ESCLUSIVA RG24 – Montervino: “Scandaloso che Insigne non abbia giocato con la Svezia”

E’ intervenuto questa mattina alla trasmissione GoalCafé l’ex giocatore del Napoli Francesco Montervino, che ha parlato della sfida di sabato fra i partenopei ed il Milan. Ecco le sue parole in esclusiva ai nostri microfoni:

Ti sei stato capitano del Napoli, che sensazioni hai ora che gli azzurri sono primi?

“Più che capitano, sono tifoso del Napoli. Ciò che sono gli azzurri ora è frutto di un processo lungo, quando un gruppo di bravi ragazzi ha cominciato a costruire un progetto di squadra dalla Serie C aggiungendo qualità anno dopo anno fino al presente, dove il Napoli riesce a dare grandi soddisfazioni”.

I ricordi più belli?

“Sicuramente il mio ricordo più bello è stato la mia partita d’addio, un Napoli-Chievo 3-0 in cui segnai anche un goal”. 

Ti piace Hamsik come capitano del Napoli?

Con Marek ci ho giocato insieme, è un grandissimo professionista, un leader tecnico più che di squadra poiché è un ragazzo molto quieto e tranquillo. E’ uno che risponde alle critiche con sacrificio e lavoro, un tipo di capitano non così carismatico ma che ha tutte le caratteristiche per guidare il gruppo”.

Quest’anno il Napoli può vincere lo scudetto?

“Molto dipenderà da gennaio: ora gioca il miglior calcio d’Italia ma ancora le distanze sono ancora corte con Juventus, Inter e anche Roma che, se dovesse vincere il derby, si potrebbe definitivamente inserire nella corsa. Sarà molto importante anche il mercato di gennaio, sotto questo punto di vista”.

Cosa serve al Napoli?

Il Napoli dopo gli infortuni di Milik e Ghoulam non ha grandi alternative e quindi credo che, se si voglia fare un grande finale di stagione,  si debba intervenire. Anche se so che ci sono persone competenti nella società e sono sicuro che lavoreranno al meglio”.

Il Milan può mettere in difficoltà il Napoli?

“La partita è un grande Amarcord visto che si tratta di un match classico che ha visto anche in passato grandi campioni scontrarsi in campo. Il Milan può mettere in difficoltà chiunque visto che ha comprato grandi giocatori ( ma non campioni) che messi insieme in un buon contesto tecnico possono fare bene, anche se non sono al livello delle prime quattro”.

Dopo il Milan ritorna la Champions. Secondo te Sarri farà turnover in campionato?

“Non credo, Sarri ci ha abituato allo stesso sistema di gioco con gli stessi interpreti. Se dovesse fare turnover lo farà nella partita dopo la Champions”. 

Secondo te è giusto dare poco spazio ad Ounas e Giaccherini?

“Dipende da uno cosa pensa di questi giocatori. Giaccherini è ultra-trentenne che difficilmente potrebbe far bene come ha fatto negli scorsi anni. Ounas è invece giovane e ha bisogno di minutaggio per poter sbocciare. Questo dosaggio minimo non permette a noi operatori e tifosi di vedere il valore di questo ragazzo”.

Cosa ne pensa del caso Ventura-Insigne?

“Non riesco proprio a capire come abbia fatto il giocatore qualitativamente più importante in Italia ad aver giocato così poco in quelle due partite. Rispetto Ventura, anche perché è stato anche il mio allenatore,  ma non ho capito le sue scelte. E’ scandaloso che non abbia giocato nella partita più importante dell’anno”.

Dove i rossoneri possono essere pericolosi?

“Ci sono alcuni giocatori come Çalhanoğlu e Kalinic che, seppur non si siano ancora bene espressi, possono essere comunque molto pericolosi. Tuttavia, se il Napoli gioca da Napoli, non credo ci saranno grosse difficoltà a portare a casa la partita”.

Un pronostico?

“No, non lo faccio per scaramanzia (ride)”.

 

 




ESCLUSIVA RG24 – Loria: “Nel derby non esiste una favorita. Nazionale? Errori tattici da non sottovalutare”

Nell’odierna puntata di Goalcafé è intervenuto l’ex giocatore della Roma, Simone Loria, che ha parlato dell’imminente derby di sabato pomeriggio. Ecco le sue parole in esclusiva per RadioGoal24:

Siamo arrivati al derby. Chi sarà l’uomo decisivo?

In un derby è difficile dirlo, è una partita dove si gioca con passione, con ardore, ad alti ritmi. Per la Lazio direi Immobile mentre per la Roma Dzeko, oppure un centrocampista o persino un difensore: il derby è una partita dove saltano i pronostici, già per il fatto che si tratta di due squadre di alto livello. Sarà una partita bella, emozionante e chi vincerà sarà ancora più galvanizzato. Per questo mi aspetto un derby spettacolare“.

Le percentuali: 51% Lazio, 49% Roma. Sei d’accordo?

“Secondo me stanno facendo entrambe un gran campionato, difficile dire chi sarà la favorita. C’è chi può pensare che una delle due abbia più qualità dell’altra, ma una partita come questa racconta una storia sempre a sé”.

Cosa ti ha colpito quest’anno delle due squadre?

“Della Roma mi ha colpito Di Francesco, visto che è arrivato fra le perplessità generali del pubblico. Invece ha dimostrato di sapere fare bene il suo lavoro anche con una grande squadra, dando una sua identità alla squadra e i giocatori lo hanno capito. Inzaghi sta raccogliendo i frutti del suo lavoro fatto nei mesi precedenti, lavorando giorno dopo giorno con l’obiettivo sempre di migliorare, sia lui come allenatore, sia la Lazio come squadra. Per me bisogna fare i complimenti ad entrambi”.

Possiamo dire che Luis Alberto e Gerson siano stati figli del lavoro dei due allenatori?

“Sì, perché sono due allenatori che vogliono migliorare e sfruttare le doti di ogni singolo giocatore che hanno a disposizione. Questo è il frutto di un tecnico che crede in un certo tipo di lavoro, con i giocatori che lo capiscono e quindi lo seguono. E’ un lavoro sopratutto mentale perché le qualità ci sono e non serve la bacchetta magica per farle comparire. Bisogna lavorare sulla testa per permettere di far uscire queste abilità migliorando magari anche l’aspetto tattico. L’importante è comunque farsi trovare pronti ed essere utili anche quando si gioca poco”.

Qual è il suo ricordo più bello con la maglia della Roma?

“Io ricordo tutto con affetto, non rimpiango nulla. A Roma sono stato bene con i compagni e non ho nessun tipo di ricordo negativo. Ho giocato poco, anche se giustamente avevo grandi calciatori davanti come Panucci, e non ho potuto dare il mio massimo. Tuttavia non rimpiango nulla e sono contento di aver giocato nella Roma all’apice della mia carriera”.

Ha giocato con De Rossi, che ha passato una settimana assai complicata. Cosa gli sente di dire?

Daniele è una persona eccezionale, una brava persona. Non devo dire nulla né al calciatore, né al ragazzo, perché è veramente bravo sotto tutti e due gli aspetti. Mi dispiace per lui, penso sia un peso più umorale che tecnico per lui, ma si è arrivati ad un punto per cui non si poteva andare avanti: la partita con la Svezia è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso: sono state due partite che hanno dimostrato di come l’Italia non sarebbe potuta andare comunque avanti. Il discorso comunque non bisogna archiviarlo, bisogna continuare a rifletterci perché ci sono degli aspetti tattici e tecnici che sono stati sottovalutati…e non me la sento di dare la colpa ai giocatori”.

Un pronostico?

“No, non ci azzecco mai”.




ESCLUSIVA RG24 – Siviglia: “Nazionale? Il problema non è Ventura. Lazio-scudetto? Si può”

Intervenuto questa mattina a GoalCafè, su RadioGoal24Sebastiano Siviglia, ex difensore di Roma Lazio, ex capitano biancoceleste, ha lasciato le sue impressione sul momento della Nazionale e sul Derby della Capitale:

Sebastiano Siviglia, tante presenze nella Lazio, poche con la Roma…

“La mia è stata una fortuna, avere un trascorso alla Lazio dove ho realizzato quelli che erano i miei desideri, quelli di giocare, di vincere e di migliorarmi. Sicuramente è stato un passaggio importante della mia carriera la Lazio”.

Come vedi la situazione della nostra nazionale?

“Diciamo che rispecchia il degrado del nostro paese, purtroppo il nostro calcio è malato, si è persa un’identità e sicuramente sono stati fatti degli errori che oggi paghiamo, ma che sono figli di programmi che non premiano nel modo più assoluto il nostro calcio. Bisogna dire che questo non è un problema che riguarda solo Ventura ma che riguarda sopratutto il nostro sistema che deve essere assolutamente migliorato, che possa portare i giusti frutti. Sono ormai 15 anni che il nostro calcio non ha più una certa linearità, dall’ultimo mondiale vinto c’è stata un’escalation di cose che non sono andate per il verso giusto, non è una casualità che in 15 anni non si sia ottenuto quello che ci aspettavamo dalla nostra Italia, abbiamo perso quella era un po’ la nostra vera identità. Purtroppo è un dispiacere, un colpo sicuramente importante ma penso che difficilmente le cose cambieranno a breve”.

Ancelotti è l’uomo giusto per ripartire?

“Io sono convinto che non è la guida tecnica che deve subire una certa attenzione, penso che sia il nostro sistema calcio che deve essere rimodernato, che deve diventare più appetibile, deve orientarsi verso quelle che sono non soltanto le menti dei calciatori ma le strutture, siamo indietro rispetto a tanti altri, non soltanto in Europa, ma a tanti altri paesi che invece si sono evoluti, noi invece siamo rimasti indietro e questi sono i risultati. Bisogna ritornare ad avere amor proprio, non orientarsi solo ed esclusivamente verso gli interessi dei club più importanti. Alla fine guardando le squadre maggiori del nostro campionato, sono imbottite di stranieri e penso che da questo punto di vista va rivisto qualcosa, non solo il cambio di panchina”.

Derby Roma-Lazio, in ballo la lotta scudetto?

“Si, senza alcun dubbio, tutte e due le squadre stanno attraversando un periodo importante e florido, quindi sono convinto che sarà una partita spettacolare. Spero tanto che le scorie di questo mancato mondiale non si ripercuotano su questa partita o sul campionato in generale. Certo è una partita molto interessante, dove ci può essere una svolta decisiva per magari raggiungere la vetta. Vedo due ottime squadre che stanno facendo un ottimo calcio, la Lazio ha sicuramente più continuità, la Roma dopo un inizio un po’ stentato ha trovato la giusta quadratura e quindi credo che anche la Roma possa essere incisiva, ha trovato solidità, ha trovato in Di Francesco un allenatore che sta dando i giusti risultati. La Lazio invece ha una continua crescita, per questo mi fa pensare che possa realmente puntare al colpo grosso, con la vittoria del derby e poi la vittoria del campionato”.

Quindi in caso di vittoria del Derby, la Lazio può ambire allo scudetto?

“Si trova a pochissimi punti dalla vetta, nessuno proibisce alla Lazio di puntare alla massima aspettativa, sono convinto che vincere il derby significa tanto, significa un’iniezione di ulteriore fiducia dopo un periodo di grande continuità che sta portando a degli ottimi risultati, tra qualche mese c’è anche una finestra di mercato che può eventualmente incentivare questo sogno, quindi perché no. Penso sia decisivo questo periodo e questa partita, se la vinci ti potrebbe proiettare ad avere una fiducia enorme,se la perdi potrebbe portare una flessione, per entrambe le squadre, potrebbe esser pericolosa per il proseguo del campionato”.

Come può la Lazio far male alla Roma tatticamente? 

“La cosa che emerge della Lazio è la compattezza e trova in Immobile quel giocatore che riesce ad attaccare gli spazi con grande determinazione e anche con grande qualità nella scelta. Penso che il gioco della Lazio ha premiato molto il collettivo, sta facendo la differenza e il fatto di essere solidi e di avere un’arma lì davanti che possa far male in qualsiasi momento penso che siano le armi a disposizione di Inzaghi. Si sa che è una partita a se, a volte si tende ad osservare il campionato per dare una dimensione di quello che potrebbe essere la partita ma poi ti accorgi che nel derby tutto viene azzerato. Chi arriverà con meno scorie dalle nazionali avrà maggiori vantaggi. Se c’è un’assetto rodato è quello della Lazio. La Roma ha avuto un inizio stentato, non tanto di risultati ma di gioco, non erano ben rodate le idee di Di Francesco, mentre Inzaghi è partito subito forte e tutt’ora sta dando una marcia notevole. Penso quindi che la Lazio abbia la capacità e la forza di poter gestire la partita. Sono convinto che diventa ancora più forte se lascia il pallino del gioco alla squadra di Di Francesco, come già detto, sono influenti la compattezza e le ripartenze di Immobile che sa attaccare lo spazio con qualità”.

Chi sarà l’uomo in più per la Lazio, Immobile?

“Io lo vedo come il giocatore cardine di questa macchina, può soffrire un po’ la stanchezza della nazionale ma penso che sia l’uomo che può far male in qualsiasi momento, è il capocannoniere del campionato e ha nei numeri e nella qualità la punta di diamante di una squadra che sta facendo benissimo, quindi perché no, ha fatto tantissimi goal ed è in cima ai numeri europei. Penso che sia giusto e logico dire che sia l’uomo che possa rompere gli equilibri”.

I lanci per Immobile, soprattutto vista la difesa della Roma che soffre gli inserimenti, possono essere la chiave della partita?

“Si, è quello che dicevo prima, lasciare il pallino alla Roma significa portare la difesa della squadra di Di Francesco molto alta e Immobile penso che possa realmente fare male in quel caso. Giocheranno molto su questo, lasciare il pallino agli altri e avere la giusta concentrazione per recuperare palla e verticalizzare subito per sorprendere la difesa che lavora molto alta”.

A cosa e su chi dovrà porre maggiore attenzione la Lazio?

“Inevitabilmente le corsie esterne, dove la Roma lavorerà molto, al centro sarà difficile, dove la Lzio porta 6/7 giocatori molto stretti creando una fitta ragnatela. Sarà difficile dare rifornimenti a Dzeko in verticale. Loro cercheranno di puntare molto sugli esterni quindi la Lazio deve stare attenta e raddoppiare, e stare attenta ai rovesciamenti di fronte per cercare di chiudere i varchi appetibili per gli attaccanti della Roma”.

Che compagno è stato Kolarov e che effetto ti fa vederlo con la maglia della Roma e in caso di goal esultare?

“Quelle sono scelte personali che Aleksandar fa guardando avanti nel proprio percorso e seguendo il proprio desiderio. Penso che sia un ragazzo che quando è arrivato alla Lazio ha dimostrato subito di avere qualità importanti, che poi ha dimostrato anche al City, mantenendo le premesse di essere un grandissimo atleta. Io lo ricordo come un ragazzo che realmente aveva delle grandi doti, ragazzo serio e per bene, che aveva una forza fisica straordinaria, un gran mancino, lo ricordo con affetto. C’è stata la parentesi City dove ha ottenuto grandi risultati e adesso questa nuova avventura. Senza alcun dubbio sarà una spina nel fianco, cercherà di fare buona figura e dimostrare quello che è il suo valore. Penso sia una atleta che ha fatto il suo percorso ed è normale che le esperienze personali si possano prevedere. quindi ora si trova all’altra sponda ed è normale che guardi quello che è il suo futuro”.

 




Lazio, Cucchi: “Italia? Bisogna ripartire dalle scuole calcio. Il derby sarà una partita equilibrata”

Dopo la sconfitta di ieri sera, una delle più brutte pagine della storia del nostro calcio, abbiamo voluto intervistare uno dei personaggi che l’Italia l’ha saputa raccontare al meglio, Riccardo Cucchi. Ecco le sue dichiarazioni in esclusiva a RadioGoal24, durante la trasmissione Dove osano le aquile:

Che cosa ne pensi della partita di ieri? Quanto è grande il rammarico? perché è successo?

“La delusione è tanta, inevitabile: il calcio è un grande romanzo popolare che ha alimentato le nostre generazioni e non partecipare ad un Mondiale può portare tante delusioni. Questo però può portare tante conseguenze, sopratutto a livello economico: i danni saranno molto elevati, in molti potrebbero anche perdere posti di lavoro”.

Si parla di 100 milioni di euro…

“E’ chiaro che anche a livello finanziario perdiamo molto, basti pensare alla mancata possessione di diritti televisivi e radiofonici: meno ascolti e meno sponsor. Ovviamente il tutto ha risvolti anche sociali, questa è una fotografia di un paese che vive zoppicando: il mondiale avrebbe potuto dare un iniezione di fiducia”.

Come vedi il futuro del calcio italiano?

“Credo che la partita di ieri è il frutto di un processo partito a Berlino nel 2006, una notte meravigliosa che però non ha permesso al movimento di crescere e di ripetere risultati del genere, prima con i successivi mondiali e ora con questi Play-Off. Non c’è stato un ricambio generazionale adeguato, non sono cresciuti i Totti o i Del Piero che avrebbero potuto dare un seguito a quel successo di Berlino. E’ un problema di scelte, da parte dei club, della Federazioni, dei vivai: solo il 45% dei giocatori in Serie A è italiano e questo deve far riflettere”.

Si è persa anche una generazione di bambini che non vedrà il mondiale e che non innamorerà dell’Italia?

“Verissimo, la cosa più brutta ieri è stata vedere i bambini delusi sugli spalti grazie all’iniziativa di far entrare ieri le scuole calcio a S. Siro. Il fatto che squadre come la Spagna ha tantissimi ricambi: in Italia ultimamente i bambini sembrano non divertirsi più, abbandonano in maniera prematura la scuola calcio, e si pensa nelle scuole più a costruire una struttura fisica importante rispetto che a dribblare, palleggiare e a motivare la classe tecnica. Questo si riflette nella Nazionale, dove mancano quei giocatori di fantasia: sono tutti ragazzi che da piccoli hanno imparato a passare la palla indietro rispetto a saltare l’uomo o a crossare.”

Bisogna quindi ripartire dalle scuole calcio?

Si possono addossare infinite responsabilità al movimento, ma devo dire che negli ultimi anni sono nati alcuni centri federali dediti alla crescita di molti ragazzi. Sappiamo perfettamente che in Serie A la tendenza è di pescare gli stranieri per due motivi: per una questione economica e per una questione tecnica,  visto che molte volte loro sono più preparati. Se questo non cambio ci sarà ancora più un impoverimento del bacino: bisogna quindi ripartire dalle scuole calcio, ma sopratutto bisogna cominciare a cambiare come si insegna il calcio”.

In italia però ci sono solo 30 centri, in Germania 200…

“Certo, ma anche perché noi abbiamo iniziato molto tardi. C’è da dire che in Italia c’è un rapporto ormai conflittuale fra le leghe italiane e la federazione gioco calcio, in merito ai programmi della nazionale e agli stage dedicati. C’è un fondo di egoismo che sembra predominante fra le squadre italiane, che vedono la nazionale quasi come un disturbo. Esiste una preferenza per il calcio privato dei club rispetto al calcio pubblico della nazionale. La colpa non è dei giocatori, perché non guadagnano quasi nulla dalla nazionale, ci vanno per onorare la maglia”.

Una parola su Buffon:

“Io mi aspettavo le dimissioni di Ventura: certo, non è l’unico responsabile, ma si sarebbe dovuto anche lui prende le sue responsabilità come Prandelli e Zoff. E’ stato un errore. Apprezzo invece molto proprio quello che hanno fatto Buffon, Barzagli e De Rossi, che ci hanno messo la faccia a fine partite ed hanno onorato la maglia”.

Un ricordo con Buffon?

“Ricordo quel Parma-Milan in cui Buffon debuttò e anche vent’anni fa in Nazionale fa nello spareggio con la Russia a Mosca, in cui entrò a causa dell’infortunio del portiere titolare (Pagliuca ndr.). Da lì è diventato insostituibile e io sono onorato di averlo raccontato crescere, sia nei club che in nazionale. E’ uno straordinario campione di vita e di sport, e anche ieri lo ha dimostrato:  ha detto giustamente che si vince e si perde insieme, e questo è un insegnamento molto importante: un grande applauso a lui”.

Cambiamo argomento, cosa ti aspetti dal derby? Quanto peserà questa sconfitta in Nazionale sui giocatori italiani?

“Innanzitutto sono contento perché andrò con mia moglie romanista a vederla allo stadio. Spero che non pesi questa sconfitta sui ragazzi e che riescano a metabolizzare perché sono giocatori importanti. Sarà un derby equilibrato fra due buone squadre che occupano le prime posizioni. La Lazio sta facendo un stagione straordinaria ma io sto vedendo sopratutto una Roma in grande crescita sotto tutti i punti di vista ma con un tasso tecnico maggiore rispetto ai cugini”.

Si è fatto un toto-allenatore per la nazionale? Chi vedresti meglio fra Inzaghi e Di Francesco?

“In questo momento stiamo tutti pensando a Carlo Ancelotti, anche se credo che lui non abbia la voglia sopratutto perché è ricercato da molti club. C’è anche un fattore economico, Ventura guadagna un milione, Ancelotti ne vorrebbe molti di più: non so se la Federazione se lo possa permettere. Io faccio il nome di Capello: lui allena in Cina ma ha sempre detto che avrebbe voluto finire con la Nazionale, ma anche questo è un percorso difficile. Una soluzione potrebbe essere cercare il tecnico all’interno dei quadri federali, un figura come Di Biagio che ha fatto molto bene con l’Under 21: l’importante però è che venga un allenatore che ricuci i rapporti con i tifosi. il mio sogno è il ritorno di conte, ma la vedo difficile ovviamente per diversi motivi”.

 

 




Svezia-Italia, l’analisi sul calcio svedese

Alla vigilia dell’andata dei play-off per la qualificazione ai mondiali di Russia 2018, Svezia-Italia, durante la nostra trasmissione mattutina GoalCafè, abbiamo analizzato il movimento calcistico svedese in compagnia dell’esperto Matteo Albanese di Footbola.it. 

Dal movimento calcistico alle squadre più importanti come il Malmo, al focus tattico sulla nazionale che l’Italia andrà a sfidare domani fino agli elementi di spicco come Forsberg e Lindelof. Un viaggio nel paese nordico prima della partita, attesa da tutta Italia.

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La Top 5 dei calciatori nella storia della Svezia

Siamo alla vigilia di Svezia-Italia, l’attesa cresce. Testa, cuore, organizzazione e tecnica. De Rossi ha indicato la via per conquistare il Mondiale. Gli svedesi sono una squadra solida, compatta, che fa della fase difensiva il proprio punto di forza. Fisico e tanta corsa in mezzo al campo, davanti alcuni singoli di qualità come Forsberg e Berg. Una Nazionale che ha avuto nella sua storia grandi calciatori, leggende del calcio mondiale e che hanno scritto pagine e numeri importanti anche in Italia. Dal terzo miglior marcatore in assoluto della nostra Serie A come Gunnar Nordahl fino a Gunnar Gren, protagonista in patria ma anche con le maglie di Milan e Fiorentina. Campioni di un calcio appartenente agli anni 40′ e 50′, fino ad arrivare al nuovo millennio. Dal portiere Andreas Isaksson al bomber Henrik Larsson, bandiera del Celtic e vincitore di una Champions League con il Barcellona, fino al mito e mostro sacro di Zlatan Ibrahimovic. La Top 5 del calcio svedese, tra passato e presente.

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Le migliori curiosità sulla Nazionale Italiana di Calcio secondo Daniele Garbo

Chi meglio di Daniele Garbo, voce storica di Mediaset, per raccontare aneddoti e curiosità sulla Nazionale Italiana di Calcio? Con il nostro ospite abbiamo ripercorso, in una sorta di viaggio nel tempo, la carriera di alcuni tra i migliori giocatori del recente passato azzurro, dal grande Paolo Maldini agli eroi del Mondiale conquistato dagli Azzurri del 2006. In più, con un balzo nel presente, Daniele ha detto la sua anche sull’Italia di Ventura: riusciremo a qualificarci ai prossimi Mondiali? Scopritelo in questa intervista esclusiva!

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Italia, i momenti più significativi di De Rossi con la maglia azzurra

Tanti dubbi, poche certezze, un unico obiettivo: Russia 2018. L’Italia si avvicina all’andata del playoff Mondiale contro la Svezia di venerdì 10 novembre, una doppia sfida che vale tutto per il movimento calcio italiano in quanto è impensabile un Mondiale senza gli azzurri. Il ct Ventura, tra le mille difficoltà e le scelte legate alla formazione, può contare su un punto fermo come Daniele De Rossi. Il centrocampista della Roma raggiungerà le 117 presenze con la Nazionale venerdì sera a Solna, scavalcando il suo amico Andrea Pirlo nella classifica dei calciatori con più presenze con la maglia azzurra. De Rossi sale così al 4° posto, dietro solo a Paolo Maldini, Fabio Cannavaro e Gigi Buffon. Un leader di questa Nazionale nel corso degli anni, il calciatore giallorosso ha vissuto momenti intensi tra vittorie esaltanti che rimarranno nella storia (come il Mondiale del 2006) sconfitte pesanti ed eliminazioni clamorose. Comportamenti e gesti come contro gli Stati Uniti, fino ai 21 goal realizzati con l’Italia che ne fanno il centrocampista più prolifico della storia calcistica italiana.

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Italia, gli esclusi di Ventura

Venerdì 10 novembre l’Italia giocherà l’andata dei playoff per Russia 2018 in casa della Svezia, il ritorno ci sarà lunedì 13 a San Siro. Una doppia sfida che vale il Mondiale, gli azzurri non possono sbagliare. Gli svedesi sono una squadra ostica, che ha fatto bene nel girone A vinto dalla Francia ed eliminando l’Olanda.

 

Tornano di nuovo in azzurro Florenzi, Jorginho e Zaza, ma non continuano (ancora) le polemiche sugli esclusi dall’ex allenatore del Torino. Da Balotelli a Giovinco, da Pellegrini fino alle perplessità su alcuni giocatori convocati per questa doppia sfida.

 




Al Var con Luca Marelli: la 12^ giornata di Serie A

Torna come di consueto la rubrica AL VAR, in onda su GoalCafè, in compagnia dell’ex arbitro di Serie A Luca Marelli. Appuntamento in onda tutti i lunedì mattina dalle 9 alle 9:30 sulle frequenze di RadioGoal24, per analizzare gli episodi arbitrali più caldi della giornata di campionato appena trascorsa. Quest’oggi, per il 12^ turno, si sono affrontate varie tematiche: dalla partita rinviata dell’Olimpico tra Lazio e Udinese, all’espulsione di Freuler in Atalanta-Spal, fino al “caso” di Bologna-Crotone. Questo e molto altro, nella rubrica AL VAR.