ChampionsLeague – Real Madrid, la conferenza stampa di Zidane, Marcelo e Sergio Ramos (LIVE)

Alla vigilia della finale di Champions League contro la Juventus, alle 19.45, interverranno in conferenza stampa Zinedine Zidane, Marcelo e Sergio Ramos. Seguite la diretta testuale LIVE, per aggiornare la diretta basta premere F5!

Sergio Ramos:

Avete già vinto la finale di Champions, cosa significa quella di domani?

“Sicuramente abbiamo un appuntamento con la storia, dobbiamo dimenticare il palmares di entrambe le squadre e pensare alla gara di domani come se fosse una partita unica. Siamo motivati a scrivere una nuova pagina nella storia del Real Madrid.

Come state?

“Stiamo bene, molto concentrati. Sappiamo cosa ci giochiamo e sappiamo quello che ci giochiamo domani”.

Siete vicini a vincere quattro Champions in quattro anni.

“Ci troviamo in un momento storico molto fruttuoso, vincente. Sono consapevole di questo momento e che per vincere le finali bisogna giocarle. Vincere tre finali su quattro è un risultato meraviglioso, ma le statistiche non significano nulla. Vogliamo confermarci in cima al calcio europeo e cercheremo di farlo domani”.

Avete più sicurezza e consapevolezza rispetto al passato?

“No, credo di no. Tutte e due le squadre partono da zero. Non cambia nulla il fatto che abbiamo vinto il campionato, abbiamo festeggiato giustamente il titolo perché siamo tornati dopo due anni a vincere il titolo. Ci è costato fatica e ovviamente vogliamo vincere anche la partita di domani. Avremo tutte e due il 50% delle possibilità”.

Come sentite questa partita?

“Lavoriamo da tanto tempo con il mister, abbiamo preparato questa partita come le altre. Zidane è una tessera importante nel mosaico del Real Madrid e spero che resti a lungo.

Che cosa ha il Real Madrid per vincere così tanto?

“Non so che cos’abbiamo in più rispetto agli avversari, noi dobbiamo scendere in campo per vincere e per dare qualcosa in più rispetto agli avversari. Siamo dei privilegiati a giocare questa partita, sarebbe una cosa storica il fatto di vincere la seconda finale consecutiva”.

I tanti gol segnati all’ultimo minuto? 

“Negli ultimi anni mi è capitato spesso, ma non dobbiamo pensare al passato. La nostra voglia ci spinge fino alla zona Cesarini, siamo in grado di dare l’ultimo colpo di coda fino a che l’arbitro non fischia la gara, ma speriamo che collettivamente possiamo portare a casa questa Champions

Marcelo: 

Avete già vinto la finale di Champions, cosa significa quella di domani?

“Sicuramente abbiamo un appuntamento con la storia, dobbiamo dimenticare il palmares di entrambe le squadre e pensare alla gara di domani come se fosse una partita unica. Siamo motivati a scrivere una nuova pagina nella storia del Real Madrid.

È stato uno svantaggio non aver giocato gare ufficiali nelle ultime due settimane?

“No, non lo è stato. Abbiamo lavorato bene, sappiamo quello che dobbiamo fare e vedremo come sempre domani come andrà”.

Keylor Navas vi aiuterà?

“Lo scorso anno ha sofferto la presenza di Casillas, quest’anno sarà titolare e spero che ci possa dare una mano in più. Spero che possa restare con noi a lungo.

La parola passa a Zidane:

“Siamo pronti e preparati per questa gara. Abbiamo lavorato molto per arrivare qui, siamo in un buon momento. Dobbiamo disputare questa finale e siamo pronti”.

Real Madrid favorito, Juve in difesa?

“Non c’è pressione, viviamo con questo genere di pressioni da sempre. Sapete cos’è questo club, dicono sempre che siamo i favoriti. Sappiamo che è un’altra finale in piu è una gara secca e puo succeder di tutto. Non siamo noi i favoriti, ci siamo e cercheremo di fare il possible per vincere”.

Sensazioni.

“Se mi avessero detto che avrei vissuto queste esperienze non ci avrei creduto. Me la sto godendo, io e i miei giocatori. E’ un’esperienza spettacolare”.

Parole di Buffon:

“L’importante è dare tutto, nel calcio si sa che può succedere di tutto. Ho perso tanto anche da giocatore, noi e loro faremo la stessa gara. Giocahiamo contro una grande squadra, tutti vogliamo vedere una bella finale e basta”.

Tutti a disposizione. Come si dice di andare in tribuna?

“E’ una bella domanda, è più difficile per me che per loro. Ci sono giocatori a cui non chiederò nessuno di indossare i pantaloncini, potranno sedere piu ma non saranno a disposizione. Fa parte del mio lavoro”.

Che apporto da Cristiano?

“E’ un bravo ragazzo, si preoccupa per gli altri. Cosa importa è cosa fa a livello professionale, vuole sempre di piu, non si accontenta mai. E’ il suo principae contributo alla squadra”.

Partita chiusa domani?

“Conosco bene il metodo Juve, conosco lo stile di gioco. Non è solo questo la Juve”.

Bale?

“Non te lo dico chi gioca. La scorsa settimana dicevo che sono due giocatori che possono anche giocare insieme, sono tutti pronti per la finale. Non solo dal punto di vista mentale ma fisico”. 

Come motiva i suoi giocatori?

“La motivazione si crea all’inizio della stagione, quando arrivi alla fine tutti devono averla. Non cambieremo nulla di quanto fatto fino ad ora”.

Cosa preoccupa di piu della Juve?

“La Juve non è solo difesa, il suo gioco non è solo questo. La Juve ha sempre avuto grandi giocatori e grandi formazioni”.  

TERMINA LA CONFERENZA STAMPA.




ChampionsLeague – Juventus, la conferenza stampa di Allegri, Buffon e Dani Alves (LIVE)

Alla vigilia della finale di Champions League contro il Real Madrid, alle 17.15, interverranno in conferenza stampa Massimiliano Allegri, Gianluigi Buffon e Dani Alves. Seguite la diretta testuale LIVE, per aggiornare la diretta basta premere F5!

Dani Alves:

Come ti sembra giocare una gara con due brasiliani protagonisti nella stessa zona del campo?

“Buona sera a tutti innanzitutto. Sarà una cosa speciale per me giocare una finale con questi grandissimi giocatori, davanti a tutto il mondo. È un onore essere qui, dobbiamo sfruttare questo momento e fare in modo che questa sia per noi una serata speciale”.

Che cos’ha di speciale la Juventus rispetto al Real Madrid?

“Non mi sento speciale per il fatto di essere di nuovo in finale. I momenti sono speciali per il fatto di essere vissuti. Sono soddisfatti perché la vita mi ha dato modo di essere di nuovo qui, per tentare di inseguire un sogno che temevo di non poter più vivere. Vengo qui per vincere. Non penso che la Champions cambi qualcosa nella carriera di Buffon, ma sicuramente gli darebbe qualcosa in più. Voglio vivere ogni momento attraverso il lavoro, l’abnegazione, per realizzare questo sogno bisogna spingere ancora di più, siamo molto vicini a trasformare in realtà questo sogno e a entrare nella storia di questo sport. Sicuramente sarebbe bello fare questo regalo a Buffon, ma anche a me stesso. Dobbiamo cercare di fare tutto il possibile per riuscirci”.

Riesci a dormire prima delle finali?

“Io dormo benissimo come tutti i giorni, quello che consiglio loro è che dormano perché la sera bisogna lavorare sodo. Non sono nessuno per insegnare qualcosa a qualcuno, tanto meno a persone di grande esperienza nel calcio come i miei compagni di squadra, persone che hanno vinto trofei importanti nella loro vita. Io sono un eterno apprendista, sono un principiante, cerco di imparare tanto dai miei colleghi.Credo che questa sia la forza del nostro gruppo. Condividiamo le nostre esperienze, il nostro vissuto e questo ci ha convinti che esiste solo una strada da percorrere, mettere in comune le nostre forze per portare a casa il risultato. Siamo una squadra che ha come maggior dote la forza collettiva, di squadra. Deve essere maggiore di quella dell’avversario, è questa la nostra maggiore chance di portare a casa la vittoria”.

Hai appena detto che sei un apprendista, ma nella tua carriera hai vinto tantissimo. Se vinci domani sarai l’unico giocatore della storia ad aver vinto tre triplette.

“Sono cose che servono per le statistiche, quando si analizzano le traiettorie e le statistiche delle carriere, ma per me non serve molto pensarci. È importante fare qualcosa di nuovo ogni giorno, io non penso a queste cose, se vinco domani non penserò che sono un giocatore che ha vinto tre Triplete. Il nostro obiettivo è più grande di tutto questo. Non sono una persona che vive pensando a se stessa. Se le persone che mi stanno vicine stanno bene, sto bene anche io. Conta la squadra e conta essere all’altezza del livello dei miei compagni, che loro stiano sempre meglio e che siano più bravi. Questa è la sfida principale della mia vita. Io ho accettato per questo la sfida di venire a giocare nella Juve e di entrare in una squadra di grandi professionisti. Non bisogna pensare a queste cose per non avere gli incubi. Sogniamo e poi in campo facciamo quello che serve per portare a casa il risultato. Dobbiamo giocare per vincere e per festeggiare con i tifosi, rispettiamo l’avversario per la sua storia, ma senza paura”.

Cosa hai portato a questa squadra a livello d’esperienza?

“Tutte le domande sono focalizzate sull’età, ma noi siamo dei giovanotti e non siamo focalizzati sull’età. Dobbiamo affrontare questo momento con allegria, non dobbiamo sentire troppo la pressione. Non si vince con la foga, ma con altre qualità, sappiamo che è una partita speciale ma non dobbiamo cambiare il nostro atteggiamento che ci ha portato qui a Cardiff. Dobbiamo lottare, mantenere la maglietta sudata al massimo, sarebbe il coronamento di un grande sforzo durato un anno intero. Dobbiamo fare le cose bene come squadra, l’unica motivazione extra è quella del presidente, che sarebbe felice di sfilare con la Coppa. Questo sarebbe un motivo extra, speriamo di portarla a casa per lui e che possa sfilare con un cavallino rosso”.

Buffon:

Sentite la spinta dei tifosi?

“Sì, si sente e si percepisce questa spinta e questo entusiasmo. Deve essere un ingrediente in più per far sì che nei momenti di sofferenza si possa trovare energie sconosciute per poter controbattere e resistere alla foga del Real e alle difficoltà della partita”.

Cosa proveresti a essere il giocatore più anziano a vincere la Champions?

“Mi provocherebbe gioia immensa perché quando arrivi a questo punto sai perfettamente perché ci sei arrivato e cosa ci hai dovuto mettere. Non c’è niente dei meglio nella vita che ricevere una gratificazione dopo averlo sudato. E non c’è niente di meglio di poterlo condividere con i compagni e con il gruppo di lavoro che ha fatto sì – quanto e più di te – che la squadra potesse essere a questo punto”.

Domanda per Buffon: hai studiato i movimenti di Cristiano Ronaldo?

“CR7 è uno sportivo da prendere come esempio per tutti, per il calcio e per lo sport in generale. Ma dico anche che a 39 anni pensavo di non avere più niente da imparare sotto l’aspetto emozionale e degli insegnamenti, invece devo essere sincero, quest’anno parlando con Dani ho imparato un sacco e non mi capitava da tanto tempo. Mi ha fatto piacere e mi ha motivato vedere giocatori che riescono a vincere spesso e a non essere mai sazi. Bisogna anche avere l’umiltà per apprendere ciò che un collega ha da darti”.

Differenze rispetto alla finale di Berlino?

“Le vigilie di queste gare sono tutte uguali, simili, ti provocano gli stessi sentimenti di grande concentrazione, una moderata paura, un moderato rispetto per gli avversari ma anche grande consapevolezza di quello che siamo noi. Che deve essere poi l’arma che ci fa affrontare la gara nel modo migliore.

Avevi chiesto a Dani Alves di aiutarti a vincere la Champions.

“Sì, è vero, gli avevo scritto un messaggio del genere e lui mi aveva detto che me lo avrebbe spiegato. Per me lui è stato una rivelazione non solo come calciatore, ma soprattutto per il dietro le quinte, che secondo me è molto più importante dello spettacolo che si vede in campo. La fiducia c’è, ma con la giusta dose di umiltà. Giochiamo con una squadra che ha un certo tipo di feeling con le finali vinte, noi con quelle perse. Ed è vero che gli estremi si toccano per cambiare le sorti della storia”.

La sfida di domani sarà tra te e CR7 per il Pallone d’Oro?

“Io penso che siano dei paragoni che servono a stimolare le fantasie di tutti e alla stampa a fare degli articoli belli e apprezzati. Io non ho la sfacciataggine, la sicumera di pensare una cosa simile. Facciamo ruoli troppo diversi, io posso solo difendermi e lui può solo attaccare. Lui può determinare molto di più, il fatto che se ne parli non va a intaccare il mio equilibrio anche se fa piacere che se ne parli. Il Pallone d’Oro è una cosa gratificante, ma secondaria. Conta per noi soltanto vincere domani, il resto non mi sfiora”.

Può essere un duello tra i due portieri?

“Portiere contro portiere può essere sicuramente una sfida meno impari. Navas ha vinto più Coppe dei Campioni di me, è un giocatore che dal Mondiale 2014 sta facendo delle cose straordinarie e si è confermato al Real Madrid. Una stagione buona può capitare a tutti, confermarsi invece capita a pochi”.

Il tetto chiuso cambia qualcosa?

“Se c’è un tetto è giusto anche poterlo chiudere. Ho già giocato ad Amsterdam con il tetto chiuso e nel Mondiale 2002 in Giappone, non c’è grande differenza. Se tutto ciò serve a preservare il terreno e lo spettacolo, allora va bene così”.

Credi che questa sarà la tua ultima serata di questo tipo?

“Sicuramente le emozioni che posso provare io saranno diverse rispetto ai più giovani tipo Dani che l’ha già vinta e ha davanti 4-5 anni di calcio. Io questo tipo di possibilità la escludo, sarà una partita molto più speciale per me e intendo affrontarla e giocarla senza avere alcun tipo di rimpianto. Questo è il mio imperativo per questa gara e spero di poterci riuscire. Siamo una squadra e un gruppo compatto, fondato sull’altruismo, e so che una mia prestazione sopra le righe potrebbe aiutare la squadra”.

Qual è l’approccio migliore per questa sfida?

“Per rimanere abbastanza sereni c’è un gioco di equilibrio che ognuno di noi si induce. Quando prende il sopravvento l’ansia ognuno di noi per riequilibrare la situazione mette sul piatto quello che sei e quello che sai fare, così ti rassereni. Questo è il modo migliore che conosco per affrontare queste gare. Ronaldo e Benzema non me li sogno, oltre loro dovrei sognarne anche altri che potrebbero farci male. Sono così tanti che una notte non basterebbe”.

Cosa prova a giocare contro Zidane?

“Tutto questo fa parte di un insieme di esperienze che quando giochi a calcio puoi fare, soprattutto quando hai avuto la fortuna di giocare con o contro grandi campioni. La fase finale può anche essere quella di fare l’allenatore, il fatto che lo stia ritrovando da avversario e da allenatore non mi sorprende: il pedigree che aveva da giocatore lo ha mantenuto da giocatore. Credo che non sempre abbia vinto nella vita e mi auguro che questo possa accadere domani, non rovinerebbe una carriera fantastica come la sua sia da allenatore che da giocatore”.

Il Pallone d’oro è secondario, ma quanto è importante in questo momento in cui stai facendo dei bilanci? “Nel calcio non c’è nulla di peggiore della noia. Quando si pensa a questo trofeo non si può non pensare a Messi e Cristiano Ronaldo. Il supporto che posso avere dalle persone è che chiunque abbia fatto sport può capire che a 39 anni difficilmente avrò altre opportunità e molti si immedesimano nella mia storia. Ho ricevuto più di quanto ho fatto, sarebbe sicuramente un finale perfetto. Alla gente piace emozionarsi e piacciono le favole”.

 La parola passa a Massimiliano Allegri:

Come si rapporta alla situazione familiare che si vive alla Juve e come affronta la partita di domani?

“Siamo consapevoli di quello che abbiamo fatto e di quello che abbiamo costruito. Domani dobbiamo mettere in campo qualcosa che loro non hanno”. 

Sulla formazione, in base a che cosa hai scelto per la fascia destra? 

“Non ho ancora scelto, la partita è lunga e potrebbero esserci anche i supplementari. La panchina può risultare determinante in sfide come questa”. 

Cosa ne pensa di Keylor Navas? 

“E’ un giocatore importante, che ha dimostrato di poter giocare nel Real Madrid per tanti anni”. 

Si può dire che la Juventus è arrivata al top a questa partita?

“E’ arrivata bene, ma domani bisogna avere la convinzione di portare a casa la coppa”.

Si sfidano un grande attacco e una grande difesa. Cosa significa?

“Le statistiche non contano nulla, domani si dovrà giocare bene tatticamente e tecnicamente, e farlo meglio del Real Madrid”.

Ha lavorato molto sull’aspetto psicologico in vista della partita?

“La Juventus ha giocato 8 finali, quando le giochi le puoi perdere, non c’è da lavorare sull’aspetto psicologico”. 

Contromisure per Isco e Bale?

“Bale ha grande velocità, Isco è più imprevedibile, ma con lui il Real è più debole in fase difensiva”.

Sarà una prova importante per Dybala?

“Paulo è cresciuto molto dal punto di vista caratteriale, domani non subirà alcuna pressione. Domani bisogna giocarla, non pensare a quello che è successo nel passato. E’ molto semplice”. 

La fame di Mandzukic sarà una chiave della partita? 

“Siamo arrivati nel posto giusto al momento giusto, tutta la squadra ha la cattiveria giusta per portare a casa la partita, pur rispettando molto il Real Madrid”. 

 Cosa aggiunge Alex Sandro alla squadra?

“E’ un giocatore straordinario, che è migliorato molto nell’ultimo periodo. Con Marcelo è il terzino sinistro più forte del mondo”. 

E’ vero che ci credete di più rispetto al 2015?

“Nel 2015 siamo arrivati in finale in maniera un po’ inaspettata, ma anche l’anno scorso avevamo fatto una bella Champions. La Juventus è cresciuta molto nel modo di interpretare le partite, e di questo sono molto contento”. 

Dybala può avvicinarsi ai livelli di Ronaldo e Messi?

“La finale può essere un buon viatico per lui, ma la squadra deve vincere. La squadra in settimana si è allenata in totale serenità, per il resto abbiamo fatto trascorrere la settimana allenandoci, come non accadeva da tempo. Domani i ragazzi faranno una grande prestazione da gruppo, e dovranno essere bravi a sacrificarsi quando il momento sarà favorevole al Real”. 

Finisce la conferenza stampa.




Juventus-Real Madrid, sfida tra centravanti: Higuain e Benzema alla pari

Siamo alle porte della finale di Champions League, che si giocherà sabato 3 giugno a Cardiff. Dopo aver paragonato i centrali difensivi (Bonucci e Sergio Ramos) e le due stelle del centrocampo (Pjanic e Modric), chiudiamo il nostro avvicinamento mettendo a confronto la stagione di Gonzalo Higuain e di Karim Benzema.

higuain.golIl francese ha disputato una partita in più rispetto all’attaccante bianconero (12 a 11) ma nonostante questo i due giocatori vantano lo stesso numero di reti (5). Benzema ha uno score migliore per quanto riguarda i goal di testa (3 a 0) e anche nella precisione tiri è nettamente in vantaggio (62% a 48%). Higuain, invece, ha realizzato i suoi cinque goal dentro l’area di rigore, dimostrando di saper segnare sia con il destro (3 reti) sia con il sinistro (2 reti). Per quanto riguarda il rapporto minuti giocati/reti effettuate è davanti Benzema con un goal ogni 175′ contro i 190′ di Higuain.

BenzemaEntrambi i giocatori partecipano molto alla manovra della squadra: l’attaccante francese in questa edizione della Champions League ha completato 352 passaggi (83% di precisione) mentre il suo rivale argentino è fermo a 233 (80% di precisione). I due attaccanti collaborano anche in fase di non possesso; Higuain effettua più contrasti rispetto a Benzema (113 a 83) ma la percentuale dei contrasti e dei contrasti aerei vinti è la stessa (35% per entrambi i giocatori). Infine, l’attaccante bianconero subisce più falli rispetto alla punta delle Merengues (10 a 5) ed è più “cattivo”, avendo commesso 13 falli rispetto ai 4 del suo collega.

In questa edizione della Champions League sia Benzema sia Higuain hanno dimostrato le loro capacità sotto porta e ora dovranno completare l’opera nella partita più importante, la finale. Cardiff chiama, Higuain e Benzema devono rispondere.

 

 




Juventus-Real Madrid, centrocampisti a confronto: Pjanic tuttofare, Modric imprescindibile

A 2 giorni dalla finale di Champions League, continuano i nostri testa a testa tra Juventus e Real Madrid. Ieri è stata la volta di Leonardo Bonucci e Sergio Ramos, oggi tocca a Miralem Pjanic e Luka Modric.

Pjanic

Miralem Pjanic, alla prima stagione in maglia Juventus.

Il bosniaco ha giocato una partita in più del regista dei Blancos (11 a 10) e vanta un maggiore score (1 rete a 0). Anche gli assist sono a suo favore  (3 a 0). Modric effettua più passaggi del rivale (683 a 545) ed ha una maggior precisione (89% a 84%); il croato è il perno del gioco di mister Zidane e non a caso tocca 86 palloni di media a partita, molti di più dei 77 di Pjanic.

A vantaggio del calciatore del Real Madrid anche il numero di dribbling riusciti (26 a 4) e quello dei palloni intercettati (26 a 16). Il bianconero, però, è più preciso nelle conclusioni verso la porta avversaria, e non di poco (64% a 13%).

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Luka Modric, il perno del Real Madrid di Zidane.

In favore del calciatore della Juventus anche la percentuale di contrasti aerei vinti (60% a 50%), il numero di scivolate effettuate (25 a 10) e la riuscita di quest’ultime (72% a 60%), che ci dimostrano di come Pjanic svolga con grande impegno, ed efficienza, anche la fase difensiva, e non a caso anche il numero di falli commessi è maggiore (14 a 8), anche se è il madridista ad essersi beccato più cartellini gialli (2 a 1).  Modric, dal canto suo, subisce decisamente più falli (19 a 9) ed ha una miglior riuscita nei contrasti (57% a 47%).

Difficile dire chi sia il migliore, anche se le qualità e la storia sono dalla parte del croato del Real Madrid, anche se va reso merito a Pjanic di essere un regista 2.0 (se cosi vogliamo chiamarlo), in grado di evolvere il suo gioco su entrambi i lati del campo. In conclusione potremmo dire che Modric è il calciatore ideale per una squadra che fa del palleggio e dei fraseggi corti le sue armi migliori; il bosniaco, invece, è più adatto ad essere ad un club in grado di sfruttare gli inserimenti centrali da dietro ma che riesce a ripiegare rapidamente in fase di non possesso, affidandosi talvolta ad un pressing alto, di cui il calciatore della Juventus è maestro.




Juventus-Real Madrid, sfida tra centrali: Bonucci super, Sergio Ramos fuoriclasse

Ormai ci siamo, tre giorni alla super sfida di Cardiff tra Juventus e Real Madrid. In vista della finale di Champions League inizia anche il nostro avvicinamento alla gara, partiremo dal paragonare le prestazioni dei due difensori centrali: Leonardo Bonucci per i bianconeri e Sergio Ramos per i Blancos.

Entrambi i giocatori hanno saltato solamenteSergio Ramos una gara di questa Champions League, collezionando 10 presenze. Il capitano del Real Madrid, rispetto a Bonucci, è davanti nei contrasti (83 a 54) e nei contrasti riusciti (54 a 30). Anche le percentuali dei contrasti vinti vedono Bonucci leggermente dietro Sergio Ramos: 65% a 56% e 66% a 47% (contrasti vinti aerei) in favore dello spagnolo. Il centrale Merengues è davanti anche per quanto riguarda le scivolate (21 a 16) e per i palloni intercettati a partita (23 a 19).

bonucci-2017Sergio Ramos ha commesso più falli (8 a 5) ma ne ha subiti di più (8 a 6) mentre i due centrali hanno preso lo stesso numeri di cartellini gialli (3). Inoltre, per due difensori di questo calibro, è importante prendere in considerazione anche la fase di possesso. Bonucci, un secondo registra oltre Pjanic per Allegri, è leggermente davanti rispetto al suo rivale spagnolo nei passaggi realizzati (638 a 628), nei palloni toccati a partita (77 a 75) ma perde qualcosa nella precisione (88% a 86%). Infine entrambi i difensori hanno segnato un goal in questa edizione della Champions League.

In conclusione possiamo dire che Sergio Ramos ha numeri maggiori per quanto riguarda la fase difensiva mentre, per quanto riguarda la fase di possesso, i numeri con il suo collega bianconero si equivalgono. Sarà, quindi, una partita che passerà molto dalle loro parti, la Juventus in questa edizione della Champions League ha subito solamente 3 reti mentre il Real Madrid è riuscito a tenere la porta inviolata in una sola gara, nella semifinale d’andata contro l’Atletico Madrid.




Juventus, C. Ronaldo avvisa: “Vogliamo vincere per fare la storia”

A pochi giorni dalla finale di Champions League, il fenomeno del Real Madrid Cristiano Ronaldo manda un messaggio forte e chiaro alla Juventus. Ecco le sue parole rilasciate a Real Madrid Tv: “Sto molto bene, sono un po’ raffreddato ma meglio di una lesione… A livello fisico mi sento meglio rispetto alle stagioni precedenti, forse perché ho giocato un po’ meno. Questo lo devo ad una gestione intelligente di Zizou e dei miei compagni. Sensazioni a pochi giorni dalla finale? Quando uno pensa troppo non è un bene. Cerco di rilassarmi, di non pensare al calcio e di stare con la mia famiglia. Come si vince una finale? Segnando e cercando di soffrire il meno possibile. Siamo in un bel momento, dobbiamo sfruttarlo. Vincerela Liga ci ha dato tranquillità, ora vogliamo fare la storia con la seconda Champions consecutiva. Umiltà in vista della finale? E’ una parola con un significato ampio. Troppa umiltà non è buona. Dovremo dimostrare il nostro carattere, dimostrare di essere la squadra migliore e soprattutto di essere più forti di loro. Loro sono una grande squadra”.

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Juventus, servono tre punte e Dani Alves per battere il Real Madrid!

Il 3 giugno andrà in scena la finale di Champions League fra Juventus e Real Madrid. I bianconeri, dopo aver archiviato le pratiche Scudetto e Coppa Italia, cercheranno di vincere la terza coppa della loro storia, a ventuno anni di distanza dall’ultima. Una ragione per essere ottimisti è il fatto che la Juve, al contrario di due anni fa contro il Barcellona, non scenderà in campo da sfavorita. E la squadra favorita, o che per lo meno non è quella meno forte, ha il diritto e il dovere di non snaturare il proprio modo di giocare solo per la “paura” dell’avversario; ecco perché Allegri, se volesse giocare con quattro punte come spesso fa, non dovrebbe ripensarci solo in virtù del grandissimo valore della squadra di Zidane. Ma c’è anche l’opzione Dani Alves alto a destra.

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Dani Alves e Dybala esultano dopo il goal del vantaggio contro la Lazio, in finale di Coppa Italia.

La squadra di Buffon e compagni farà, probabilmente, una partita più difensiva rispetto agli avversari che per natura attaccano sempre; i Blancos, inoltre, qualcosa in difesa spesso la concedono. Anche per questo, la Juve dovrà prima di tutto fare una partita perfetta nella fase di contenimento: non per eccessiva prudenza, non per complessi d’inferiorità, ma solo per caratteristiche tecniche, tattiche e per filosofia di gioco. E magari, questo glielo concediamo, anche per la giusta considerazione di Cristiano Ronaldo. In contropiede, poi, la Juve potrà fare veramente male. Torniamo, dunque, a Dani Alves: chi meglio di lui, visto il periodo di forma, potrebbe sfruttare i varchi che Marcelo, terzino sinistro del Real, verosimilmente lascerà? Senza contare il fatto che il brasiliano, Marcelo, lo conosce veramente bene; sono stati ex avversari nel Clasico ma anche compagni di squadra nella nazionale verde e oro.

Se poi le cose dovessero complicarsi e se la Juve dovesse andare sotto nel punteggio, a quel punto, si farebbe sempre in tempo ad aumentare il peso offensivo con Cuadrado, giocando così con quattro attaccanti puri. La velocità del colombiano potrebbe mettere in difficoltà la difesa del Real. Ma rinunciare a Dani Alves sembra impossibile: è un uomo di esperienza che ha già vinto più volte la Champions, conosce l’avversario ed è in uno dei momenti più brillanti della propria carriera. Certo, potrebbe giocare come terzino, ma in quel caso la squadra rischierebbe di perdere qualcosa nella compattezza difensiva. Giocando qualche metro più avanti, è già stato decisivo in finale di Coppa Italia contro la Lazio.

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Massimiliano Allegri è il vero protagonista di questa Juventus. L’esito della finale dipenderà soprattutto dalle sue scelte.

Come terzino destro, il profilo adatto potrebbe anche essere quello di Andrea Barzagli, che non ha giocato nel match scudetto contro il Crotone. Ma non è da escludere che Allegri possa andare in campo con una difesa a tre; in quel caso, a maggior ragione ci sarebbe spazio per il difensore toscano. Che sia una difesa a tre o a quattro, in entrambi i casi la scelta giusta sembra quella di schierare tre punte, che sarebbero Dybala, Mandzukic e Higuain. Dani Alves a destra, che sia in un centrocampo a quattro o più alto in un 4-2-3-1, dovrà essere un fattore determinante. E al momento, insieme a Dybala, è il migliore nel mettere Higuain nelle condizioni di segnare.

A centrocampo, Khedira dovrà aiutare i difensori a contenere Ronaldo, Benzema, gli inserimenti di Kroos e la fantasia di Modric. Servirà anche l’apporto di Pjanic, il quale dovrà anche occuparsi di creare gioco: davanti alla difesa, la sua qualità nel palleggio sarà necessaria per sbrogliare le situazioni più difficili ed uscire palla al piede con qualità. A sinistra non potrà che giocare il solito Alex Sandro.

Alla Juventus servirà una partita perfetta, ma per il Real varrà lo stesso; una partita perfetta che permetterebbe a entrambe le squadre di fare il definitivo salto di qualità in una stagione fantastica. Possiamo dirlo con certezza: non ci potrebbe essere una finale più bella.

 




Lipsia o Salisburgo? Champions League a rischio: colpa della Red Bull

Lipsia o Salisburgo? Quale delle due squadre potrà partecipare alla prossima edizione della Champions League? Dopo mesi di voci, con la vittoria del Salisburgo nella Bundesliga austriaca, il problema è diventato reale e la UEFA ha aperto un’inchiesta per fare chiarezza sulla vicenda.

Andiamo con ordine, il problema nasce dall’articolo 15, che recita: “Per assicurare l’integrità delle competizioni Uefa nessuna entità individuale o legale può avere il controllo di più di un club partecipante”. Salisburgo e Lipsia, infatti, sono strettamente legate alla Red Bull, cosa che non è permessa. Come si comporterà quindi la UEFA? Regolamento alla mano potrebbe essere consentito solo ad una squadra di partecipare alla prossima edizione della Champions League e, teoricamente, la prescelta dovrebbe essere il Salisburgo, che ha terminato il proprio campionato in una posizione più alta di classifica. Se così fosse sarebbe una scelta paradossale: è vero che gli uomini di Óscar García Junyent hanno vinto il campionato ma, prima di accedere al tabellone della vecchia Coppa dei Campioni, dovranno passare per i preliminari. Discorso diverso invece per il Lipsia, i tedeschi infatti sono secondi in campionato, dietro all’imbattibile Bayern Monaco di Carlo Ancellotti, ed hanno ottenuto l’accesso diretto ai gironi.

salisburgo
Buon senso o escamotage?

Partiamo dal presupposto che alla fine difficilmente una delle due squadre verrà estromessa. Se alla fine prevalesse il buon senso? Si potrebbe introdurre una regola ad hoc che non permetta a due squadre con lo stesso presidente di essere sorteggiate nello stesso girone, uguale a quella che non permette a due squadre della stessa nazione di sfidarsi fino ai quarti di finale. Certamente i due club potrebbero scontrarsi dagli ottavi in poi e allora si potrebbe riproporre il problema iniziale. Però in una eventuale sfida ad eliminazione diretta una delle due squadre verrebbe ovviamente eliminata e il rischio di qualche combine sarebbe minino. Tuttavia viste le difficoltà molto probabilmente la Red Bull ricorrerà ad un escamotage già individuato da qualche mese. La nota società è proprietaria del Lipsia mentre figura “solamente” come sponsor principale del Salisburgo. A salvare la situazione saranno proprio le trattative intercorse tra i due club negli ultimi: Peter Gulacsi, Naby Keita, Stefan Ilsanker, Marcel Sabitzer, Bernardo e Dayot Upamecano hanno lasciato l’Austria per trasferirsi in Germania. Proprio queste cessioni salveranno la situazione, grazie agli acquisti del Lipsia, meno del 30% degli introiti del Salisburgo dipende direttamente dal suo sponsor principale.

lipsia

Una situazione chiaramente complessa, da prendere in considerazione non tanto per il conflitto di interessi tra Lipsia e Salisburgo (9 volte su 9 eliminato ai preliminari) quanto per quelli che verranno in futuro. Tra emiri arabi e ricchissimi imprenditori orientali, molte squadre potrebbero finire sotto lo stessa proprietà (Es: Suning o Udinese e Watford dei Pozzo). Servirà quindi una regola precisa che vieti il conflitto di interessi, un caso zero da analizzare subito in maniera approfondita per evitare problemi futuri.




Juventus-Real Madrid, ecco i 5 campioni che hanno fatto la storia di entrambi i club!

Due tra le squadre più prestigiose della storia del calcio stanno per affrontarsi nella più importante e sentita delle finali. Due club che hanno fatto la storia, che vantano due bacheche scintillanti di trofei e almanacchi colmi di nomi altisonanti.

Pochissimi giocatori – si potrebbero contare sulle dita delle mani – possono dire di aver vestito le casacche sia del Real Madrid sia della Juventus; ancora di meno sono i privilegiati, gli eletti di Eupalla, che possono dire di aver fatto la storia di ambedue i club.
Ecco i 5 più grandi calciatori nella storia delle due squadre.

Luis Del Sol, 55 presenze e 22 gol con il Real nella Liga e 228 presenze e 28 gol con la Juve in Serie A. Fonte: tifosibianconeri.com

Luis Del Sol (82 anni) 55 presenze e 22 gol con il Real nella Liga e 228 presenze e 28 gol con la Juve in Serie A. Fonte: tifosibianconeri.com

Il primo in ordine cronologico fu lo spagnolo Luis del Sol, centrocampista che vestì la maglia del Real Madri per 3 stagioni e che, dopo le belle prove al Mondiale cileno del 1962, venne acquistato dalla Juve per la cifra di trecentocinquanta milioni di lire, divenendo il primo spagnolo nella storia del club bianconero. Giocatore completo e poliedrico, capace di giocare sia come regista sia come mezzala, vinse due scudetti e la Coppa dei Campioni del 1960 con il Real Madrid; passò alla Juve proprio dopo aver segnato un gol nel 3-1 dello spareggio dei quarti di finale di Coppa dei Campioni ’62 tra merengues e bianconeri e con la casacca del club di Torino vinse 1 scudetto e 1 Coppa Italia in 8 anni, disputando 228 gare in Serie A (più altre 50 nella successiva parentesi con la Roma) e laureandosi campione d’Europa con la Spagna nel periodo di militanza in bianconero.

 

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Michael Laudrup (53) 102 presenze in Serie A con la Juve e 62 presenze nella Liga con il Real Madrid. Fonte: storiedicalcio.altervista.org

Michael Laudrup, forse il più grande giocatore nella storia della Danimarca, divenne il calciatore scandinavo più pagato fino ad allora quando nel 1983 passò dal Brondby alla Juve per un milione di dollari statunitensi. All’epoca, avendo già in rosa Platini e Boniek, la società bianconera non poteva tesserare un altro giocatore straniero e lo passò in prestito alla Lazio; dopo la parentesi biancoceleste, disputò 4 stagioni con la Juve vincendo la Coppa Intercontinentale del 1985 e lo scudetto del 1986. Nel 1989 passò al Barcelona, con cui vinse i trofei più importanti (4 scudetti e 1 Coppa dei Campioni), e nel 1994 si accasò al Real Madrid riuscendo nella mirabolante impresa di vincere 5 scudetti di fila nella Liga, 4 con i blaugrana e 1 con i blancos. Durante la militanza con le merengues conquistò anche la Confederations Cup del 1995 con la Nazionale Danese.

 

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Fabio Cannavaro (44) 128 presenze con la Juve e 118 con il Real Madrid

Fabio Cannavaro non ha certo bisogno di presentazioni; colonna della Juve di Capello, la Juve di Calciopoli vincitrice di due titoli revocati e poi retrocessa, dopo il trionfo azzurro ai Mondiali del 2006 preferì trasferirsi nella Liga piuttosto che vivere il parziale oblio della B. Acquistato per la simbolica nonché irrisoria cifra di 7 mln dal Real Madrid, vinse 2 scudetti in 3 stagioni con il blancos, oltre al Pallone d’Oro nell’inverno 2006. Tornato alla Juve nel 2009 visse il suo canto del cigno prima che il club torinese tornasse ai fasti di un tempo.

 

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Gonzalo Higuain (29), 32 gol con la Juve in questa stagione

 

In tempi contemporanei, la figura di maggior spicco è indubbiamente quella di Gonzalo Higuain, protagonista grandemente atteso nella imminente finale. Giunto in Europa alla corte delle merengues, ha vestito per ben 7 anni la divisa del Real giocando 264 partite e segnando 121 gol, vincendo 3 scudetti e 1 Coppa del Re ma fallendo sempre l’appuntamento con l’Europa; appuntamento mai vicino come adesso, ora che gioca nella Juve.

 

Ultimo in questo breve elenco, ma primo per qualità e importanza storica, c’è l’attuale allenatore del Real Madrid: Zinedine Zidane.

Con camiseta blanca Zizou ha collezionato 115 presenze e 37 goal

Zinedine Zidane (45) 212 presenze e 31 gol con la Juve e 231 presenze e 49 gol con il Real Madrid

L’ex nazionale francese ha collezionato oltre 150 presenze con ambedue le squadre, vincendo 2 scudetti, 1 supercoppa UEFA e 1 Intercontinentale con la Juve ma fallendo due volte l’appuntamento con la finale di Champions poi vinta con il Real Madrid in finale contro il Leverkusen dove mise il suo indelebile sigillo con il leggendario sinistro al volo che valse la vittoria del trofeo.




ChampionsLeague – Juventus, ancora il Real Madrid: i precedenti

Ora è ufficiale, il 3 giugno la Juventus e il Real Madrid si sfideranno in finale di Champions League. In attesa della gara che si disputerà a Cardiff riviviamo le partite più importanti degli ultimi anni.

1. Finale Champions 1998: Juventus – Real Madrid 0 -1 (67′ Mijatović)

La Juventus di Marcello Lippi, ad Amsterdam, si gioca l’ultimo anno della competizione contro i Blancos di Raul, Morientes e Mijatović. Proprio un goal dell’attaccante montenegrino, in fuorigioco, decide la partita e regala la vittoria alla squadra di Jupp Heynckes, che battono i  bianconeri alla terza finale consecutiva.

2. Semifinali Champions League 2003: Real Madrid – Juventus 2 – 1 (23′ Ronaldo, 45′ Trezeguet, 73′ Roberto Carlos); Juventus – Real Madrid 3 -1 (12′ Trezeguet, 43′ Del Piero, 73′ Nedved, 89′ Zidane) 

Partiamo dalla gara del Santiago Bernabéu, aperta dalla rete di Ronaldo e pareggiata, sul finire del primo tempo, dal fondamentale goal in trasferta di David Trezeguet. Nella seconda frazione di gioco le Merengues, grazie al goal di Roberto Carlos, tornano in vantaggio e si aggiudicano il primo round del doppio confronto.

A Torino, 8 giorni dopo, la Juventus è chiamata all’impresa per ribaltare il risultato dell’andata e staccare il pass per Manchester. La partita per gli uomini di Lippi si apre nel migliore dei modi: al 12′ Trezeguet trova il goal del vantaggio, al 43′ Del Piero, grazie ad una grande giocata personale, trova la rete del raddoppio. Nel secondo tempo la partita si decide nel giro di pochi minuti, al 67′ Gianluigi Buffon respinge il calcio di rigore di Luis Figo, salvando il risultato. Cinque minuti dopo Pavel Nedved in contropiede, su lancio perfetto di Gianluca Zambrotta, trova il goal del 3 a 0. Negli ultimi istanti di gara Zidane realizza l’ininfluente 3 a 1, che serve solo ad aumentare i rimpianti per il rigore sbagliato dal suo compagno portoghese.

3. Semifinali Champions League 2015: Juventus – Real Madrid 2 – 1 (8′ Morata, 27′ Ronaldo, 58′ Tevez); Real Madrid – Juventus 1 – 1 (23′ Ronaldo, 57′ Morata)

Siamo arrivati alla sfida di due stagioni fa, la squadra di Massimiliano Allegri gioca in casa la gara di andata, riuscendo a piegare il Real Madrid grazie alle reti del “canterano” Alvaro Morata e di Carlos Tevez. Il momentaneo pareggio per gli uomini di Carlo Ancelotti, nel primo tempo, porta la firma del solito Cristiano Ronaldo, bravo a concludere una splendida azione del Real iniziata da James Rodriguez e Carvajal.

La settimana successiva al Santiago Bernabeu i bianconeri devono mantenere il vantaggio dell’andata ma la partita si complica per il fallo da rigore di Chiellini su James Rodriguez e la successiva realizzazione dagli undici metri di Cristiano Ronaldo. Come all’andata sale in cattedra Alvaro Morata, al primo anno in bianconero, che punisce nuovamente la sua (momentanea) ex squadra. Dagli sviluppi di un calcio di punizione, il numero 9 bianconero è bravo a stoppare palla e battere Casillas da pochi metri. Un goal fondamentale, per l’1 a 1 finale, che qualifica i bianconeri per l’ultimo atto della Champions League 2015 contro il Barcellona.

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