#ItaliansDoItBetter – Pietro Ghedin

Decidere di allenare una Nazionale maggiore composta per lo più da atleti non professionisti è simbolo di grande professionalità… Questa è la storia di Pietro Ghedin.

Dopo una vita passata da difensore su molti campi di importanti squadre di Serie A, Ghedin tenta la nuova vita da allenatore, e lo fa iniziando nel 1987 come commissario tecnico della Nazionale italiana Under 18, cercando di mettere in risalto moltissimi giovani interessanti dell’epoca.

Dopo qualche anno di inattività, però, Ghedin decide di allenare l‘Under 21 della Nazionale maltese. Si, la piccola isola di Malta aveva ed ha tuttora una Nazionale di calcio, composta per il 90% da giocatori non professionisti e dal 98% da giocatori di origine italiane, per logici motivi di vicinanza territoriale.
L’ex difensore fu uno dei primi a promuovere e a scoprire il bello di mettere in luce una Nazionale non professionista di una piccola isola semi sconosciuta dell’Europa… Ci vuole coraggio e professionalità.
Dal 1993 al 1995 Ghedin passa ad allenare la Nazionale maggiore, non ottenendo mai risultati importanti ma, già il fatto di scontrarsi in amichevole con nazionali di prestigio come l’Italia o la Francia erano motivo di onore per il tecnico ed i calciatori stessi.

Dal 1196 sino al 2004 è stato l’allenatore in seconda della Nazionale maggiore italiana, partecipando ai mondiali del 1998 come vice di Cesare Maldini. Dopo aver svolto il ruolo di vice commissario tecnico anche nel’Europeo del 2004, Ghedin decide di provare ad allenare la Nazionale italiana maggiore di calcio femminile, dal 2005 al 2012, ottenendo risultati molto importanti e, sopratuttto, sponsorizzando il calcio giocato dal gentil sesso, sempre, e purtroppo, sottovalutato nel bel paese. Nel 2012, però, riceve nuovamente la chiamata da Malta, tornando ad essere il commissario tecnico della nazionale della piccola isola, ancora oggi.
Il tecnico è stato uno dei primi allenatori italiani a gestire una nazionale straniera, per poi essere seguito dal celebre Trappattoni con l’Irlanda.

Pietro Ghedin…quando il coraggio e la voglia di scoprire prevalgono la voglia assoluta di vincere e mettersi in mostra.

 




#RoadToEuro2016 – Germania, nome in codice Kaiser

Quando pensi al pragmatismo, alla concretezza e alla determinazione nel calcio, qualcosa dentro di noi ci spinge a dire Germania. Eh si proprio la cara e rigida Germania che ad oggi è campione del mondo in carica e si appresta sbaragliare gli altri avversari anche durante gli europei, ma sarà veramente così? O dovremmo aspettarci qualche sorpresa da Low & Co? Al netto delle considerazioni post Mondiale, la Germania è diventata un po il modello di tutte le federazioni calcistiche europee, grazie al suo progetto di sviluppo che ha coinvolto Nazionale e club, “sacrificando” a volte, i migliori talenti tedeschi, facendoli emigrare in altri campionati più prestigiosi per poi ritrovarseli con un bagaglio di esperienza superlativo da impiegare nelle partite Internazionali.

Mario Gotze, centrocampista della Nazionale tedesca

Mario Gotze, centrocampista della Nazionale tedesca

Lo strapotere tedesco degli ultimi anni però, non è dovuto solo allo sviluppo di un progetto che riguarda il potenziale tecnico dei calciatori in se, ma riguarda anche la struttura dirigenziale della federazione e l’incremento la crescita del movimento calcistico a livello infrastrutturale e spettacolare. Offrendo le migliori infrastrutture atte a far sentire ogni tifoso come a casa loro, maggiori probabilità avrà ogni singola società di riempire lo stadio ad ogni partita, un concetto tanto semplice quanto efficace. Grazie all’assegnazione dei Mondiali del 2006 (bei tempi!), la Deutscher Fussball-Bund, in italiano la Federazione calcistica tedesca, ha ridato vita a degli stadi obsoleti che hanno rinvigorito non solo le strutture, ma anche la vena calcistica di ogni tifoso in Germania. Non a caso le squadre tedesche sono state sempre tra le protagoniste sia in Champions League che in Europa League, ottenendo però maggiori risultati nella massima competizione europea. Detto questo la crescita delle squadre di club è andata di pari passo con quella della Nazionale e della Federazione. Punto forte della Germania è sicuramente l’integrazione dei “nuovi tedeschi”, ovvero figli id immigrati che oramai formano l’ossatura della nazionale, mentre da noi ci soffermiamo ancora sulla questione degli oriundi. Dal 2002 ad oggi, la Federazione tedesca ha fatto dei progressi spaventosi sul piano delle giovanili che ha coinvolto un massiccio gruppo di investimenti atto a dare vita alle 336 basi di formazione, ai 29 centri di coordinamento e all’impiego di 1000 tecnici federali impiegati part-time, il ché vuol dire maggiore gestione del territorio e aggiornamento costante dei vari tecnici in giro per la Germania. La costanza poi ha avuto un peso notevole sullo sviluppo del calcio tedesco. Loro hanno la continuità che all’Italia manca da sempre. Altro punto fondamentale della crescita tedesca è stata la lungimiranza nel capire di dover cambiare rosa, staff e metodi nel corso degli anni, garantendo una crescita costante in grado di stare al passo coi tempi. Questo è in sintesi il progetto portato avanti dall’attuale tecnico della Germania, Joachim Löw che ha saputo recepire il messaggio dato dalle precedenti esperienze delle nazionali vincitrici di Mondiali ed Europei (vedi Italia e Spagna), applicando con moderazione dei piccoli cambiamenti che sono serviti per rimanere in testa alle squadre europee. La scalata del tecnico tedesco verso l’olimpo del calcio mondiale è qualcosa di straordinario se si analizza la carriera dell’allenatore nato a Schönau im Schwarzwald. Senza troppi proclami, Löw inizia dal basso, allenando prima le giovanili del Winterthur, per poi diventare in soli due anni l’allenatore dello Stoccarda nel 1996, riuscendo a conquistare la Coppa di Germania grazie al “Triangolo Magico” composto da Krasimir Balakov, Giovane Elber e Fredi Bobic. Nel 98′ poi si trasferì al Fenerbahçe ma non riuscì a lasciare il segno. Da li in poi il tecnico tedesco ebbe qualche opportunità in giro per l’Europa che poi culminarono con la chiamata dell’amico Jürgen Klinsmann che lo nomina suo secondo alla guida della nazionale tedesca.

La Nazionale tedesca mentre celebra un gol

La Nazionale tedesca mentre celebra un gol

Dopo aver ottenuto il 3 posto nei mondiali del 2006, Klinsmann lascia la Nazionale e al suo posto viene promosso proprio il suo secondo Löw. Da li in poi il tecnico è riuscito a collezionare la Finale all’europeo 2008 persa con la Spagna, terzo posto al mondiale in Sudafrica, e terzo posto all’Europeo del 2012. Löw sa che non può perdere l’occasione del Mondiale in Brasile e grazie alla sua esperienza e al suo temperamento, strapazza prima il Brasile con un sonoro 7-1 e poi va a vincere il Mondiale contro una strepitosa Argentina. Ciò nonostante, la Germania attualmente occupa la 5° posizione nel Ranking FIFA ma analizzando le squadre davanti troviamo solo il Belgio come insidia degli europei, dato che le altre sono tutte squadre sudamericane che circa un anno fa hanno partecipato alla Coppa America (Argentina, Chile e Colombia. Ndr.). Confrontando le rose dell’ultimo mondiale e delle ultime uscite stagionali della Germania, notiamo che oltre al solito gruppo che fa da zoccolo duro, possiamo vedere qualche volto nuovo, ad esempio quelli di Antonio Rudiger, centrale difensivo dall’ottimo potenziale in forza alla Roma, Jonas Hector, terzino di spinta del Colonia, Emre Can, centrocampista tutto fare del Liverpool, Lars Bender, mediano di grande qualità del Borussia Dortmund, Karim Bellarabi, esterno destro tecnicamente molto dotato e Kevin Volland, attaccante dell’Hoffenheim. Questi sono solo alcuni dei volti nuovi voluti da Löw grazie alla sua mini rivoluzione al passo coi tempi. La scelta di andare a scegliere calciatori non solo delle squadre più blasonate sta pian piano ripagando il tecnico tedesco che potrà contare sicuramente su di un gruppo molto forte ai prossimi europei. La partita d’esordio sarà contro l’Irlanda del Nord, avversario temibile e tutt’altro che da sottovalutare!




#UnCalcioAllaStoria – Da Higuain a Materazzi, storia di maxi squalifiche

La stangata è arrivata a Castel Volturno alle 13:30 di ieri: Gonzalo Higuain, indiscusso trascinatore del Napoli in questa stagione, è stato squalificato per quattro turni, per aver appoggiato le mani sul petto dell’arbitro dopo essere stato espulso per un fallo ai danni di Felipe durante la partita contro l’Udinese. Oggi Un Calcio Alla Storia vuole rinfrescare la memoria ai suoi lettori in tema di pesanti squalifiche a calciatori, prima o dopo una prova tv.

Partiamo nel nostro breve riepilogo con un grande amante dei cartellini: Marco Materazzi, dopo un Inter- Siena tenutosi a San Siro nella stagione 2008-2009, riceve 8 giornate di squalifica. La motivazione del giudice sportivo è riconducibile ad un episodio molto strano: Bruno Cirillo, giocatore dei bianconeri si presenta nell’immediato post partita alle telecamere con un labbro spaccato, il ragazzo non ha dubbi nell’accusare Materazzi. L’inter non fece alcun ricorso, nonostante non esistano video che provino la colpevolezza del difensore nerazzurro.

In clima di Euro 2016 è bene ricordare, anche a qualche giocatore particolarmente esuberante nelle dichiarazioni, cosa successe a Rivera, che nel post partita di Milan-Cagliari, causa un dubbio rigore concesso ai sardi, accusò il direttore di gara di voler scippare lo scudetto ai rossoneri. La pena esemplare arrivò alcuni giorni dopo: tre mesi di squalifica e addio alla Nazionale.

Anche un’altra grande bandiera del calcio italiano rimase coinvolto in una super squalifica di ben 9 giornate: Roberto Boninsegna, colpevole di aver commesso un gesto “simile” a quello imputato a Higuain, dopo che l’arbitro in una partita tra Cagliari e Varese, concesse un fallo molto dubbio, il calciatore si avvicinò al direttore di gara spingendolo ripetutamente e violentemente. I turni di stop furono ridotti dagli iniziali 11.

Per trovare un precedente tra gli azzurri bisogna risalire alla squalifica inflitta a Dino Panzanato che nel 1966-67 prese a pugni un giocatore della Juventus.

Non sta sicuramente a noi giudicare questi comportamenti che ormai da anni fanno parte dell’aspetto folkloristico del gioco del calcio, chissà però se questo stop di Gonzalo Higuain porterà il Napoli ad una resa definitiva per la corsa scudetto.




#WeeklyReport – 10 alla solida Juventus, 3 alla sfrontatezza di Iannone

VOTO 10 alla Juventus. Non c’è niente da fare, i bianconeri continuano a vincere e ad allungare sulle dirette inseguitrici. L’attenzione dei calciatori nella rosa della Juve è qualcosa di disumano, oltre ogni limite. Chi ha a che fare contro di loro non riesce quasi mai a vincere o a portare a casa un risultato degno di nota. Solo loro in Italia non sbagliano mai un colpo risultando quasi perfetti in un campionato pieno di imperfezioni. La strada è tutta in discesa per Max Allegri & Co. sta a loro decidere come e quando vincere.
VINCENTI

VOTO 9 a Nico Rosberg, letale come pochi in questo avvio di stagione. Dalle ultime gare dell’anno scorso il tedesco della Mercedes ha messo in mostra una forma fisica e mentale impressionante che lo sta mettendo al centro del progetto Mercedes, accantonando per un momento il campione del mondo Lewis Hamilton. Tanto è irriconoscibile l’inglesino, tanto è fenomenale Rosberg. Il campionato è ancora molto lungo e sicuramente ricco di emozioni e colpi di scena, ma se Nico riuscirà a mantenere questo alto livello di concentrazione, Vettel, Hamilton e Raikkonen avranno una bella gatta da pelare!
PRECISO

VOTO 8 alla Roma ritrovata. Giunge spontanea una domanda, ma se Spalletti fosse arrivato ad inizio stagione, dove sarebbero a questo punto i Giallorossi? Molto probabilmente avrebbero raggiunto la maturità vincente molto prima di questo periodo e a quest’ora starebbero combattendo con la Juventus ed il Napoli per il primo posto. Ma la seconda domanda porta direttamente alla prossima stagione: è auspicabile un futuro vincente per la squadra di Spalletti? Tutto dipenderà dalla prossima sessione estiva del calciomercato e da chi siederà sulla poltrona di DS della Roma. La strada è avviata, si tratta solo di mantenere la retta via.
SULLA STRADA GIUSTA

VOTO 7 al dottor Rossi. Nonostante tutto Valentino Rossi è sempre li sul podio anche se c’è da dire che resta un po di rammarico per la seconda parte della gara dove il dottore ha perso circa 2 secondi al giro nei confronti di Marc Marquez. La costante è la vera arma in più di Rossi che nei confronti dei vari Iannone, Dovizioso, Lorenzo e Marquez, riesce quasi sempre a cavarsela o a salire sul podio.
ROSSI C’E’ (SEMPRE)

VOTO 6 alla Ferrari. Secondo ritiro nelle due prime gare stagionali. Non è di certo un buon segnale per l’affidabilità della Rossa, ma c’è da dire che nonostante ciò, Raikkonen è sempre stato molto vicino a Rosberg che di questi tempi non sbaglia neanche un colpo. Il rammarico per la brutta partenza del finlandese e per il ritiro di Vettel c’è ed è abbastanza grande, ma ci sono ancora 19 gare fino al termine del campionato. Siamo sicuri che ne vedremo delle belle!
SUFFICIENTE

VOTO 5 al Barcellona. Forse la stanchezza degli impegni in nazionale o forse semplicemente il fatto di avere troppa fiducia nei propri mezzi, la squadra Azulgrana ha giocato veramente male, facendo risultare il classico come una partita tra provinciali. Merito anche del Real Madrid che ha saputo difendersi da provinciale, portando a casa 3 punti con buona parte della gara passata con un uomo in meno. Resta il fatto che sono e saranno per sempre degli extraterrestri e 39 risultati utili consecutivi non sono pochi!
STANCHI

VOTO 4 a Gonzalo Higuain. Tutti sapevano che prima o poi sarebbe accaduto. Chi conosce Higuain sa del suo carattere impulsivo e a volte troppo irascibile, ma questa volta ha esagerato. L’argentino è nettamente il più forte calciatore della Serie A, ma la sua fragilità nel bel mezzo di partite difficili come quella contro l‘Udinese lo catapulta nella terra dei normali seduta stante. Tanto di cappello per i 30 gol fatti in campionato, ma la testa a volte gioca brutti scherzi e se non sei in grado di gestire il tuo carattere, allora non sarai mai come i grandi campioni della storia del calcio.
IRASCIBILE

VOTO 3 alla sfrontatezza di Iannone. E’ vero, ha esagerato e non avrebbe dovuto attaccare Dovizioso all’ultima curva, ma col senno di poi è facile giudicare il gesto avventato del centauro italiano. Ma chi non ci avrebbe provato? In competizioni come questa il tuo primo avversario è sempre il tuo compagno di squadra.
AVVENTATO

VOTO 2 agli arbitri italiani. Questa giornata abbiamo visto di tutto e di più e chi ha dato uno sguardo agli highlights del campionato, non può che condividere questo voto. Siamo drammaticamente sotto il livello minimo di competenza arbitrale. Errori come i rigori in Inter – Torino non sono accettabili in nessuna categoria, per questo urgono provvedimenti per arbitri e per chi fa delle regole stupide che di certo non aiutano chi è sul campo a dirigere le partite.
IMBARAZZANTI

VOTO 1 alla gestione in casa Milan. La confusione è totale e non ci sono altre parole per descrivere la situazione in casa rossonera.
(DI QUESTO PASSO) IRRECUPERABILI




#FocusPrimavera – i risultati della 23° giornata

Versione ridotta di FocusPrimavera, con  solo poche partite giocate vista l’impegno appena concluso del Torneo di Viareggio.

GIRONE A:
Dopo aver portato a casa la Viareggio Cup, la Juventus di Fabio Grosso continua il suo cammino verso le Final Eight. Alla ventitreesima giornata di Primavera, i bianconeri vincono di misura contro il Novara grazie ad un rigore trasformato da Vadalà. Vittoria di misura anche per la Fiorentina, grazie anche in questo caso ad un rigore trasformato da Boccardi quasi allo scadere. Vince anche la Sampdoria, 2-1 contro il Livorno, grazie ai gol di Tommasini e Ponce. Per gli amaranto inutile il gol allo scadere del primo tempo di Cragno. Le partite non disputate sono Carpi-Torino, che si giocherà il 9 aprile alle ore 15, Trapani-Spezia, che si recupererà il 15 alle ore 15.30, mentre il giorno successivo si giocherà anche Sassuolo-Pro Vercelli, alle ore 15.

RISULTATI:
FIORENTINA-GENOA 1-0
SAMPDORIA-LIVORNO 2-1
JUVENTUS-NOVARA 1-0

CLASSIFICA:
JUVENTUS 53*
VIRTUS ENTELLA 48*
FIORENTINA 46*
TORINO 44*
SASSUOLO 42*
SAMPDORIA 41
GENOA 31
SPEZIA 27*
NOVARA 24
MODENA 22*
CARPI 19*
PRO VERCELLI 16*
LIVORNO 12
TRAPANI 9

*= una partita da recuperare

PROSSIMO TURNO:
GENOA-CARPI
NOVARA-FIORENTINA
LIVORNO-JUVENTUS
SPEZIA-SAMPDORIA
MODENA-SASSUOLO
PRO-VERCELLI-TRAPANI
TORINO-VIRTUS ENTELLA

GIRONE B:
Un derby a reti bianche, quello di oggi tra Hellas e Chievo Verona, con i clivensi che vedono allontanarsi ulteriormente la vetta ad oggi tutta di proprietà del Milan vincente sul Brescia. Per i rossoneri le reti sono state realizzate da Vito, Cutrone (doppietta) e Hadziosmanovic. Vince anche l’Udinese sul Como per 3-1: bianconeri che sono portati benissimo, portando sul 3 a 0 dopo nemmeno un’ora, grazie alle reti di Prtajin, Pontisso e Borgobello. Inutile il gol della bandiera per il Como con Cicconi su rigore. A domicilio del Vicenza, la vittoria dell’Atalanta, passata in vantaggio con Tulissi su rigore e brava a riportarsi in vantaggio con Mazzocchi dopo il momentaneo pareggio dei padroni di casa con Dieye. Ancora da giocare: Cesena-Cagliari, Perugia-Bologna e Salernitana-Inter. Per quanto riguarda la classifica marcatori, Cutrone con una splendida doppietta raggiunge Tulissi, oggi autore di una sola rete, a quota 13.

RISULTATI:
UDINESE-COMO 3-1
MILAN-BRESCIA 4-0
VERONA-CHIEVO 0-0
VICENZA-ATALANTA 1-2

CLASSIFICA:
MILAN 46
INTER 45*
ATALANTA 45
CHIEVO 41
CAGLIARI 39*
VERONA 37
UDINESE 29
BOLOGNA 28*
CESENA 24*
BRESCIA 21
COMO 20
PERUGIA 18*
VICENZA 16
SALERNITANA 16*

*= una partita in meno

PROSSIMO TURNO:
BOLOGNA-MILAN
ATALANTA-SALERNITANA
BRESCIA-VERONA
INTER-UDINESE
CAGLIARI-PERUGIA
CHIEVO-VICENZA
COMO-CESENA

GIRONE C:
La Roma vince e conquista il passaggio alle final eight, grazie ad un sonoro 7 a 0 in casa con il Crotone. A segno Sadiq (tripletta), Ponce (doppietta), Tumminiello e Capradossi su rigore. Tanti gol anche in Ternana-Lazio, con gli umbri passati in doppio vantaggio con il duo Battista-Tedesco. I biancocelesti rialzano la testa e riescono addirittura a ribaltare il punteggio con Murgia e Palombi (doppietta). La partita però non è finita ed i rossoverdi riescono negli ultimi minuti a trovare altri il gol del pareggio grazie al gol di Folonrusho, ma Terracciano all’ultimo segna e permette a Inzaghi di portare a casa i 3 punti. Vince il Napoli in casa contro ormai uno stremato Frosinone: il risultato è 2 a 0, con i gol di Liguori e Negro. Colpo dell’Empoli in casa del Bari per 0 a 2 con i gol di Tchanturia e Damiani. Goleada per 1 a 6 del Latina in casa dell’Avellino: nonostante il vantaggio campano con Pizi al 5′, i laziali sono riusciti a dilagare successivamente con i gol di Di Nardo, Wolsky, Oberauch (doppietta), Befani e Baccageci.

RISULTATI:
ROMA-CROTONE 7-0
NAPOLI-FROSINONE 2-0
TERNANA-LAZIO 3-4
BARI-EMPOLI 0-2
AVELLINO-LATINO 1-6

CLASSIFICA:
ROMA 52
PALERMO 46*
LAZIO 42
EMPOLI 40
FROSINONE 39
PESCARA 37*
ASCOLI 35*
CROTONE 31
NAPOLI 28
VIRTUS LANCIANO 27*
BARI 27
TERNANA 23
LATINA 22
AVELLINO 5

*= una partita in meno

PROSSIMO TURNO:
LATINA-VIRTUS LANCIANO
CROTONE-ASCOLI
EMPOLI-AVELLINO
PESCARA-NAPOLI
LAZIO-ROMA
FROSINONE-TERNANA
PALERMO-BARI




#TheRoyalBaby – Keita Baldé

Torna The Royal Baby, la rubrica di RadioGoal24 che vi racconta i migliori Under21 del mondo. Questa settimana tratteremo un giovane attaccante che conosciamo molto bene: gioca nel nostro campionato dal 2013, è cresciuto nella Cantera del Barcellona ed è senegalese. Stiamo parlando di Keita Baldé, ala sinistra della Lazio. Ricostruiamo la sua storia:

Keita Baldé Diao, meglio conosciuto come Keita, nasce l’8 marzo del 1995 ad Arbucies in Catalogna, nella provincia di Girona. Dopo essersi fatto notare nella squadra di quartiere, viene acquistato dal settore giovanile del Barcellona e partecipa a un torneo in Qatar nel 2010. Durante la manifestazione, oltre a mettersi in luce per le sue giocate e per il suo talento, venne anche punito dal club a seguito di una bravata: Keita mise un cubetto di ghiaccio nel letto di un compagno di squadra e il club, come punizione, lo mandò in prestito forzato al Cornellà. Il giovane spagnolo, figlio di senegalesi, fa vedere subito di che stoffa è fatto: mette a segno 47 gol nella stagione in prestito e decide di non tornare più al Barcellona chiedendo di essere ceduto. La valanga di gol e la decisione più che coraggiosa di non tornare al Barcellona fanno capire che il ragazzo ha una personalità di spessore.

Nell’estate del 2011 viene acquistato dalla Lazio per 300.000 euro, ma deve aspettare un anno per disputare partite ufficiali con i laziali, poiché dove attendere la concessione della cittadinanza spagnola e quindi del passaporto comunitario. Nella stagione 2012/2013 gioca con la Primavera dei biancocelesti e vince lo Scudetto grazie anche ai suoi gol: 11 nelle 17 presenze. Il tecnico della prima squadra, Vladimir Petković, lo convoca per qualche partita, ma al giovane spagnolo non viene ancora data l’occasione per debuttare in Serie A.

Nella stagione successiva viene aggregato alla prime squadra e fa il suo esordio in Serie A il 15 settembre del 2013. Qualche giorno dopo debutta anche in Europa League, siglando l’assist per il gol vittoria di Hernanes. Keita sembra inserirsi bene negli schemi della Lazio e può mettere in difficoltà in ogni momento tutte le difese. E’ veloce, intelligente tecnicamente e sa usare entrmabi i piedi. Il 10 novebre segna la sua prima rete in Serie A contro il Parma. Chiuderà la stagione con 35 presenze, 6 reti e 9 assist.

Alla sua seconda stagione da professionista sigla la sua prima doppietta contro il Bassano in Coppa Italia. Purtroppo, Keita non riesce mai a trovare una certa continuità con Stefano Pioli e raramente parte titolare per più partite di fila. La filosofia della Lazio è quella di non bruciare il giocatore e di non mettergli nessuna pressione addosso. Chiuderà la stagione con 29 presenze, 4 reti e 4 assist. Nei minuti diponibili, l’ex Barcellona alterna schizzi di gran classe a partite giocate un pò troppo nell’ombra.

In questa stagione ha già collezionato 32 presenze riuscendo a trovare una certa continuità in campo. Il suo score al momento è di 5 gol e 6 assist.

Keita ha aspettato la chiamata della Nazionale Spagnola fino al 2016, ma capendo che forse non sarebbe arrivata, ha accettato la convocazione della Nazionale dei suoi genitori: il Senegal. Baldé debutta con gli africani il 26 marzo del 2016 in una partita valida per le qualificazione della Coppa d’Africa.

Può ricoprire tutti i ruoli offensivi: punta centrale, mezzapunta, ala e all’occorrenza anche trequartista. Il dribling e lo scatto sono le sue qualità più cristalline e anche con i piedi non se la cava per niente male. D’altronde è cresciuto nella cantera dei blaugrana, il che gli ha dato anche una gran visione di gioco. Il suo cartellino vale circa 10/15 milioni di euro.

 




#ItaliansDoItBetter – Francesco Guidolin

Allenatore di calcio, attualmente allo Swansea, ex centrocampista e amante del ciclismo… Questa è la storia di Francesco Guidolin.

L’allenatore veneto comincia ad allenare le giovanili del Girone nel lontano 1986, esordendo in panchina in Serie C due anni dopo. Nel giro dei quattro anni successivi allena in Serie C1 Treviso,Empoli, Fano e Ravenna, portando gli emiliani in Serie B.

Nel luglio del 1993 viene chiamato dall’Atalanta, in Serie A, ma dopo poco viene esonerato a causa di un brutto avvio in campionato. Nel luglio del 1994, invece, si lega contrattualmente al Vicenza in Serie B, giungendo alla promozione dei berici nella massima serie dopo moltissimi anni dall’ultima volta. Con i biancorossi Guidolin raggiunge traguardi storici; nel 1996-1997 vince una strepitosa Coppa Italia battendo in finale il Napoli e, l’anno successivo arriva fino in finale della Coppa delle Coppe (la moderna Champions League), venendo eliminata dal Chelsea. Nel 1998, dopo 4 intensi anni di vittorie, Guidolin decide di lasciare la Vicenza.

Nella stagione 1998-1999 si lega con l’Udinese raggiungendo un piazzamento in Coppa UEFA, per poi, nell’anno successivo fino al 2003 legarsi con il Bologna. Dal gennaio del 2004 fino alle dimissioni del maggio 2005 allena il Palermo, con cui raggiunge un piazzamento in Coppa UEFA. Guidolin viene contattato dal Genoa, con cui, dopo soli 2 mesi rescinde il contratto a causa della retrocessione diretta in Serie C1 a causa dello scandalo che colpì la società ligure.

Il 4 ottobre del 2005 tenta l’esperienza all’estero, al Monaco in Ligue1, con cui, però, non ottiene ottimi risultati. La stagione successiva viene chiamato dal Palermo e, a causa del noto presidente Zamparini, viene esonerato per 4 volte e richiamato altrettante volte. Il 9 giugno del 2008 lascia definitivamente i rosanero per approdare al Parma nel settembre successivo. Con gli emiliani raggiunge la promozione in Serie A e, nel secondo anno una salvezza tranquilla.

Nel maggio del 2010 fa ritorno all’Udinese che aveva allenato del 1998, raggiungendo un formidabile quarto posto nella prima stagione, qualificandosi di conseguenza ai preliminari di Champions League. La stagione successiva, essendo stata eliminata dall’Arsenal nei preliminari di Champions League, disputa un’ottima Europa League. In campionato raggiunge la terza posizione in classifica, conquistando nuovamente i preliminari di Champions League, venendo però eliminata, questa volta sfortunatamente ai calci di rigore, dal Braga. La stagione seguente, l’Udinese di Guidolin, guidata dai goal di Antonio Di Natale si qualifica in Europa League per il terzo anno di seguito. Nel luglio del 2014, dopo 4 anni di successi e soddisfazioni, Guidolin decide di lasciare l’Udinese per approdare al Watford, non come allenatore, ma come direttore sportivo. L’avventura come ds dura però solamente pochi mesi.

Il 17 gennaio del 2016 viene chiamato dallo Swansea, club gallese che milita in Premier League, rivoluzionando l’ambiente e portando una ventata d’aria fresca.

Francesco Guidolin…Cuore da ciclista e mente da stratega.




#RoadToEuro2016 – Irlanda del Nord, la Green & White Army britannica

Il calcio è uno degli sport più seguito al mondo e per noi che siamo calciofili fino al midollo, il calcio rappresenta lo sport per eccellenza che fa riunire popoli e ideologie contrastanti nel momento in cui la nazionale scende in campo nei tornei internazionali. Non tutte le Nazionali però riescono nell’arduo compito di riunire un popolo sotto la stessa bandiera, anzi, finiscono per dividere l’intero stato in due parti, mettendo in risalto l’astio e la competizione tra le due parti. Questo è il caso dell’Irlanda del Nord che, per questioni politiche e sociali, venne resa autonoma dalla Repubblica d’Irlanda nel 1921 da una legge del Regno Unito che separò le due regioni dopo che gli abitanti del Nord manifestarono per una permanenza sotto la corona britannica a differenza dei “cugini” della Repubblica irlandese. Di conseguenza, anche la Federazione calcistica irlandese subì una scissione, dando vita alla IFA, ovvero la Irish Football Association.

Kyle Lafferty, attaccante della Nazionale Nord Irlandese

Kyle Lafferty, attaccante della Nazionale Nord Irlandese

La questione politica però, non è l’unico argomento che divide il popolo del Nord. Dal momento della nascita del nuovo stato, la popolazione si è suddivisa in due fazioni religiose: quella dei protestanti e quella dei cattolici, un po come accade da sempre in Scozia. Tutto ha un significato politico in Irlanda del Nord: dai giornali che si leggono ai pub che si frequentano fino alla squadra di calcio per cui si fa il tifo. In questo contesto, ci si confronta giorno per giorno a due poli formati da identità contrapposte: cattolici contro protestanti, nazionalisti (fautori dell’unificazione dell’Irlanda) contro unionisti (decisi a rimanere legati al Regno Unito). Ogni evento in Irlanda del Nord è circondato da un alone politico, anche le partite di calcio della Nazionale. La popolazione unionista vede nel calcio l’affermazione della propria identità, suscitando passione orgoglio e speranza nei tifosi della Nazionale. Tuttavia, i cori crudeli e fanatici all’indirizzo dei cattolici, trasforma Windsor Park, lo stadio delle partite casalinghe della Nazionale, in un terreno accessibile solo ai veri fanatici del Football. Per i nazionalisti, tifare Irlanda del Nord significa accettare l’esistenza di uno Stato dell’Irlanda del Nord, legittimare la divisione dell’Irlanda in due parti e tradire la presunta fedeltà alla Repubblica d’Irlanda. Se si tiene conto di questo scenario, ogni singola partita è carica di importanti significati. Tutto ciò però non ha intaccato l’ascesa della Nazionale negli ultimi periodi, riuscendo a centrare la prima storica qualificazione agli Europei di calcio, laddove nemmeno George Best fu in grado di riuscirci. Vivendo quasi sempre all’ombra dei cugini cattolici dell’Eire, l’Irlanda del Nord non è mai riuscita a cavalcare l’onda della ribalta il ché non ha influenzato di molto la sua partecipazione ai Mondiali di calcio vantando ben tre partecipazioni e riuscendo a stabilire il primato di più piccola nazionale di tutti i tempi ad aver superato la fase a gironi di un Mondiale (Mondiali di Svezia del 1958). Attualmente la Nazionale occupa la 46° posizione nel Ranking UEFA questo perché il Ranking europeo dipende molto dall’andamento delle squadre locali nelle competizioni europee e se tra le squadre locali non hai altro che operai prestati al mondo del pallone, il tuo cammino in Europa è destinato a terminare prima di quanto tu te ne accorga. D’altro canto l’Irlanda del Nord occupa la 28° posizione nel Ranking FIFA, una posizione avanti rispetto ai cugini dell’Eire che si trovano in 29° e qualche posizione più in giù troviamo Nazionali come gli USA (30°), la Polonia (31°), la Svezia (34°) e la Costa d’Avorio (36°). La qualificazione agli europei francesi ha reso possibile la rapida scalata della squadra allenata da Michael O’Neill verso zone più prestigiose della classifica mondiale, ma la squadra irlandese potrebbe creare scompiglio nella competizione continentale? Tutto dipenderà dall’atteggiamento professionale dei calciatori e dello staff che nel corso degli anni non hanno di certo brillato per professionalità e dedizione al sacrificio e al lavoro.

Steven Davis, capitano della formazione Irlandese

Steven Davis, capitano della formazione Irlandese

Nonostante il lavoro portato da O’Neill risulti una vera e propria rivoluzione per il calcio Nord irlandese, l’atteggiamento fuori dal campo di gioco potrebbe minare le speranze della Green & White Army nella prossima rassegna continentale visti anche i precedenti del bomber Kyle Lafferty, ex attaccante del Palermo che fu ceduto proprio per il suo temperamento burrascoso ed il suo comportamento poco incline alla disciplina che impone il calcio professionistico. Tutto questo potrebbe ritorcersi contro la squadra, ma analizzando le peculiarità della rosa troviamo qualche punto che, se usato in maniera corretta, potrebbe giovare al cammino europeo di Lafferty & Co. Punto primo, l’attaccamento alla maglia: la squadra di O’Neill sente davvero il peso di un intera Nazione e sa quanto sarebbe importante ottenere dei grossi risultati in ambito internazionale, sia per lo sport Nord Irlandese, sia per mettere fine, o quasi alle varie faide tra cattolici e protestanti. Punto secondo, la passione calcistica: pur essendo considerato uno sport di nicchia, il calcio sta pian piano scalando le gerarchi dei Nord Irlandesi, dove il Rugby troneggia su tutti gli sport, portando un seguito di pubblico del tutto eccezionale per le partite della Nazionale. Punto terzo, l’imprevedibilità: tante volte abbiamo visto delle cenerentole arrivare fino in fondo e conquistare un titolo quando tutti le davano per spacciate, questo potrebbe essere l’anno di una cenerentola sul trono d’Europa, visto che oltre all’Irlanda del Nord parteciperanno anche Albania, Islanda, Galles, Slovacchia e Ungheria. Benché sia una delle 24 squadre a partecipare alla fase finale dell’Europeo, l’Irlanda del Nord non ha un organico pazzesco. Gli unici calciatori a giocare per squadre dal buon tasso tecnico sono: Craig Cathcart (Watford), Jonny Evans (West Brom), Gareth McAuley (West Brom), Paddy McNair (Manchester United), Chris Brunt (West Brom), Steven Davis (Southampton) e Kyle Lafferty (Norwich). La grinta, la fame e la professionalità saranno importanti per il cammino della squadra di O’Neill. Mantenendo un alto livello di concentrazione potrebbero regalare qualche soddisfazione al popolo del Nord.




#UnCalcioAllaStoria – L’Europa attraverso le Coppe: dalla Mitropa alla Champions League

L’Europa è al centro del dibattito pubblico oggi: dal problema dei rifugiati, al futuro dell’Unione Europea, dalle politiche economiche comunitarie, alla moneta unica; noi di RadioGoal24 con #UnCalcioAllaStoria vogliamo parlare, con la Champions League alle porte, della storia dei tornei continentali, consapevoli e forse speranzosi che tra qualche anno ci troveremmo a raccontare una SuperLega europea.

Prima dell’avvento della Coppa dei Campioni nel 1955, le competizioni venivano gestite dalle singole federazioni nazionali o addirittura da alcuni club; le coppe più importanti erano sicuramente due: Mitropa e Latina. La prima subi, negli anni ’80, un crollo, diventando una Champions delle squadre salite nelle serie maggiori l’anno precedente; molte italiane, soprattutto nell’ultimo periodo vinsero la competizione (Milan, Ascoli, Pisa).

La Coppa Latina, durata solo un decennio, era giocata dai top club di Paesi come Italia, Francia, Spagna e Portogallo. L’ultimo vincitore di queste coppa fu il Real Madrid nell’anno 1957.

Gabriel Harnot, tramite il suo quotidiano L’Equipe, cambierà per sempre la storia delle competizioni europee. Dal 1954 il giornalista propose, infatti, la creazione di una Coppa dei Campioni da giocare annualmente tra le squadre prime classificate nei vari campionati.

L’idea accolta dalla UEFA, vide la sua nascita l’anno dopo (quelli furono anni di grande fermento, ndr): nacquero parallelamente la Coppa delle Fiere e la Coppa delle Coppe. La prima tramontò dopo pochi anni per impraticabilità (nella competizione si sfidavano le città più importanti d’Europa); stesso destino toccò nel 1994 alla Coppa delle Coppe.

La Coppa UEFA fu istituita nel 1971, sostituendo proprio la Coppa delle Fiere, ad accompagnare questa competizione in estate, fino al 2008, si è svolto il trofeo Intertoto, volto a ripescare squadre che potessero affrontare la competizione. Dal 2009 la Coppa UEFA si è trasformata in Europa League.

Proprio a testimoniare l’importanza delle due coppe: UEFA e Champions League, dal 1973, alla fine dell’estate si svolge la Supercoppa Europea, ovvero un incontro tra la vincitrice della prima competizione contro quella della seconda. Le italiane, nel corso della loro storia, hanno sempre raggiunto risultati importanti nelle coppe europee, ma, in questi ultimi anni, solo la Juventus in Champions, è riuscita a portare a casa risultati importanti, come la Finale della scorsa stagione.

L’ultima vittoria italiana in Champions League è quella dell’Inter di Jose Mourinho, nel 2010. In Europa League, invece, non si registra nessuna vittoria nostrana da quando la coppa ha cambiato nome da Coppa UEFA. Solamente il Parma, nella stagione ’98-’99 è riuscita a vincere quest’ultima competizione.

Molto spesso ci dimentichiamo che la grandezza del calcio italiano è stata costruita proprio fuori dalle nostre “mura”, oggi però ci lasciamo andare a investimenti senza fine e i grandi club si affidano al caso e non a progetti; questo porta senza dubbio a perdere credibilità all’interno del panorama internazionale e i risultati diventano sempre meno appaganti per club e Nazionale.

 

 

 

 

 




#WeeklyReport – 10 a Johan Cruijff, 5 al possibile ritiro di Ibrahimovic

VOTO 10 a Johan Cruijff, genio del calcio moderno. La notizia della morte di Cruijff ha spiazzato tutti viste le sue rassicurazioni recenti che facevano ben sperare nel suo pieno recupero. Invece quando meno te lo aspetti, la morte viene a prenderti senza un preavviso, lasciando solo il ricordo di un uomo che forse più di tutti ha impersonato il calcio moderno. Ciao Johan!
GENIO ASSOLUTO

VOTO 9 alla probabile Italia giovane che scenderà in campo questa sera contro la Germania. Finalmente verrà dato spazio a chi se lo merita e non a chi una più lunga anzianità nella Nazionale maggiore. Il tridente formato da Insigne, Zaza e Bernardeschi, conditi dalla presenza di Acerbi, Florenzi e Darmian negli altri reparti può davvero farci sperare contro i campioni del mondo? Questo non si sa, ma siamo certi che la loro freschezza e la loro voglia di fare si rivelerà fondamentale negli anni che a venire!
GIOVANE E BELLA

VOTO 8 al tacco superlativo di Jamie Vardy contro la Germania. Non poteva scegliere giornata migliore e modo migliore per segnare il primo gol con la maglia della Nazionale inglese. Hogdson freme e non vede l’ora di poter schierare la coppia Vardy, Kane al prossimo europeo e con due così la davanti viene lecito sognare. Vardy è incredibile, gioca come se stesse giocando in periferia con gli amici del bar, solo che lo fa nei vari Wembley, Stamford Bridge e Anfield, il che aumenta notevolmente il coefficiente di difficoltà!
AMAZING

VOTO 7 al tifo per argentino per Valentino Rossi. Forse solo Maradona e Lionel Messi riescono a scatenare un bagno di folla così incredibile, sta di fatto che Rossi riesce sempre a dare una carica enorme al pubblico, che sia argentino, italiano o inglese questo non cambia nulla, il Dottore è sempre il Dottore. Il calore argentino è roba da far venire i brividi sulla pelle, che si possa rivelare l’arma in più di Rossi durante il Weekend di gara?
LA GARRA ARGENTINA

VOTO 6 alle aspettative azzurre agli europei. Detto della buona uscita contro la Spagna, in Italia resta un certo scetticismo sulla partecipazione vincente della Nazionale azzurra in Francia, il ché da un lato potrebbe andar bene a tutti. Meglio non crearsi false speranze e restare con i piedi per terra, piuttosto che creare un animo generale per poi ritrovarci con un pugno di mosche in mano.
PIEDI PER TERRA

VOTO 5 al possibile ritiro di Ibrahimovic. No Ibra, questo non puoi farcelo. Ripensaci, ci sono milioni di squadre che vorrebbero averti in rosa e ci sono anche parecchi club disposti a pagarti milioni per averti. In Italia siamo poveri di campioni come te, non è che ci faresti un pensierino al ritorno nel bel Paese?
#DONTQUITIBRA

VOTO 4 a chi critica Antonio Conte dopo aver deciso di abbandonare la Nazionale. Vorremmo capire chi non avrebbe fatto la stessa cosa nei suoi panni. Pur essendo il CT più pagato, Conte si è sempre comportato alla grandissima con la Nazionale e dopo due anni passati tra richieste ai club e alla Federazione di ottenere degli stage molto più avanzati, ricevendo numerosi NO GRAZIE, Conte ha fatto semplicemente la cosa giusta decidendo di lasciare il ruolo da CT dopo gli europei. Ora tutti quanti dobbiamo sperare e tifare che le due parti si lascino tutto alle spalle al termine della competizione, magari con un trofeo in più!
CIALTRONI

VOTO 3 alla Pasqua che ogni anno ci porta via lo sport che più amiamo e che ci fa promettere una dieta che non potrà mai avere un inizio. La Pasqua per lo sportivo è come il l’apocalisse, porta distruzione e sofferenza nella speranza di giorni migliori. Ora però c’è da mettersi sotto con gli esercizi quotidiani e con una sana e rigorosa alimentazione sana. O forse è meglio iniziare domani…
PORTATRICE SANA DI CALORIE

VOTO 2 alla sicurezza dei ciclisti. Il ciclista belga Antoine Demoitié, 25enne corridore belga della Wanty-Groupe Gobert, è morto nella notte in ospedale dopo essere stato investito da una moto in seguito ad una caduta durante la classica Gent-Wevelgem. Secondo le statistiche ci sarebbero circa 3 moto per ogni corridore durante le manifestazioni ciclistiche più importanti e questo dovrebbe far riflettere. Al giorno d’oggi le automobili da Formula 1 risultano più sicure delle biciclette il ché fa capire l’evoluzione nel mondo delle corse ma soprattutto la scarsa evoluzione nel ciclismo. Ciao Antoine!
TROPPO INDIETRO

VOTO 1 all’indifferenza giornalistica nei confronti di attentati terroristici che accadono fuori dall’Europa o fuori dagli Stati che non appartengono alla cultura occidentale. Gli attentati in Pakistan, Iraq e Turchia vengono spesso considerati attentati di Serie B, dove i cittadini scomparsi contano meno di zero. L’indifferenza talvolta rende più crudeli certe stragi.
AGGHIACCIANTE