Esclusiva RadioGoal24, Bagni: “Fiducia nelle italiane in EL, bene la Juventus”

Questa mattina, ospite della trasmissione #Goalcafé, è intervenuto telefonicamente l’ex giocatore di Perugia, Inter e Napoli (con il quale vinse uno scudetto, ndr), Salvatore Bagni. L’ex centrocampista azzurro ha risposto alle tante domande con la sua solita pacatezza ed efficacia.

L’intervista si è sviluppata su vari argomenti, passando dalla situazione della Juventus in Champions League “la Juventus ha un vantaggio contro i tedeschi, minimo ma è pur sempre un vantaggio. Ha buone possibilità di arrivare ai Quarti di finale”, fino al cammino delle altre 5 italiane in Europa League “Napoli e Inter passano di sicuro ma sono ottimista anche su Roma e Fiorentina. Il Torino se la giocherà con il Bilbao e non deve temere il San Mames, quando giocavo io c’erano stadi che facevano tremare le gambe”. 

Bagni ha parlato anche della lotta scudetto che vede coinvolte Juventus e Roma, soffermandosi anche sul momento negativo dei giallorossi, finendo anche con qualche battuta su Milan e Inter.

Per ascoltare l’intervista completa ecco il link:  http://www.spreaker.com/user/radiogoal24/goalcafe-puntata-63

Troverete il tutto al minuto 132, oppure cliccando nell’elenco canzoni su BAGNI. Buon ascolto.




Esclusiva Radiogoal24, Mario Sconcerti a GoalCafè

Nella puntata di questa mattina, a GoalCafè, trasmissione radiofonica di Radiogoal24, in esclusiva è intervenuto il giornalista e scrittore italiano Mario Sconcerti. Quest’ultimo si è soffermato sulla partita di Champions della Juventus e sulla corsa scudetto.

Mario, in questo ottavo di Champions la Juve si gioca una fetta importante della stagione?

Indubbiamente, ma lo stesso vale anche per il Borussia. Sarà una sfida molto equilibrata e tutte e due hanno le stesse chance di  passare il turno.

Il Borussia viene da un periodo positivo con tre vittorie consecutive in Bundes, Allegri si deve preoccupare?

Certamente il Borussia sta vivendo un buon momento. Il vantaggio che hanno i tedeschi è quello di aver passato l’ultimo mese a pensare solo ed esclusivamente a recuperare la condizione fisica, mentre i bianconeri hanno dovuto fare un lavoro specifico, pensando anche alle partite di campionato e Coppa Italia. Questo credo che sia la maggior preoccupazione quando si incontra una squadra tedesca in questo momento della stagione.

Come valuta le due formazioni?

Sono due squadre che più o meno si equivalgono. In generale, il Borussia ha più velocità, la Juventus più struttura. Dortmund e Juventus hanno caratteristiche diverse, ma il loro valore è simile. A mio avviso per la partita di questa sera per i bianconeri saranno fondamentali i due attaccanti. Se riusciranno a far bene e giocare in velocità, potrebbero far male alla difesa del Borussia.

Secondo te, la qualificazione si deciderà in questa partita o nell’arco dei 180 minuti?

Assolutamente nei 180 minuti complessivi. Nel 97% dei casi che riguardano le competizioni di un certo livello, la qualificazione si decide nella partita d’andata e di ritorno. In questo caso, assisteremo a due partite completamente differenti, in quella di Torino in cui la Juve proverà a fare la partita e quella di Dortmund in cui la situazione si rovescerà.

Mario, un pronostico del match di stasera?

A me fare pronostici non piace ed in questa partita può accadere di tutto. Il risultato più ragionevole è un 2 a 2, ma difficile dire come finirà.

Juventus, il 4 scudetto è ormai solo questione di tempo?

Non credo, perchè da una parte assistiamo ad una Roma che non vince da un po’ di tempo, ma dall’altra parte c’è una Juve che non è stata in grado di prendere il largo. Il campionato è lungo e se la Roma riuscisse a vincere lo scontro diretto, il campionato sarebbe tutt’altro che chiuso.

Napoli si sta avvicinando alla Roma, secondo te riuscirà nel sorpasso?

Non credo sarà facile per gli uomini di Benitez sopravanzare la Roma. Le due squadre si equivalgono e 3 punti  sono un buon vantaggio da gestire. Difficile il Napoli riesca a fare 8 – 9 vittorie consecutive, ed ad ogni passo falso dei partenopei i giallorossi potrebbero approfittarne. In questo momento vedo la Roma favorita sul Napoli per il secondo posto.

 

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Esclusiva Radiogoal24, Angelo Di Livio: “La Juve stasera può farcela”

Ai microfoni di Radiogoal 24, nell’odierna puntata di GoalCafè, in esclusiva, ha parlato l’ex centrocampista di Juve e Fiorentina, Angelo Di Livio. Angelo con la Juventus nel 1996 ha alzato la Coppa dei Campioni, attuale Champions League e l’impegno di stasera dei bianconeri non poteva non essere il tema principale. Una bella chiacchierata, in cui Di Livio parla dell’attuale Juve, della sua Juve e delle emozioni che ha provato alzando la coppa dalle grandi orecchie.

Angelo, stasera la Juventus può battere il Borussia?

Speriamo. Sicuramente sarà una partita molto difficile, sarebbe un grave errore sottovalutare il Borussia. Ma gli uomini di Allegri possono farcela, anche se si tratta una partita molto equilibrata.

Allegri sembra che abbia scelto di far giocare Morata al posto di Llorente. Sei d’accordo?

Tutte e due sono degli ottimi attaccanti, ma per la partita di stasera anch’io avrei fatto la stessa scelta. Tevez e Morata con la loro velocità ed agilità possono mettere seriamente in difficoltà la difesa del Dortmund, che è forte fisicamente ma concedono qualcosa in termini di velocità. Inoltre, Alvaro è un giocatore in crescita ed in futuro secondo me può diventare un vero e proprio campione.

In conferenza stampa, Klopp ha dichiarato che la Juventus gioca a ritmi bassi. Anche te la pensi come Jürgen?

Non sono d’accordo con Klopp. Forse in generale in Italia i ritmi non sono altissimi, ma la Juventus soprattutto in casa, tutto si può dire tranne che gioca a ritmi bassi. 

Stasera, pensi sarà già una partita decisiva, o come ha detto Allegri, il passaggio del turno si deciderà nei 180 minuti?

Senza dubbio il pass per i quarti si deciderà nei 180 minuti complessivi. Fare risultato in casa per noi sarebbe ottimo, ma guai a sottovalutare il Borussia, soprattutto quando gioca al Signal Iduna Park.

Secondo te quale  giocatore bianconero può fare la differenza in queste partite?

Per essere determinante un giocatore deve essere forte tecnicamente, avere una grande personalità, deve essere affamato di vittorie ed abituato a giocare in questi palcoscenici. Personalmente credo che Pirlo abbia tutte queste qualità e tutte le carte in regola per fare la differenza.

Dove può arrivare la Juve di Massimiliano Allegri in Champions?

Sicuramente superare l’ostacolo Borussia è difficile ma i ragazzi posso farcela. Dai quarti in poi, dipende anche dal sorteggio e dalla fortuna. Se ti capitano squadre come Real, Bayern o Psg allora andare avanti diventa un’impresa.

Che ricordi hai di quella notte di maggio a Roma nel 1996 ?

Ricordi favolosi, è stato uno dei momenti più importanti della mia vita. Una gioia indescrivibile, ero fuori di testa. Basta andare a vedere le immagini di quella serata per capire il mio stato d’animo. Vincere la Coppa dei Campioni non capita tutti i giorni.

Per quanto riguarda il campionato, discorso chiuso per lo scudetto?

Dipende molto dalla partita di lunedì prossimo. Qualora la Roma riuscisse a vincere, il discorso si riaprirebbe. In caso contrario sarà molto difficile per i giallorossi recuperare il gap.

 

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Esclusiva RadioGoal24, Focolari: “La Roma deve cambiare ritmo”

Ai microfoni di Radiogoal24, durante la trasmissione GoalCafè, è intervenuto Fulvio Focolari. Ecco uno spezzone dell’intervista:

Buongiorno Furio e grazie per essere qui. Vorrei cominciare con la Roma e sapere se e dove c’è un problema e di chi sono le colpe.

Ci sono sia problemi che colpe, ma nonostante ciò non credo che la situazione attuale vada esasperata troppo, comunque la Roma è al secondo posto a -7 punti dalla Juventus, che non sono pochi, e a +4 sul Napoli, che non sono tanti. Un problema importante è sicuramente l’atteggiamento di Garcia che mentre nello scorso anno era più lucido, presente e “cattivo” nelle scelte quest’anno parla molto e non riesce a trovare una soluzione ai problemi. La Roma non corre più e non trova più quelle verticalizzazioni che lo scorso anno facevano tanto male alle difese avversarie. Ora le squadre vengono all’Olimpico consapevoli di potersela giocare alla pari con i giallorossi perché hanno capito il modo in cui gioca la squadra di Garcia.

In molti addossano la colpa di questo problema che ha fatto perdere sicurezza alla Roma al pesante K.O. interno di Champions League con il Bayern Monaco. Secondo me non è stata tanto quella in casa ma quella giocata all’Allianz Arena. Tu come la pensi?

La partita dell’Allianz Arena è stata terrificante, da cancellare dalla storia della Roma. In casa è stata una partita storta, non ci sono 6 gol di differenza tra le 2 squadre nonostante il Bayern sia molto più forte della Roma. Ma il ritorno è stato peggiore perché lì i giallorossi sono andati con la mentalità di non prendere un’altra imbarcata ma per 90′ minuti non hanno visto il pallone e alla fine, avendone presi solo 2 di gol, erano contenti e questo a una squadra come la Roma non può andare bene.

Furio, che voto dai al mercato di riparazione della Roma?

Per il momento lo lascio in sospeso. La Roma ha dato via un buon giocatore, forse anche ottimo, quale Destro che però qui non giocava e quindi l’operazione ha un suo senso. Con tutta sincerità non avrei preso Spolli, che ha 32 anni e giocava fino a pochi giorni fa in Serie B con il Catania, non ho capito le ragioni che hanno spinto a preferirlo ad altri. Anche l’acquisto di Ibarbo, che a Cagliari non ha lasciato un gran segno, non lo comprendo a pieno non essendo neanche un gran realizzatore, avendo segnato appena 15 reti in 115 partite con i rossoblù. L’unico, ed è per questo che lascio in sospeso il voto, è Doumbia che sono molto curioso di vedere. Ha il gol nel DNA, dovunque è andato ha fatto carrellate di gol e penso possa farli anche in Italia. Il problema è dove e al posto di chi giocherà?

Se volete ascoltare l’intervista integrale ecco il link: http://www.spreaker.com/user/radiogoal24/goalcafe-puntata-54

La troverete al minuto 128, oppure direttamente cliccando in basso su “Focolari Roma”.




Esclusiva RadioGoal24, Grande: “Il Latina esempio per il calcio italiano”

Il responsabile del settore giovanile del Latina è intervenuto in esclusiva ai microfoni di RadioGoal24 per il programma “Primavera in Goal”

Gianluca Grande è il responsabile del settore giovanile del Latina, che nell’ultimo biennio sta raggiungendo risultati importanti puntando proprio su un mix formato da tecnici esperti e motivati e giovani bravi e con spirito di sacrificio. Intervistato ai microfoni di RadioGoal24, in esclusiva per il programma sul calcio giovanile “Primavera in Goal”, Grande ha svelato alcuni segreti della società laziale. Ecco l’intervista integrale.

Un finale di stagione per il Latina con la prima squadra che recupera posizioni in Serie B, mentre la Primavera sale al 4 posto con la vittoria di Livorno. Dove vuole arrivare questo Latina?

È un progetto che va avanti da 4-5 anni. Un po’ particolare ed è stato difficile portarlo a termine con i risultati di quest’anno in quanto abbiamo fatto gli stessi risultati con la prima squadra, partendo da un campionato di Eccellenza e arrivando poi fino alla Serie B. Abbiamo quindi dovuto organizzare il settore giovanile di anno in anno, con le problematiche di trasferimento di giocatori da una serie all’altra, sempre più difficile. Fino a quando, con un progetto biennale, perché il Latina è il secondo anno che fa la Primavera, siamo riusciti ad ottenere risultati anche in classifica. Fermo restando che per noi i risultati più grandi sono quelli di portare giocatori in prima squadra, piuttosto che il rendimento scolastico dei ragazzi.

Anche i giovanissimi nazionali sono al secondo posto in classifica, segnale del lavoro a 360° di tutto il settore giovanile del Latina

La programmazione è importante. Iniziando dal basso, avremo un beneficio nel tempo. Questa è una squadra che, se Dio vuole, ci porteremo avanti nel tempo, con il carro drenante della prima squadra che mantenendo la categoria della Serie B ci può dare la possibilità di mantenere le categorie importanti che ci permettono di continuare la crescita dei giocatori. I giovanissimi sono una squadra importante, che hanno dimostrato anche nelle uscite di Trigoria piuttosto che di domenica di essere una diretta interessata ai primi posti del campionato Giovanissimi. Anche questo percorso deve essere sviluppato con molta calma e tranquillità, in quanto ai ragazzi, oltre alla professionalità in campo che devi dare dalle 2 alle 5 del pomeriggio, devi dare anche tranquillità per il resto dell’anno, scolastico e comportamentale. È un progetto che diventa bilaterale, nel senso cioè sia a livello calcistico che umano. Per questo siamo contenti anche di come sta andando la stagione a 360°.

Quali sono le caratteristiche principali di Mark Iuliano e perché il Latina ha scelto lui come tecnico della Primavera?

È un allenatore che ci ha dato grande spessore. Sono sempre del parere che chi frequenta o ha frequentato il calcio in palcoscenici importanti come è stato per Mark Iuliano, essendo una persona molto razionale e intelligente, tutto quello che ha imparato nei vari anni calcistici da professionista lo sta riporta pari passo nel settore. Ciò significa che, avendo affrontato finali di Coppa Campioni e il campionato di Serie A, questa sua esperienza l’ha riportata nella Primavera. Ha fatto un grande lavoro, ha creato un grande gruppo. La Primavera nostra è una Primavera che gioca veramente a calcio, che non lascia spazio a qualcosa d’istintivo al ragazzo, non lascia spazio sotto l’aspetto tattico e perciò è un allenatore che cura i particolari. Una persona che ha rispecchiato quello che volevamo noi: dare spessore a una squadra Primavera che sta alle soglie della prima squadra. Preparare i giocatori per essere protagonisti poi in un campionato di Serie B, come è successo per un ’96, come Talamo, come è successo per qualche panchina dei ’96 e dei ’97.

Età media bassa ma classifica buona. Combinata la crescita dei giovani con i risultati. Qual è il segreto del Latina?

Il segreto è un lavoro che sviluppiamo verificando, oltre la parte tecnica del calciatore, anche la parte caratteriale. Formare dei gruppi importanti che arrivano a dei risultati significa avere dei ragazzi che si mettono a disposizione del gruppo e del progetto calcio. Perché non tutti sono portati, nonostante siano bravi, a diventare giocatori. Perciò stiamo portando avanti un gruppo di ’97 che sta facendo bene in Primavera, e siamo andati a scegliere dei ragazzi del ’96, in minima parte, che sono comunque ragazzi disposti al sacrificio e predisposti a stare nel gruppo stesso. Questo binomio 96-97 (addirittura abbiamo avuto il debutto di un ’98 che è Di Nardo, che ha anche già segnato tre gol in Primavera), unito ad una guida come quella di Mark Iuliano, e del nostro secondo come Francesco Gesmundo,  permette di fare un progetto che, oltre sul campo, viene fatto anche sulla parte “giornaliera” del ragazzo. E questo ci ha dato grosso beneficio.

Età media bassa (17,8), quarto posto in classifica. Obiettivo play-off alla portata?

È stato difficile per noi abbinare questa squadra mista di 96 e 97, soprattutto con un allenatore che è arrivato quest’anno, perciò, secondo il nostro punto di vista, anche a livello di classifica, potremmo migliorare proprio perché abbiamo un allenatore che ha inquadrato meglio tuta la rosa e nello specifico ha visto anche qualche ’98 degli Allievi Nazionali, che comunque possono far bene anche nella Primavera. Ma i risultati nel settore li vediamo relativamente, mentre vediamo la crescita del ragazzo durante i prossimi sei mesi. Ma penso che abbiamo possibilità di entrare nei play-off.

Talamo e Di Nardo cannonieri della squadra. C’è qualche calciatore che secondo lei è pronto per un posto stabile in prima squadra?

Celli, il difensore centrale, è stato convocato per Bari, questa è la terza convocazione. E insieme a lui anche Barone è già stato convocato. Nelson Atiaglia è sicuramente un giocatore importante come quinto di sinistra. Nella scelta nostra abbiamo preso giocatori che potenzialmente, sia tecnicamente che caratterialmente possono dire qualcosa in Serie B. Qualcuno ha avuto una crescita, tipo Talamo, avvantaggiata perché l’anno scorso ha fatto il campionato Interregionale. Qualcun altro sicuramente ha bisogno di qualche altro mese per uscire del tutto, ma potenzialmente tutti hanno dimostrato, in un campionato importante come quello Primavera, di poter dire qualcosa nel calcio. Per capire se la prospettiva sarà Serie B, Lega Pro piuttosto che Serie A ci serviranno ancora 7-8 mesi per verificarlo.

Terminato il girone d’andata, c’è una squadra che l’ha colpita di più?

Sicuramente la Roma, ma quella è una situazione consolidata. Forse quella che dall’esperienza dell’anno scorso mi ha impressionato e io, dopo la partita, nel dialogo con Iuliano, glielo accennai, è il Bari. Visto il bari a Latina, nella prima di campionato (purtroppo siamo stati beffati per 1 a 0 in una partita che potevamo tranquillamente pareggiare), dissi a Iuliano che era una compagine che poteva far bene e, vista l’esperienza mia anche dell’anno precedente nel campionato Primavera.

Qual è la causa dominante della crisi del calcio italiano?

La non cura dei settori giovanili. Non parlo esclusivamente della parte tecnico-didattica, ma anche della parte della scelta del calciatore nel suo carattere, per poter fare i sacrifici per diventare poi calciatore. Sicuramente è colpa nostra, dei diretti interessati, i quali prendono i ragazzi esclusivamente per cercare di fare risultato anche nei settori giovanili. La difficoltà che ho trovato come responsabile del settore giovanile è che molte società dilettantistiche cercano di tenere i propri giocatori legati alle proprie società per cercare di fare campionati importanti, che potrebbero essere per loro gli Elite piuttosto che i Regionali. Questo comporta, molte volte, che noi visioniamo i calciatori, ma alla nostra richiesta viene negata la possibilità a questi calciatori di venire, ad esempio, a Latina a fare un campionato nazionale perché le società hanno l’esigenza di tenere i calciatori per sviluppare i loro campionati, non rischiando di perdere le categorie. Questo non permette a noi di lavorare a 360° su calciatori di qualità, perciò si va a cercare all’estero, perché i calciatori arrivano con maggiore facilità, senza investimento o comunque con un investimento a lunga scadenza. Questo lo dobbiamo assolutamente evitare. È una battaglia che sto facendo nel settore nostro. È una battaglia che dobbiamo fare tutti noi dei settori giovanili, cercando di invitare le società non professionistiche a dare le possibilità a giocatori di qualità di fare campionati importanti. Questo permetterebbe di dare qualità ai campionati e di dare consistenza alla nazionale e alle nazionali giovanili.

Può essere il Latina un esempio per le altre società affinché il calcio italiano non raschi il fondo, come ha detto Antonio Conte, ma esca invece dalla crisi?

Sicuramente sì. Noi passiamo tanto tempo a gestirli e farli capire che la vita in questo momento non è solo il calcio, ma è a 360°, dove esiste la parte didattica e il calcio. Io sono del parere che, lavorando sotto età con giocatori di prospettiva, si può arrivare a dei risultati ottimi, come stiamo facendo noi sia con la Primavera che con i Giovanissimi e con gli Allievi Nazionali, che forniscono ogni domenica alla Primavera 4 giocatori del ’98, in maniera molto molto semplice e genuina.




Esclusiva RadioGoal24: intervista a Ivan Javorcic

L’intervista integrale del tecnico della Primavera del Brescia, che da anni si occupa del settore giovanile delle Rondinelle

E’ in Italia da tantissimi anni, ma è nato a Spalato. Di professione faceva il centrocampista, costretto al ritiro a 30 anni per ripetuti infortuni. E’ stato capitano della nazionale croata e ora allena nel settore giovanile del Brescia da sei anni. Ivan Javorcic è un punto fermo della società lombarda. Ecco l’intervista integrale rilasciata dal mister a RadioGoal24, all’interno della rubrica RadioGoal24, giovedì 11 dicembre 2014.

Ben venuto mister.

Buon giorno a tutti e grazie per l’invito.

Mister, lei sarà anche croato ma parla benissimo l’italiano. Da quanto tempo è in Italia?

Sono arrivato nel lontano 96, quindi praticamente metà della mia vita l’ho passata qui in Italia e mi sento anche italiano.

Lei è al terzo anno consecutivo alla guida del Brescia Primavera, dopo tre anni trascorsi alla guida della Berretti. Di tre anni in tre anni si cambia, magari l’anno prossimo una promozione in prima squadra?

Ma, questo vediamo. Intanto sto facendo il mio percorso nel settore giovanile che, devo dire, è molto formativo. Sto facendo esperienze veramente importanti, che mi stanno formando sia come allenatore che come persona. Quindi continuiamo così e poi vediamo cosa il futuro ci riserva.

Siete attualmente all’ottavo posto, dopo la sconfitta di Verona all’ultimo secondo col Chievo al 95′ su rigore di Yamga…

Sì, è stata una partita molto equilibrata. Abbiamo letteralmente perso all’ultimo secondo perché l’arbitro ha fischiato la fine dopo aver decretato il calcio di rigore. È già la terza volta che ci capita in stagione, perché è capitata la stessa cosa con Verona e Pescara. Siamo un po’ rammaricati sotto questo punto di vista, che sono solo i punti persi, ma dobbiamo accettare il verdetto del campo e riconoscere che stiamo facendo buone cose in un girone che è molto, molto equilibrato per la qualità delle squadre e del gioco. Al di là di quelle tre-quattro squadre che secondo me sono superiori per tradizione, risorse, c’è grande equilibrio.

Analizzando i numeri, emerge la mancanza di vittorie del Brescia in trasferta, mentre in casa ne avete vinte 4. 15 gol fatti, 17 subiti, a dimostrazione che non c’è un reparto molto più forte o più debole dell’altro. Possiamo dire che il suo Brescia è una squadra equilibrata?

Sì, diciamo che i numeri sono questi e vanno interpretati in questa maniera. Ma come ho detto prima, queste vittorie che mancano in trasferta sono veramente frutto di sfortuna. Per noi non c’è una differenza reale, vera, di gioco o di espressione di gioco tra le partite in casa o fuori casa. Abbiamo pareggiato due partite contro Verona e Pescara proprio all’ultimo secondo, probabilmente sono quelle le vittorie mancate che per espressione di gioco ci potevano stare. Quindi è vero che nei risultati c’è la differenza, però a livello di atteggiamento, di gioco e di competitività della squadra fuori casa siamo a livello. C’è equilibrio sostanziale tra quello che riusciamo a subire e quello che riusciamo a produrre. Anche in trasferta non vedo obiettivamente la differenza oggettiva, anche se i risultati potevano essere migliori.

Nel week end vi aspetta una sfida non proprio impegnativa, sulla carta, con il Perugia…

Come tutte le partite disputate difficile. Bisogna sempre rispettare l’avversario. È una squadra sicuramente buona, anche se è vero che sta dietro a noi in classifica. Ma in un girone molto equilibrato, bisogna approcciarla al massimo della concentrazione, con umiltà, con rispetto dell’avversario, cercando di chiudere l’anno bene e di fare una buona prestazione. Vediamo un po’ come ci avviciniamo perché dipende molto anche dalle dinamiche della prima squadra, con cui siamo molto legati a livello proprio tecnico. Tanti dei nostri giocatori sono coinvolti nella prima squadra, quindi la formazione dipende sempre dalle dinamiche loro: quando sono in difficoltà per le squalifiche, è chiaro che a scalare vanno a toccare anche noi. Quindi vediamo in queste 48 ore come approcciare.

La sconfitta con il Chievo ha interrotto una serie positiva lunga, ma se vincete contro il Perugia vi rimettete nella zona play-off. Dove pensa che possa realmente arrivare la sua squadra e in quali aspetti può migliorare nel corso del torneo?

È vero. Peccato per questo risultato negativo, tra virgolette, contro il Chievo che ha interrotto questa striscia positiva, che tra l’altro è arrivata contro squadre importanti del girone come Atalanta, abbiamo fermato l’Inter. C’è stata poi la buona vittoria contro il Cittadella e il Chievo ci dava questa continuità sul campo meritata, ma il verdetto va sempre accettato. È una squadra che può crescere un po’ sotto tutti i punti di vista. Una squadra abbastanza giovane, una delle più giovani del girone, e quindi l’esperienza che finora hanno fatto i ragazzi può servire molto nella seconda fase del girone. Stiamo facendo un percorso in cui cerchiamo di migliorare i ragazzi soprattutto dal punto di vista individuale. Prepariamo i ragazzi per il mondo professionistico. Penso che questa squadra abbia ampi margini di miglioramento. Abbiamo affrontato tutte le squadre, manca solo il Perugia, e sappiamo che possiamo essere competitivi. Ma sappiamo anche che ci sono anche reali difficoltà e squadre con obiettivi play-off. Per la costituzione della squadra e per la sua struttura, siamo più orientati verso la crescita individuale attraverso un campionato molto competitivo come quello Primavera. Ci sono margini di miglioramento dal punto di vista tecnico, tattico, ma anche caratteriale, di cultura, di mentalità, di approccio verso un campionato comunque molto differente da quello degli Allievi Nazionali.

Contro il Chievo Verona ha schierato un 4-3-1-2…

Sì, è il nostro sistema di gioco abituale. È da due anni che lo proponiamo e praticamente non cambiamo mai, neanche in funzione dell’avversario. Abbiamo la nostra filosofia e identità di gioco, cerchiamo comunque di proporre un calcio propositivo e offensivo. Per le caratteristiche dei giocatori, abbiamo scelto questo sistema di gioco che li mette in condizione di esprimersi. Ma non ci fissiamo troppo sul sistema, quanto piuttosto sui principi di gioco. Poi le loro caratteristiche fanno sì che possiamo esprimerci con questo sistema con due punte e un trequartista. È comunque un sistema che è abbastanza offensivo. Cerchiamo di avere questa mentalità.

Ci parla un po’ di Gargiulo, rientrato anche nella formazione titolare del 2014 dei migliori giovani italiani?

È un ragazzo che già l’anno scorso ha fatto un anno importante, da protagonista, nella nostra squadra, pur essendo un ragazzo al primo anno della Primavera. Quindi si è proposto già l’anno scorso ad alti livelli. Adesso è stabilmente in prima squadra, fisso, e nelle ultime partite abbiamo avuto la possibilità di farlo giocare perché in prima squadra, non trovando molto spazio proprio a livello di minuti, aveva bisogno di riprendere un po’ questo cammino. Gli serve comunque questa esperienza. È un ragazzo molto interessante, dotato di ottime qualità tecniche e fisiche. È un centrocampista interno, almeno nel nostro sistema lo facciamo giocare interno, perché in prima squadra ha fatto anche l’esterno di centrocampo in un 3-5-2. È un giocatore molto spigliato, ordinato in campo, ha un’ottima cultura del lavoro, un buon piede sinistro. Quindi ha buone prospettive. È di proprietà del Chievo, quindi facilmente l’anno prossimo lo troviamo nella rosa del Chievo.

C’è qualcuno tra i suoi ragazzi che è già pronto per giocare in prima squadra (escluso Gargiulo) e se c’è in rosa un crack tipo El Shaarawy, capace di fare il salto dal Genoa Primavera alla prima squadra del Milan?

È difficile perché questo salto è veramente enorme, bisogna andare con grande cautela perché il salto è veramente importante, sotto tutti i punti di vista, non solo atletico, ma anche mentale, di maturità, di affrontare certe tensioni di campo, certi ritmi, certe responsabilità. Oltre ai ragazzi che si sono proposti quest’anno con la nostra squadra, guardando alla panchina della prima squadra sono praticamente tutti ragazzi della Primavera dell’anno scorso con qualche innesto di quest’anno come i vari Gargiulo, Bertoli, che sono tutti ragazzi del 96, Baraye, che è un 97 che fa parte della prima squadra. Dietro di lui ci sono giocatori come Strada, come Cistana, che crescendo bene nella nostra Primavera possono magari domani ambire a qualcosa di più, a diventare professionisti. Insomma, nel percorso bisogna aver pazienza per capire realmente dove questi ragazzi possono andare, però ci sono comunque elementi su cui si può lavorare molto. Storicamente Brescia è una piazza nella quale il bacino di utenza è ampio, con ragazzi che si sono imposti poi a livello professionistico. Abbiamo un ottimo rapporto con la prima squadra, secondo me uno dei migliori a  livello nazionale. Ad esempio contro il Vicenza c’erano cinque primavera, ragazzi del 94 e del 96. Siamo una delle poche squadre che riesce a proporre con continuità ragazzi in prima squadra, proprio grazie all’ottimo rapporto con lo staff. Credo che sia uno degli obiettivi maggiori.

Filippo Strada ha dalla sua la capacità di ricoprire più ruolo. Cosa ne pensa?

È un ragazzo molto interessante, ha sfumature sia a livello tecnico, tattico, fisico ma anche caratteriale, predisposizioni proprio da giocatore di calcio. È un giocatore prettamente offensivo, negli Allievi ha fatto più il ruolo della prima o seconda punta, adesso lo sto utilizzando più da trequartista perché è un ruolo che può ampliare il suo raggio d’azione, ma anche le conoscenze e le responsabilità verso il collettivo. Cerchiamo di completarlo. È un ragazzo con ottima personalità e qualità e sono curioso di capire il percorso che potrà fare. Essendo comunque vissuto in una famiglia di sportivi (il suo papà è stato calciatore), è un ragazzo che ha passione, conosce certe dinamiche, ha la cultura che deriva dalla famiglia, e non è una cosa da sottovalutare. Quindi è un ragazzo interessante e con curiosità bisogna seguire il suo percorso.

Il Brescia negli ultimi anni in quel ruolo ha fornito talenti e campioni come Pirlo, Hamsik, El Kaddouri. Auguriamo a Strada il loro stesso percorso.

Senz’altro. Come ho ricordato prima, il Brescia a questa predisposizione a formare questo tipo di calciatori. Bisogna aver pazienza e soprattutto lavorare sulla testa dei ragazzi, perché non è semplice fare quello che hanno fatto i ragazzi che hai citato. Noi dobbiamo essere bravi a dar loro i giusti valori, a far capire quanto è importante il sacrifico, oltre la tecnica, a quanto è importante il rispetto, la disciplina. E dargli la consapevolezza che c’arrivano pochi e quelli che arrivano devono avere qualcosa in più anche a livello di testa. Lo stesso Pirlo, lo faccio vedere come esempio perché abbiamo la stessa età , entrambi del 79, è vero che ha un talento straordinario, però a fine allenamento si fermava e tirava in porta per un’ora. E adesso dietro le sue punizioni non c’è solo talento, ma anche tanto lavoro e questi ragazzi devono capirlo.

Qual è la sua favorita per lo scudetto?

Penso che si stanno delineando i valori reali di tutti i gironi Penso che Inter, Fiorentina e Lazio hanno qualcosa in più rispetto alle altre, per organico, esperienza, qualità, ma anche per gli obiettivi, che sono ben chiari, che sono quelli di arrivare alla fine. Penso che queste squadre hanno qualcosa in più rispetto alle altre, ma ci sono comunque 7-8 squadre che possono ambire al titolo, perché nella partita secca può succedere di tutto.

Mister, lei è stato capitano della sua nazionale, la Croazia, che negli ultimi tempi, soprattutto a livello tecnico, sembra aver sorpassato l’Italia. Qual è il segreto del calcio italiano?

Secondo la mia osservazione e quello che ho vissuto in Croazia, perché ho fatto tutto il settore giovanile lì, ho visto molto più lavoro sopra, e anche la possibilità di allenarsi più volte a settimana, con la possibilità di spendere più tempo sui campi di calcio. Non parlo solo di allenamento, ma in generale la giornata come si svolge. È una questione di cultura. Magari qui ragazzi che arrivano alle due e mezza al campo dopo aver mangiato un panino dopo scuola. C’è questa difficoltà di vivere il calcio, qui, in maniera maggiore. Con più quantità e quindi di conseguenza più qualità andrebbe meglio. Io, magari, invece di fare 4-5 allenamenti a settimana, direi di farne 7-8 e magari fare lavori anche individuali. Quindi maggiore possibilità di fare calcio. Secondo me facciamo troppo poco e quindi le differenze escono fuori. E la metodologia è una conseguenza: più stai in campo e più hai possibilità di migliorarti. Poi è questiona anche di mentalità, di voglia di emergere, di ambizione. Cultura, mentalità e quantità di lavoro.

Da allenatore, come vive l’attuale crisi del calcio italiano? È più difficile per i ragazzi emergere nella Serie A?

Ti dico la verità: penso che la qualità si sia abbassata moltissimo rispetto a quando giocavo io. La Serie A era un campionato top d’Europa ed era anche più difficile emergere in quel campionato perché c’era grandissima selezione. Oggi è più una questione di cultura, di coraggio,lLe difficoltà di oggi sono diverse rispetto a quelle che ho vissuto io negli ultimi anni ’90. Adesso manca programmazione, coraggio di buttare i ragazzi dentro, avere pazienza. Viviamo un calcio troppo frenetico, dove si pensa solo ed esclusivamente ai risultati, quindi anche gli allenatori vanno in difficoltà e ovviamente si preferiscono giocatori più esperti, che sia sbagliato o no. È un insieme di cose: ansia, poca programmazione, improvvisazione, che ti porta a guardare solo il risultato e il giovane ne patisce di conseguenza. Basta vedere ai vari Donati e ai ragazzi che sono usciti dall’Italia per conoscere un mondo opposto, quello delle squadre europee.  Secondo me è una questione proprio di mentalità, di cultura che dobbiamo drasticamente cambiare per vedere il calcio italiano ritornare al top.

Ci promette di ritornare da noi in primavera per vedere a che punto è il Brescia?

Assolutamente, vi ringrazio per l’invito e sicuramente ci vediamo presto. Saluto tutti gli ascoltatori. Arrivederci.




Esclusiva RadioGoal24: l’intervista a Fabio Gallo

L’intervista integrale  al tecnico dello Spezia Primavera in diretta, in esclusiva, alla nostra radio per la trasmissione “Primavera in Goal” di giovedì 11 dicembre 2014

In Serie A ha disputato oltre 150 partite con le casacche, tra le altre, di Brescia e Atalanta. E’ stato capitano della Nazionale Under 16 che nel 1987 vinse il titolo di Campione d’Europa. E’ stato il primo “allenatore” ad essere esonerato dai tifosi. Adesso allena gli aquilotti nel principale campionato italiano che mette in mostra i giovani talenti. Ecco le parole di mister Fabio Gallo ai nostri microfoni.

Si aspettava questo inizio di stagione da parte dei suoi ragazzi, mister?

Sicuramente Spezia è una realtà in questo momento importante, che lavora bene. Però è da poco che presta quest’attenzione, quindi all’inizio le aspettative erano di crescita e basta. In questo momento c’è stata grande crescita e quindi mi son reso conto che questa squadra poteva e può fare bene. Piano piano è arrivata la consapevolezza che i ragazzi potevano fare bene. È chiaro che all’inizio non ci aspettavamo una situazione così importante come in questo momento.

Siete stati inseriti nel girone A, che è forse quello più equilibrato. Mister Pigino, della Pro Vercelli, settimana scorsa ha parlato benissimo di lei e della sua squadra. Come valuta queste dichiarazioni e cosa pensa lei della squadra piemontese?

Intanto ringrazio mister Pigino, Antonio, che è un amico da tantissimo tempo. Ho avuto il piacere di rincontrarlo sabato e ha fatto una cosa che, se ci penso, mi ha fatto venire i brividi e mi ha spiazzato completamente, perché a dieci minuti dalla fine della partita si è girato, chiamandomi, facendomi i complimenti per il mio lavoro e per la mia squadra. Penso questo sia un attestato di stima straordinario considerando che la partita era ancora in corso. Mi fa molto piacere, lo ringrazio. Se poi fatto da un professionista come mister Pigino, che ha un passato e un presente come allenatore assolutamente straordinario non fa altro che farmi piacere. La Pro Vercelli a me non è dispiaciuta. Avevo preparato la partita dicendo ai ragazzi che sarebbe stata la più difficile della stagione perché incontravamo una squadra organizzata, brava tecnicamente e brava tatticamente. Alla fine poi abbiamo fatto un’ottima partita, ma la Pro non m’è dispiaciuta considerando anche che le mancavano attaccanti importanti come Armato, un 95. Siamo stati quindi anche un po’ fortunati, ma è vero che il 4-0 è un risultato importante e la partita è stata abbastanza a senso unico.

Siete secondi in classifica: dove vuole arrivare lo Spezia quest’anno?

Io sono stato nel settore giovanile dell’Atalanta, ho avuto questa fortuna. La fortuna più grande è stata quella di potermi confrontare con uomini di calcio e dove il risultato era il risultato del lavoro. Il risultato sul campo, della partita, era dato dal lavoro quotidiano, quindi questa squadra secondo me ha ancora margini di miglioramento, quindi lavoriamo e andiamo avanti. Poi è chiaro che siamo lì, siamo in alto, sarebbe un sogno per lo Spezia arrivare tra le prime quattro-cinque, non è mai successo nella storia dello Spezia. Sarebbe assolutamente bellissimo, un grande sogno per questi ragazzi, che se lo merito. Però io vado avanti, l’obiettivo è quello di lavorare, di formare ragazzi per la prima squadra e poi i risultati vengono quando c’è lavoro e quando c’è la voglia di fare dei ragazzi. Io non pongo limiti, se non quello di migliorare il più possibile questi ragazzi.

Nell’ultima formazione avete giocato con un 4-4-2…

Oramai giochiamo con un 3-5-2 che è veramente un 3-5-2 perché i due esterni hanno gamba e sono veramente molto offensivi. I tre centrali erano Ceccaroni, Schiattarella a destra e Crocchianti a sinistra.

Sadiq, attuale calciatore della squadra, punta di diamante della sua formazione…

Umar Sadiq, Sadiq è il nome, è un ragazzo nigeriano. È il primo anno che lavora con noi, quindi fatica ancora a reggere le “pressioni italiane” perché noi siamo meticolosi in tutto mentre lì sono più garibaldini. Quindi fa un po’ fatica ad accettare certi tipi di lavori. Io lavoro molto sotto il punto di vista tecnico, chiedo tanto ai ragazzi sotto l’aspetto tecnico tutti i giorni. Dal 25 luglio lavoriamo su questo aspetto. Lui ha faticato un po’ all’inizio però si sta impegnando molto, sta migliorando molto. Poi ha senso del gol, ha corsa, ha una discreta forza fisica, perché è molto alto ma si deve ancora irrobustire. Ha margini di miglioramento molto ampi, ma ha qualità importanti che fanno sì che possa arrivare spesso e volentieri davanti al portiere.

Insieme a Bastoni…

Simone Bastoni è un ragazzo del novembre 96, che si allena in pianta stabile con la prima squadra. Mister Bjelika, che ritengo essere un professionista straordinario, molto attento, mi dà la possibilità di poterlo allenare il giovedì e il venerdì per poterlo poi far giocare il sabato. Simone è un ragazzo che ha grande talento e grande qualità, quindi è uno dei giocatori importanti della squadra. Ma vi assicuro che ce ne sono anche altri che mi hanno sorpreso positivamente come Antezza, Vignali, Nura, Crocchianti, Ceccaroni, Russo, Miocchi (che sta giocando poco ed è il nostro capitano). È una squadra che mi ha sorpreso e mi inorgoglisce allenarla perché sono davvero molto contento di allenare una squadra così.

Quello che colpisce di Bastoni sono i numeri. Un centrocampista che segna 6 gol in 9 partite…

Ha grandi tempi di inserimento e quindi arriva a concludere. Noi siamo una squadra che attacca molto e crea moltissimo e quindi lui si trova spesso, avendo qualità e un gran mancino, alla conclusione. Ha sbagliato anche un rigore, altrimenti sarebbe a 7. Però è un ragazzo che ha il senso dell’inserimento e ha il senso del gol. Quando arriva davanti alla porta fa male, è micidiale. Qualità ottima col sinistro, deve migliorare col destro, però è un centrocampista moderno che fa le due fasi molto bene e per questo arriva e fa gol. È un giocatore che ha struttura, forza, tecnica, fa bene le due fasi. Secondo me è un giocatore di grandissima prospettiva.

Bastoni può essere il nuovo Hamsik?

Potrebbe ricordarlo. Deve chiaramente migliorare ancora molto, però potrebbe ricordarlo.

Quanto è difficile per un giovane italiano emergere in Serie A considerando che le squadre preferiscono comprare all’estero? Era più facile in passato emergere nel nostro campionato?

Era più facile perché c’era meno cultura del giocatore straniero, che io non precludo. Se è bravo ben venga, ma la cosa che mi dispiace è che speso si abusa di questo e noi ci ritroviamo ad allenare giocatori delle altre nazioni, perché nel momento in cui ho 10-12 stranieri nel settore giovanile, capisci che diventa difficile che la mia nazionale possa crescere. Io sono per allenare i miei giocatori italiani, perché in Italia ci sono i giocatori bravi, li devo allenare, e poi dopo se ci sono stranieri bravi, per l’amor di Dio, ben vengono. Però con 10-12 stranieri in Primavera, come posso pensare che dopo il vivaio dia giocatori importanti o che i nazionali possano emergere, dato che alleno giocatori di altre nazioni? È un controsenso. Mettiamo un limite, sennò alleniamo altre nazionali. Ai miei tempi era più facile. C’erano meno stranieri e quindi, quando un allenatore della prima squadra aveva bisogno, guardava sotto, trovava un italiano e gli dava la possibilità di giocare.

Perché allora in Italia abusiamo degli stranieri? Non ci sono più italiani bravi come una volta?

Gli italiani bravi ci sono, bisogna allenarli in un certo modo. Ripeto: io ho avuto fortuna ad allenare nel settore giovanile dell’Atalanta. La cosa che mi ha hanno detto e che mi ha sorpreso è che per imparare un gesto tecnico ci vogliono dai 5 ai 7 anni, per imparare a lavorare nella linea ci vogliono tre settimane, un mese, e dopo la linea lavora bene. Sali, scappa, tutte queste cose sono cose che per i ragazzi sono perdite di tempo perché se li alleni per un mese lo possono fare sempre, e lo puoi recuperare mentre fai allenamento tecnico. Bisogna allenare il lato tecnico dei ragazzi, perché hanno delle lacune davvero gravi. Ma per allenare tecnicamente i ragazzi bisogna avere insegnanti competenti, quindi bisogna che ci sia gente competente che allena. Non possono gli allenatori scimmiottare, ad esempio, il possesso palla del Barcellona. Il possesso palla del Barcellona è una cavolata, nel senso che sanno fare i passaggi. Ma se noi non gli insegniamo a fare i passaggi come fanno quelli del Barcellona, noi non lo faremo mai. E facciamo ancora fatica a capirlo.

A proposito di allenatori, Zaccheroni parla di settori giovanili dove si usano allenamenti assurdi, come gradoni e corsa con i pesi…

Non mi sento parte in causa. Io alleno soltanto e sempre con la palla. Si può fare lavoro fisico con la palla. I ragazzi devono lavorare con l’attrezzo che usano la domenica. Io sono contro le ripetute, sono contro i gradoni, sono contro tutti i lavori che sono a secco, perché la mia squadra, è un esempio lampante, è una squadra che corre, che ha resistenza, che ha forza e che sa usare il pallone. Io lavoro soltanto con la palla. Da quando sono arrivato allo Spezia, i ragazzi non hanno mai fatto un lavoro a secco. Questo significa che se tu riesci a dargli intensità, riesci a inculcargli che il lavoro con la palla lo si paga anche a livello fisico, non vedo dove è il problema.

Nel week end vi aspetta un’altra bella sfida con la Sampdoria di Enrico Chiesa. Come arriva lo Spezia a questa partita e cosa devono fare i ragazzi per superare l’ostacolo Sampdoria?

I miei ragazzi devono continuare a lavorare, devono fare quello che hanno sempre fatto fino ad adesso. Incontriamo una squadra forte, allenata da un amico. Abbiamo fatto il master assieme, un amico di tante battaglie. Una squadra che ha un settore giovanile importante, lavora con attenzione.

Mister, lei è stato un centrocampo importante della Serie A. Ad oggi c’è un futuro Fabio Gallo nel Campionato Primavera?

Mi piace molto Martini del Bologna. È un regista vecchio stampo, quindi usa bene entrambi i piedi, pochi tocchi. È un centrocampista che mi piace molto. Io sto lavorando con un centrocampista che ho io, che si chiama Russo, che era abituato a fare l’interno, però ritengo che ha i tempi per giocare in mezzo al campo. Qualcosina c’è, bisogna lavorarci. I registi vecchio stampo non ci sono più purtroppo.

Cosa deve avere un ragazzo di 17-18 anni per poter dire che diventerà un futuro campione: tecnica, fisico, carattere?

Per essere calciatore devi avere tante qualità, che purtroppo non sono solo quelle fisiche o quelle tecniche. Devi avere la capacità di essere bravo con la testa, quindi gestire i vari cambi di umore, perché una settimana sei forte, la settimana dopo sei scarso. Devi esser responsabile, devi avere la cultura del lavoro e la voglia di migliorare. Allora sì che le tue attitudini che madre ti ha dato possono emergere.

 Cosa ne pensa delle squadre B, le squadre riserva?

Ci vogliono assolutamente. Bisogna dare la possibilità a questi ragazzi di confrontarsi con campionati veri, per far sì che possano essere pronti per il grande salto con la prima squadra.

Da allenatore in secondo ha “vissuto” un’esperienza negativa… i tifosi hanno ancora troppo potere nel calcio?

Non l’ho vissuta perché non sono andato. È un argomento di cui parlo veramente a fatica, cercando di dimenticare il più velocemente possibile. Sicuramente il mio caso è un caso limite, la rivalità fra due tifoserie ha fatto sì che questo potesse succedere. Ci si scontra con queste problematiche, che però bisogna saper gestire e saper affrontare. Io sono stato sfortunato soprattutto perché non ha avuto la possibilità di lavorare con un professionista molto bravo come Marco Giampaolo. Questo è il rammarico più grosso.

Mister, la saluto sperando di ritrovarci, magari, nella parte finale di stagione per festeggiare la partecipazione dello Spezia alla fase finale…

Noi ci proviamo, vi ringrazio per l’attenzione che avete dato alla mia squadra e di conseguenza a me.




Esclusiva RadioGoal24, Antonio Pigino: “Molti stranieri tolgono spazio ai nostri ragazzi anche nei settori giovanili”

Ex portiere di Torino, con cui disputò sei partite in Serie A, e della Sambenedettese, Antonio Pigino è oggi l’allenatore della Squadra Primavera della Pro Vercelli. Intervistato in esclusiva ai microfoni di RadioGoal24 per la trasmissione “Primavera in Goal”, il tecnico dei piemontesi ha espresso le sue perplessità sull’attuale sistema calcistico giovanile italiano e sul momento che sta affrontando la sua squadra, in piena lotta per raggiungere i play-off a fine stagione.

Una squadra imprevedibile, capace di battere compagini importanti. Qual è la forza della sua Pro Vercelli?

La possibilità di lavorare in un contesto ottimo. La società ci mette a disposizione attrezzature, campi, e anche calciatori ad altezza di Primavera. L’anno scorso la prima squadra era in Serie C, quest’anno è tornata nel campionato in Serie B e quindi c’era bisogno di ristrutturare per quanto riguarda il settore Primavera, in cui il contesto è completamente diverso. La vicinanza del presidente, del direttore sportivo, la capacità e l’acume tattico dei responsabili dello staff tecnico hanno creato una buona compagine, in grado di giocarsela contro tutte le squadre.

Spiccano nel team i due lituani Zaleckis e Janonis, senza dimenticare Bunino, Armato e Casale, e anche Danza…

Zaleckis è stato da poco tesserato per via del fatto che è un ragazzo che arriva dalla Lituania. È alla terza partita che ha fatto con noi. Janonis invece non è ancora tesserato, è ancora in una fase di allenamenti. Bunino già due stagioni fa aveva fatto una piccola apparizione in prima squadra. Quest’anno si allena costantemente in prima squadra, è stato convocato in una nazionale importante come l’Under 19, ma soprattutto ha esordito in maniera importante sabato scorso giocando gli ultimi dieci minuti abbastanza bene. Ha enormi potenzialità, è in una fase ancora di miglioramento importante perché, oltre alle qualità tecniche, ha delle capacità atletiche superiori alla media. E nel calcio moderno, specialmente a livello di attaccanti,dove conta molto l’aspetto fisico, è una qualità importante. È un ragazzo che è già sotto la lente di molte società importanti. Poi una scelta strategica nostra era di tenere all’interno tre ragazzi del 95, Secondo, Negro, Danza, ai quali si è aggiunto anche Armato, per farli maturare ulteriormente perché per uscire nel mondo professionistico gli mancava ancora qualcosina.

È realistico per la Pro Vercelli parlare di lotta per i play-off quest’anno?

Chiaramente il nostro primo obiettivo è trovare ragazzi che siano pronti per la prima squadra, infatti facciamo rotazione dei ragazzi, che vengono convocati nella prima squadra o nelle amichevoli per fare esperienza. Poi, se il campionato ci dà la possibilità di disputare gare importanti come quelle contro la Juventus, la Fiorentina o il Torino, con delle realtà anche importanti come lo Spezia, che sta facendo molto bene, o il Bologna, per noi è molto importante. Se ci dovesse capitare l’occasione per avere un piccolo spazio anche per noi non ci tireremo certamente indietro.

Quali motivazioni dà un allenatore di una squadra Primavera che ha come obiettivo non tanto quello di vincere una competizione, quanto quello di far crescere i propri ragazzi?

Si dà come obiettivo il miglioramento, l’impegno e la serietà quotidiana e la possibilità di vedere, essendo vicini alla prima squadra, calciatori professionisti che stanno facendo benissimo in Serie B. Al di sopra del risultato, che può essere una vittoria o la posizione in classifica, io insisto moltissimo sul miglioramento individuale del singolo, per farlo diventare un calciatore professionistico.

Qual è la sua favorita per la vittoria dello scudetto Primavera?

Ho visto tutte le gare del nostro girone e la favorita è il Torino, allenato da Moreno Longo, che è molto preparato ed è già pronto per il grande salto. È riuscito ad amalgamare e proporre un calcio fisico, ma nello stesso tempo organizzato e tattico. Forse, a livello tecnico, il Torino di quest’anno è leggermente inferiore alla Fiorentina e forse un pochino anche alla Juventus, però ha altre qualità che sicuramente emergeranno. Per quanto riguarda gli altri gironi, vedo l’Inter una squadra molto attrezzata, che può contare su giocatori molto importanti, difatti nel girone sta facendo veramente bene.

Il calcio italiano non dà spazio ai giovani. Qual è la sua posizione?

Non sono molto convinto che parecchi stranieri sin dalle giovani leve possano aiutare il nostro calcio. Metterei dei limiti a certe situazioni che si stanno vedendo nei campionati giovanissimi, dove ci sono parecchi ragazzi stranieri. È una situazione molto particolare, molto delicata e da valutare, specialmente per i ragazzi che sono già in Italia o hanno famiglie italiane, quindi sono a tutti gli effetti ragazzi italiani. Però, per quanto riguarda i giovani che vengono dall’estero, starei molto, molto attento, soprattutto anche per invogliare e non togliere degli spazi a dei ragazzi nostri. Specie in certe categorie, come quella dei giovanissimi, farei delle riforme dove non vengano penalizzati i ragazzini che forse non hanno ancora concretamente avuto uno sviluppo fisico, ma hanno delle qualità e dei geni particolari. Queste riforme possono riguardare anche le classifiche. Tante volte vengono scartati dei ragazzini che hanno delle caratteristiche molto importanti, ma degli sviluppi un po’ più lenti rispetto ad altri, a scapito magari di altri che hanno caratteristiche meno importanti sotto l’aspetto tecnico o tattico, ma che in quel momento offrono maggiori garanzie dal punto di vista fisico. Al di là dell’aspetto dei ragazzi stranieri, dunque, starei molto attento anche a non togliere degli spazi a ragazzini che a livello tecnico hanno potenzialità importanti per darlo ad altri che invece emergono per qualità fisiche superiori.

Quindi questi sono anche i motivi per cui in Serie A i giovani arrivano sempre ad un età più tarda?

Arrivano più tardi, ma soprattutto certi ruoli sono già occupati da ragazzi non italiani che giocano fin dagli allievi o dalla Primavera. Mi farebbe molto piacere vedere qualche ragazzo disputare un campionato professionistico importante.




Esclusiva RadioGoal24, Massimo Oddo: “Il calcio italiano da 2 in pagella”

Massimo Oddo, ex terzino destro del Napoli e della Lazio, campione d’Europa con il Milan e campione del mondo con l’Italia nel 2006, è l’attuale allenatore del Pescara Primavera. Dopo un inizio di stagione positivo, la sua squadra sta trovando qualche problema nelle ultime uscite. In quest’intervista parla del momento del calcio italiano e dei suoi ragazzi.

Mister, come valuta l’attuale sistema calcistico italiano?

Se lo paragono a quando giocavo io 2. In questo momento tutto va storto. Non è più il calcio di una volta, tanti campioni non ci sono più e la qualità si è abbassata notevolmente, sia nel massimo campionato che in Serie B. Forse la C (la Lega Pro, ndr) è quella che ha retto di più per l’unione dei campionati,che ha fatto sì che siano rimasti i giocatori migliori, quelli un po’ più bravi. Però per il resto il livello è molto, molto basso. Il Napoli in cui giocavo io in Serie B potrebbe giocare tranquillamente nella Serie A di quest’anno.

Ritiene che le misure introdotte dall’ultimo consiglio federale (riduzione delle rose, calciatori del vivaio, nuovo regolamento sul tesseramento degli extracomunitari) siano sufficienti a rilanciare il calcio italiano nel mondo?

Io credo che questi sono solo dettagli, con cui si può migliorare un sistema già messo a punto, non il nostro. Se noi guardiamo al campionato tedesco, dove è tutto perfetto, o a quello inglese, dove tutto è bello, allora si introducono queste piccole norme che consentono di migliorare ancora di più. Noi, però, non possiamo metterci attualmente a guardare un extracomunitario in più o in meno o le rose ristrette. Bisogna andare alla fonte per migliorare il tutto. Le strutture, i vivai, la patrimonializzazione delle società… Qui il problema è di fondo.

E le squadre B?

Fino ad adesso ci hanno pensato le squadre di B e di C a far giocare i giovani. Io non noto una grandissima differenza. Secondo me la cosa migliore da fare è cercare di fare gli stadi di proprietà e le altre misure precedentemente anticipate.

Gli stranieri, negli ultimi anni, in Italia, sono aumentati del 12%… cosa si può fare per invertire questo trend esterofilo?

Il settore giovanile dovrebbe essere fatto per far crescere i propri ragazzi, cioè quelli italiani, senza nulla togliere agli altri. Posso capire che si deve dare la possibilità a chi viene da fuori di giocare a calcio e di fare la propria carriera, ma questo non a discapito dei nostri. Però diciamo che il problema è anche che purtroppo in Italia oggi, se non li prendi da piccolini, difficilmente poi riesci a correggere i ragazzi e, in questo, c’è troppa differenza con l’estero tra i nostri giovani e i loro. Dovremmo cercare di cambiare le cose a livello generale. Ad esempio io ho tutti e tre i patentini di allenatore. Ci sono tre corsi di allenatore e sono tutti e tre uguali. Ma se ad oggi mi chiedessero di allenare un bambino di 8 anni, io non saprei da che parte cominciare, perché non ci sono corsi di allenatore specifici per i bambini. E questo è assurdo. 

Cosa c’è nel futuro di Massimo Oddo?

Io faccio il mio percorso, non ho ambizioni immediate. Devo crescere. Sono altamente convinto che l’esperienza che sto facendo è importante. Ad oggi sto facendo il mio secondo anno tra i giovani e sono cambiato tantissimo. È un percorso fondamentale, che mi diverte. E se sarò bravo arriverò, altrimenti…

Un commento su questa prima parte di stagione dei suoi ragazzi ora che siamo quasi al giro di boa…

Direi ottimo perché ha esordito Vitturini, tanti ragazzi sono andati su e per la squadra questo è positivo. È questo il nostro obiettivo. La classifica trova il tempo che trova. Abbiamo avuto un buon inizio di stagione, poi nelle ultime settimane abbiamo perso qualche partita di troppo. Questo è dovuto anche al fatto che tanti nostri ragazzi sono andati in prima squadra, cosa che fa parte del mondo Primavera in quanto i ragazzi si mettono in mostra. In Coppa Italia ha esordito Vitturini, Torreira è fisso in prima squadra. Abbiamo perso pedine importanti e ovviamente la qualità della rosa si abbassa. Adesso con i ragazzi stiamo vedendo di mettere a posto delle cose.

C’è nella sua squadra qualche ragazzo che pensa sia già pronto per un ruolo da protagonista nella prima squadra?

Nella mia squadra hanno avuto una grande crescita un po’ tutti direi. Ci sono alcuni che sono già pronti per competere, come Paolucci, Calore. Tutti giocatori che possono stare in una rosa di una squadra professionista. Poi ci sono tanti altri giovani 97 che hanno grandi prospettive, che sicuramente in questo momento non sono però pronti ancora e devono crescere.

C’è un Massimo Oddo nel campionato Primavera?

Sì. Calabria è sicuramente un ragazzo molto interessante del Milan. Ha un po’ le caratteristiche che avevo io e sicuramente farà carriera perché ha grandi qualità. E poi ce ne sono altri, come il nostro Vitturini. Molto forte, molto interessante. Non ha propriamente le mie caratteristiche, perché non è un giocatore a cui puoi chiedere di far la fascia cento volte, perché non ha grandi capacità aerobiche, ma ha grande velocità e potrà fare molto bene questo ruolo.




Esclusiva RadioGoal24: intervista a Lorenzo Di Caprio

Quest’oggi il direttore del sito internet LoSportOnline.it si è gentilmente concesso ai microfoni di RadioGoal24, ecco l’intervista integrale:

Come vedi l’arrivo di Mancini sulla panchina dell’Inter? È stata la giusta soluzione esonerare Mazzarri prima del derby?

Walter Mazzarri non è mai riuscito ad imprimere le proprie idee di calcio, all’Inter, e dopo un inizio di stagione fin troppo altalenante ha pagato. Mancini è quanto di meglio si trovasse sul mercato, conosce bene l’ambiente ed è la persona giusta per rialzare la squadra. Negli ultimi giorni ho sentito molti discutere delle qualità di Mancini, addirittura considerato non all’altezza di guidare l’Inter: nulla di più falso, a suo vantaggio parlano i successi. Thohir ha giustamente tenuto conto del momento, questo cambio – non a caso – ha dato fiducia ad ambiente e tifosi.

 

Sì è parlato tanto della convocazione di Balotelli in nazionale. Tu cosa ne pensi? Come giudichi l’operato di Conte in questi mesi?

Balotelli è un talento dal valore inestimabile, continuo a pensarlo, ha solo bisogno di calma e fiducia. Purtroppo non è più giovanissimo, anche da parte sua deve arrivare un sussulto: ora come ora, dispiace dirlo, ma la sua convocazione appare quanto meno “campata in aria”! Conte sta facendo bene, non è facile ricompattare la nostra nazionale dopo il pessimo mondiale disputato.

Secondo te il Napoli potrà rientrare nella lotta scudetto?

Sono scettico, sinceramente. Al momento riconosco una costanza di risultati, in casa Juve, che manca a Roma e Napoli. Con l’infortunio di Insigne, poi, Benitez perde la possibilità di sfruttare al meglio la coppia formata dal napoletano e Dries Mertens. Temo influirà sul percorso degli azzurri.

 

Al momento la lotta più aperta sembra essere quella per l’Europa League. Come andrà a finire secondo te? Le Genovesi possono sognare un posto in Europa?

Sono molte le squadre che possono ambire ad un posto in Europa League, sono d’accordo. Credo che la Sampdoria sia più avanti rispetto al Genoa, i blucerchiati hanno dimostrato un tasso qualitativo superiore e sotto l’egida di Mister Mihajlovic hanno tutto il diritto di pensare in grande.

 

Ultima battuta riguardo la Fiorentina di Montella. Ti spieghi qua crisi di identità dei Viola?

Le assenze. Montella convive da un anno e mezzo con i continui stop di Rossi e Gomez, senza contare il giovane Bernardeschi che – mai come di questi tempi – risultava utile alle cause viola. La Fiorentina resta una squadra importante, certo, ma la vedo distante dalle varie Roma e Napoli.

Ringraziamo e salutiamo il direttore di losportonline.it Lorenzo Di Caprio.