#Esclusiva – Roma, Jacobelli: ” La verità è che Totti è un fenomeno”

Xavier Jacobelli, storico giornalista sportivo e attualmente opinionista di RaiSport, è intervenuto ai microfoni di RadioGoal24. L’ex direttore del Corriere dello Sport-Stadio ha affrontato un tema del momento: la mentalità dell’ Atletico Madrid: “Non è una montatura giornalistica, c’è un dibattito in corso perché è evidente che l’Atletico Madrid giochi in maniera diversa rispetto al Barcellona, per citare un esempio di squadra che fa il contrario dei Colchoneros. La formazione di Diego Simeone però ha dimostrato in questi anni sul campo che impiegando al meglio le risorse a disposizione del tecnico con un gioco che certamente non è spettacolare ma molto redditizio, può procurarti dei risultati, infatti ha conquistato la seconda finale nell’arco delle ultime tre edizioni della Champions League. Quindi io credo che la storia del calcio sia ricca di questi dibattiti e contrapposizioni: rammento Sacchi e la contrapposizione con il Trapattonismo, il bello del calcio è questo.

Tornando nei nostri confini nazionali, il Torino che, perso l’ultimo match, è ancora in cerca della prima vittoria nello stadio rinominato Grande Torino, dovrà affrontare il Napoli che ha meritato il secondo posto fino a Febbraio, poi però la Roma si è risvegliata..

Sì, il Napoli in questo momento è padrona del proprio destino per la semplice ragione che ha due punti di vantaggio sui Giallorossi. L’impegno contro il Torino è sicuramente ostico, è un Napoli che concentrerà i propri sforzi sulla partita di domenica sera perché è chiaro che in caso di vittoria la qualificazione diretta in Champions League sarebbe acquisita stante l’impegno che prenderanno i partenopei nell’ultima giornata in casa contro il Frosinone. In questo momento comunque, rispetto alla Roma, che da quando Spalletti è tornato ha marciato a livelli altissimi, rimangano favoriti sempre i Partenopei per questo vantaggio di due punti.

Secondo lei, da questa brutta vicenda del rinnovo di Francesco Totti Spalletti è riuscito a tirarci fuori qualcosa di positivo? 

Secondo me è il contrario. Se non ci fosse stato Totti la Roma non sarebbe a due punti dal Napoli, il merito è suo, non di Spalletti. Non si arriva alla soglia dei quarant’anni e si è capace di risultare decisivi come Totti lo è stato per queste ultime partite. La verità è che Totti è un fenomeno. Non si può pensare di dirgli di disputare 38 partite di campionato consecutive ma in verità è Totti che ha dimostrato di meritare un altro anno di contratto, durante il quale verrà impiegato sicuramente part-time, ma quando hai la fortuna di avere un giocatore che nelle ultime cinque partite risolve le sorti di ogni incontro e ti porta a due punti dal Napoli, bisogna tenerselo stretto altrimenti sarebbe stucchevole tutto questo tiro e molla in cui invece la società dovrebbe decidere di prendere una posizione chiara.

Parlando del Milan. Situazione paradossale dal punto di vista del campo, oscura invece da quello dirigenziale. Da tempo il Milan ha un pò di disordine al suo interno. Quale può essere la soluzione definitiva per ripartire e per far rifiatare i tifosi? 

Vendere la società e richiamare Mihajlovic per queste due partite più la finale di coppa Italia. La prima opzione è assolutamente praticabile dato che da diverso tempo ormai sono in corso trattative con la cordata di sette imprenditori cinesi di gruppi di gruppi facenti riferimento a sette tra gli uomini più ricchi della Cina. Per quanto riguarda l’allenatore, l’errore è stato esonerare Mihajlovic che ha lasciato la squadra al sesto posto ed in finale di coppa Italia per affidarsi a Brocchi che sta cercando di sfruttare al meglio la grande opportunità, ma non è colpa sua se l’organico del Milan è composto da giocatori che nella maggior parte non sono da Milan, con tutto il rispetto per alcuni membri della rosa. Da cinque anni a questa parte il Milan compra allenatori sul mercato, giocatori a parametro zero, magari garantisce loro degli ingaggi sopra i loro meriti sportivi e poi non si capisce chi comanda in questa gestione.

Passando alla lotta per la salvezza. Ci sono delle squadre impegnate in questa lotta: il Carpi, l’Udinese, il Frosinone ed il Palermo. Secondo lei, chi scenderà e chi rimarrà in Serie A?

Io credo che l’ultima di campionato risolverà degli interrogativi perché, nonostante il pareggio rocambolesco di San Siro, il Frosinone si batterà certamente fino all’ultimo minuto dell’ultima partita ed è sicuro per la squadra di Stellone come lo è per il Carpi che è rientrata prepotentemente nel discorso della salvezza. Il Palermo ha ottenuto una vittoria molto importante contro la Sampdoria , secondo me, in questo momento, è la squadra con il tasso tecnico che la contraddistingue, che può accampare chances migliori per la salvezza però è veramente una bagarra dove anche l’Udinese è stata risucchiata ed è attesa da una partita contro l’Atalanta che onorerà l’impegno perché sarà l’ultima esibizione interna di Giampaolo Bellini,capitano Nerazzurro che a 36 anni a fine stagione lascerà il club, 434 partite con la maglia bergamasca, trent’anni di militanza con stessa casacca visto che è entrato nel settore giovanile dell’Atalanta con i pulcini, quando aveva ancora sei anni. Quindi circostanza molto particolare che l’Atalanta sicuramente vorrà onorare e, in caso di sconfitta, per l’Udinese i guai sarebbero davvero grossi. 

Ultima domanda. Assisteremo anche questa estate alla cessione dei Top players del nostro campionato?

Mah, Pogba intanto è stato dichiarato incedibile dalla Juventus, per quanto riguarda Pjanic e Nainggolan, credo che partirà uno dei due, però questa è una voce del mercato, arriveranno altri giocatori importanti, si tratta solo di capire quale saranno le strategie delle singole società, ma penso che sarà un mercato comunque interessante  e reso tale dal nostro campionato che porterà sicuramente qualche giocatore interessante.




#Esclusiva – Pistocchi sul calcio spagnolo: “Il collettivo chiave dei loro successi. Champions? Favorito l’Atletico”

Maurizio Pistocchi, noto giornalista di Mediaset Premium, è intervenuto questa mattina durante la trasmissione di Radio Goal 24 Goal Cafè. Ecco le sue parole:

Partiamo dallo scontro per il 2° posto tra Roma e Napoli. Chi vedi favorito?

“Se sapessi queste cose sarei un mago, ma non lo sono. Sono due squadre che stanno bene e nello scontro dell’Olimpico il Napoli aveva fatto un’ottima partita fino all’80’. Hanno entrambe valori importanti ma la Roma ha il vantaggio di poter contare sul talento di Totti che ultimamente è stato inpiegato in maniera saggia da Spalletti quando le partite calano di ritmo e lui sta diventanto determinante. Entrambe le squadre devono vincere le due partite che restano ma credo che quella più difficile ce l’abbia il Napoli a Torino soprattutto perchè gioca contro una squadra che ha una grande organizzazione difensiva, cercando di chiudere tutti gli spazi per poi giocare al contrattacco, che è un atteggiamento che ha dato sempre fastidio al Napoli e il secondo motivo è ovviamente che giocando in trasferta con l’obiettivo di vincere per qualificarsi alla Champions diretta è molto inpegnativo. Secondo me il Napoli non avrà vita facile ma dal punto di vista del gioco stanno meglio rispetto alla Roma”.

Parliamo delle competizioni europee: 3 squadre su 4 in finale tra Europa League e Champions League sono spagnole. Cosa ha il calcio spagnolo di cosi importante rispetto a Serie A e Premier League? E’ solo un fatto di maggior motivazioni?

“Il calcio in Spagna è stato importantissimo sin dagli anni 50′ con il Real Madrid che vinse le prime 5 edizioni della Coppa dei Campioni, grazie ad un calcio spettacolare e individuale. Nel loro gioco emergevano i singoli come Di Stefano, Puskas, Gento piuttosto che il talento del collettivo. Il calcio spagnolo ha vissuto su questi concetti fino agli anni ’90. Negli anni 90′ il Real Madrid, che aveva vinto 2 edizioni della Coppa UEFA massacrando squadre italiane come l’Inter di Bergomi, si trovò di fronte una nuova realtà: il Milan di Arrigo Sacchi e venne travolto. In quel momento il Milan era la squadra più forte ed innovativa. Da quel momento in poi, in Spagna, si cambiò modo di pensare passando dal calcio individuale al calcio collettivo, cominiciando a sviluppare le cantere specialmente il Barcellona con l’arrivo di Crujiff  che ha plasmato un nuovo modello di calcio e di storia calcistica. E’ questo movimento calcistico che ha portato lo sviluppo nel loro gioco e che da noi fa fatica a succedere perchè ancora molte realtà fanno fatica a pensare al calcio come viene inteso in tutto il mondo, ormai da 40 anni a questa parte, ossia totale nel quale vengono rischiesti non giocatori specialisti ma capaci di formare una grande organizzazione di gioco. Basta vedere giocare il Siviglia di Emery, alla sua terza finale consecutiva di Europa League, o il Barcellona di Guardiola e, ad oggi, il Bayern dello stesso Guardiola, per capire quali sono i concetti chiave del calcio spagnolo ossia possesso palla, organizzazione dei giocatori disponibili per giocare un calcio totale”.

Ultima domanda Maurizio: chi vedi favorito nella finale di Champions League tra Real e Atletico Madrid?

“La vera finale di Champions League c’è già stata, cioè Bayern Monaco-Atletico Madrid, che hanno offerto 2 partite di altissimo livello  nelle quali c’è stata una squadra assolutamente protagonista che è il Bayern che ha tirato 53 volte in porta contro le sole 18 conclusioni dell’Atletico ma come succede nel calcio, e spesso anche nella vita, quelli che non meritano spesso vanno avanti. Il passaggio del turno della squadra di Simeone ha riportato alla mente dei nostalgici quello che era il calcio italiano di una volta facendo delle assonanze tra i due. Io credo che oggi l’Atletico sia una squadra che ha una grandissima organizzazione e difendono in 11, con grande ferocia, pur essendo una squadra non bella da vedere con i giocatori che a me personalmente non piacciono come simulazioni, esagerazioni di falli subiti, polemica; diciamo un pò troppo provinciale nell’atteggiamento ma rimane una squadra molto difficile da affrontare. Negli ultimi 5 incontri con il Real hanno vinto 2 volte, ci sono stati 2 pareggi e solo una vittoria per il Real, i numeri dicono che è favorito l’Atletico Madrid, me compreso,  soprattutto per il concetto di collettivo che esprime che il Real non ha”.




#Esclusiva – Lazio, Corradi: “Manca un grande ex all’interno della società”

Ai microfoni di RadioGoal24 è intervenuto l’ex calciatore Bernardo Corradi, attualmente commentatore sportivo di Premium Calcio. L’ex attaccante senese, che ha militato nel Chievo Verona, Inter, Lazio, Parma, Valencia, Manchester City, Reggina, Udinese e Montreal Impact, ha rilasciato alcuni commenti sulla partita della Lazio a Genova  contro la Sampdoria: “Penso sia stata una piccola fotografia della stagione, la Lazio ha fatto vedere quello che di buono avrebbe dovuto fare:sono stati commessi grossi errori in fase di costruzione scoprendo troppo il fianco alle giocate avversarie”.

I biancocelesti hanno avuto grandi occasioni per ripassare in vantaggio, come il rigore sbagliato da Candreva, senza concretizzarle. Una Lazio poco cinica?

Sì, il rigore è un’occasione più chiara delle altre ma è un gesto tecnico che può essere anche sbagliato. L’errore, a mio avviso, può essere la ripetizione dell’errore stesso. In certe partite il calcio ci ha fatto vedere che se vinci ma non chiudi le partite poi ti va tutto storto, perdendo anche magari, e purtroppo la Lazio ha perso.

Domenica sera la squadra di Simone Inzaghi sfiderà l’ Inter all’Olimpico, la partita che l’altro anno costò, forse, il secondo posto. Quest’anno i nerazzurri sono al quarto posto, secondo te è ormai certo questo piazzamento per loro o avranno qualcosa da chiedere da questa partita?

Se vogliamo far crescere questo campionato ed il nostro modo di intendere il calcio, le squadre che hanno poco da chiedere dovrebbero cambiare modo di intendere il calcio. La Lazio, dopo una stagione del genere, non può permettere di buttare al vento una partita così importante, anche l’Inter viene da una stagione non facile in cui ha alternato buone cose ad altre sconcertanti e quindi hanno il dovere di vincerla. Non è una partita semplice perché l’Inter è una squadra in crescita che ultimamente ha fatto buone partite anche se non è molto cinica e non fa della percentuale di realizzazione la sua dote migliore perché anche loro hanno avuto le loro partite storte, come quella contro l’Udinese che parla chiaro. Credo che se la giocheranno a viso aperto perché ne hanno bisogno.

Di questa partita sei un doppio ex, hai avuto modo allo stesso tempo, nella tua esperienza biancoceleste, di giocare a fianco dell’attuale allenatore della squadra capitolina. Simone Inzaghi lo confermeresti anche per la prossima stagione?

Simone ha dimostrato di saper leggere e di saper interpretare le partite perché, tralasciando la partita contro la Juventus che è una squadra in salute che fa dannare l’anima ad ogni tipo di avversario, tra l’altro la partita è finita con l’espulsione di Patric, tralasciando la partita contro il Palermo  che è da considerare un avversario di poco conto, la partita di Genova contro la Samp era stata preparata da lui molto bene. Credo che l’esperienza nelle giovanili gli sia servita e non so, dal punto di vista dell’impatto, quanto possa fare al caso della Lazio. Questa squadra il prossimo anno dovrà affrontare un anno di ricostruzione, e non so quanto sarà facile fare un mercato in uscita, però un obbiettivo di mercato, che magari nella scorsa sessione era sfumata, lo deve centrare. Una delle cose che mancano alla Lazio è, a mio avviso, un movimento di accordo tra società, tifoseria e squadra; c’è poca interazione. L’unica cosa che potrebbe connettere le parti è la presenza di un nome storico, un beniamino,  all’interno della società, in modo che si riallacciasse un filo conduttore storico tra le parti. Tutte le grandi società hanno almeno un grande ex all’interno della società. La Juve ad esempio ha Pavel Nedved che accompagna sempre Marotta ed il presidente Agnelli, tre giorni fa Zanetti ha rinnovato a vita il contratto con l’Inter, anche il Bayern Monaco ha Sammer che siede in panchina . Le grandi squadre fanno così, quindi secondo me potrebbe essere un primo passo per cercare di arrivare a quei livelli.

Se non dovrebbe essere Inzaghi l’allenatore del prossimo anno, potrebbe essere Sinisa Mihajlovic l’allenatore giusto per ripartire la prossima stagione?

Sì, credo che il prossimo anno servirà, oltre ad un allenatore bravo tecnicamente, anche un allenatore bravo a compattare il gruppo. Le testimonianze ci arrivano dall’esonero di Mihajlovic che la  squadra oltre a non aspettarsi della scelta della società,  non era nemmeno d’accordo con essa.

 




#Esclusiva – Pro Vercelli, Foscarini: “Non mi fido dei cambi di allenatore”

Intervistato da RadioGoal24, ha lasciato alcune dichiarazioni Claudio Foscarini, allenatore della Pro Vercelli che milita nella Serie B italiana, ha commentato la risalita nella seconda serie italiana della sua ex squadra Cittadella: “Mi fa veramente piacere perché credo che la squadra ritorni dove merita perché lo scorso anno avremmo anche sbagliato però credo che non si sia fatto un campionato molto regolare per alcune cose che noi sappiamo e quindi ha pagato però la società mi è piaciuta perché si è rimboccata le maniche, è ripartita con grande determinazione e poi c’è stata una marcia trionfale perché non credo si aspettassero neanche i ragazzi un campionato da protagonisti; ma ecco, il Cittadella è ritornato dove meritava di essere sopratutto grazie alla bravura di una società che ha saputo ripartire ed io avevo una gran fiducia in questo perché da 10 anni conosco le persone e i dirigenti.

Parlando del presente,  in vista del confronto con l’Avellino di Tesser, lei pensa di trovare un avversario arrabbiato? E sopratutto, come pensa che si comporterà l’Avellino in queste ultime giornate?

Sicuramente a noi capita spesso, è la terza volta in un mese che capita una squadra che affronta la Pro Vercelli in cui cambia proprio in quella giornata l’allenatore, succederà domani con l’Avellino, è successo con il Modena e con il Livorno. Non mi è mai piaciuto quando devo affrontare una squadra che cambia allenatore perché poi ci sono diverse incognite non solo a livello tecnico ma sopratutto a livello motivazionale, l’allenatore da sempre qualcosa di diverso e qualcosa in più, quindi in questo mese non siamo stati fortunati in questo senso. Penso che sia una partita importante per loro ma anche molto importante per noi che cerchiamo una vittoria che ci farebbe fare un grande passo. Noi dobbiamo essere pronti e cercarla a tutti i costi e a lottare fino alla fine. Noi ci auguriamo di chiudere il campionato prima, però in queste 5 partite può succedere di tutto e noi dobbiamo essere preparati a lottare proprio fino all’ultimo minuto dell’ultima partita.

Parlando invece del futuro, ha parlato già con la società per il suo futuro o se ne riparlerà a fine stagione?

Assolutamente no, c’è in ballo una cosa così importante come la permanenza in Serie B della squadra, credo che magari tutte le nostre energie sono focalizzate su questo obbiettivo  quindi ci sarà modo poi magari di vedere e di valutare. Sinceramente non mi interessa più di tanto, mi interessa più centrare l’obbiettivo per dare una mano a questa società, a questo gruppo, poi ci saranno i tempi necessari per fare quattro chiacchiere e pensare al futuro, però in questo momento non è la priorità.




#Esclusiva – Roma, Zampa: ” Totti è il giocatore più forte in Italia dagli anni ottanta”

Carlo Zampa, assistente parlamentare al Senato e storico radiocronista sportivo della Roma, è intervenuto ai microfoni di RadioGoal24 ed ha commentato in primis le emozioni della sfida contro il Torino decisa dal capitano Francesco Totti: “La cosa bella per me è ogni volta che lo vedo in campo perché da lui ti aspetti qualunque cosa, perché la sua è una delle storie più belle del calcio mondiale: un ragazzo che nasce a Roma, che inizia proprio dalle giovanili della Roma e diventa giocatore della prima squadra, poi capitano. Davvero una delle storie più belle in assoluto proprio del calcio, una storia che non può finire così come si pensa che stia finendo per come stanno andando le cose e quello che ha fatto l’altra sera sembra proprio una pagina scritta dal dio del calcio che ha voluto in qualche modo omaggiarlo per quello che è, per quello che ha fatto e per quello che comunque sta continuando a fare.

Secondo lei Totti è il giocatore più forte di tutti i tempi?

Si, è il giocatore più forte di tutti i tempi della Roma ma, secondo me, è il più forte in assoluto in Italia dagli anni ottanta, ci sono stati giocatori forti, Baggio, per esempio, era molto bravo per come giocava e anche come persona, però non era forte quanto lui che ha classe, forza fisica, è un giocatore completo che io, quando lui aveva appena cominciato la sua carriera ed era diventato capitano, lo paragonavo a Cruijff. Lui è un giocatore eccezionale che smentisce sempre tutti, lo criticavano già 5/6 anni fa, ogni volta dicevano che era un calciatore finito, aspettano che lui appenda le scarpette al chiodo eppure lui continua con la sua serietà e professionalità a smentire tutti quanti.

La Roma non ha giocato bene contro il Torino. Cos’è che non va in questa Roma? Secondo te Spalletti sta sbagliando qualcosa?

Hai perfettamente ragione, la Roma non ha giocato bene per niente, una partita simile a quella di Bergamo in cui si sono visti degli orrori difensivi che non ricordavamo, simili a quelli del periodo di Garcia quando la squadra era in balia di sè stessa. Mi hanno deluso anche ieri, questo dualismo che si sta creando (Spalletti contro Totti) non fa altro che danneggiare la Roma e questo la società non lo capisce. Un danno per la Roma ma anche per Spalletti perchè va ad offuscare tutto quello che ha fatto di buono fino ad adesso. Spalletti è arrivato alla Roma con la speranza di arrivare in Champions League, con Garcia e la situazione che si era creata invece neanche all’Europa League si poteva sperare. Spalletti ha portato un pò di rivoluzione dando una scossa, una sua fisionomia, una sua identità, da un punto di vista tattico ha cercato di rimettere a posto le cose con i giocatori che aveva a disposizione e c’è riuscito: ha raggiunto il terzo posto, ma alla fine il sigillo a questo terzo posto ce l’ha messo Francesco Totti con le sue ultime tre partite, l’assist a Bologna per Salah, il gol a Bergamo più un ottimo assist per Dzeko che se fossi stato io al suo posto l’avrei segnato molto probabilmente e poi con quello che ha fatto contro il Torino. Cinque punti alla Roma, ci ha messo il sigillo lui sul terzo posto e quindi regalando tanti soldi anche alla Roma, perchè l’ingresso in Champions fa guadagnare molto, però si è vista una Roma stanca, dal punto di vista atletico l’ho vista un pò in calo e forse è proprio lo sforzo per recuperare tutti quei punti persi che si sta facendo sentire; degli errori anche individuali, di concentrazione, Manolas non l’ho mai visto così, aldilà del gol ha fatto degli errori a noi sconosciuti. Io penso che sia proprio la stanchezza da parte della squadra, dal punto di vista morale e anche fisico, che in qualche modo li sta condizionando, quindi ritengo che sia soltanto quello e non altro. Adesso bisogna solo lavorare e arrivare a fine stagione, tanto oramai la Roma ha il 5% di possibilità di arrivare sopra al Napoli, quindi per me non ce la fa ad arrivare seconda, però almeno il terzo posto dobbiamo tenerlo noi.

A breve ci sarà la sfida contro il Napoli. Come la affronterà questa sfida Spalletti secondo te? 

La quotidianità della Roma la vive lui perciò solo lui può sapere come stanno tutti i giocatori. Sicuramente farà giocare Pjanic così come probabilmente riporterà Florenzi a terzino destro. Io sono contento che ci sia Higuaìn perchè io voglio battere il Napoli al completo e penso che ci sia una difesa composta da Florenzi, Manolas, Rudiger e Digne, centrocampo con Nainggolan, Pjanic e, penso, Keita poi punto sul tridente con Salah, El Sharaawy e Perotti. Per me sarà la formazione che metterà in campo, poi può darsi che lui voglia cambiare qualcosa, le possibilità per cambiare la squadra ce le ha, l’ha fatto anche con Torino.

 

 




#Esclusiva – Udinese, Fiore: “L’Udinese non è più quella degli altri anni”

Stefano Fiore ex calciatore  ed opinionista di Mediaset Premium è intervenuto ai microfoni di RadioGoal24. L’ex atleta, cresciuto calcisticamente nel Cosenza, che ha vestito le maglie di Parma, Chievo Verona, Padova, Udinese, Lazio, Valencia, Fiorentina, Torino, Mantova e poi di nuovo Cosenza, ha parlato dell’attuale condizione della squadra di Udine e del suo capitano Antonio Di Natale.

Tu hai vissuto una delle più belle Udinesi della gestione di Pozzo, cosa c’è che non va adesso?

Da fuori è un pò difficile giudicare e dare delle certezze su quello che, in una stagione così difficile, non è andato o indicare dove si è sbagliato. Io ho un’idea mia: l’Udinese non è più tecnicamente l’Udinese degli altri anni, sono partiti negli ultimi anni i giocatori migliori e non sempre si è riusciti a sostituirli con altri soddisfacenti e quindi la dimensione dell’Udinese non è più quella europea come spesso e volentieri ci aveva abituato  ma una situazione di media-bassa classifica. Sicuramente ci saranno anche altri fattori, ad esempio la scelta di Colantuono, che è un allenatore bravo che ha fatto sempre bene con il 4-4-2, ha cambiato il modulo della squadra che ha giocato da 15 anni sempre con il 3-5-2 ed ha fatto fatica; poi è arrivato De Canio che conosceva di più l’ambiente ed alcune cose sono un pò migliorate, però sostanzialmente la differenza è tecnica: ci sono meno giocatori di alto livello e più giocatori di medio livello che fanno sì che la squadra navighi in una situazione di media classifica.

De Canio è l’uomo giusto per traghettare l’Udinese verso la salvezza o, magari, serviva qualcos’altro?

Io lo dissi nel momento in cui fu preso che secondo me era stata la scelta più giusta. In questo momento c’era bisogno di certezze e di non sperimentare nient’altro, di trovare un pò più di sicurezza e di certezza dei propri mezzi. Ripeto: chiamare un allenatore che conosce bene il modulo e l’ambiente di Udine per esserci stato e per aver fatto molto bene, mi è sembrata una scelta corretta.

Ti aspettavi questa chiusura di carriera di Di Natale così infelice? 

Totò ha fatto una carriera straordinaria, ha scelto di rimanere a Udine facendo una scelta di cuore e quindi avrebbe meritato ben altri palcoscenici. Sicuramente finire in bellezza è la fine migliore, cioè lasciare quando si sta ancora bene e si ha la percezione di essere un giocatore ancora completo è sicuramente il momento più giusto, però a volte si ha voglia di continuare perchè è difficile decidere di smettere di giocare. Io ad esempio ho finito molto prima di Totò, in quel momento ti si chiudono molte porte mentre Totò ha invece sempre avuto una porta aperta per continuare ma, alla fine, contro la natura non si può andare, ha dato tanto al calcio ed all’Udinese, magari adesso la voglia ce l’avrebbe ancora ma non ha più la forza per essere quello che è sempre stato e quindi ora non sta finendo nel migliore dei modi. Tanto di cappello ad un giocatore che ha fatto la storia dell’Udinese.

 

 

 




#Esclusiva – Lucarelli: “Felice della scelta di restare al Parma. Futuro? Giocherò un altro anno qui”

E’ intervenuto questa mattina a GoalCafé il capitano del Parma Alessandro Lucarelli. Ecco le sue parole in esclusiva per RadioGoal24:

Nel momento in cui hai saputo del fallimento del Parma che cosa hai provato?

“Fino che a che non c’è stato il verdetto del giudice  ho sperato in una soluzione che potesse salvare la società e di conseguenze anche i dipendenti e  i tifosi, con i quali ho dovuto interagire come referente, visto che i dirigenti se ne erano andati tutti via. Fino alla fine però ci ho sperato. Quando però è arrivato il verdetto mi sono sentito triste e sconfitto, perché è stata una causa per cui ho combattuto tanto, quindi al livello morale è stata una grande delusione, perché i sacrifici di me e dei miei compagni non sono valsi a niente.”

I complimenti che ti giungono derivano sopratutto dal fatto che ti sei battuto sempre per la causa, vivendo la situazione a 360° e  prendendoti responsabilità non tue…

“Si, purtroppo l’anno scorso ho fatto praticamente tutto tranne il calciatore. Sono stato in tribunale,  ho avuto colloqui con la FIGC, con L’AIC, con i sindacati e con tutte le persone dell’ambiente Parma. Per questo per me è stato un anno davvero sfiancante, però l’ho fatto volentieri perché ho ritenuto che fosse giusto così, che ci fosse una persona che si prendesse la responsabilità  di tutelare i diritti del Parma. E’ ovvio però che dopo tutta questa fatica il non aver ottenuto nulla è stato parecchio frustrante.

Sono state molo belle le iniziative di alcuni organi informativi come Sky, che ha comunque trasmesso in diretta tutte le partite del Parma, oppure i bookmakers, che continuavano a quotare le partite della squadra.  Questo è stato sopratutto grazie a uomini di valore come lei, che hanno sostenuto fino in fondo questa causa…

Si, devo dire però che questo deriva anche da fatto che il Parma abbia un  certo blasone e una storia importante. Poi quando riparti con persone come Scala, Minotti e Apolloni, uomini seri che hanno fatto la storia di questa società, è chiaro che in molti scommettono su di te, visto anche che il Parma ha un seguito importante, anche a livello nazionale. Abbiamo infatti ricevuto tante manifestazioni d’affetto che ci hanno fatto molto inorgoglire di noi stessi.

Adesso passiamo a quello che è successo quest’anno, la stagione in Serie D. Come è stato giocare in una divisione di questo livello? Hai notato qualche comportamento insolit0 nelle facce dei tuoi avversari, che comunque hanno affrontato un giocatore che ha fatto così tanta Serie A?

All’inizio è stato veramente difficile, considerando che la prima giornata siamo andati ad Arzignano dove c’era un terreno che era un campo di patate. Dentro di me ho dubitato di potercela fare perché, nonostante in casa era come se fossi in Serie A, quando invece andavo in trasferta nei primi tempo avevo difficoltà nell’adattarmi. Però ci è voluto poco a mettere la testa a posto e  a pensare solo di fare bene per la maglia. Alla fine le cose sono andata bene, è stata una stagione trionfante. Per quanto riguarda gli avversari, beh, sopratutto quando salivo per i corner vedevo loro che mi guardavano con una faccia un po’ stupita. Per esempio ad Arzignano l’allenatore a fine partita mi ha chiesto la foto: questo per me è importante, perché significa che qualcosa ho dato e lasciato.  Del resto sono sempre stato una persona molto umile e ho messo a disposizione a tutti i miei compagni la mia esperienza.

In futuro sarai ancora capitano del Parma? Quali sono i progetti per la Lega Pro?

Giocherò ancora un altro anno, perché nonostante l’eta, ho ancora voglia di giocare e dimostrare il mio valore, anche dopo i fatti dell’anno scorso. La volontà è quella di vincere anche la Lega Pro, perché una piazza come il Parma non può che far altrimenti, anche se sarà sicuramente più difficile.

Per una persona che ha marcato i più forti attaccanti della Serie A come te è normale essere oggetto di attenzioni dei più giovani che magari cercano, oltre a delle foto, anche dei consigli, no?

Beh si, ho fatto gran parte della mia carriera in Serie A, nei miei primi anni ho marcato giocatori del calibro di Ronaldo e Zidane. Adesso non è più così perché qui vengono solo le seconde o terze scelte delle grandi squadrè. Però ripeto, quello che è stato della mia carriera e della mia esperienza l’ho messo a disposizione dei miei compagni, perché ritengo sia giusto così. In molto si atteggiano per dei risultati raggiunti, ma io credo che, essendo calciatori per sole 2 ore al giorno, mentre nel resto siamo uomini, il rispetto delle persone e dei ragazzi va oltre il fatto di avere quindici anni di Serie A.




#Esclusiva – Gennaro Iezzo: “La legge non è uguale per tutti”

La scorsa mattina è intervenuto ai microfoni di RadioGoal24 l’ex portiere del Napoli, ora allenatore, Gennaro Iezzo che ha commentato gli episodi arbitrali che hanno coinvolto Gonzalo Higuain  e Leonardo Bonucci della Juventus, la stagione della squadra  partenopea e la partita contro l’Udinese.

Come giudica quello che sta facendo il Napoli in questa stagione?
“Sicuramente qualcosa di straordinario perché a inizio stagione non tutti erano fiduciosi dell’operato di Maurizio Sarri, ed invece il Napoli ha sorpreso tutti quanti con quello che hanno fatto e sicuramente bisogna fare solo un applauso alla squadra  ed al loro allenatore, sperando che poi riescano a portare a casa il secondo posto che permetterebbe al Napoli di andare direttamente in Champions League”.

A questo proposito, inevitabile non andare a toccare l’episodio della squalifica di Higuain. C’è da comprendere la reazione di Higuain secondo te?
“In questo periodo di accanimento contro Higuain, solo chi ha calcato il campo può capire determinati momenti e determinate reazioni. In Italia c’è, purtroppo, la cultura della simulazione rispetto agli altri paesi, tipo l’Inghilterra in cui si vedono meno simulazioni. Se ti vedi espulso a causa di una simulazione è normale avere certe reazioni. La legge non è uguale per tutti, non vorrei sempre tornare a fare polemiche sulla Juventus, ma le immagini le vediamo e vediamo che Bonucci fa testa a testa con l’arbitro Rizzoli senza essere nemmeno ammonito. Io non voglio giustificare Higuain perché appoggiare le mani addosso all’arbitro non si deve fare come non si devono fare tante altre cose, però ci sono sempre decisioni diverse e questo fa un pò arrabbiare tutti quanti“.

Avendo vissuto il tutto da calciatore, quello di cui lamentavi tu è la disparità tra il caso Bonucci con quello di Higuain. Giusto?
“Si ma sicuramente non è giustificabile la reazione di Higuain, le partite le guardano anche i bambini che si avvicinano al mondo del calcio e giustamente i calciatori devono essere i primi a dare l’esempio. Giustamente la gente si lamenta ed io vorrei capire, non c’è mai la stessa misura nelle cose in questo paese? Poi io ho fatto l’esempio di Bonucci ma ne potrei fare tanti che io ho visto nel corso della mia carriera, sempre con lo stesso arbitro Rizzoli, in passato è stato mandato al paese da qualche giocatore, le telecamere lo hanno ripireso che lo faceva cinque o sei volte senza che l’arbitro prendesse  un provvedimento. Quattro giornate ad Higuain per aver avuto una reazione non bellissima ma neanche a quei livelli, mentre da una parte non ci sono ammonizioni o espulsioni, dall’altra parte c’è una squalifica di quattro giornate in cui il Napoli può davvero rischiare di mettere a repentaglio una stagione intera. Questo è il malumore dei tifosi napoletani”.

Secondo lei la soluzione può essere l’aiuto di un mezzo tecnologico o deve passare dagli organi competenti?
“Bisogna cambiare mentalità: ognuno deve fare un passo avanti, anche mezzo passo avanti per sentire meno polemiche tutte le domeniche dopo le partite, da parte dei giocatori, delle società, dei dirigenti e anche della classe arbitrale. Io sono sempre del parere che bisogna mettere la moviola in campo, sono anni che lo dico, sono sempre stato favorevole perchè ci sono delle situazioni dove si deve applicare, poi magari studiarla bene per non far perdere troppo tempo, però io credo che in certe situazioni l’aiuto tecnologico potrebbe aiutare molto gli arbitri per poi placare tante polemiche. Vorrei tornare anche sul discorso degli arbitri che parleranno: per me non parleranno, perchè sarebbe difficile vederli in Tv a dire di aver sbagliato”.

Perche’ gli arbitri, come gli allenatori o i calciatori che ammettono di aver sbagliato, non possono andare davanti alle telecamere a dirlo?
“Purtroppo l’arbitro ha delle responsabilità importanti, perchè l’arbitro decide le sorti delle città e delle società che spendono soldi e purtroppo hanno un compito davvero difficile, io mi metto sempre nei loro panni perchè sono esseri umani come tutti gli altri e magari andare in Tv dopo una partita che può valere lo scudetto, e ci può stare che in una partita del genere abbiano commesso errori, per affrontare i giornalisti di oggi che non guardano in faccia a nessuno, potrebbe mettere in difficoltà loro che vogliono solamente lavorare con serietà e con professionalità”.

Sei punti dalla Juve sono tanti ma è ancora fattibile la realizzazione di questo sogno che si chiama scudetto?
“Finchè non è matematico bisogna crederci anche se credo che il Napoli la possibilità di giocarsi lo scudetto fino alla fine l’abbia perso a Torino contro la Juventus. Se il Napoli riusciva a gestirla con la juve che  l’ha giocata per non perderla prendendo però il gol alla fine, è sicuramente difficile poi recuperare tre punti con lo scotro diretto a sfavore. Purtroppo il Napoli quella partita l’ha persa e poi ha fatto quella brutta prestazione a Udine, faccio i complimenti all’Udinese per la partita che ha giocato, ma gran parte del risultato è dovuto alla prestazione del Napoli che non ha giocato come una squadra che gioca per lo scudetto”.

 




#Esclusiva – Enrico Chiesa: “La Juve ha tutto da perdere mentre il Napoli no”

Questa mattina è stato intervistato dai nostri microfoni durante la trasmissione radiofonica MattinoGoal,Enrico Chiesa, classe ’70, ex calciatore che ha militato in Serie A e attuale allenatore della Primavera della Sampdoria. L’allenatore ha commentato la sconfitta dell’Italia di Antonio Conte contro la Germania, del calcio italiano e del derby romano.

Dopo la disfatta dell’Italia contro la Germania, secondo lei, erano troppo forti loro o eravamo noi ad essere sotto tono?
“Secondo me, dopo la buona partita contro la Spagna, è stata una partita sbagliata dalla nostra Nazionale. Sicuramente la Germania è una squadra forte ma tra noi e loro non credo che ci siano tre gol di distacco. Credo che l’Italia non abbia giocato bene, sopratutto fisicamente loro sono più avanti“.

Dopo questa sconfitta c’è chi ha riportato in voga il discorso che ci sia un calo nella scuola calcistica italiana. Sei d’accordo?
“Dopo ogni sconfitta ci sono sempre delle parole influenzate dal momento, sì il calcio italiano sta soffrendo rispetto al resto dell’Europa ma io credo che è già da un bel pò di anni che l’Italia stia indietro rispetto agli altri stati, non solo calcisticamente ma anche come strutture, penso che in questo momento dobbiamo pensare a rimediare per l’Europeo e per rimediare alle coppe europee, in Champions il calcio italiano è stato rappresentato dalla Juve mentre in Europa League si fa tanta fatica, è da 6 anni che non si vince una coppa europea”.

Ricordando le parole  proprio su di te di  Fabio Capello che disse che tu eri un incrocio tra Gigi Riva e Paolo Rossi, parlando di attaccanti, uno dei problemi, forse, del calcio italiano è l’assenza di un grande attaccante?
“Abbiamo tanti attaccanti bravi, tutte seconde punte, ma non una prima punta che possa fare la differenza, abbiamo tanti giocatori bravi e in questo momento, non solo adesso ma da un bel pò di anni, sta succedendo ciò. Non so se è una crisi passeggiera ma è già da un pò che c’è questo problema, però credo che sotto l’aspetto offensivo, Conte, grazie alle tante seconde punte, ha un reparto offensivo che può alternare, non abbiamo però la prima punta, l’unico che può rivestire quel ruolo è Pellè, ma torniamo sempre al fatto che gioca all’estero“.

Ieri infatti, nella giovane Juventus che ha vinto il torneo di Viareggio, c’erano tantissimi giocatori stranieri ed anche questo è un problema che c’è nel nostro calcio da un pò di anni
“Si, ma questo è un mercato in cui ci hanno investito tutti, l’importante è far crescere i nostri giovani anche se ci possono essere difficoltà, però basti pensare che in Serie A ci sono 400-500 giocatori di cui la metà sono stranieri, è normale che un giocatore italiano giovane possa trovare più difficoltà a livello Primavera perchè ci sono più stranieri, anche se un giocatore forte e bravo esce sempre. Sicuramente noi dovremo cercare, non solo di trovare questi giocatori ma anche di provare ad avere delle strutture adeguate da mettere a disposizione delle società per far crescere questi ragazzi. In questo noi siamo un pò carenti, nelle altre nazioni, squadre di livello basso hanno le strutture adatte per far crescere i loro ragazzi. Io credo che non ci dobbiamo buttare giù e che ci dobbiamo provare perchè il calcio italiano è stato importante negli ultimi vent’anni

Passando alla Serie A, otto gare dalla fine, un pronostico: il Napoli quanto può infastidire la Juventus Capolista?
“Per quanto riguarda lo scudetto, la Juve ha tutto da perdere, nel senso che se la Juve vince è una cosa normale, ha vinto gli ultimi quattro scudetti con tanti punti di vantaggio, mentre il Napoli se vince ha fatto una cosa straordinaria, se arriva secondo ha fatto lo stesso un campionato straordinario, a livello incredibile, perciò è la Juve quella che ha un po’ di paura di perdere mentre il Napoli non ha nulla da perdere perche’ ha fatto un campionato straordinario. Per quanto riguarda il terzo posto, se la Roma vincerà il derby, credo che il terzo posto sia suo anche se mancano molte partite ancora. Il derby è una partita diversa perché la Lazio ha bisogno di punti“.

Per quanto riguarda il derby, se la Lazio dovesse perdere sarebbe una stagione fallimentare, quali sono i problemi principali della loro stagione?
“Questa è una squadra che ha fatto un’evoluzione in negativo rispetto allo scorso anno, gli è mancato De Vrij che è un giocatore che nella fase difensiva era davvero importante, però non è un alibi l’assenza di un giocatore. Di motivi ce ne sono tanti, l’altr’anno questo gruppo ha dato il 110% mentre quest’anno ha vinto partite importante ed ha perso altre più abbordabili. Una squadra con una grande capacità tecnica che affronterà quello che sarà più di un semplice derby perchè potrebbe salvare un intero campionato“.

 




#Esclusiva – Bonolis: “La Roma deve stare attenta all’Inter”

Questa mattina, nella trasmissione di Goalcafè, è intervenuto ai nostri microfoni un grande tifoso dell’Inter  e grande presentatore che ha fatto la storia della televisione italiana Paolo Bonolis che commenta così l’interesse di Silvio Berlusconi per l’ex interista Mateo Kovacic, considerato da lui un giocatore molto forte: “Certo c’è rimpianto nell’ambiente interista  per un talento come quello di Kovacic che si trovava in una squadra piuttosto fragile e, quando sono arrivate offerte importanti dal Real Madrid, il giovane ha colto l’attimo. Sull’interesse del Milan non so che dire, è ovvio che ci dispiace perchè era un nostro giocatore e probabilmente in una società che non aveva difficoltà economiche come l’Inter Kovacic non sarebbe partito, ma purtroppo si è trasferito al Real Madrid e ha preso la sua strada, pazienza“.

Altre squadre stanno corteggiando i due centrali dell’Inter, Murillo e Miranda, saresti disposto a sacrificare uno dei due difensori? Chi dei due?

“Guarda, un sacrificio non si compie mai per niente, se si compie un sacrificio vuol dire che servono soldi per sfruttarli in qualche acquisto. Secondo me non è saggio sacrificare entrambi, probabilmente l’Inter si priverà di uno dei due, probabilmente di Murillo piuttosto che di Miranda, oppure sacrificherà Handanovic che ha buon mercato  per prendere un portiere che costa meno,magari in Italia che ne ha tanti di portieri bravi. L’Inter potrebbe addirittura privarsi del suo centravanti e portare a casa cifre importanti, oppure sacrificare o Brozovic o Perisic. Purtroppo questa società deve fare buon viso a cattivo gioco, l’importante è che con la cessione di un giocatore bravo ne corrisponda il rimpiazzo di un giocatore altrettanto bravo o di due per ampliare la rosa, anche se veramente l’inter una buona rosa ce l’ha, ha bisogno di un metronomo in mezzo al campo e di un altro paio di centrocampisti con i piedi buoni, e poi ha bisogno di un esterno importante che sappia giocare la palla oltre che correre. Se l’Inter riesce ad orientarsi in questa maniera diventa una squadra con dei margini importanti. Chiaramente l’Inter non può, come molte squadre importanti, durante la sessione di mercato, trattenere i giocatori che vuole e di puntare su chiunque, quindi qualche sacrificio va fatto. Probabilmente la società cercherà di venderne almeno 3 che non creeranno problemi alla rosa con la loro partenza per avere la certezza di comprare dei sostituti ideali”.

Credi ancora nel terzo posto o vedi la Roma troppo superiore rispetto all’Inter?

“Bè cinque punti sono tanti, otto giornate non sono poche ma nemmeno tante, tutto sommato la Roma si può permettere di giocare abbastanza tranquilla, poi si sà, nel calcio basta un inciampo, all’Inter sono bastati due inciampi e si è mangiata tutto il capitale, con cinque punti in otto giornate, bastano due giornate e può cambiare tutto, però ovviamente non è solo la Roma a dover inciampare, è pure l’inter a dover vincere. Già in questo fine settimana ci sono partite che nascondono delle insidie, c’è un derby per la Roma che è nettamente avvantaggiata sulla Lazio, però una partita è una partita, anche l’Inter era avvantaggiata con il Carpi ma invece è finita in parità, come anche nella sconfitta contro il Sassuolo… Insomma le partite sono difficili da prevedere, l’inter deve vincere una partita difficile contro il Torino mentre per la Roma c’è un possibile inciampo, poi dovrà affrotare anche il Napoli, il Milan.. La Roma può permettersi di giocare serena, però i tifosi dell’Inter sanno che non bisogna mai stare troppo tranquilli. I giallorossi devono stare particolarmente attenti mentre i nerazzurri non devono sbagliare mai”.