Oltre lo stemma: storia e spiegazione del logo dell’Atalanta

Storia

Scopriamo l’origine del logo dell’Atalanta.

L’Atalanta Bergamasca Calcio nasce, come moltissime società italiane ed estere, da una fusione tra più club. Si tratta infatti dell’unione di Atalanta e Bergamasca. L’Atalanta viene fondata nel 1907 da un gruppo di liceali, la Bergamasca nel 1877. La differenza sostanziale consiste nell’impostazione delle due compagini: la prima nasce come una squadra di calcio vera e propria, la seconda come una polisportiva basata principalmente sulla scherma e che solo nel 1913 vede aperta la sezione dedicata al calcio, sezione fondata grazie all’inglobamento del Football Club Bergamo (prima squadra della storia della città lombarda). È nel 1920 che le due società si fondono ufficialmente, dando vita all’Atalanta Bergamasca Calcio; non si tratta però di una vera e propria fusione: l’Atalanta subì un’evoluzione, la Bergamasca si staccò semplicemente una “costola”: esiste infatti tuttora la Società Bergamasca, che però da allora si occupa solamente di Ginnastica e Scherma. 

 

Evoluzione dello stemma.

 

Simbolo

L’identità del club è, comunque, per la maggior parte figlia dell’Atalanta: non a caso, infatti, viene indicato come anno di nascita il 1907. La scelta del nome va ricercata nell’intenzione dei fondatori di creare una squadra in cui ambizione, forza di volontà e propensione alla vittoria fossero protagoniste: caratteristiche tipiche di “Atalanta”, una figura mitologica famosa per essere la cacciatrice più forte della Grecia, cresciuta da un orso nei monti dell’Arcadia. Piccola curiosità: il soprannome di Dea è storicamente inesatto, dal momento che Atalanta era “solo” una principessa, figlia del Re Iaso; il titolo di Dea le è stato confezionato essendo discendente lontana di Arcadio, uno dei figli di Zeus. 

Evoluzione

La “Dea” ripresa nella seconda maglia 2019/20.

La figura della principessa è anche il simbolo del club, nel cui stemma è raffigurata di profilo. Il disegno del volto è però stato introdotto nel 1984 con l’ammodernamento dello stemma: quell’anno la società decise di dare una “svecchiata”, cominciando i lavori per il nuovo stadio e rifacendo il logo. Inizialmente Atalanta era stata rappresentata per intero, immortalata in un momento di corsa; come spiegato prima, infatti, la Principessa aveva tra le sue virtù (essendo una grande cacciatrice) la forza e la velocità (che, secondo il mito, superava quella dei centauri). Il volto del 1984 è stato recuperato fedelmente nell’evoluzione del 1993, stemma che da allora è rimasto quello ufficiale del club.

Colori

Come abbiamo capito, l’Atalanta ha una storia che poco coincide con la simbologia della sua città, Bergamo. I colori del Comune sono infatti il giallo e il rosso, mai presi in considerazione neppure dai club precedenti alla fusione tra Atalanta e Bergamasca. I colori del club sono azzurro (per essere precisi andrebbe definito come blu oceano), nero e (sempre per essere precisi) bianco. La scelta cromatica appartiene proprio al 1920, anno in cui si sono unite le due società: l’Atalanta giocava con una maglia a strisce bianconere (dettaglio che si ritrova nel primo logo del 1907), mentre la Bergamasca con una maglia a strisce biancazzurre. Le due società decisero che la prima divisa dopo la fusione fosse nerazzurra: il bianco è però sempre rimasto nei colori dei vari stemmi dell’Atalanta. 

Atalanta raccoglie le mele d’oro in un quadro di Guido Reni.

Da notare è il giallo-oro presente fino al 1993 e, per spiegarne la presenza, dobbiamo ancora una volta tornare al mito greco e aprire una parentesi. Il mito racconta che Atalanta venne mandata in esilio dal Re (suo padre), furioso del fatto che gli fosse nata una figlia femmina. Divenuta adulta, le impose di trovare marito contro la sua volontà. Come compromesso, consapevole che nessuno l’avrebbe mai battuta, la Principessa stabilì col padre che l’avrebbe avuta in sposa chi fosse riuscito a sconfiggerla in una gara di velocità. E infatti nessuno ci riuscì… senza aiuti divini: il vincitore, Ippomene, la batté grazie a tre mele d’oro consegnategli da Afrodite: le mele distrassero Atalanta che, durante la sfida, si fermò a raccoglierle. L’oro delle mele è anche l’oro raffigurato negli stemmi storici del club; il colore è stato poi accantonato nell’ultimo design, ma (se ci avete fatto caso) il giallo torna spesso nelle divise della squadra bergamasca.

 

Design

Difficile spiegare la geometria dello stemma, essendo – nelle sue varie evoluzioni – sempre stata modificata. Non essendoci continuità, l’attuale forma ovale non ha una spiegazione dettata da scelte particolari, bensì si tratta di una decisione principalmente estetica. Come già spiegato, il tondo centrale raffigurante la principessa è ripreso fedelmente dal disegno minimalista, efficace e iconico degli anni ’80. Entrando nel dettaglio, la linea stilistica sempre ripresa nella raffigurazione va ricercata nei capelli: in ogni stemma, infatti, il tentativo (sempre ben riuscito) è di immortalarli in movimento, cercando di fotografare Atalanta nella caratteristica che l’ha sempre contraddistinta, ovvero la velocità; il volto della Principessa va considerato come se fosse in corsa. Per questo motivo nello stemma attuale il volto è stato angolato leggermente all’insù, poiché correndo la testa tende naturalmente ad andare all’indietro.

L’inclinazione della testa è cambiata rispetto al logo precedente.

Si potrebbe dire che è proprio il movimento a contraddistinguere il logo del club: nome e data di fondazione sono scritti seguendo una linea circolare, che li allontanano dalla staticità dei classici stemmi. Anche la diagonale che divide il simbolo garantisce questo senso di velocità sempre cercato nei disegnatori, che attraverso queste scelte sono riusciti a confezionare uno stemma geometricamente anarchico: l’efficienza del design sta però proprio nell’equilibrio stilistico dell’effetto finale, dove con grande cura sono stati uniti cerchi, diagonali, ovali e angolazioni differenti.

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