Chievo Verona, che colpo Gaudino! Ecco i 5 acquisti migliori dei clivensi nella storia recente

Grande colpo del Chievo Verona, che nella giornata di ieri ha ufficializzato l’acquisto di Gianluca Gaudino, centrocampista prelevato dal Bayern Monaco. Il 20enne, tedesco di origini italiane, è un giocatore molto interessante e dalle grandi prospettive: all’età di 18 anni ha esordito in Bundesliga e in Champions League sotto la direzione di Guardiola, non uno qualunque. Per ‘soli’ 50mila euro, la società veneta conclude un’ottima operazione che può far sognare i tifosi clivensi. Nell’approfondimento di oggi faremo un tuffo nel passato, per rispolverare i ‘colpacci’ che il Chievo ha siglato negli ultimi anni.

Luciano

Quarto giocatore del Chievo per presenze (ben 315) è arrivato in Veneto nell’estate del 2000, e oltre a una breve parentesi all’Inter, ha giocato per 13 stagioni consecutive con la maglia gialloblu. Il brasiliano ha segnato anche 18 goal, che lo portano ad essere il terzo centrocampista con più reti siglate nella storia del Chievo.

Amauri

Nell’estate del 2003 arriva a Verona Amauri, acquistato dopo una stagione un pò anonima in Serie B con l’Empoli. I 4,5 milioni spesi per l’italo-brasiliano fanno storcere il naso ad alcuni tifosi, che devono però presto ricredersi: l’attaccante segna 22 goal nelle 96 presenze con la maglia del Chievo, per poi essere rivenduto dopo tre stagioni al Palermo, al doppio del suo prezzo d’acquisto.

Mario Yepes

Acquistato dal Paris Saint-Germain nell’estate del 2008, il colombiano ha giocato tre grandi stagioni con i clivensi, giocando 64 partite e rivestendo il ruolo di comandante della difesa. Le grandi prestazioni gli sono valse la chiamata del Milan, con cui ha poi vinto uno Scudetto e una Supercoppa italiana.

Michael Bradley

L’americano è arrivato a Verona dal Borussia Monchenglabach nel 2011 per poco più di un milione di euro. Una sola stagione al Chievo, 36 presenze e un goal. Perno del centrocampo di Di Carlo, l’attuale giocatore del Toronto passò alla Roma al termine del campionato, per una cifra vicina ai 4 milioni di euro.

Alberto Paloschi

Chiudiamo con l’attaccante cresciuto nel Milan: Paloschi è arrivato a Verona nell’agosto del 2011, dimostrando subito voglia di sacrificare e combattere. Le 153 presenze e i 45 goal segnati sono un ricordo ancora vivido nelle memorie dei tifosi. Lo scorso inverno, è stato venduto allo Swansea City per quasi 10 milioni di euro, registrando una plusvalenza di 4 milioni. La società vorrebbe riportarlo a casa durante questa sessione di mercato.

 

 




Calciatori e fisco, Ronaldo l’ultimo di una lunga lista: ecco altri 5 top player indagati

Risale a circa una settimana fa la notizia di denuncia ai danni di Cristiano Ronaldo da parte della sezione reati economici della procura di Madrid: il calciatore dei Blancos è stato accusato di aver evaso 14,7 milioni di euro. L’attaccante del Real Madrid avrebbe approfittato di una serie di società create nel 2010 per occultare i profitti guadagnati in Spagna grazie ai diritti di immagine. Ma non è la prima volta che un calciatore ha problemi con il fisco, anzi: il calcio e l’evasione sono spesso andate a braccetto. Scopriamo quali altri cinque grandi giocatori hanno avuto problemi di questo genere.

Samuel Eto’o

Durante i suoi anni in Spagna, 2006 e il 2009, il fisco lo ha accusato di evasione e falsa gestione dei diritti d’immagine: l’ex interista avrebbe infatti creato delle società ad hoc, aggirando così i vincoli Irpef a cui dovevano essere sottoposti i soldi che riceveva dalla Puma: si trattava di una cifra tra 1,5 e 3 milioni di euro. Il camerunense rischierebbe fino a 10 di carcere e 14 milioni di euro di multa per frode fiscale.

Lionel Messi

Continua la rivalità infinita con Cristiano Ronaldo, questa volta in ambito fiscale: il giocatore del Barcellona è stato condannato per frode fiscale insieme con suo padre, Jorge Messi, per aver evaso il fisco spagnolo tra il 2007 e il 2009 per un totale di 4,1 milioni di euro. Il giocatore e il padre rischiano fino a 21 mesi di carcere.

Neymar

Anche il fenomeno entra in questa lista speciale: nel marzo 2016 il fisco ha condannato Neymar a una multa di 15,5 milioni di euro per “contratti simulati e operazioni fraudolente realizzate attraverso tre società create ad hoc”. A seguito di alcuni controlli tra il 2012 al 2014, i funzionari hanno scoperto uno schema che permetteva il dirottamento dei guadagni a 3 società intestate al padre.

Diego Armando Maradona

Continua la lotta infinita tra il fisco italiano e il Pibe de Oro. Poco meno di un anno fa, il legale dell’ex calciatore spiegò che “il calvario subito da Maradona” riguarda “una cartella di 40 milioni di cui circa 6 milioni di tributi e altri 34 di interessi e sanzioni non dovuti e, allo stato, annullati da una sentenza del 2015 emessa dai giudici tributari in nome del popolo italiano”.  Il fuoriclasse del Napoli finì sotto inchiesta per la mancata dichiarazione di introiti provenienti dai diritti di immagine emessi da società estere

Luis Figo

Sempre in Spagna, sempre a Barcellona. Per dei reati commessi ai tempi dei Blaugrana, il portoghese è stato condannato per aver evaso le tasse legate ai diritti di immagine tra il 1997 e il 1999. L’ex attaccante ha dovuto pagare 2,45 milioni di multa, dopo che la Corte suprema ha respinto il suo ricorso nel 2012, confermando la condanna.




Cristiano Ronaldo via dal Real Madrid: ecco chi potrebbe permetterselo

La voce è oramai confermata dai maggiori quotidiani spagnoli e dalla tv inglesi, non è più solo uno dei tanti rumors che impazzano durante il calciomercato: Cristiano Ronaldo è pronto a lasciare il Real Madrid. Un annuncio che ha sconvolto il calciomercato, suscitando la fantasia di tutti i tifosi d’Europa.
Tra un fotomontaggio e l’altro, il web è stato letteralmente invaso da immagini del fenomeno portoghese con indosso le maglie più impossibili, da quella del Barcelona a quella del Benevento.

Cristiano Ronaldo (32 anni), 394 partite e 406 goal con la maglia del Real Madrid.

Ma, ironia a parte, chi è che davvero può ambire ad aggiudicarsi le prestazioni del 4 – diciamo anche 5 – volte Pallone d’Oro? Perché anche se la volontà del giocatore fosse davvero quella di fuggire da Madrid senza voltarsi indietro, la società spagnola non lo lascerebbe certo partire a buon mercato. Si parla infatti di un costo complessivo di circa 400 milioni di euro. Una cifra fantasmagorica. E le società in grado di investire un tale capitale su un singolo giocatore si contano sulle dita di una mano.

Josè Mourinho (54 anni), allenatore del Real Madrid dal 2010-11 al 2012-13.

Il primo club balzato nella mente di giornalisti, appassionati e bookmakers è ovviamente il Manchester United, società che ha lanciato Cristiano Ronaldo e con cui ha vinto i primi grandi trofei della sua scintillante carriera. Un ritorno alle origini, come quello di Paul Pogba l’estate scorsa; un altro figliol prodigo che torna all’Old Trafford.
L’operazione sarebbe possibile per molteplici ragioni: lo United sarebbe economicamente in grado di far fronte alla spesa; lo stesso attaccante non disdegnerebbe un ritorno in un ambiente che già conosce, per di più agli ordini di un allenatore come Josè Mourinho con cui ha già avuto modo di confrontarsi, lavorare ma soprattutto vincere; il club inglese inoltre, dopo un campionato mediocre ma gli eccellenti risultati nelle coppe che gli hanno permesso di qualificarsi alla Champions 2017-18, punta a rilanciarsi nel panorama inglese ed europeo (lo scudetto manca dal 2013 e la Champions addirittura dai tempi dello stesso Ronaldo).
L’unico inconveniente è forse quello tattico, perché a meno che Mourinho non se ne inventi un’altra delle sue, sarà difficile riuscire a far giocare Martial, Rushford, Rooney, Mata e Cristiano Ronaldo tutti insieme; forse sarà necessaria una cessione o una rivoluzione tattica, con Rooney costretto ancora a schierarsi dietro agli attaccanti in un 4-2-3-1 estremamente offensivo e sbilanciato, o addirittura relegato in panchina come spesso è accaduto nell’ultima stagione.

Edinson Cavani (30 anni), 50 presenze e 49 goal con il PSG in questa stagione.

Altro club che economicamente può permettersi di offrire al Real Madrid e al portoghese le cifre astronomiche richieste è il Paris Saint-Germain di Nasser Al-Khelaifi, da sempre a caccia di Lionel Messi per fare quel tanto ambito salto di qualità in grado di rendere il club competitivo anche in Europa, e le cui mire ora invece potrebbe virare verso l’attuale campione d’Europa in carica.

Addirittura sembra che l’incontro tra il procuratore Jorge Mendes e il presidente qatariota sia già avvenuto nel pomeriggio della finale di Champions League, due settimane fa, all’hotel Hilton di Cardiff.
Nel club parigino, Cristiano Ronaldo ritroverebbe l’ex Blancos Di Maria e formerebbe con Edinson Cavani un tandem d’attacco di pura potenza; a livello tattico si inserirebbe facilmente negli schemi di una squadra che, al momento, ha soltanto un attaccante titolare e tantissime seconde linee.

Carlo Ancelotti (58 anni), allenatore di Cristiano Ronaldo per 2 stagioni nel Real Madrid.

Una terza opzione, sulla quale tuttavia quasi nessuno ha ancora vociferato, è quella della meta bavarese. Il Bayern Monaco viene da una stagione che, nonostante lo scudetto, può essere definitiva negativa o da minimo sindacale ed è al lavoro per un progetto che porti di nuovo la coppa dalla grandi orecchie nella propria bacheca. Inoltre, se il PSG trabocca di giovani ancora inesplosi, il club tedesco deve fare i conti con gli imminenti addii di Ribery e Robben (67 anni in 2).

Infine, fattore più determinante degli altri, il Bayern è ora sotto la guida di Carlo Ancelotti, colui che ha regalato al “Decima” al Real e allo stesso Ronaldo, che per sua stessa ammissione, prima delle partite, chiedeva al fuoriclasse dove preferisse giocare, e che quindi adatterebbe la squadra in qualunque modo pur di far spazio al suo pupillo.

Ovunque andrà, se davvero se ne andrà dal Real, Cristiano Ronaldo rafforzerà la squadra di cui vestirà la maglia, indipendentemente da chi dovrà essere sacrificato per fargli posto. Tuttavia, oltre ai 3 club summenzionati, è difficile immaginare il nome di CR7 stampato su altre casacche.




Confederations Cup, cinque talenti da tenere d’occhio

Per noi poveri calciofili, la fine dei diversi campionati europei rappresenta il momento più triste dell’anno. Sì, è vero, il mercato occupa le pagine dei giornali, ma l’assenza di calcio giocato è dura da digerire quando, nei nove mesi precedenti, eri abituato a vedere anche Pescara-Palermo il lunedì sera. Per alleviare questa sofferenza, quest’estate potremo goderci Europei Under 21 e Confederations Cup. Quest’ultima di solito rappresenta il test generale in vista del Mondiale in programma l’anno successivo, anche se non sempre le indicazioni risultano poi veritiere. Basti pensare all’ultima edizione, vinta dal Brasile in finale contro la Spagna per 3 a 0 e con un’Italia eliminata a testa alta ai calci di rigore proprio contro gli iberici in semifinale. Diciamo che le cose, al Mondiale brasiliano, non andarono esattamente così. Nel frattempo, analizziamo le rose delle squadre coinvolte (Australia, Nuova Zelanda, Camerun, Cile, Messico, Portogallo, Russia e Germania) alla ricerca dei talenti in rampa di lancio nel panorama calcistico.

5. Fabrice Ondoa

Il miglior portiere della Coppa d’Africa 2017. In quanti a 21 anni possono vantare un simile riconoscimento? Fabrice Ondoa, classe 1995, milita nella seconda squadra del Siviglia (seconda serie spagnola) dopo essere cresciuto nelle giovanili del Barcellona. In molti lo descrivono come un vero e proprio “gatto” tra i pali, può vantare ben 25 presenze con la Nazionale maggiore, avendo esordito non appena maggiorenne.

 

 

 

4. Aleksandr Golovin

 

Nell’anno dei mondiali in Russia, la Nazionale ospitante non sta vivendo il suo periodo di massimo splendore a livello calcistico, così come testimoniato dalla precoce eliminazione agli Europei in Francia. La speranza risponde al nome di Aleksandr Golovin, centrocampista classe 1996 di proprietà del CSKA Mosca. In 30 presenze in campionato ha segnato tre reti e fornito quattro assist, dimostrando di avere una buona confidenza con il goal. In Nazionale viene impiegato anche come trequartista ed ha collezionato 12 presenze (segnando due reti).

 

3. Julian Brandt

La giovane ala tedesca del Bayer Leverkusen è già da diverso tempo sui taccuini dei talent scout dei migliori club europei. Classe 1996, ruolo esterno sinistro, in questa stagione ha collezionato 32 presenze in campionato ed otto in Champions League, mettendo a segno 4 reti e fornendo ben 11 assist per i suoi compagni. In passato seguito anche dalla Juventus, il giovane esterno sinistro è dotato di una progressione impressionante e di un ottimo dribbling. Il primo goal in Nazionale è arrivato nella recente vittoria contro San Marino.

 

 

2. Andrè Silva

C’è molta curiosità intorno al nome di Andrè Silva. Il nuovo centravanti del Milan è stato infatti un colpo a sorpresa e in molti vorranno vederlo all’opera con la maglia della Nazionale portoghese. La media gol è impressionante: sette reti in otto presenze con la maglia dei lusitani. Anche se, per dovere di cronaca, dobbiamo sottolineare come i goal siano arrivati contro Nazionali non esattamente di primo livello (Andorra, Far Oer, Cipro e Lettonia).  La convivenza con un cannibale del goal come Cristiano Ronaldo non sarà semplice, ma il giovane attaccante avrà comunque modo di mettersi in luce.

1. Timo Werner

 Vista la quantità di giovani convocati da Joachim Low non sorprende che in questa classifica siano presenti diversi calciatori tedeschi. Werner, anche lui classe 1996, ha disputato un’annata straordinaria con la maglia del Lipsia (21 reti in 31 presenze) e si candida a diventare il centravanti tedesco del futuro: se dovessimo puntare un euro sul possibile capocannoniere della manifestazione non avremmo dubbi. L’esordio è arrivato proprio durante la partita contro San Marino ed è stato caratterizzato da un curioso episodio: la tifoseria tedesca lo ha infatti fischiato ininterrottamente per aver lasciato lo Stoccarda, storico club tedesco, per trasferirsi la scorsa estate al Lipsia.

 

 

 




Roma, tutto gira intorno a Monchi: ecco i talenti che potrebbero arrivare dalla Liga

Manca ormai poco all’inizio del mercato estivo: in casa Roma gli animi sono accompagnati da grandi speranze grazie all’arrivo del nuovi direttore sportivo Monchi. Tanti i nomi sul taccuino dell’ex Siviglia, che dovrà fornire al nuovo tecnico Di Francesco una squadra che possa competere per lo Scudetto. Nell’approfondimento di oggi, come è lecito pensare guardando al passato di Monchi, ci concentreremo sui talenti che i giallorossi potrebbero pescare dalla Liga.

1. Mariano Diaz

Mariano Diaz (23 anni) è di nazionalità spagnola, ma gioca per la Repubblica Domenicana, la sua nazione d’origine.

Cresciuto nelle giovanili del Real Madrid, il 23enne sarebbe l’ideale come riserva di Edin Dzeko. La punta ha trovato poco spazio durante questa stagione, a causa della concorrenza stellare nella rosa dei Blancos. Il costo del cartellino non è eccessivo: 8-10 milioni dovrebbero bastare per assicurarselo. Sul giocatore c’è anche l’interesse della Fiorentina.

2. Clement Lenglet

Lenglet (21 anni) è stato portato in Spagna da Monchi, il quale potrebbe portarselo anche alla Roma.

Il difensore centrale del Siviglia è un 21enne dalle grandi prospettive: acquistato a gennaio dal Nancy per 5 milioni di euro grazie proprio al lavoro di Monchi, il giocatore ha collezionato 17 presenze in Liga, confermandosi un elemento interessante per il presente e per il futuro. Abile in fase di impostazione grazie anche ad un mancino molto educato sarebbe ideale per la retroguardia della Roma. Per acquistarlo ci vogliono almeno 10 milioni di euro.

3. German Pezzella

Pezzella (25 anni) è già da diversi mesi un obiettivo della Roma. Sul giocatore c’è stato anche un interesse dell’Inter.

L’italo-argentino, difensore centrale del Real Betis, è un ottimo profilo per i giallorossi: il 25enne ha collezionato 37 presenze stagionali in Spagna, giocando un campionato veramente buono. Sarebbe il sostituto ideale di Rudiger, che è sempre più vicino all’Inter, che in precedenza aveva provato a prenderlo. Con 7-8 milioni la Roma potrebbe portarlo a Trigoria per la felicità del proprio DS.

4. Angel Correa

Correa (22 anni) è stato acquistato dal San Lorenzo nell’inverno del 2015 per 7,5 milioni di euro. E’ considerato uno dei maggiori talenti in Liga.

Il talento dell’Atletico Madrid è corteggiato da molte squadre europee e inoltre Simeone ha tutte le intenzioni di tenerselo. Sicuramente è l’obiettivo più difficile di quelli trattati oggi, ma se l’operazione andasse a termine sarebbe davvero un colpaccio per i giallorossi. L’esterno offensivo ha collezionato 47 presenze stagionali, confermandosi un giovane dalle grandi prospettive. Difficile che l’Atletico lo venda per meno di 30 milioni di euro.

5. Denis Suarez

Suarez (23 anni) è cresicuto nelle giovanili del Celta Vigo e del Manchester City. Ha giocato in prestito anche al Siviglia e al Villarreal.

Il centrocampista del Barcellona, classe ’94, è un pupillo di Luis Enrique. Con il cambio tecnico nella società Blaugrana, lo spagnolo potrebbe pensare di cambiare aria a favore di un progetto che creda in lui. Con 36 presenze stagionali di buon livello e fresco di esordio con la Spagna, è difficile che il Barca se ne privi per meno di 20 milioni di euro.

 

 




La Ternana pronta a cambiare pelle? Ecco altre 5 squadre che hanno modificato il proprio nome!

Striscione di protesta dei tifosi della Ternana nei confronti della proprietà, in occasione della gara contro la Virtus Entella.

Una decisione presa da diversi mesi e concretizzatasi solo adesso: la famiglia Longarini, dopo 25 anni di presidenza, lascerà le redini della Ternana. Una scelta difficile, sofferta, maturata nonostante la salvezza miracolosa raggiunta all’ultimo respiro dai ragazzi di Liverani; troppo alti i costi di gestione della Serie B. E se i primi interessati all’acquisto della società non hanno affatto convinto, ecco materializzarsi uno scenario per certi versi un po’ a sorpresa: il patron dell’Unicusano Fondi Stefano Bandecchi si è detto interessato all’acquisizione dello storico club umbro, annunciando anche la volontà di stringere i tempi di chiusura dell’affare. Una notizia che fa ben sperare tutto il popolo rossoverde; tuttavia, i tifosi dovranno fare eventualmente i conti con un cambio di denominazione sociale, come confermato dallo stesso Bandecchi: “[…] Resta inteso che semmai l’Ateneo trovasse le condizioni per chiudere questo accordo, la squadra della Ternana, dal giorno dopo, si chiamerebbe Unicusano Ternana. Quindi uno dei motivi per non chiudere suddetto accordo sarebbe l’ostilità dei tifosi nei confronti di questa condizione, che per noi è invece imprescindibile, in ogni città e in ogni piazza”.

La storia insegna che la denominazione è un tema scottante per le società calcistiche: il nome rappresenta l’identità di una squadra e ne racchiude, per certi versi, anni di storia e tradizione. Un eventuale cambiamento, dunque, fa sempre notizia; prendendo spunto dal caso Ternana, si può scandagliare il panorama calcistico europeo alla ricerca dei casi di modifica di ragione sociale più interessanti.

1- Fiorentina-Florentia Viola

Una immagine della allora Florentia Viola.

La storia della Fiorentina rappresenta il classico caso di cambio di identità transitorio di una società nel portare avanti un percorso di rinascita a seguito di un fallimento. Nella stagione 2002-2003 Amedeo della Valle e l’allora sindaco di Firenze Leonardo Domenici acquisirono la proprietà della squadra e ne cambiarono il nome in Florentia Viola, in attesa di acquisire nuovamente i diritti sportivi sul nome A.C.F. Fiorentina. Un solo anno transitorio dunque, nel quale cambiò per forza di cose anche lo stemma societario: l’allora Florentia militava nel Campionato di Serie C2 e fu allenata prima da Pietro Vierchowood e poi da Alberto Cavasin, centrando la promozione in C1 con discreta facilità. La rosa poteva contare su nomi di spicco come il bomber Felice Evacuo ma soprattutto i due giovanissimi Fabio Quagliarella e Alessandro Diamanti, giocatori di spessore che si sono messi decisamente in mostra anche in Serie A.

2- Steaua Bucarest-FCSB

Il presidente della ormai ex-Steaua Bucarest Gigi Becali.

Il club più titolato della storia del calcio rumeno è stato costretta a modificare i proprio nome in FC FCSB (acronimo di Football Club Steaua Bucarest). Il motivo ha, per certi versi, dell’incredibile: nel 2014 il patron del club Gigi Becali è stato citato dal Ministero della Difesa per utilizzo illecito di nome, colori sociali e stemma in merito alla fondazione, da parte dell’organo di Governo nel 1947, della Steaua Bucarest come team dell’esercito. Come ufficialmente stabilito appena due mesi fa, il “nuovo” FCSB resterà in massima serie e potrà mantenere la rosa attuale: nome, stemma, colori e, se vogliamo, anche la storia sono invece tornati nelle mani del Ministero della Difesa, il quale ha anche creato una nuova squadra pronta a ripartire dalla quarta serie. La storia riguardante la ormai ex-Steaua assume contorni ancor più grotteschi se pensiamo a quanto questo club ha vinto in 70 anni di storia: 26 campionati, 24 coppe, 6 supercoppe solo a livello nazionale, oltre alla storica Coppa dei Campioni del 1986.

3- Hull City-Hull Tigers

Eloquente striscione esposto dai supporters dell’Hull City.

Il caso dell’Hull City racconta di un vero e proprio muro contro muro tra tifosi e società. Il motivo? Ovviamente la denominazione sociale! Nel 2010 il magnate Assem Allam, arrivato in Inghilterra nel 1968 e divenuto leader nel settore dei generatori industriali con la sua Allam Marine, salva il club dal fallimento. La guerra intestina tra club e supporters nasce dall’idea dello stesso Allam, risalente al 2015 con tanto di richiesta inoltrata alla federazione, di modificare il nome del club da “Hull City” a “Hull Tigers“. Le ragioni sono strettamente di carattere economico: “City è un’identità perdente. Hull City AFC è un nome troppo lungo. La tigre è un simbolo di forza, la chiave per aumentare l’attrattiva mondiale del club è guadagnare attraverso il merchandising”. I tifosi, tuttavia, non sono rimasti a guardare, intenzionati a preservare 110 anni di storia e tradizione prima con la creazione della petizione online NoToHullTigers e poi con quella del collettivo City Till We Die (coadiuvato dalla formazione di un “supporter’s trust”, modello che permette ai tifosi di acquisire una piccola partecipazione delle quote del club per dialogare con la società). Gli sforzi dei supporters vengono premiati quando la Federazione sancisce, nel 2015, che il nome della società resterà “Hull City AFC”. Successo che, tuttavia, assumerà i contorni di una vera e propria “vittoria di Pirro”: dall’inizio della stagione appena trascorsa, Allam ha lasciato il club in una sorta di limbo punitivo, senza investire sulla rosa e privando i tifosi dei biglietti a tariffe agevolate per bambini e pensionati, fomentando ancor di più un contenzioso tutt’ora irrisolvibile. Le difficoltà sono culminate, dopo una stagione comunque dignitosa, con una retrocessione che, ci sentiamo di dire, appariva del tutto inevitabile.

4- Pergolettese-Pergocrema-Cremapergo

Pergolettese in azione nella sconfitta contro l’Alessandria per 3-1 durante l’annata 2013-2014.

Ci spostiamo di nuovo in Italia per raccontare di un caso abbastanza unico nel suo genere: la Pergolettese ha, nel corso della sua storia, cambiato pelle per ben 5 volte. La U.S. Pergolettese nasce nel 1932 nel quartiere del Pergoletto di Crema (da cui riprende appunto la denominazione d’origine)  con l’intento di contrastare il dominio cittadino della compagine dell’ A.C. Crema 1908, considerata allora la squadra dell’alta borghesia. La prima “muta” della squadra lombarda risale all’estate del 1975, quando la dirigenza di allora decide che è necessario sottolineare maggiormente la provenienza della squadra: da qui il passaggio da Pergolettese a Pergocrema. Nel 1994, il secondo cambio: i fratelli Luigi e Sergio Bianchi, allora proprietari anche dell’A.C. Crema che militava in Serie D, provarono senza successo a fondere i due club, per poi modificare il nome dell’allora Pergocrema in Cremapergo; a dirla tutta, i due eccentrici presidenti tentarono anche nella folle impresa di fondere i colori sociali delle due squadre (giallo per l’una e nero per l’altra), arrivando alla brillante idea di far disputare al Cremapergo la prima partita con la maglia bianconera dei cugini. Dopo il ritorno alla denominazione Pergocrema con il presidente Massimiliano Aschedamini, l’ultimo atto risale al 2011 quando, rinascendo dal fallimento grazie al trasferimento del titolo del Pizzighettone, i gialloblù tornano ad essere a tutti gli effetti U.S. Pergolettese. Perché si sa, cambiare non sempre fa bene.

5- Amed SK-Kurdish Amedspor

La coreografia dei tifosi dell’Amed SK.

Perché raccontarvi di una squadra di terza divisione turca? Perché nella denominazione sociale dell’Amed SK è racchiuso in piccolo il conflitto etnico tra Kurdistan e Turchia. Tutto risale al 2015, quando l’allora Diyarbakir Metropolitan Sport viene multato dalla federcalcio turca per la richiesta di cambio del nome in Kurdish Amedspor (“Amed” è la denominazione, in lingua kurda, della città di Diyarbakir) e di colori sociali nel classico giallo, rosso e verde della bandiera kurda. Gli episodi legati al calcio, in merito alle lotte per l’indipendenza del Kurdistan, sono tanti e significativi: i tifosi del Galatasaray, sostenitori della causa kurda, fischiano da tempo l’inno nazionale turco, imposto dalla Federazione prima di tutte le partite del Campionato di massima serie. Più volte, oltretutto, le tifoserie organizzate delle maggiori squadre nazionali sono scese in piazza a sostegno dei manifestanti, aprendo a scenari di mobilitazioni politiche fin’ora insospettabili. La storia dell’Amed SK è stata raccontata dal regista Ersin Kana nel documentario “Yesil Kirmizi-Amedspor”: il reportage, oltre a toccare anche la questione della denominazione sociale, si sofferma sugli attacchi razzisti e sugli allontanamenti forzati subiti proprio dai tifosi dell’Amed SK durante la straordinaria cavalcata nella Coppa di Turchia del 2015-2016, quando i rossoverdi persero solo contro il ben più blasonato Fenerbahce ai quarti di finale. Amedspor: nel nome di una squadra, la storia di un popolo che resiste.




Svincolati cercasi: ecco 5 occasioni a parametro 0 che farebbero gola alla Serie A!

Manca ancora molto all’apertura ufficiale del calciomercato, ma già molte squadre hanno cominciato a muoversi per costruire una squadra all’altezza prima delle rovinose tournée estive. Come ogni anno, però, moltissimi giocatori rimangono senza squadra e quindi disponibili ad arrivare a parametro 0. Ecco una lista di quelli che, secondo RadioGoal24, potrebbero rappresentare una ghiotta occasione per le squadre italiane. Lo diciamo qui, prima che qualcuno se ne lamenti: mettere Francesco Totti in questa lista sarebbe stato alquanto stupido da parte nostra, visto che ancora il futuro dell’ex capitano giallorosso è più che mai incerto.

5) Bacary Sagna

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Sarà diventato anche meno forte, ma almeno negli ultimi anni Sagna si è tagliato i capelli.

Sono due le principali motivazioni per prendere Sagna a 0: la versatilità e l’esperienza. Il giocatore francese è infatti in grado di agire sia da terzino destro che da centrale (preferibilmente in una retroguardia disposta a 3), non dimostrando particolari difetti in entrambi i ruoli.

Nonostante la difesa di Guardiola abbia subito moltissimi infortuni durante l’anno, è giusto notare di come Sagna abbia comunque totalizzato 25 presenze fra campionato e coppe: non male per un 34enne! I dubbi sulla condizioni fisica comunque permangono, in quanto anche ora il calciatore soffre di un fastidioso stiramento all’inguine.

4) José Enrique

Liverpool v Crystal Palace - Barclays Premier League

Un José Enrique all’opera, quando era ancora considerato un buon giocatore.

Il terzino spagnolo ha avuto un clamoroso crollo nelle ultime stagioni, a tal punto da diventare svincolato a soli 31 anni. Sembra strano, visto che comunque al Newcastle e nei primi tempi al Liverpool sembra destinato a diventare un ottimo terzino.

L’esperienza con il Saragoza, nella Liga Adelante, non è servita per rivitalizzare la sua carriera, avendo disputato nell’ultima stagione poco più di 20 presenze con un solo goal all’attivo. Siamo comunque sicuri che in un campionato come la Serie A potrebbe trovare un buon posto per ritrovarsi, come tanti prima di lui.

3) Raul Meireles

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Uno con una barba così ci manca dai tempi di Moscardelli.

Visto come è andata con Bruno Alves, difficilmente una squadra italiana acquisterà un altro giocatore portoghese così avanti con l’età: tuttavia il talento di Raul Miereles non può essere dimenticato, sopratutto in un campionato dove ormai manca sempre più qualità nel palleggio. Lo ammettiamo: non abbiamo la più pallida idea del perché il centrocampista ex Chelsea non abbia trovato già squadra l’anno scorso (forse per il suo caratterino?) ma siamo comunque sicuri che lui si stia tenendo in forma per provare una nuova esperienza.

D’altronde, lo abbiamo visto, i piedi non invecchiano mica.

2) Gaël Clichy

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Visto il livello non proprio elevatissimo di terzini in Serie A, uno come Clichy sarebbe oro puro.

Solo pochi anni fa, pensare ad un Clichy prendibile a 0, avrebbe fatto addrizzare le orecchie a mezza Serie A. Anche oggi, nonostante una stagione ben di sotto alla aspettative (un po’ come tutto il Manchester City) non crediamo sia difficile per il terzino francese trovare una squadra che gli garantisca un ruolo importante. Le qualità infatti sono note a tutte: è un terzino moderno, capace di gestire la fase offensiva come se fosse una’ala pura e, nonostante qualche lacuna in fase di non possesso, ha buona resistenza e capacità in marcatura. Non è nemmeno vecchio: a 31 anni il meglio lo ha sicuramente dato, ma ciò non significa che sia finito: in una squadra di medio-alta classifica, l’ex Arsenal potrebbe ancora fare un figurone. Ingaggio permettendo.

1) Jesus Navas

Jesus-Navas

Come fai a dire di no a questi occhioni? No, sul serio, è uno che ha totalizzato anche più di 30 presenze con la Spagna più forte di sempre…

Fra tutti i giocatori presenti in classifica, quello più vicino ad approdare veramente nel nostro campionato è sicuramente Jesus Navas. Per l’ala spagnola, infatti, sembra possa aprirsi un’asta tutta romana fra Lazio e Roma, con quest’ultima favorita vista la mediazione del direttore sportivo Monchi, che Navas conosce bene. L’ala ormai ex City non ha certo più l’età per scattare sulla fascia per 90 minuti, ma potrebbe dimostrare, con un minutaggio ben dosato, ottime doti in grado di spaccare molte di quelle partite bloccate che hanno impedito ai giallorossi di tenere il passo della Juventus. Neanche il costo del cartellino sarebbe troppo gravoso per le casse del club giallorosso e per questo prenderlo (a 0, ricordiamocelo!) potrebbe rivelarsi una mossa assai intelligente.




Juventus-Real Madrid, centrocampisti a confronto: Pjanic tuttofare, Modric imprescindibile

A 2 giorni dalla finale di Champions League, continuano i nostri testa a testa tra Juventus Real Madrid. Ieri è stata la volta di Leonardo Bonucci e Sergio Ramos, oggi tocca a Miralem Pjanic Luka Modric.

Pjanic

Miralem Pjanic, alla prima stagione in maglia Juventus.

Il bosniaco ha giocato una partita in più del regista dei Blancos (11 a 10) e vanta un maggiore score (1 rete a 0). Anche gli assist sono a suo favore  (3 a 0). Modric effettua più passaggi del rivale (683 a 545) ed ha una maggior precisione (89% a 84%); il croato è il perno del gioco di mister Zidane e non a caso tocca 86 palloni di media a partita, molti di più dei 77 di Pjanic.

A vantaggio del calciatore del Real Madrid anche il numero di dribbling riusciti (26 a 4) e quello dei palloni intercettati (26 a 16). Il bianconero, però, è più preciso nelle conclusioni verso la porta avversaria, e non di poco (64% a 13%).

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Luka Modric, il perno del Real Madrid di Zidane.

In favore del calciatore della Juventus anche la percentuale di contrasti aerei vinti (60% a 50%), il numero di scivolate effettuate (25 a 10) e la riuscita di quest’ultime (72% a 60%), che ci dimostrano di come Pjanic svolga con grande impegno, ed efficienza, anche la fase difensiva, e non a caso anche il numero di falli commessi è maggiore (14 a 8), anche se è il madridista ad essersi beccato più cartellini gialli (2 a 1).  Modric, dal canto suo, subisce decisamente più falli (19 a 9) ed ha una miglior riuscita nei contrasti (57% a 47%).

Difficile dire chi sia il migliore, anche se le qualità e la storia sono dalla parte del croato del Real Madrid, anche se va reso merito a Pjanic di essere un regista 2.0 (se cosi vogliamo chiamarlo), in grado di evolvere il suo gioco su entrambi i lati del campo. In conclusione potremmo dire che Modric è il calciatore ideale per una squadra che fa del palleggio e dei fraseggi corti le sue armi migliori; il bosniaco, invece, è più adatto ad essere ad un club in grado di sfruttare gli inserimenti centrali da dietro ma che riesce a ripiegare rapidamente in fase di non possesso, affidandosi talvolta ad un pressing alto, di cui il calciatore della Juventus è maestro.




Rossi, non sei il solo. Ecco i talenti rovinati dagli infortuni

La settimana scorsa era stato protagonista di una tripletta che aveva regalato tre punti al Celta Vigo ma, per uno come Giuseppe Rossi, la felicità è destinata a durare veramente poco; nel match di ieri contro l’Eibar (perso per due a zero) l’attaccante italiano ha subito l’ennesimo infortunio al ginocchio, il quarto di una carriera che poteva essere totalmente diversa da quella che sta vivendo. Gli esami strumentali a cui si è sottoposto l’attaccante italiano hanno confermato le brutte sensazioni: rottura del legamento del ginocchio e stagione finita (dovrà stare fermo sei/sette mesi). Riuscirà Rossi a rialzarsi e riprendere a giocare? In attesa di sapere la risposta, andiamo a scoprire altri talenti che hanno dovuto combattere con la sfortuna.

Marco van Basten

van bastenIl Cigno di Utrecht è stato uno dei numeri nove più forti del mondo; forte con entrambi i piedi, abile nel gioco aereo e nelle acrobazie van Basten ha fatto le fortune di Ajax e Barcellona. Purtroppo la sua carriera fu costretta ad arrendersi solamente di fronte agli infortuni. Dopo la doppia operazione alla caviglia che lo tese fermo per quasi due anni, il campione olandese fu costretto a ritirasi a soli trentuno anni.

Ronaldo

ronaldoQuando si parla di Ronaldo il primo che viene in mente non è il campione del Real Madrid ma il fenomeno brasiliano che ha incantato tutto il mondo con le maglie di Barcellona, Inter e Real Madrid. Semplicemente pazzesco nell’uno contro uno, Ronaldo era dotato di una tecnica impressionante; in nerazzurro fu devastante ma proprio in Italia fu vittima di un terribile infortunio: la rottura del crociato e del menisco (contro la Lazio). Da quel momento non è più stato quello di inizio carriera.

Michael Owen

owenUno dei giocatori inglesi più forti di tutti i tempi, Owen ha incantato tutti con la sua straordinaria capacità realizzativa; purtroppo per lui la sua carriera è stata rovinata da numerosi infortuni, iniziati nel 2006 quando si ruppe il crociato. Tre anni più tardi si frattura la caviglia mentre un anno più tardi viene operto al bicipite femorale; una sfortuna tremenda contro cui Owen non ha potuto fare nulla.

Pato

patoAppena arrivato al Milan, Pato aveva tutte le caratteristiche per diventare un fenomeno; velocità, tecnica e capacità realizzativa sono state le caratteristiche con cui il brasiliano ha incantato il popolo rossonero. Purtroppo per il club di Milanello, Pato ha sempre dovuto combattere contro una fragilità fisica incredibile; i problemi fisici lo hanno costretto a saltare 57 partite in due ani. In Brasile sembrava rinato, ma non aveva fatto i conti con i soliti infortuni. Un talento che poteva esplodere e che invece è stato sempre bloccato da problemi fisici.

Andrea Stramaccioni 

stramaccioni.original.xChiudiamo questa particolare top five con un giocatore che ha finito ancor prima di iniziare; stiamo parlando di Andrea Stramaccioni, ex allenatore dell’Inter. Di ruolo difensore ha iniziato la sua carriera con il Bologna. In rossoblù, però, subisce un gravissimo infortunio: collaterale distrutto, due menischi e legamenti posteriori e anteriori rotti. Una sfortuna tremenda per un ragazzo che sarebbe potuto diventare un grande giocatore.