Le migliori imprese-salvezza nella storia della Serie A

Mancano quattro giornate alla fine del campionato e la lotta per non retrocedere in Serie B è ancora apertissima. A parte il povero Benevento, che ha già dovuto dire addio alla Serie A, sono sei le squadre che si giocheranno le ultime carte disponibili per potersi salvare: Cagliari, Udinese, Chievo, Crotone, Spal e Hellas Verona. Se lassù, dunque, Juventus e Napoli se le stanno suonando di santa ragione, in zona salvezza la situazione non è da meno, tanto che questo finale di stagione sta assumendo i contorni di uno dei più entusiasmanti degli ultimi anni. Non possiamo dire con certezza quali di queste squadre abbiano più chance di farcela, anche perché sarebbe un azzardo, ma soprattutto perché nel corso del tempo ci sono state vere e proprie imprese calcistiche nel nostro campionato, in cui club senza un briciolo di speranza sono riusciti ad agguantare un’insperata permanenza in Serie A.

Crotone (stagione 2016-2017)

Nello scorso campionato si parlava di un Crotone spacciato e di un discorso salvezza già chiuso a gennaio, con Palermo ed Empoli pronte a festeggiare la salvezza con largo anticipo. Ma la realtà è un’altra e sappiamo tutti come è andata a finire: i calabresi chiudono il girone d’andata all’ultimo posto con 9 punti, effettuando un sorpasso da cardiopalma sulle dirette concorrenti e trovando la meritata gioia nelle ultime giornate di campionato. Merito va dato soprattutto alla società, che in quella stagione ha sempre difeso l’operato di Nicola, la cui determinazione e costanza nel lavoro hanno creato le basi per poter pianificare una rimonta alla quale non credeva nessuno. Dal 19 marzo 2017, giorno della sconfitta con la Fiorentina in casa, il Crotone inizia la sua marcia verso la salvezza: il via alla rimonta viene dato dalla vittoria sull’Inter per 2-1, con doppietta di Falcinelli. Una volta raggiunta la salvezza, Nicola mantiene le promesse e percorre la tratta Crotone-Torino in bicicletta, sostenendo tra l’altro anche iniziative relative alla riapertura dell’aeroporto di Vigone, sua città di origine.

Sassuolo (stagione 2013-2014)

Nella stagione 2013-2014, anno dell’esordio in Serie A, il Sassuolo parte veramente male. Nelle prime sette giornate i neroverdi riescono a raccogliere soltanto 2 punti, mentre da dicembre in poi la squadra prima di Di Francesco e poi di Malesani racimola la miseria di 3 punti in dodici giornate, ottenendo undici sconfitte e una vittoria (quella del 4-3 contro il Milan, con il poker di Berardi che sancì l’esonero di Allegri). Alla ventisettesima giornata il Sassuolo si ritrova ultimo in classifica con 17 punti, a quattro lunghezze di distanza dalla zona salvezza. Date le circostanze, il presidente Squinzi esonera Malesani ed effettua un ultimo disperato tentativo, richiamando Di Francesco sulla panchina emiliana: il tecnico abruzzese riesce a far ricompattare la propria squadra e a fine stagione le consente di piazzarsi al quartultimo posto, davanti a Catania, Bologna e Livorno, condannate invece alla Serie B.

Cagliari (stagione 2012-2013)

Quello 2012-2013 è un campionato travagliato per il Cagliari. I rossoblu non iniziano al meglio la stagione e chiudono il girone di andata con un distacco di 4 punti dal Pescara. Il presidente Cellino decide così di esonerare Ficcadenti e di chiamare sulla panchina sarda una vecchia bandiera cagliaritana: Ivo Pulga. Nonostante un inizio positivo, in cui arrivano quattro vittorie consecutive, nelle seguenti otto giornate la squadra ottiene soltanto due punti. Il 6 gennaio 2013, inoltre, i sardi perdono per 2-1 contro la Lazio e stabiliscono il record negativo di sconfitte consecutive, che raggiunge quota sei. Nel mese di febbraio la vittoria sulla Roma per 4-2 e il pareggio contro il Milan per 1-1 fanno si che il Cagliari cominci ad allontanarsi dalla zona retrocessione. Nemmeno l’arresto del presidente Massimo Cellino (avvenuto il 14 febbraio, con le accuse di peculato e falso ideologico) incide sui risultati della squadra, che nel girone di ritorno ottiene 15 risultati utili consecutivi. Il 5 maggio il pareggio per 0-0 contro il Chievo, unito alla sconfitta del Palermo contro la Juventus, regala l’aritmetica salvezza con tre domeniche di anticipo. La realizzazione di quella bellissima impresa è anche merito dell’esplosione di Marco Sau, che al suo esordio in Serie A realizza 12 reti.

Catania (stagione 2009-2010)

La stagione 2009-2010 è la tredicesima in Serie A per il Catania, che però non inizia nel migliore dei modi: nelle prime tre gare di campionato arrivano altrettante sconfitte, e il primo punto arriva alla quarta giornata nel pareggio casalingo contro la Lazio. L’8 dicembre 2009, dopo quindici giornate in cui il Catania ha raccolto solo 9 punti e si trova ultimo in classifica, viene esonerato il tecnico Atzori e viene ingaggiato Sinisa Mihajlovic, che contribuisce ad un cambio di rotta immediato della sua squadra. Il tecnico serbo riesce a vincere contro la Juventus a Torino, dopo 46 anni senza vittorie in casa dei bianconeri, e ottiene due vittorie fondamentali contro Lazio e Roma, con le quali permette ai catanesi di uscire definitivamente dalla zona retrocessione. I successi di quella seconda parte di stagione sono frutto anche delle buone prestazioni di Maxi Lopez, acquistato a gennaio e diventato capocannoniere della squadra, con undici goal messi a segno in sei mesi.

Chievo (stagione 2008-2009)

Il Chievo nella stagione 2008-2009 riesce a compiere un vero e proprio miracolo. La squadra veronese non inizia bene il campionato, tanto da ritrovarsi con soli 9 punti al termine del girone d’andata. Agli inizi di novembre, dopo un 3-0 rimediato in trasferta contro il Paermo, Iachini viene sostituito da Di Carlo e tale operazione segna la svolta per i gialloblu, che cominciano a risalire la classifica in maniera progressiva. Nell’ultima giornata di andata viene sconfitto il Napoli, mentre nel 30° turno arriva lo spettacolare pareggio per 3-3 in casa della Juventus, in cui Pellissier segna una fantastica tripletta a Buffon. Nella seconda parte di campionato il Chievo ottiene 28 punti in 21 partite e chiude la stagione con 38 punti, staccando la zona retrocessione di quattro lunghezze.

 

 




I 5 derby d’Italia più decisivi della storia

Sabato sera andrà in scena il derby d’Italia: un match che si preannuncia decisivo sia per lo scudetto che per la Champions. La Juventus dopo il brutto k.o con il Napoli, dovrà in tutti i modi riuscire a conquistare i 3 punti per tenersi lontano dal pressing dei partenopei. L’Inter, invece, sarà chiamata a vincere per continuare la lotta per un posto nella tanto ambita competizione europea. Quella tra le due squadre è una rivalità senza tempo, fatta di polemiche, critiche e grandi campioni:  Del Piero, Buffon, Trezequet, fino ad arrivare  al fuoriclasse brasiliano, Ronaldo. La storica partita si è sempre distinta dalle altre per la sua particolarità: il match, infatti, mette a confronto due tra le formazioni più sostenute e titolate della penisola. Nel 1967 uno fra i più grandi giornalisti italiani, Gianni Brera. attribuì a questa partita la definizione di Derby d’Italia. A quei tempi era un vero e proprio “clasico” italiano, dato che entrambe le squadre non erano mai retrocesse in serie minore. Facciamo ora un excursus storico su questa partita, mettendo in evidenza quelle più importanti.

10 Giugno 1961: Juventus – Inter 9-1

Fra i più curiosi trascorsi, quello del 1961 si è rivelato fra i più importanti: tutto inizia quando il Comunale di Torino non riesce ad impedire a dei tifosi nerazzurri di mettersi a bordo campo per vedere la partita. Fatto che contribuì alla sospensione del match sullo 0 a 0. In un primo momento, la Lega Calcio assegnò la vittoria a tavolino ai nerazzurri ma la CAF accolse il ricorso della Juventus e fece rifare la partita. Il presidente dell’inter, Massimo Moratti, non sposò la decisione della Federcalcio e per protesta fece scendere in campo la primavera. La Juventus stavinse quella partita per 9 a 1 e conquistò lo scudetto.

9 Marzo 2002: Inter – Juventus 2-2

Lo scontro diretto più sentito negli ultimi anni è senza dubbio quello del 9 marzo del 2002. Alla vigilia dell’incontro e a nove giornate dalla fine del campionato, l’Inter era prima in classifica a 52 punti, seguita subito dopo dalla Juventus a 51 e dalla Roma a 50. La partita finì 2 a 2 con un fantastico goal allo scadere di Seedorf da centrocampo. I nerazzurri riuscirono fino all’ultimo a difendere la posizione alta in classifica fino a quel celebre 5 maggio, giornata in cui la Juventus riuscì a sbancare Udine e a vincere il titolo di campione d’italia con l’Inter, contemporaneamente, battuta dalla Lazio.

26 Aprile 1998: Juventus – Inter 1-0

Esiste una gara nella storia del calcio italiano che va oltre la semplice rivalità sportiva. Quella partita è Juventus – Inter del 26 aprile del 1998. In palio lo scudetto e alla vigilia dello scontro diretto la classifica diceva Juventus capolista  a quota 66 punti e Inter a meno uno dalla Vecchia Signora.
I bianconeri vinsero per un goal firmato Del Piero ma il match viene ricordato ancora oggi per un mancato rigore segnalato a favore dei nerazzurri. L’arbitro Ceccarini non concede il penalty su fallo ai danni di Ronaldo di Iuliano e ne segnala, 30 secondo dopo, uno alla Juventus. Il risultato rimase sull’uno a zero fino al triplice fischio del direttore di gara. La Juventus vincerà lo scudetto e l’Inter dovrà accontentarsi della vittoria in finale di Coppa Uefa, stravinta 3 a 0 contro la Lazio.

20 Agosto 2005: Juventus –  Inter 0-1

La Finale di Supercoppa del 2005 fu vinta dall’Inter di Mancini grazie a un gol di Veron nei tempi supplementari che con un tiro preciso battè l’estremo difensore bianconero. Si ricorda anche un clamoroso goal annullato allo scadere del primo tempo a Trezeguet per un presunto fuorigioco. Negli anni di Calciopoli questo episodio è stato più volte tirato fuori dagli juventini per respingere ogni accusa e ogni polemica nei confronti dell’era Moggi.

16 Aprile 2010: Inter – Juventus 2-0

La Juventus per l’Europa e l’Inter per lo scudetto. A poche giornate dalla fine della stagione 2009/2010, questo era il contorno del match tra le due squadre. A quella partita l’Inter ci arrivò seconda in classifica e a meno uno dalla Roma capolista. La sfida terminò 2 a 0 per i nerazzurri con le reti di Eto’o e Maicon nella ripresa. I goal rappresenteranno, poi, la molla per tuffarsi verso la conquista dello scudetto. La vittoria, infatti, ebbe un impatto molto positivo a livello mentale e non a caso, nella settimana dopo il match, i nerazzurri riuscirono a superare la Roma, piazzandosi primi in classifica. La stagione finì con l’Inter campione d’Italia e la Juventus fuori dalla zona Europa.




Europa non ti voglio: perchè così tante squadre snobbano l’Europa League?

Si sono spese già tante parole sul perchè il fascino, gli impegni e i ricavi dell’Europa League non spingano le squadre che vi partecipano a puntare alla vittoria della competizione. Da ormai molti anni si pone questo problema ostico da trattare, che mette in imbarazzo ogni portavoce di un qualsiasi grande club a cui vengono chieste spiegazioni in merito. Le solite dichiarazioni di circostanza dei vari presidenti, allenatori e giocatori, non coincidono con quello che poi si vede in campo. Un esempio emblematico può essere quello del Napoli, che è stato eliminato dal RB Lipsia nonostante sulla carta la squadra di Sarri risulti superiore, e non di poco. Stesso discorso per la Lazio, eliminata dall’altra squadra della RedBull, il Salisburgo. Cerchiamo di trarre delle conclusioni e capire il perchè la competizione europea minore viene snobbata da qualsiasi squadra di medio/alto livello.

Le statistiche delle italiane

Nelle otto edizioni che vanno dal 2009-10 (stagione in cui la seconda coppa europea è stata nominata ‘Europa League’) fino alla scorsa stagione, 32 squadre italiane hanno partecipato a questa manifestazione. Solo in 3 sono riuscite a raggiungere le semifinali, facendosi poi eliminare. Una sola è riuscita ad arrivare ai quarti di finale; ben 10 sono uscite agli ottavi; 8 non hanno superato i sedicesimi; in 7 hanno lasciato la competizione alla fine dei gironi; e in 3, addirittura, non hanno neppure superato i turni preliminari. Guardando questi dati, è quasi superfluo ribadire il poco impegno che le squadre italiane mettono in questa competizione.

I ricavi

In base alle previsioni di incasso e alle quote già predefinite, il totale distribuibile alle squadre nel 2017/18 sarà di 1718,7 milioni di euro, di cui 399,8 milioni ai club della UEFA Europa League. Già questo dato, fa notare che il budget per l’Europa League è 3,2 volte superiore a quello per la Champions.
Tale importo netto sarà ripartito in 239,8 milioni euro in quote fisse e 160 milioni in quote variabili (market pool), in base al valore proporzionale di ogni mercato televisivo rappresentato dalle squadre che partecipano alla UEFA Europa League (dalla fase a gironi in avanti) e ripartiti tra le squadre della stessa federazione.
Ognuna delle 48 squadre della fase a gironi riceverà 2,6 milioni di euro per la partecipazione a tale turno, da sommare a un premio di 360.000 euro a vittoria e 120.000 euro a pareggio. Sono inoltre previsti premi per la qualificazione ai sedicesimi: le vincitrici dei gironi incasseranno 600.000 euro, le seconde classificate 300.000 euro.
Per quanto riguarda la fase a eliminazione diretta, ogni squadra che parteciperà ai sedicesimi incasserà 500.000 euro. La cifra che aumenterà progressivamente con la qualificazione agli ottavi (750.000 euro), ai quarti (1 milione di euro) e in semifinale (1,6 milioni di euro). La vincitrice della UEFA Europa League incasserà 6,5 milioni di euro, contro i 3,5 milioni per la vicecampione.
Pertanto, in questa edizione una squadra può incassare un massimo di 15,71 milioni di euro, senza contare il market pool. Infine, le squadre che partecipano alle qualificazioni riceveranno rispettivamente 215.000 euro (primo turno), 225.000 euro (secondo), 235.000 euro (terzo) e 245.000 (spareggi). Da tenere presente, tuttavia, che le vincitrici agli spareggi non riceveranno il premio di solidarietà per tale turno.

Ognuno può trarre le sue conclusioni, fatto sta che la Uefa dovrebbe fare qualcosa per porre fine al poco onore che viene dato a questa coppa e provare a riavvicinarsi al fascino che trasmetteva la vecchia Coppa Uefa.




Inter vs Juventus: i migliori undici della loro storia a confronto

Inter-Juventus, il derby d’Italia; questa sfida, nel corso degli anni, ha sempre regalato grandi emozioni. Sabato sera, nella cornice di San Siro, si deciderà il futuro di entrambe le squadre. I nerazzurri, in corsa per un posto nella prossima Champions League, devono vincere per non perdere terreno da Roma e Lazio; i ragazzi di Allegri, invece, sono obbligati a fare risultato se vogliono mantenere il punto di vantaggio sul Napoli. Saranno i nerazzurri di Handanovic, Skrniar, Icardi e Perisic o i bianconeri di Buffon, Benatia, Pjanic e Higuain ad aggiudicarsi il derby d’Italia? In attesa di capire chi sarà decisivo, andiamo a scoprire i migliori undici nella storia delle due compagini.

Inter, 4-3-3

In porta ci sembra doveroso inserire Julio Cesar; il portiere brasiliano è uno dei simboli dell’Inter del triplete. In quella stagione fantastica, “l’acchiappasogni” (così veniva soprannominato dai tifosi nerazzurri) giocò della gare eccezionali tra cui la semifinale di ritorno di Champions contro il Barcellona. Reattivo tra i pali, fortissimo nelle uscite, leader nel guidare la linea difensiva: Julio Cesar rappresentava una vera e propria garanzia. Possiamo dire, senza dubbio, che è lui il miglior portiere dell’Inter. Davanti al brasiliano inseriamo, da destra a sinistra, Zanetti, Bergomi, Samuel, Burgnich. Una difesa completa: la corsa del Tractor, capitano dell’ultima Inter vincente; la tecnica dello Zio (uno dei centrali più forti della storia del calcio, non solo dell’Inter), la forza del muro (The Wall) e la roccia friulana, giocatore simbolo della grande Inter di Helenio Herrera. Davanti la difesa non possiamo non inserire Gabriele Oriali, il mediano per eccellenza; nerazzurro dal 1970 al 1983, ha portato nella bacheca di San Siro due scudetti e due coppa Italia. A completare il centrocampo ci sono Sandro Mazzola e Wesley Sneijder; il primo, mezzala offensiva, ha lasciato un grande ricordo grazie a quattro scudetti, due Coppe Campioni e due Coppe Intercontinentali. L’Olandese, invece, fa parte dell’Inter del triplete; grazie alla sua immensa tecnica si rivela decisivo con goal ed assist in una stagione, per i nerazzurri, impossibile da dimenticare. In attacco? Nel tridente offensivo troviamo Ronaldo, Eto’o e Milito. Il primo, considerato più forte del giocatore che milita attualmente nel Real Madrid, arriva dal Barcellona; disputa una prima stagione da fenomeno. Il problema? Gli infortuni che limiteranno le potenzialità di un attaccante straordinario. Gli altri due, Eto’o e Milito, sono gli eroi del 2009-2010. Goal, assist e giocate da favola regalano ai tifosi nerazzurri una stagione da padroni assoluti.

Ricapitolando, la miglior Inter scende in campo con un 4-3-3: Julio Cesar; Zanetti, Bergomi, Samuel, Burgnich; Oriali, Mazzola, Snejder; Ronaldo, Milito, Eto’o.

Juventus, 3-4-3

La Juventus come risponde? In porta, ovviamente, Buffon. Simbolo bianconero, è stato ed è ancora uno dei portieri più forti del mondo; nonostante l’età ci regala ancora degli interventi fuori dal comune. Nessuno meglio di lui potrebbe difendere i pali della top 11 juventina. La difesa, a tre, è composta da Chiellini, Cannavaro e Thuram. Penso che ci sia veramente poco da dire su questi tre fenomeni del reparto arretrato; tutti, in diverse epoche, sono stati dei veri e propri simboli per la Vecchia Signora che ha sempre avuto nella difesa un settore piuttosto affidabile. Una squadra vincente ha un centrocampo forte; la Juventus, nella sua lunga storia, ha avuto in questo ruolo dei veri e propri campioni; nella nostra top 11 abbiamo scelto di inserire Nedved, Zidane, Pirlo e Platini. Un mix impressionante di tecnica, qualità ed intelligenza calcistica. Quattro interpreti di primo livello per un reparto superiore, probabilmente, anche al terzetto Kroos-Modric-Casemiro. A chi l’arduo compito di segnare? Nomi di primo livello in una formazione che potrebbe tranquillamente vincere la Champions League (per la felicità del popolo bianconero); gli attaccanti che abbiamo scelto sono Del Piero, Trezeguet e Roberto Baggio. Un tridente completo con due giocatori di altissima qualità ed una punta che, in area di rigore, sapeva perfettamente come muoversi.

Ricapitolando, la miglior Juventus scende in campo con un 3-4-3:  Buffon; Chiellini, Cannavaro, Thuram; Nedved, Zidane, Pirlo, Platini; Del Piero, Trezeguet, Roberto Baggio.

Chi vincerebbe tra queste due squadre? Non lo possiamo sapere ma di certo verrebbe fuori una grandissima partita, la stessa che ci auguriamo di vedere nel match di sabato sera. Un derby d’Italia decisivo per il finale di stagione.




Incubo Liverpool: ecco le altre 5 batoste subite in Champions dalla Roma

Si ridimensionano le aspettative della Roma dopo l’andata delle semifinali di Champions Leauge: i giallorossi perdono 5-2 all’Anfield contro il Liverpool di Klopp, trascinato da uno stratosferico Salah, autore di una doppietta e di due assist. I Reds hanno ingabbiato e strapazzato la squadra di Di Francesco per circa un’ora, quando poi è arrivata l’ormai tarda reazione della Roma. I quarti di finale insegnagno che le partite di Champions si giocano in 180′: infatti, dopo la clamorosa rimonta ai danni del Barcellona, il tecnico giallorosso non demorde e crede che nella partita all’Olimpico ci siano delle possibilità per ribaltare il risultato dell’andata. I più appasionati ricorderanno che non è la prima volta che la Roma imbarca una goleada nelle coppe europee: andiamo a scoprire quali sono le altre ‘macchie nere’ della storia giallorossa.

17/18 – Barcellona-Roma 4-1

Per trovare la prima goleada non bisogna andare troppo indietro nel tempo. A posteriori, il sapore di questa sconfitta è più dolce che amaro, considerando la rimonta di cui De Rossi e compagni si sono resi protagonisti nel match di ritorno. Fatto sta che all’andata i blaugrana si imposero grazie ai goal di Pique e Suarez e gli autogoal di Manolas e De Rossi.

15/16 – Barcellona-Roma 6-1

Sconfitta più pesante quella di due stagione fa, quando sempre il Barcellona rifilò ben sei goal alla Roma. Durante la fase a gironi, le doppiette di Suarez e Messi e le reti di Pique e Adriano affondarono la squadra allenata da Garcia, che si arrese con il goal della bandiera firmato da Dzeko.

14/15 – Roma-Bayern Monaco 1-7

 

Un altro incubo venne vissuto la stagione precedente, forse il peggiore considerando che la partita si giocò all’Olimpico. Sempre con Garcia al comando, e ancora una volta nella fase a gironi, il Bayern Monaco di Guardiola si impose con 7 goal segnati da Robben (doppietta), Goetze, Lewandowski, Muller, Ribery e Shaqiri. Servì a poco il temporaneo 5-1 firmato da Gervinho.

06/07 – Manchester United-Roma 7-1

Un altro 7-1 nella storia giallorossa, questa volta rimediato contro il Manchester United di Ferguson. Nel match di andata dei quarti di finale, la squadra di Spalletti riuscì a imporsi 2-1 sui Red Devils, ma il sogno svanì presto: le reti di Carrick, Smith, Rooney, Ronaldo (doppietta), Carrick ed Evra, fecero pronunciare a Totti le seguenti parole: “La sera più triste della mia carriera.”

80/81 –  Carl Zeiss Jena-Roma 4-0

Nei sedicesimi di finale della Supercoppa, la Roma arrivò a giocare il ritorno dopo un secco 3-0 rifilato ai tedeschi nel match d’andata. In Germania accadde l’irreparabile: la squadra allenata da Liedholm capitolò a causa delle reti segnate da Krause, Lindemann e la doppietta di Bielau. Alla disfatta contro il Carl Zeiss Jena partecipò anche Carlo Ancelotti, in campo con la maglia giallorossa.




Adiós Don Andres

“Andres per me è il miglior centrocampista che ho visto giocare: per la qualità che esprime, per il tocco di palla, non lo scopro certo io. È incomparabile, perché è molto, molto diverso. Possiede una classe e un’eleganza incredibili, che lo rendono diverso da tutti gli altri centrocampisti” (Neymar).

“Tecnicamente è perfetto e gioca anche con una gran disinvoltura, quasi, senza sforzo. È come quando Federer gioca a tennis, a malapena suda” (Vicente del Bosque).

Uno ha avuto l’onore di giocarci insieme, l’altro il privilegio di poterlo allenare. Le parole di Neymar e del Bosque fanno capire perfettamente chi è Iniesta. Un giocatore superiore a tanti, un talento puro e cristallino che abbiamo ammirato con piacere e di cui raramente dimenticheremo le gesta. Come fai a scordare chi ti ha fatto innamorare del calcio, chi ti ha fatto passare le ore al prato sotto casa nel tentativo di replicare una giocata? Semplicemente non puoi; il movimento fluido e armonioso del corpo di Don Andres mentre accarezza il pallone resterà impresso per sempre nella mente di chi ama questo sport. E se è vero che lui lascerà il Barcellona per andare in Cina è altrettanto vero che non possiamo non considerare finita la sua carriera. Iniesta sono i 22 anni in cui ha indossato la maglia blaugrana; Iniesta è il goal al Chelsea che ha spianato la strada verso la Champions; Iniesta è il calcio, vero e puro, non quello economico della Cina (con tutto il rispetto, ovviamente).

Il calcio il movimento

Non vogliamo raccontarvi quanti assist ha fatto o quanti goal ha realizzato; non voglio dirvi i trofei che ha alzato nella sua straordinaria carriera. Iniesta va oltre le semplici statistiche; Don Andrés rappresenta la bellezza di uno sport, il calcio, che sin da piccoli pratichiamo nei campetti vicino casa. Il numero otto blaugrana è stato e sarà, negli anni futuri, un esempio per tutti quelli che vorranno intraprendere la carriera da giocatore perché lui è il calcio puro, quello in cui non serve un tatuaggio o un particolare taglio di capelli per apparire; lui, l’illusionista, si fa vedere in quei novanta minuti di gioco. Un lasso di tempo sufficiente per mostrare a tutti come si sta in campo.

Iniesta: un centrocampista diverso

Iniesta, nel Barcellona e nella Spagna, ha avuto un ruolo fondamentale. Di giocatori con la sua qualità, con la sua visione di gioco ne esistono pochi ed è per questo che dobbiamo ritenerci fortunati di aver vissuto nella sua epoca. Sia i blaugrana che la Roja, grazie a Don Andrés, hanno iniziato il loro ciclo vincente. Il motivo? Piuttosto semplice: qualsiasi squadra vincente ha bisogno di un creatore di gioco e Iniesta, in questo, è il numero uno. Un calciatore fuori dal comune che pensa ed agisce andando oltre gli schemi; questa sua caratteristica lo ha reso il centrocampista più forte degli ultimi trent’anni. Oltre ad essere stato un giocatore diverso ha contribuito anche nella crescita dei suoi compagni ed uno di questi è il numero dieci del Barcellona. La domanda è tanto semplice quanto complicata: Messi avrebbe avuto la stessa carriera se avesse giocato senza Iniesta? In molti dicono di si dal momento che Lionel è uno dei due giocatori più forti al Mondo. L’altra corrente di pensiero, quella più maliziosa, ritiene che Don Andrés abbia aiutato molto l’ascesa della Pulga. Senza voler prendere nessun tipo di posizione possiamo dire che Iniesta è stato il partner perfetto di Messi nel Barcellona (probabilmente) più bello di sempre. Il numero otto blaugrana, con le sue giocate, ha costruito molti dei goal realizzati da Messi ed è stato fondamentale nell’aiutare la Pulga a battere ogni tipo di record a livello di goal.

Andrés Iniesta, il calcio in movimento. Difficile dire cosa è stato; quasi impossibile raccontare le sue gesta. E’ come voler raccontare il quadro di un pittore ad uno che non lo ha mai visto: non lo puoi fare. Possiamo solo ritenerci fortunati per averlo visto giocare perché ogni suo tocca di palla ci ha fatto tornare bambini quando il calcio era puro, bello senza nessun tipo di macchia. Il calcio era, è stato e sarà sempre Don André Iniesta. Ciao Campione.




Roma, ecco le mosse per battere il Liverpool

Siamo giunti alla semifinale di andata di Champion’s League. Un traguardo storico per quanto riguarda la Roma, poiché mancava dalle fasi finali di questa competizione da lungo tempo. Una conquista del pass per la semifinale avvenuta in maniera inverosimile, alla quale nessuno credeva. Ma tutti sono stati smentiti, e la Roma è tra le quattro squadre più forti di Europa. Ora i giallorossi affronteranno il Liverpool guidato Jurgen Klopp, che in Premier League lotta con il Manchester United per la conquista del secondo posto, a sole tre lunghezze di distanza. La Roma incontrerà l’ex Salah, che proprio con i Reds ha esploso il suo enorme talento ed è il capocannoniere d’Inghilterra e di tutti i maggiori campionati europei, con 31 gol. La Roma quindi dovrà fare ben attenzione al talento egiziano, che sarà l’uomo più pericoloso della sua squadra. Ma adesso analizziamo nel particolare, le mosse che la Roma dovrà adottare per riuscire a sconfiggere il Liverpool.

Fase difensiva: raddoppiare Firmino

Non c’è assolutamente bisogno di essere grandi esperti di calcio per trovare quale sia il punto di forza di questo Liverpool: il tridente Salah-Firmino-Mané ha dimostrato di essere uno dei più forti al mondo, nonostante la partenza a gennaio di Coutinho verso Barcellona. Il fantastico assetto costruito da Klopp ha saputo, sopratutto, sfruttare quei tipici difetti sistematici delle difese inglesi. L’arma più letale sono sopratutto i contropiedi ad alta velocità sfruttando il famoso Gegenpressing: da una parte, si vuole prevenire il contropiede avversario senza scivolare all’indietro per poi riorganizzarsi, ma cercando di interromperlo all’origine; dall’altra, si vuole recuperare il pallone subito dopo averlo perso, in modo da riproporre una nuova azione d’attacco. Bisogna però dire una cosa: nonostante l’uomo-goal della squadra sia Salah, lil giocatore da cui bisogna aspettarsi sempre la giocata decisiva è Roberto Firmino: il trequartista brasiliano, adottato perfettamente dal proprio tecnico nel ruolo di punta, è colui che costruisce praticamente ogni trama di gioco; i recuperi alti da parte di Milner o Chamberlain non potrebbero essere così efficienti, una volta la palla arrivata ai due esterni alti, senza la mediazione di Firmino: quest’ultimo è bravo infatti a dialogare con i propri compagni di squadra, permettendo di “manipolare” i movimenti difensivi avversari e ribaltare subito l’azione per lo smarcamento della punta all’altro lato del campo. E’ necessario che la Roma stia attenta sopratutto al brasiliano, raddoppiandolo immediatamente ad ogni palla presa: sotto questo punto di vista sarò quindi utilissimo il lavoro di De Rossi in ripiegamento in aiuto su Fazio, con Manolas che dovrà invece “scivolare” per la marcatura stretta su Mané o Salah.

Centrocampo: bloccare gli inserimenti avversari e mantenere il pallino del gioco

Il Liverpool gode di un centrocampo molto offensivo, con giocatori come Wijnaldum e Chamberlain che non nascono propriamente come centrocampisti, bensì  rispettivamente come trequartista ed ala. Il compito maggiore per i centrocampisti della Roma sarà quello di bloccare i numerosi inserimenti che effettueranno gli avversari, a supporto dell’azione offensiva in loro favore. Se il lavoro del reparto difensivo sarà fatto nel modo migliore, basterà seguire a uomo gli inserimenti in area di rigore dei centrocampisti del Liverpool, e non permettere di riceve palla in caso di cross effettuati dalla fascia. Così facendo i giallorossi potranno sfruttare il contropiede, poiché il centrocampo avversario sarà pressoché scoperto e quindi in difficoltà. In questa fase del gioco De Rossi e i compagni di reparto dovranno essere perfetti negli interventi, cercando di mantenere il più possibile il possesso palla e lanciare gli attaccanti alla ricerca del gol.

Fase offensiva: sfruttare i centimetri di Dzeko

La fase offensiva sarà il lavoro più importante da svolgere: la Roma dovrà riuscire a segnare almeno un gol fuori casa, così da gestire meglio la partita nel match di ritorno all’Olimpico. In base alla scelta del modulo da parte di mister Di Francesco, i giallorossi dovranno senza dubbio sfruttare la potenza e la prestanza fisica di Dzeko, al centro dell’attacco. L’ideale sarebbe puntare su giocatori di fascia veloci e bravi nel dribbling come Florenzi e Perotti, poiché i terzini avversari non sono di certo del livello di quelli del Barcellona, che la Roma è riuscita a beffare. Gli esterni quindi dovranno puntare l’uomo, superarlo e crossare al centro per Dzeko: in questa partita più che mai, il gigante bosniaco dovrà agire da cecchino, per finalizzare nel migliore dei modi, ogni azione offensiva. Nella mezz’ora finale Di Francesco dovrà sfruttare la freschezza del giovane Under (sempre che il turco non parta dal’inizio), per mettere in ulteriore difficoltà la difesa dei Reds, ma soprattutto in caso di difficoltà per Dzeko nel mantenere la palla ed arrivare al tiro, di affiancargli Shick che ha anche trovato il primo gol in maglia giallorossa. Con Shick, Dzeko ed Under, gli ultimi minuti della partita saranno veramente di fuoco e ricchi di occasioni da gol, poiché ci sarà maggiore spazio per gli attaccanti e quindi più libertà nel raggiungere il cross da parte dei terzini di spinta, Kolarov e Florenzi.

 

La Roma quindi per uscire vittoriosa, dovrà fare la stessa partita che ha fatto contro il Barcellona: annullare ogni attacco da parte degli attaccanti del Liverpool, mantenere il pallino del gioco al centrocampo senza cadere in errori sciocchi, ma soprattutto sfruttando la potenza offensiva che ha questa squadra. Dopo la sorprendente vittoria contro il Barcellona, la Roma non ha più paura di nessuno, e deve puntare alla vittoria e al passaggio del turno che vorrebbe dire, Finale di Champion’s League.




Il Napoli adesso è il favorito per lo scudetto?

La paura fa novanta: queste quattro parole racchiudono perfettamente la sintesi del match tra Juventus e Napoli. Gli azzurri hanno strameritato di vincere la sfida contro i bianconeri, giocando meglio a calcio, credendoci fino alla fine e surclassando gli avversari sul piano del palleggio, sul piano tattico e su quello fisico. L’eliminazione di Madrid è stata sicuramente un brutto colpo per gli uomini di Allegri, che qualche strascico da quella notte ancora sembrano portarselo dietro, con la pessima prestazione di ieri che lo ha dimostrato ampiamente: squadra stanca, demotivata, ma soprattutto impaurita. Dybala e compagni non sono mai scesi in campo per vincere la partita, tant’è che l’unica occasione pericolosa è arrivata su un palo casuale preso da Pjanic su punizione. Per il resto soltanto Napoli, che alla fine ha trovato il goal vittoria grazie ad un colpo di testa di Koulibaly al 90′, su sviluppo da calcio d’angolo. I partenopei non vincevano a Torino dal 31 ottobre 2009 (2-3 con doppietta di Hamsik) e con quella di ieri hanno inoltre ottenuto la prima vittoria all’Allianz Stadium, che li ha portati a -1 da Madama. Con un calendario più agevole, una condizione fisica certamente migliore ed un morale alle stelle, il Napoli ha tutte le carte in tavola per candidarsi favorita a vincere questo entusiasmante campionato: ma andiamo con ordine e analizziamo queste tre varianti in maniera dettagliata.

Il calendario

Il campionato sta per giungere al termine e restano quattro giornate per stabilire il verdetto finale: sabato 28 aprile ci sarà il derby d’Italia, in cui la Juventus affronterà l’Inter a San Siro. Sarà una partita interessante da vedere, perché in palio ci sono sia uno scudetto che una qualificazione in Champions League. I nerazzurri si trovano ad un solo punto di distanza da Roma e Lazio, e faranno di tutto per vincere e rovinare i piani alla Vecchia Signora. Il Napoli, invece, sarà impegnato il giorno dopo nella trasferta contro la Fiorentina, che nelle ultime tre partite è riuscita a guadagnare soltanto un punto. Dopo queste due partite inizierà il vero e proprio rush finale, con la Juventus che ospiterà il Bologna all’Allianz Stadium nella terzultima giornata, mentre la squadra di Sarri dovrà vedersela con il Torino. Arrivati a due giornate dalla fine ci saranno altrettante trasferte significative: i bianconeri affronteranno la Roma all’Olimpico il 13 maggio, quattro giorni dopo la finale di Coppa Italia, mentre la squadra partenopea sarà impegnata in contemporanea al Ferraris contro la Sampdoria. Il finale sarà poi scoppiettante, nel caso il campionato non fosse ancora deciso, con Allegri e Sarri a giocarsi il titolo di campione d’Italia davanti al proprio pubblico: il 20 maggio, alle ore 20.45, con l’intera Serie A a giocare in contemporanea, ci saranno Juventus-Hellas Verona e Napoli-Crotone.

La condizione fisica

La Juventus è stanca, questo è palese. Il big match tanto atteso ha dimostrato che molti giocatori bianconeri non stanno attraversando un buon momento dal punto di vista fisico: in primis fra tutti gli uomini di centrocampo, apparsi notevolmente spossati, quasi con il fiatone. Senza il loro supporto la squadra non è più la stessa: nelle ultime partite è emersa la difficoltà nell’impostare un gioco, accompagnata dalla banalità con cui vengono commessi troppo errori tecnici, anche nei passaggi più semplici. I partenopei hanno effettuato pressing dall’inizio alla fine, senza lasciar ragionare i giocatori juventini, che non appena guadagnavano palla si ritrovavano addosso tre avversari. Sull’azione che ha portato al goal, poi, nessuno dei bianconeri si è avventato su una palla persa dal Napoli, che invece ha avuto la tenacia di insistere e di guadagnarsi il calcio d’angolo decisivo. Forse la causa è da riscontrare nei molteplici impegni sostenuti dalla compagine torinese, che è riuscita ad arrivare quasi in fondo a tutte le competizioni, a differenza di un Napoli che ha preferito rinunciare a tutto, dando completa esclusività al campionato. Una scelta che a febbraio poteva sembrare folle, ma che adesso sta pagando in pieno, dato che la banda di Sarri ha recuperato sei punti ai bianconeri nelle ultime due giornate e non si vuole certo fermare qui.

Il morale

La vittoria dell’Allianz Stadium è stata sicuramente un’enorme iniezione di adrenalina e di fiducia per gli uomini di Sarri, che nelle prossime partite scenderanno in campo con la giusta determinazione e consapevolezza di poter realizzare qualcosa di straordinario. Il Napoli ci crede e nel frattempo fa sognare un’intera città, desiderosa di festeggiare il terzo scudetto dopo quasi trent’anni. La squadra azzurra è perfettamente consapevole che adesso la pressione è tutta sulle spalle della Juventus, che dovrà stare bene attenta a non commettere ulteriori passi falsi: certo, la classifica da ancora ragione alla squadra di Allegri, ma ieri i bianconeri sono apparsi spenti e soprattutto poco motivati. Il forte rischio adesso è che le due brutte botte incassate nel giro di dodici giorni contro Real Madrid e Napoli possano davvero fare la differenza a livello mentale. Verrebbe da dire che i campioni d’Italia sono abituati a certi tipi di situazioni, ma sinceramente dopo la bruttissima figura di ieri rimane davvero difficile pensare che la Juventus possa vincere tutte e quattro le partite restanti, e soprattutto fare bottino pieno sia contro Inter che Roma.

 

 

 




Serie A, ancora molto in palio: campionato competitivo o livello basso?

A cinque giornate dal termine del campionato, la storia della Serie A è ancora tutta da scrivere. Lo Scudetto, la qualificazione alla Champions League, la qualificazione all’Europa League e la corsa alla salvezza sono lotte con i verdetti ancora tutti da decidere. Una della stagioni più avvincenti degli ultimi 10 anni, è sintomo di un campionato molto competitivo o di un livello generalmente basso che non permette a certe squadre di imporsi sulle altre?

Scudetto

Nel caso della corsa alla Scudetto, è evidente che il Napoli abbia scalato un altro gradino rispetto allo scorso anno e abbia raggiunto (forse) il livello della Juventus. La stagione passata, alla 33° giornata di Serie A, i bianconeri avevano accumulato un vantaggio di ben 8 punti sulla seconda in classifica, la Roma; mentre gli azzurri si trovavano in terza posizione a ben 12 punti dalla squadra guidata da Allegri. I soli 4 punti di distacco di questa stagione, con ancora lo scontro diretto da giocare, sono l’emblema dell’escalation che la squadra di Sarri ha compiuto rispetto agli anni passati. Il match in programma domenica contro la società di Torino, potrebbe essere il coronamento del progetto e del sogno napoletano.

Zona Champions League

Per quanto riguarda la qualificazione alla Champions League, analizzando l’andamento di Roma, Inter e Lazio, sembrerebbe che nessuna delle tre squadre riesca e imporre la propria forza sulle altre. Tutte le formazioni hanno avuto almeno una possibilità per acchiappare il terzo posto in classifica e mettere qualche punto di distanza tra loro e le pretendenti: cosa che non è riuscita a nessune delle tre, che adesso si trovano racchiuse in un solo punto e con il rischio di essere escluse dalla partecipazione alla coppa dalle ‘grandi orecchie’. Resta da non escludere che il verdetto si possa decidere solamente all’ultima giornata di campionato, quando Lazio e Inter si sfideranno all’Olimpico.

Zona Europa League

La corsa all’Europa League è capitanata dal Milan, la squadra che forse ha deluso più di tutte durante l’arco della stagione, considerando soprattutto le aspettative di inizio anno. I soli due punti di vantaggio sull’Atalanta e i tre punti in più di Fiorentina e Sampdoria, potrebbero risultare troppo pochi per blindare il 6° posto in classifica. Le vere sorprese di questo campionato potrebbero essere proprio le tre pretendenti: la conferma a questi livelli dell’Atalanta non era assolutamente scontata come si poteva pensare, così come il rendimento dei viola dopo la ‘rivoluzione’ estiva. Infine, i blucerchiati hanno conquistato ben 6 punti in più rispetto alla scorsa stagione e hanno migliorato il rendimento contro le big.

Corsa alla salvezza

In questo caso, è difficile capire se si sia alzato il livello delle neopromosse o se le squadre di Serie A abbiano preso sottogamba il pessimo inizio di Benevento, Hellas Verona e SPAL. Resta il fatto che ci sono ben 7 squadre in 9 punti, con i ragazzi di De Zerbi unici esclusi dalla corsa alla salvezza. Nella stagione 16/17, a questo punto del campionato, c’erano solamente 3 squadre nei 9 punti presi in considerazione per analizzare la zona bassa della classifica di quest’anno. La lotta per non retrocedere potrebbe essere stata alimentata da un mix formato dal difficile ambientamento delle squadre arrivate dalla Serie B, lente nell’acquisire il ritmo della Serie A, e dal preventivo rilassamento di Sassuolo, Udinese, Cagliari, Chievo Verona e Crotone.

 




Goal&Cash – I diritti TV in Bundesliga

Nuovo appuntamento con Goal&Cash, la nuova rubrica di RadioGoal24 che tratterà il punto di vista finanziario rispetto ai maggiori campionati di calcio europei. Questo nuovo appuntamento cercherà di raccontare, e spiegare nel dettaglio, il funzionamento economico nel grande calcio del Vecchio Continente, soffermandosi sugli incassi che derivano dalle televisioni. Settimana scorsa vi avevamo parlato del funzionamento e della ripartizione dei diritti TV in Liga.

Oggi ci focalizzeremo sui diritti TV in Bundesliga con la relativa ripartizione dei soldi assegnati alle squadre della prima divisione e della Zweite Liga, analizzando come sono cambiati nel corso degli ultimi anni.

Diritti TV Bundesliga

A differenze dei maggiori campionati europei, il criterio di ripartizione dei diritti TV in Bundesliga è molto particolare e, soprattutto, meno equo. La somma che riceve ogni singola squadra, infatti, è ottenuta in base ai risultati ottenuti nelle ultime 5 stagioni. Anche a causa di questa suddivisione il Bayern Monaco, in Germania, non avrà rivali ne ora ne negli anni a venire.

Come possono cambiare i diritti TV nella Bundesliga 2017/2018

Dalla stagione 2017/2018 entrerà in vigore un accordo quadriennale che porterà nelle casse dei club tedeschi un totale di 5,64 miliardi di euro: 1,16 miliardi a stagione. Parliamo di un aumento dell’85% rispetto all’accordo precedente, con una divisione molto più “democratica” del montepremi. Verranno adottati, proprio per questo, 4 criteri di distribuzione, come deciso dal consiglio di amministrazioni della DFL lo scorso novembre:

  • Il 70% del montepremi verrà diviso fra tutti i club della Bundesliga e Zweite Liga, tenendo conto della classifica quinquennale di ciascuna delle due competizioni;
  • Una quota pari al 23% terrà conto della classifica ponderata degli ultimi 5 anni;
  • Una quota pari al 5% terrà conto della classifica complessiva dei 36 club negli ultimi 20 anni;
  • Una quota pari al 2% verrà distribuita proporzionalmente ai minuti giocati dai calciatori Under23 formati nei club;

La nuova ripartizione dei diritti TV nella Bundesliga 2017/2018.

Con questo nuovo contratto, la Bundesliga si porta al livello della Liga spagnola per introiti televisivi.

Incassi diritti TV Bundesliga 2016/2017

Gli incassi dei diritti TV della Bundesliga 2016/2017.

Nella stagione 2016/2017 gli incassi dei diritti TV della Bundesliga ammontavano a 980 milioni di euro (relativi all’ambito nazionale), più i 206 milioni di euro provenienti dall’estero, per un totale di 1,186 miliardi. Questi vanno divisi per le 36 squadre che compongono la Bundesliga e la Zweite Liga. In testa c’è, ovviamente, il Bayern Monaco con 95,8 milioni (praticamente 1/10 del totale), ma a far clamore è il Lipsia che è ultimo in questa speciale classifica, nonostante il 2° posto dello scorso campionato. Tutto questo perché la suddivisione è in base ai risultati ottenuti negli ultimi 5 anni e, 5 stagioni fa, il Lipsia si trovava in quarta divisione tedesca, ossia nel calcio dilettantistico. Ad oggi il club è in grande deficit rispetto alle compagini avversarie. Sono 29 i milioni arrivati nelle tasche del Lipsia, ben 9 in meno dell’Hannover, penultimo. Cifre importanti per il Borussia Dortmund (86,5 milioni), Schalke04 (80 milioni) e Bayer Leverkusen (77 milioni).

Incassi diritti TV Bundesliga 2015/2016

La ripartizione dei diritti TV nella Bundesliga 2015/2016.

Gli incassi della Bundesliga 2015/2016 derivati dai diritti TV sono stati 850 milioni di euro. L’80% di questi sono andati ai club della Bundesliga, il restante 20% alla serie inferiore. Rispetto all’annata precedente, sono ben 50 i milioni di euro in più che i 18 club del massimo campionato tedesco si sono spartiti con il Bayern Monaco che è passato dai 47,5 milioni del 2014/2015 a ben 72 milioni. Cifre importanti anche per Bayer Leverkusen (56,4 milioni), Borussia Dortmund (59,5 milioni) e Schalke04 (60,1 milioni).