#PolvereDiStelle – Le campionesse italiane dello sport

Ormai la società moderna è sempre più tinta di rosa, con le donne che sono sempre più determinanti nella vita quotidiana, ricoprono ruoli fondamentali e hanno raggiunto una loro importate dimensione nel panorama dei diritti, cosa che fino a pochi decenni fa ancora era impossibile immaginare. Anche nello sport le donne sono sempre più protagoniste principali e non più di secondo piano rispetto agli uomini.

Nella rubrica ‘Polvere Di Stelle’, oggi vogliamo analizzare alcune campionesse dello sport italiano, in occasione della celebrazione della giornata mondiale sui diritti delle donne, dell’8 marzo. Campionesse che più o meno recentemente si sono contraddistinte e hanno portato in alto il tricolore nel mondo.

In modo particolare vi racconteremo di Valentina Vezzali e le ragazze della scherma, di Federica Pellegrini, di Tania Cagnotto, le ragazze del tennis: Errani, Vinci, Pennetta e Schiavone e le campionesse della pallavolo. Di donne da ammirare nello sport ce ne sono tante, ne abbiamo scelta solo qualcuna.

Partiamo da Valentina Vezzali. Donna esemplare e campionessa immensa. L’abbiamo vista trionfare per anni nella scherma, prima donna a vincere tre medaglie d’oro di fila in 3 olimpiadi. Secondo alcuni tabloid è considerata la più grande schermitrice di tutti i tempi. Esempio di correttezza e lealtà, ha vinto l’ultimo oro olimpico a quasi 40 anni, con 2 parti alle spalle. Una campionessa assoluta, portabandiera dell’Italia alle ultime olimpiadi di Londra 2012. Nel 2012 ha vinto il bronzo dopo 3 ori di fila, battuta solo dalle connazionali Arianna Errigo ed Elisa Di Francisco, completando un podio tutto italiano mai accaduto nella storia dei giochi olimpici. Con la Errigo e la Di Francisco ha vinto anche altri ori per scherma a squadre. Una delle campionesse più grandi dello sport italiano.

Arriviamo a Federica Pellegrini. Un’altra campionessa assoluta del nostro sport, regina dei 200 stile libero del nuoto. Donna molto diversa dalla Vezzali, molto più popolare e social e più nel gossip, vista anche la sua giovane età e bellezza. Molto famosa per le low stories con i suoi colleghi Pippo Magnini e Luca Marin,  Vincente sin da piccola, quando a soli 17 anni nelle olimpiadi di Atene, vinse un argento ai 200 stile libero. Da allora Federica ha scritto pagine assolute di sport, divenendo un’icona dello sport italiano rosa. Ha vinto un oro e un argento alle olimpiadi, 4 ori e 4 argenti ai mondiali e 6 ori agli europei. Una campionessa amatissima e apprezzata soprattutto dai giovani.

Passiamo ora a parlare di Tania Cagnotto, super campionessa di tuffi. E’ l’unica donna italiana ad aver conquistato una medaglia d’oro ai campionati mondiali di tuffi, oltre 17 nei campionati europei. Unico neo ancora nessuna medaglia olimpica, che Tania proverà a conquistare quest’anno a Rio. Ragazza introversa, timida e dolce, Tania ha però una determinazione assoluta nel raggiungere i propri obiettivi e ottenere sempre il massimo. Seguita da esempio da molte ragazze che grazie alle sue gesta si sono avvicinate al mondo dei tuffi.

Passiamo ora alle ragazze del tennis: la Errani, la Vinci, la Pennetta e la Schiavone. Ognuna di loro ha scritto grandi pagine di storia negli ultimi anni, facendo brillare nuovamente lo sport de tennis al femminile, visto che quello maschile naviga in brutte acque. La Errani e la Vinci nel doppio, la Schiavone nella vittoria del Rolland Garros e la Vinci e la Pennetta finaliste storiche degli scorsi US open, hanno dimostrato che il tennis azzurro è tornato a splendere dopo anni difficili.

Non vogliamo dimenticarci chiaramente delle ragazze della pallavolo femminile, che dopo anni difficili stanno tornando a splendere, grazie ai leader come la Chirichella, la Lo Bianco, la Diouf, la Piccinini e tante altre. Uno sport, quello della pallavolo femminile, sempre molto seguito e amato in italia.

Sicuramente ci sfuggono tante altre protagoniste femminili che in questi anni hanno scritto pagine straordinarie di sport, ma a tutte loro vanno i nostri ringraziamenti per onorare l’Italia e portare in alto i nostri vessilli, in un momento in cui gli uomini stanno vivendo un calo, sono le donne l’orgoglio dello sport italiano.




#WeeklyReport – 10 alle sette meraviglie della Roma, 5 a Conor McGregor

VOTO 10 alla Roma. Nelle scorse puntate di Weekly Report avevamo dato la Roma come possibile outsider pronta a sfidare la Juventus e il Napoli per lo scudetto e qualche settimana dopo non siamo gli unici a pensarla così. La straripante vittoria contro la Fiorentina, la 7° consecutiva, lancia i giallorossi ad una possibile rincorsa contro le due rivali per il campionato. Ora, l’obbiettivo principale e quello più concreto ci sembra il terzo posto, ma continuando così non dovremmo sorprenderci se dovessimo vedere la Roma davanti a tutti. Grande merito va dato assolutamente a Luciano Spalletti.
IMPLACABILI

VOTO 9 a Massimiliano Allegri e a Roberto Stellone, rispettivamente vincitori della panchina d’oro e della panchina d’argento. Senza ombra di dubbio il tecnico bianconero sta vivendo una stagione fantastica e ritrovarsi la davanti a tutti dopo un inizio di campionato disastroso è un impresa degna del miglior allenatore in circolazione. Stellone invece si sta rivelando uno dei migliori allenatori nel panorama internazionale. Autore di un autentico miracolo la stagione scorsa, centrando la promozione in Serie A al primo tentativo, il tecnico gialloblu sta confermando le sue doti da condottiero, portando una squadra come il Frosinone a vincere contro compagini ben più attrezzate e ritrovandosi ad un solo punto dalla zona salvezza.
MAESTRI

VOTO 8 all’Inter che sembrerebbe aver ritrovato l’identità perduta dopo la pausa invernale. La squadra di Mancini ha avuto una reazione d’orgoglio che in pochi si sarebbero aspettati, rifilando tre gol alla Juventus in Coppa Italia e ritrovando la vittoria contro il Palermo in campionato. Forse la strigliata di Ausilio dopo la gara di campionato contro i bianconeri ha risollevato il morale della squadra, che è riuscita decisamente a tirare fuori gli attributi, fornendo una delle migliori partite stagionali. Ora bisognerà valutare l’andamento dei nerazzurri durante le prossime 10 gare che risulteranno di fondamentale importanza.
ORGOGLIOSA

VOTO 7 a Daniel Ciofani che al primo anno di Serie A si dimostra la vera arma in più del Frosinone, capace di segnare ben 8 gol pur giocando in una squadra ben al di sotto del tasso tecnico medio della Serie A. Ciofani non è uno di quelli attaccanti di cui si discute nei salotti calcistici, ma riesce comunque ad incidere tanto nelle dinamiche di gioco della squadra di Stellone, portando a casa dei gol fondamentali per la salvezza del Frosinone. L’ultimo gol contro l’Udinese ha dimostrato come la squadra conti molto sulle sue qualità tecniche e gli stessi compagni di squadra trovano in lui un leader pronto a guidarli verso la permanenza in Serie A.
LEADER

VOTO 6 al Napoli che vince e convince contro il Chievo, mantenendo 3 punti di distanza contro la Juventus. Tuttavia gli azzurri hanno dimostrato ancora una volta che la vera forza dell’intera squadra ricade sempre sul solito Gonzalo Higuain. Quando il pipita segna e gioca bene, allora la squadra di adegua di conseguenza, fornendo delle prestazioni dall’elevato tasso tecnico. Ma quando l’attaccante argentino spegne un attimo il corpo, come è fisiologicamente normale che accada, allora Hamsik e compagni perdono la bussola e non riescono a trovare la brillantezza dei primi mesi di campionato. Sarà una coincidenza?
DIPENDENTE

VOTO 5 a Conor McGregor. Scusa chi? Per chi segue abitualmente la UFC (Ultimate Fighting Championship) sa già di chi stiamo parlando, ma per i meno appassionati, McGregor è un lottatore nonché campione nella categoria pesi piuma di MMA (Mixed Martial Art). McGregor, forte della sua spavalderia e della sua strepitosa ascesa nella UFC, ha voluto sfidare un lottatore di una categoria superiore, Nate Diaz, provando di poter ambire ad ottenere contemporaneamente due titoli di due categorie. Beh, si sbagliava, e forte della sua strafottenza ha perso per sottomissione contro Diaz. Ora, McGregor è un lottatore straordinario, ma le categorie di peso esistono per qualcosa.
SPAVALDO

VOTO 4 al Milan che nella sfida più importante perde nuovamente contro il Sassuolo a Reggio Emilia, tagliandosi fuori per la lotta al terzo posto. La sconfitta dimostra che la squadra di Mihajlovic non è ancora pronta per lottare ai vertici, sia da un punto di vista qualitativo si dal punto di vista mentale. Tralasciando gli errori arbitrali, i rossoneri sono ancora acerbi da un punto di vista psicologico e lo dimostra il campionato di alti e bassi che continuamente li accompagnano da circa tre anni a questa parte. Ci vuole una svolta ma non crediamo che questa comporti l’esonero del tecnico serbo.
INSICURO

VOTO 3 all’Arsenal, spocchioso e privo di quella umiltà che sta portando il Leicester in vetta al campionato. Il pareggio nel North London Derby contro il Tottenham, portano i Gunners a 8 punti dalla squadra di Ranieri e a 5 punti da quella di Pochettino, tagliandoli fuori (ipoteticamente) per la lotta scudetto. Manca la cattiveria, l’adrenalina che ti porta a vincere le partite e i campionati. Manca la fame di vittoria che sta portando in alto il Leicester e il Tottenham e senza di quella non andranno molto lontano.
POCO BRITISH

VOTO 2 agli pseudo tifosi del Foggia che hanno attaccato fisicamente la squadra. Non chiamiamoli tifosi ma semplicemente criminali. Chi ama il calcio non commette certi attacchi, ma segue la propria squadra con amore nel bene e nel male. Purtroppo non è l’unico caso delle serie minori italiane. Lo sport che diventa teatro di brutti episodi come questo, non può passare in secondo piano. Bisogna reagire contro questi signori qua che rendono lo sport più bello al mondo, uno scontro da Far West che annichilisce tutti i valori che il Calcio insegna da anni.
DELINQUENTI

VOTO 1 all’8 Marzo. Alla stregua di San Valentino e delle altre celebrazioni spocchiose, l’8 Marzo rappresenta per molti l’occasione per farsi perdonare e per altre la notte i cui tutto gli è concesso. Tuttavia, andando oltre ogni pregiudizio, la festa della donna non dovrebbe nemmeno considerarsi tale perché nel 2016 esistono ancora casi di maltrattamenti, abusi, razzismo e chi più ne ha più ne metta, verso il meraviglioso mondo femminile. Allora qual è il senso dell’8 Marzo se tanto domani torneremo tutti alla nostra vita fregandocene altamente dei diritti femminili nel mondo? Pensiamoci tutti attentamente e non solo per un giorno, ma per il resto degli anni a venire, fino a che tutte le donne del mondo possano considerarsi difese da dei diritti reali e non solo di facciata.




#TheRoyalbaby – Borja Mayoral

Domani si giocherà il ritorno degli ottavi di finale di Champions League tra Real Madrid e Roma al Santiago Bernabeu. In questi giorni, è corsa la voce che l’allenatore dei Galacticos, Zinedine Zidane, farà probabilmente esordire un 18enne della cantera molto promettente, un attaccante capace di segnare 27 gol nelle 44 presenze con la maglia delle giovanili del Real Madrid: Borja Mayoral.

Borja nasce a Parla il 5 aprile del 1997, in provinca di Madrid, e viene acquistato dalle Merengues nel 2007. Si distingue subito per il suo grande istinto per il gol e comincia a farsi strada nelle giovanili. Maroyal si mette in luce nell’edizione 2015-2015 della Uefa Youth League timbrano il cartellino dei marcatori 7 volte in altrettante presenze.

Nella stagione successiva viene aggregato da Rafa Benitez in qualche allenamento della prima squadra e il 31 ottobre del 2015 fa il suo esordio in Liga. Quache giorno fa, alla sua terza presenza ufficiale nel campionato spagnolo, segna un gol contro il Levante, che però attribuito al portiere della squadra avversaria come autogol, in quanto la palla colpisce prima il palo e poi rimbalza sulla schiena dell’estremo difensore.

Finalemente dovrebbe giungere anche il suo esordio in Champions League, proprio domani nella partita contro la Roma. Karim Benzema è out a causa di un infortunio alla coscia destra e il sostituto naturale del francese è proprio Mayoral. Veloce, tecnico e potente, si adatta bene al tridente offensico di Zidane, a fianco di Cristiano Ronaldo e Bale.

Dopo aver giocato nella Nazionale Spagnola Under 17 e Under 19, con cui ha vinto un Campionato Europeo Under 19 e il titolo di miglior marcatore, ha esordito con la Nazionale Under 21 il 7 ottobre 2015 segnado subito un gol. Ancora non è stato convocato dalla Nazionale maggiore, ma sembra solo una questione di tempo.

Domani, Zidane permettendo, avrà la possibilità di mettersi in mostra in una delle competizioni più affascinanti del calcio, a soli 18 anni, e sembrerebbe che il suo destino sia continuare a calpestare campi di alto livello per tutta la carriera.

 

 




#UnCalcioAllaStoria – Palestina, una terra tra calcio e dolore

Nel 1994, grazie alla ratificazione degli accordi di Oslo tra l’OLP (Organizzazione per la Palestina Libera) e Israele, vengono indette le prime elezioni e viene formato il primo parlamento eletto in Palestina. Dal ’94 a oggi il conflitto tra Israele e Palestina ha vissuto varie fasi, e le conseguenze politiche e sociali della guerra sono enormi.

Noi di Un Calcio Alla Storia, ci concentremo però su quelle belle storie, provenienti da questo territorio, che lo sport permette di raccontare.

La nazionale palestinese viene fondata nel 1962 ma sarà riconosciuta dalla FIFA solo nel 1998, dopo l’approvazione degli accordi precedentemente mensionati.

Fino al novembre 2008, questa squadra era costretta a spostarsi per giocare le sue partite casalinghe: molte volte il teatro degli scontri con le altre nazionali è stato il Qatar e gli allenamenti avvenivano spesso in Egitto.

Dal 2008 la nazionale sostiene i suoi match nello stadio Al-Husseini, nella città di Al-Ram. I giocatori simbolo della nazionale sono due: Ramzi Saleh, che ha collezionato oltre 78 presenze dal 2000 come portiere; altro giocatore chiave è Ziyad Al-Kord, fondamentale non solo per il suo record di gol con la maglia palestinese, ma anche perchè è l’unico ad aver giocato in Europa, precisamente in LigueOne con il Valenciennes.

Le soddisfazioni, da quando la nazionale ha una stabilità, sono arrivate e il 30 maggio 2014, grazie ad una vittoria 1-0 contro le Filippine, la squadra palestinese ha vinto il suo primo trofeo: l’ AFC Challenge Cup.

A Gaza le partite ora, quando la Palestina gioca in manifestazioni internazionali, si vedono da maxi-schermi sulla spiaggia.

I tifosi palestinesi, non sempre riescono a raggiungere la squadra, e anche durante le partite del campionato hanno enormi difficoltà per passare tra i vari territori, eppure il calcio da quando fu portato dagli inglesi, sembra essere una passione di tutti.

Per quanto riguarda i club, si giocano due campionati: uno della Striscia di Gaza e l’altro della Cisgiordania; soprattutto per il primo torneo le difficoltà nello svolgere le partite è altissima, molte sono state le edizioni saltate per motivi politici.

Stefano Cusin, tecnico globetrotter italiano, ha allenato per una stagione l’Ahli al-Khalil, proprio lui in un’intervista a “Il Manifesto” ha ricordato a tutti l’essenza del calcio: “La passione va oltre l’aspetto economico”, speriamo che proprio questa faccia incontrare una volta per tutte queste nazioni che da troppo tempo lasciano scorrere sangue in territori in cui ci sarebbe più voglia di calcio e meno di guerra.




#ItaliansDoItBetter – Marco Andreolli

Uno dei difensori più promettenti d’Italia che purtroppo, a causa di innumerevoli e sfortunati infortuni, non è riuscito a sfruttare le grandi occasioni che ha avuto, per poi tentare l’esperienza all’estero, in Spagna…Questa è la storia di Marco Andreolli.

Il possente difensore cresce calcisticamente nelle giovanili del Padova, per poi passare all’Inter, con cui esordisce in Serie A nell’ultima partita della stagione 2004-2005. Il 6 dicembre 2005 esordisce anche in Champions League, nel pareggio per 1-1 tra i neroazzurri ed il Rangers Glasgow.
In 3 anni di Inter, Andreolli riesce a collezionare 7 presenze in Serie A, crescendo e maturando molto calcisticamente.

Nel luglio del 2007, nell’affare che portò Chivu dalla Roma all’Inter, Andreolli passa ai giallorossi come contropartita tecnica. Con i giallorossi non scenda mai in campo a causa di un problema alla schiena, per cui, nel gennaio del 2008 passa in prestito al Vicenza in Serie B, dove colleziona solo 3 presenze.

Nell’estate del 2008 ancora un prestito per lo sfortunato calciatore classe ’86, ancora in Serie B, questa volta al Sassuolo, dove riesce a giocare molto bene, collezionando ben 28 presenze con un goal in campionato. A fine stagione, però, fa definitivamente ritorno alla Roma, con cui esordisce il 6 agosto del 2008 nei preliminari di Europa League contro in Gent. Andreolli riesce ad entrare nel cuore dei tifosi della Roma grazie ad un suo goal alo scadere, il 22 ottobre contro il Fulham, pareggiando la sfida sull’1-1.

A fine stagione viene ceduto a titolo definitivo al Chievo Verona, con cui riesce a trovare la continuità, fino ad allora, mancata. Con la squadra clivense, dalla stagione 2010 a quella del 2013,  colleziona ben 81 presenze, riuscendo a segnare 3 reti complessivamente.

Nell’estate del 2013, a parametro 0, fa ritorno all’Inter, che per lui ha rappresentato da sempre la sua seconda casa. Con i neroazzurri, in due stagioni, gioca complessivamente 10 volte, realizzando anche una rete e, indossando la fascia da capitano per ben 3 partite. Purtroppo nel gennaio si procura una lesione di primo grado al bicipite femorale della coscia sinistra, tornando in campo solamente nel successivo aprile.

Andreolli decide di voler dare un cambio alla sua vita calcistica, decide di provare nuove esperienze, di volare via dall’Italia, infatti, il 31 agosto del 2015 si trasferisce al Siviglia, con la formula del prestito con diritto di riscatto. In Spagna gioca sempre titolare, adattandosi bene al gioco veloce e offensivo, gioca 7 match consecutivi, però, il 21 novembre in una gara di campionato si rompe il tendine d’achille; infortunio molto grave, che prevede minimo 7 mesi di stop e riabilitazione.

Marco Andreolli… Un esempio di calciatore che lotta contro la propria (sfortunata) sorte, mettendosi sempre in gioco.




#RoadToEuro2016 – Croazia, le giovani Fiamme balcaniche

Una delle più sorprendenti Nazionali di calcio d’Europa degli ultimi anni è sicuramente la Croazia, patria di talenti incredibili sin dalla sua nascita. La Nazionale balcanica soprannominata Vatreni (Le fiamme in lingua Croata), nasce tardivamente rispetto alle altre compagini europee per colpa dell’egemonia jugoslava che riunificava tutte le principali Nazioni balcaniche. Con la dissoluzione dello Stato Jugoslavo, nel 1991 la Croazia si dichiarò indipendente dall’ex stato socialista, istituendo così la propria nazionale di calcio e non solo. Questo diede maggiori poteri alla Hrvatski Nogometni Savez, la Federazione calcistica croata che da li in poi creò un movimento sportivo diverso, improntato sulla scelta minuziosa del migliori talenti a livello territoriale.

Perisic e Mandzukic mentre celebrano un gola con la maglia della Croazia

Perisic e Mandzukic mentre celebrano un goal con la maglia della Croazia

La prima amichevole della “nuova Croazia” fu vinta per 2-1 contro gli Stati Uniti, dando vita al nuovo corso calcistico croato che, con molta fretta e con molta audacia, riuscì a scalare il Ranking FIFA in poco tempo, piazzandosi al 3° posto nel 1999, con soli 8 anni di vita. Attualmente i “Quadretti rossi” occupano la 18° posizione nella classifica mondiale, mentre per quanto riguarda la classifica UEFA i croati si piazzano al 17° posto. Guardando con più attenzione i singoli calciatori che compongono la rosa croata e il loro cammino verso gli Europei, forse le classifiche sopracitate non rappresentano il vero valore della giovane Nazionale. Durante il cammino di qualificazione, la Croazia si è trovata a dover combattere testa a testa contro l’Italia che alla fine è riuscita a strappare il primo posto nel girone, confermandosi una Nazionale superiore nonostante il cambiamento portato dall’arrivo di Antonio Conte. Oltre all’Italia però, l’insidia chiamata Norvegia ha dato del filo da torcere sia agli azzurri che alla compagine balcanica, mettendo a rischio la qualificazione in alcune occasioni. Le prime tre partite del girone di qualificazione sono state impressionanti per la compagine croata che è riuscita a vincerle tutte senza incassare una sola rete, mettendone a segno addirittura 8  (6 solo nella partita casalinga contro l’Azerbaigian, ndr). Lo strapotere della Nazionale croata mette paura all’Italia che fino a quel momento aveva ottenuto gli stessi punti ma giocando un calcio troppo pragmatico e poco votato all’attacco, tutto il contrario della squadra allenata allora da Niko Kovac. L’atteso scontro diretto tra le due nazionali avviene a Milano, stadio Giuseppe Meazza. Lo scontro si preannuncia epico, con due squadre pronte a darsi battaglia per conquistare il primo posto nel girone, ma alla fin dei conti, tutto si decide nel giro di 4 minuti, quando al vantaggio di Antonio Candreva all 11° minuto risponde Ivan Perisic al 15° minuto, ristabilendo la parità tra le due squadre e bloccando il risultato sul 1-1. Il possesso palla della Croazia non ha disunito la squadra di Conte che però ha più volte rischiato il tracollo grazie al bel gioco creato da Rakitic e compagni. Per quello che si è visto la Croazia ha messo paura l’ultima finalista degli europei di Polonia e Ucraina, affacciandosi all’Europa come seria candidata per i primi tre posti. Il cammino verso la Francia prosegue per gli uomini di Kovac, mettendo una seria ipoteca alla qualificazione con la vittoria per 5-1 contro la Norvegia, mostrando una netta superiorità nei confronti degli Scandinavi e chiudendo l’andata delle qualificazioni a +2 sulla diretta rivale italiana, fermata sul 2-2 dalla Bulgaria. Si respira aria di svolta per le vie di Zagabria, aria che sicuramente avrà dato alla testa a parecchi calciatori croati che iniziano il ritorno in maniera pessima, pareggiando prima con l’italia per 1-1, poi con l’Azerbaigian a reti bianche ed infine incassando un 2-0 contro la Norvegia, scivolando dal primo al terzo posto in classifica.

Ante Čačić, attuale CT della nazionale Croata

Ante Čačić, attuale CT della nazionale Croata

La serie di risultati deludenti hanno indotto la Federcalcio a esonerare dall’incarico il tecnico Kovac, chiamando Ante Čačić alla guida dell Fiamme balcaniche, scelto grazie ai suoi successi in ambito internazionale e nazionale. Čačić in precedenza aveva portato la Dinamo Zagabria ai gironi di Champions League nel 2012 e il Maribor alle fasi finale di Europa League nel 2013, oltre che aver centrato una storica qualificazione europea con la Lokomotiva, squadra di livello medio basso che milita nel campionato croato. L’allenatore scelto dalla Federazione riporta entusiasmo all’ambiente, andando a vincere le ultime due partite delle qualificazioni, strappando il pass per gli europei francesi. Ora la Croazia si appresta a vivere dal vivo l’emozione dell’Europeo e chissà che non possa essere questa l’edizione della ribalta. Il palmarès della Nazionale non presenta nessuna vittoria, ma solo un terzo posto al mondiale del 1998, e due quarti di finale agli europei del 1996 e del 2008. I tifosi croati attendono con ansia la loro prima storica vittoria e puntano molto sulla loro attuale Nazionale per centrare questo prezioso obbiettivo. Analizzando la rosa troviamo tantissimi talenti. Il primo è sicuramente Luka Modric, centrocampista del Real Madrid che ricorda in ogni movimento un certo Andrea Pirlo, al quale il calciatore croato ha ribadito di ispirarsi come modello calcistico da seguire. Oltre a Modric però le Fiamme balcaniche offrono calciatori giovani e di sicuro avvenire come Mateo Kovacic, talento ancora un po acerbo ma dal potenziale incredibile, Alen Halilovic in forza allo Sporting Gijon ma di proprietà del Barcellona, Marcelo Brozovic, centrocampista tutto fare dell’Inter dotato di una incredibile tecnica di tiro e ultimo ma non meno importante, Mario Pasalic, centrocampista del Monaco ma di proprietà del Chelsea di cui ne sentiremo presto parlare. Oltre ai giovani sopracitati, la Croazia possiede uno zoccolo duro di calciatori dal buon livello internazionale, come ad esempio il capitano Darijo Srna, il portiere Danijel Subasic, i difensori Corluka, Lovren e Strinic, i centrocampisti Rakitic e Perisic e gli attaccanti Kalinic, Olic e Mandzukic. La squadra c’è e l’allenatore è uno che sa il fatto suo, ma il girone non è dei più agevoli trovandosi di fronte Turchia, Spagna e Repubblica Ceca. I tifosi nel mentre sperano e sognano un risultato clamoroso ma le Fiamme saranno pronte a bruciare la concorrenza agguerrita degli avversari?




#Goal&Cash – Qatar 2022, oltre 20 miliardi in più per nuove strutture

Il Qatar è pronto ad investire una cifra vicina ai 22 miliardi per potenziare le strutture previste dai progetti per il Mondiale 2022, che sarà il primo torneo di rilevanza internazionale ad essere svolto in questo Paese.

La nazione del golfo, riuscì ad avere la meglio su Giappone, Corea del Sud e Usa.

Le incertezze legate a questa scelta sono tante e puntualmente si palesano: dal deficit previsto sul petrolio alla fine dell’anno, che porterà una perdita sul bilancio statale di oltre 12 miliardi, alle accuse di corruzione legate anche allo scandalo FIFA scoppiato alcuni mesi fa.

Le ulteriori critiche sono state riservate per il clima, alcuni hanno dall’inizio proposto di svolgere il mondiale in inverno, ma questo creerebbe troppi cambi nei calendari dei campionati.

Ad oggi erano stati preventivati circa 200 miliardi per l’evento, questi 22 andranno investiti in strutture.

Le cifre sono elevatissime rispetto ad edizioni come quella sudafricana o quella brasiliana, anche le spese della Russia per il 2018, non si avvicinano minimamente a queste.

Il Paese ha un programma ben preciso di crescita con l’obiettivo di arrivare nel 2030 come una delle principali potenze economiche mondiali.

A livello complessivo il Qatar investirà oltre 100 miliardi: Aereoporto di Doha, nuovi raccordi stradali, nuove aree portuali, potenziamento delle strutture ricettive ( con l’aumento di 70-80 mila camere in più).

Gli stadi previsti sono 9, con questi nuovi introiti, le tecnologie studiate per la climatizzazione e la riduzione dell’impatto ambientale dovrebbero risultare efficacissime e adatte a lanciare una volta per tutte il Paese del Golfo a livello planetario.




#PolvereDiStelle – Michael Schumacher

Nel consueto appuntamento settimanale con la rubrica delle stelle quest’oggi ci occupiamo di una leggenda della Formula 1, il pilota che ha vinto il maggior numero di Mondiali e non solo; stiamo parlando dell’immenso pilota tedesco, Michael Schumacher, che come saprete, da oltre 2 anni è in stato vegetativo, dopo il terribile incidente sugli sci de 29 dicembre 2013, a Maribèl.

Schumacher è nato a Hurth, il 3 gennaio 1969.Fin da subito si trovò proiettato nel mondo dei motori e a 4 anni già girava sui mini kart sul circuito di Kerpen, gestito dal padre. Anno dopo anno, il giovane Michael dimostrava sempre più le sue straordinarie qualità da pilota, vincendo vari campionati nazionali e juniores, attirando l’attenzione dei principali direttori sportivi del mondo.

Fu messo sotto contratto dalla Mercedes, che puntava ad un ritorno da protagonista in F1 dopo il 1955, ma il progetto non si realizzò. Passò così alla Jordan, scuderia gestita dal milionario Eddie Jordan, che ingaggiò Schumi che esordì in F1 nel 1991, nel GP di Spa Francorchamps, in Belgio, uno dei circuiti più belli e difficili del mondiale.

Le sue doti furono subito mostruose tanto che il manager italiano, Flavio Briatore, lo prese per portarlo alla Benetton Renault, dove affiancò il campione del Mondo Nelson Piquet.

Dopo un primo anno tranquillo, al ritiro di Piquet, nel 1992, Schumacher ebbe carta bianca per il mondiale, che nel 1992 andò a Mansell. Schumi però lottò per il secondo posto con Senna. Col mitico pilota brasiliano nacque una rivalità straordinaria, con i due che spesso arrivarono quasi alle mani.

La rivalità proseguì per anni, fino al 1 maggio 1994, quando al Gran Premio di San Marino, sul circuito di Imola, perse la vita Ayrton Senna dopo un terribile incidente. Il mondo della Formula 1 fu sotto schock, anche perchè morì il giorno prima un altro pilota e fu ferito Rubens Barrichello, compagno poi di Schumi in Ferrari negli anni dei record.

Schumacher ottenne il successo dei primi 2 mondiali di Formula 1 alla Benetton, proprio quell’anno, 1994 e il successivo, nel 1995.

Nell’inverno 1995, lo prelevò la Ferrari, scuderia con la quale sarebbe diventato il pilota più vincente della storia della Formula 1. Ma i primi anni sono difficili, sia perchè i rivali per il titolo erano forti, sia perchè l’approccio in rosso non è esaltante. Nei primi anni perse i mondiali con  Hill e Villeneuve, sulla Williams. Nel 1998 sembrava l’anno buono, ma un paio di errori nel finale del campionato Mondiale consegnarono l’iride a Mika Hakkinen, su Mc Laren Mercedes.

Nel 1999, sembrava l’anno buono, ma un incidente ad aprile sul circuito di Silverstone, lo costrinse a saltare metà della stagione e dire addio al Mondiale, che fu rivinto dal finlandese Hakkinen, che a fine stagione si ritirò, magari consapevole del dominio rosso che stava per iniziare.

Infatti, dall’annata 2000, la Ferrari dominò il palcoscenico internazionale per 5 anni di fila. Infatti dal 2000 al 2004, la “rossa di Maranello” fu incontrastabile. Schumacher vinse 5 mondiali di fila, che con i 2 alla Benetton, lo fanno il campione più vincente della F1. Ma non solo, il “kaiser”, in quei 5 anni, stabilì anche il record di vittorie in Gp di Formula 1, il record di giri veloci in gara, il record di podi consecutivi e giri al comando e il record di pole position in qualifiche, il record di doppiette (primo e secondo posto sul traguardo) col compagno di Scuderia, Rubens Barrichello. Un campione assoluto, un dominio che portò la rossa a vincere il mondiale costruttore in tutti gli anni del dominio Schumacher.

Dominio che si interruppe nel 2005, quando un giovane spagnolo,Fernando Alonso, sempre su Renault e lanciato sempre da Briatore, vinse clamorosamente il mondiale, ripetendosi l’anno dopo, con un duello fantastico con Schumacher, giunto al suo ultimo anno di attività Il campione tedesco, infatti lasciò la F1 dopo il Gp del Brasile del 2006, GP che però confermò la sua classe: partendo ultimo, il tedesco riuscì ad arrivare terzo. Alonso sembrava poter ripetere le orme di Schumacher, dopo i primi 2 mondiali in Renault da giovanissimo, ma ad oggi, i mondiali sono gli stessi, anche dopo un’esperienza non troppo esaltante in Ferrari, dove però, nonostante l’inferiorità della vettura, ha saputo lottare contro rivali assoluti.

Ritiratosi dalle corse, Schumacher ebbe per qualche anno un ruolo consulente di pista e collaudatore in Ferrari, fino a quando, clamorosamente nel 2009 fu ingaggiato dalla Mercedes che tornò in Formula 1 dopo oltre 50 anni e mise in pista il pluricampione tedesco più che altro per un’operazione di marketing. Infatti, le due stagioni in “argento”, per Schumi furono deludenti, col tedesco che è riuscito ad ottenere solo 3 podi in oltre 2 anni, anche se va detto, che la Mercedes era in stato di sviluppo. Nel 2012 decise di ritirarsi, quando sulla Formula 1 si era già abbattuto il ciclone di Sebastian Vettel, tedesco che con la Red Bull ha vinto 4 mondiali consecutivi, dal 2010 al 2013 ed è considerato l’ erede ed unico a poter battere i record del grande Schumacher, soprattutto ora che il giovane tedesco è in Ferrari.

Alla fine del 2012 Scumi si ritirò definitivamente dal mondo delle corse, mantenendo però un ruolo importante nella scuderia Mercedes, che intanto si preparava a vivere stagioni vincenti con Hamilton. Il 29 dicembre 203 l’incidente, che ancora lo costringe in uno stato vegetativo e difficilmente riporterà Schumacher alla normalità.

Schumi rimane il pilota più grande della Formula 1, vincitore di ben 7 mondiali, 5 consecutivi in Ferrari (record di mondiali consecutivi), successi, quelli in rosso, che lo hanno fatto amare in maniera assoluta dai tifosi italiani, che lo definiscono un vero e proprio idolo. Il passaggio sul finale di carriera alla Mercedes, ha un pò macchiato quell’amore folle, ma l’affetto e il ricordo indelebile del fuoriclasse della Formula 1 resta tale.

Schumacher sta correndo ora la corsa più difficile, quella della vita, una corsa che non ha nulla a che vedere con tutte quelle che ha vinto nel corso della sua stupenda carriera. Una corsa che corre in compagnia della famiglia e spinto dall’affetto dei suoi fan, che lo hanno amato e sostenuto nel corso della sua leggendaria carriera. E siamo sicuri, che Schumi, riuscirà a vincere anche questa corsa.

“Hals- und Beinbruch Schumi!”

 




#WeeklyReport – 7 al simulatore van Gaal, 3 all’Inter senza attributi

VOTO 10 alla Juventus che incassa il mezzo passo falso subito contro il Bayern Monaco e batte l’Inter annichilendo i nerazzurri durante i 90 minuti. La grinta e la cattiveria che caratterizzano questa squadra è l’essenza della loro vittoria. Allegri è un martello che batte dal 1° minuto fino al termine della gara, tenendo sempre i tensione i suoi uomini che, grazie ad un organizzazione fenomenale, sfruttano ogni minima disattenzione degli avversari e punendoli ogni qual volta gli si presenti l’opportunità.
TERMINATOR

VOTO 9 a Marcus Rashford, ennesimo talento della scuola Manchester United. Ora, forse è troppo presto per giudicare un calciatore così giovane dalle prime due uscite da professionista, ma bisogna riconoscergli che segnare due doppiette in una settimana all’Old Trafford non è roba da tutti. Rashford è stato gettato nella mischia da van Gaal forzatamente, visti gli infortuni di Rooney e di Martial, riuscendo comunque a garantirgli gol e una prestazione da incorniciare. Chi ben comincia…
GOLDEN BOY

VOTO 8 alla Roma che riesce a vincere su un campo difficile come quello di Empoli, portando a casa la 6° vittoria consecutiva in questo campionato. La cura Spalletti funziona ed è sotto gli occhi di tutti. Il tecnico toscano ha ridato fiducia e cattiveria ad una squadra che sotto la guida di Garcia aveva perso lo smalto dei vecchi tempi. La ritrovata vena agonistica di El Shaarawy, l’attenzione difensiva di Manolas e l’invettiva portata da Perotti, portano la squadra giallorossa ai massimi livelli stagionali e instaurano una solida base per un futuro più roseo.
TENACE

VOTO 7 a quel genio mediatico chiamato Louis van Gaal. Con la vittoria contro il Midtjylland in Europa League e la vittoria contro l’Arsenal in Premier, l’allenatore olandese si è guadagnato un altra settimana sulla panchina dei Red Devils, scacciando via le voci di un probabile arrivo di Mourinho durante questa stagione. Le due vittorie gli hanno concesso inoltre, una tregua mediatica nei suoi confronti e cavalcando l’onda del successo ha messo in mostra una simulazione davanti al quarto uomo della gara contro i Gunners, raccogliendo qualche applauso e tante risate dal pubblico presente all’Old Trafford.
ATTORE NATO

VOTO 6 al Napoli incapace di vincere. La partita di ieri sera contro la Fiorentina ha mostrato dei netti segnali di ripresa rispetto alle ultime 4 uscite degli azzurri e il ritorno al gol di Higuain non è un caso. Un calo fisiologico a questo punto della stagione è ovviamente normale per una squadra partita per centrare l’Europa e che ora si trova a duellare con la Juventus per il primo posto in campionato. Se dovesse riprendere la concentrazione e la condizione fisica ottimale di inizio stagione, dovremmo prepararci ad un finale di campionato esaltante.
IN CRESCITA

VOTO 5 alla Fiorentina che a differenza di Juventus e Napoli, incassa il colpo subito in Europa League ma non riesce a capovolgere la situazione a suo vantaggio ed incappa in un pareggio sfortunato che porta solo un punto in classifica. Resta comunque una squadra incredibile con un allenatore eccezionale, ma le grandi squadre si differenziano dalle altre soprattutto in situazioni delicate come questa della squadra Viola dopo l’eliminazione dalla coppa continentale. Evidentemente non è ancora pronta per puntare alla vetta della classifica, ma con il lavoro duro ed il sacrificio potranno mirare a ben più lontano del 3° posto.
FUORI FORMA

VOTO 4 al Real Madrid che perde il derby casalingo contro l’Atletico Madrid. Qui non si parla di condizione fisica o di valore assoluto dei calciatori, qui si parla di atteggiamento verso la partita e verso gli avversari. La squadra del Cholo Simeone ha sempre avuto ben chiaro l’andamento della partita, martellando e martoriando gli avversari, incapaci di tenere il loro ritmo mentale e fisico. La cattiveria agonistica ed il cuore messo in campo dai Colchoneros, hanno fatto la differenza nella partita del Bernabeu dove le Merengues hanno subito il colpo senza mai reagire da grande squadra.
SPOCCHIOSI

VOTO 3 all’Inter senza palle. Lo sfogo di Piero Ausilio al termine della partita contro la Juventus è chiaro e rappresenta la maggior parte dei tifosi Interisti, stanchi di vedere calciatori senza anima che indossano i colori nerazzurri. Manca il vero leader in campo e in mezzo alla squadra e aldilà della scelta societaria di puntare su di un attaccante invece che acquistare un centrocampista di qualità, la squadra di Mancini ha mostrato una svogliatezza allucinante, frutto anche del continuo cambio di modulo da parte del proprio allenatore che non sa più cosa inventarsi per vincere le partite importanti.
SENZA SPINA DORSALE

VOTO 2 al Liverpool incapace di vincere la Capital One Cup, la coppa di lega Inglese. Il Manchester City ha meritato la vittoria per quanto mostrato nell’arco dei 120 minuti di partita, anche se ottenuta solo ai calci di rigore. I Reds d’altro canto hanno mostrato delle defiance in difesa incredibile, risultando vulnerabili più volte nel corso dell’intera partita. Il pareggio si Coutinho è stato ottenuto grazie a quello spirito e quella grinta che incarna l’allenatore del Liverpool, Jurgen Klopp, senza però mostrare realmente di che pasta sono fatti i calciatori di Anfield. Un occasione d’oro sfruttata nel peggiore dei modi.
DISATTENTI

VOTO 1 a Caballero che non ha capito nulla. Nel momento in cui Toure segna il gol della vittoria del Manchester City, l’eroe della serata Caballero indica che c’è da calciare ancora un rigore, non accorgendosi che la partita è terminata. Solo grazie ai compagni di squadra riesce a capire di aver vinto la Coppa. Scherzi a parte, Caballero è l’eroe del City perché grazie alle sue prodezze nei pali (3 rigori parati), la squadra si Manchester ha trionfato per la quarta volta in Capital One Cup.
TRA LE NUVOLE




#UnCalcioAllaStoria – Coppa America: un secolo di trionfi

Dal 3 al 26 giugno si svolgerà negli USA una particolare edizione della Copa America, infatti a 100 anni dalla prima storica volta della competizione, si terrà la 45esima edizione della manifestazione che dal 1916 è il torneo di cartello di tutto il continente americano.

Oggi ad Un Calcio Alla Storia vogliamo parlare della storia di questo centenario torneo, portando alla luce alcuni personaggi e avvenimenti chiave per capire come si vive il calcio in questo continente.

Quando la competizione prese il via, in Europa il calcio era pressochè bloccato dalla guerra mondiale. Dal 2 al 17 luglio 1916, quattro squadre sudamericane: Argentina, Brasile, Uruguay e Cile, si incontrano per la prima volta nel: “Campionato SudAmericano di Futbol”, la vittoria sarà dell’Uruguay ma la coppa sarà ufficialmente assegnata dall’edizione successiva.

La squadra vincerà anche la seconda edizione della coppa, anche grazie ai gol di Héctor Scarone, l’attaccante giocherà anche all’Inter negli anni ’30 senza lasciare il segno, tuttavia portò la sua nazionale anche alla vittoria delle olimpiadi.

Fino al 1939, sarà un’egemonia a tre: Brasile, Argentina e Uruguay, ad interromperla ci pensa il Perù, nonostante i pochi giocatori di scuola europea, la squadra allenata da Jack Greenewell conquisterà la vetta più alta del continente.

Nel 1975 il nome e la formula del torneo, dopo lunghi anni di riflessione, si trasformò in quella che oggi conosciamo come Copa America.

Negli anni ’90-’00 la competizione se la giocarono sempre Argentina e Brasile, le ultime due edizioni sono state vinte da Uruguay (2011) e Cile (2015).

Ora vediamo alcune statistiche sulla Copa: il giocatore con maggior numero di presenze rimane il cileno Sergio Livingstone, i due capocannonieri assoluti sono Zizinho (Brasile) e Norberto Mendez (Argentina).

Quest’anno per la prima volta il torneo sarà disputato negli Usa, il trofeo sarà diverso rispetto agli altri anni e parteciperanno non solo squadre del sudamerica ma anche del centro e nord america.

L’edizione del centenario già assume dei contorni molto interessanti, le squadre, dopo la grande crescita del calcio americano, non deluderanno sicuramente non resta che aspettare e augurare una buona Copa a tutti.