Play-off Mondiali 2018: calendario, risultati e diretta delle partite

E’ appena cominciata una delle più importanti settimane della storia recente del nostro calcio: la nazionale italiana sarà infatti protagonisti dei play-off validi per la qualificazione ai Mondiali in Russia nel 2018, a causa del secondo posto rimediato nei gironi di qualificazioni. A fronteggiare gli azzurri ci sarà la Svezia di Jan Andersson, che è sembrato fiducioso riguardante lo stato di forma dei suoi. Ecco per voi il calendario e i risultati di tutte le partite di questi play-off verso Russia 2018.

Calendario e risultati:

PARTITE D’ANDATA:

Giovedì 9 novembre, h. 20.45: Croazia-Grecia
Irlanda del Nord-Svizzera

Venerdì 10  novembre, h. 20.45: Svezia-Italia

Sabato 11 novembre h. 20.45: Danimarca-Irlanda

 

PARTITE DI RITORNO:

Domenica 12 novembre, h. 18.00: Svizzera-Irlanda del Nord
h. 20.45: Grecia-Croazia

Lunedì 13 novembre, h. 20.45: Italia- Svezia

Martedì 14 novembre h. 20.45: Irlanda-Danimarca

 

Dove vedere le partite in tv e radio

Vi ricordiamo che le partite dell’Italia le potrete seguirle tramite la radiocronaca integrale direttamente dal nostro sito www.radiogoal24.it  o dalla nostra pagina Facebook dedicata. I match degli azzurri saranno anche trasmessi in chiaro su Rai 1, mentre per le altre partite degli spareggi la diretta sarà possibile vederla tramite i canali Sky.

 




Roma, Schick: “Fra qualche anno voglio Barcellona, Real Madrid o United”

Il talento della Roma, Patrick Schick, nonostante non sia ancora esploso in maglia giallorossa complice gli infortuni, pensa in grande. Ai microfoni di Reportér, l’attaccante ha parlato del suo passato, del presente e del futuro:

Le prime esperienze calcistiche?

“Mi facevo notare, segnavo molto, ma quando non ci riuscivo piangevo talmente tanto che i miei allenatori mi dovevano sostituire. Papà si preoccupava per me, assisteva sempre alle partite e quando facevo qualcosa di sbagliato si copriva gli occhi con le mani e scuoteva la testa: mi rendeva nervoso. A 12 anni ero un giocatore dello Sparta Praga e partecipai a un torneo. Per qualche motivo, papà scosse ancora la testa, e quando mi urlò qualcosa non ressi più, mi girai verso di lui e gli feci il dito medio. Penso che qualcosa successe in quel momento. Sono cambiato molto. Fino ad allora, me la prendevo parecchio, ma improvvisamente pensai: “Chi sta giocando a calcio qui? Io o lui? Io!”. Papà smise, ma ci furono altre persone che davano consigli non richiesti e parlavano. Non ho mai più mostrato il medio, di solito ondeggio la mano, ma significa la stessa cosa“.

I primi approcci col calcio?

“Ricordo quando in seconda mi comprarono gli scarpini, e quando mi chiesero il giorno dopo come fosse andata a scuola, risposi “è andata”, ma in realtà per tutto il tempo ero eccitato di tornare a casa e indossarli”.

I tuoi idoli?

“Ho una dozzina di maglie di Beckham. Avevo anche i poster sopra al letto; ma all’età di otto anni guardavo gli Europei in Portogallo, vidi Cristiano Ronaldo e diventò il mio idolo numero due, mi piacevano i suoi scarpini dorati. Poi ho iniziato a vedere video di calcio su internet e spesso finivo su quelli di Ibrahimovic: loro sono la mia Trinità”.

Non piacevi ai primi allenatori?

“Lo so, ma loro non sapevano cosa facessi a casa. Per esempio, ho corso per 7 anni. Decidevo che sarei stato il migliore la volta dopo. Non andavo agli allenamenti due ore prima o tornavo a casa due ore dopo, non andavo in palestra regolarmente, penso che non sia necessario. Non devo fare le gare, devo segnare”.

Lo Sparta Praga e le esperienze da raccattapalle?

“In una partita contro il Manchester United, Wayne Rooney, 17 anni, corse verso di me, che ne avevo 8. Questo è quello che voglio, non dover mai avere un lavoro normale. Vivere come lui”.

I primi allenamenti?

“Avevamo solo due o tre allenamenti a settimana, e mi dispiaceva perché li volevo quotidiani. Aspettavo impaziente la fine dell’allenamento per giocare la partitella, ricordo che una volta mi arrabbiai perché non la giocammo. All’allenamento successivo lo feci notare, sono un tipo che ha bisogno di giocare col pallone”.

Il passaggio dal Vestec allo Sparta Praga?

“Non ero nervoso, mi calmai immediatamente. L’emozione più forte fu questa: “Finalmente mi posso allenare tutti i giorni”. Ero ricco ed eccitato e intorno al diciottesimo compleanno andò anche meglio, perché iniziai ad allenarmi con gli adulti e lo Sparta mi offrì un nuovo contratto da 30.000 corone al mese: realizzai che ero diventato un professionista. Un vero giocatore dello Sparta che poteva comprarsi un nuovo iPhone al mese, una bomba!”

Ci furono anche i primi problemi…

“Cinque anni fa giocammo a Jablonec e vincemmo 3-0. Segnai due gol, uno molto bello all’incrocio dei pali, per cui c’era soddisfazione. Due ore dopo arrivammo al nostro centro di allenamento a Strahov e fui chiamato in ufficio dal direttore sportivo Jaroslav Hřebík e dal tecnico Martin Hašek. Ero sicuro che mi avrebbero fatto i complimenti, ma quando entrai mi resi conto che qualcosa non andava. Avevano già preparato un video con le mie azioni. Iniziarono a dirmi che non avevo lottato, che non tornavo in difesa, che non avevo lavorato per la squadra. Mi preoccupai, ma arrivai alla conclusione che non era niente di grave. Volevano che corressi e lottassi di più sul campo, ma credo che un calciatore debba migliorare principalmente negli aspetti in cui è già sopra la media. Sono sempre stato sopra la media nel far gol; posso creare opportunità per gli altri o farli io. Dissi che se non gli piacevo, avrei giocato da qualche altra parte, ma che non avrei cambiato il mio modo di giocare. Probabilmente non correrò mai ad aggredire gli avversari come un pazzo, sono un tipo che vuole giocare nel modo più intelligente possibile e più possibile col pallone, questa è la mia filosofia. Se provassi a fare in modo diverso, sarei a disagio”.

Nel 2014 le prime vittorie…

“A Teplice nel 2014 perdevamo 2-0, entrai negli ultimi 10 minuti, ma dentro di me ero contento e trattenevo le risate. Mi dissi di non ridere perché lo Sparta stava perdendo e la telecamera mi avrebbe inquadrato. Ma lo Sparta festeggiò il titolo e feci anche il double con la coppa, a 18 anni”.

Il prestito al Bohemians dell’anno dopo?

“Nell’estate del 2015 sapevo già che dovevo cambiare aria. L’idea di andare tutti i giorni a Vlašim, in terza serie, però mi faceva star male. Sono grato al Bohemians, ma gli inizi non furono buoni. Per esempio, sembrava che i miei compagni mi trattassero come un riccone venuto da fuori. Alla fine, mi aprii con loro e questo mi aiutò”.

La fine del rapporto con lo Sparta?

“Sapevo che c’erano squadre interessate a me in Europa, ma ero ancora un giocatore dello Sparta e mi proposero un nuovo contratto. Sarò onesto, mi offrirono 60.000 corone al mese. Non ci credevo, mi dissi che non era possibile. Capisco che per molte persone sono tanti soldi, ma un calciatore ha una carriera breve e altri mi offrivano 400.000 corone al mese. Non era il momento di accettare lo Sparta. La questione era se avrei preferito giocarmi il posto con Lafata, che avrebbe segnato 40-50 gol, per 60.000 corone al mese, oppure andare in Italia per un milione al mese, con più o meno le stesse possibilità di giocare. Non è una questione di soldi, paragonai le due offerte: pensai ci fosse stato un equivoco ed ero arrabbiato. E mi dispiace. “Calma”, dissi. “Se mi lasciate andare ci guadagnerete, altrimenti andrò via gratis tra un anno, alla scadenza del contratto. Scegliete pure”.

L’arrivo alla Sampdoria?

“Giampaolo mi chiese come mi chiamassi e mi resi conto che non sapeva chi fossi. A volte mi sono chiesto se sarei dovuto rimanere allo Sparta. Dopo le partite in cui non giocavo, stavo a casa arrabbiato, a malapena salutavo Hanca e mi chiudevo in camera, da dove chiamavo il mio agente Taborsky perché non sapevo cosa fare. Lui e Hanca (la compagna, ndr) mi dicevano di non fare nulla e di essere paziente, così ci provai e ci fu una svolta. Ero a Torino dove giocammo contro la Juventus, alla fine di ottobre. Probabilmente voleva farci fuori, dandoci una chance per poi avere motivi per non farsi rompere le scatole dopo la sconfitta. Ma andò abbastanza bene e dopo un quarto d’ora segnai, fu una fortissima emozione. Per un po’ non ho creduto che fosse vero, nonostante non ci fosse nulla di strano. Provai entusiasmo per diverse settimane”.

I rapporti con Giampaolo e gli inizi alla Samp?

“Due giorni dopo in allenamento sbagliai un paio di volte e lui cominciò a urlarmi contro in modo isterico. C’erano anche i miei genitori a vedermi. Quando tornai a casa mi chiusi in camera e diedi calci alle sedie per un’ora. Chiamai di nuovo il mio agente e mi disse che la mia chance sarebbe arrivata. Nella partita successiva l’allenatore mi fece scaldare all’intervallo, ma al 18’ mi disse di sedermi perché sarebbe entrato qualcun altro. Ma poi lui fu allontanato per proteste e il suo secondo mi chiamò: nella mia testa avevo già smesso di giocare, ma entrai e segnai al 90’. All’inizio della stagione, nessuno mi riconosceva a Genova, potevo passeggiare e andare nei negozi, ma dopo pochi mesi ho completamente perso la mia privacy. Diverse volte sono rimasto barricato a casa con Hancha, perché lei voleva uscire e io dovevo dirle no perché non ero dell’umore per fare sorrisi forzati alla gente.

Le proposte di mercato quest’estate?

“Alla fine della stagione potevo scegliere, le offerte che mi piacevano di più arrivavano da Torino, Milano e Roma. Scelsi la Juventus, ero stato chiamato da Nedved e tutto sembrava affascinante. Non vedevo l’ora. A giugno mi sentivo un giocatore della Juventus, ma in realtà non lo ero.

Le visite mediche a Torino?

“Sapevo che non era niente di serio, era un’infiammazione cardiaca che era passata, stavo bene, sapevo di avere abbastanza tempo per riposare e che tutto sarebbe stato normale, ma la Juventus rinviò il mio trasferimento. Quando tornai dalle vacanze, il mio agente Paska mi disse che sarei dovuto tornare a Torino per altri test. Risposi che non sarei andato da nessuna parte. Alla Juventus non importava più di me, ero un po’ arrabbiato. A metà luglio, la clausola di risoluzione da 25 milioni non fu più valida, dunque il presidente della Sampdoria mi disse che avrebbe voluto spuntare il prezzo più alto possibile e lo fece, cedendomi per 40 milioni di euro alla Roma. Quando ho firmato, ho provato grande sollievo perché potevo concentrarmi solamente sul calcio. Sono sicuramente più tranquillo di un anno fa a Genova, perché arrivai come un signor nessuno, ma qui tutti mi conoscono, sanno che sono un giovane che qualcosa ha fatto. Kolarov mi ha rassicurato e mi ha detto di non subire il peso del costo del mio cartellino, di star calmo e che tutto sarebbe andato bene e che sono stati loro a voler spendere quei soldi e l’hanno fatto”.

L’arrivo a Roma?

“Quando ho visto il centro di allenamento mi sono reso conto che qui posso ottenere il meglio, non so se cose del genere esistano da altre parti. Non mi devo preoccupare di nulla, qui ci sono campi perfetti, i migliori sistemi di recupero, la palestra, i nutrizionisti ci misurano continuamente e ci dicono cosa mangiare, ci sono dozzine di impiegati solo per noi”.

Il futuro?

“Spero di potermi trasferire tra qualche anno in un club ancora migliore, dove sarò ovviamente pagato ancora meglio, è una motivazione che mi ha sempre aiutato molto. Dove? Non credo di poter andare molto più in alto di così. Ma forse restano un paio di club… Diciamo Real Madrid, Barcellona o Manchester United”.




Genoa, esonerato Juric. Ecco Ballardini

Juric non è più l’allenatore del Genoa; il tecnico paga la sconfitta nel derby con la Sampdoria e una posizione in classifica sempre più preoccupante. La società, dopo il lungo summit di sabato sera, ha scelto Ballardini. L’ex allenatore del Palermo ha trovato l’accordo per un contratto fino a giugno 2018 con opzione per la prossima stagione in caso di salvezza; l’ufficialità è prevista per domani mattina.




Al Var con Luca Marelli: la 12^ giornata di Serie A

Torna come di consueto la rubrica AL VAR, in onda su GoalCafè, in compagnia dell’ex arbitro di Serie A Luca Marelli. Appuntamento in onda tutti i lunedì mattina dalle 9 alle 9:30 sulle frequenze di RadioGoal24, per analizzare gli episodi arbitrali più caldi della giornata di campionato appena trascorsa. Quest’oggi, per il 12^ turno, si sono affrontate varie tematiche: dalla partita rinviata dell’Olimpico tra Lazio e Udinese, all’espulsione di Freuler in Atalanta-Spal, fino al “caso” di Bologna-Crotone. Questo e molto altro, nella rubrica AL VAR.




Napoli, Sarri nel post partita: “Il Chievo ha perso troppo tempo, ma non può essere una scusa”

Maurizio Sarri, allenatore del Napoli, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni ai microfoni di al termine del match contro il Chievo Verona: “Non sono arrabbiato, non so cosa intendente voi per prestazione. Dal punto di vista tattico abbiamo fatto una gara straordinaria, senza concedere niente agli avversari e sempre corti. Siamo arrivati all’ultima gara di questo ciclo con meno brillantezza, oggi senza un guizzo individuale contro un Chievo così chiuso era difficile fare gol. Se poi una squadra si permette di tenere a terra cinque giocatori per cinque minuti non si fa un bel servizio allo spettacolo del calcio italiano. Il Chievo fa quello che deve fare, ma ci sono delle persone che non dovrebbe consentirlo. Non abbiamo pareggiato per questo, ma perché ci è mancato il colpo. Mario Rui? Ha fatto bene, dopo sessanta minuti ha iniziato ad avvertire qualche difficoltà muscolare. Dal punto di vista del palleggio ci fa mancare poco, ma non ha la forza e la profondità di Ghoulam. Spero di rivederlo al top dopo la sosta. Oggi non è stato lui a mancare, ma gli attaccanti che oggi non hanno fatto quello che solitamente fanno. Siamo stati bravi a non concedere nulla alle ripartenza avversarie. In questo momento l’assenza di due giocatori fisici come Ghoulam e Milik si fa sentire, sarebbero stati utili per scardinare questa difesa. Con quello che c’è a disposizione in questo momento serve maggiore scaltrezza per venire a capo anche di queste partite.”




Roma, Di Francesco nel post partita: “Temevo un calo dopo il Chelsea. Gerson può fare bene davanti”

Eusebio Di Francesco, allenatore della Roma, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni ai microfoni di Premium Sport al termine del match contro la Fiorentina: “È stata una partita bella, di grande intensità soprattutto nel primo tempo. Grande merito alla Fiorentina, che ha fatto una gara di rabbia dopo la sconfitta con il Crotone. Non era facile vincere su questo campo. Avevo paura di questa trasferta, dopo il Chelsea pensavo ad una gara appagata invece ho avuto grandissime risposte nonostante qualche imprecisione. Gerson? Lo seguivo dai tempi del Sassuolo, quando giocava da esterno alto. Mi è stato presentato come centrocampista ma ritengo che possa fare molto bene in attacco. Devo però fare i complimenti a Dzeko, che nel finale ha rincorso un avversario per chiudere un contropiede. Nonostante non faccia gol è determinante per la squadra con questo atteggiamento.
Paradossalmente abbiamo preso i gol quando ci siamo abbassati, noi siamo molto bravi a difendere il campo che concediamo agli avversari. Il lavoro grande è stato quello nella testa dei giocatori, di fargli sposare le mie idee.
A volte si è scettici ma senza basi. Io lavoro sul campo, cercando di far condividere a questi campioni le mie idee. Condivido ora con Spalleti questo record, spero di farne uno mio continuando a vincere fuori casa.
Il derby con la Lazio è fuori dal contesto del campionato, è una gara diversa da tutte le altre”.




Inter, Spalletti nel post partita: “Il Torino voleva vincerla, noi abbiamo sbagliato troppo”

Luciano Spalletti, allenatore dell’Inter, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni ai microfoni di Sky Sport al termine del pareggio contro il Torino: “Abbiamo trovato una squadra del nostro livello, hanno fatto la loro partita per vincerla. E’ stata avvincente, noi abbiamo sbagliato qualcosa in più rispetto al solito. In alcuni momenti della partita non siamo stati bravi nella scelta. Continuità nei risultati? La squadra sa reagire, mantendo gli equilibri. Abbiamo dato il morso finale, nel quale poteva arrivare qualcosa di diverso. Abbiamo portato tante volte il pallone in area, oggi non siamo riusciti a capitalizzare. Se Icardi soffre queste partite? Ha fatto quello che doveva fare anche oggi. Ha dato una mano quando c’era il bisogno e la squadra gli ha creato le situazioni per segnare. Ha preso una botta nel primo tempo, però quando hai un calciatore del genere, lo tieni volentieri in campo (sorride, ndr). Vecino ed Eder? Quando si vanno a cercare delle alternative, nell’Inter ce n’è più di una. Gli è stato prolungato il contratto per questo, lui sa fare bene più ruoli e, quando hai calciatori così, c’è una componente nella testa che completa il grande professionista come lui. Tiro di Vecino? Ti alzi e sei curioso di vedere come va a finire, ma la traversa è un tiro fuori dallo speccho della porta”.




Torino, Mihajlovic nel post partita: “Match quasi perfetto, vale come una vittoria”

Sinisa Mihajlovic, allenatore del Torino, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni ai microfoni di Sky Sport al termine del pareggio contro l’Inter: “Ho visto un bel Toro, abbiamo fatto una partita quasi perfetta. E’ un pareggio che vale come una vittoria, perché siamo stati bravi dietro senza rinunciare a giocare. Abbiamo avuto l’occasione per raddoppiare, ho visto il dna del Torino. Stiamo tornando sulla strada giusta, dobbiamo continuare così. Oggi abbiamo costretto i nostri avversari a difendere correndo all’indietro, accompagnando sempre il gioco con molti uomini. Obiettivi? Il campionato è lungo, l’importante e fare prestazioni del genere. E pian piano stiamo recuperando anche i calciatori infortunati, abbiamo più carte da giocarci. In passato nessuno ci ha messo sotto, ma è mancato a noi lo spirito: prima i principi morali, poi quelli di gioco. La fiducia di Cairo? Sicuramente è fondamentale avere l’appoggio della società. Io l’ho sempre avuto, anche se sono consapevole dei rischi del mio mestiere. Il gruppo è unito ed una prestazione come quella di oggi è anche per me. Fanno piacere le parole di Cairo, c’è sempre stata fiducia reciproca. Un po’ di rumors fuori dalla società hanno amplificato cose che non ci sono. Se Belotti può aiutare in Nazionale? Sta bene, non sente più il dolore. Fisicamente non è ok. Oggi ha avuto un paio di occasioni, che un Belotti in forma avrebbe sfruttato. Però per noi è fondamentale, è un trascinatore. Più gioca, più velocemente riprende la forma”.




Consigli per le scommesse: la schedina per domenica 5 novembre

La redazione di RadioGoal24 ha preparato dei consigli per le scommesse per domenica 05 novembre, per provare ad andare in cassa giocando la 12° giornata di Serie A..

TOTTHENAM – CRYSTAL PALACE 1+OVER 2,5

Ottimo momento di forma per il Totthenam, terzo in campionato e galvanizzato dalla vittoria sul Real Madird in Champions League. Non si può dire altrettanto del Crystal Palace, ancora ultimo in Premier League e con appena 4 punti conquistati.

Consigliamo 1+OVER 2,5, quotato a 1,67.

INTER – TORINO 1

Continua il periodo positivo dell’Inter, rinata sotto la guida di Spalletti. Per il Torino si prospetta una partita complicata fuori casa, con poca possibilità di fare risultato.

Consigliamo 1, quotato a 1,50

NIZZA – DIJON 1

Voglia di riscatto per il Nizza, che si è visto sfuggire il pareggio all’ultimo respito contro la Lazio. Balotelli questa volta dovrebbe giocare titolare, contro un Djon in 14esima posizione in Ligue 1.

Consigliamo 1, quotato a 1,73

GENOA – SAMPDORIA GOAL

Si prospetta un derby agguerrito quello di Genoa, con la squadra di Juric che è ferita e deve riscattarsi dal pessimo inizio di stagione e i ragazzi di Giampaolo che stanno facendo un ottimo campionato.

Consigliamo GOAL, quotato a 1,63.

WOLFSBURG – HERTHA 1

Il Wolfsburg non ha mai perso in casa e viene da 6 pareggi e una vitoria (l’unica del campionato), mentre l’Hertha potrebbe essere affaticata dall’impegno in Europa League.

Consigliamo 1, quotato a 2

DEN HAAG – FEYENOORD X

Non un buonissimo inizio quello del Feyenoord, che si trova a 6° posto in Erdivise. Fuoricasa hanno raccolto solamente 4 punti dall’inizio della stagione. Azzardiamo il pareggio, ben quotato.

Consigliamo X, quotato a 4,50

Ricapitolando:

TOTTHENAM – CRYSTAL PALACE 1+OVER 2,5

INTER – TORINO 1

NIZZA – DIJON 1

GENOA – SAMPDORIA GOAL

WOLFSBURG – HERTHA 1

DEN HAAG – FEYENOORD X

Quota totale: 70,09. Con 5 euro se ne possono vincere 350,45.

 

 

 




Fiorentina-Roma, tra corsa, inserimenti e goal: Benassi e Nainggolan a confronto

Dopo l’impresa in Champions League contro il Chelsea, la Roma è attesa dalla trasferta in campionato in casa della Fiorentina. I viola sono reduci dalla sconfitta a Crotone (2-1), mentre i giallorossi arrivano da 3 vittorie consecutive e lontano dall’Olimpico sono ancora imbattuti con 8 goal fatti e 0 subiti.

Due squadre che hanno nel centrocampo un punto di forza, con due giocatori che sono fondamentali per i rispettivi allenatori: Marco Benassi per Stefano Pioli, Raja Nainggolan per Eusebio Di Francesco.

Da capitano del Torino a uomo di punta della nuova Fiorentina. Questa la nuova di vita di Benassi, alla ricerca della definitiva consacrazione. Discorso diverso per Nainggolan, leader e trascinatore della Roma e centrocampista di livello internazionale. Non più trequartista come con Spalletti, ma mezzala nei tre a metà campo. Un ritorno al passato per il belga, in un ruolo che conosce e che non gli toglie la libertà di inserirsi in area di rigore e di giocare a ridosso degli attaccanti, qualità e concetti tattici richiesti da Di Francesco ai suoi intermedi.

Già 3 goal in campionato per l’italiano, tutti nelle ultime tre partite (Benevento, Torino e Crotone) e 2 assist. L’anno passato era arrivato a quota 5 reti e 3 assist, con Pioli è più dentro la manovra e determinante in attacco. Partito largo a destra nel 4-2-3-1 di inizio campionato, ora nel nuovo 4-3-3 gioca nel suo ruolo congeniale come mezzala destra. Solo un goal per il romanista in campionato, in casa contro l’Hellas Verona, ma comunque decisivo con gli assist (2 e sempre per Dzeko) e occasioni create come il goal di Florenzi a Milano, nato da un suo tiro respinto da Donnarumma, e la punizione procurata a Bergamo per la rete di Kolarov.

Sia Pioli che Di Francesco chiedono ai loro intermedi di allargarsi e sfruttare lo spazio lasciato libero dagli esterni d’attacco, per andare al tiro o al cross: 15 conclusioni e 18 cross per Benassi, 6 tiri e 24 cross per Nainggolan. A dimostrazione di come i compiti del belga siano diversi con un diverso modo di attaccare la porta, ma con un rendimento sempre positivo e fondamentale per la solidità difensiva che sta avendo la Roma in questi due mesi e mezzo di stagione. Più preciso nei passaggi il romanista (85%) contro l’82% di Benassi.

Meglio anche nei contrasti il centrocampista giallorosso con l’84% quelli vinti contro il 70% della mezzala viola, e nei duelli vinti con il 51% rispetto al 36% dell’ex granata. Indicativo anche il dato sui falli subiti: 20 per Nainggolan, 8 per Benassi, statistica che evidenzia come il belga attiri su di se l’attenzione degli avversari, sempre attenti alle sue percussioni e iniziative sulla trequarti.

Fiorentina-Roma sarà una delle sfide più interessanti e di livello della 12° giornata di campionato, con entrambe le squadre in cerca di una vittoria prima della sosta. Una gara di grande intensità a centrocampo, con Benassi e Nainggolan possibili uomini chiave per la loro qualità e capacità di essere decisivi con goal e assist.