#RoadToEuro2016 – Slovacchia, la giovane e fredda Nazionale delle sorprese

Il nostro viaggio attraverso le Nazionali che prenderanno parte all’Europeo fa tappa oggi in Slovacchia, la Nazionale che domenica scorsa ha battuto i campioni del Mondo della Germania per 3-1, mica male. Pur non essendo una Nazionale dalla lunga tradizione sportiva internazionale (lo Stato si è reso indipendente solo nel 1992, mentre la Nazionale di calcio si è formata solo nel 1993), la Slovacchia sta costruendo passo dopo passo un ottima Nazionale in grado di giocarsela a viso aperto con chiunque, riuscendo ad ottenere dei buoni risultati sia in amichevole che nel torneo mondiale del 2010 dove riuscì ad eliminare i campioni in carica dell’Italia e a qualificarsi per gli ottavi di finale. Si spera siano solo altri tempi per gli azzurri. In sei anni la Slovacchia è cresciuta molto sia tatticamente che qualitativamente, candidandosi come una delle possibili rivelazioni dell’Europeo.

Marek Hamsik, autentico leader della Nazionale Slovacca

Marek Hamsik, autentico leader della Nazionale Slovacca

Nata solo nel 1993 in seguito all’indipendenza della regione slovacca dalla Federazione Cecoslovacca, la giovane nazionale ha ripreso la scia della vecchia Prima Repubblica Slovacca che disputò qualche gara tra il 1939 e il 1944, per l’esattezza 16 partite, esordendo il 27 Agosto 1939 contro la Germania, riuscendo ad ottenere una prestigiosa vittoria per 2-0. Date le circostanze belliche degli anni, la Nazionale non riuscì a disputare nemmeno una partita in un torneo internazionale venendo poi sciolta al termine della guerra andando a formare la Nazionale Cecoslovacca con la Cechia. In quella Nazionale formatasi dall’unione di due macro regioni dell’Est Europa si distinsero parecchi ottimi calciatori, andando addirittura a vincere l’Europeo nel 1976, edizione che gli slovacchi ricordano bene, visto che in quell’occasione l’ex Cecoslovacchia era composta prettamente da calciatori slovacchi. Dopo lo scioglimento della Cecoslovacchia, la Nazionale di Marek Hamsik venne riconosciuta in ambito internazionale nel 1992 ma disputò il suo primo match ufficiale solo nel 1994 andando a vincere 1-0 contro gli Emirati Arabi Uniti. I primi anni non sono stati per nulla favorevoli al calcio slovacco, tant’è che non riusci mai a qualificarsi per nessun torneo intercontinentale. La vera svolta accadde nel giugno del 2008 quando la Slovenský futbalový zväz decide di sostituire il CT della Nazionale e di affidare il ruolo di selezionatore a Vladimír Weiss. La “rivoluzione silenziosa” di Weiss porta alla luce il talento dei calciatori slovacchi che iniziano a seguire la disciplina imposta dal neo CT. Weiss non è di certo l’ultimo arrivato per gli Slovacchi, avendo vinto due campionati e due coppe nazionali e vantando numerose presenze in campionato sai da calciatore che da allenatore. Il nuovo CT impone la propria presenza nello spogliatoio della Nazionale, arrivando a raggiungere la prima storica qualificazione ad un Mondiale per la Nazionale Slovacca. La Coppa del Mondo in Sudafrica del 2010 non sarà semplice da affrontare vista il girone ostico composto da Nuova Zelanda, Paraguay e Italia, al tempo squadra campione del Mondo in carica. Contro ogni pronostico gli Slovacchi riescono nell’impresa di battere l’Italia ed assicurarsi il passaggio del turno a discapito dei neo zelandesi. L’eliminazione da parte dei futuri finalisti dell’Olanda agli ottavi di finale, non macchierà il prestigio di questa giovane Nazionale, pronta a scalare la classifica generale a suon di grinta e tenacia. Purtroppo però nei successivi tornei internazionali la Nazionale Slovacca non riesce a centrare l’obbiettivo della qualificazione facendo saltare i piani della Federazione di calcio.

Marin Skrtel, difensore del Liverpool e della  Nazionale Slovacca

Martin Skrtel, difensore del Liverpool e della Nazionale Slovacca

Si decise dunque di cambiare nuovamente Commissario tecnico (dopo che Weiss lasciò l’incarico nel 2012, la Federazione puntò sulla coppia composta da Michal Hipp e Stanilav Griga), scegliendo come nuovo CT, Jan Kozak, ex allenatore del Kosice con il quale ottenne la prima storica qualificazione di una squadra slovacca alla fase a gironi della Champions. Proprio come Weiss, Kozak riesce a imporsi all’interno degli spogliatoi, affidandosi a Marek Hamsik come collante tra lui e la rosa scelta. In pochi anni riesce a compattare un gruppo che sembrava perso, portando delle novità e inserendo calciatori giovani che diano il giusto guizzo in più ad ogni partita. Il lavoro di Kozak piace molto in patria, ma soprattutto da i frutti, centrando in pochi anni la seconda storica qualificazione ad un torneo internazionale, questa volta però si tratta di un Europeo. Piazzandosi come seconda nel girone, dietro solo alla Spagna e riuscendo nell’impresa di mettersi dietro l’Ucraina, la Slovacchia accede agli europei con il solito scetticismo ma con la consapevolezza di avere un gruppo solido e compatto che potrà creare molti problemi alle migliori nazionali continentali. Testa bassa, cuore, sacrificio e duro lavoro sono le basi su cui ha puntato Kozak per far crescere la Nazionale tatticamente e caratterialmente, ottenendo degli ottimi risultati da entrambe le parti. In difesa ha riportato l’ordine e la gerarchia, riportando al centro del progetto la colonna del Liverpool, Martin Skrtel. Procedendo a fari spenti, Kozak ha convocato i migliori calciatori senza guardare la carta d’identità. Tra le file dei slovacchi troviamo infatti un mix di giovani e “vecchi”, a conferma dell’ottimo gruppo formato dal CT slovacco. Tra i giovani talenti della Slovacchia ci sono da segnalare alcuni calciatori dal brillante futuro come Milan Skriniar difensore della Sampdoria, Ondrej Duda, esterno offensivo del Legia Varsavia e Patrik Hrosovsky del Viktoria Plzen. Oltre a questi giovani talenti, bisognerà guardarsi le spalle dalle stelle della Nazionale, uno su tutti Marek Hamsik, centrocampista del Napoli reduce dallo strepitoso gol in amichevole contro la Germania, amichevole dove è andato a segno anche una altra stella “italiana” come Juraj Kucka, centrocampista del Milan. Ultimo della lista è il difensore del Liverpool, Martin Skrtel, centrale vecchio stampo che non tira mai indietro la gamba e che si tramuta in vera arma letale durante i calci piazzati. L’intelligenza e la pacatezza di Kozak miscelata alla grinta e alla tenacia dei calciatori posso rappresentare la ricetta giusta per un campionato europeo di tutto rispetto, ma occhio alle sorprese!




#Goal&Cash – Champions League, edizione 2015-2016 la più ricca di sempre

La Uefa Champions League del 2016, appena finita con la vittoria del Real Madrid sull’Atletico nella finale è stata l’edizione più ricca del trofeo. Nel 1992 la competizione smise di chiamarsi Coppa dei Campioni e da allora, con l’ingresso di ricchi sponsor ogni edizione ha registrato aumento di introiti, in tutto questo i diritti tv sicuramente hanno rappresentato una parte importantissima del giro d’affari.

Nel triennio 2015-2018 è previsto un aumento del 34% dei ricavi dalla Champions e oltre un 20% dall’Europa League.

L’incasso totale della UEFA in questa stagione supera i 2,2 miliardi di euro, ora si provvederà alla distribuzione dei guadagni ai club che hanno partecipato alle due competizioni.

La vittoria della coppa ha portato al Real 15 milioni, solo considerando la finale di Milano, complessivamente saranno oltre 30 i milioni guadagnati dalla squadra di Florentino Perez.

Anche per le italiane i soldi in ballo sono di più, considerando anche gli 11 milioni incassati dalla Lazio; la Juventus logicamente rimane la squadra con il maggior guadagno data le migliore prestazione e il piazzamento nel girone.

Le spagnole sono le squadre che nel corso dell’anno hanno preso più premi in base ai piazzamenti sempre al vertice, culminati con la finale tutta spagnola di qualche giorno fa.

Alcuni anni fa celebravamo una finale tutta italiana e ai soldi si poteva non fare attenzione nel nostro calcio, oggi dobbiamo contare gli spiccioli che la federazione assegna alle nostre squadre per sperare nella competitività per scalare le classifiche UEFA. Il quarto posto in Champions nel giro di qualche anno deve essere riconquistato per il nostro calcio che rischia ancora una volta di essere declassato.




#RoadToEuro2016 – Russia, dalla rivoluzione all’integrazione

Rivoluzione. Questa parola potrebbe stonare affianco al nome della Russia, da sempre legata a valori tradizionali e poco incline al cambiamento in generale, ma quanto accaduto negli ultimi anni a livello sportivo sa di vera e propria rivoluzione a 360°. Nonostante la Russia sia divisa tra questioni sociali, politiche, militari e sportive, ricordando che saranno i prossimi ad ospitare il Mondiale di Calcio, gli ex Sovietici stanno provando a cambiare le rigide e ferree leggi amministrative e morali, integrando chi, pur non essendo nato in Russia, si considera o vive da qualche anno nel vasto territorio ricoperto perlopiù da neve e ghiaccio. Questo perché lo sviluppo sportivo di una Nazione passa anche da qui e se sono riusciti a capirlo in Russia, dove di solito mantengono un idea molto più Nazionalista che negli altri Stati, allora si può parlare di vera e propria rivoluzione.

Leonid Sluckij, CT della Nazionale Russa mentre abbraccia Roman Širokov

Leonid Sluckij, CT della Nazionale Russa mentre abbraccia Roman Širokov

Il fatto più eclatante e più significativo della storia calcistica Russa, porta il nome di Leonid Sluckij, attuale CT della Nazionale che, attraverso il permesso delle più alte cariche dello Stato, ha deciso di selezionare il difensore centrale dello Shalke 04 Neudstader, nato in Ucraina ma di passaporto tedesco e il portiere della Lokomotiv Moska, Guilherme Marinato, nato in Brasile ma naturalizzato Russo ad inizio anno. La cosa potrà sembrare normale sia per gli “occidentali”, ma se pensiamo che Guilherme è stato il primo “non russo” ad esordire in Nazionale, possiamo tutti constatare che siamo giunti a qualcosa di epocale e storico. Questo dovrebbe essere solo l’antipasto della rivoluzione Russa, che amplierà i suoi orizzonti e cercherà di naturalizzare i vari calciatori stranieri presenti nel campionato russo, concedendo al CT di selezionare al meglio i calciatori in vista del Mondiale casalingo del 2018. Ora bisognerà valutare l’integrazione dei due neo russi che prenderanno parte alla selezione nazionale agli europei in Francia, ma su questo non ci dovrebbero essere grossi problemi. Ma come ci si è arrivati ad un così drastico cambiamento? La sensazione che si ha è quella che le alte cariche della Federazione Russa, abbiano capito e imparato l’importanza dell’integrazione, proprio durante la fase a gironi per le qualificazioni ai campionati europei. L’esempio è stato servito da chi è riuscito a dominare il girone dei russi attraverso numerosi calciatori “oriundi”: l’Austria. Staccare nettamente gli ex Sovietici con 8 punti di vantaggio non è roba da tutti e se consideriamo che tra le altre squadre hanno dovuto affrontare anche la Svezia, bisogna solo dar merito alla strepitosa cavalcata austriaca, culminata con il primo posto e senza sconfitte. Questo ha messo in guardia i russi che hanno subito colto l’occasione per guardarsi attorno e scegliere, almeno inizialmente, alcuni calciatori da poter integrare nel roster della Nazionale, ponendo fine a quelle rigide regole che imponevano al CT di dover convocare solo calciatori nati e cresciuti in Russia. Dunque la qualificazione agli europei è giunta grazie al secondo posto (non del tutto scontato) nel Gruppo G delle qualificazioni, finendo per 2 punti sopra la Svezia di Ibrahimovic. La vittoria dei russi nel girone sembrava assai scontata e la vittoria per 4-0 contro il Liechtenstein, aveva aumentato le chance di vittoria. I russi però non avevano fatto i conti con quelle outsider che ad ogni partita si giocano il tutto e per tutto, infrangendo i loro sogni di gloria anticipata contro i muri eretti da Svezia, Moldavia e Austria, rispettivamente andando a pareggiare per 1-1 contro gli svedesi e i moldavi e andando addirittura a perdere contro gli austriaci. Questo forse è stato il primo campanello di allarme che ha scosso l’animo de russi che riescono a portare a casa i 3 punti nelle successive gare contro Svezia, Montenegro (la partita di andata è stata vinta a tavolino dai russi per via del lancio di oggetti in campo da parte dei Montenegrini), Liechtenstein e Moldavia riuscendo a strappare così il pass per la Francia.

Artëm Dzjuba, attaccante della Nazionale Russa

Artëm Dzjuba, attaccante della Nazionale Russa

Unica pecca resta la duplice sconfitta per 1-0 contro gli Austriaci, da cui, si spera, hanno imparato l’importanza dell’integrazione e della programmazione. La semifinale ottenuta nel 2008 sembrerebbe un utopia al giorno d’oggi, ma la qualificazione ai quarti di finale potrebbe essere alla portata dei russi, ma solo nel caso in cui riusciranno a giocarsi a pieno le loro carte. La possibile sfida contro l’Ucraina dopo la fase a gironi del torneo, potrebbe rivelarsi una spinta in più per i Russi, visti i rapporti non particolarmente idilliaci tra i due stati, ma questi sono fatti che non dovrebbero centrare nulla con il calcio. La vittoria del Cska Moska in campionato conferma l’egemonia delle solite squadre nel campionato russo, infrangendo i sogni di gloria del Rostov, il Leicester di Russia che ha visto sfumare il titolo nelle ultime battute del campionato. Vince nuovamente il Cska, vince nuovamente Leonid Sluckij, allenatore della squadra di Moska e CT della Nazionale russa. Sluckij è un allenatore esperto e vincente visti i successi ottenuti proprio con il Cska (3 Campionati Russi, 2 Coppe di Russia e 2 Supercoppe), ma sul campo internazionale non ha mai avuto degli exploit incredibili, riuscendo a portare la squadra di Moska ai quarti di finale di Champions League nel 2009. Molto stimato in patria per il suo temperamento da sergente di ferro e per il suo talento, Sluckij ha iniziato la sua carriera da allenatore nel 2000 passando da qualche squadra di livello inferiore per poi approdare prima al Cska e poi alla Nazionale, accettando il doppio incarico di CT e Allenatore. Le scelte di Sluckij sono state ponderate e di stampo Cska, portandosi con se il blocco solido dei veterani russi quali, Igor Akinfeev, Alexey e Vasily Berezutskiy, Sergey Ignasevich, Georgi Schennikov, Alexander Golovin e Roman Shirokov. In totale sono 7 calciatori del Cska su 23 che prenderanno parte all’Europeo, confermando la predominanza dei calciatori rossoblu nella compagine Nazionale. Da tenere sott’occhio ci sono sicuramente Guilherme, Neudstader, Denisov, Mamaev e Smolov. La stella è sicuramente l’attaccante dello Zenit, Artem Dzyuba, esploso quest’anno con Villas-Boas. Non sarà una Nazionale che mira alla vittoria, ma la rivoluzione russa è appena iniziata e l’Europeo potrà rivelarsi una vera rampa di lancio per il futuro della nazionale Russa.




#UnCalcioAllaStoria – Tra calcio e pubblicità: storie di ordinaria magia

Siamo in periodo di Europei di calcio e vicinissimi alla finale di Champions League, da sempre questi grandi eventi sono stati accompagnati da grandi dosi di promozione, oggi in #UnCalcioAllaStoria parleremo della pubblicità nel calcio.

Le prime campagne pubblicitarie della storia furono fatte a Parigi, sul finire del secolo scorso, uno dei primi grafici fu il celebre Toulouse Lautrec che con La Goulue preparò la prima locandina per il non ben frequentato Moulin Rouge.

Proprio sotto l’ispirazione del primo artista, Pierre Bonnard cominciò anche lui a preparare pubblicità per questo tipo di locali. In questo articolo non parleremo dell’impatto di questa “invenzione” nel calcio e nei media ma daremo una breve panoramica sulle più toccanti dal punto di vista sportivo.

Non si può non partire dal capolavoro di Alejandro G. Iñarritu diretto per la Nike. Un capolavoro realizzato per i Mondiali 2010, in quello spot ci sono proprio tutti da Ronaldo a Rooney, passando per il nostro Fabio Cannavaro.

Sempre la Nike per i mondiali del ’98 aveva già fatto notizia con uno spot insieme alla nazionale brasiliana dentro l’aeroporto di Londra. Sulle maglie delle squadre gli sponsor campeggiano grazie alla trovata di Günter Mast, che mise davanti alle casacche dell’Eintracht Braunschweig lo stemma dello Jägermeister. In Italia le sponsorizzazioni furono consentite dal 1978, la prima fu la Lanerossi di Vicenza ad esibire uno stemma.

La Carlsberg per i Mondiali 2002 aveva fatto arrivare l’Irlanda sul tetto del mondo: nello spot trascinati dalle magie di Robbie Keane, di Kinsella, di Harte e di tutti gli altri, la nazionale irlandese batte tutti gli avversari e sale sul tetto del mondo. Solo sul finale si scoprirà che è tutto un sogno.

La Nike forse ha realizzato quello più bello di sempre e con un tasso di “deliquenza” niente male, in The Cage Erik Cantona organizza le partitelle nella gabbia, in pieno periodo Fifa Street tutti i tifosi rimasero colpiti da Crespo e compagni impegnati nella memorabile pubblicità.

L’ultima perla con cui chiudiamo la nostra rubrica è quella proposta dal Banco del Cile per i Mondiali 2014, noi non vogliamo dirvi nulla su questo spot ma correte a vederlo, il quoziente di epicità è unico, una vera perla nel suo genere. Se per un cileno niente è impossibile, forse anche i pubblicitari si sono attrezzati per fare miracoli.




#Goal&Cash – Real Madrid, secondo Forbes è la squadra che vale di più

Il Real Madrid, per l’undicesima stagione consecutiva, è in cima alla classifica delle società di calcio più ricche del pianeta. Rispetto allo scorso anno ha un valore del 12% in più, la squadra madrilena vale 3,65 miliardi di dollari.

Le spagnole come ogni anno comandano queste classifiche, subito dopo la squadra di Madrid infatti si posiziona il Barcellona, con un valore di 3,55 miliardi di dollari.

Calcio e Finanza ha messo in luce come il Barcellona supererà tra qualche anno il Real grazie all’investimento di 400 milioni sul Camp Nou.

Dopo le prime due squadre della liga, inizia uno strapotere assoluto della Premier: al terzo posto troviamo il Manchester United, al sesto l’altra squadra di Manchester: il City. Il Chelsea punta ad un aumento di ricavi con il rinnovamento di Stamford Bridge e l’ultima della Top Ten è il Tottenham che quest’anno, pur arrivando in seconda posizione, si è dimostrata una squadra molto strutturata in Premier.

Non solo Spagna e Inghilterra: al quarto posto si inserisce il Bayern Monaco con un valore vicino ai 2,7 miliardi e al nono posto la Juventus, dall’alto dei suoi 1,3 miliardi di valore è l’unica squadra italiana nelle prime posizioni.

Per trovare altre italiane bisogna vedere le posizioni dalla 10 alla 20, dove si trovano: Milan, Inter, Roma e Napoli.

La differenza tra il nostro campionato e gli altri, come spesso abbiamo fatto notare in questa rubrica è abbastanza marcata, la Juventus porta in alto la nostra bandiera ma rimane ancora leggermente lontana da quelle prime posizioni forse irraggiungibili.




#UnCalcioAllaStoria – Una Coppa Italia tutta da scoprire

Oggi, nonostante non sia mercoledì, pubblichiamo una puntata speciale di Un Calcio Alla Storia sulla Coppa Italia, visto che questa sera allo Stadio Olimpico di Roma si svolgerà la finale della competizione. Ad incontrarsi sono Milan e Juventus, ai rossoneri di Brocchi una vittoria servirebbe per accedere in Europa League, la Juventus vincendo conquisterebbe l’ennesimo trofeo nazionale.

Queste due squadre si sono incontrate tante volte nella competizione, tuttavia il record di incontri in finale è dato da Inter e Roma che si sono sfidate nella partita finale ben 4 volte.

I bianconeri hanno il record di vittorie nella competizione (10 vittorie) e proveranno con tutte le forze ad imporsi nuovamente.

Il double nazionale, si è verificato in otto occasioni: tre volte con la Juventus, nel 1959-1960, nel 1994-1995 e nel 2014-2015; due per l’Inter, nel 2005-2006 e nel 2009-2010; si è verificato una sola volta per Torino nel 1942-1943, Napoli nel 1986-1987 e Lazio nel 1999-2000.

Il giocatore con il maggior numero di finali giocate consecutivamente è Goran Pandev grazie al suo passaggio tra Lazio e Inter.

Roberto Mancini è l’uomo con più presenze da giocatore, anche da allenatore non ha scherzato, ben 120 sono le partite giocate. È anche il giocatore che ne ha vinte di più, sono sei tra Lazio e Sampdoria.

Il Milan ha collezionato nella sua storia 5 vittorie e ben 7 secondi posti, nella serata di oggi sapremo se la Juventus avrà superato il suo record o sei il Milan avrà preso coppa e posto in Europa League, ad oggi occupato dal Sassuolo, in qualunque caso buona partita e speriamo di non vedere più scontri in queste occasioni di festa per il nostro calcio.




#RoadToEuro2016 – Svezia, gli scandinavi guidati da Ibrahimovic

Si scrive Svezia, si legge Ibrahimovic. Non ci sono dubbi che la nazionale scandinava dipenda interamente dalle prestazione del calciatore ormai ex PSG, come del resto tutte le squadre dove ha militato la Leggenda Zlatan, come ama definirsi lui stesso. Oggi però andremo ad analizzare nel dettaglio il movimento calcistico svedese, la parte nascosta di quel calcio oscurato dall’ingombrante presenza di Ibrahimovic. Senza alcun dubbio, gli scandinavi hanno subito un incremento formidabile dal punto di vista mediatico da quando Ibra si è consacrato nel calcio mondiale, diventando il simbolo dei gialloblu, contribuendo alla crescita dal punto di vista sportivo e non. Gli svedesi saranno i nostri avversari durante la fase a gironi del torneo continentale, un pericolo in più da affrontare e da battere per ottenere il pass alla fase successiva della competizione.

Zlatan Ibrahimovic, vera leggenda del calcio svedese

Zlatan Ibrahimovic, vera leggenda del calcio svedese

La storia del calcio definisce la nazionale gialloblu una compagine da sempre ostica e con un bagaglio storico-tradizionale di prestigio. Tradizionalmente una delle Nazionali di calcio più costanti e, valide al mondo, con undici partecipazioni ad un Mondiale, quattro piazzamenti tra i primi quattro posti e cinque partecipazioni ad un Europeo, dove ha ottenuto quale migliore risultato una semifinale. Durante la partecipazione al mondiale del 1958 e all’Europeo del 1992, la Svezia è riuscita ad ottenere rispettivamente una Finale e una semifinale, giocando entrambe le competizioni da Paese ospitante. Patria di quei pennelloni che concentrano tutte le loro forze sul fisico e sulla potenza muscolare, la Svezia annovera tra le loro file , numerosi calciatori che hanno lasciato il segno nel calcio Mondiale, come ad esempio Gunnar Nordahl, Gunnar Gren, Glenn Peter Strömberg, Henrik Larsson, Andreas Isaksson, Fredrik Ljungberg, Zlatan Ibrahimovic. Per non parlare della scuola svedese degli allenatori che ottiene l’apice con Sven-Göran Eriksson e che adesso prova a risalire la china con Lars Lagerbäck, attuale CT dell’Islanda e vero condottiero dei Vichinghi nordici. Di certo questi personaggi non passano inosservati agli addetti ai lavori ma nonostante questa grande schiera di calciatori e allenatori, la Svezia non sta attraversando un periodo idilliaco, complice anche la difficile gestione dei tifosi svedesi che talvolta sfociano in episodi non gradevoli come quello accaduto di recente a Tobias Sana, ex centrocampista dell’Ajax, cresciuto nel Goteborg ma che ora gioca nel Malmo. Sana non gode del rispetto dei suoi ex tifosi, tant’è che al minuto 78′ della partita tra Goteborg e Malmo, gli viene lanciato un petardo mentre il calciatore stava effettuando il riscaldamento. La reazione non si fa attendere e il centrocampista si scaglia contro i suoi ex tifosi, lanciando la bandierina del calcio d’angolo all’indirizzo dei sostenitori del Goteborg. Partita sospesa e calciatore allontanato dalla zona. Purtroppo questi episodi non passano inosservati ai calciatori svedesi che preferiscono scegliere campionati europei piuttosto che vedersi infierire costantemente durante le normali partite di campionato. D’altra parte però, c’è una parte del calcio svedese che ridimensiona il concetto di calcio aggressivo e potente, mettendo lo sport al servizio della comunità. Nella città di Goteborg, il calcio è servito per ridare vita ad un vecchio carcere e a trasformarlo in centro sportivo e culturale dove a Febbraio si è disputata la partita amichevole tra Qviding e Tvååkers, terminata sul 1-1. Il carcere in questione si chiamava Härlanda Fängelse mentre a partire dal 2007 viene riconosciuto con il nome di Kulturhuset Kåken, letteralmente “Casa di cultura Galera” che inizialmente è partito come un esperimento ma che di li a poco si è tramutato un vero e proprio centro culturale e sportivo, grazie anche all’approdo del Qviding. Ora la squadra svedese si allena e prepara le partite nel vecchio carcere, concedendo anche una piccola parte della struttura all’accoglimento di profughi minorenni non accompagnati, fra le migliaia che hanno raggiunto Göteborg e la Svezia durante gli ultimi mesi.

La compagine scandinava mentre celebra un gol

La compagine scandinava mentre celebra un gol

Dunque il calco in Svezia nonostante gli alti e bassi riesce sempre a trovare il modo per proseguire nella giusta direzione, un po come ha fatto la sessa nazionale svedese durante le qualificazioni all’europeo, arrivata grazie alla vittoria contro la Danimarca nel doppio confronto dello spareggio qualificazione. Inutile dire che anche in quell’occasione Ibrahimovic si è rivelato un tassello fondamentale per la vittoria finale. Attualmente la Svezia occupa la 36° posizione nel Ranking FIFA, avvicinandosi al record negativo che risale al Marzo 2015, ottenendo la 45° posizione in classifica. Nonostante questo la squadra guidata da Erik Hamrén, gode ancora di un certo rispetto in campo internazionale, vista l’imprevidibilità dei gialloblu. Hamrén conosce il vero potenziale della sua squadra a cui manca indubbiamente una coesione a livello umano che possa fargli fare il salto di qualità. Ecco perché le sue scelte puntano a far coesistere gente della vecchia guardia come Isaksson, Granqvist, Lustig, Larsson, Källström, Berg e Ibrahimovic con i ragazzi della nuova scuola svedese come Calgren, Augustinsson, Jansson, Lindelöf, Hiljemark, Lewicki e Guidetti, tutti pronti a prendere in mano la nazionale scandinava nel prossimo futuro. La coesione tra questi due gruppi sarà fondamentale non solo per il cammino europeo ma anche per gettare le basi per la nuova nazionale svedese che dovrà centrare ad ogni costo la qualificazione al Mondiale in Russia del 2018. Tanto agonismo e poca lucidità non basterà ai gialloblu per passare il girone, dovendo affrontare Belgio, Irlanda ma soprattutto Italia, che affronterà gli svedesi col dente avvelenato dopo l’eliminazione subita nell’Europeo del 2004 per mano proprio del presunto biscotto tra Danimarca e Svezia. Brucia ancora. Ma la verità è che quell’Italia non fece molto per evitare il rischio del biscotto e forse uscì meritatamente.  La direzione è quella giusta ma tutto passerà da questa rassegna continentale cui vedrà la Svezia cimentarsi per la prima volta contro l’Irlanda il 13 Giugno prossimo, li vedremo di che pasta sono fatti i gialloblu di Hamrén.




#UnCalcioAllaStoria – Milan verso i cinesi: storie di vendite societarie

La famiglia Berlusconi ha firmato l’esclusiva che impegna Fininvest a trattare con la cordata cinese interessata al club rossonero. Nel corso della storia di questo sport sono state tante le cessioni di grandi club tra varie famiglie e oligarchi, dal passaggio molto recente dell’Inter dalla famiglia Moratti a Thohir a quello che in questi mesi potrebbe avvenire.

Uno dei più significativi è arrivato in Inghilterra, con il passaggio del Chelsea ad Abramovich che nel 2003 acquistò la squadra di Londra.

I londinesi vissero un grande periodo tra il 60 e il 70, tuttavia dopo l’acquisizione del magnate russo le cose, in particolare dal punto di vista economico, sono andate alla grande.

Il proprietario ha speso come nessun altro, in Europa il palmares rimane ancora poco sostanzioso, l’unico che è riuscito a portare la Champions a Stanford Bridge è Di Matteo che aveva preso il posto di Carlo Ancellotti.

In Italia oltre al già citato passaggio dell’Inter, una squadra appena risalita in A ha trovato la gloria grazie ad un patron tutto italiano.

Tommaso Giulini arrivò dopo la disastrosa gestione di Cellino: nel giugno 2014 avviene il passaggio, per conto del gruppo Fluorsid, il 100% del pacchetto azionario del Cagliari Calcio, rilevandolo da Massimo Cellino. Dopo una doppia esperienza di Zeman sulla panchina la squadra sarda si è trovata per un anno nel purgatorio della B, risalendo con grande forza per la prossima stagione.

In queste settimane il passaggio di proprietà più chiacchierato e anzi quasi rispolverato è stato quello del Leicester, dopo la formidabile vittoria della Premier avvenuta contro ogni pronostico.

I campioni d’Inghilterra sono guidati da un Thailandese che ha portato, con enorme rispetto per le credenze dei giocatori, anche dei monaci buddisti che ogni settimana curavano la salute spirituale della squadra.

I cambi di proprietà se fatti con criterio possono portare a grandi benefici, ma ci sono anche casi molto tristi per il calcio e in particolare per quello italiano, alcune settimane fa ad esempio abbiamo ricordato il caso Parma, che attraverso un cambio affrettato e avventato è stato costretto a ripartire dalla D.

Noi amanti del bel calcio e di Radio Goal vogliamo credere nelle belle storie come quella del Leicester e speriamo sempre in un calcio pulito fatto da imprenditori seri amanti del gioco e dello spettacolo.




#PolvereDiStelle – Eddy Merckx, il “Cannibale”

Nei giorni in cui l’Italia si tinge di rosa per il passaggio della novantanovesima edizione del Giro d’Italia, vogliamo celebrare nella rubrica dedicata alle stelle, uno dei campioni più grandi, se non il più grande in assoluto del ciclismo, ovvero il belga Eddy Merckx, il Cannibale della bici.

Non potevamo scegliere giorno migliore per celebrarlo, in quanto il 18 maggio del 1978 Merckx si ritirò dalla carriera professionistica di ciclista, dopo aver vinto innumerevoli gare, rimanendo ad oggi il ciclista più vincente della storia.

Édouard Louis Joseph Merckx, detto Eddy, è nato il 17 giugno del 1945, in una piccola cittadina del Belgio. In una Europa che si stava appena risvegliando dopo gli orrori della seconda guerra Mondiale, In una famiglia non benestante, Eddy si appassionò subito agli sport, praticando prima il calcio e poi la boxe. Ma si innamorò della bici grazie ad un campione belga, che morì prematuramente.

Eddy iniziò così a correre e fin da giovanissimo il mondo intero capì che di fronte a sè aveva un campione immenso. Fortissimo a cronometro, potente in salita, veloce in volata, Merckx era un corridore fenomenale e completo, che poteva ambire non solo alle vittorie delle grandi corse a tappe, ma anche alle classiche di un giorno con arrivi veloci.

Ed effettivamente, Merckx ottenne tutto questo. Nel suo palmarès vanta la vittoria di 5 Tour de France, dal 1970 al 1975. Fu eguagliato solo da altre leggende come Jacques Anquetil, Bernard Hinault e Miguel Indurain (sarebbe stato superato da Lance Armstrong che ne vinse 7 ma come saprete i suoi Tour de France sono stati revocati perchè risultato positivo al doping). Stesso numero dei giri d’Italia conquistati, ben 5, impresa successa solo al “campionissimo” Fausto Coppi e Alfredo Binda. Vittorioso anche una volta in una Vuelta a Espana, ma lo stesso cannibale rivelò che la corsa iberica era troppo semplice e non vi partecipò più.

Nei grandi giri, dunque fece segnare vittorie epiche, anche come numero di tappe vinte, ben 59 tra Tour e Giro, detiene il record di giorni in maglia gialla, 111, e di maglie rosa, ben 77. Un fuoriclasse immenso, ma come detto non solo nelle gare a tappa.

Per tre anni di fila ha ottenuto la vittoria Giro-Tour, impresa riuscita a pochissimi, ma solo per un anno, vedi Gimondi e l’indimenticabile Pantani, senza scomodare i vari Coppi, Bartali, Hinault, Indurain, Anquetil, Contador.

Anche nelle classiche e nelle corse di un giorno e nelle cronometro, Merckx era fenomenale. Vanta il successo in tutte le cinque classiche monumento (7 Milano-San Remo,2 Giro delle Fiandre, 3 Parigi-Rubaix, 5 Liegi -Baston Liegi ,2 giro di Lombardia), 4 Freccia Vallone, 5 Amstel Gold Race, 4 volte campione del mondo su strada e 2 a cronometro. A Merckx manca solo l’oro olimpico, al quale però, non ha particolarmente mai tenuto più di tanto.

Non solo, ma Merkx detiene il record dell’ora dal 1972 al 2000, quando fu battuto dal britannico Boardman. Attualmente tale record appartiene a Sir Bradley Wiggins, che lo stabilì nel 2015; Merckx conta anche  la vittoria dei mondiali su pista e di corsa ad inseguimento. In carriera vanta , su  1800 competizioni ben 566 vittorie, record imbattibile da chiunque altro. Da qui il soprannome “cannibale”, perchè il belga non lasciava neanche le briciole agli avversari.

Lo scorso anno, il fuoriclasse belga ha festeggiato 70 anni. A lui sono titolate tante strade in Belgio, fermate auto e metro, ma anche arrivi di montagna sia al Giro che al Tour. Ritiratosi dal mondo delle corse nel 1978, Eddy per una quindicina d’anni è stato anche CT della nazionale belga, per le prove olimpiche e mondiali e sotto la sua guida il Belgio ha vinto 3 medaglie d’oro ai mondiali e 2 alle olimpiadi.

Merckx ha anche fondato una casa di costruzione di biciclette, la Eddy Merckx Cycles, che ancora oggi fornisce esemplari ai corridori professionistici, in Team come Quickstep, Telekom, Sky.

Ad oggi, Merckx è lo sportivo più grande della storia del Belgio, il ciclista più forte di sempre e un esempio esemplare di sport. Alle soglie dei 71 anni, che compirà a giugno, Merckx è un’icona indelebile dello sport.

 

 




#WeeklyReport – 10 a Max Verstappen, 9 all’incredibile stagione della Juventus

VOTO 10 a Max Verstappen. Predestinato, l’unico aggettivo che definisce questo strepitoso pilota che al suo esordio in Red Bull (fino a 2 settimane fa era alla Toro Rosso), vince con distacco davanti alle due Ferrari. Chi pensava che un ragazzino di 18 anni non potesse reggere la pressione di guidare per una scuderia affermata, beh ovviamente non conosceva Max, ragazzo di ghiaccio che si sta affermando sempre di più come un robot. Il padre, anche lui ex pilota, ha dichiarato che a volte teme di aver costruito una macchina e non un figlio.
MAGNIFICO

VOTO 9 alla Juventus. Pur non avendo centrato l’obbiettivo Champions, la Juve è cresciuta in maniera straordinario durante quest’anno, molto di più rispetto all’anno precedente. Chi pensava che senza Tevez, Vidal e Pirlo la Juve avrebbe toppato alla grande, si sbagliava di grosso. I bianconeri sono stati capaci di una rimonta incredibile mai vista in Serie A, dando prova della solidità societaria e calcistica che le ha permesso di entrare nella storia e vincere per la 5° volta consecutiva lo scudetto. Lo Stadium si sta rivelando un’arma incredibile ma la vera arma in più si chiama Max Allegri, il più grande rimpianto del Milan.
SUPERLATIVI

VOTO 8 al Sassuolo. Dopo questa annata i Neroverdi verranno ricordati sia per la qualità messa in campo, sia per le scelte societarie che mirano alla valorizzazione dei talenti italiani. Forse non c’è nessuna squadra oltre gli emiliani ad esprimere un bel gioco con dei calciatori così giovani e poco sconosciuti. Di Francesco ha costruito una grande squadra capace di sorprendere e regalare delle emozioni incredibili, coronate con la storica qualificazione in Europa. Ora bisognerà vedere cosa riuscirà a fare il Milan contro la Juve e tutto dipenderà da quel risultato. Comunque vada, Di Francesco e il Sassuolo hanno creato qualcosa di veramente incredibile!
INTERNAZIONALI

VOTO 7 al Napoli. Forse nessuno si sarebbe aspettato un’annata così emozionante per il Napoli, ma Maurizio Sarri ha rivoluzionato il concetto di calcio nella città partenopea, inserendo allo stesso tempo innovazione e capi saldi della vecchia guardia. Sarri non ha soltanto battuto ogni record preesistente per gli azzurri ma ha fatto si che Higuain segnasse 36 gol in campionato, riuscendo a battere il record di della Serie A a 20 squadre che fu realizzato da Gunnar Nordhal nel lontano 1950. Record su record. Peccato che questo non sia servito a molto nella corsa scudetto, visto che la Juve è riuscita a compiere un autentico miracolo. Chissà che la prossima stagione non riescano a realizzare il sogno che tutti i tifosi napoletani sperano si realizzi.
RIVOLUZIONARI

VOTO 6 all’Inter. Contro ogni previsione, la squadra allenata da Mancini è riuscita ad arrivare in testa al campionato prima della sosta natalizia, precipitando in un baratro senza fine dopo la sconfitta contro il Sassuolo. L’involuzione dei Nerazzurri ha si sorpreso ma ha anche confermato i timori dei tifosi interisti che conoscevano da tempo il reale valore della squadra di Erik Thohir. La speranza coltivata nelle prime giornate ha dato vita ad un campionato entusiasmante fino alla fatidica sosta natalizia, culminando con il 4 posto in campionato. Paradossalmente, l’Inter della prima parte di stagione riusciva vincere pur non giocando bene, mentre nella seconda parte la squadra di mancini ha subito un evoluzione dal punto di vista qualitativo e un involuzione sul piano dei risultati. Può essere una stagione di ripartenza ma bisognerà valutare attentamente i calciatori per il futuro.
UP & DOWN

VOTO 5 alla Fiorentina. Come l’Inter i viola hanno subito un involuzione incredibile culminata con la 5° posizione in campionato. Il gioco proposto dalla squadra di Sousa ha cambiato tutte le certezze del calcio italiano, costringendo gli avversari ad adattarsi al possesso e alla costruzione di gioco dei viola. Tuttavia, dopo aver analizzato attentamente il gran gioco della Fiorentina, ogni singola squadra di Serie A è riuscita ad assorbire e a capire ciò che i viola cercavano di esprimere, adattandosi a loro volta e bloccando quasi tutti i tentativi di attacco della squadra toscana. La base c’è e si sente, ma forse con qualche rinforzo a gennaio, i viola avrebbero potuto fare qualcosa di più.
DISCONTINUI

VOTO 4 all’Udinese. Essendo abituati a vedere i bianconeri a lottare per posizioni ben più importanti, forse ci è sembrato strano trovare la squadra friulana tra le compagini che lottavano per non retrocedere. L’unica sensazione che si ha è che la società dei Pozzo abbiano pensato più al completamento dello Stadio Friuli (un gioiellino molto importante per il calcio italiano), lasciando perdere la società di calcio e gestendo male sia gli arrivi che le partenze. Mettiamoci anche qualche pizzico di sfortuna in più ed ecco che i friulani hanno dovuto lottare per la salvezza fino all’ultima giornata, terminando la stagione con un punto in più dal Carpi retrocesso in Serie B. Questa non è decisamente la zona di competenza dell’Udinese.
DELUDENTI

VOTO 3 al Milan. Se per l’Udinese abbiamo usato la parola deludenti, per i rossoneri non ci sono parole per descrivere l’andamento della stagione. La confusione e il caos in società sta lentamente ledendo una squadra di calcio capace di vincere e di dominare in Europa per diversi anni. La cacciata di Mihajlovic assomiglia molto a quella di Seedorf, gli unici ad aver dichiarato le cose come stavano e gli unici ad aver subito dei torti da parte della società rossonera. Non sarà facile ripartire da questa base: urgono provvedimenti immediati e un bagno di umiltà che di questi tempi non basta mai.
NO COMMENT

VOTO 2 a Maurizio Zamparini e alla società del Palermo. La gestione disastrosa della società rosanero poteva costare cara alla squadra siciliana che grazie al miracolo di Ballardini è riuscita a salvarsi all’ultima giornata. Una cosa è certa, per il bene del Palermo Zamparini dovrebbe abbandonare la nave e vendere al miglior acquirente.
INDECENTI

VOTO 1 a Hamilton e Rosberg. Dice il detto: tra i due litiganti il terzo gode. Questa è la perfetta sintesi della situazione Mercedes in questo momento. L’incidente alla curva 3 di Barcellona ha incredibilmente messo fuori le due incredibili macchine tedesche, lasciando un vantaggio enorme alle Ferrari che sfortunatamente non sono riuscite a conquistare la vittoria. L’unica squadra che può perdere il titolo è proprio la Mercedes.
INCREDIBILI