#PolvereDiStelle – Marco Simoncelli, Super SIC

Perdere la vita facendo quello che si è sempre sognato di fare, per cercare di raggiungere un sogno, per lottare per un obiettivo da sempre sognato. Questo è l’insegnamento lasciatoci in eredità da Marco Simoncelli, che oggi vogliamo ricordare in quanto anniversario della sua nascita.

Nasceva infatti il 20 gennaio 1987 a Cattolica il centauro romagnolo, destinato ad una carriera di grandi trionfi sulle due ruote. Il suo sogno fin da bambino era arrivare a gareggiare e a vincere nella top class, della Moto GP, seguendo le orme del suo idolo indiscusso, quel Valentino Rossi così amato e che spesso lo andava ad osservare quando correva sulle mini moto.

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Paolo Simoncelli, papà e primo tifoso di Super Sic.

Dal talento assoluto, il suo futuro era assicurato, anche dopo alcune vittorie da protagonista tra i ragazzini. Il suo esordio tra i migliori è nel 2002, in 125, con il team Aprilia.

Nel 2004 i primi trionfi in 125, a Brno ed a Jerez. Successi importanti, ma il suo stile di guida molto imprevedibile gli avrebbe portato a qualche caduta di troppo e a non riuscire nell’intento di vincere il titolo. Nel 2006 il suo passaggio alla 250, una classe che gli regalerà tante soddisfazioni.

Infatti è il 2008 che il Sic si laurea Campione del Mondo 250, con una Gilera RSA 250. Nonostante un avvio avaro di soddisfazioni, con due cadute nelle prime gare, Marco riesce a riprendersi ed accumulare successi su successi. La sua prima vittoria è al Mugello, manco a farlo apposta, davanti al pubblico italiano; la prima di 8 trionfi che l’avrebbero portato a laurearsi Campione del Mondo del 2008.

Il trionfo ottenuto vede grandi team della Moto Gp interessarsi a lui, ma anche nel 2009, Sic decide di restare in 250.

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Aoyama, Bautista e Simoncelli in lotta.

Dopo un inizio incerto Marco lotta di nuovo per la vittoria del Mondiale, con Aoyama e Bautista. Si arriva ad un duello fantastico fino all’ultima corsa a Valencia, quando però Simoncelli cade e consegna l’iride al giapponese.

Ma il ragazzo ormai è maturo e la top class, il suo sogno, lo attende. E’ il 2010 quando Sic approda in Moto GP, con un team Honda privato, che gli consegna la RC212V Gresini, con compagno di squadra Marco Melandri.

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La presentazione del Team Gresini con Sic e Marco Melandri.

Come esordio Marco se la cava alla grande, sfiorando il podio in più di un’ occasione e chiudendo ottavo in classifica mondiale.

Nel 2011 resta nello stesso team, ritrovandosi stavolta come compagno di box Aoyama, con il quale aveva duellato 2 anni prima per il titolo di 250, poi vinto dal nipponico. Il 2011 è l’anno della svolta, con il Sic che ottiene 3 pole position e arriva quattro volte sul podio, tra cui un grande secondo posto in Australia a settembre. Ormai ci si aspetta solo la vittoria, che potrebbe arrivare nel GP della Malesya.

E’ il 23 ottobre 2011, al secondo giro del GP di Malesya, Marco perde il controllo della sua Honda e nel tentativo di restare in piedi, cade trasversalmente sul tracciato, venendo investito in pieno da Edwards e proprio Valentino Rossi.

MOTO: MORTO SIMONCELLI

Simoncelli perde il controllo della moto, Valentino Rossi lo centra in pieno.

I traumi riportati alla testa, al torace e al bacino gli saranno mortali. Simoncelli morirà qualche ora dopo in ospedale a Sepang. Aveva solo 24 anni.

La sua morte ha scosso tutti, sportivi e non, ma soprattutto i giovani, che in lui vedevano un idolo da seguire, un lottatore indomito verso traguardi apparentemente impossibili da raggiungere.  Un ragazzo dal sorriso spontaneo, solare e semplice, scherzoso e sempre di buon umore, regalava allegria solo a guardarlo, per via anche della sua particolare acconciatura, un riccio sbarazzino e coinvolgente.

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Il ricordo del Sic da parte della Ferrari sul circuito di Sepang.

Simoncelli ha davvero rimasto il vuoto, non solo alle persone che lo avevano conosciuto e amato, ma anche a chi l’ha seguito in tv, chi l’ha osannato da dietro uno schermo. Ancora oggi scrivere di lui è gratificante, e lo faccio col sorriso stampato sulle labbra, ricordando la sua semplicità e il suo buon cuore. Amato e rispettato da tutti per la sua spontaneità, il Sic non verrà mai dimenticato.

A lui è stato dedicato il circuito di Misano Adriatica,  “Misano World Circuit Marco Simoncelli”, e sono sorte tante iniziative, come fondazione Marco Simoncelli, nata e voluta dalla sua famiglia, per scopi umanitari e sociali, per continuare a dedicarsi ai bisognosi, cosa che Marco faceva molto spesso.

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4.11.2011 Gp Valencia: gli 85 piloti del Motomondiale insieme per ricordare Marco Simoncelli.

Ed oggi che il Sic avrebbe compiuto 29 anni, possiamo solo ricordarlo con un grande sorriso, così come sarebbe piaciuto a lui, sicuro che il suo esempio di sportività, correttezze e buon cuore sia seguito ancora da tanti giovani che ne hanno seguito le gesta. Buon compleanno Super Sic 58.

 




#WeeklyReport – 10 al coraggioso Gasperini, 1 all’ennesimo scandalo scommesse

VOTO 10 per Gian Piero Gasperini, unico allenatore ad aver puntato il dito contro quella piccola fazione di tifosi presenti in ogni società, che gode nel momento in cui la propria squadra si ritrova in difficoltà. La spiegazione del tecnico del Genoa è impeccabile. Pur non conoscendo direttamente i tifosi coinvolti, Gasperini merita tutto il supporto possibile dopo le dichiarazioni post partita di domenica. La presa di posizione di un allenatore nei confronti di certi individui è da ammirare e stimare. Bravo mister!
UNO CON GLI ATTRIBUTI

VOTO 9 all’Alessandria, capace di compiere un impresa, eliminando in successione Palermo, Genoa e Spezia, qualificandosi per le semifinali di Coppa Italia. La squadra allenata da Gregucci è entrata nella storia con questa grande impresa. Erano 32 anni che una squadra di Lega Pro non si qualificava per le semifinali di Coppa. Ora i grigi dovranno affrontare il Milan prima in casa, poi in trasferta a San Siro. La vera impresa comincia ora e noi tutti ci auguriamo che possano andare a vanti!
TITANICI

VOTO 8 a Napoli e Juventus. La prima è la capolista assoluta del campionato, l’altra è la candidata numero uno a spodestare l’egemonia azzurra. Come il gatto con il topo, Napoli e Juve si rincorrono e si sfidano a suon di vittorie e gol, trascinati da quei due danzatori di tango, per la gioia del CT della nazionale Argentina el Tata Martino. Al sud si vive di calcio Champagne e gol a valanga, mentre al nord più di tattica e concretezza. Due facce della stessa medaglia. Ora siamo curiosi di vederli l’uno contro l’altro e che vinca il migliore.
TOM & JERRY

VOTO 7 all’impatto di Zidane al Real Madrid. In una settimana ha rifilato 10 gol a due squadre, subendone solo 1. Cristiano Ronaldo ha dichiarato che tra la rosa e il tecnico francese c’è maggior empatia che non con il precedente tecnico Benitez. Forse l’aver giocato ad altissimi livelli, aiuta Zidane nell’imporsi come leader di uno spogliatoio sempre molto “caliente”. Per ora siamo solo agli inizi, ma chi ben comincia…
ALLA RISCOSSA

VOTO 6 al Milan in crescita. Come ha detto Bonaventura: “se la squadra è in questa posizione, forse ci meritiamo questo tipo di gioco e questa classifica”. Dal quel giorno, qualcosa è scattato nella testa del Milan che ha fornito una buona prestazione contro la Roma, ha passato il turno in Coppa Italia ed ha battuto la Fiorentina per 2-0, annichilendo i viola allenati da Paulo Sousa. Potrebbe sembrare strano, ma da quando i rossoneri hanno preso consapevolezza dei propri mezzi, hanno iniziato a giocare meglio e ad essere più continui. Forse siamo alla svolta, ma prima di proclami, meglio restare con i piedi per terra perché col Milan non si sa mai…
A VOLTE RITORNANO

VOTO 5 all’ex tecnico della Roma, Rudi Garcia. Considerando l’involuzione tecnica e tattica della sua squadra, non ci sentiamo in vena di dargli la sufficienza piena. Di solito una squadra col passare degli anni migliora, ma la Roma di Garcia no, anzi, peggiora. L’ossessione di voler puntare tutto sulle ali e sul gioco degli esterni, ha massacrato un calciatore che vive di spazi come Dzeko. Il limite di Garcia è stato indubbiamente quello di voler puntare tutto sulla velocità e su di un unico modulo. A questo proposito, il camaleontismo della Juventus di Allegri ha fatto si che la squadra si arricchisse di esperienza e rinnovasse la propria motivazione.
SERGENTE IN CONGEDO

VOTO 4 a Guarin e Mancini. L‘Inter non è in crisi, ma pian piano porta a galla dei deficit tattici di cui il tecnico di Jesi ne è l’artefice. Dopo il girone d’andata, l’allenatore nerazzurro non è riuscito ancora a dare un impronta personale alla squadra. L’ennesimo cambio di modulo ha creato qualche malumore nello spogliatoio e ha portato confusione nella mente dei calciatori che appaiono psicologicamente stanchi. Guarin è forse l’esempio più eclatante. Il centrocampista colombiano è ormai arrivato alla frutta e non intende continuare a giocare per la squadra di Milano. Mancini però lancia segnali alla società, facendolo giocare contro l’Atalanta a discapito di una prestazione pressoché inguardabile.
OCCHIO NON VEDE, CUORE NON DUOLE

VOTO 3 alla Fiorentina distratta. Forse i tifosi viola si erano illusi di poter fare il salto di qualità durante questa stagione, ma le due sconfitte contro Lazio e Milan, hanno riportato con i piedi per terra la tifoseria fiorentina. Il rischio è che potrebbe ripetersi la stessa cosa accaduta con Vincenzo Montella, società che non intende spendere un euro per calciatori di qualità e allenatore che vive una situazione da separato in casa. Sousa pretende molto dai suoi uomini ma se consideriamo il valore della rosa fiorentina, beh, tanto di cappello al tecnico portoghese. Servono due centrali, un centrocampista ed il miglior Giuseppe Rossi che si sia mai visto.
CI SEI O CI FAI?

VOTO 2 al Cagliari. Alla ripresa del campionato di Serie B, il Crotone è stato abile a battere la corazzata sarda per 3-1, causando ben 2 espulsioni nelle file dei rossoblu. La squadra vista ieri in campo è stata forse la peggiore di tutta la stagione. Pisacane, Munari, Krajnc e Storari non erano al meglio, portando la squadra alla sconfitta. Onore al Crotone bravo a sfruttare i palloni lasciati dalla compagine sarda. La Serie B è lunga, ne vedremo delle belle.
DALLE STELLE ALLE STALLE

VOTO 1 a tutto quel movimento che si cela dietro lo sport. L’ennesimo scandalo sportivo che coinvolge questa volta il tennis, getta fango su tutti i valori dello sport che questi fantomatici atleti dicono di portare avanti. Sarebbero coinvolti 16 tennisti tra i primi 50 al mondo, tra cui alcuni vincitori di SLAM. Ovviamente non poteva mancare la parte italia. Sono stati rinvenuti centri di scommessa nel Nord Italia e in Sicilia. Ancora una volta verremo etichettati come: Mafia, Pizza e Mandolino.
INFAMI




#UnCalcioAllaStoria – URSS, il calcio prima e dopo Stalin: racconti di sfide uniche

Il 18 gennaio 1943 i sovietici, dopo molte settimane sotto assedio, dichiarano di aver finalmente distrutto le difese naziste: il presidio tedesco a Leningrado è finalmente distrutto.

L’inizio effettivo dell’assedio ci fu il 30 settembre, data dell’ultimo collegamento ferroviario avuto dalla città. All’interno di “Un Calcio Alla storia” abbiamo raccontato più volte di come la guerra, e in particolare la seconda guerra mondiale, abbia stravolto lo sport, oggi parliamo di una nazione che, nell’arco della sua storia, è stata perennemente in guerra: l’URSS.

La nazionale sovietica ha partecipato a tanti eventi sportivi dai risvolti leggendari, due grandi partite furono: URSS- Jugoslavia nelle Olimpiadi di Helsinki (1952) e Cile – URSS (1973).

Nel 1952 Stalin aveva esortato i suoi atleti a raccogliere più medaglie possibili, ma il 20 luglio 1952, nello stadio di Tampere, quando la Jugoslavia affrontò l’Unione Sovietica guidata dal tecnico Boris Arkadev, non c’era solo in ballo la dignità della nazione guidata da Stalin. Il segretario generale del partito comunista sovietico doveva surclassare la Jugoslavia, dopo il grande tradimento di Tito.

Il tecnico Arkadev, in quei giorni, viveva un vero dramma: perdere poteva costargli la vita o ancora peggio un viaggio di sola andata in Siberia.

La partita iniziò, dopo il primo tempo il risultato diceva 5-1 per gli slavi, i sovietici avevano la testa già nei Gulag: tuttavia un secondo tempo miracoloso rimise in piedi il risultato e portò l’URSS ad un rematch, perso però con un netto 3-1. La squadra al rientro in Russia fu messa al bando, additata e schernita, la morte di Stalin avvenuta nel 1953 però salvò sia i giocatori che l’allenatore dai campi di lavoro e dall’esecuzione.

Prima di passare al racconto dell’altro match, bisogna spiegare il rapporto tra la Russia comunista e il calcio. La rivista “Sport Rosso” definisce così il gioco importato dai marinai inglesi: “Si tratta di un gioco collettivo, di squadra, che educa lo spirito di gruppo, la fermezza, la rapidità di decisione, la determinazione, la destrezza; tutte queste qualità sono indispensabili per ogni combattente dell’Armata Rossa e per ogni cittadino, che deve essere pronto in ogni istante a scattare armi in pugno a difesa delle proprie conquiste”. Lo sport in ogni regime è stato definito propedeutico al combattimento e in Unione Sovietica già dal 1917 l’entusiasmo per il calcio era alle stelle.

La partita con il Cile vede trionfare, almeno moralmente, l’URSS. L’episodio parte dalla partita di qualificazione mondiale giocata in Russia e finita 0-0 tra le due nazionali. Il ritorno doveva essere giocato nello stadio Nazionale a Santiago del Cile. Alcuni mesi prima però in quell’impianto, dopo il golpe militare di Pinochet, si verificarono episodi di violenza verso i cittadini che si opponevano al regime. Il segretario del partito comunista sovietico, Leonid Breznev, mandò una missiva alla FIFA affincè l’incontro si svolgesse in campo neutro. La richiesta non venne ascoltata e la nazionale sovietica si rifiutò di partire per il Cile. Il match si giocò con i soli giocatori cileni in campo e 20.000 seguaci di Pinochet sugli spalti: al fischio d’inizio venne segnata una rete simbolica da parte del capitano del Cile Francisco Valdes. Alcuni calciatori cileni meditavano clamorose rivolte verso Pinochet, ma negli spogliatoi solo silenzio dopo l’accaduto: qualche giocatore vomitò, Carlos Caszely, giocatore simbolo della nazionale cilena, nell’incontro con il generale golpista Pinochet, si rifiutò di stringere la sua mano che aveva macchiato per sempre lo sport sudamericano.




#TheRoyalBaby – Federico Bernardeschi

Dopo Stefano Sensi, ci sentiamo in obbligo di inserire nella nostra rubrica settimanale un altro italiano: Federico Bernardeschi. Federico è ormai una pedina fondamentale della Fiorentina e della Nazionale Under21, ed ha attirato su di sé gli occhi delle grandi big d’Europa. Un ragazzo che potrebbe avere un livello tecnico paragonabile a un giocatore esperto con una carriera ventennale alle spalle, ma ha la grinta e la corsa che solo un 21enne può avere.

Bernardeschi veste la maglia viola dalla tenera età di 9 anni e fu acquistato dal Ponzano nel 2003, per essere aggregato ai ‘pulcini’ della Fiorentina. Dopo aver compiuto tutte le tappe del vivaio della viola, è stato ceduto in prestito al Crotone nel 2013. Federico ha subito fatto capire di avere un grande futuro davanti e alla prima stagione in Serie B ha giocato praticamente sempre, collezionando 38 presenze, condite da 12 gol e 7 assist. Non male per un 19enne che corre come un matto e macina kilometri su kilometri sulla fascia destra. Un grande fiuto per il gol e tanta generosità da vendere.

La stagione successiva (14/15), la Fiorentina lo rivuole e paga 1,2 milioni per il controriscatto del giocatore (che intanto era stato riscattato dal Crotone per 200.000 euro). Montella resta subito affascinato dalle potenzialità del ragazzo di Carrara e decide di aggregarlo alla prima squadra, forte dell’appoggio della società, che ha creduto da sempre nelle qualità del classe ’94. Federico esordisce in Serie A il 20 settembre del 2014 e solo 4 giorni dopo gioca anche la sua prima partita di Europa League, bagnando l’esordio con un gol alla Dinamo Minsk. La stagione sembra iniziare nel migliore dei modi, ma all’inizio di novembre, la Fiorentina comunica che Bernardeschi ha riportato la rottura del malleolo in allenamento. Stop di 6 mesi. Tra l’altro, siamo nello stesso periodo che caratterizzò le varie ricadute di Giuseppe Rossi. Insomma, non uno dei migliori periodi in casa viola. Ma il ragazzo non si scoraggia, lavora duro sapendo che l’allenatore e la società lo stanno aspettando. Il 10 maggio del 2015 Federico torna in campo e il 31 dello stesso mese segna il suo primo gol in Seria A contro il Chievo. Il giocatore ha recuperato al 100%, anche psicologicalmente. Non male per un 20enne stroncato da un grave infortunio nel momento più bello.

Nella stagione in corso, il nuovo allenatore Sousa ha fatto di Federico fin da subito un titolare. Ha abbassato il giocatore fino a farlo giocare quasi come un terzino. Quanti attaccanti, forse anche immaturamente a causa della giovane età, avrebbero storto la bocca di fronte a una notizia del genere? Quanti si sarebbero lamentati e magari avrebbero chiesto alla società di intervenire o di essere messi sul mercato? Tanti, ma Federico non ha detto una parola e si è adattato perfettamente alla nuova posizione in campo. Ovviamente il giocatore vede molto meno la porta e quindi segna meno gol, ma a lui questo non importa, l’importante è che la squadra vinca.

Ancora non ha esordito nella Nazionale maggiore italiana, ma è solo una questione di tempo. Gioca con la maglia azzura dall’Under17 ed è diventato fondamentale per il ct dell’Under21 Di Biagio.

Probabilmente è anche grazie all’umiltà che lo caratterizza e alla sua duttilità che oggi si parla dell’interessamento di Bayern Monaco, Barcellona, Real Madrid e Manchester United. Godiamoci il ragazzo finché gioca nel nostro campionato, perchè il suo futuro è probabilmente lontano dal bel paese.




#FocusPrimavera – i risultati della quattordicesima giornata

GIRONE A:
Nel girone A continua la marcia trionfale della Juventus, che supera in trasferta il Modena con il duo Cassata-Clemenza (su rigore). Per i gialloblu inutile il gol di Didiba al 53′, che non sono riusciti nel secondo tempo a trovare il pareggio. Stesso risultato per Virtus Entella-Sampdoria, con i padroni di casa che riescono all’ultimo ad agguantare la vittoria con un gol in pieno recupero di Semprini. Nel primo tempo era invece passata in vantaggio la Samp con un gol di Matulevicius, recuperato al 40′ dalla rete di Coppola. Si ferma invece la Fiorentina, bloccata in casa del Torino, il quale è riuscito a portarsi a casa i 3 punti grazie al gol di Zenuni. Partita divertente e ricca di gol quella tra Sassuolo e Trapani, finita per 4 a 1, con i padroni di casa che verso la fine del primo tempo di portano in vantaggio con Pierini su calcio di rigore. Nel secondo tempo gli emiliani continuano a spingere  e dal 60′, nel giro di 10 minuti, segnano altri 3 gol, con la doppietta di Bruschi e Pierini. Verso la fine della partita arriva il gol della bandiera per Emmolo. La partita tra Spezia e Novara finisce invece per 1 a 1, con i padroni di casa che con Maggiore riescono a rispondere al gol di Lattarulo.

RISULTATI:
MODENA-JUVENTUS 1-2
SASSUOLO-TRAPANI 4-1
SPEZIA-NOVARA 1-1
TORINO-FIORENTINA 1-0
VIRTUS ENTELLA-SAMPDORIA 2-1
LIVORNO-CARPI 2-1

CLASSIFICA:
JUVENTUS 34
VIRTUS ENTELLA 33
FIORENTINA 30
SASSUOLO 29
TORINO 26
SAMPDORIA 20
SPEZIA 20
GENOA 16
MODENA 16
NOVARA 14
PRO VERCELLI 12
CARPI 11
TRAPANI 7
LIVORNO 5

PROSSIMO TURNO:
NOVARA-GENOA
FIORENTINA-LIVORNO
TRAPANI-MODENA
SAMPDORIA-SASSUOLO
PRO VERCELLI-SPEZIA
JUVENTUS-TORINO
CARPI-VIRTUS ENTELLA

 

GIRONE B:
Nel girone B si ferma la corsa dell’ Inter, che perde la partita contro il Chievo ed il primato in classifica. Neroazzurri battuti di misura in casa dal Chievo (che si prende la vetta) con un gol di Bartulovic. Dietro i clivensi segue sempre il Cagliari, che passeggia nella partita con la Salernitana. I gol sono arrivati da Arras, Pennington e Murgia. Bene invece l’altra squadra di Milano, il Milan, che vince per 0 a 1 in casa dell’ Udinese con un gol di Crociata. Finisce 2 a 1 Verona-Perugia, con gli ospiti che si erano portati in vantaggio con il gol di Buzzi, ma i padroni di casa rimontano il risultato con una doppietta su rigore di Dagoni. Partita simile quella tra Como e Bologna, che finisce 2 a 1 con i gol di Rizzo per gli ospiti e Scaramuzza e Fusi per i padroni di casa. Pioggia di reti in Brescia- Atalanta, finita per 2 a 3 con la doppietta di Baraye per i padroni di casa nel primo tempo che è solo il preludio per una grande rimonta dei bergamaschi che segnano con la doppietta di Tolissi su rigore. AL 78′  Ranieri conclude la pratica,segna e permette all’ Atalanta di prendere i 3 punti. Finisce 0 a 0 tra Vicenza e Cesena

 

RISULTATI:
CAGLIARI-SALERNITANA 3-0
VERONA-PERUGIA 2-1
INTER-CHIEVO 0-1
VICENZA-CESENA 0-0
COMO-BOLOGNA 2-1
BRESCIA-ATALANTA 2-3
UDINESE-MILAN 0-1

CLASSIFICA:
CHIEVO 34
CAGLIARI 31
INTER 30
ATALANTA 30
MILAN 24
VERONA 23
UDINESE 18
CESENA 16
COMO 16
BOLOGNA 14
BRESCIA 13
VICENZA 12
SALERNITANA 11
PERUGIA 7

PROSSIMO TURNO:
ATALANTA-INTER
BOLOGNA-BRESCIA
CESENA-HELLAS VERONA
CHIEVO VERONA-CAGLIARI
MILAN-COMO
PERUGIA-UDINESE
SALERNITANA-VICENZA

 

GIRONE C:
Nel girone C la Roma allunga in classifica dopo l’eliminazione in Coppa Italia, battendo la diretta concorrente, l’ Empoli. Soleri porta in vantaggio i giallorossi i quali però subiscono il ritorno dei padroni di casa che dopo un forcing asfissiante trovano il pareggio al 60′ con Picchi. Toscani però che smettono di giocare e così i giallorossi tornano in vantaggio con Ndoj e chiudono la partita con Marchizza. Dietro a queste due squadre si trova il Frosinone che però viene sconfitto per 3 a 0 dal Virtus Lanciano, con i gol di Carpentieri,Scutti e l’autogol di Guglielmi. L’altra squadra laziale, la Lazio,viene fermata sull’ 1 a 1 dal Pescara, bravo a rispondere con Ordiozola al gol di Murgia. Vince invece il Latina che con una grande prova supera il temibile Crotone per 4 a 2: vantaggio del Crotone con Riggio, ma i padroni di casa prendono il pallino del gioco e segnano 4 gol prima della fine del primo tempo con la doppietta di Shahinas ed il rigore di Criscuolo. Inutile il gol all’ultimo di Godano. Spostandoci a sud, il Palermo batte il Napoli per 2 a 1, grazie alla doppietta di La Gumina. Per i partneuropei sul tabellino è finito Schiavi.

 

RISULTATI:
TERNANA-BARI 1-0
LATINA-CROTONE 4-2
VIRTUS LANCIANO-FROSINONE 3-0
NAPOLI-PALERMO 1-2
LAZIO-PESCARA 1-1
EMPOLI-ROMA 1-3

CLASSIFICA:
ROMA 32
FROSINONE 28
EMPOLI 27
PALERMO 25
CROTONE 23
LANCIANO 23
LAZIO 21
PESCARA 21
LATINA 19
TERNANA 17
NAPOLI 14
ASCOLI 13*
BARI 8
AVELLINO 4*

*= una partita da recuperare

PROSSIMO TURNO:
BARI-AVELLINO
FROSINONE-EMPOLI
PESCARA-LATINA
PALERMO-LAZIO
ROMA-NAPOLI
CROTONE-TERNANA
ASCOLI-VIRTUS LANCIANO




#ItalansDoItBetter: Vito Mannone

In Italia ha giocato solo nel campionato giovanile, poi una vita in Inghilterra, tra la scuola e il calcio… Questa è la storia di Vito Mannone, un italiano-inglese.

Il portiere, di origini siciliane, cresce nelle giovanili dell’Atalanta, per poi, nel 2005, a soli 17 anni essere acquistato dall’Arsenal su esplicita richiesta di Arsene Wenger.
Il 18 agosto del 2006 viene mandato dai Gunners in prestito al Barnsley, nella Championship inglese, esordendo il 22 settembre , subentrando al portiere titolare a causa di un’espulsione dello stesso.

Tornato all’Arsenal dal prestito, diviene il terzo portiere dei londinesi, imparando molto dai primi due portieri bianco rossi: Almunia e Fabianski.
Il 24 maggio del 2009, a soli 21 anni, il portiere classe ’88, esordisce in Premier League  nella partita vinta per 4-1 dai Gunners contro lo Stoke City; il 16 settembre dello stesso anno esordisce anche in campo europeo, in Champions League,  sempre con la maglia dell’Arsenal, nella difficile partita vinta per 3-2 contro lo Standard Liegi.

Il 18 ottobre del 2011 raggiunge in prestito, in Championship, l’Hull City, collezionando fino al giugno successivo 21 presenze e subendo 19 reti.
Terminato il prestito, il portiere italiano, la stagione seguente fa ritorno all’Arsenal con cui, però, scende in campo solamente per 9 volte, subendo 10 reti.

Il 3 luglio del 2013 Mannone passa a titolo definitivo, per 2.5 milioni di sterline, al Sunderland, allenato all’epoca da Paolo Di Canio,  divenendone subito un titolare inamovibile e, contribuendo con prestazioni incredibili, alla vittoria dei suoi nella Football League Cup.

L’ex Arsenal, fino ad ora, ha collezionato con il Sunderland ben 42 presenze, subendo 65 reti, in tutte le competizioni nazionali.

Vito Mannone…Italiano di nascita, inglese d’adozione.

 




#RoadToEuro2016 – Turchia, le stelle nascenti d’Oriente

Geograficamente parlando, la Turchia può considerarsi il confine che separa l’Europa e l’Asia, come una corrente oceanica che solca i mari e in qualche modo divide due zone del globo. La corrente calcistica però, punta sempre più all’affermazione in campo europeo, snobbando nettamente le competizioni asiatiche nettamente inferiori rispetto a quelle europee. Dal 1963 (anno in cui la Comunità Economica Europea firma un trattato con il governo di Ankara) lo stato “confine”ha instaurato un rapporto di fratellanza e amicizia con l’Europa e da tanti anni ci si dibatte se sia giusto o meno l’ingresso di una comunità economica rapida espansione come la Turchia, situata in una zona del globo ad alto “rischio”. Ben prima che l’accordo venisse firmato, la Turchia ha sempre avuto una forte cultura calcistica e la sua nazionale giocò la sua prima partita ad Istanbul contro la Romania, pareggiando per 2-2.

Il CT della nazionale turca, Fatih Terim

Il CT della nazionale turca, Fatih Terim

Nella prossima edizione degli europei che avverrà in Francia a partire dal prossimo giugno, la nazionale turca non avrà vita facile e dovrà superare la concorrenza di Croazia, Spagna e Repubblica Ceca, tre avversarie di altissimo livello. Anche il cammino per la qualificazione non è stato tutto rose e fiori, anzi, la nazionale allenata da Fatih Terim è riuscita a qualificarsi solo come miglior terza di tutti i gironi dopo una grandissima rimonta durante le partite di ritorno del girone di qualificazione. La prima partita contro l’Islanda si tramuta in un suicidio degli uomini di Terim che incredibilmente perdono 3-0 contro la modestissima nazionale nordica. La batosta subita contro l’Islanda demoralizza il gruppo nazionale che perde anche contro la Repubblica Ceca (2-1) e pareggia 1-1 contro la Lettonia. Un punto su nove per una nazionale altamente dotata tecnicamente è veramente un misero bottino. Terim si accorge che qualcosa non va e prova a caricare i suoi alla terza uscita stagionale per le qualificazioni. Il 16 Novembre ad Istanbul arriva il Kazakistan. E’ la partita del dentro o fuori per i turchi che non sbagliano nulla o quasi. Il tre a uno contro i Kazaki, da nuovamente morale a Turan e compagni. A Marzo 2015 arriva l’attesissima partita contro gli Oranje dell’Olanda, già a 6 punti nel girone. La partita termina 1-1 portandoli a 4 punti in classifica. Intanto l’Islanda continua a stupire e si porta a 12 punti in classifica staccando tutte le rivali. A giugno è il momento delle partite di ritorno.

La commozione di Arda Turan dopo la vittoria per 1-0 contro l'Islanda

La commozione di Arda Turan dopo la vittoria per 1-0 contro l’Islanda

La vittoria col Kazakistan restituisce speranza alla nazionale rossa, ma il secondo pareggio per 1-1 contro la Lettonia, costringe la Turchia alla vittoria contro Olanda e Repubblica Ceca per restare a galla come terza del girone. Ebbene, Terim e i suoi vincono prima 3-0 contro gli Oranje e 0-2 contro i cechi, portandoli al terzo posto dietro Islanda e appunto Repubblica Ceca. L’ultima partita risulta decisiva per la qualificazione, ma l’ostacolo da battere si chiama Islanda, capolista del girone e assoluta sorpresa delle qualificazioni. I turchi però devono sperare anche nella caduta dell’Olanda e della Lettonia se voglio riuscire a strappare il pass per euro 2016. Nella speciale classifica delle migliori terze con il Kazakistan all’ultimo posto (verdetto che si sarebbe consumato con successo lettone o pareggio), avendovi la Turchia conquistato 6 punti nei due scontri diretti (vittorie per 1-0 e 3-1), gli stessi punti conquistati verrebbero sottratti ai 18 totalizzati (con l’ipotetica vittoria contro l’Islanda), arrivando a quota 12 e dunque inferiori ai 15 dell’Ungheria, terza nel gruppo F. La partita viene disputata allo stadio di Konya, in Turchia, con un clima tesissimo. Tanti tifosi sono collegati con l’Amsterdam Arena, dove si gioca Olanda – Repubblica Ceca e altrettanti con lo stadio Skonto Stadions di Riga per seguire l’esito di Lettonia – Kazakistan. A Konya la partita stenta a decollare e a Riga la Lettonia tiene botta e mantiene la partita sullo 0-0. Ma ad Amsterdam i cechi sono avanti 2-0 all’intervallo, consentendo comunque ai turchi la qualificazione ai Play Off. C’è ancora speranza. La partita riprende ma nessuna delle due squadre cede agli attacchi altrui e l’Olanda subisce il tre a zero ma riesce a recuperare due gol, rientrando in corsa. Intanto l’arbitro Rocchi ha deciso di espellere  Tore lasciando in 10 la nazionale turca, ma Riga il Kazakistan passa in vantaggio, scatenando un boato incredibile allo stadio di Konya. Con questo punteggio sarebbe già qualificata, ma la rimonta degli Oranje è ancora possibile. Al minuto 89 l’arbitro italiano concede un calcio di punizione invitante per la Turchia. I calciatori sentono che è l’occasione giusta e decidono di lasciare calciare Inan, centrocampista dalle ottime doti balistiche. Inan non sbaglia e sigla il vantaggio per i turchi. A Konya c’è un intero Paese in festa: la Turchia si è qualificata per gli europei, un anno esatto dopo il pareggio contro la Lettonia.

Ancora una volta la Turchia è protagonista di una rimonta grazie ai suoi uomini migliori. La nazionale turca non ha mai avuto una grande storia nelle competizioni continentali e internazionali. Il miglior piazzamento ottenuto in un europeo risale al 2008, dove arrivarono in semifinale, mentre al Mondiale del 2002 i turchi si piazzarono sul gradino più basso del podio. Ancora è presto per parlare di exploit, ma il calcio turco è in continua evoluzione da quel mondiale di inizio millennio. Terim è il condottiero di un grande gruppo che sente la maglia della nazionale come una seconda pelle. Il gruppo turco non è dunque da sottovalutare. Arda Turan è il capitano che guida la corazzata delle stelle crescenti e dall’alto della sua esperienza internazionale con Galatasaray, Atletico Madrid e Barcellona, detta i tempi del centrocampo guidando i compagni in campo. Al suo fianco può contare su altri condottieri di livello internazionale come Selçuk İnan, Mehmet Topal, Caner Erkin, Umut Bulut, Burak Ylmaz e Volkan Demirel. L’ossatura della nazionale composta da questi guerrieri tramutati in calciatori, inserisce la compagine turca tra le migliori d’europa. Non mancano poi i giovani talenti che il calcio turco riesce ad esportare dal suo campionato. I migliori sono senza dubbio i difensori Semih Kaya, Kaan Ayhan e i centrocampisti Gökhan Töre, Oğuzhan Özyakup, Ozan Tufan, Hakan Çalhanoğlu. Guidati da un maestro di calcio come Fatih Terim e da un senso patriottico molto forte, la Turchia sarà sicuramente una delle mine vaganti del prossimo europeo. Mamma li’ Turchi!!




#PolvereDiStelle – Marco Pantani, il Pirata

Oggi è il 13 gennaio e questa data è nel cuore dei tanti sportivi italiani in quanto nasceva, nel 1970, Marco Pantani, un campione del ciclismo, amato come pochi ma abbandonato a se stesso negli ultimi anni della sua tormentata vita.

Pantani ha saputo rubare il cuore degli sportivi italiani e non, grazie al suo carattere, introverso ed umile, caratteristica che poi avrebbe portato il campione di Cesenatico verso la fine che conosciamo.

Con un gran talento da scalatore, Pantani fin da giovanissimo ha fatto vedere a tutti le sue incredibili doti in salita, mettendo in crisi un fuoriclasse come Miguel Indurain, che si vide scattare in faccia nel 1994 da uno sconosciuto avversario.

Fu infatti nel giro del 1994 che Pantani mise in mostra il suo talento, arrivando secondo alle spalle di Berzin, ma vincendo due grandi tappe come l’Aprica e il Mortirolo. Ma anche al Tour dello stesso anno Pantani fece cose straordinarie, chiudendo terzo a Parigi e portandosi a casa la maglia bianca.

Nel 1995 punta al giro come favorito ma un incidente grave gli impedisce la partecipazione. Riesce però ad andare al Tour dove nonostante un ritardo di preparazione riesce a vincere due tappe straordinarie, all’Alpe D’Huez e sui Pirenei. Ormai la sua qualità da scalatore puro era incontrastata e senza incidenti sarebbe stato il dominatore delle corse a tappe degli anni successivi.

Ma ancora una volta la sfortuna gli fu avversa: nel settembre 1995, durante la Milano-Torino, un furgone che scendeva in senso opposto alla marcia gli tagliò la strada. Pantani si ruppe tibia e perone e la sua carriera fu a rischio pesantemente. Ma oltre ad essere timido ed introverso, Pantani aveva un carattere determinato, duro, indomabile e dopo soli 5 mesi era già in bici. Non potette partecipare al giro e al Tour ma si preparò a dovere per il 1997.

Ma il 1997 gli si aprì ancora con la sfortuna. In una tappa tranquilla un gatto gli attraversò la strada e lo fece cadere rovinosamente, costringendolo al ritiro. Ma fu al Tour che Pantani scrisse una pagina straordinaria di ciclismo. Vinse la tappa dell’Alpe d’Huez, stabilendo il record della scalata del monte in 37′ e 35″ (ancora oggi record). Pantani vinse anche la tappa pirenaica ma arrivò terzo.

Ma fu il 1998 l’anno leggendario del Pirata. Pantani riuscì a vincere sia il Giro d’Italia che il Tour de France. Un’impresa che solo ai pochi fuoriclasse del ciclismo è riuscita nello stesso anno. Marco riuscì a rivincere un Tour a 35 anni da Felice Gimondi, ultimo azzurro a prevalere a Parigi. Era l’apice del suo trionfo.

In salita ormai era inarrestabile e anche nel 1999 era ormai a pochi passi dalla vittoria del giro. Ma il 5 giugno 1999 fu il giorno ufficioso della sua morte. Pantani fu allontanato dal Giro per essere stato trovato con un emacrotito un pò più alto della norma, quando poche ore prima ad un controllo era tutto regolare. Complotto? Tentativo di fermare la sua ascesa? O davvero doping? Non sta a noi dirlo, le inchieste vanno avanti ancora oggi, fatto sta che nell’animo di Marco si spense la luce. Squalificato per un anno il Pirata tornò a correre al Tour del 2000 dove vinse una tappa in volata contro Lance Armstrong.

Ma ormai era la fine della sua carriera sportiva. Pantani nel 2003 iniziò a curarsi presso alcune cliniche specializzate contro la depressione e l’alcolismo. Ma ormai era tardi. Solo e abbandonato, Pantani iniziò  a fare uso di cocaina che probabilmente lo portò alla morte, il 14 febbraio 2004. Da allora tanti sono stati i processi nei suoi confronti, sulle strane dinamiche della sua morte e sul suo controllo al giro del 1999. le voci di un complotto ai suoi danni sono innumerevoli ma non sta a noi qui parlarne,

Oggi vogliamo ricordare il campione pulito, l’eroe che fece amare il ciclismo dagli italiani dopo gli anni di Coppi, Bartali, Gimondi e Moser. Un campione troppo debole però, incapace di reagire alle tante difficoltà che la vita gli ha regalato.




#Goal&Cash – Milan, tra Luiz Adriano e Lippi: tutto porta in Cina

Ritornano prepotenti le voci sull’acquisto del Milan da parte di qualche cordata cinese, rilanciate in mattinata da Repubblica, le indiscrezioni sembrano apparecchiare un tavolo carico di proposte per la società del Presidente Berlusconi, il partner dietro questi colloqui sarebbe l’ex tecnico della nazionale Marcello Lippi, da tempo accostato ai rossoneri.

Ieri la prima apertura sul fronte cinese è arrivata grazie alla cessione di Luiz Adriano, al giocatore andranno 8 milioni di euro annualmente, il numero 9 lascia i rossoneri dopo prestazioni non convincenti con la maglia del Milan.

Per un futuro acquisto della società non ci sono Mr Pink e nemmeno Richard Lee, alcuni parlano di Alibaba, azienda e-commerce cinese, che ha stipulato giù importanti accordi con squadre di calcio.

La holding Mediaset vuole vendere, i tifosi sono preoccupati perchè i budget per fare mercato diventano sempre più bassi, dalla Cina insistono vari attori per l’acquisto, tutto sembra portare verso una cessione, tuttavia bisogna considerare la posizione di Mr Bee, ormai da tempo rimasto ai margini della vicenda.

Un investitore va trovato al più presto, il Milan è a caccia di un proprietario.




#WeeklyReport – 10 alla forza dello Sporting Locri, 2 alla Roma

VOTO 10 allo Sporting Locri, più forte delle minacce e delle istituzioni. Per chi non lo sapesse, Lo Sporting Locri è una società di Futsal (Calcio a 5) femminile, la quale è stata minacciata da alcuni esponenti della mafia locale di chiudere i battenti, con atti intimidatori al Presidente e alla società. A ridosso delle vacanze natalizie, il Presidente e alcuni soci avevano deciso per la chiusura e per le dimissioni immediate. La rosa, coinvolta indirettamente, si è sentita offesa da queste minacce e grazie al sindaco e alla FIGC, la squadra ha ripreso vita, tornando sul parquet di casa!
LE PIU’ GRANDI DI TUTTE

VOTO 9 a Lionel Messi che per la quinta volta ha vinto il Pallone d’Oro. Ormai c’è poco da dire, Leo è indubbiamente il più forte di sempre. Non vogliamo raccontarvi la solita cantilena che celebrano la pulce argentina, i numeri parlano per lui. Aggiungiamo dunque un vincitore in più, anzi, una vincitrice, Antonella Roccuzzo, consorte di Leo. Anche fuori dal campo resta un vero
BOMBER

VOTO 8 all‘Exeter City, al Wycombe Wanders e all’Oxford United. Queste tre squadre semi-sconosciute, sono state capaci di battere o comunque di ottenere il re-match di FA Cup contro tre squadre della Premier League. Le tre compagini citate, giocano nella Football League Two, ovvero la quarta serie inglese. La prima ha strappato un pareggio per 2-2 contro un Liverpool imbottito di giovani, la seconda un pareggio per 1-1 contro l’Aston Villa mentre la terza è riuscita addirittura a vincere contro lo Swansea 3-2, dopo una partita entusiasmante. La coppa più antica del mondo ci regala sempre delle incredibili sorprese.
DAVID AGAINST GOLIATH

VOTO 7 al Napoli campione d’Inverno. Il voto è riduttivo, la squadra di Sarri merita di stare li dov’è senza se e senza ma. Gli azzurri hanno dimostrato di giocare il miglior calcio in Italia ma non è certo la vittoria per 5-1 contro il Frosinone a dimostrare questo. Higuain è di sicuro il miglior centravanti della nostra Serie A. Straripante come pochi, il pipita scende in campo con un agonismo incredibile, dimostrando a tutti che al momento non c’è nessun attaccante come lui in europa.
A BIG TEAM

VOTO 6 al premio Puskas per il gol di Wendel Lira. Sinceramente, ma pensate davvero che il gol del Brasiliano sia meglio di quello di Florenzi e di Messi?? La spettacolarità dell’azione e della rovesciata non si discute, ma se prendiamo in considerazione la validità dei tre gol, Messi avrebbe dovuto vincere a mani basse e Florenzi secondo ma solo perché quell’altro li, è di un altro pianeta. Chiamiamolo premio per la storia più bella al calciatore che ha realizzato un bel gol. Con un nome così, riconosceremo tutti che il degno vincitore è sicuramente Wendell Lira.
ASSURDO

VOTO 5 alla cerimonia di premiazione per il Pallone d’Oro. Luccichii, musica celebrazione e quant’altro, confondono dal vero senso della premiazione e distolgono lo sguardo dai premi. Inoltre, si dovrebbe dare più peso alla parte femminile del gioco che merita di gran lunga, un attenzione maggiore da parte dei giornalisti e degli addetti ai lavori. Con la strutturazione della cerimonia ora come ora, il lusso dovrebbe essere accantonato, riportando l’attenzione al vero senso di tutto ciò: il calcio. Uniche note liete i due presentatori. James Nesbitt è il prefetto collante tra comicità e serietà, mentre Kate Abdo, beh, meriterebbe un 10 solo per la presenza.
TUTTO FUMO E NIENTE ARROSTO

VOTO 4 a Maurizio Zamparini. La vicenda Palermo sta lentamente sprofondando nel baratro e il Presidente rosanero ricade costantemente nei propri errori. Ballardini non era e non sarà la scelta giusta per far ripartire la squadra al meglio. L’esonero in diretta da parte del portiere e capitano, Stefano Sorrentino, è l’ennesima macchia di un patron assente ed incapace di scegliere gli uomini giusti. Per lui evidentemente conta solo trovare i nuovi Dybala e venderli al miglior offerente.
IL LUPO PERDE IL PELO MA NON IL VIZIO

VOTO 3 in casa Milan. La gestione dello spogliatoio è qualcosa di incredibile e il silenzio dei dirigenti ancor di più. Una gloriosa società come questa dovrebbe fare qualcosa di più e imporsi sul mercato con qualche giovane di talento o con qualche campione affermato. Invece il mercato è già avviato ma non si muove nulla. Barbara Berlusconi e Galliani si pestano i piedi a vicenda come due bambini all’asilo, mentre il povero Mihajlovic è costretto a far giocare Kucka titolare.
SILENCE PLEASE

VOTO 2 alla Roma. La confusione regna totale sulla rosa e sulla società che si divide tra Garcia e il suo possibile successore. Il monte ingaggi è faraonico ma le entrate dovute ai risultati scarseggiano. Garcia ha perso ogni spirito guerrigliero della prima stagione romanista ed ormai sembra arrivato al capolinea. La società poi non aiuta di certo. Le parole di Pallotta che si è detto disgustato dalla partita, vedendo cose che solo lui può vedere (condizione atletica che a dette del Presidente sarebbe ottimale).
CONFUSI E INFELICI

VOTO 1 alla gestione della Mens Sana Basket Siena che dalle stelle è passata alle stalle rischiando di vedersi cancellati 6 scudetti italiani. Sono pagine tristi e amare per lo sport in generale. La società di Siena, dopo aver dominato il campionato, è coinvolta al centro di uno scandalo che dal 2012 la mette al centro dell’operazione “Time Out” per una storia di pagamenti in nero, accesso abusivo al credito (per la cessione del marchio) e associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale e alla bancarotta fraudolenta. Si ritorna a parlare di quella mitica squadra, ma in modo negativo.