Juventus-Sarri, il connubio più giusto…

Parto dalla fine: credo che Sarri rappresenti la migliore scelta per la Juventus, in questo momento storico. Comunanza di obiettivi: si amalgamano le aspettative personali con le ambizioni societarie.
L’inizio. La palla è rotonda (Mina), non più solo in campo. Tutto ciò che è legato al calcio risulta invincibilmente cangiante, ribaltabile. Non sono realistiche le dichiarazioni personali, dettate da estemporaneità e solo marginalmente da ragione; non durano più nemmeno le bandiere, Roma docet.
Dal “mai alla Juve” di Capello dei primi anni duemila alle disquisizioni di Sarri, ai tempi del Napoli, su disparità in termini di fatturati e fasce orarie. Un calcio che somiglia sempre più alla politica: il cambio di schieramento costituisce ormai modalità ordinaria di andazzo.
Vi è una verità intermedia, mediana. Quella del professionista. Che elegge a bandiera simbolo e gonfalone la società del tempo per tutta la durata del contratto. In tale ottica, nessuno può obiettare sforzi e dedizioni profusi. Ma un contratto non può essere… sempre e per sempre (il Principe).
Il calcio, peraltro, resta pur sempre un centro di interessi. Emozioni passioni e sentimenti risaltano solo in via subordinata e, raramente, sussidiaria.
Il fatto. Che Sarri, forse, non sia stata la prima scelta della Juventus è considerazione ripetuta per non dire risaputa. Ma non rileva.
Un ragionamento di sintesi (termine del quale oggi si abusa) giustifica la convenienza reciproca dell’operazione.
Da un lato la Juve, con necessità di continuare a vincere accostando magari un gioco più armonioso e divertente. Vincere non necessariamente in Champions, rappresentando questa entità imponderabile. Vincere non necessariamente con grossi rinforzi di mercato, altrimenti probabilmente sarebbe rimasto Allegri.
Dall’altro Sarri, che ha appena vinto col Chelsea ma che fortemente desidera un trofeo con una squadra italiana. Sa dotare di bel gioco le sue selezioni (diverso da Allegri), è maniacale nella preparazione delle partite – circa 40 schemi su palla inattiva – sfrutta la tattica e meno l’enfasi motivazionale (diverso da Conte) e se sarà bravo non faticherà ad ottenere uno scudetto solo sfiorato in passato.
Con buona pace della Juve che, mal che vada, potrebbe fregiarsi del nono tricolore di fila e di Sarri, che finalmente inciderebbe in casa propria. Andrà così?
Postilla voluta, infine, sull’Italia under 21. La Spagna è apparsa tecnicamente superiore, ma i Nostri e Di Biagio più astuti nel porre la partita in funzione dei punti di forza: atletismo, corsa, resistenza. Un successone per noi, una secca umiliazione per i più blasonati iberici. Chiesa e Di Biagio i migliori. Forza Azzurrini!