In cosa consiste la terza competizione europea

Adesso è ufficiale. A partire dal 2021 una nuova competizione europea per club verrà introdotta per coinvolgere i club che non hanno la possibilità di partecipare a Champions League ed Europa League. La conferma è arrivata  dal Comitato esecutivo dell’UEFA, riunito a Dublino in occasione dei sorteggi per gli Europei del 2020.

Andiamo però ad analizzare i dettagli della nuova Coppa:
– Il nome del torneo sarà #UEL2.
– La sua struttura sarà la medesima delle altre coppe europeee già esistenti, con 32 squadre suddivise in otto gruppi da quattro. Dopo la fase a gironi seguiranno ottavi, quarti, semifinali e finale. Un ulteriore turno sarà giocato prima degli ottavi tra le seconde squadre dei gruppi e le terze classificate nei gironi di #EuropaLeague.
– In totale ci saranno 141 partite spalmate in 15 settimane. Si giocherà il giovedì, con qualche match in programma alle 16:30.
– La vincitrice della nuova competizione potrà partecipare di diritto alla successiva edizione di Europa League.

Il presidente della #Uefa, Aleksander #Ceferin, ha commentato così l’annuncio della nuova Coppa: “La nuova competizione Uefa per club renderà le Coppe più inclusive che mai. Ci saranno più partite per più squadre, con più federazioni rappresentate nelle fasi a gironi. Questa competizione è frutto del continuo dialogo intrapreso con i club attraverso la European Club. C’è stata la richiesta, da parte di tutti i club, di accrescere le possibilità di partecipare con maggiore regolarità alle competizioni europee. Questo risultato è stato raggiunto con un approccio strategico e in accordo con l’obiettivo della Uefa di garantire maggiore qualità e maggiore inclusività alle nostre competizioni per club”.

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Alla ricerca del Milinkovic Savic perduto: la Lazio lo aspetta

Il vero #MilinkovicSavic, in questa stagione, ancora non si è visto. Inutile negarlo: dai tifosi agli appassionati ai fantacalcisti, tutti sono rimasti delusi dal mancato spicco del gigante serbo. Finora non ha mostrato quello di cui era capace lo scorso anno: talvolta appare svogliato, talvolta fuori forma, molte volte sparisce dalla partita per minuti interminabili. Ora può arrivare il suo momento: da dicembre in poi la condizione atletica per un fisico come quello di Sergej è arrivata a maturazione; allo stesso tempo, anche mentalmente può esserci una svegliata: che la mancata cessione in estate l’abbia poco motivato in questo inizio di stagione? Può essere. Così come è probabile che le troppe e insistenti voci di mercato l’abbiano distratto. Altra considerazione che va fatta è: non è che #Milinkovic si sia montato la testa? Parliamo di un ragazzo di appena 23 anni che per parecchi mesi ha sentito attorno a lui valutazioni mostruose: 100, poi 120, poi 150 milioni di euro. Di certo non una situazione facile da gestire. E in campo – forse – questo ha influito: uno dei punti di forza del centrocampista serbo era la semplicità delle giocate, l’attenzione per il gioco di squadra, ed il gesto tecnico da fuoriclasse quando ce ne era bisogno. Sapeva controllare il suo talento, trascinando la squadra quando sentiva di poterlo fare. Ora sembra addirittura che si creda “troppo forte”: spesso cerca giocate inadatte o forzate, preferendo quasi sempre la cosa complicata e di difficile realizzazione a quella più efficace. Più utile alla squadra. Ora per Sergej può iniziare una nuova stagione: deve volerlo lui. E alla #Lazio di Simone #Inzaghi, di certo, non dispiacerebbe riaverlo.

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L’occasione di Schick: ora è vietato fallire

Il calcio è una fonte inesauribile di chance a volte, hai un mazzo di carte in cui pescare il jolly e vari tentativi per farlo. A Patrick #Schick è evidente siano rimaste talmente poche carte che la goccia di sudore sulla fronte prima di pescare si allarga. Ma il destino (sotto il nome di Edin #Dzeko, che starà fermo quasi un mese per infortunio) gli ha regalato una parte del mazzo da cui pescare: un mazzo sconfinato di tempo ma con una possibilità sola. Non può fallire. E non deve perché le carte di questo bellissimo gioco le pagano i tifosi che ne hanno il “mazzo pieno” delle prestazioni inconcludenti del ragazzo ceco. Venti giorni precisi quelli che mancano a gennaio, quando sarà o un giocatore recuperato per la Roma o una meteora in prestito da recuperare. E nel secondo caso, la tempesta mediatica attorno al calciomercato della #Roma – dal momento che Schick è il calciatore più pagato della storia giallorossa – potrebbe far saltare qualche testa. Nel primo caso, però, assisteremmo alla nuova giovinezza dell’attaccante: tornasse quello visto alla Sampdoria, a Di Francesco farebbe certamente comodo viste le sue caratteristiche offensive. E alla sua Roma qualcuno che faccia goal serve, ora più che mai. A lui il lavoro. Per il momento basterebbe anche solo un paio di stop a partita: sarebbe un buon punto di partenza.

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Hecking è il nuovo maestro tattico del calcio europeo

La figura dell’allenatore tedesco fino a qualche anno fa era associata al classico generale duro e anziano rispettato da tutti, ma troppo spesso distante dalle innovazioni tattiche.
Negli ultimi anni, invece, in Germania si sono affermati una serie di giovani allenatori che hanno portato avanti l’idea tattica (nata da Heynckes e Klopp) del “gegenpressing“: la riaggressione del pallone una volta perso il possesso, pressando asfissiantemente l’avversario con due/tre uomini e andando a chiudere tutte le linee di passaggio.
Tra i vari giovani tecnici – Tuchel, Tedesco e Nagelsmann per citarne alcuni – c’è un allenatore 54enne che si sta mettendo in luce per la sua devozione allo studio della tattica: Dieter #Hecking, allenatore del #Borussia #Mönchengladbach.
Con 26 punti in 12 giornate il Gladbach occupa il secondo posto in #Bundesliga, e se sono lì non è proprio per caso: Hecking ha costruito una squadra capace di passare dal 4-4-2 al 4-3-3 e al 4-1-4-1 da un momento all’altro della partita, costringendo gli avversari a cambiare marcature e movimenti difensivi più volte nella stessa gara.
L’arma tattica imprescindibile ovviamente è il Gegenpressing a cui si vanno a sommare le verticalizzazioni immediate, l’occupazione della trequarti avversaria con almeno quattro uomini dietro la punta e la difesa alta per mandare gli avversari in fuorigioco. Perché i propri giocatori tengano dei ritmi di gioco elevatissimi per tutta la durata della gara, il tecnico dei Fohlen impone ai propri calciatori una dieta ferrea e un’accurata preparazione atletica.
Gli imprescindibili di questa macchina meravigliosa chiamata Borussia Mönchengladbach sono il portiere Sommer, il regista difensivo Ginter, l’esterno offensivo Hofmann trasformato da Hecking in mezzala, il mediano Zakaria e gli attaccanti abili nel dribbling e nel tiro Hazard e Plea.
De Filippo diceva che gli esami non finiscono mai: poco male se a 54 anni hai ancora voglia di studiare e migliorarti!

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Non solo chi sa di calcio può parlare di calcio

#Kolarov ha scatenato un putiferio sui social aprendo un dibattito: i tifosi non capiscono niente di calcio? Quello che ha sottolineato è che hanno diritto di arrabbiarsi per una sconfitta, ma allo stesso tempo non hanno basi per poter fare analisi tattiche: ha ragione? Probabilmente no. E anzi: benvenuti nel 2018, dove tutti hanno modo di esprimersi. Ed è giusto che sia così. Quest’ormai diffusa teoria secondo cui “chi sa può parlare” inizia a stancare: è affascinante e corretto che ci sia uno scambio di opinioni. Ovviamente il dibattito può avere un “vincitore”: c’è chi ne capisce di più di calcio, chi meno. E chi sparla e si incazza dettato dalla passione per la maglia. Nell’era dei social la vox populi non è più solo nei bar e nelle case, ma sotto gli occhi di tutti: basta aprire Instagram, Facebook o Twitter. Ma va benissimo così: il tifoso deve fare il tifoso. E ne va difeso il ruolo. Giochi male? Mi incazzo. Giochi bene? Ti esalto. Che tutto ciò venga veicolato da discorsi tattici è naturale: se voglio comunicare un messaggio, provo a spiegarlo. I tifosi sono il motivo per cui il calcio è popolare e gli stipendi dei giocatori così alti: senza tifosi nessuno saprebbe chi è Kolarov. I tifosi sono il business, e spendono soldi per sostenere la propria squadra e per seguire lo sport che li appassiona. Ed è anzi dimostrazione di civiltà il fatto che si provi a parlare di tattica anziché sfociare direttamente nell’insulto: il tifoso di oggi non si accontenta di tifare e basta, ma cerca di approfondire i motivi per cui qualcosa va o non va in campo. È in atto un tentativo di culturalizzazione del tifoso che va sostenuta, non rallentata. Il tifoso è l’origine di tutto questo mondo che noi chiamiamo “calcio”. Quindi lasciateci tifare. Stiamo solo scrivendo quattro cazzate in un commento di Instagram, non stiamo lanciando bombe carta o minacciando nessuno. Una cosa è vera: tu che stai leggendo non capisci niente di calcio, io che sto scrivendo neanche. Non possiamo sapere come si affronta il Real Madrid, come si gestisce uno spogliatoio di Serie A. Però è un gioco: fateci giocare a fare gli esperti. Non fa male a nessuno.

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La sottile linea tra top player e riserva

Toh chi si rivede! Di certo nell’era Sarri eravamo abituati talmente bene con #Mertens da pensare che si trattasse di un Top Player, di quelli che mangiano triplette a colazione, di quelli che non vuoi mai affrontare da avversario e che vorresti sempre avere nella tua squadra. Eppure nelle stagioni precedenti il folletto belga era una riserva di lusso, quel dodicesimo uomo in grado di fare tanto ma non troppo. E all’inizio di quest’anno ci si è ripresentato allo stesso modo, niente più Top Player e niente più triplette, riecco il preziosissimo cambio di lusso. O forse no. Tornato alla tripletta con l’Empoli, Dries Mertens diventa un funambolo a cavallo di un filo sottile tra l’essere Top Player e riserva, una linea che può essere assottigliata solo da una squadra ricca di talento come il Napoli. Insomma rimaniamo con il dubbio, un po’ accigliati come Carlo #Ancelotti, che di scioglierlo questo dubbio non pare ne abbia troppo voglia. L’importante è che il #Napoli vinca. E che il funambolo strappi applausi.




PSV, Ajax e Feyenoord: 10% dei proventi Uefa agli altri club olandesi

Eredivisie 2.0″: questa l’ultima novità proveniente dall’Olanda calcistica. Le società di Ajax, PSV e Feyenoord sarebbero infatti disposte a devolvere il 10% dei proventi UEFA alle altre squadre del campionato olandese.

Tutto questo ovviamente favorirebbe lo sviluppo della competizione, implementando il livello delle squadre e del torneo. Questa percentuale legata ai diritti TV europei si traduce in una cifra intorno ai 10 milioni di euro, che però devono essere reinvestiti dagli altri club per la manutenzione delle strutture, per il passaggio dai campi sintetici a quelli in erba naturale e, ovviamente, per l’acquisto di giocatori.

Anche la nazionale olandese avrebbe vantaggi in questo, grazie alla maggiore probabilità di scovare talenti in casa propria. I tre club vorrebbero addirittura far passare le Eredivisie da 16 e 18 squadre con l’introduzione dei play off, cosa che abituerebbe i giocatori alle gare a scontro diretto in vista delle competizioni europee.
I club sono speranzosi di poter realizzare il tutto a partire dal 2021.




Ronaldo accussato di violenza sessuale: cosa sta succedendo

La situazione di #CristianoRonaldo non è delle più rosee. Come è noto il fuoriclasse portoghese è stato accusato di stupro da Kathryn #Mayorga. L’episodio risalirebbe al 13 giugno del 2009, al Palms Hotel di Las Vegas, luogo in cui l’attaccante juventino avrebbe violentato la ragazza.

La rivista tedesca Der Spiegel, ha pubblicato recentemente un documento che racconterebbe di un presunto accordo tra il giocatore e la Mayorga. Tale accordo si sarebbe basato sul pagamento di un lauto compenso (375mila dollari) da parte di #Ronaldo, con consegna del test HIV per tranquillizzarela donna. In cambio non si sarebbe più dovuto parlare di questa vicenda.

Ciò non è accaduto e ora la stella bianconera si trova al centro di un vero e proprio ciclone mediatico. Come se non bastasse i suoi principali sponsor si dicono preoccupati. #EASports è già corsa ai ripari eliminando le immagini dal proprio sito e dal gioco #FIFA19, di cui #CR7 è testimonial.
Anche #Nike, sponsor per la vita del calciatore, si è detta preoccupata e attende gli sviluppi della faccenda.




Come cambia la Juventus senza Marotta

Le strade di Beppe #Marotta e della #Juventus si separeranno a breve. Ad annunciarlo proprio l’amministratore delegato bianconero dopo la vittoria nel big match contro il Napoli: “Il mio mandato scade il 25 ottobre e la società ha deciso di non rinnovarlo: le nostre strade si separano”. Dopo aver partecipato attivamente alla vittoria di sette scudetti consecutivi, Marotta è stato messo alla porta dal presidente #Agnelli. Non è storia nuova per la Juventus, società che ha salutato icone come Del Piero ed allenatori del calibro di Antonio Conte con rispetto, ma anche con leggerezza.

Un dirigente del suo calibro sarebbe blindato da qualsiasi club al mondo, ma non dalla Juventus. Stiamo parlando del miglior manager d’Europa, appena premiato al World Football Summit.

Come cambierà il volto dei Campioni d’Italia? Difficile a dirlo, basti pensare che l’acquisto di #CristianoRonaldo è stato praticamente fatto senza coinvolgere Beppe Marotta. Dunque il progetto va avanti, gli interpreti cambiano, ma l’obiettivo resta sempre quello: vincere!




Lazio flop nei big match: quali sono le colpe di Simone Inzaghi?

La #Lazio perde il derby e lo fa anche male.
La sconfitta per 3-1 ai danni della #Roma fa preoccupare, e non poco, i tifosi biancocelesti per gli errori grossolani visti in campo. Ma da cosa dipende tutto questo?

In molti puntano il dito verso Simone #Inzaghi, lo stesso tecnico che restituì un’identità ad uno spogliatoio allo sbando. Lui che doveva essere solo un traghettatore, ha conquistato il cuore dei tifosi e, apparentemente, della società. Ma il mancato arrivo in #ChampionsLeague lo scorso anno e i tre incontri persi con le cosiddette “big”, fanno pensare che forse la difficoltà che sta avendo la squadra biancoceleste risiede nel preparare a dovere le partite che contano davvero.
Il mercato fatto dal presidente #Lotito di certo non ha aiutato. Basti pensare alla partenza di De Vrij che ha indebolito un reparto già vacillante e all’addio di Felipe Anderson rimpiazzato da un #Correa che ancora non convince.
Dal canto suo, il tecnico più volte ha cercato di sminuire le sconfitte parlando di episodi e di errori individuali, anche se alla lunga le carenze collettive iniziano ad essere evidenti. Dopo il #derby inizia una nuova stagione, sarà lui a dover rimettere insieme i pezzi e a far volare di nuovo in alto l’Aquila, cosa che in passato ha fatto in maniera eccelsa.