Milan-Juventus, tra il riscatto e la consacrazione: Biglia e Pjanic a confronto

Sabato alle 18:00 a San Siro ci sarà Milan-Juventus, il big match dell’11° giornata di Serie A. A questa partita entrambe le squadre arrivano confortate da due vittorie importanti nel turno infrasettimanale, rispettivamente con Chievo (4-1 in trasferta) e SPAL (4-1 in casa). Sarà un match bellissimo, privo però di quello che poteva, e doveva, essere l’uomo copertina di questa sfida. Parliamo ovviamente di Leonardo Bonucci che non ci sarà a causa della squalifica di 2 turni inflittagli dal Giudice Sportivo.

Due squadre che puntano molto sul possesso palla, avendo in mezzo al campo due giocatori bravi nel gestire il pallone e con grande qualità: da una parte Lucas Biglia e dall’altra Miralem Pjanic, a loro le chiavi del centrocampo di Milan e Juventus.

Dalla Lazio al Milan, una trattativa lunga ed estenuante, come spesso accade quando si ha a che fare con Lotito. Dopo un buon inizio di stagione ha risentito dell’andamento negativo di tutta la squadra, un po come accadeva nella Capitale: si esaltava quando la Lazio girava, spariva dal campo e mostrava grandi limiti di personalità e carisma. Nel Milan si pesta i piedi in fase di impostazione con Bonucci, situazione tattica da risolvere per Montella, e fatica nel recuperare i palloni non aiutato da un Kessié in difficoltà.

Tanti i palloni toccati dall’argentino (558) con il 91% dei passaggi riusciti, con una media di 77 passaggi a partita. Molti palloni giocati, ma con poca lucidità, perdendo anche malamente il pallone come in occasione del derby, appena il 47% di duelli vinti. Chiedere a Icardi. Lento, macchinoso, elementare nelle giocate. Pochi lanci o traiettorie di qualità, un lontano parente del miglior Biglia visto in questi anni con la Lazio e con l’Argentina.

Fondamentale, decisivo, il cervello della Juventus. Quando il bosniaco è mancato tutta la squadra ne ha risentito, sentendo l’assenza dell’uomo d’ordine a centrocampo in grado di semplificare con qualità la manovra dei bianconeri. Semplicità e fantasia, (tanta) corsa e intelligenza. E’ un nuovo (migliore) Pjanic in questo avvio di stagione, diventato ormai un giocatore completo, facendo quel definitivo salto di qualità in termini di personalità.

Davanti alla difesa smista con qualità il pallone (93% dei passaggi riusciti) e una media di 80 palloni toccati a partita. Rispetto a Biglia, il numero 5 bianconero riesce a proporsi in attacco risultando decisivo: 2 goal, 5 assist e 16 occasioni create. Contro la Lazio (unico KO in campionato) la sua assenza è stata determinante. E poi c’è la capacità di decidere una gara con i calci piazzati, come la meraviglia su punizione contro lo Sporting Lisbona in Champions League. Un colpo, una prodezza diventata abitudine per Pjanic.

Milan-Juventus sarà probabilmente decisiva per il futuro di Montella; il tecnico rossonero dovrà dare continuità ai risultati della squadra e confermare la buona prestazione avuta contro il Chievo. Per Allegri un ritorno al passato, con l’obiettivo ben chiaro di puntare al 7° Scudetto consecutivo. Spettacolo e goal, questo ci aspettiamo, ora sta alle due squadre rispettare le attese, passando, ovviamente, dai piedi di Biglia e Pjanic, i registi di centrocampo.

 

 

 




Next Gen – Antonio Sanabria

Nuovo appuntamento con Next Gen, la nuova rubrica targata RadioGoal24 che andrà ad analizzare le nuove promesse calcistiche. La scorsa volta avevamo parlato di Claud Adjapong; oggi invece è il turno dell’attaccante paraguaiano del Betis Siviglia, Antonio Sanabria.

L’uomo “che ci ha ridato la vita”, così lo chiamavano i tifosi argentini. L’uomo che ha prima violato il Bernabeu e poi ridato vita e speranza a tutta l’Argentina per la qualificazione al Mondiale (poi conquistato contro l’Ecuador) con quel goal allo scadere in casa della Colombia con il suo Paraguay. Tony Sanabria, l’attaccante dai goal pesanti che fa felice il Betis Siviglia con la Roma nel destino. Nel 2016 il club giallorosso ha perfezionato la cessione del classe 96′ alla società spagnola per 7.5 milioni più il 50% di un’eventuale rivendita. Nel contratto però la Roma si è garantita il diritto di riacquisto per 11 milioni nelle prime due stagioni (2016-17 e 2017-18) e per 14.5 al termine della terza (2018-2019).

POCA FIDUCIA – Una (breve) storia complicata quella di Sanabria nella Capitale. Arriva nel gennaio del 2014 dal Barcellona dopo aver fatto grandi cose (e tanti goal) nella cantera Blaugrana, con Sabatini  innamorato di questo giovane attaccante tutta tecnica e velocità. Sei mesi al Sassuolo proprio di Di Francesco, poi il ritiro estivo agli ordini di Garcia.

Nella stagione 2014-2015 colleziona la miseria di due presenze in A (Cagliari e Parma), giocando con la Primavera di mister De Rossi. Garcia non punta su di lui, reputandolo ancora acerbo per il calcio italiano. L’anno successivo torna in Spagna, in prestito allo Sporting Gijon. In Liga rinasce, trova continuità e fiducia dimostrando il suo grande potenziale: conclude la stagione con 30 presenze e 11 goal segnati tra campionato e Coppa, realizzando due triplette contro il Las Palmas e la Real Sociedad. Un’ottima stagione per il paraguaiano, entrato nella storia della Liga: solo 9 giocatori in 50 anni erano arrivati in doppia cifra prima di compiere 20 anni (Messi, Aguero Raul, Fernando Torres, Bojan, Morientes Guerrero, Ufarte e Santillana).

ESPLOSIONE – Dopo l’annata positiva con lo Sporting torna alla Roma, ma si tratta solo di una breve fermata. Passa a titolo definitivo al Betis Siviglia, con la Roma che si tiene la recompra per tre stagioni. Primo anno sfortunato, alle prese con continui problemi fisici: 25 presenze (spesso dalla panchina) e 4 goal. In questo avvio di stagione è tutto un altro Sanabria.

Nell’ultima giornata della Liga è andato nuovamente a segno contro l’Alaves, arrivando a quota 6 reti in 8 gare, portando il Betis al quarto posto. Goal belli e pesanti, di destro e di sinistro, e di testa come quello storico al Bernabeu, con il club andaluso che non vinceva in casa del Real da 70 anni, facendo sfumare ai Blancos la possibilità di raggiungere il primato di 73 partite sempre a segno condiviso con il Santos di Pelé.

Un attaccante moderno, veloce e tecnico, bravo sotto porta e forte fisicamente. Prima e seconda punta, ama spaziare sul fronte offensivo ma diventa determinate nei 16 metri. Un attaccante completo, giovane (classe 96′), che rappresenta uno dei prospetti più interessanti del panorama europeo nel suo ruolo. Ora fa le fortune del Betis a suon di goal, con la Roma che lo osserva da vicino valutando la possibilità di riportarlo nella capitale, o decidere di realizzare una plusvalenza nei prossimi anni. Intanto Tony segna e punta in alto.

 

 

 




Fiorentina-Torino, sfida a suon di goal ed assist: Chiesa e Ljajic a confronto

Stessi punti in classifica, momenti di forma diversi. Nel turno infrasettimanale valido per la 10° giornata di campionato (qui le probabili formazioni di Serie A), ci sarà Fiorentina-Torino, appaiate a quota 13 punti insieme al Milan. I viola dopo il 3-0 rifilato al Benevento cercano il terzo successo di fila per continuare la rincorsa all’Europa League, mentre i granata sono reduci dalla sconfitta contro la Roma e in cerca di una vittoria che manca da un mese, con appena due punti nelle ultime quattro gare.

Due squadre che giocano in maniera simile, votate all’attacco e con giocatori di grande qualità: da un parte Federico Chiesa, dall’altra Adem Ljajic, sono loro gli uomini più attesi di questo incontro dal profumo europeo.

Chiesa è un’ala tutta corsa e tecnica, Ljajic più trequartista e uomo assist. L’esterno italiano è uno degli inamovibili della Fiorentina di mister Pioli: largo a destra e sinistra nel 4-2-3-1 o nel 4-3-3, bravo nel creare occasioni con ottimi cross e cercando sempre l’uno contro uno, oltre ad essere il primo in fase di non possesso ad andare in pressing sugli avversari.

Capacità balistiche importanti, proprio come suo padre: sono 2 i goal messi a segno finora, entrambi di pregevole fattura contro Bologna e Atalanta. Contro i felsinei a giro sul secondo palo, contro i bergamaschi con un bolide sotto la traversa: più a suo agio largo a sinistra, proprio per cercare di rientrare e cercare la conclusione. Dopo 9 giornate sono 16 i tiri verso la porta, 23 i cross, 6 le occasioni create.

Regista della squadra e decisivo in attacco con goal e assist, Ljajic è il trascinatore del Torino; 9 gare sempre da titolare e mai sostituito da Mihajlovic. Il serbo è partito alla grande in questa stagione nel nuovo ruolo ritagliatogli nelle ultime gare dello scorso campionato: trequartista alla spalle di Belotti, più dentro il gioco toccando tanti palloni anche in fase di inizio azione, affiancando Rincon e Baselli in mediana. Il suo accentramento in campo fa si che il n° 10 abbia effettuato ben 406 passaggi, con una percentuale di riuscita dell’86% di cui il 92% nella propria metà campo. Meno palloni giocati per Chiesa (167), riusciti 136 (81.4%).

Un Ljajic a tutto campo come vuole il tecnico granata, con una posizione più congeniale e che lui stesso predilige. Sempre a contatto con la palla, al centro del gioco, in grado di poter andare al tiro e servire i compagni: sono 3 i goal e 4 assist, 20 le conclusioni provate, 5 cross e 25 occasioni create. Non solo questo perché può creare pericoli anche da calcio piazzato, come in occasione del goal di De Silvestri contro il Crotone a tempo scaduto.

Una sfida dal sapore europeo quella tra Fiorentina e Torino, con le due squadre con gli stessi punti in classifica e con l’obiettivo di avvicinarsi a quel settimo posto che vuol dire Europa League, distante appena due punti. Viola e granata si aggrappano alla classe di Chiesa e Ljajic, capaci, con la loro fantasia, di essere determinanti con goal e assist.

 

 




Napoli-Inter, la sfida Scudetto si decide sulle fasce: Callejon e Candreva a confronto

Semplice big match o già sfida Scudetto? Sabato sera al San Paolo ci sarà Napoli-Inter, prima contro seconda. Due punti separano le squadre, un’altra partita da vertice dopo le tre bellissime dell’ultima giornata. I partenopei arrivano a questa gara dopo aver vinto all’Olimpico contro la Roma, facendo otto su otto in campionato, ma reduce dalla sconfitta in Champions League contro il Manchester City. Successo nel derby allo scadere per i nerazzurri, con gli uomini di Spalletti che vogliono dimostrare anche in Campania di poter lottare per la vittoria della Serie A.

Al San Paolo si affronteranno due squadre che giocano in maniera diversa, ma con una costante comune: l’utilizzo del tridente. A destra ci sarà la sfida nella sfida tra Jose Maria Callejon e Antonio Candreva. A loro due Sarri e Spalletti non rinunciano mai: 8 su 8 dal primo minuto, 648 minuti per lo spagnolo e 618 per l’italiano. Stesso ruolo, modo differente di interpretare il ruolo.

L’attacco alla spalle dello spagnolo è diventato ormai un’arma devastante per il Napoli. Il gioco corto di Insigne con Mertens e Hamsik attrae gli avversari in zona palla, costringendo il terzino sinistro avversario a stringere la posizione aprendo così lo spazio per il cambio di gioco su Callejon che è abilissimo ad attaccare alle spalle il proprio marcatore con una corsa verso la porta, risultando poi letale davanti al portiere: 4 goal in campionato, tutti in area di rigore.

Il colpo di testa per il vantaggio del Napoli nella trasferta di Bologna, è la classica rete targata Callejon.  Diverso il modo di attaccare di Candreva, differente la fase offensiva dell’Inter. Molto largo sulla corsia di destra, come Perisic a sinistra. Mentre il tridente azzurro ama giocare palla a terra, con il gioco corto fatto di scambi stretti e veloci, i nerazzurri prediligono sfruttare la profondità con gli esterni per poi andare al cross per Icardi. Già 3 assist per Candreva e 2 proprio per Icardi, ma ancora a secco di goal, appena 4 le conclusioni in porta.

Più uomo assist che finalizzatore, a differenza dell’esterno del Napoli più decisivo in zona goal, con 4 reti e 13 tentativi. Sono 2 invece gli assist per Callejon. Candreva è stato tra i migliori in campo nel derby con l’assist al bacio per il primo goal di Icardi: un cross tagliato, forte e preciso, non proprio una costante per l’ex Lazio, spesso impreciso quando va sul fondo: 56 i cross effettuati ma appena 10 quelli riusciti, contro i 5 su 19 di Callejon. Differenze nel modo di giocare e di attaccare, entrambi fondamentali e insostituibili.

Napoli-Inter sarà il big match della 9° giornata di campionato, sarà prima contro seconda. Il Napoli vuole la fuga in solitaria in testa alla classifica, l’Inter per scacciare le critiche per le vittorie “fortunate”. Il tridente come comune denominatore, Callejon contro Candreva: l’attacco alle spalle contro la profondità e il cross in area. Caratteristiche opposte ma stessa pericolosità per gli esterni di Sarri e Spalletti.




Lazio, arriva il Nizza per la sfida al vertice: Balotelli la stella

Siamo ormai alla terza giornata di questa edizione 2017/2018 dell’Europa League, in cui la Lazio è sicuramente partita con il piede giusto: 2 vittorie su 2 contro Vitesse e Zulte Waregem nell’insidioso girone K. I ragazzi di Inzaghi non sono però gli unici ad essere a punteggio pieno, perché a contendere il primo posto ai biancocelesti c’è il Nizza di Lucien Favre, squadra rivelazione dello scorso anno in Ligue 1 che non vuole finire di stupire. Queste due gare consecutive contro i francesi saranno fondamentali per il proseguo della competizione ed è importante, in tal senso, schierare la formazione migliore possibile per contrastare i talenti della squadra avversaria.

Rosa

I francesi si sono decisamente rinforzati rispetto allo scorso anno: sono andati via due giocatori importanti come Dalbert (passato all’Inter) ed Eysseric (trasferitosi alla Fiorentina) ma ha saputo colmare alcuni importanti buchi, sopratutto sugli esterni. Sono arrivati infatti ben due ali titolari, ovvero Pierre Melou e Allan Saint-Maxim, due giovani talenti che non hanno segnato ancora moltissimo in campionato (l’ex Dijon è ancora a secco quest’anno) ma che sono molto utili al gioco di squadra. A centrocampo è stato fondamentale trattenere il metronomo Seri, che è stato affiancato dal nuovo acquisto Mendy, voglioso di riscatto dopo la brutta annata al Leicester. In difesa la linea centrale è la stessa dello scorso anno, con il capitano Dante e l’insostituibile Le Marchand. Al posto di Dalbert a sinistra sono state molteplici le soluzioni adottate dal tecnico in queste giornate: a volte gioca il giovane Sarr (centrale adattato) mentre spesso viene schierato il nuovo acquisto Jallet, preso dal Monaco. A destra, invece, il titolare è Souquet, mentre in porta è stato confermato Cardinale. Menzione d’onore va ad un altro acquisto: Wesley Sneijder. L’olandese per ora non è riuscito ad inserirsi al meglio nella squadra francese (solo 2 presenze per lui) ma potrebbe comunque essere un’arma in più da non sottovalutare.

Stella della squadra

Mario Balotelli è senza dubbio l’uomo da tenere maggiormente d’occhio. L’italiano, dopo un anno di alti e bassi, è riuscito ad inserirsi definitivamente prendendosi di prepotenza il posto da assoluto titolare al centro dell’attacco. Sono già 7 le reti realizzate in 10 partite, a dimostrazione della ritrovata forma dopo anni di grigie prestazioni fra Italia ed Inghilterra. Forza fisica, progressione ed un gran piede destro, queste le sue doti principali.

Stile di gioco

Fondamentale, a livello tattico, è sicuramente il centrocampo: nonostante quest’anno il modulo di base sia differente (si è passati da un 4-3-3 ad un 4-4-2) la zona centrale è sicuramente determinante. In qualsiasi variante di modulo adottata dal tecnico, infatti, il centrocampo non viene mai “tagliato” di un uno o due uomini e anzi, spesso, viene rinforzato per avere maggiore densità. Da un punto di vista offensivo il Nizza preferisce infatti le vie centrali che il gioco sugli esterni, sfruttando questi ultimo più come “pedine” per far allargare la squadra avversaria evitando l’affollamento al centro.
Sia in costruzione che in fase di sviluppo si può notare come la squadra si metta spesso in rombo per una proposizione veloce del gioco e favorire tempi di sviluppo dell’azione volti ad attaccare subito la porta avversaria. Per quanto riguarda una possibile transizione difensiva, la squadra non viene predisposta per mercature strette sugli smarcamenti avversari ma mantiene un atteggiamento aggressivo sulla prima pressione per la riconquista. In caso di contropiede tende spesso a mantenere la linea preventiva di difesa a tre, con i terzini che tornano bassi e in centrocampisti che chiudono i rifornimenti arretrati della squadra avversaria.

Andamento in campionato

In campionato il Nizza non è partita benissimo: dopo 9 partite occupa la 14° posizione in classifica, con soli 10 punti ottenuti. E’ stato sconfitto per 3 volte nelle prime 4 giornate e nemmeno la roboante vittoria per 4 a 0 contro il Monaco è riuscita a far cambiare rotta a Seri e compagni. Preoccupante è soprattutto al fase difensiva, visto che 14 goal subiti sono veramente troppo per una squadra che vuole, come minimo, restare in Zona Europa League. Non male invece l’attacco, che rimane sempre una garanzia (12 goal segnati) grazie alla coppia Balotelli-Plea, che però nell’ultimo turno è rimasto a secco nella sconfitta per 2-0 contro il Montpellier.

Formazione tipo

Come detto sopra, per quanto riguarda l’anno corrente il Nizza sta adottando sempre più spesso un 4-4-2 con le ali a centrocampo che però agiscono quasi come esterni alti sulla stessa linea degli attaccanti. Ciò nonostante non mancano occasioni in cui la squadra cambia forma mettendosi a rombo con il trequartista, con la difesa a 3 o con un 4-3-3 più offensivo.

Nizza (4-4-2): Cardinale; Souquet, Le Marchand, Dante, Jallet; Saint-Maximin, Koziello, Seri, Lees Melou: Balotelli, Plea. Allenatore: Lucien Favre

Precedenti tra il Nizza e le squadre italiane

Lazio e Nizza non si sono mai incontrate in nessun tipo di contesto europeo: la squadra francese ha incontrato un’italiana sono una volta, in una doppia sfida, proprio quest’anno: stiamo parlando dei preliminari di Champions League contro il Napoli, in cui la squadra di Sarri ha saputo dominare il gioco ed il risultato nell’arco di tutti e 180 i minuti.

16/08/2017 Champions League: Napoli-Nizza 2-0

22/08/2017 Champions League: Nizza-Napoli 0-2

 




Atalanta, arriva la rivelazione Apollon: organizzazione e corsa per gli uomini di Avgousti

Nella 3° giornata di Europa League l’Atalanta ospiterà, al Mapei Stadium, l’Apollon Limassol. La squadra cipriota è, forse ancor di più dei nerazzurri, la rivelazione del Gruppo E, avendo pareggiato 2-2 con l’Everton (in Inghilterra) e 1-1 con il Lione (a Cipro), e presentandosi a questa sfida da seconda in classifica, a -2 dalla squadra di Gasperini. Avversario dunque da rispettare e da non sottovalutare (qui le probabili formazioni di Atalanta-Apollon Limassol).

Rosa

Una squadra sconosciuta al grande calcio, che sta stupendo in questo girone di Europa League. Le partite contro il Lione e l’Everton hanno dimostrato come i ciprioti siano un gruppo compatto e che in campo mette tutto quello ha. Hector Yuste e Angeli sono la coppia difensiva, ben affiatata e completa: fisico e velocità. Davanti occhio a Maglica, a centrocampo i palloni passano tutti dai piedi di Alef. Giovani ed esperti, una rosa con il giusto mix che vuole dire la sua anche in ambito europeo.

Stella della squadra

Il calciatore più interessante dell’Apollon Limassol è sicuramente Anton Maglica. Attaccante croato, classe ’91, è il punto di riferimento della squadra cipriota. Dotato di un buon calcio, con entrambi i piedi, fa anche della forza fisica e della rapidità le sue migliori caratteristiche. Solo 2, però, le reti in stagione in 11 presenze, entrambe segnate nel proprio campionato (in 3 gare), mentre in Europa è ancora a secco.

Stile di gioco

Chiedere a Lione ed Everton: velocità, pressing, organizzazione e un po di spensieratezza. Una squadra quella di mister Avgousti che è la rivelazione forse più importante dell’intera Europa League. Ha fermato sia il Lione che l’Everton, giocando alla pari entrambe le gare. Una formazione moderna, che punta molto sull’idea di squadra, muovendosi come un corpo unico in mezzo al campo. Capacità di leggere i momenti delle partite, brava a saper sfruttare gli errori dell’avversario. Occhio Atalanta, i ciprioti sono un ostacolo duro da superare.

Andamento in campionato

L’Apollon è attualmente al 7° posto nel campionato cipriota ma deve recuperare 2 partite. Sono 9 i punti raccolti nelle 5 gare sinora disputate, frutto di 2 vittorie e 3 pareggi. 12 le reti fatte, 5 quelle subite. Nell’ultimo match di First Division gli uomini di Avgousti hanno impattato per 1-1 sul campo dell’Anorthosis; Maglica aveva illuso nel primo tempo portando avanti i suoi ma i padroni di casa sono riusciti a trovare il definitivo pareggio al 71′ con Schildenfeld, nonostante l’inferiorità numerica.

Formazione tipo

Avgousti ha cambiato spesso formazione in questo inizio di stagione, variando molto ma restando sempre ancorato alla difesa a 4. Questa volta, viste anche le caratteristiche dell’Atalanta, giocherà più coperto, con Alef davanti alla difesa ed un centrocampo più folto. In avanti il solo Maglica.

Apollon (4-1-4-1): Bruno Vale; Joao Pedro, Hector Yuste, Angeli, Jander; Alef; Jakolis, Esteban Sachetti, Allan, Adrian Sardinero; Maglica. Allenatore: Sofronis Avgousti

Precedenti tra l’Apollon e le squadre italiane

Sono 4 i precedenti tra l’Apollon e le squadra italiane. Nessuna vittoria, 2 pareggi e 2 sconfitte. Il primo doppio confronto risale alla stagione 1993/94 in Coppa UEFA contro l’Inter, 1-0 a Milano firmato Dennis Bergkamp e 3-3 a Cipro (Shalimov, Bergkamp e Fontolan i marcatori nerazzurri). Il secondo, molto più recente, alla stagione 2013/14 contro la Lazio nella fase a gironi di Europa League: 0-0 all’andata e 2-1 al ritorno, firmato dalla doppietta di Floccari, all’Olimpico.

20/10/1993 Coppa UEFA: Inter-Apollon 1-0

03/11/1993 Coppa UEFA: Apollon-Inter 3-3

24/10/2013 Europa League: Apollon-Lazio 0-0

07/11/2013 Europa League: Lazio-Apollon 2-1

 

 




Milan, alla scoperta dell’AEK Atene: attenzione al tridente offensivo

Dopo la sconfitta nel derby contro l’Inter, il Milan è chiamato al riscatto in Europa League. L’avversario della 3° giornata sarà l’AEK Atene, secondo nel Gruppo D a quota 4 punti, alle spalle proprio dei rossoneri, che sono a 6. La squadra di Manolo Jimenez non ha niente da perdere, visto soprattutto il grande divario tecnico, ma non va assolutamente sottovalutata. Tra le fila dei greci ci sono alcuni ex “italiani” come Cosic, Livaja e Christodoulopoulos (qui le probabili formazioni di Milan-AEK).

Rosa

Una squadra solida, organizzata e con qualche individualità in attacco da tenere d’occhio: ecco la formazione allenata da mister Jimenez, che in questa edizione dell’Europa League è ancora imbattuta (compresi i preliminari), reduce da 2 vittorie contro Club Brugge e Rijeka, e 2 pareggi, contro lo stesso Club Brugge e contro l’Austria Vienna. L’AEK Atene è sicuramente una squadra habitué dell’Europa negli ultimi anni e che in patria lotta sempre per il titolo, sono ben 11 i campionati conquistati. In estate la società ha operato in maniera oculata sul mercato, rinforzando l’attacco con gli arrivi di Livaja e Araujo entrambi in prestito dal Las Palmas, mentre in difesa Cosic per ringiovanire il reparto arretrato.

Stella della squadra

Lazaros Christodoulopoulos è senza dubbio il calciatore più tecnico della compagine greca. L’ex Bologna, Hellas Verona e Sampdoria ha già fatto vedere le sue qualità (velocità, dribbling ed un buon piede, specialmente su calcio di punizione) anche in Serie A. In stagione ha già segnato 6 reti in 12 partite. Da tenere d’occhio anche Livaja, che potrebbe approfittare delle tante amnesie difensive del Milan.

Stile di gioco

I greci fanno della forza difensiva la loro arma principale. Una squadra che prima pensa a non prendere gol e poi a colpire in contropiede con la velocità di Christodoulopoulos e Araujo, pronti a servire in area Livaja. Mister Jimenez predilige la verticalizzazione immediata per gli attaccanti invece del possesso palla, fondando tutto su una buona fase difensiva. Reparti stretti, squadra sempre equilibrata e brava a far male con le ripartenze e le giocate dei tre attaccanti.

Andamento in campionato

Dopo 7 giornate, l’AEK è al 2° posto in campionato a quota 14 punti, frutto di 4 vittorie, 2 pareggi ed 1 sola sconfitta, a -1 dalla capolista PAOK. 11 le reti segnate, 5 quelle subite. L’ultimo match, in trasferta con lo Xanthi, è terminato 1-1 frutto delle reti realizzate da Brito, per i padroni di casa, e da Vranjes, per gli ospiti, che ha pareggiato all’88’.

Formazione tipo

Manolo Jimenez ha dato un’impronta precisa all’AEK. Solidità difensiva ma anche velocità nelle ripartenze in avanti, queste i marchi di fabbrica del gioco dei gialloneri. Mantalos, il capitano, è la fonte del gioco dei greci; ogni azione passa dai suoi piedi. In attacco Lazaros Christodoulopoulos è sicuramente il calciatore di maggior talento che gioca al fianco dell’ex Inter Livaja e di Araujo.

AEK (4-3-3): Anestis; Bakakis, Vranjes, Cosic, Galo; Mantalos, Ajdarevic, Johansson; Christodoulopoulos, Livaja, Araujo. Allenatore: Manolo Jimenez

Precedenti tra il Milan e l’AEK

Sono 4 i precedenti tra il Milan e l’AEK Atene. La squadra italiana ha vinto 2 gare, ne ha pareggiata una e ne ha persa una. Il primo doppio confronto risale alla Champions League 1994/95, 0-0 ad Atene, 2-1 a Trieste (campo neutro); il secondo all’edizione 2006/07 quando i rossoneri si imposero 3-0 all’andata, con le reti firmate da Inzaghi, Gourcouff e Kaka, mentre persero 1-0 il ritorno (Julio Cesar). Nonostante questo KO la squadra italiana riuscì comunque ad ottenere il primo posto nel girone.

19/10/1994 Champions League: AEK-Milan 0-0

02/11/1994 Champions League: Milan-AEK 2-1

13/09/2006 Champions League: Milan-AEK 3-0

21/11/2006 Champions League: AEK-Milan 1-0

 




Napoli, esame Manchester per Sarri: il nuovo City di Guardiola sembra imbattibile

Terza gara del Gruppo F per il Napoli che martedì 17 ottobre, ore 20.45, se la vedrà con il pericolosissimo (e favoritissimo) Manchester City di Pep Guardiola. I Citizens sono in testa a quota 6 punti, a +3 sulla squadra di Sarri e sullo Shakhtar Donetsk. Per gli azzurri sarà un match davvero complicato specie per quello che sta mostrando la squadra inglese in questo avvio di campionato. Nonostante l’infortunio occorso meno di un mese fa, ci sarà Sergio Aguero che tuttavia dovrebbe partire dalla panchina visto che non è al meglio dal punto di vista fisico.

Rosa

La rosa a disposizione di Guardiola è di primissimo livello. In estate la dirigenza ha puntato su calciatori molto giovani che venivano da eccellenti stagioni come Mendy (terzino sinistro classe ’94), Bernardo Silva (esterno offensivo classe ’94) ed Ederson (portiere classe ’91), seppur pagandoli molto, e su altri calciatori che avevano maggior esperienza ma cercavano una nuova avventura, come Danilo (che al Real Madrid trovava poco spazio) e Walker (tra i migliori terzini in circolazione). La spesa totale per questi 5 è stata di 228,5 milioni di euro. A questi si aggiungono altri nomi di primissimo ordine a partire dalla porta, dove c’è Claudio Bravo, passando per la difesa dove spiccano su tutti Otamendi e Stones, senza dimenticare capitan Kompany. A centrocampo c’è qualità e quantità con Fernandinho, Delph, Gundogan e Yaya Touré, ma il reparto extralusso dei Citizens è quello offensivo che può contare su calciatori come De Bruyne, David Silva, Sterling, Sané, Gabriel Jesus e soprattutto il Kun Sergio Aguero. Il valore complessivo della rosa del Manchester City è di 588 milioni di euro, fonte Transfermarkt. I soldi ricavati dalle cessioni, invece, sono circa 94 milioni di euro, e spiccano gli addii di Kolarov (Roma), Nolito (Siviglia), Iheanacho (Leicester), Hart (in prestito al West Ham), Zabaleta (West Ham), Jesus Navas (Siviglia), Nasri (Siviglia), Fernando (Galatasaray), Bony (Swansea) e il giovanissimo talento, classe ’97, Unal (Villarreal).

Stella della squadra

La logica ci avrebbe spinto a dire Aguero ma il recente infortunio ci ha fatto virare su Kevin De Bruyne. L’esterno belga è probabilmente il calciatore di maggior talento e continuità di questa formazione, che comunque può contare su un livello tecnico davvero eccellente. Corsa, dribbling, calcio indistinto con entrambi i piedi questo e non solo l’arsenale offensivo del classe ’91 che con Guardiola sembra aver trovato la giusta mentalità e convinzione per esprimersi al top anche nella massima competizione europea.

Stile di gioco

Come al solito il credo tattico di Guardiola va ben oltre il modulo schierato. Spesso infatti, in fase d’impostazione (come nel match col Chelsea), abbiamo visto un Walker più bloccato, quasi a formare una difesa a 3 con Stones e Otamendi, e Delph (che partirebbe da terzino sinistro) che sale e si va ad affiancare in mezzo al campo di Fernandinho. Non manca ovviamente il solito possesso palla che ha caratterizzato la carriera del tecnico spagnolo ma anche il gioco sulle fasce è fondamentale, ed in questo senso possiamo spesso vedere un interscambio tra un terzino (che va in mezzo) ed un trequartista, come De Bruyne o David Silva, che si spinge lateralmente cosi da creare una corsia particolarmente aggressiva, e tecnica, con Sterling o Sane, attaccando il terzino avversario e creando una superiorità numerica assai pericolosa. Ruolo cruciale, però, lo ha anche il pressing ad inizio azione che costringe le squadre avversarie a giocate azzardate in fase di costruzione del gioco.

Andamento in campionato

Marcia quasi perfetta per il club inglese, che nelle prime 8 di Premier League ha collezionato 7 vittorie ed 1 pareggio (1-1 contro l’Everton). Questi 22 punti valgono alla squadra di Guardiola il primo posto in solitaria, a +2 dai cugini dello United. 29 le reti segnate, 4 quelle subite grazie anche alla rotonda vittoria nell’ultimo turno contro lo Stoke City, terminata col punteggio di 7-2.

Formazione tipo

Guardiola ci ha abituato, soprattutto negli ultimi anni, di non avere un modulo fisso ma di cercare di mettere in campo i migliori calciatori a disposizione tutti insieme. Peseranno sicuramente le assenze di Aguero e Mendy e per questo dovrebbe scendere in campo con il 4-3-3, con Fernandinho ago della bilancia davanti alla difesa e davanti un quadrilatero tutta fantasia (e corsa), dietro a Gabriel Jesus.

Manchester City (4-3-3): EDERSON; Delph, Otamendi, Stones, WALKER; Fernandinho, De Bruyne, David Silva; Sané, Sterling; Gabriel Jesus. Allenatore: Pep Guardiola

Precedenti tra Manchester City e Napoli

Sono soltanto 2 i precedenti tra i Citizens ed il Napoli. Nella Champions 2011/12 le due squadre facevano parte di un girone di ferro insieme al Bayern Monaco e al Villarreal. Il match d’andata, disputato in Inghiterra, terminò col punteggio di 1-1 con Kolarov che pareggiò il vantaggio iniziale di Cavani. Al San Paolo, invece, il Matador, con una doppietta, stese il City (2-1 il finale, rete di Balotelli per gli ospiti), regalando la qualificazione al Napoli alle spalle del club bavarese.

14/09/2011 Champions League: Manchester City-Napoli 1-1

22/11/2011 Champions League: Napoli-Manchester City 2-1

 




Inter-Milan, l’Europa passa dalla porta: Handanovic e Donnarumma a confronto

Domenica sera, alle 20.45, andrà in scena il derby tra Inter Milan. Due squadre opposte, due momenti di forma decisamente diversi, ma lo spettacolo è assicurato. Spalletti contro Montella, ma non solo. Proprio per questo la redazione di RadioGoal24 ha deciso di stilare un confronto in avvicinamento a questa stracittadina.

Samir Handanovic Gianluigi Donnarumma, due modi diversi di essere portieri, con risultati eccellenti. Ma chi è il migliore fino a questo momento?

Entrambi i portieri hanno disputato tutti i match fino a questo momento (7), ma sono i goal subiti a tracciare una prima linea importante: il nerazzurro, grazie anche alle prestazioni della difesa, ma anche con qualche intervento super, ha subito soltanto 3 reti; al contrario il collega rossonero ha dovuto raccogliere già in 10 occasioni il pallone dalla sua porta. La media goal subiti a partita è dunque di 0.43 per Handanovic, di 1.43 per Donnarumma.

4 i clean sheets per lo sloveno, solo 2 per l’italiano. L’estremo difensore dell’Inter ha effettuato 15 parate sui 18 tiri arrivati nel suo specchio di porta (83,3%), per quello del Milan sono 14 su 24 (58,3%).

Entrambi hanno 2 parate di media a partita, con Handanovic che ha anche una miglior media voto al momento (6.36 a 5.93). Il rossonero ha effettuato più uscite del nerazzurro (6 a 4) e più respinte (4-0). Il milanista ha effettuato 167 passaggi, di cui 141 riusciti con una precisione dell’84%. L’interista, ha invece portato a termine 129 passaggi sui 159 tentati (81%). 1 cartellino giallo ricevuto, per protesta, da Donnarumma, nessuno per Handanovic.

Domenica sera avremo probabilmente la risposta al nostro quesito, anche se ad oggi i numeri pendono quasi tutti in favore dello sloveno. Handanovic è il presente, Donnarumma il futuro (roseo) del calcio italiano.




Roma-Napoli, sfida a suon di goal: Dzeko e Mertens a confronto

Da Bosnia-Belgio a Roma Napoli, è sempre Edin Dzeko contro Dries Mertens. Un antipasto consumato a Sarajevo che ha visto sorridere il belga, mentre il bosniaco ha dovuto dire addio al Mondiale. Il primo round prima della sfida da vetta di sabato sera. Analogie, ricordi. Come quando lo scorso 15 ottobre al San Paolo Edin piegò con una doppietta i partenopei subito dopo la sosta per le Nazionali. Un anno dopo di nuovo uno contro l’altro, Roma contro Napoli. Questa volta all’Olimpico, dove Mertens nella gara di ritorno si riprese la rivincita con due goal e una vittoria che in casa dei giallorossi mancava dal 2011.

A due giorni da una delle grandi classiche degli ultimi anni di Serie A, mettiamo al confronto il rendimento dei due bomber.

GOAL E PALLONE D’ORO – Facciamo parlare i numeri: Mertens (25) e Dzeko (24) hanno segnato più di tutti nel 2017 in Serie A.  Un’annata fantastica per entrambi, da incorniciare per il romanista con il titolo di capocannoniere in campionato e in Europa League. Un avvio di stagione a suon di goal, riprendendo da dove avevano lasciato: 7 reti a testa in campionato, una ciascuno nei gironi di Champions e 5 reti nelle qualificazioni Mondiali sia per l’uno sia per l’altro.

Un 2017 ancor di più da incorniciare dopo la candidatura per i due nella lista dei 30 per il Pallone d’Oro. Da Spalletti a Di Francesco, un nuovo (vecchio) Dzeko. Non smette di fare goal, sono 8 senza tirare un rigore e con una gara in meno: di destro, di sinistro, di testa. Reti importante, decisive: 6 su 8 le reti dell’1-0, a Qarabag firma il doppio vantaggio che risulterà decisivo. Dicevamo nuovo, già. Più cattivo (il limite che gli imputava il tecnico toscano), si arrabbia in campo, come a Milano. Reazione? Si fa dare il pallone e lo scarica alle spalle di Donnarumma. Goal e personalità da attaccante di livello assoluto. E poi c’è lui, il terminale perfetto di un’orchestra che gioca e si muove all’unisono. Mertens e il Napoli, una gioia per gli occhi. Numero 9 e rifinitore, viene incontro e dialoga con i compagni. Qualità che si possono riconoscere anche in Dzeko. Attaccanti con una fisicità ovviamente diversa, ma entrambi sanno giocare per e con la squadra: 2 assist per il belga e 1 per il bosniaco, 12 occasione per il romanista contro le 11 del napoletano.

Incanta Dries, ma Edin è l’attaccante che incide di più nella sua squadra in tutto il campionato italiano: ha effettuato più tiri in questo campionato (6 a partita, 3 per Mertens). Meglio anche nelle conclusioni nello specchio della porta, con Dzeko che prevale con tre conclusioni di media a gara, 2 per l’azzurro. Infine, il bosniaco è primo nella classifica dei tiri da dentro l’area: 28 volte contro le 9 del belga.

Sabato sera sarà una sfida da vetta, tra le due pretendenti più accreditate per contendere lo Scudetto alla Juventus. Il Napoli è primo in classifica con 7 vittorie su 7, la Roma ha 15 punti ma con una gara in meno. All’Olimpico una partita che ci dirà molto sulle due squadre, guidate da due attaccanti in un momento di forma straordinario e i più decisivi nel 2017.