE DI DOMANI” è quello di far conoscere i giovani talenti dei maggiori campionati europei. Analizzeremo i più interessanti prodotti dei vivai della Bundesliga, passando dalla penisola iberica e dai Paesi Bassi, abbracciando la Premier League e il calcio del “Bel Paese”. Il futuro del gioco più bello del mondo è nei piedi e nella testa di questa giovani promesse. Andiamo a conoscerle.

Dall’unione dei quattro villaggi di Agigea, Lazu, Sanatoriul e Statiunea Zooliga Marina Agigea nasce un comunità di poco più di 6mila anime situato nella regione storica della Dobrugia in Romania. Questo comune prende il nome di Agigea. Proprio qui, il 9 agosto 1997, nasce il crack del calcio “Tricolorii” Cristian Manea.

Cresciuto calcistiManeacamente nel Viitorul (club di prima divisione romena), come tutti i ragazzini rumeni che si affezionano al gioco del calcio inizia a tirare i primi calci nella squadra giovanile del grande campione nazionale Gheorghe Hagi. All’ Academia Hagi impressiona tutti gli osservatori che hanno avuto la fortuna di visionarlo per quanto riguarda il fisico possente e le capacità di anticipo. I primi ad interessarsi al giovane difensore sono i dirigenti del Viitorul che, nel 2010, lo aggregano al settore giovanile. Le sue qualità esponenzialmente superiori ai suoi pari età, lo portano a debuttare a soli 16anni e 8mesi, nella Liga romena nel 2013 contro la Steaua di Bucarest collezionando 23 minuti di gioco. Il match successivo, invece, lo vede protagonista di 90 minuti vincendo il premio di migliore in campo contro il Corona Brasov.

menea1Le grandi prestazioni con la maglia del club lo portano a convincere il CT della nazionale “Tricolorii” Victor Piturca a convocarlo con a selezione maggiore nel 2014, riuscendo a debuttare il 31 maggio contro l’Albania dopo solo 3 partite giocate con la squadra di club. Nella stagione appena conclusa Manea si è confermato ad alti livelli diventando titolare inamovibile della sua squadra a soli 17 anni. L’inizio di carriera da predestinato ha fatto in modo che molti top club europei chiedessero informazioni su di lui; la corsa al giovane difensore è stata vinta dal Chelsea che, versando un cospicuo assegno di 3milioni di euro nelle casse della società romena, è riuscita ad accaparrarsi le prestazioni sportive del promettente difensore per la stagione 2015/’16.

Cristian è un difensore che ricorda nelle movenze eleganti Alessandro Nesta. Essendo dotato di una buona tecnica, è in grado di controllare la sfera anche in corsa riuscendo ad alternare le due fasi, difensiva e offensiva, in base ai momenti del match dimostrando, già in tenera età, grande sagacia tattica. Sempre puntuale nelle chiusure e nell’anticipo sfoggia, all’occorrenza, poderosi tackle per recuperare palla. All’occorrenza può essere schierato da terzino riuscendo spesso ad arrivare sul fondo e mettere in area cross interessanti per le punte. In patria viene paragonato all’ex Foggia Dan Petrescu ma, Manea, possiede ampi margini di miglioramento poiché più completo tecnicamente e meglio strutturato fisicamente. Se continua su questi livelli anche in un campionato più competitivo da quello rumeno, siamo al cospetto di uno dei migliori difensori futuribili dell’intero movimento calcistico europeo e mondiale.




Il Campione di Domani. Federico Bonazzoli (U.C. Sampdoria)

L’obiettivo della rubrica “IL CAMPIONE DI DOMANI” è quello di far conoscere i giovani talenti dei maggiori campionati europei. Analizzeremo i più interessanti prodotti dei vivai della Bundesliga, passando dalla penisola iberica e dai Paesi Bassi, abbracciando la Premier League e il calcio del “Bel Paese”. Il futuro del gioco più bello del mondo è nei piedi e nella testa di questa giovani promesse. Andiamo a conoscerle.

bonazzoli1A metà strada tra Cremona e Brescia sorge una cittadina agricola di poco più 13mila abitanti che risponde al noma di Manerbio. Proprio in questo paesino lombardo il 21 maggio ’97, nasce il talento, appena arrivato in blucerchiato alla corte di Walter Zenga, Federico Bonazzoli. Come tutti i ragazzini che si affezionano al gioco del calcio, a 4 anni inizia a tirare i primi calci nella squadra giovanile del suo paese; il Ghedi Calcio. Quì dimostra caratteristiche uniche rispetto ai suoi coetanei in quanto a tecnica e velocità palla al piede e nel 2003/2004 viene notato dagli osservatori dell’Inter che lo “parcheggiano” al Montichiari. L’anno seguente ritorna a Milano sponda neroazzurra dove vi compirà l’intera trafila giovanile.

Parma, 01/11/2014Serie A/Parma-InterFederico BonazzoliIl 2013 è l’anno del debutto tra i professionisti. A soli 16 anni esordisce in Coppa Italia nel match contro il Trapani terminato 3-1 per l compagine di Walter Mazzarri. Cinque mesi dopo arriva anche il debutto in Serie A; di fatto il 18 maggio del 2014 sostituisce Ruben Botta nei minuti finale del match di Verona contro il Chievo e diventa il secondo calciatore più giovane ad esordire in maglia neroazzurra a 16 anni, 11 mesi e 27 giorni (dietro solo a Massimo Pellegrini). La stagione successiva (2014/’15) viene aggregato a tutti gli effetti alla prima squadra, riuscendo ad esordire anche in Europa League nel match, valido per la fase a gironi della seconda competizione europea, contro il Saint-Etienne (terminato 1-1).

Con l’avvento di Roberto Mancini sulla panchina neroazzurra, lo spazio per il giovane attaccante si riduce sempre di più così a gennaio passa a titolo definitivo alla Sampdoria di Ferrero che lo lascia per altri sei mesi in prestito alla squadra del tecnico di Jesi (complice anche la condizione precaria di Palacio). Gli ultimi sei mesi in maglia neroazzurra li completa aggregato alla Primavera dove vince il Torneo di Viareggio laureandosi capocannoniere con 5 reti in 4 presenze, venendo eletto Golden Boy della competizione.

bonazzoli3Federico è una prima punta moderna, dotato di un mancino che non lascia scampo. Possedendo una buona forza fisica, unita al tempismo che solo i grandi attaccanti possiedono, si fa valere sui colpi di testa. Si rende utile anche in fase di ripartenza poiché protegge bene la palla coadiuvato dalla sua fisicità. Nonostante sia un attaccante da area di rigore, si fa notare anche per la sua abilità su calcio piazzato e nella conclusione da media e lunga distanza. Con le selezioni nazionali giovanili, dal 2012 fino ai giorni nostri, ha collezionato 43 presenze realizzando 23 reti diventando uno degli attaccanti di punta delle varie Under in cui ha militato. Nella stagione che verrà (2015/’16) sarà aggregato al roster blucerchiato di Zenga. Tocca all’ex portiere dell’Inter far esplodere in modo definitivo il suo talento.




Benvenuto in Serie A: Mario Mandzukic

Mario Mandzukic nasce a Slavonski Brod il 21 maggio 1986, è un calciatore croato e della nazionale croata. Mario esordisce con la NK Zagabria debuttando con gol nella vittoria per 3-1 della sua squadra. Impressiona gli osservatori della Dinamo Zagabria che lo acquistano dalla squadra rivale. In quasi 4 anni con la Dinamo collezionerà 128 presenze e 63 gol tanti per far fare il salto di qualità alla sua carriera. Arriva la chiamata del Wolfsburg ed è proprio in Germania che Mandzukic afferma il suo talento. Dopo due stagioni al Wolfsburg con 20 reti realizzate passa al Bayern Monaco con il quale vince tutto segnando anche in finale di Champions contro il Borussia Dortmund. Poi va in Spagna all’Atletico forse una delle sue “peggiori” stagioni ma realizza comunque 20 reti in 43 partite. E ora una nuova sfida.. La Juventus.

Nome: Mario

Cognome: Mandzukic

Età: 29

Nazione: Croazia

Ruolo: Punta centrale

Piede: Destro

Nazionale: 60 presenze 19 gol con la nazionale maggiore, capocannoniere Euro 2012 con 3 reti a pari merito con Cristiano Ronaldo, Fernando Torres, Alan Dzagoev, Mario Balotelli e Mario Gomez

Prezzo d’acquisto: 19 milioni di euro più 2 di bonus

Ingaggio: 3,5 milioni a stagione

Qualità: Potenza, grande abilità nel gioco aereo, fiuto del gol

 




Il Campione di Domani: Mikkel Duelund (F.C. Midtjylland)

L’obiettivo della rubrica “IL CAMPIONE DI DOMANI” è quello di far conoscere i giovani talenti dei maggiori campionati europei. Analizzeremo i più interessanti prodotti dei vivai della Bundesliga, passando dalla penisola iberica e dai Paesi Bassi, abbracciando la Premier League e il calcio del “Bel Paese”. Il futuro del gioco più bello del mondo è nei piedi e nella testa di questa giovani promesse. Andiamo a conoscerle.

FodboldAarhus, per estensione, è la più grande città della penisola dello Jutland, nonchè il più importante porto della Danimarca.  Proprio in questa cittadina universitaria nasce, il 29 giugno 1997, il nuovo talento della scuola danese; parliamo del trequartista in forza al Midtjylland F.C., Mikkel Duelund. Il giovane centrocampista viene paragonato a Christian Eriksen del Tottenham ma gli esperti giurano che possiede ancor più personalità. Inizia a tirare i primi calci nelle squadre giovanili del  Virup, VRI, HEI, Skovbakken IK, AGF e FCM Elitefodboldskole e già da ragazzino dimostra di avere una tecnica non comune ai suoi pari età. Destro o sinistro non fa differenza possedendo precisione nella conclusione e nell’uno-contro-uno che lo rendono imprendibile dai suoi coetanei.

Le grandi prestazioni con le squadre giovanili convincono gli scout del Midtjylland ad accaparrarsi le prestazioni sportive del giovane trequartista. Inizialmente viene aggregato all’Under 19 della compagine biancorossa danese, dove colleziona presenze su presenze diventando un punto fermo sia per il suo club che per le selezioni giovanili della nazionale danese. Impressionato dal talento espresso il tecnico del Midtjylland, Glen Riddersholm, lo fa debuttare giovanissimo con la prima squadra nell’incontro di coppa nazionale  vinto per 5 a 1 contro Aarhus Fremad (squadra della sua città natale). In questa partita dimostra la caratura della sua classe deliziando la platea con colpi di alta scuola contribuendo in modo decisivo alla vittoria del match.

mikkel duelund2In questa stagione ha collezionato 7 presenze in Superligaen e 2 in coppa nazionale. Ancora non ha trovato la sua prima marcatura tra i professionisti ma, siamo certi, che l’anno prossimo sarà l’annata della consacrazione. Al contrario di altri talenti danesi come Eriksen e Hojbjerg, Mikkel non ha fretta di cambiare aria e ha voglia di continuare a crescere nel suo paese prima di intraprendere una strada estera. Gli estimatori  non mancano. L’Ajax e alcuni club inglesi si sono interessati al giocatore. In Italia, l‘Udinese ha potuto ammirarlo  nell’ultimo “Torneo delle Nazioni-Trofeo Nereo Rocco” dove ha dato dimostrazione di tutta la sua classe.

Ambidestro naturale, Mikkel, è dotato di una tecnica sopraffina. Abile nel saltare l’uomo e provvisto di un eccellente visione di gioco periferica, possiede anche uno spiccato senso del gol che deriva dal suo passato da centravanti. Nonostante non sia molto alto, è un giocatore ben strutturato e, grazie al suo baricentro basso, resiste bene ai contrasti. Da il meglio di sè se schierato dietro una punta nel 4-2-3-1 oppure, in caso di emergenza, non sfigura neanche se collocato su entrambi gli out offensivi. Mikkel Duelund è il classico giocatore del Nord-Europa che non si tira mai indietro quando c’è uno scontro fisico, se mantiene fede a quanto fatto fino ad ora, rappresenta il futuro del calcio danese e più in generale del calcio mondiale.




Benvenuto in Serie A: Geoffrey Kondogbia

Geoffrey Kondogbia calciatore francese classe ’93 inizia la sua carriera nelle giovanili del Nandy dove permane dal 1999 al 2003, passando poi per un anno al Senàrt-Moissy, prima di approdare nella stagione successiva al Lens. Nel 2010 firma il suo primo contratto da professionista proprio con il Lens con il quale esordisce il 21 novembre 2010 contro il Lione. Nel 2012 per problemi economici del club, si accasa al Siviglia totalizzando 40 presenze ed un gol. Ad agosto della stagione successiva il Monaco paga la clausola rescissoria da 20 mln di euro e lo porta nel Principato. E’ qui che Kondogbia esplode dimostrandosi un giocatore di livello internazionale seppur ancora giovane grande spirito combattivo in mezzo al campo, grande duttilità e ottime capacità nel gestire il pallone nelle situazioni difficili. Due stagioni con il Monaco 64 presenze e 3 gol prima di passare all’Inter il 21 giugno 2015.

Ecco la scheda tecnica:

Nome: Geoffrey

Cognome: Kondogbia

Altezza: 189 cm

Peso: 82 kg

Data di nascita: 15 febbraio 1993

Luogo di nascita: Nemours

Nazionalità: Francese

Ruolo: Mediano o interno di centrocampo

Piede: Mancino

Squadra: Inter

Acquistato da: AS Monaco

Totale presenze nei club: 162

Gol fatti nei club: 6

Nazionale: Campione del Mondo U20 in Turchia 2013, dal 14 agosto 2013 in Nazionale maggiore (4 presenze)

Acquistato dall’Inter per: 36 milioni di euro più 5 di  bonus

Ingaggio: Contratto quinquennale da 4,2 milioni di euro a stagione

Note: E’ il terzo giocatore più pagato della storia dell’Inter dopo Vieri e Crespo

 




Polvere Di Stelle: Gigi Riva

Gigi Riva nasce a Leggiuno (provincia di Varese) il 7 novembre 1944. Rimasto orfano fin da giovane, il giovane Riva inizia la sua carriera calcistica con la maglia del Laveno Mombello (squadra dilettante), dove in due stagioni segna 63 reti. Su di lui mette gli occhi il Legnano ed a 18 anni fa il suo esordio in serie C, dove timbra il cartellino 6 volte in 23 presenze.

In una gara in cui Riva segna un grande goal, viene notato dagli osservatori del Cagliari, che lo acquistano per circa 37 milioni di lire. Riva si trasferisce quindi appena maggiorenne in Sardegna, dove metterà le radici e diventerà una bandiera del club sardo. Il suo primo allenatore a Cagliari fu Silvestri, e Riva con 8 reti segnate fu determinante per ottenere la promozione nella massima serie.

Il primo anno di A, il Cagliari ottenne la salvezza grazie anche alle 9 reti di Riva, che si guadagnò la chiamata in nazionale (primo giocatore del Cagliari), dove fece il suo esordio il 27 giugno 1965 in occasione dell’amichevole contro l’Ungheria.

Ma la vera stagione della consacrazione per Riva fu quella del 1966-1967, infatti la chiuse con il titolo di capocannoniere in tasca con 18 reti segnate.

La nazionale Italiana ed il Cagliari avevano trovato un grandissimo attaccante, che ottenne il trono di capocannoniere anche nel 1968-1969 e 1969-1970. La stagione 69-70 fu fantastica per Riva e per tutto il Cagliari, che ottenne il suo primo ed unico scudetto, al termine di un campionato dominato in lungo ed in largo dai rossoblù. In questi due anni (69 e 70), Riva arrivò secondo e terzo nella classifica del Pallone d’Oro. Nonostante i tentativi di Milan, Inter ed Juventus di aggiudicarselo, Riva volle rimanere sempre a Cagliari.

Ma ci sono due date che Riva ed i tifosi del Cagliari vorrebbero invece dimenticare. La prima è quella del 31 ottobre 1970. Il Cagliari era in testa alla classifica, ma un infortunio killer di Hef in Austria – Italia, gli fece saltare tibia e perone della gamba destra. Il Cagliari accusò il colpo in campionato finendo in settima posizione, e venne eliminato dalla coppa Campioni, con Riva che tornò solamente nelle ultime gare. Ma la stagione seguente (71-72) Riva tornò a segnare con piena efficienza timbrando il cartellino 21 volte in 30 gare. Continuò a segnare con una certa regolarità fino al 1974-1975, quando a causa di infortuni giocò solamente 8 gare con soltanto 2 reti all’attivo.

L’altra data che Riva ed i tifosi sardi vorrebbero dimenticarsi è quella del 1 febbraio 1976, quando in un contrasto duro con il milanista Bet, Riva si procurò lo strappo all’adduttore della coscia destra, che segnò il suo ritiro dal calcio giocato a soli 31 anni.

In azzurro Riva è ad oggi il miglior marcatore con 35 reti all’attivo in 42 gare. Partecipò, come aggregato (quindi non in lista) al Mondiale 1966, due anni dopo divenne campione europeo grazie ad un suo goal (la gara finì 2-0) nella finalissima contro la Jugoslavia, nei mondiali del 1970 segnò solamente nella leggendaria semifinale contro la Germania, mentre nel 1974 giocò solo una gara.

In totale, nazionale compresa, realizzò 213 goal in 397 gare.




Historia magistra calcis: Edoardo Bosio ed il Duca degli Abruzzi

Chi dice che il calcio non sia uno sport da nobili vada a studiare. Sarebbe come affermare che la musica è un miscuglio di prodotti commerciali. Nel primo come nel secondo caso, a determinare il declino di due discipline nate nobili e per personalità di alto livello è stato il popolo. Le boyband nascono dall’esigenza di chi compra dischi di ascoltare merce figlia della globalizzazione. Se fra 30 anni si mangeranno escrementi sarà perché i ristoratori dovranno sottostare al veganesimo. Altrimenti non venderebbero. Il calcio nasce nobile, in Inghilterra. E’ praticato dall’alta borghesia, dagli studenti di Cambridge ed Oxford. Lo sport diventa volgare nel momento in cui il volgo partecipa alle partite come spettatore. In Italia le basse classi sociali hanno bisogno di difendere i propri colori. Nei primi anni del 1900 risultò difficilissimo poter affrontare gare in trasferta senza perdere. Passata in vantaggio la squadra ospite, gli spettatori si avvicinavano al terreno di gioco. Picchiavano i calciatori avversari e minacciavano l’arbitro, che dunque doveva dargli i propri favori attraverso la sua autorità di giudice del gioco. I più feroci erano i bolognesi ed i livornesi negli anni ’20. Oltre che le proprie rappresentative, difendevano le proprie ideologie, rispettivamente fasciste e comuniste. Perciò si parta da un presupposto: il football nasce come materia nobile.
A testimonianza di quanto sopra affermato, in Italia la figura più importante nello spread del calcio è stato il nipote del Re Vittorio Emanuele II. Era nato a Madrid il 29 gennaio del 1873. Il suo nome era Luigi Amedeo Giuseppe Maria Ferdinando Francesco. Meglio noto come Luigi Amedeo di Savoia, Duca degli Abruzzi. Sarà uno dei più grandi esploratori della storia del genere umano. Nel 1900 raggiunse il punto più a nord della sua epoca. Nel 1906 scalò il Ruwenzori. La sua vita è scandita da onorificenze del Regno d’Italia. Passa buona parte della sua infanzia a Torino. Nel luglio del 1889 viene nominato guardiamarina nel Corpo dello Stato Maggiore generale della Regia Marina e si imbarca sul brigantino Amerigo Vespucci.
A Torino, due anni prima (13 marzo 1887), venne fondato il Torino Football & Cricket Club da Edoardo Bosio. Aveva poco più di vent’anni quando, in quanto ragioniere alle dipendenze della ditta Thomas & Adams di Nottingham, Bosio partì per l’Inghilterra per un periodo di formazione. Lì conobbe il football. Partecipò anche a diversi incontri. Tornò nel 1887 con un paio di palloni di cuoio grezzo ed entusiasta del nuovo sport. Assieme a dei colleghi inglesi decise dunque di fondare il Torino Football & Cricket Club. L’uniforme prevedeva una camicia a righe verticali nere e rosse.
Ancora in Piemonte, il Duca degli Abruzzi venne a sapere del club. Aveva 16 anni. Andò ad osservare alcuni match amichevoli fra il Torino ed alcuni team improvvisati, composti di inglesi che lavoravano sotto la Mole. Insieme al barone Cesana, al marchese Ferrero di Ventimiglia ed altri giovani benestanti diede vita ai Nobili Torino nel 1889. La squadra vestiva una muta blu e gialla.
Lecito pensare, nonostante l’assenza di un tabellino ufficiale, che la prima partita della storia italiana fu un derby torinese. In campo i borghesi del Torino ed i Nobili del Duca degli Abruzzi. Oltre ad esserne i presidenti, Luigi Amedeo ed Edoardo Bosio erano anche calciatori delle proprie formazioni. Nello stesso anno, il Duca partì con l’Amerigo Vespucci. Il viaggio lo tenne lontano per quindici mesi.
Al suo ritorno, i Nobili ed il Football & Cricket si unirono per fondare, nel 1891, il primo club del calcio italiano. L’Internazionale Torino. Inizialmente si optò per una casacca granata, omaggio allo Sheffield FC. In seguito ad una riunione, poi, venne adottata una divisa a righe verticali bianche e nere.
Il calcio arrivava così nel Regno in quanto disciplina nobile. D’alta borghesia. Incipit allo sport più amato, purtroppo rovinato da una penisola che negli anni non è mai pervenuta in quanto paese civile.

@ftabelli