Juventus, è scudetto: i 3 momenti decisivi della stagione

Grazie al pareggio ottenuto in casa della Roma per 0-0, la Juventus si è proclamata campione d’Italia per la 34° volta nella sua storia. Spettatore non pagante dei successi bianconeri è stato lo Stadio Olimpico di Roma, che nell’arco di quattro giorni ha visto la Vecchia Signora prima trionfare nella finale di Coppa Italia contro il Milan, poi centrare il suo settimo scudetto consecutivo. La consacrazione definitiva è arrivata al termine di una stagione lunga e difficile, ricca di momenti cruciali che hanno dato una svolta al percorso di Buffon e compagni: analizziamoli insieme.

Il goal di Dybala contro la Lazio al 93′

Nel giorno di Lazio-Juventus, la formazione bianconera si presenta all’Olimpico incerottata, spenta e quasi rinunciataria. Nel primo tempo l’unica occasione degna di nota capita a Mario Mandzukic, che spedisce un colpo di testa alto sopra la traversa. La ripresa propone lo stesso copione dei primi 45′, con entrambe le squadre che danno vita ad uno spettacolo noioso e incolore, non meritevole di una sfida di alta classifica come quella. Come spesso accade, però, la Juventus tira fuori il coniglio dal cilindro nei momenti di massima difficoltà, ed ecco che al 93′ Dybala resiste alla carica di Parolo e in caduta infila il pallone alle spalle di Strakosha, per il definitivo 0-1. La Joya non aveva per nulla brillato durante il match, ma si è acceso nel momento più opportuno, segnando un goal che ha raggelato non solo i tifosi della Lazio presenti allo stadio, ma anche i tanti sostenitori napoletani pronti a far festa in vista di un eventuale allungo in classifica. In realtà il Napoli quella sera verrà battuto al San Paolo dalla Roma per 2-4, consentendo alla rivale di sempre di portarsi a +2, con una partita in più da dover recuperare.

Le dichiarazioni di Insigne dopo Juventus-Napoli

Spesso nel calcio e nello sport in generale si ricorre all’espressione “come una finale” per sottolineare l’importanza di una o più partite da affrontare. Ciò è quanto succede ad Insigne nel post-match contro la Juventus: il Napoli vince quella partita 0-1 grazie al colpo di testa di Koulibaly e al numero 24 azzurro viene fatto notare che alla vigilia i bianconeri avevano detto che avrebbero affrontato quella partita come una finale di Champions League. La dichiarazione suscita l’ironia dell’attaccante napoletano, che risponde: “La Juventus l’ha giocata come una finale di Champions e l’ha persa? Sono abituati”. Dopo tale provocazione, il comportamento della Vecchia Signora rimane quieto e taciturno, ma non appena arriva la matematica vittoria dello scudetto, non si fa attendere la risposta di Giorgio Chiellini: “Noi le finali le perdiamo perché le giochiamo, gli altri invece decidono di uscire ai sedicesimi o agli ottavi, sono scelte. Arriva però il momento in cui bisogna chiedere scusa, nella vita ci vuole rispetto, e quando si manca di rispetto si pagano le conseguenze. Hanno parlato troppo e pagato di conseguenza. Noi siamo stati zitti nel momento in cui dovevamo, ora ce la godiamo meritatamente. La verità è che tutte queste cose sono linfa vitale per noi, mai toccare la Juve nell’orgoglio”. Parole dunque che sanno di frecciatina ad Insigne e che, a detta del difensore juventino, hanno contribuito alla scossa finale.

La folle vittoria sull’Inter per 2-3

Il derby d’Italia contro l’Inter è la partita della svolta per la Juventus, che arriva a San Siro dopo la sconfitta subita contro il Napoli, portatosi a -1 in classifica. Il match è uno di quelli da paradiso, inferno e ritorno: i bianconeri passano prima in vantaggio con Douglas Costa al 13′ ma poi, nonostante la superiorità numerica a causa dell’espulsione di Vecino, subiscono il sorpasso nerazzurro ad opera di Icardi e di un autogoal sfortunato di Barzagli. A tre minuti dal termine della gara la squadra è stanca ed il campionato sembra compromesso, ma in soli 90 secondi accade l’impossibile: all’87’ Cuadrado entra in area e imbuca il pallone sul secondo palo, con Handanovic che resta a guardare, mentre due minuti più tardi arriva il colpo di testa vincente di Higuain, che sfrutta una punizione perfetta battuta da Pjanic. In quella partita emerge tutta la determinazione, la grinta e la voglia che da sempre contraddistingue il DNA bianconero, che uccide il Napoli nelle gambe e nello spirito, dato che il giorno dopo gli azzurri perderanno 0-3 in casa della Fiorentina.

Questi sono i tre momenti significativi del settimo scudetto, tramutatosi nell’ennesimo record del club torinese: in Italia, infatti, nessuno ha mai vinto il campionato di Serie A per sette volte consecutivamente. La Juventus ci è riuscita prima con Antonio Conte (2011-2012, 2012-2013, 2013-2014) e poi con Allegri (2014-2015, 2015-2016,2016-2017, 2017-2018), che è riuscito a fare il double per il quarto anno consecutivo. E’ stato inoltre eguagliato il record di Lione e Olympiacos, che il “settebello” lo hanno ottenuto rispettivamente dal 1997 al 2003 e dal 2011 al 2017.




Hellas Verona e Benevento, 5 giocatori che potrebbero far comodo in Serie A

Hellas Verona e Benevento diranno ufficialmente addio alla Serie A solo un anno dopo la promozione: entrambe le formazioni sono ormai matematicamente retrocesse in Serie B, dopo un campionato turbolento e fatto di alti e bassi. La rivoluzione in attacco della squadra di Pecchia non ha portato ai risultati sperati, con lo stesso tecnico che è stato spesso criticato anche dai propri tifosi. Situazione diversa quella delle Streghe: dopo un mercato di gennaio intensissimo e fatto di grandi colpi, la squadra di De Zerbi ha raggiunto un livello di preparazione tecnica e tattica apprezzabile; peccato per le prestazioni disastrose del girone d’andata. Nell’approfondimento di oggi andremo a scoprire quali giocatori delle due squadre hanno dimostrato di meritarsi un futuro in Serie A già dalla prossima stagione, senza quindi dover retrocedere con la propria società.

Sandro

L’ex centrocampista del Tottenham, con le sue 12 presenze stagionali, ha convinto tutti sotto ogni punto di vista: tecnico, tattico e soprattutto mentale. L’arrivo a gennaio del brasiliano ha incrementato la qualità della zona nevralgica del Benevento, tanto da renderlo da subito fondamentale per il gioco di De Zerbi. L’esperienza internazionale del 29enne può beneficiare a molte squadre di media classifica, se non anche di qualche big: infatti, tra le altre, anche Inter e Milan hanno già chiesto informazioni alla società sannita. Attenzione anche a Valencia e Atletico Madrid.

Brignola

Il 18enne di Caserta si è subito dimostrato all’altezza della Serie A: i tre goal in campionato, e soprattutto la costanza nelle prestazioni, hanno permesso all’esterno del Benevento di far sempre parte della prima squadra e di acquisire la fiducia di De Zerbi nel corso della stagione. La velocità e l’imprevidibilità che può dare alla manovra offensiva, hanno convinto Napoli, Fiorentina e Milan a monitorare il giocatore con molta attenzione e a provare ad avviare una trattativa con le Streghe in vista della prossima stagione.

Diabaté

Il gigante maliano, arrivato a gennaio dall’Osmanlispor, ha esordito in Serie A segnando un goal decisivo contro il Crotone, per poi sorprendere tutti con tre doppiette consecutive contro Juventus, Hellas Verona e Sassuolo. Difficile pensare che il trentenne possa scendere in Serie B, anche perchè sull’attaccante si è già fatta avanti la Sampdoria, in vantaggio su Sassuolo e Cagliari. Il suo senso del goal e la sua altezza sui calci piazzati possono risultare decisivi per molte squadre.

Romulo

Sarebbe quasi superfluo elencare le qualità del capitano dell’Hellas: le 110 presenze in Serie A (di cui 5 alla Juventus) e gli 11 goal segnati nel nostro campionato parlano per lui. In questo caso resta da capire la volontà del giocatore, che pare molto legato alla società veronese, con cui ha raccolto 112 presenze dalla sua prima esperienza nella stagione 13/14. Le pretendenti non macano di certo: già a gennaio, l’esterno ha rifiutato offerte dal Messico, dalla Cina e soprattutto da una big italiana, di cui però non è filtrato il nome.

Caracciolo

L’ex difensore di Genoa e Brescia, nonostante la sua squadra abbia la seconda difesa peggiore del campionato con 75 goal subiti, ha dimostrato di poter dare ancora tanto in una formazione dove la difesa sia ben costruita ed efficente. Nel corso della stagione è sato molto prezioso sui calci piazzati, anche per quanto riguarda quelli offensivi: i goal decisivi nelle vittorie contro Milan e Chievo Verona, due squadre che hanno difensori esperti e navigati, ne sono una dimostazione.




Torino, da chi ripartire per il prossimo anno?

Sfumato ampiamente l’obiettivo settimo posto, che avrebbe garantito la qualificazione in Europa League, il Torino si appresta a giocare le ultime due sfide di campionato contro Spal e Genoa. Questo finale di stagione servirà alla squadra granata per valutare una serie di scelte utili per la programmazione del prossimo anno, in particolar modo per decidere chi può restare e chi deve partire tra i giocatori attualmente a disposizione. A tal proposito, noi di RadioGoal24 abbiamo individuato e analizzato tre punti basilari su cui il Toro deve puntare per affrontare al meglio la stagione 2018-2019.

Walter Mazzarri

Arrivato a Torino dopo l’esonero di Mihajlovic (a causa della sconfitta nel derby di Coppa Italia contro la Juventus), Mazzarri ha portato linfa vitale a Belotti e compagni. Nelle prime cinque partite sulla panchina granata, il tecnico livornese è riuscito ad ottenere 11 punti, con un rendimento degno di un club che aspira a qualificarsi in Champions League. Successivamente la squadra ha attraversato un periodo di alti e bassi, buttando ad esempio punti importanti contro Hellas Verona e Chievo, ma ottenendo ottimi risultati contro Inter, Milan e Napoli. L’anno prossimo bisogna assolutamente acquisire una forza mentale maggiore per poter affrontare le cosiddette “medio-piccole”, e Mazzarri sembra l’indiziato numero uno su cui far affidamento: il 3-5-2, modulo preferito dall’allenatore toscano, pare il giusto abito per questo Torino, poiché esalta le caratteristiche di quasi tutti i componenti della rosa. In particolar modo questa disposizione tattica ha permesso ad Ansaldi e De Silvestri di poter sfruttare al meglio le loro doti, che si contraddistinguono non solo nel difendere le fasce, ma anche nel presidiarle. Per poter ambire a qualcosa di importante servirà sicuramente rinforzare la rosa e, come dichiarato dallo stesso presidente Cairo, Mazzarri è l’unico a trovarsi nelle condizioni di poter dire chi può essere un giocatore da Toro e chi no, soprattutto in vista del modulo che ha in mente. A sua difesa c’è l’attenuante di aver lavorato soltanto sei mesi con la squadra, un periodo limitato direbbe qualcuno, che però gli è servito per conoscere i calciatori della rosa (anche se alcuni già li aveva allenati), attraverso una full immersion da dover effettuare totalmente ex novo. L’ex allenatore di Napoli e Inter ha adesso a disposizione un’intera annata per potersi occupare del gruppo, avendo dalla propria anche la fiducia del patron Urbano Cairo, che ha sempre apprezzato la sua determinazione e capacità nel saper gestire il collettivo.

Iago Falque e Belotti

Le due punte di diamante del Torino sono sicuramente Iago Falque e Belotti: il primo ha vissuto e sta vivendo tutt’ora una stagione pazzesca, mentre il secondo ha disputato una stagione incolore, soprattutto a causa del brutto infortunio di dicembre. Lo spagnolo ex Genoa e Roma ha sempre ricevuto gli elogi da parte di tutti, Mazzarri in primis, che ama il suo stile di gioco ed anche la sua personalità in campo, caparbia e molto tenace. Iago si è sempre caricato la squadra sulle spalle, specialmente quando bisognava soffrire, ma soprattutto nel periodo in cui c’era da fronteggiare l’assenza di Belotti nel reparto di attacco. Quest’anno il numero 14 granata, con 11 reti segnate in campionato, risulta il miglior marcatore della sua squadra: il giocatore sembra aver trovato la giusta continuità ed il club dovrà innalzare un muro per contrastare eventuali offerte, considerando che è un esterno che segna quasi con il ritmo di un vero attaccante. Per quanto riguarda il gallo Belotti, Cairo ha confermato che non ha nessuna intenzione di venderlo. Il bomber del Torino ha avuto la sfortuna di infortunarsi due volte nell’arco di questa stagione e di perdere tre mesi abbondanti, nei quali la lontananza dal campo ha impattato fortemente sulle prestazioni del giocatore. Nonostante le diverse assenze, però, Belotti ha segnato 11 goal tra campionato e Coppa Italia, e nelle ultime gare è apparso motivato e desideroso di volere continuare la sua avventura in maglia granata. Se dovesse ritornare ai livelli a cui era abituato, Mazzarri punterebbe tantissimo su di lui, ed il Toro potrebbe contare su un livello offensivo davvero niente male.

Mix tra giovani e uomini d’esperienza

Il presidente Cairo ha più volte ribadito che in questo finale di stagione vorrebbe vedere più giovani in campo, per capire meglio su chi costruire il Torino del futuro. La società granata è sempre stata brava nel saper valorizzare i baby talenti, che di certo non mancano in rosa neanche quest’anno: Edera, Lyanco, Bonifazi, Berenguer, Barreca e il portiere Milinkovis-Savic sono tutte ottime promesse, ma il loro futuro resta ancora tutto da decidere. D’altronde non tutti hanno mantenuto le aspettative, altri hanno deluso e qualcuno è stato anche sfortunato a causa degli infortuni, però è evidente che il peso della prossima stagione non possa gravare esclusivamente su di loro. E’ risaputo infatti che una squadra ambiziosa, volenterosa di centrare un posto in Europa, non necessita soltanto di giovani scommesse, ma anche di calciatori già affermati e pronti all’uso, che possano garantire le giuste certezze nei momenti che contano. L’esempio attuale da cui ripartire e a cui bisogna guardare è certamente Salvatore Sirigu, portiere di caratura mondiale, che ha vestito la maglia della nazionale e del Paris Saint-Germain. Altri nomi importanti che si fanno in vista dell’anno seguente sono quelli di Laxalt e Lazzari: il giocatore del Genoa sarebbe il primo rinforzo richiesto da Mazzarri, che lo vedrebbe bene nel suo 3-5-2, dato che Ansaldi può giocare sia a destra che a sinistra. Per quanto riguarda l’esterno della Spal, invece, tutto dipende dalla valutazione di Bonifazi: il Torino ha dato tempo a Mazzarri di valutare il giocatore, che può essere adattato anche alla difesa a tre. Nel caso in cui il ragazzo non dovesse rientrare tra i piani del tecnico livornese, allora il club granata potrebbe decidere di effettuare uno scambio Bonifazi-Lazzari.

 

 




Caccia agli svincolati: ecco chi può servire alle squadre di Serie A

Il 20 maggio si chiuderà il sipario della Serie A, condita dalla novità dell’introduzione del Var che ha portato con sè molti miglioramenti ma anche tante polemiche; la fine del campionato, da sempre, coincide con l’inizio dell’apertura del calciomercato estivo e tra i tanti argomenti che potrà far emergere è sicuramente quello più caldo il tema dei calciatori a scadenza di contratto. Quando si sente parlare di parametri zero non si può che far riferimento a colpi grossi come quello di Andrea Pirlo, andato via nell’estate del 2011 dal suo Milan per prendere la strada che lo portò a Vinovo per vestire la maglia bianconera. Protagonista anche Paul Pogba, che aveva lasciato il Manchester United nel 2011 per esser ricomprato a suon di milioni nel 2016. Quest’anno a far parlare di sé, fin dal mercato invernale, è stato l’attuale difensore biancoceleste, Stefan De Vrji, che tra alti e bassi ha deciso di andare via da Roma per raggiungere il prossimo anno l’Inter a Milano. Beffa per la squadra del padron Lotito che si è fatta sfuggire uno dei migliori difensori senza guadagnarci nulla in cambio. Restano comunque le ottime prestazioni del calciatore nelle ultime giornate di campionato che hanno confermato la grande stima che il giocatore olandese ha sempre provato per la società biancoceleste. Vediamo ora chi, tra i svincolati, potrà servire il prossimo anno alle squadre del nostro campionato.

Bernard

Bernard è un giocatore dal profilo interessante che ha già manifestato nella sua esperienza allo Shakhtar: assist, corsa, dribbling e numeri di alto livello, per le società in cerca di un esterno offensivo potrebbe essere il profilo giusto ed una ghiotta occasione. Giocatore dalle tantissime qualità che è arrivato allo Shakhtar Donetsk dall’Atletico Mineiro nella stagione 2013/14 e a giugno andrà in scadenza di contratto con il club: affare interessantissimo per qualsiasi società volesse prenderlo. Nella nostra competizione potrebbe essere un papabile acquisto per l’Inter se Perisic andrà via a fine stagione: fatto molto probabile date le intenzioni manifestate dal giocatore.

Mario Balotelli

Ottimo calciatore ma con un carattere particolare questo è Mario Balotelli, che in Francia sembrerebbe esser rinato; per il giocatore potrebbe esser arrivato il momento giusto per una nuova grande occasione. L’agente del giocatore Mino Raiola è già a lavoro e l’ex attaccante di Inter e Milan potrebbe certamente fare gola a diverse società e, tra queste, spicca già il nome della Roma. Balotelli potrebbe prendere il volo verso l’Italia il prossimo anno: Monchi, infatti, sarebbe pronto ad ospitare il calciatore nella squadra romana dopo anche l’ok di Di Francesco. Il potenziale arrivo di Balotelli potrà rappresentare un vera e propria aggiunta di qualità nel reparto offensivo della squadra giallorossa.

Max Meyer

E’ un classe 95 e ha solo 22 anni ma Max Meyer nel grande calcio ci milita già da tempo e la sua scadenza di contratto con lo Schalke 04 potrebbe essere un’occasione parecchio ghiotta per diverse società. Tutti gli occhi delle squadre europee sono su di lui e nel nostro campionato Meyer è un giocatore che con le sue qualità potrebbe sposarsi al meglio con la Juventus come vice Pjanic, in un centrocampo che, a parte il bosniaco, manca di qualità e numeri. Il tedesco potrebbe, insieme all’altro acquisto probabile Emre Can, costituire il futuro della mediana dei Campioni d’Italia. Occhi puntati però all’estero, con Atletico Madrid e sopratutto Arsenal pronte a sferrare un attacco decisivo per portarsi a casa uno dei migliori talenti europei.

Luke Shaw

Luke Shaw, classe ’95, è giocatore dalle ottime qualità, con il suo acquisto nell’estate del 2014 per una cifra che si aggirava sui 40 milioni di euro che fece discutere parecchio anche se, al Manchester United, non è mai veramente esploso. Il giocatore è un terzino sinistro che non si è mai veramente imposto con la maglia dei Red Devils e il suo contratto a giugno andrà in scadenza. A fine stagione con un probabile addio di Ghoulam al Napoli, Luke Shaw potrebbe essere la pedina giusta per il club partenopeo. L’unica incognita è la condizione fisica del terzino: la sua avventura con il club inglese è stata caratterizzata da un bruttissimo infortunio che lo ha allontanato dai campi per più di un anno, non tornando mai in una perfetta condizione fisica.

Marouane Fellaini

Dopo aver militato in Premier League, Fellaini sembrerebbe pronto per una nuova esperienza professionale: infatti, il calciatore ha dichiarato, più volte di voler andarsene dal Manchester United e di voler continuare la sua carriera altrove. Il suo nome in molte occasioni è stato accostato a diversi club italiani e per qualità potrebbe essere il profilo giusto per il Milan. Il belga garantirebbe centimetri ed esperienza internazionale a una rosa forte ma con molti giovani: tutte qualità che rispondono alle richieste dell’attuale tecnico rossonero, Gennaro Gattuso.




Atalanta, l’importanza di avere il Gasp

Un progetto saldo e basato su principi forti come la maturazione dei giovani e la voglia di dimostrare non può non avere un capo degno di questo nome, un capo di vedute aperte, calcolatore, curatore anche del più piccolo dettaglio, padre padrone e uomo di cuore ed intelligenza. Sommiamo tutte queste caratteristiche e facciamo un solo ed unico nome, Gian Piero Gasperini. E il progetto saldo è facile da individuare, l’Atalanta Bergamasca Calcio, la squadra rivelazione ormai da due stagioni di Serie A.

Andiamo per gradi ad individuare i grandi meriti del Gasp nel successo neroazzurro, che negli ultimi anni non solo ha raggiunto i migliori risultati orobici della storia, ma ha anche creato una nuova generazione di campioni da cui attingono le big e le nazionali maggiori per il proprio futuro.

I RISULTATI, ANCORA UNA VOLTA

Due stagioni esaltanti, iniziate nel giugno del 2016, dopo una stagione anonima con alla guida Edy Reja, un quarto posto, una semifinale di Coppa Italia eliminando il Napoli e i sedicesimi di Europa League contro il Borussia Dortmund, dopo aver passato un girone di ferro con squadre decisamente più blasonate.

Ma la cosa più complicata era ripetere risultati simili in questa stagione, con un’annata fisicamente probante ed estenuante sia dal punto di vista fisico che mentale: bisognava fare una scelta, rinunciare al possibilità di ripetere un campionato stellare come quello appena passato oppure affrontare l’Europa League come una semplice passerella. Ma i grandi allenatori sono quelli che riescono ad onorare tutte le competizioni (non ce ne voglia Sarri) e Gasperini ci sta riuscendo, lottando con il Milan dei 200 milioni per il mercato per un posto in Europa League, forse anche più meritato rispetto ai rossoneri.

Non che l’Atalanta non abbia avuto periodi no, soprattutto nel post-Borussia, ma è riuscita al momento giusto a trovare le giuste energie per tornare in alto e lottare fino all’ultimo per la prossima Europa League anche grazie all’utilizzo dei super-giovani di Zingonia. E proprio questo è il prossimo punto.

L’ORO DI ZINGONIA

LAZIO-ATALANTA 06-05-2016 ESULTANZA DI MUSA BARROW. SILPRESS

 

Barrow, Mancini, Bastoni, Vido e  Melegoni, cinque nomi per il futuro atalantino che in questa stagione sono stati lanciati da Gasperini.  In particolare i primi due citati, Barrow e Mancini, sono entrati in pianta stabile nello scacchiere atalantino, con l’attaccante gambiano in particolare che ha superato nelle gerarchie offensive giocatori come Petagna e Cornelius e che soprattutto ha iniziato a segnare: Mancini, invece, ha avuto numerose chance, condite anche dal primo goal in Serie A, regalando la vittoria nella gara contro il Chievo. Per Gasperini non è una novità, dopo aver lanciato giocatori come Spinazzola, Caldara, Kessiè, Grassi, Conti, Gagliardini e Petagna. Per gli altri citati c’è stato meno spazio ma si sono intraviste già le possibilità per continuare con il ciclo di enfant-prodige di zingoniana fattura.

UN NUOVO CALCIO TOTALE?

La citazione è pesante, parlare di calcio totale per una squadra di provincia è probabilmente azzardato, però sembra talmente veritiero: stiamo parlando di una squadra che gioca con una difesa a tre con due esterni molto alti e tre attaccanti, con un centrocampo senza giocatori solo di distruzione ma soprattutto dall’alto tasso tecnico e tattico. Tutti attaccano e tutti difendono: 10 goal segnati dai difensori in rosa, 4 gli assist di Toloi, centrale puro, con soli 34 goal subiti, quinta miglior difesa del campionato. Una squadra che non ha un vero e proprio bomber, i goal sono equamente distribuiti tra Ilicic, Gomez e Cristante. Su quest’ultimo andrebbe scritto un articolo a parte, tatticamente l’arma in più di Gasperini, inserimento, tecnica, capacità di salto, senso del goal e tanti assist. Il gioco è veloce, fluido, sviluppato sulla capacità di portare palla dei tre dietro e la capacità di trasformare e veicolare le azioni del Papu Gomez, quest’anno in veste quasi di vecchio 10 all’italiana, tra le linee ad aprire il campo per gli spunti di Ilicic e Cristante o per attivare le frecce Hateboer, Goosens, Spinazzola e Castagne. Aldilà poi del dominio territoriale il gioco di Gasperini mette in difficoltà anche la squadra più preparata difensivamente.

MI CHIAMO GIAN PIERO E CREO CAMPIONI

Genoa forward Diego Milito, of Argentina, left, is hugged by coach Gian Piero Gasperini at the end of a Serie A soccer match between Genoa and Lecce, in Genoa’s Luigi Ferraris stadium, Sunday, May 31, 2009. Milito will be going to Inter Milan at the end of the season. (AP Photo/Italo Banchero)

Dulcis in fundo la capacità maggiore del Gasp è quella di trasformare buoni giocatori in grandi giocatori. Non si parla dei giovani, ma di quei giocatori che dopo una carriera di alti e bassi riescono finalmente ad esprimere tutto il loro potenziale sotto la sua guida. Questa stagione è capitato ad Ilicic, mai stato così decisivo, la scorsa al Papu Gomez, devastante in zona goal, prestazioni da 10 in pagella con tanto di convocazione in nazionale argentina a fine stagione. Non solo a Bergamo, anche a Genova il Gasp ha creato giocatori che in carriera hanno vinto trofei su trofei: Criscito, Borriello, Papastathoupolos, Thiago Motta, Diego Milito, Palacio, Boateng, Miguel Veloso, Sturaro, Bertolacci, Kucka, Perotti, Iago Falquè, Rincon. Nulla da aggiungere, i nomi parlano da soli.

In una carriera così ampia l’unica macchia rimarrà aver allenato forse la peggior Inter degli ultimi anni, in futuro magari sarà bello vederlo con una squadra da Champions; oppure no, lasciatecelo lì a Bergamo, a regalarci la favola Atalanta.




Lazio, come reinvestire i soldi se parte Milinkovic-Savic

E’ di qualche giorno fa la notizia, arrivata direttamente dall’Inghilterra, della trattativa iniziata tra la Lazio e il Manchester United per portare Milinkovic-Savic alla corte di Mourinho. Come si può leggere nelle pagine del Sun, i Red Devils sarebbero pronti a investire fino a 90 milioni di euro (80 milioni di sterline) per arrivare al centrocampista serbo, di cui è rimasto stregato l’ex tecnico dell’Inter. Lotito e Tare hanno sempre dichiarato incedibile l’ex giocatore del Genk, a meno che non arrivino offerte folli, e questa sembra proprio una di quelle. Nell’approfondimento di oggi, andremo a capire come e dove i biancocelesti potrebbero reinvestire la cifra incassata dalla vendita di Milinkovic-Savic

Il sostituto

Secondo le testate giornalistiche italiane, il principale obiettivo per sostituire il serbo sarebbe Bryan Cristante, centrocampista dell’Atalanta. Il 23enne sta disputando la sua miglior stagione in Serie A, condita da 12 goal in 45 presenze, considerando anche Europa League e Coppa Italia. Sull’ex giocatore del Milan c’è anche il forte interesse della Juventus, destinazione su cui però il giocatore pare scettico, in quanto poco convinto di trovare spazio a sufficenza durante la prossima stagione. Ecco perchè Roma sarebbe una destinazione gradita, così come la corte di Inzaghi, che è riuscito a valorizzare Luis Alberto e proprio Milinkovic-Savic, due giocatori che Cristante potrebbe andare a sostituire sullo scacchiere biancoceleste. Per acquistare il cartellino dell’ex Benfica, servono circa 25-30 milioni di euro.

Un difensore centrale

La partenza a parametro zero di de Vrij, impone alla Lazio di cercare un difensore centrale di alto livello che vada a colmare il buco che lascerà l’olandese. Tare ci sta lavorando ormai da molti mesi e la lista dei nomi continua ad allungarsi: Terziev del Ludogorets o Douglas del Dnipro, ma anche Felipe del Corinthians o Doria del Marsiglia. Ci sono pure altri candidati o idee come Heurtaux dell’Udinese o Rugani che non trova spazio nella Juve. Proprio quest’ultimo, nonostante sia l’obiettivo più difficile da raggiungere, potrebbe essere il degno sostituto di de Vrij. Difficile che i bianconeri lo cedano per una cifra inferiore ai 30 milioni di euro, ma con 90 milioni incassati e la partenza di un difensore di alto livello, sarebbe quasi un obbligo provare ad avviare una trattativa con la Juventus.

 




I 5 Roma-Juventus più decisivi della storia

Una rivalità nata con il famoso goal di Turone; da quel momento ogni Roma-Juve o Juve Roma è stata sempre accompagnata da una serie infinita di polemiche come se non si potesse semplicemente gustare una sfida tra due squadre importanti del calcio italiano. Domenica sera, nella cornice dell’Olimpico, giallorossi e bianconeri sono pronti a scrivere un’altra pagina del loro personalissimo libro. I ragazzi di Di Francesco sono ad un punto dalla qualificazione alla prossima Champions; gli uomini di Allegri vogliono chiudere definitivamente (manca solo la matematica) la questione scudetto, il settimo consecutivo. In attesa di capire chi saranno i protagonisti del match andiamo a rivere le sfide più decisive tra Roma e Juventus.

Juventus-Roma 2-2

Una partita che rimarrà per sempre nei cuori dei tifosi giallorossi; la Roma si presenta a Torino da prima in classifica e con tutta l’intenzione di fare un altro passo verso lo scudetto. Gli uomini di Capello, però, devono fare i conti con una Juventus determinata e che, grazie a Del Piero e Zidane, si porta sul due a zero dopo soli 6 minuti. Totti e compagni sono sotto shock, incapaci di reagire alla marea juventina. A riportare a galla la Roma ci pensano prima Nakata (gran tiro dalla distanza) e poi Montella (tap-in su corta respinta di van der Sar); il due a due finale profuma di scudetto per i giallorossi che, a fine anno, festeggeranno con una città intera la vittoria del campionato. Una vittoria passata, indiscutibilmente, da quel 2-2 di Torino.

Roma-Juventus 0-1

Trentasettesima giornata, la Juventus si presenta all’Olimpico con il titolo di campione d’Italia; la Roma, unica vera rivale, non è riuscita a tenere il ritmo (spaventoso) dei bianconeri. Garcia e i suoi, però, vogliono i tre punti per rendere meno pesante il distacco dalla capolista. Totti e compagni giocano una buona partita ma il trailer del match è stato scritto da un vero e proprio amante dell’horror; nelle battute finali della sfida, quando le due squadre sembrano accontentarsi del pareggio, Osvaldo trafigge Skorupski e il cuore dei suoi ex tifosi regalando tre punti alla Juve. I bianconeri sbancano l’Olimpico, chiudendo la stagione a 102 punti (superata l’Inter che, nella stagione 2006-2007, chiuse a 97 punti).

Juventus-Roma 3-2

Il violino di Garcia, il goal vittoria di Bonucci, la rissa tra Morata e Manolas: ecco cosa ci si ricorda di quel Juventus-Roma, giocato allo Stadium il 05 ottobre del 2014. Il primo ed il terzo episodio sono simbolo di un calcio polemico in cui si deve sempre pensare male e non ci si riesce a soffermare sulla bellezza che questo magnifico sport è capace di regalare ad ogni partita. Il match in questione fu, probabilmente, uno dei più belli dell’intero campionato: le due squadre giocarono a viso aperto con l’intenzione di mostrare la loro superiorità. Poteva vincere la Roma ma ha prevalso la forza bianconera grazie ad un goal fantastico di Bonucci; un successo che porta la Juve a 18 punti, +3 sui giallorossi. Una vittoria che è un primo indizio di come sarebbe terminato quel campionato.

Roma-Juventus 3-1

La Juventus vede il triplete (sogno che svanirà nella notte di Cardiff), la Roma vuole il secondo posto per evitare i preliminari di Champions. All’Olimpico si sfidano due squadre capaci di regalare forti emozioni nell’arco di un’intera stagione; i giallorossi devono fare a meno di Dzeko infortunato mentre i bianconeri scendono in campo con un mini turn-over in vista della finale di Coppa Italia contro la Lazio. Sono i ragazzi di Allegri a passare in vantaggio grazie alla rete di Lemina. Juventus superiore anche con le riserve? Non questa volta, non di fronte all’orgoglio giallorosso che con De Rossi, El Shaarawy e Nainggolan ribalta la gara e si prende i tre punti. La Juve rimanda la festa scudetto, la Roma si avvicina al secondo posto.  Il finale di quella stagione lo conosciamo tutti.

Juventus-Roma 1-0

Arriviamo alla stagione in corso quella in cui sembrava potesse finire il dominio bianconero, specialmente quando Koulibaly di testa infila Buffon e regala tre punti d’oro ai suoi. I 180 minuti successivi quel Juventus-Napoli hanno confermato che i ragazzi di Allegri sono duri a morire. Ma facciamo un passo indietro: diciassettesima giornata, Juventus-Roma. I giallorossi, all’epoca in corsa per lo scudetto, cercano la prima vittoria da quando la Juve si è trasferita allo Stadium. I ragazzi di Allegri, invece, vogliono i tre punti per tornare a meno uno dal Napoli. La partita non è bellissima, vive di folate (principalmente bianconere) e a deciderla sono Szczęsny e Benatia; già proprio loro, due ex (come Osvaldo nel 2014) condannano la Roma ad una sconfitta che significa addio scudetto. La Juve vince e si conferma, ancora una volta, la squadra da battere.




ESCLUSIVA – Juventus, Bonaventura ad un passo: i dettagli

Clamorosa notizia di mercato: secondo una fonte molto vicina alla nostra redazione la Juventus è ad un passo dall’acquisto di Bonaventura a titolo definitivo. L’incontro di questa sera, in vista della finale di Coppa Italia, sarà utile per definire gli ultimi dettagli. Il centrocampista, con la maglia del Milan, ha realizzato 23 goal in 115 presenze.




Milan, tre chiavi per fermare la Juventus

Siamo giunti alla finale di Coppa Italia. Solo due squadre sono rimaste per aggiudicarsi la coppa nazionale: Juventus e Milan. I bianconeri ad un pizzico dalla vittoria del settimo scudetto consecutivo, sono riusciti ad andare in finale grazie alle vittorie per 1-0 sia all’andata che al ritorno di semifinale, contro l’Atalanta. I rossoneri hanno invece conquistato la finale grazie alla lotteria dei calci di rigore, nella semifinale di ritorno all’Olimpico contro la Lazio, dopo lo 0-0 dell’andata e lo stesso risultato maturato nei tempi regolamentari del ritorno. L’obbiettivo del Milan ad inizio stagione era di tornare in Champion’s League, ma abbiamo tutti visto l’estrema difficoltà con cui ha affrontato le prime uscite di campionato. Abbandonato quell’obbiettivo ormai da tempo, il principale scopo stagionale rimane la conquista della Coppa Italia, che porterebbe i rossoneri direttamente ai gironi di Europa League. Per Gattuso, quella di stasera è come una finale di un mondiale: ecco perché il Milan vorrà affrontare la Juventus con l’unico risultato in testa, la vittoria. Un’eventuale conquista del trofeo, andrebbe a rispolverare la bacheca di Casa Milan, che in dieci anni ha vinto solo uno scudetto nel 2011 e due Supercoppe Italiane, una nello stesso anno ed una nel 2016. Ma i rossoneri dovranno fare la partita perfetta, se  vogliono vincere il trofeo, poiché anche la Juventus vorrà conquistare la Coppa Italia; soprattutto Allegri che tenta di vincere il duo Scudetto-Coppa Italia, per la quarta volta consecutiva, andando a stabilire un nuovo record.
Per far si che il Milan vinca la partita di stasera, Gattuso schiererà in campo la miglior formazione possibile, con il 4-3-3 ormai divenuto modulo principale della squadra. In porta ci sarà ovviamente Donnarumma, con la difesa a quattro composta da Calabria, Bonucci, Romagnoli e Rodriguez. Il centrocampo sarà occupato dai soliti Kessiè, Bonaventura e Locatelli, con il tridente di attacco, composto da Suso, Calhanoglu e Cutrone.
Come già detto, il Milan dovrà fare la partita perfetta per il trionfo finale e, per riuscirvi, dovrà vincere la partita in tre parti del campo: difesa, centrocampo ed attacco. Il lavoro non sarà semplice per i ragazzi di Gattuso, ma la Juventus di questa stagione, non sembra essere imbattibile, perciò nulla è impossibile.

Reparto difensivo: bloccare le incursioni di Dybala e Higuain

Affinché il risultato sia dei migliori, la difesa rossonera dovrà rimanere concentrata su tutte le possibili insidie del caso che porteranno gli attaccanti della Juventus, due su tutti certamente Dybala ed Higuain. Qui il lavoro fondamentale spetta a Leonardo Bonucci, che conosce quasi alla perfezione tutti i movimenti dei suoi ex compagni, e saprà gestire al meglio ogni situazione in fase difensiva. Ma il cuore della tattica sta nel cercare di limitare le giocate di Dybala e Douglas Costa, dove il brasiliano gioca spesso lontano dalla porta, ma si rende ugualmente pericoloso, grazie ai suoi cross tagliati e diretti ad Higuain. Il compito di Bonucci e Romagnoli sarà quello di arginare gli inserimenti del Pipita, cercando di anticiparlo nei movimenti, vanificando ogni sua occasione da gol. I due terzini, Rodriguez e Calabria, dovranno porre un’attenzione quasi maniacale nel marcare le ali esterne bianconere, poiché è dalle fasce che spesso si rendono  molto pericolosi, grazie alla velocità e al dribbling dei suoi giocatori. Doppio lavoro per Rodriguez che dovrà essere supportato da un centrocampista o esterno del Milan, nel coprire gli inserimenti di Cuadrado, che per l’occasione giocherà terzino al posto di Lichtsteiner, ma che difficilmente non avanzerà sulla fascia, cercando di creare non pochi problemi alla retroguardia rossonera.

Centrocampo: mantenere il pallino del gioco, sfruttando gli inserimenti vincenti

Per quanto riguarda il centrocampo, è lì che dovrà avvenire il lavoro sporco. I vari Kessiè, Bonaventura e Locatelli, dovranno essere perfetti nel fermare gli inserimenti di Pjanic e Khedira, due mediani con il vizio del gol. Bisognerà mantenere il pallino del gioco a centrocampo, se si vuole far male ad una squadra come la Juventus, poiché in questa stagione ha temuto parecchio gli inserimenti da dietro degli attaccanti. Un esempio è sicuramente il gol di Immobile nella gara di andata in campionato all’Allianz Stadium. Il centrocampo biancoceleste con una serie di passaggi di prima e triangolazioni, è riuscito a sbarazzarsi della linea mediana della Juventus, facendo inserire alla perfezione Immobile, che ha dovuto solo mettere la palla in rete. Certo a parole tutto è più semplice, ma se dovesse essere attuata la tattica nel migliore dei modi, ci vorrà il minimo sforzo a centrocampo per il Milan, per imporre il proprio gioco.

Tridente d’attacco: genio di Suso e Calhanoglu, freddezza di Cutrone

La fase offensiva, sarà anch’essa di grande importanza per il fine rossonero: come appena detto, bisognerà sfruttare gli inserimenti degli attaccanti e dei centrocampisti per colpire la difesa juventina. Data la superiorità fisica dei difensori bianconeri, nei confronti dell’unica punta Cutrone, sarebbe un suicidio tentare come unico attacco il cross in area di rigore. Il giovane attaccante, per quanto possa essere un grandissimo talento, farebbe difficoltà a gestire palla in mezzo a due difensori come Benatia e Barzagli. Ecco perché i giocatori dovranno essere intelligenti nel gestire al meglio ogni occasione favorevole, tentando magari il tiro da fuori area. Suso e Calhanoglu hanno nel sangue questa caratteristica e chi meglio di loro potrebbe tentare di sorprendere la difesa della Juventus, con un tiro da fuori area.
Calhanoglu dovrà fare un lavoro di sacrificio, poiché si troverà davanti Cuadrado adattato a terzino per l’occasione. Dovrà cercare di non perdere la palla nei contrasti con il colombiano, altrimenti sarà costretto a rincorrerlo in un possibile attacco da parte sua, per rimediare all’errore fatto.
Per quanto riguarda Cutrone, sembra essere cresciuto da inizio stagione e sembra sempre più somigliare, allo stile di gioco di Pippo Inzaghi. Proprio quest’ultimo, allenatore del Venezia, in una intervista rilasciata a Tiki Taka come ospite speciale, ha elogiato il giovane attaccante, affermando che ha molta fame di gol sin dai tempi delle giovanili. Per coronare la stagione fatta con il Milan e l’incredibile crescita che potrà avere nei prossimi anni, Inzaghi si augura che prima o poi, Cutrone possa indossare la maglia numero 9, e regalare le stesse emozioni  ai tifosi che ha regalato Pippo.
Con queste dichiarazioni, il ragazzo dovrà arrivare carico al massimo, per dimostrare ancora una volta, di che pasta è fatto.

Perciò non ci rimane altro che guardare l’incontro di questa sera, per scoprire chi si aggiudicherà questa edizione della Coppa Italia, per cucirsi sul petto ed aggiungere alla bacheca un altro trofeo importante, in chiave nazionale. Qui troverete le probabili formazioni di Juventus-Milan; quindi l’appuntamento sarà su Rai 1 alle ore 21 per la diretta TV, mentre per chi volesse ascoltare la nostra radiocronaca sul sito, la diretta comincerà alle ore 20.45, per tutte le ultime notizie sulle formazioni ufficiali che andranno a disputare la partita.




Juventus-Milan, tutti i precedenti nelle finali

La Juventus, ad un passo dal suo settimo scudetto consecutivo, sfida il Milan alla ricerca di un trofeo che salverebbe una stagione a dir poco complicata. Allegri contro Gattuso in un match che mette in palio la Coppa Italia; in attesa di capire chi alzerà il secondo trofeo stagionale (il primo, la Supercoppa, lo ha vinto la Lazio) ripercorriamo le sette finali che hanno visto opporsi bianconeri e rossoneri.

Juventus-Milan: nel 1942 i bianconeri vinsero il doppio confronto

Il 21 giugno 1942 si giocò l’andata della finale di Coppa Italia tra Juventus e Milan, l’ultima partita di Giuseppe Meazza con la maglia rossonera. La gara terminò 1-1 con le reti di Bellini e Cappello. Tutto rimandato al ritorno dove i ragazzi di Luis Monti, grazie ad una prestazione superlativa di Lushta (autore di una tripletta), si aggiudicarono il trofeo. Match terminato 4-1 per la Juve.

Milan-Juventus: nel 1973 i rigori sorridono ai rossoneri

Il 1973, nella memoria dei tifosi rossoneri, resterà sempre l’anno della “Fatal Verona”; il Milan, in una stagione maledetta, si prese una parziale rivincita nella finale di Coppa Italia. I ragazzi di Nereo Rocco, grazie ad un rigore di Benetti, pareggiarono il vantaggio bianconero di Bettega e portarono la gara fino ai calci di rigore; dagli undici metri i rossoneri furono infallibili e, complici anche gli errori di Anastasi e Bettega, alzarono al cielo il trofeo. Una piccola consolazione nell’anno che tutti ricordano come quello della “Fatal Verona”.

Milan-Juventus: il 1990 e quel triplete mancato

Il Milan, nella stagione 1989-1990, aveva grandi ambizioni; la squadra era molto forte e puntava a vincere tutto. In campionato però, una partenza lenta obbligò i rossoneri ad una folle rincorsa sul Napoli (saranno i partenopei a vincere lo scudetto). I ragazzi di Sacchi, in coppa Italia, arrivarono fino alla finale contro la Juventus; l’andata terminò 0-0 mentre al ritorno si imposero i bianconeri grazie alla rete di Galia. Il Milan era arrivato all’appuntamento stanco fisicamente e con la testa alla finale di Coppa dei Campioni, poi vinta contro il Benfica per 1-0.

Milan-Juventus: nel 2003 i rossoneri conquistano l’Europa

Nel 2003 l’Europa parla italiano; la finale di Champions League, disputata ad Old Trafford, mette di fronte Juventus e Milan. I bianconeri sono arrivati a questo appuntamento eliminando il Real Madrid mentre i rossoneri hanno avuto la meglio sui rivali dell’Inter. Il match è molto equilibrato e le due squadre, per paura di farsi male, “decidono” di andare ai calci di rigore; l’eroe dagli undici metri è Shevchenko che regala la sesta Champions al Milan.

Juventus-Milan, al Giants Stadium la rivincita di Manchester

Juventus-Milan, ancora contro. E’ il 03 agosto 2003 e le due squadre si contendono, al Giants Stadium, la finale della Supercoppa italiana. La partita è equilibrata e arriva fino ai supplementari dove, al minuto 107, Pirlo trasforma il calcio di rigore portando avanti i rossoneri; ai ragazzi di Ancelotti, visto la regola del silver goal, sarebbe bastato chiudere il primo tempo supplementare avanti per aggiudicarsi il trofeo. Trezeguet, però, non era dello stesso parere e al 108′ pareggia i conti. Il match va ai rigori dove l’errore di Brocchi è fatale per il Milan; la Juventus vince la Supercoppa, vendicando parzialmente la delusione di Manchester.

Milan-Juventus: i rossoneri giocano, i bianconeri vincono

Arriviamo ai giorni nostri con la Juventus che, almeno in Italia, domina incontrastata. Il 21 maggio 2016, però, il Milan è andato molto vicino dal battere i bianconeri; i ragazzi di Brocchi, infatti, giocano una grandissima finale andando più volte vicino al vantaggio. La Juve, però, è una squadra dalle risorse infinite e in una delle poche azioni create segna il goal decisivo con Morata. Coppa Italia ad Allegri e tanti rimpianti per il Milan; i rossoneri, però, sapranno prendersi la loro rivincita.

Juventus-Milan, Gigio regala il trofeo ai rossoneri

Il 23 dicembre 2016 si gioca la finale della Supercoppa Italiana; a contendersi il trofeo Juventus e Milan. Il pronostico è tutto a favore dei bianconeri ed infatti sono i ragazzi di Allegri a passare in vantaggio grazie a Chiellini; i rossoneri, però, non mollano e trovano la rete del pari con Bonaventura. Nella ripresa e nei due tempi supplementari regna l’equilibrio. La gara arriva ai calci di rigore dove il protagonista assoluto è Gigio Donnarumma che, con una fantastica parata, respinge il tiro di Dybala; Pasalic completa l’opera regalando il trofeo al Milan.

Questi sono tutti i precedenti, in finale, tra Juventus e Milan. Questa sera le due squadre scriveranno un’altra pagina del loro personalissimo libro. Chi avrà la meglio? Il campo darà la risposta.