#Liga – Real Madrid, l’ex-medico del Portogallo avvisa CR7: “Se forzi il recupero, salti la Champions”

Il recupero di Cristiano Ronaldo per il ritorno delle semifinali di Champions League tiene il Real Madrid col fiato sospeso. All’ansia generale si aggiungono le dichiarazioni di Nuno Campos, ex-fisioterapista della Nazionale portoghese, che dalle colonne di AS avverte il fuoriclasse: “Se è stata davvero diagnosticata una microrottura, il recupero va dai 18 ai 21 giorni. Se fosse una contrattura, potrebbe anche recuperare per la partita contro il Manchester City. Ma stando così le cose, non ci sono possibilità che recuperi per bene. E accelerare sarebbe pericoloso”. Cristiano Ronaldo si starebbe addirittura curando con le cellule staminali. Prospettiva che non entusiasma molto il dottor Campos: “Cambierebbe poco”.




#ChampionsLeague – Manchester City, tegola per Pellegrini: Silva salterà il ritorno col Real Madrid

Per il Manchester city la prossima sarà una settimana cruciale in vista della Semifinale di ritorno fuori casa contro il Real Madrid. Gli inglesi dopo il pareggio dell’andata,  sono costretti all’impresa al Santiago Bernabeu. Partita che si fa ancora più difficile per i Citizens,  dopo l’infortunio rimediato al bicipite femorale del centrocampista spagnolo David Silva,grande stella del club. Notizia che viene data dallo stesso tecnico del Manchester Manuel Pellegrini che rivela nella conferenza stampa prima del match di campionato, in casa del Southampton che si giocherà domenica:”David Silva soffre di un infortunio al bicipite femorale e non sarà disponibile neanche per la semifinale di Champions League contro il Real Madrid, avrà bisogno di due o tre settimane per recuperare”.Ora il tecnico cileno spera nel rientro del centrocampista Yaya Tourè che potrebbe essere una grande alternativa da giocare, ma il tecnico resta incerto sul suo utilizzo affermando: “Lui inizia a lavorare con noi oggi, nel fine settimana vedremo se e come sarà migliorato. Per lui c’è qualche possibilità di recuperare per mercoledì”.




#Approfondimento – Milan, storia di un mito decaduto

Tutto il mondo conosce il Milan, la squadra Rossonera di Milano che detiene più trofei a livello internazionale: infatti, oltre a 2 titoli di Serie B, 5 Coppe Italia, 6 Supercoppe italiane e 18 titoli di Serie A, la società di via Aldo Rossi ha vinto ben 2 Coppe Latine, 1 Coppa Mitropa, 1 Coppa del mondo per Club, 3 Coppe intercontinentali, 5 Supercoppe Uefa, 2 Coppe delle Coppe e 7 Champions League.

Guardare questa abbondanza di trofei e collegarli con l’attuale Milan che noi conosciamo ora, potrebbe far rimanere perplessi ma sì, questi titoli li ha vinti la squadra rossonera.

In effetti molti potrebbero rimanere confusi dalle terribili prestazioni che la squadra, allenata ora da Christian Brocchi, ci sta offrendo da un pò di anni a questa parte, quindi difficile pensare che il Milan sia al livello di  squadre come il Barcellona, il Real Madrid, il Bayern Monaco (ecc… ecc…),. Sicuramente ora no, ma prima, durante gli ultimi decenni del XX secolo,  i Diavoli Rossoneri dominavano calcisticamente il mondo intero schiacciando avversari di qualsiasi livello.
Per capire meglio bisogna partire dalla sua storia:

Il Milan viene fondato nell’ 1899 nell’ Hotel Du Nord di Milano da un gruppo di inglesi, frequentatori dell’American Bar, e da un  gruppo di italiani, clienti della Birreria Spaten. La sua nascita viene resa pubblica anche dalla Gazzetta dello Sport  che riportò queste parole:
“Finalmente! Dopo tanti tentativi infruttosi, finalmente anche la sportiva Milano avrà una società per il giuoco del football. Lo scopo di questa nuova società sportiva è quello nobilissimo di formare una squadra milanese per concorrere alla Coppa Italiana della prossima primavera. All’uopo, la presidenza ha già fatto pratiche ed ottenuto per gli allenamenti il vasto locale del Trotter. La nuova società avverte che chiunque desideri imparare il football non avrà che recarsi al Trotter nei giorni stabiliti e troverà istruttori e compagni di giuoco“.

Alfred Edwards, già vice-console britannico a Milano e personaggio noto negli ambienti dell’alta società milanese, è il primo presidente eletto del Milan. Inizialmente la società comprende anche una sezione di cricket affidata a Edward Nathan Berra oltre alla sezione di calcio controllata da David Allison. Herbert Kilpin, primo allenatore e primo capitano della squadra, porta con sé una serie di completi di gioco della squadra di cui era, oltremanica, acceso sostenitore. Da allora il Milan vestirà la classica maglia a strisce verticali di colore rosso-nero.

I rossoneri salgono presto alla ribalta delle cronache calcistiche italiane con la conquista del primo titolo nazionale nel1901, interrompendo, così, la serie di vittorie consecutive del Genoa, sconfitto in finale per 3-0. Il club milanese è il secondo in assoluto a fregiarsi del titolo di Campione d’Italia. Samuel Davies è il primo milanista a segnare una rete in campionato (la rete dell’1-0 contro la Mediolanum nel primo turno del torneo).
Nel 1906 ottiene un altro successo nel massimo campionato nazionale: in quell’occasione sorge uno dei primi “casi” del calcio italiano: dopo il Girone Finale Milan e Juventus (campione d’Italia in carica) sono a pari punti, per cui si rende necessaria una gara di finale. Si gioca a Torino sul campo dei bianconeri, in virtù della loro migliore differenza reti: il confronto termina in parità (0-0) dopo i tempi supplementari. A quei tempi, non essendo previsti i calci di rigore, si procedeva alla ripetizione della partita. La Federazione sceglie il campo neutro dell’U.S. Milanese a Milano, e i Bianconeri in segno di protesta rinunciano a giocare. Il Milan può tuttavia sancire la legittimità del suo successo ripetendo l’exploit nel 1907 con Daniele Angeloni in panchina: questa volta i Diavoli prevalgono nel Girone Finale sul Torino e sull’Andrea Doria.
Nel 1908, a seguito di dibattiti interni riguardo alla necessità o meno di tesserare giocatori stranieri, un’ala della dirigenza si separa dalla società Rossonera e il 9 marzo fonda un nuovo club, chiamato Football Club Internazionale, cosciuta oggi come l’Inter. Il primo derby tra queste due squadre lo vince il Milan prevalendo sulla neo squadra per 3 reti a 2 nel 1909.
Oltre ai trofei già citati, il Diavoli vinsero quasi tutte le competizioni (locali e internazionali) a cui parteciparono, anche quelli non riconosciuti dalla FIGC.

In seguito alla prima Guerra Mondiale però, il club, nonostante la costruzione dello stadio San Siro,  l’apparizione nella seconda edizione in Coppa Italia (successivamente interrotta) nel 1926 e nella prima edizione della Serie A nel 1929, visse un lungo periodo senza successi che è durato decenni (1919-1950).

Negli anni ’50 però, ecco che la squadra Rossonera torna alla ribalta: grazie al tridente svedese formato da Gunnar Gren, Nils Liedholm e Gunnar Nordhal, (quest’ultimo 5 volte capocannoniere e miglior marcatore del club di tutti i tempi) il Milan vince due Coppe Latine, tre Scudetti e raggiunge per la prima volta la Finale della Coppa dei Campioni, persa 3-2 ai supplementari contro il Real Madrid, vincitore delle prime cinque edizioni della competizione. Grande delusione per il club di Milano che, però, durò poco: dagli anni sessanta in poi, infatti, il Milan cominciò a diventare la prima potenza calcistica del calcio italiano diventando la prima squadra italiana a guadagnarsi una “stellina” nel 1979 (10 coppe italiane vinte) e, sopratutto, nel calcio europeo vincendo le prime coppe internazionali (Coppa delle Coppe e Coppa dei Campioni). La serie di vittorie del Milan cresceva in modo esponenziale nonostante le due retrocessioni in Serie B in seguito allo scandalo del Totonero: il Milan venne retrocesso insieme alla Lazio.

Da considerare doveroso ricordare però quello che venne chiamato come “Il Grande Milan“: con l’insediamento alla presidenza di Silvio Berlusconi, dopo una stagione di transizione, nasce il team soprannominato gli Immortali di Arrigo Sacchi, considerato come il più forte di tutti i tempi. Dopo il già citato tridente svedese, ecco arrivare infatti nel periodo 1987-1991 il trio olandese formato da tre veri fenomeni: Van Basten, Gullit e Rijkaard, nel 1988 occuparono tutti e tre il podio per il Pallone D’oro (vinto da Van Basten). Va assolutamente ricordata la straordinaria capacità, grinta e passione che mettevano in ogni partita; così come il team Rossonero  degli Invincibili allenati da Fabio Capello negli anni 1991-1996: un vero incubo per tutti gli avversari.

Inutile continuare a dire che i tempi sono cambiati, che il calcio era più lento, meno fisico, meno tecnico (ecc.. ecc..) i giocatori che hanno fatto la storia del Milan sono coloro che hanno trascinato sulle loro spalle l’intero calcio italiano portandolo molto lontano, e non si tratta di essere fenomeni o meno. Quello che ci hanno insegnato i giocatori del Grande Milan è la passione per il calcio, il divertimento e la professionalità che si allacciano tra loro. Una lezione che potrebbero apprendere gli attuali giocatori del Milan (o di un’altra squadra) dai Rossoneri del passato è quello di non soffermarsi alle apparenze e ai soldi che guadagnano, se in campo non si dimostra la passione per il calcio allora non solo non sono minimamente degni di indossare quella maglia, ma nemmeno di essere chiamati calciatori.




#ChampionsLeague – Atletico Madrid, Saul: “Con il Bayern il goal più bello e importante della mia carriera”

E’ l’uomo del momento e potrà esserlo ancora per un pò, Saul Niguez, esterno offensivo dell’Atletico Madrid che ieri sera ha deciso l’incontro della semifinale di andata di Champions League contro il Bayern Monaco.

Saul ha dichiarato a Marca.com di aver realizzato il goal più bello e importante della sua carriera.

Ecco le sue parole: “Senza dubbio quello col il Bayern è stato il goal più bello e importante che abbia mai realizzato. E’ stato un goal che neanche io so descrivervi bene. Ho iniziato a correre e mi sono reso conto di aver saltato già 2 avversari, una volta arrivato in area avevo solo il pensiero di piazzare la palla sul secondo palo e così è stato, trovando l’angolo perfetto dove Neuer non avrebbe mai potuto farci nulla. Contento per il goal, ma spero che possa servire per arrivare in finale. Ora all’Allianz Arena sarà una battaglia ma siamo pronti “.

 




Inter, Mancini: “Per come eravamo partiti saremmo dovuti essere tra Napoli e Roma in lotta per il secondo posto”

Roberto Mancini, ospite a Premium Sport, ha parlato del momento della sua squadra: “Siamo sulla buona squadra, quando è finito un ciclo ci vuole tempo. E’ grave che la Serie A non abbia quattro squadre in Champions, ma solo tre. Dopo la partita in Coppa Italia contro la Juve l’Inter ha sempre fatto ottime partite. Abbiamo pagato ingenuità ed errori nelle due partite che non avremmo meritato di perdere. Sono errori che facciamo tutti, dall’allenatore ai magazzinieri. Serve solo pazienza, che è la cosa che in Italia manca. Si passa da essere fenomeni a brocchi. Per come eravamo partiti saremmo dovuti essere tra Napoli e Roma, in lotta per il secondo posto. Per questo è anche colpa mia, abbiamo avuto quei mesi di calo. All’inizio cambiavo spesso formazione, poi sono stati sempre gli stessi. Thohir? Lo sento tutte le settimane, ho un buon rapporto. A Manchester il presidente non lo vedevo mai. Chi mi ha stupito? Brozovic è migliorato molto, non credo che in Italia ci siano giocatori che corrano come lui, e lo stesso Kondogbia ha dimostrato di avere potenzialità, cosi come con Perisic che veniva criticato da tutti ora lo vogliono in molti, per questo dico che bisogna avere pazienza.  L’interesse per Yaya Tourè? Difficile parlare adesso di mercato, sicuramente dovremo fare delle scelte e sperare di azzeccarle: lui è un grande giocatore, ma è un giocatore del City. Il calcio è strano: a volte non c’è bisogno di cambiare tanto. Noi abbiamo bisogno perché stiamo ricostruendo, abbiamo bisogno di calciatori che abbiano personalità e tecnica elevate, ma non è facile trovare giocatori bravi e che al tempo stesso non costino tanto”.
Il tecnico dell’Inter si è concentrato sulla Semifinale tra Atletico Madrid e Bayern Monaco: “Simeone e Guardiola? Chi è il più bravo? Entrambi hanno fatto cose straordinarie. Diego è stato mio compagno di squadra alla Lazio e l’ho anche allenato. Per Simeone è più difficile perché nessuno si aspettava che potesse fare così bene. Sono contento se un giorno Diego verrà ad allenare all’Inter, ma ora non possiamo allenare in due. Può arrivare quando andrò via, non so quando succederà”. 
Chiusura finale sulla Nazionale: “Io pronto per la Nazionale? Non capita a tutti di allenarla, non è un traguardo per tutti: il lavoro è diverso però può essere ugualmente bello e piacevole. Quando arriva la chiamata della Nazionale, se c’è la possibilità, penso che uno debba accettare”.




#ChampionsLeague – Atletico Madrid, Simeone: “Partita bellissima. Ora pensiamo al Rayo”

L’allenatore dell’Atletico Madrid, Diego Simeone, alla fine della vittoriosa gara contro il Bayern Monaco ha analizzato l’andamento della stessa dichiarando: “Mi aspettavo una partita del genere. E’ stata bellissima, con due squadre che hanno mentalità differenti. Nel primo tempo abbiamo fatto molto bene, facendo tutto ciò che volevamo. Nella ripresa, invece, è toccato a loro. Ora puntiamo al match di campionato contro il Rayo Vallecano, poi penseremo al ritorno. Sarà una sfida difficile, dove a vincere sarà chi approfitterà meglio degli spazi”. Allargando poi il discorso ad un suo futuro all’Inter ha affermato: “Ripeto ciò che ho detto ieri. Sono qui e sono molto contento, sto bene. Però sono un allenatore giovane ed un giorno andrò via da Madrid. Il calcio italiano? Mi ha insegnato molto, come quello spagnolo e quello argentino. Ho cercato di prendere qualcosa da ogni posto in cui sono stato”.




#ChampionsLeague – Atletico Madrid, Torres: “Simeone chiave della squadra. Milan? Arrivato nel momento sbagliato”

Intervenendo ai microfoni di Premium Sport a proposito della gara di Champions League contro il Bayern Monaco, l’attaccante dell’Atletico Madrid, Fernando Torres, ha dichiarato: “Non possiamo lamentarci di non aver chiuso la partita. Abbiamo giocato bene e soprattutto fatto male ad una delle pretendenti alla vittoria finale. Simeone è la chiave di questa squadra: lui vorrebbe essere uno dei nostri. La condivisione con lui e con i nostri tifosi ci permette di raggiungere questa intensità”. Rispondendo poi ad una domanda sul suo passato al Milan ha aggiunto: “Sono arrivato probabilmente nel momento meno adeguato. Io, però, non sono riuscito a dimostrare quanto valgo. Tornare qui è stata un’occasione speciale”.




#ChampionsLeague – Bayern Monaco, Guardiola: “Abbiamo ancora il ritorno”

Commentando a caldo la gara di Champions League, persa di misura contro l’Atletico Madrid, il tecnico del Bayern Monaco, Pep Guardiola, ha dichiarato: “Il settantacinque per cento del nostro gioco è stato buono. Abbiamo generato molte occasioni contro una squadra forte come l’Atletico Madrid. Il gol di Saul è arrivato a causa del nostro basso tono. Dopo l’1-0 abbiamo creato diversi pericoli e abbiamo sfiorato il gol. C’è ancora la gara di ritorno”.




Atletico Madrid-Bayern Monaco, formazioni ufficiali e radiocronaca

Al Vicente Calderon di Madrid si affrontano, per la seconda semifinale di Champions League, due squadra con una filosofia calcistica completa opposta: l’Atletico Madrid grintoso e battegliero ed il Bayern Monaco con il suo Tiki taka moderno fatto di possesso palla e fisicità. I tedeschi volano spediti verso il successo in Bundesliga, mentre gli iberici sono lottano con Real e Barcellona per conquistare la Liga. Ricordiamo che l’Atletico Madrid ai quarti ha eliminato il Barcellona, mentre i bavaresi hanno fatto fuori il Benfica.

STATISTICHE ATLETICO MADRID-BAYERN MONACO

Un solo precedente storico tra Atletico Madrid e Bayern Monaco: la finale di Coppa dei Campioni 1973/1974 giocata a Bruxelles. Finale molto tesa, decisa ai supplementari prima da un gol del madridista Luis Aragònes al 114′ poi, allo scadere del 120 minuto, Schwarzenbeck riporta la parità costringendo le squadre a giocare il Replay due giorni dopo a causa del pareggio alla fine dei supplementari.
Due giorni dopo si rigiocò la stessa finale: Ateltico Madrid 0 Bayern Monaco 4, le doppiette di Hoeness e Muller fecero conquistare senza dubbi la Coppa Campioni al Bayern Monaco.
Fù la prima volta che una squadra tedesca vinse la Coppa e lo stesso Bayern Monaco vinse anche le due edizioni successive.

FORMAZIONI UFFICIALI ATLETICO MADRID-BAYERN MONACO

Atletico Madrid (4-4-2): Oblak; Juanfran, Giménez, Savic, Filipe Luís; Gabi, Fernández, Saúl Níguez, Koke; Griezmann, Torres. Allenatore: Simeone
Bayern Monaco (4-1-4-1): Neuer; Lahm, Martínez, Alaba, Bernat; Alonso; Coman, Vidal, Thiago Alcântara, Costa; Lewandowski. Allenatore: Guardiola

RADIOCRONACA ATLETICO MADRID-BAYERN MONACO

 




#ChampionsLeague – Bayern Monaco, Thiago Alcantara: “Atletico in Semifinale non per caso”

Thiago Alcantara ha parlato ad As del prossimo impegno del suo Bayern Monaco contro l’Atletico Madrid, match in programma domani per le semifinali di Champions League: “Non è una casualità che l’Atletico sia arrivato in Semifinale di Champions. Sono forti in difesa, ma in linea generale tutta la squadra è molto forte. Arriviamo bene a questa sfida, tutto è ancora aperto e mentalmente siamo pronti a giocare questa grande partita”.