E sono 100! I miglior 5 gol di Icardi con la maglia dell’Inter

Nella giornata di campionato appena trascorsa, siamo stati deliziati dall’ennesima goleada da parte di Mauro Icardi. L’attaccante argentino di Rosario ha realizzato un poker nel 5-0 esterno sulla sua ex squadra, la Sampdoria, raggiungendo e superando i 100 gol nel massimo campionato italiano. La prima marcatura dal dischetto gli ha consentito di toccare quota 100 goal in Serie A e di diventare al contempo il sesto giocatore più giovane a riuscirci, mentre l’ultima risulta anche essere la centesima con la maglia dell’Inter in competizioni ufficiali.
Ripercorrendo la sua carriera con la maglia dei nerazzurri, nella prima stagione Interista realizzò sin da subito gol importanti e pesanti: il suo primo, infatti, fu contro la Juventus in una gara terminata 1-1. Alla fine della stagione 2014/15 vinse la classifica marcatori della Serie A (in coabitazione con Luca Toni del Verona) grazie alle 22 realizzazioni all’attivo. Nel corso della stagione successiva, venne nominato capitano della squadra dall’allenatore Roberto Mancini. Con il gol che valse l’1-0 al Chievo il 3 febbraio 2016, diventò il più giovane straniero a raggiungere il traguardo delle 50 reti nel campionato italiano. La stagione 2016/17 si aprì con l’addio di Mancini e l’arrivo sulla panchina di Frank de Boer. In un campionato travagliato per i nerazzurri, Icardi riuscì ugualmente a risultare decisivo grazie al suo contributo di gol, superando il suo primato di reti in campionato, arrivando a 24. Anche la stagione attuale si è aperta con un cambio di panchina: Luciano Spalletti infatti ha assunto la guida tecnica della squadra. Il 15 ottobre è protagonista di una tripletta nel derby con il Milan vinto per 3-2, mentre il successivo 3 dicembre, grazie alla rete nel match di campionato vinto a San Siro sul Chievo per 5-0, entra nella top 10 della classifica marcatori all-time dell’Inter. I quattro gol rifilati ai blucerchiati, non saranno di certo gli ultimi di questa stagione, ma nel corso della sua permanenza all’Inter abbiamo stilato una classifica dei suoi migliori 5 gol con la maglia nerazzurra.

5° posto: Inter-Juventus 1-1 (2013/14)

Al quinto posto della nostra classifica abbiamo il primo gol in maglia nerazzurra, nel pareggio casalingo con la Juventus. Anche se è stato il primo, è stato un gol sicuramente importante e di pregevole fattura, poiché è avvenuto proprio contro i  bianconeri. L’ azione del gol parte da poco prima del  centrocampo con Guarin che cerca di far filtrare un passaggio per Alvarez, che però non arriva perché anticipato da Chiellini. Il difensore però sbaglia il controllo ed il giocatore argentino ne approfitta per recuperare il pallone, innescando un 3 contro 3 dalla trequarti di campo. Alvarez avanza palla al piede e Icardi si inserisce dal centro verso la destra dell’area di rigore avversaria, filtrando tra Barzagli e Bonucci non perfetti nella marcatura. Passaggio verso Icardi che di prima gonfia la rete con un tiro potente sul primo palo, dopo il tentativo di uscita di Buffon.

4° posto: Cagliari-Inter 1-2 (2014/15)

Al quarto posto vi presentiamo il gol fuori casa contro il Cagliari nella partita terminata 1-2 in favore dell’Inter. Dopo il gol al 47′ di Kovacic, raddoppiò Icardi con un super gol che permise la vittoria esterna dei nerazzurri. Su un errore di Joao Pedro nella trequarti di campo, ha la meglio Campagnaro che vince il contrasto favorendo il passaggio filtrante di Medel verso Icardi, che si inserisce dalla destra dell’area di rigore rientrando con una finta di destro sul difensore rossoblu che andrà a vuoto e di sinistro, spiazza il portiere con un tiro a giro sotto il sette.

3° posto: Inter-Torino 2-1 (2016/17)

Saliamo sul podio della nostra classifica. Troviamo qui lo splendido gol eseguito da Icardi contro il Torino, nella gara casalinga contro i granata terminata 2-1. Questo è stato uno dei più bei gol della Serie A di quella stagione, per forse fisica, potenza di tiro e tecnica. Un gol molto difficile da eseguire poiché l’attaccante si trovava spalle alla porta. Ma l’argentino ci ha abituati a prodezze del genere e per lui tutto sembra possibile. L’azione del gol parte dai piedi di Nagatomo che sulla fascia sinistra nei pressi del calcio d’angolo, serve un passaggio al vicino Palacio . L’argentino effettua un passaggio filtrante cercando una triangolazione con Icardi, che però nel controllo del pallone si trovava spalle alla porta all’altezza della inizio dll’area di rigore. Qui l’attaccante non ci pensa due volte e tenendo con il fisico il pressing del difensore avversario, riesce a girarsi in un fazzoletto di campo, lasciando partire un potente tiro di destro che si insacca sotto la traversa fulminando il portiere del Torino Hart.

2° posto: Sampdoria-Inter 0-5 (2017/18)

La medaglia d’argento va al gol segnato proprio nella partita più recente contro la Sampdoria. Questo è stato uno dei quattro gol messi a segno da Icardi in questa splendida giornata per lui, aperta con il gol su calcio di rigore. Aggiungerà al tabellino di gioco anche altri tre gol, ma il più bello, e quello per il quale rientra in questa classifica, è sicuramente il primo. Sul 2-0 in favore dei nerazzurri, Joao Cancelo sulla trequarti di campo apre un passaggio verso Perisic, che scatta sulla fascia sinistra, ricevendo il passaggio quasi sulla linea del fondo. Il calciatore croato, di prima, effettua un cross basso per Icardi, che però viene anticipato dalla scivolata del difensore della Samp. La palla rimane nell’area piccola ed Icardi spalle alla porta ha un colpo di genio. Colpo di tacco e palla che entra in rete beffando l’uscita di Viviano e l’intervento a vuoto del difensore. Come tutti i gol di tacco, anche questo ha lasciato a bocca aperta essendo un gesto tecnico bello ed intelligente.

1° posto: Inter-Milan 3-2 (2017/18)

Ed eccoci arrivati sul gradino più alto del podio. In questa partita giocatasi nel girone di andata di questa stagione, Icardi mette a segno una tripletta nel derby contro il Milan. Al primo tiro da parte dell’Inter, proprio l’attaccante argentino aprì le marcature. Suso per il Milan pareggiò i conti, ma il gol che entra nella nostra classifica è il secondo del capitano nerazzurro. Il gesto tecnico di Icardi è tanto bello quanto difficile. Facciamo luce sullo sviluppo dell’azione: essa inizia con Perisic che entra in area di rigore sul lato sinistro, cercando di liberarsi della marcatura di Musacchio. Arrivato quasi sulla linea di fondo riesce ad effettuare un cross verso il centro dell’area di rigore. All’altezza del dischetto trova in perfetta posizione Icardi, che in acrobazia, riesce ad impattare il pallone con la parte esterna del piede destro. Un gesto tecnico di alto livello, poiché è riuscito a coordinarsi al meglio per eseguire un tiro di grande difficoltà, che andrà a terminare la propria corsa alla sinistra del portiere Donnarumma, spiazzato ormai dallo splendido tiro.

Mauro Icardi, 100 gol con l’Inter, 103 gol in Serie A. Uno degli attaccanti più promettenti e di alto livello in tutta Europa, che sta facendo le fortune dell’Inter e chissà magari, anche dell’Argentina in vista del prossimo mondiale in Russia.




Roma, 40 € per la Curva Sud sono troppi? La nostra inchiesta

Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano: cita così la frase di una vecchia canzone di Antonello Venditti, che sembra rispecchiare il difficile rapporto di amore e odio generatosi tra i tifosi della Roma e la Curva Sud.
Alla luce di quanto accaduto nelle due stagioni precedenti, nel corso delle quali gli ultras giallorossi hanno manifestato una lunghissima protesta iniziata dalla gara di Champions contro il Barcellona del 16 settembre 2015 e terminata con la sfida contro il Lione di Europa League il 16 marzo 2017, ecco che il problema si ripresenta ed è legato in qualche maniera di nuovo alla sfida di coppa contro la squadra Blaugrana.

Molti tifosi romanisti, infatti, hanno manifestato il loro disaccordo riguardo ai prezzi di Roma-Barcellona, match valevole per il ritorno dei quarti di finale di UEFA Champions League e che si disputerà martedì 10 aprile alle ore 20.45 presso lo Stadio Olimpico di Roma. I costi dei biglietti, per chi volesse prenotare un posto nella discussa curva, variano dai 40 ai 45 euro, a seconda del diritto di prelazione, ma secondo quanto emerso attraverso i canali social del mondo giallorosso, sembrerebbe che siano un tantino elevati. Senza parlare dei prezzi degli altri settori, che partono da 60 euro per i distinti sud/nord e arrivano fino a 130 euro per la Tribuna Monte Mario d’élite.

Andare allo stadio, quindi, costa veramente caro ai tantissimi tifosi italiani, ma siamo sicuri di essere svantaggiati rispetto agli altri paesi d’Europa? Attraverso un’analisi dettagliata, noi di RadioGoal24 abbiamo esaminato e confrontato i prezzi dei biglietti da stadio tra le varie squadre della Serie A, ma anche tra quelli dell’Italia e il resto degli altri campionati europei.

Il bilancio dei prezzi dello Stadio Olimpico, sponda Roma.

I costi per i biglietti nella Serie A

Prima di andare a verificare il confronto fra l’Italia e gli altri paesi europei, è bene concentrarsi e indagare effettivamente “Quanto costa andare allo stadio in Italia”. Da un’indagine da noi condotta presso le biglietterie delle squadre nel nostro campionato, possiamo ben vedere come in effetti sia sia registrato un certo aumento nel costo dei singoli tagliandi per le partite della Serie A. Si nota come, ad esempio, il costo minimo dell’interno torneo si riferisce al biglietto per la curva B del S.Paolo di Napoli, con un valore di 10 euro. E’ certamente un “unicum” all’interno del movimento, relativo alle specifiche caratteristiche dello stadio (che è in via di ristrutturazione) e delle politiche societarie partenopee in confronto alla situazione sociale ed economiche della città meridionale. Possiamo scoprire, infatti, che in realtà più spostate verso il nord il costo minimo per un biglietto di una curva si alza notevolmente: le due squadre con una tariffa massima in Serie A per singolo biglietto (senza alcun tipo di esenzione) sono Inter e Juventus, entrambe a 30 euro. E’ curioso vedere invece di come un posto, sempre per S.Siro, ma sponda Milan, costi leggermente di meno: 25 euro. E’ chiaro di come ci sia, quindi, uno squilibrio a livello territoriale nel costo dei biglietti, una differenza che è sotto certi punti di vista anche facilmente comprensibile andando a indagare le differenze economiche fra le “due Italie” contando anche lo stato di alcuni stadi al Sud. I 15 euro minimi per il Cagliari e i 17 del Crotone sono infatti altra cosa rispetto ai 25 del Genoa o i 24 del Chievo. Alcune eccezioni però esistono, come il costo di 15 euro per un biglietto singolo in Curva (ricordiamo, senza alcun tipo di esenzioni o bonus economici e a vendita libera) per Udinese e Sassuolo: una particolarità che non è tanto difficile da comprendere, visto che entrambe le squadre possono vantare uno stadio di proprietà e quindi la totale autonomia nella gestione dell’impianto e della superficie di riferimento. Per quanto riguarda invece i costi massimi la tendenza è più o meno simile, con lo squilibrio fra nord e sud: anche qui il S.Paolo di Napoli si conferma lo stadio meno caro, con un biglietto massimo per la tribuna che ammonta a soli 45 euro, superando quindi lo stadio del Cagliari fermo a 50. In generale, fatta eccezione per il Bentegodi di Verona, che probabilmente manca di alcuni servizi “premium” tipici di alcuni impianti calcistici e offre un biglietto massimo di 62 euro, gli stadi del Nord offrono posti in tribuna per una cifra intorno ai 100 euro, con un picco massimo per l’Atalanta: i nerazzurri offrono infatti un biglietto per la tribuna v.i.p per la cifra di 320 euro, con il Torino che si aggiudica la seconda posizione a quota 230.

 

Il listino prezzi di Roma-Barcellona, che andrà in scena il 10 Aprile allo Stadio Olimpico.

I prezzi delle squadre italiane nelle competizioni europee

Come si comportano le squadre italiane in Europa? Non parliamo ovviamente di prestazioni e risultati, ma di costo dei biglietti. Possiamo ben vedere di come molto spesso è la competizione a fare il prezzo: per le partite di Champions League i singoli posti in curva sono valutati molto di più rispetto alle partite di campionato: prendendo in esame questa stagione (2017/2018) possiamo vedere di come un biglietto in Curva B al S. Paolo arrivi ad una cifra di 70 euro, 7 volte tanto che il rispettivo in Serie A. Al contrario, nei match disputati contro il Lipsia in Europa League, il costo del settore era di solamente 14 euro, a dimostrazione di come ci sia una sostanziale differenza a seconda delle competizioni. Per quanto riguarda la questione Roma, i giallorossi nel match contro il Barcellona hanno adottato una politica prezzi molto più generosa rispetto alle altre italiane (40 euro contro i 55 dell’ Allianz Arena ed i 70 del S.Paolo) anche se in leggero rialzo rispetto agli anni scorsi (il costo di un biglietto in Curva Sud in quel famoso Roma-Barcellona 1-1 di due anni fa stava a 35 euro). Per quanto riguarda l’Europa League, da segnalare la politica popolare di Napoli e Lazio (entrambe con 14 euro per le Curve) con Atalanta a 22 euro e Milan a 35 (per la sfida con l’Arsenal).

I prezzi (per abbonamenti) dei singoli settori delle 20 squadre di Serie A.

I costi degli abbonamenti nella Serie A

Una volta il nostro campionato era uno dei più seguiti e si classificava al primo posto tra quelli europei: oggi purtroppo non è più così e a dirlo sono proprio i numeri, dato che nel corso degli anni l’affluenza degli spettatori allo stadi è diminuita sempre più. Se nella stagione 2012/13 la media spettatori era di 24.655, la stagione 2016/17 ha fatto registrare un calo di quasi tremila spettatori. Vuoi infatti che la Serie A non abbia più l’appeal di una volta, vuoi le difficili condizioni economiche che gravano sull’Italia da diverso tempo, è chiaro che il nostro calcio presenta molti problemi, uno di questi legati alla vendita dei biglietti. I prezzi degli stadi italiani, soprattutto quelli delle big, sembrano non venire in contro alle tasche dei tifosi italiani: la Juventus, ad esempio, si classifica al primo posto per l’abbonamento in curva più caro, che tocca cifre di 490 euro (comunque in ribasso rispetto allo scorso anno, in cui stava a 540). Se consideriamo poi che ogni squadra deve giocare in casa 19 partite, allora è chiaro che le gare casalinghe di una squadra verrebbero a costare 28 euro a partita. Segue il Napoli secondo, con un abbonamento che si aggira intorno ai 350 euro (18 euro a partita). Al terzo posto a sorpresa troviamo la SPAL, che presenta abbonamenti di 355 euro, molto più costosi rispetto a quelli di squadre come Roma, Lazio, Fiorentina, Inter e Milan, che si aggirano tra i 200 e i 300 euro. Per le famiglie italiane diventa difficile quindi recarsi allo stadio, dato che i prezzi restano alti e instabili, soprattutto a seconda del tipo di incontro: se infatti a Cagliari si arrivano a spendere 130 euro nei Distinti per la gara contro la Juventus, nello stesso settore, ma con avversario il Genoa, se ne spendono 75.
Questo dunque è ciò succede in Italia, ma per quanto riguarda il resto dell’Europa?

Differenza di costo tra i biglietti italiani e quelli europei

Prendendo in considerazione il costo medio dei biglietti, il costo medio delle trasferte ed il ranking di ciascun campionato, la Bundesliga si conferma essere la competizione con il miglior rapporto qualità-prezzo: il prezzo medio per vedere una partita in Germania è di 32 euro, mentre per quanto riguarda le trasferte si parla di cifre intorno ai 164 euro. L’Inghilterra, invece, risulta essere la nazione più cara di tutte, dal momento che per vedere una partita di Premier League occorrono in media 74 euro, ai quali si aggiungono i 298 euro per un’eventuale trasferta. A seguire la Spagna, al primo posto nel ranking dei campionati e con una media di 70 euro per lo stadio e di 186 euro per una trasferta. All’ultimo posto la Turchia, dove bastano in media 13 euro per andare a vedere una gara di Super Lig turca, mentre per una partita fuori casa occorrono 107 euro.
In tutto questo, l’Italia risiede al terzo posto come prezzo medio di un biglietto, che si aggira attorno ai 69 euro, mentre supera la Spagna nelle trasferte, con un prezzo che supera i 220 euro.

Il ricavo medio per spettatori delle migliori squadre d’Europa

Attraverso un’analisi condotta dalla Uefa e intitolata “The European Club Footballing Landscape”, è stato preso in considerazione il ricavo medio per ciascun singolo spettatore che si reca allo stadio per assistere ad una partita della propria squadra. Più precisamente, l’Uefa ha analizzato tutti i tipi di incassi relativi agli incontri, quindi abbonamenti, biglietti singoli, quote associative, biglietti premio e hospitality.
Ancora una volta l’Inghilterra risulta essere il paese più caro e con una maggiore entrata economica, in quanto Arsenal e Chelsea si classificano rispettivamente al primo e al secondo posto con 97,8 e 90,7 euro di incassi relativi ad un singolo tifoso. Bisogna però dire che i Gunners adottano un’offerta particolare, poiché permettono di vedere a chi acquista l’abbonamento stagionale anche le prime sette partite tra competizioni europee ed FA Cup. Nella top 10, poi, troviamo squadre come Bayern Monaco (quinto con 72,5 euro) e West Ham (decimo con 46,6 euro) che hanno traslocato in nuovi impianti, oppure squadre come Liverpool (quarto con 73,5 euro) e Real Madrid (terzo con 73, 8 euro) che hanno continuato a rimodernare i propri stadi, permettendosi dunque di poter essere tra i primi posti di questa speciale classifica.
Non compaiono nelle prime dieci posizioni le squadre italiane: nella top 30, infatti, la Juventus è undicesima con 44,5 euro, mentre la Roma risiede al quindicesimo posto con 40,7 euro.

Ecco la classifica completa:

  1. Arsenal 97,8
  2. Chelsea 90,7
  3. Real Madrid 73,8
  4. Liverpool 73,5
  5. Bayern Monaco 72,5
  6. Manchester United 70,5
  7. Barcellona 68,1
  8. Galatasaray 64,2
  9. Manchester City 63,9
  10. West Ham 46,6
  11. Juventus 44,5
  12. Tottenham 43,5
  13. Francoforte 41,2
  14. Basilea 40,9
  15. Roma 40,7
  16. Fenerbache 40,0
  17. Amburgo 39,8
  18. Besiktas 39,5
  19. Paris Saint-Germain 39,1
  20. Werder Brema 38,1
  21. Sion 37,9
  22. Newcastle 35,00
  23. Crystal Palace 34,6
  24. Bournemouth 34,6
  25. Atletico Bilbao 33,2
  26. Anderlecht 33,1
  27. Everton 32,8
  28. Lione 32,3
  29. Southampton 32,1
  30. Stoccarda 31,1

 

 

 

 




I 5 peggiori papà nel mondo del pallone

In occasione della festa del papà, il rapporto tra padri e figli è diventato negli ultimi anni un vero e proprio topos anche nella “letteratura” calcistica. Si vedono spesso giocatori che vestono le maglie dei padri: questo, a molti appassionati di calcio,  fa venire in mente molti ricordi, come Simeone, figlio del Cholo argentino, ma anche lo stesso Di Francesco, attaccante del Bologna e primogenito del tecnico attuale della Roma. E’ inevitabile, però, che calciatori così si portino dietro molti pregiudizi e molte aspettative marcate delle carriere calcistiche dei padri. Abbiamo voluto quindi stilare una classifica dei 5 peggiori papà della storia del calcio, di esempi molto spesso “negativi” che non sono riusciti a creare una “dinastia” vincente sui campi di gioco.

Maradona e Diego Junior

Diego Armando Maradona Junior nasce il 20 settembre del 1986 da Cristina Sinagra e il fortissimo Maradona. All’anagrafe, la neomamma dichiarò che il padre fosse il famosissimo Pibe de Oro, ma egli stesso negò il tutto e rifiutò di riconoscere il figlio come suo di sangue, dato che in quel momento aveva una relazione stabile con un’altra donna.
Tuttavia, fin da subito, la somiglianza con Maradona era davvero chiara a tutti: Diego Junior in campo vestiva proprio i panni del padre.
Vedeva un pallone e schizzava a prenderlo proprio come l’ex fuoriclasse del Napoli e se le passioni sono già scritte nel DNA non si può affermare il contrario se si dice che Diego, come il padre, aveva il calcio nel sangue. Nonostante delle palesi somiglianze, non solo calcistiche ma anche fisiche con il figlio, l’ex Pallone d’Oro argentino non ha mai voluto saperne nulla. La sua presa di distanza da Cristina e da Diego durò tra alti e bassi molti anni. Il tribunale riconobbe la paternità di Maradona solo nel 1993, il quale fu costretto a pagargli gli alimenti, dopo aver perso la causa.
Diego Jr. ha avuto solo la possibilità di vedere il padre tramite TV e giornali, ma un incontro diretto avvenne  quando il “mini” Maradona compì 17 anni nel 2003, durante un torneo di golf a Fiuggi, riuscendo quindi ad avvicinarsi al padre.
Si dice che in un primo momento il Pibe de Oro lo allontanò, pensando che fosse un altro fastidioso fan alla ricerca di autografi e foto, ma poi il campione argentino ritornò indietro e lo abbracciò. In quel momento, vederli insieme, era come vedere Maradona che si guardava allo specchio: proprio due gocce d’acqua. Tuttavia nonostante l’incontro del 2003, la loro storia non si tinse di senso di famigliarità: infatti ci sono voluti due anni di battaglie legali e una querela per garantire a Diego Jr. almeno il costo per gli alimenti.
Un figlio nato da un errore, che Maradona non voleva riconoscere proprio perché pensava che fosse nato da un suo sbaglio.
Quelle dell’argentino si rivelarono parole molto pesanti che lo hanno portato a perdere la causa e a dover mantenere il figlio fino al compimento del suo venticinquesimo compleanno. Solo nel 2007 Maradona riconobbe Diego Jr. come suo figlio naturale, che si rivelò una vera e proprio vittoria per il giovane ragazzo.

Falcao e il figlio Giuseppe

Giuseppe Falcao, alias Diego Maradona Junior. Due storie distanti che però si assomigliano molto. Un figlio mai riconosciuto dal campione brasiliano,nato dalla relazione con Maria Flavia Frontoni. Solo dopo circa vent’anni di tribunali e accuse il campione re Falcao, come tanti lo chiamavano, fu legalmente riconosciuto come padre naturale di Giuseppe. Da quel preciso momento in poi, infatti, Falcao avrebbe dovuto adempiere agli obblighi di mantenimento per il figlio acquisito. La situazione assomiglia molto a quello di Maradona, poiché anche per lui il riconoscimento avvenne per via legale. Flavia insistette molto ad ottenere il riconoscimento di Paulo perché non voleva che suo figlio crescesse all’ombra del giocatore, voleva un padre per il figlio e da sempre ha dichiarato che l’aspetto economico non centrasse nulla. La spinta era per lo più sentimentale. Non amava l’idea di un figlio che crescesse senza aver accanto una figura paterna. Flavia però, da questa storia non ne uscì proprio pulita. Infatti fu accusata non solo da Falcao ma anche dai tifosi più accesi della Roma, di aver voluto distruggere il giocatore e di avergli condizionato il suo percorso calcistico. In quegli anni infatti, il rapporto Falcao-Roma andò sempre di più in crisi: la damabionda, come molti l’avevano ribattezzata, era riuscita a condizionare la carriera del Re brasiliano. Nessuno si dimentica facilmente uno dei rigori decisivi non tirato dal giocatore nella finale di Coppa contro il Liverpool e quella quasi mancata firma nell’estate del’83.

Balotelli e la figlia Pia

Come dimenticarsi invece del bomber Mario Balotelli, anche lui protagonista di una vicenda padre-figlio, iniziata nei peggiori dei modi ma finita per fortuna molto bene.
Balotelli iniziò una relazione con la showgirl, Raffaella Fico, grazie alla quale nel 2012 diede alla luce la piccola Pia.
All’inizio il calciatore italiano non riconobbe la figlia come sua di sangue, anzi accusò la Fico di volerlo incastrare e di essere più che sicuro che Pia non fosse la sua. Grandi accuse si scagliarono su Balotelli, il quale non voleva saperne nulla sia di Raffaella che della figlia in quel momento.
Si sollevarono tanti polveroni mediatici sia sulla piccola Pia, che inconsciamente già copriva le prime pagine dei quotidiani,  sia sul giocatore, accusato di esser un cattivo esempio come uomo.
Qualche mese dopo, tuttavia, il test del DNA di rivelò decisivo per la piccola ragazzina, che venne confermata come legittima figlia del calciatore a quei tempi attaccante del Milan. Il calciatore si sfogò su Twitter, ammettendo la parentela di sangue con la bimba e dichiarando che dal quel giorno in poi sarebbe diventato essere un buon padre a tutti gli effetti.

Pelè e il figlio Edinho

Edson Cholbi Nascimento, detto Edinho, nasce il 27 agosto del 70, figlio naturale del campione Pelè. Intraprese proprio come il padre la carriera calcistica e vestì i panni di portiere al Santos, assumendo poi le vesti di allenatore.
Edinho fu il primo dei sette figli avuti dal giocatore brasiliano, ma la sua figura spicca rispetto a quella dei suoi fratelli per le sue vicende legate alla droga. Nel 2005 fu arrestato, insieme ad altre 17 persone, per traffico di stupefacenti e fu condannato a 33 anni di carcere da un tribunale brasiliano di prima istanza per riciclaggio di denaro. All’inizio lo stesso Edinho negò il tutto, affermando solo di consumare la droga ma di non vederla. Dopo la scoperta dell’arresto, Pelè si sentì profondamente addolorato dell’accaduto, infatti egli stesso fu testimonial negli anni di campagne contro le sostanze stupefacenti. Ad oggi la pena è stato ridotta a 12 anni di carcere per il figlio del leggendario Pelè, a fronte dei 33 stabiliti inizialmente.

Osvaldo ed il figlio Gianluca

Accusato di sovrappopolare il paese, il calciatore ex Roma,Juve e Inter ha fatto parlare molto di sé in giro per la sua vita sentimentale. Diventato padre per la quarta volta, venne ampiamente criticato dalla sua ex Ana di trascurare il figlio Gianluca. Come per quanto riguardava il calcio, Osvaldo non riesce proprio a rimanere fermo: egli stesso dice sempre di cercare la felicità ovunque e di non riuscire a rimanere stabile in un posto per lungo tempo. Questo modo di pensare, date le molte vicende legate all’aspetto sentimentale, lo ha proiettato anche nelle sue relazioni con le donne e con i figli. Gioie e dolori, dolce e salato: questo è in poche parole il calciatore argentino che ha vissuto sia il pallone che la vita di coppia con lo stesso modo e con la stessa attitudine. La critica volta al giocatore da parte della ex Ana di sovrappopolare il globo, ha una verità di base: Osvaldo infatti non riesce a darsi pace, ha figli sparsi un po’ in tutto il pianeta: due figlie nate con Elena Braccini, modella fiorentina, un figlio dalla seconda moglie Jimena Barón e un altro, Gianluca, con Ana che vive oramai in Argentina.




“Papà, portami a giocare a pallone”: viaggio tra i padri nel calcio

“Mio padre mi ha fatto il più bel regalo che qualcuno poteva fare a un’altra persona: ha creduto in me.” Diceva Jim Valvano, noto cestista e uomo di sport.

Di un padre all’interno dei proprio ricordi rimane una cosa incancellabile e significativa per quanto mera burocrazia anagrafica: il cognome. Cognomi pesanti che celano lettera per lettera un bagaglio di aspettative, ricordi, valori e tradizioni che se accostati da un pallone da calcio diventano favole, storie da raccontare e situazioni da affrontare.

Essere figlio di un calciatore dunque racchiude tante difficoltà: prima su tutte la delusione, l’aspettativa che si crea intorno ai propri piedi, soprattutto se il proprio nome è associato ad un pezzo di storia del calcio. Ne è un esempio Jordy Cruijff, figlio di un Dio del calcio, mai stato all’altezza del più grande innovatore di questo sport.

Non è però di delusioni quello di cui vogliamo parlare, ma di quei grandi nomi che svestono la maglia e indossano i panni di papà modello, per risolvere tutte le paure dei proprio eredi sportivi e perchè no extra-sportivi.

ENRICO CHIESA, PAPA’ DI FEDERICO:

Attualmente in Serie A il figlio d’arte più promettente, Federico Chiesa ha raccolto un’eredità ancora più pesante perchè legata ad un simbolo di una squadra ben precisa, quella della Fiorentina della quale Enrico ha vestito la maglia dal 1999 al 2002 e che ora vede in Federico l’ideale di bandiera del tifoso viola, il quale sogna di vederlo capitano e simbolo dei gigliati.

Parlando di Federico, Enrico Chiesa ha esposto la sua linea educativa, fondamentale nella crescita del ragazzo: “Non ho alcun consiglio da dare a Federico. Lo vedo tranquillo e le pressioni è normale che ci siano. Dobbiamo sostenerlo tutti insieme: noi genitori e tutti coloro che vogliono bene alla Fiorentina. Nel calcio conta assolutamente solo il campo da gioco e non il cognome. L’ho sempre cercato di dire ai miei due figli, Federico e Lorenzo, che giocano a calcio. Il giudizio finale è sempre quello del rettangolo di gioco.A Federico ho sempre detto di fare il calciatore con grande passione e divertimento. Senza questa gioia è giusto farlo in un’altra maniera. Federico invece si diverte e ha una grande passione per questa professione. Di questo in famiglia siamo tutti contenti. I figli devono essere sostenuti dai genitori soprattutto nelle difficoltà. Bisogna farli crescere anche facendo esperienza dei propri errori. Dai miei tempi sono cambiate tantissime cose.  Questo è il mondo che cambia. Dobbiamo essere bravi anche come genitori ad aggiornarci”. 

CESARE MALDINI, PAPA’ DI PAOLO

Essere figlio di un calciatore pluripremiato, ex capitano e CT della nazionale italiana di calcio, può portarti solo a due strade: odiare il calcio o diventare uno degli sportivi italiani più importanti del ventunesimo secolo e oltre.  Paolo Maldini ha imboccato la seconda strada accompagnato mano nella mano dal padre Cesare, recentemente scomparso, che ha regalato al calcio italiano pagine di storia e un frutto del suo amore con la moglie Marisa tanto prezioso per tutto il nostro calcio. In questo caso la testimonianza diretta del’amore di Cesare per il proprio figlio viene dalle parole toccanti di Paolo e dei suoi fratelli al momento della morte dell’ex capitano del Milan, scomparso il 3 Aprile del 2016:

“Non ci resta che ringraziarti per il viaggio unico e meraviglioso che abbiamo fatto insieme e che ci farà tornare il sorriso ogni volta che penseremo a te. Ti siamo stati vicini in ogni momento sapendo che te ne saresti andato. Quando ci hai lasciati è accaduta una cosa straordinaria, siamo stati sommersi da messaggi di affetto nei tuoi confronti, messaggi non banali ma toccanti. A ognuna di quelle persone, hai regalato un po’ di te. Grazie Papà“.

FRANCESCO TOTTI, PAPA’ DI CHRISTIAN

In questo caso ci troviamo di fronte all’ esempio di un papà di un ragazzo che calciatore ancora non lo è o che quantomeno lo sarò; o forse no.  Il cognome è pesantissimo, Totti, che calcisticamente e non solo vale quanto una città intera, Roma, per la quale papà Francesco è più importante dell’omonimo pontefice.

Talento delle giovanili della Roma, attesa spasmodica nel rivedere un Totti in magia giallorossa, elementi che solo un papà “modello” può saper gestire e l’ex capitano giallorosso lo ha più volte confermato con le sue parole:

“Gli insegno quello che mi hanno insegnato i miei genitori: rispetto, educazione. Certo, ha questo cognome pesante. Gioca e la gente spera che io vada a vederlo. Lo lascio fare, non gli dico niente. Tra 3 o 4 anni vedrò di che stoffa è fatto veramente. E se non lo riterrò un campione glielo dirò: meglio la verità piuttosto che una bugia che può metterlo in difficoltà in futuro. Io da una parte gli auguro tutto il bene possibile, perché vedo che in questo momento si diverte, è innamorato del calcio, ha sempre la palla al piede sia in campo sia fuori, è cambiato tantissimo rispetto a due o tre anni fa. Dall’altra non glie lo auguro perché non è semplice per lui avere un cognome così sulle spalle, ogni volta lo accostano a me e prendono come riferimento il padre. Questa cosa mi dà fastidio sinceramente perché so quello che può succedere. In alcuni momenti mi rivedo in lui, anche se all’età che ha lui io ero molto più forte. Però ha margini di miglioramento. Anche se lui non deve sentire queste cose, io sono un padre tedesco, come faceva mio padre con me lui per me è il più scarso di tutti, gli dirò sempre così perché mi hanno insegnato questo“.

EUSEBIO DI FRANCESCO, PADRE DI FEDERICO

La figura dell’allenatore è già molto simile a quella di un papà, ma quando ti capita di essere entrambi la situazione si fa complicata. E’ capitato ad Eusebio Di Francesco, nella stagione 2010-2011, quando da allenatore del Pescara si è ritrovato tra i giovani emergenti un certo Federico Di Francesco, niente di meno che suo figlio. Le carriere di entrambi sono partite da lì per poi separarsi e chissà un giorno incrociarsi. Intanto papà Eusebio non manca mai l’appuntamento con gli elogi al figlio: “Fin dagli inizi l’ho sempre trattato più da papà che da allenatore – racconta Eusebio. Gli ho insegnato l’educazione, il rispetto e la passione. Che significa dare il massimo in tutto quello che si fa. Spesso non vado neanche a vederlo, giusto per non diventare io il protagonista. Prima questo cognome gli pesava di più, all’inizio trovava avversari che gli rinfacciavano di essere un raccomandato, di giocare solo perchè “era figlio di”. Adesso lui la vive con serenità, sta facendo il suo percorso. Come giocatore Federico è in gamba, più tecnico di me. Deve ancora lavorare sul carattere per arrivare ai livelli di papà, ma ha i mezzi per riuscirci. Sarebbe un conflitto di interessi allenarlo in una mia squadra? No, ma è forse più giusto che faccia la sua strada”

Tanti gli altri esempi, dal “cholo” Simeone e suo figlio giovanni a Ionis Hagi, figlio di George. Tutti accomunati da una sola ed unica cosa, l’amore e l’esempio, quello che un po’ tutti amiamo dei nostri padri.

Che siano calciatori o no, ogni uomo può essere padre. ma ci vuole una persona speciale per essere un papà.

Infine, auguri ovviamente a tutti i papà da RadioGoal24!

 




Napoli, è giusto crederci: le 5 migliori rimonte nella storia della Serie A

Nulla è da buttare della stagione del Napoli, ma al contrario tutto è ancora possibile. La lotta allo scudetto è ancora aperta e probabilmente il tutto si deciderà nella gara tra le prime due della classifica del 22 Aprile. Cinque partite separano il Napoli da questo importantissimo incontro e i ragazzi di Sarri devono arrivare al match nella migliore condizione fisica e di classifica. Nella storia della Serie A però ci sono state squadre che per conquistare la vittoria del campionato, che hanno lottato fino all’ultima giornata ottenendo il tanto sperato sorpasso.

Anno 1970/71 – Inter

Una delle prime squadre a compiere questa impresa fu l’Inter della stagione 1970/71. In quella stagione durante la prima metà di campionato, la squadra venne eliminata da Coppa Italia e Coppa delle Fiere, raccogliendo poi quattro punti in altrettante partite e perdendo largamente il derby con il Milan. Il tecnico di allora, Herrera, venne esonerato e fu dato l’incarico di traghettare la squadra fino a fine stagione all’allenatore delle giovanili, Giovanni Invernizzi. In accordo con i senatori della squadra, venne ritoccata la squadra nel tentativo di compiere l’impresa di vincere il campionato. L’Inter in quella stagione rimontò i punti di distanza dalla capolista Milan e vinse il derby di ritorno, allontanando il Napoli  terzo. Il Milan cadde contro il Varese e così i nerazzurri ne approfittarono vincendo a Catania, aggiudicandosi quindi la matematica conquista del campionato.

Anno 1987/88 Milan

Nel 1987/88 spettò al Milan invece operare la rimonta. Infatti in quell’anno tutti credevano che il Napoli potesse vincere il secondo scudetto consecutivo. Guidati dall’allenatore Arrigo Sacchi, esordiente in Serie A, i rossoneri superarono l’inatteso infortunio occorso a van Basten nelle prime giornate e trovarono la loro forza in una difesa a zona che subì 14 gol in 30 partite. A cinque giornate dalla fine, il Napoli conduceva con quattro punti di vantaggio sui rossoneri, che non avevano saputo approfittare appieno di alcuni tentennamenti della capolista nei due mesi precedenti. Ma i rossoneri, a partire dalla settimana successiva, inanellarono tre successi che si rivelano decisivi. La rimonta subita portò il Napoli allo sbando: la squadra partenopea, che aveva perso solo due partite nelle prime 25 giornate, cadde quattro volte negli ultimi cinque turni e ottenne solo un punto sui 10 disponibili. All’ultima giornata al Milan bastò un pareggio per festeggiare uno scudetto, che mancava da nove difficili anni.

Anno 1998/99 – Milan

Il Milan ripeté l’impresa nell’anno 1998/99. Dopo due stagioni negative per il Milan, terminate all’11º e al 10º posto, e fuori dalle coppe europee pure dopo costose campagne acquisti, la società decide di rifondare la squadra. Nella prima metà di stagione dominata dalla Fiorentina di Giovanni Trapattoni, il Milan riesce ad essere stabilmente tra le prime quattro posizioni del torneo. Il Milan inizia ad avere un gioco convincente, si porta al secondo posto, superando Fiorentina e Parma e ritrovandosi dietro solo alla Lazio di Eriksson. Alla 27ª giornata ci fu lo scontro diretto all’Olimpico, ma il risultato fu solo 0-0 e con sette punti in sette partite da recuperare i biancocelesti sembrano ormai avere il titolo in pugno. La Lazio però andò incontro a due sconfitte consecutive nel derby e contro la Juventus, mentre  pareggiò alla penultima giornata a Firenze facendosi scavalcare dai rossoneri, vincitori di tutte le 6 partite successive allo scontro diretto. Il Milan si presentò all’ultima giornata da capolista per la prima volta nella stagione e alla ricerca della settima vittoria consecutiva, che trovò contro il Perugia laureandosi campione d’Italia.

Anno 1999/2000 – Lazio

L’anno successivo la Lazio riuscì nell’impresa di rimontare in campionato la Juventus. La stagione del centenario fu inaugurata dalla conquista della Supercoppa Europea. Durante la prima parte di campionato i romani abitarono stabilmente i vertici della classifica, ma la campione d’inverno fu la Juventus.  Nel girone di ritorno, la Lazio si rese protagonista di una rimonta simile a quella che aveva subito l’anno precedente: con otto turni ancora da giocare, si ritrovava a −9. Lo scontro diretto giocato al Delle Alpi venne vinto grazie al gol di Simeone. Le sorti del tricolore si decisero soltanto all’ultima domenica, con la vittoria per 3-0 sulla Reggina e il crollo torinese al Curi di Perugia che assegnò alla Lazio il suo secondo scudetto.

Anno 2001/02 – Juventus

Nel 2002 la Juventus riuscì a vincere il campionato malgrado gli insuccessi delle ultime stagioni, che causarono l’addio di Ancelotti, spianando la strada al rientro di Lippi. Sul mercato la squadra lasciò partire Van der Sar, Zidane e Inzaghi al loro posto giunsero Buffon, Pavel Nedvěd e Lilian Thuram. Il campionato 2001/02 iniziò con 3 vittorie consecutive, prima di rimanere all’asciutto per 6 giornate. Durante l’inverno, la Juventus risalì la classifica, mentre la lotta per lo scudetto venne riaperta in primavera a causa delle incertezze offerte dall’Inter capolista. Giunta all’ultima partita con un punto di ritardo dai nerazzurri, alla Juventus riuscì un incredibile sorpasso che le fruttò il tricolore: i milanesi caddero 4-2 sul campo della Lazio, mentre i bianconeri vinsero per 2-0 in casa dell’Udinese sorpassandoli.

Queste sono state solo alcune delle imprese fatte nel nostro campionato e magari il Napoli quest’anno potrà scrivere la storia, rimontando e tornando di nuovo in testa alla classifica.




Champions League, Italia vs Spagna: l’analisi di Barcellona e Real Madrid

Oggi, venerdì 16 marzo, le otto squadre qualificate negli ottavi hanno scoperto il loro destino: a Nyon si sono decisi gli accoppiamenti per i quarti di Champions League.
Dopo undici anni, l’Italia si trova con due squadre nella prestigiosa competizione in cui ci sono tutte le più forti d’Europa. La sfida sarà tra l’Italia e Spagna.
La Roma, infatti, ha pescato il Barcellona, il cui ultimo incontro ufficiale risale a 3 anni, mentre la Juventus il Real Madrid di Zidane.

Barcellona-Roma

Rosa

Il Barcellona gioca spesso con il 4-3-3 con Messi,Coutinho (o Dembelé) e Suarez a ricoprire la fase offensiva. A protezione della porta del Barca c’è il titolare Stegen, con i difensori Roberto, Pique, Umtiti e Alba. A dare densità e qualità a centrocampo ci sono i soliti, Rakitic, Busquets, Andrè Gomes e Iniesta. Il tecnico Valverde.
La Roma, invece, sia nelle gare europee sia in quelle in campionato si coniuga con un 4-2-3-1 con Dzeko come prima punta. Alle sue spalle i soliti Nainggolan, Under e El Sharaway, il quale si alterna spesso con Perotti. In difesa, la Roma si allinea a 4 con Florenzi e Kolarov come terzini, chiamati dall’allenatore a dare aiuto e qualità anche alla fase offensiva attraverso sovrapposizioni e cross nella ricerca dell’altissimo. Sarà compito di Manolas e Fazio  difendere invece centralmente la porta di Allison.

Andamento in campionato

Il Barcellona, in Liga, si trova ad essere prima in classifica con 72 punti da sola e lontana ben 8 punti dall’Atletico Madrid, seconda nel campionato spagnolo. La Roma invece, è distante molti punti dal primo posto in Serie A, ormai infatti a contendersi il titolo di campione d’Italia sono la Juventus e il Napoli. Per la squadra giallorossa l’obiettivo in campionato è quello di raggiungere la qualificazione alla Champions per il prossimo anno.

Partita

Sfida molto importate per la Roma di Di Francesco. La squadra spagnola è abituata a questi importante competizioni e in questi ritmi viaggia con molta qualità e serenità. Il Barcellona ha vinto la sua ultima Champions nel 2015 proprio contro un altra italiana, solo che quella volta non c’era la Roma di Di Francesco ma la “signora” bianconera. Per i giallorossi sarà sicuramente una sfida tosta sotto ogni angolazione, il gioco del Barca è tra più belli e nello stesso tempo tra il più temuto dagli avversari di tutto il mondo. Sicuramente la Roma dovrà servirsi, in questa partita, di un gioco tattico molto difensivo, per sfruttare i contropiedi, attraverso i recuperi palla a centrocampo.

 

Juventus-Real Madrid

Rosa

Il Real Madrid si schiera spesso con un 4-3-1-2 con Benzema e Ronaldo in avanti e Isco alle spalle dei due o, in alternativa, con lo spagnolo ad agire da esterno alto. In porta il solito Nava, in difesa Caravajal, Varane, Ramos e Marcelo, mentre il compito di portare qualità a centrocampo spetta ai fuoriclasse Kroos, Casemiro e Modric. La Juventus, anche grazie alle tante alternative che la panchina riserva all’allenatore, propone spesso diverse soluzioni di gioco.
Scende in campo spesso con il 4-3-3 o con un 4-3-1-2 con Higuain, Dybala e Mandzukic in avanti come tridente d’attacco, mentre Matuidi, Khedira e Pijanic a centrocampo, pronti a iniziare la classica manovra offensiva dei bianconeri.

Andamento in campionato

Il Real è solo terza quest’anno in Liga spagnola e si trova a -15 dalla prima, ovvero dal Barcellona di Messi. La Juventus, invece è ormai sulla scia positiva e pronta a riconquistare il settimo scudetto consecutivo. Ostacolo che rimane da superare per gli uomini di Allegri è il pressing del Napoli, che sicuramente non mollerà di certo la presa fino alla fine del campionato per vincere il titolo di Campioni d’Italia.

Sfida

Si ripete quindi la sfida in finale di Champions dello scorso anno, mentre quest’anno saranno i quarti a definire la vincitrice fra queste due storiche formazioni. In questa sfida ad uscire vittoriosa è stata quasi sempre la squadra spagnola, ma quest’anno vedendo anche il campionato e le prestazioni che sta facendo il Real Madrid, vincere non sarà sicuramente impossibile per la squadra di Allegri. La Juventus, però, dovrà fare una partita perfetta non solo in difesa, dato l’attacco prolifico del Real, ma soprattutto in quella offensiva,  in cui dovrà affidarsi al migliore Higuain.

 

 

 




La Roma in Champions: le cinque partite più belle dei giallorossi

La vittoria con lo Shakhtar resterà per molto tempo impressa nella mente dei tifosi giallorossi. La Roma, dopo dieci anni di assenza, torna tra le migliori otto d’Europa e domani scoprirà quale sarà l’avversario da affrontare nei quarti di finale. In attesa di vedere un’altra affascinante sfida, torniamo indietro e riviviamo le cinque migliori partite disputate dalla Roma in Champions League.

Roma-Shakhtar 1-0 (Dzeko)

Al quinto posto troviamo la sfida di martedì scorso; la Roma, dopo la sconfitta in Ucraina per due a uno, è costretta a vincere per proseguire l’avventura europea. Di Francesco si affida al suo undici migliore con Dzeko supportato da Under e Perotti nel reparto d’attacco. Il match non è estremamente bello con lo Shakhtar bravo in copertura e la Roma in difficoltà nel trovare sbocchi offensivi. La svolta arriva ad inizio ripresa quando Dzeko, servito in profondità da Strootman, anticipa il portiere e porta in vantaggio i suoi. Un goal che verrà difeso fino al fischio finale quando l’Olimpico esplode di gioia per una qualificazione storica.

Lione-Roma 0-2 (Totti, Mancini)

Champions League 2006-2007, la Roma di Spalletti è tra le migliori sedici squadre di Europa e agli ottavi deve vedersela contro un Lione che, da qualche anno, sta dominando in Ligue 1. All’Olimpico finisce 0-0 con Taddei che gela i propri tifosi quando, nel tentativo di spazzare un pallone, colpisce il palo della porta difesa da Doni. E’ in quel momento che, probabilmente, il destino aveva scelto la Roma come squadra da premiare nell’arco dei 180 minuti. Il match giocato allo Stade de Gerland è un capolavoro tattico di Spalletti e dei suoi ragazzi; Totti di testa e poi Mancini, con una giocata che non verrà mai dimentica dai tifosi giallorossi, eliminano il Lione. La Roma vola ai quarti dove cadrà sotto i colpi di un Manchester United troppo forte.

Real Madrid-Roma 1-2 (Taddei, Raul, Vucinic)

La Roma, nell’edizione della Champions League 2007-2008, è nuovamente agli ottavi di finale. L’avversario è il Real Madrid di Raul, una squadra sicuramente più abituata a determinati palcoscenici. L’andata si gioca all’Olimpico dove i giallorossi, in rimonta, vincono per due a uno; per accedere ai quarti, però, servirà compiere l’impresa al Bernabeu. Nel tempio del calcio la Roma disputa un match di carattere e grazie alle reti di Taddei e Vucinic si qualifica al turno successivo dove verrà fermata, ancora una volta, dal Manchester United.

Roma-Barcellona 3-0 (Emerson, Montella, Tommasi)

Una delle partite più belle giocate dalle Roma in Champions League è quella del 26 febbraio 2002 quando all’Olimpico arriva il Barcellona; i ragazzi di Capello, spinti dal calore e dall’entusiasmo dei propri tifosi, giocano una ripresa da applausi. Apre Emerson, chiude Tommasi con Montella che realizza il raddoppio (splendido il goal dell’attaccante). Un tre a zero che i tifosi della Roma difficilmente dimenticheranno.

Roma-Dundee 3-0 (Pruzzo, Pruzzo, Di Bartolomei)

La più bella gara giocata dalla Roma in Europa è del lontano 1984. Coppa dei Campioni, semifinale: i giallorossi incontrano il Dundee che, in Scozia, si impone per 2-0. Tutto finito? Assolutamente no perché all’Olimpico succede qualcosa di magico. In un’ora, le 15.30, in cui oggi non si giocherebbe un match di coppa, la Roma si impone per 3-0 e ribalta la gara di andata. La doppietta di Pruzzo ed il goal di Di Bartolomei spediscono i giallorossi in finale, contro il Liverpool. Una partita che farà piangere tutta la città.




Montella e l’ignoranza da social: la rivincita del tecnico italiano

In una serata, quella di ieri, perfetta per i colori giallorossi (la Roma dopo 10 anni torna ai quarti di finale di Champions League) non bisogna far passare inosservata l’impresa del Siviglia; il club spagnolo, vincendo per due a uno all’Old Trafford, ha eliminato il Manchester United di Mourinho. Una vera e propria impresa che porta la firma non solo di Ben Yedder (autore della doppietta decisiva) ma anche di Vincenzo Montella; il tecnico italiano, dopo essere stato esonerato dal Milan, si è preso una bella rivincita con la qualificazione ai quarti di Champions. Un successo da dedicare a tutto il mondo social che si era divertito ad insultarlo quando venne sollevato dall’incarico di allenatore rossonero.

Vi ricordate questa foto? I tifosi rossoneri vengono rappresentati in festa a tal punto da scendere in piazza per l’esonero di Montella; notizia che merita una maggiore affluenza di pubblico rispetto agli arrivi di Biglia e Bonucci. Immagine divertente, complice i primi risultati del tecnico sulla panchina del Siviglia. Con il tempo, però, le cose sono decisamente cambiate e ora che il club spagnolo è ai quarti di Champions ed il Milan ad un passo dall’eliminazione in Europa League, chi si diverte è Montella. Magari in piazza ci è sceso lui dopo la rete di Ramsey…

 

 

Quello del social è un mondo che tende all’esagerazione, porta all’estremo qualsiasi fatto; Montella, come tutti, non si è salvato. Tra le tante immagini che gli sono state gentilmente dedicate ne abbiamo una che riguarda il famoso motto estivo del Milan. “Passiamo alle cose formali” durante il calciomercato è stato uno slogan talmente famoso da essere successivamente utilizzato per qualsiasi cosa, compresa la vicenda Montella. In questa foto possiamo notare come Fassone e Mirabelli siano felici di comunicare l’esonero al tecnico rossonero. Ora, rivendendo questa foto, avranno sicuramente qualche rimpianto.

Una delle caratteristiche principali di Montella è quella di trovare del positivo anche nelle sconfitte. Tema che ovviamente non è sfuggito al mondo del social. Qui possiamo notare come sia stata messa la frase “Stiamo crescendo” (usata spesso dall’ex allenatore rossonero nelle interviste) in risposta alla notizia dell’esonero. Oggi dovrebbero crescere quelle persone che si fanno condizionare dal social. “Montolivo è lento”, “Thiago Motta non può giocare a pallone” “Montella non è capace ad allenare”: sono solo alcuni esempi in cui siamo la gente è andata dietro a degli slogan solo perché facevano tendenza.

La serata di ieri è stata la rivincita di un tecnico capace di estromettere dalla Champions il re (in positivo) del social, José Mourinho. Tutto questo dovrebbe far riflettere.




Inter, la parabola discendente. La stagione nerazzurra vista dalle dichiarazioni di Spalletti

“Se sono più tranquillo per l’obiettivo Champions dopo questo risultato? In certi momenti abbiamo la faccia tosta di esserci con intensità, in altri lasciamo palla agli avversari, non riusciamo ad avere continuità, non so cosa succederà nella prossima partita. Io non sono convinto che l’Inter abbia tutta quella qualità di cui si parla, per andare a giocare nella metà campo avversaria servono certe doti. Noi abbiamo fatto un pessimo periodo, ma in generale non abbiamo mai giocato un grandissimo calcio.”

Con queste dichiarazioni, Luciano Spalletti ha scosso l’ambiente dell’Inter dopo il pareggio per 0-0 contro il Napoli. Cosa avrà voluto dire l’allenatore? Voleva spronare la squadra o criticare velatamente (ma nemmeno troppo) la società nerazzurra? Proviamo a ripercorrere le tappe della stagione tramite le parole del mister di Certaldo.

Conferenza stampa al termine del match Napoli-Inter 21/10/17

L’Inter si presenta allo scontro contro il Napoli da imbattuta e seconda in classifica, dietro solo agli Azzurri. Il match termina 0-0, con una prestazione della squadra di Sarri nettamente superiore a quella vista allo stadio San Siro nel match di ritorno.
“Oggi abbiamo fatto una buonissima partita, che poteva essere giocata anche meglio. A questi calciatori vanno fatti i complimenti. Continuano a dirci che siamo fortunati, ma la vera fortuna per me è allenare questi calciatori. Pian piano ve ne accorgerete…Sanno fare il loro mestiere, sanno dove vogliono andare e oggi sono venuti qui a giocare una buonissima partita. Inter da scudetto? Noi ci sentiamo forti, ma abbiamo ancora molto da crescere: dobbiamo guardare partita dopo partita”

L’allenatore dell’Inter, nonostante i suoi abbiano giocato oggettivamente a un livello inferiore di quello visto domenica scorsa, è sembrato soddisfatto della prestazione di squadra. Probabilmente, era convinto che, con il passare del tempo, i giocatori avrebbero continuato ad avere una crescita esponenziale, come si era potuto osservare nei primi due mesi di gestione spallettiana.

Conferenza stampa prima del match Juventus-Inter 09/12/17

“Ora abbiamo una precisa identità e sappiamo che possiamo competere a questi livelli. Per raggiungere i nostri obiettivi serviranno tanti punti e ogni partita deve essere l’occasione per portarne a casa. Ecco perché andiamo a Torino per vincere.”

E al termine della partita, finita 0-0: “Vedo molti dispiaciuti per questa prima sconfitta che tarda ad arrivare come se pensassero che sia un incantesimo da spezzare per far tornare nuovamente il cigno un brutto anatroccolo… Sappiamo però che per adesso la fiaba è un’altra. E’ quella in cui sono i gufi a diventare colombe. Noi siamo passati da quelli che c’avevano culo a quelli che devono vincere il campionato. Le due cose non vanno d’accordo.”

Parole forte quelle del tecnico toscano, quasi l’antitesi di quelle rilasciate domenica sera dopo lo 0-0 con i partenopei. Dichiarazioni anche comprensibili, considerando che dopo la sfida con i bianconeri, l’Inter è rimasta alla testa della classifica, conquistata la giornata precedente grazie proprio alla Juventus, vincente in casa del Napoli. Con il senno di poi, sono state affermazioni azzardate?

Al termine del match contro il Pordenone in Coppa Italia, vinto solamente ai rigori, Spalletti ‘attacca’ la società, rea di creare aspettative troppo alte. Dopo quella partita, inizierà la crisi dell’Inter:
“Secondo me bisogna fare attenzione, credo che fino a quando la società non presenterà le vere intenzioni che ha, su come agire in questo mercato, dovremmo fare tutti un po’ di silenzio. Creare quelle aspettative che si sono create prima dell’inizio del campionato, avere la sfiducia che c’era in base ai nomi di cui si era parlato, non fa bene ai tifosi, ai calciatori, all’Inter e ai risultati. Di conseguenza se mi chiedete chi voglio, ve li dico. Voglio Segio Ramos, Iniesta e Sanchez. Quelli che hanno pedalato fino ad ora hanno portato primi in classifica l’Inter, ci vuole rispetto”. (15/10/17)

L’ultima frase del 59enne è emblematica.

Dopo la crisi nerazzurra, decorata da 3 sconfitte e 5 pareggi consecutivi, Spalletti attacca un’altra volta i dirigenti nerazurri
“Consiglierei al presidente di creare una terza squadra, quella virtuale da far allenare ai dirigenti. Prenderemo provvedimenti fra di noi, ne parlerò col presidente. Perché poi dentro lo spogliatoio ci sono io. Siamo terzi e si parla di rivoluzione. Se scrivete dei nomi, vuol dire che qualcuno ve li dice.” (16/02/17)

Nelle dichiarazioni dell’allenatore è impossibile non notare una parabola discendete, che si frantuma al suolo con le aperte critiche dei mister ai giocatori, risalenti a qualche giorno fa. Spalletti, dal difendere società e squadra, ha screditato prima la società, e poi anche la squadra. Semplice sfogo del momento, o dichiarazioni mirate ha spronare e correggere il comportamento della società e le motivazioni dei giocatori? L’ex allenatore della Roma ha perso la pazienza o ha voluto dare un segnale forte, per far invertire la rotta di tutta l’Inter, facendo capire che non è così che si costruisce una grande squadra?
In un momento decisivo della stagione, a dieci giornate dal termine del campionato e con una corsa Champions più accesa che mai, è difficile trovare una spiegazione non tanto alle parole di Spalletti (più che comprensibili), ma del perchè abbia volute sputarle fuori adesso, soprattutto dopo un match in cui l’Inter non ha concesso nemmeno un tiro in porta a una squadra come il Napoli. Sicuramente, avrà avuto le sue buone ragioni.




Una poltrona per tre. Verona, SPAL, Crotone: chi si salverà?

Juventus e Napoli si stanno lottando, giornata dopo giornata, lo scudetto; due tra Roma, Lazio ed Inter si qualificheranno per la prossima Champions League. E la lotta salvezza? In fondo alla classifica, escluso il Benevento che con i suoi 10 punti è destinato alla retrocessione, tutto può accadere. Verona (22 punti), SPAL e Crotone (24) si giocheranno fino all’ultimo secondo possibile la permanenza in Serie A. Chi riuscirà a salvarsi? Andiamo ad analizzare la situazione dei tre club e le loro possibilità di non retrocedere.

Hellas Verona, Pecchia non molla

La stagione dell’Hellas Verona è iniziata con la nota vicenda Cassano che, dopo una serie di ripensamenti, non ha voluto iniziare il campionato con il club scaligero. I piani salvezza del club sono stati complicati dal difficile rapporto tra Pecchia e Pazzini (l’attaccante è stato ceduto nel mercato invernale); l’allenatore, però, è sempre andato dritto per la sua strada e alla fine è riuscito ad ottenere i risultati. La squadra è in piena corsa per la salvezza e la vittoria del derby ha aumentato il morale di Matos e compagni. Ventidue punti e un calendario in cui le uniche partite “impossibili” sono le due trasferte di Milano e quella dello Stadium.

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SPAL, bisogna fare le cose SEMPLICI

I sette punti conquistati (tutti contro dirette concorrenti) nelle ultime tre partite hanno restituito morale alla SPAL in vista della lotta salvezza; il club neopromosso, sia per le scelte fatte sul mercato sia per il gioco mostrato, è forse la squadra che più di tutte merita la salvezza. La strada è ancora lunga ma il club può contare su un Antenucci in grande forma. Il principale nemico della SPAL è un calendario piuttosto complicato da qui a fine stagione e allora sarà fondamentale fare più punti possibili in casa.

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Crotone, con Zenga è cambiata la musica

Dopo la straordinaria cavalcata con Nicola, il Crotone aveva perso quella cattiveria necessaria ad una squadra il cui obiettivo è la salvezza. La società è stata brava ad accorgersene in tempo, chiamando Walter Zenga; l’ex allenatore del Wolverhampton ha dato linfa nuova al club che, escluse le sconfitte con Benevento e SPAL, ha avuto un buon rendimento. Il calendario è, probabilmente, il più difficile dei tre ma il cuore del Crotone potrebbe sorprendere anche in questa stagione.