La storia di Izzo: partito da Scampia, orfano a 15 anni e ora in Nazionale

La storia di Armando Izzo è (purtroppo) sconosciuta a molti. Eppure è di grande esempio per tutti. Ne parliamo perché il traguardo che ha ottenuto, ovvero l’esordio con la maglia della Nazionale, ha un significato estremamente più profondo di quanto si possa pensare.

Izzo è nato e cresciuto a Scampia – quartiere malfamato nella periferia di Napoli. Primo di tre fratelli, era figlio di un magliaio (venditore ambulante d’abbigliamento): “Mio padre è morto a 29 anni. In due mesi se l’è portato via la leucemia”. Armando era solo un giovane adolescente ed era da poco passato al Napoli dopo aver giocato nella scuola calcio di Scampia. A 15 anni aveva dovuto dire basta: “Dovevo lavorare per mantenere la famiglia, il Napoli non mi dava un soldo, non c’era nessuno che mi accompagnasse e riportasse a casa dagli allenamenti. Avevo deciso di smettere. Fu Santoro (l’osservatore che lo seguì per primo, ndr) a intervenire: mi procurò qualche rimborso spese, mi faceva venire a prendere dai suoi collaboratori“.

Izzo non ha mai nascosto la sua vita difficile e i rischi che ha passato nella sua infanzia: il timore di percorrere la strada peggiore, di seguire persone sbagliate in un ambiente così difficile. “Saremmo finiti in braccio alla camorra, sempre in cerca di manovalanza, senza quel miracolo”: il miracolo è ovviamente il successo col calcio, che lo ha portato a sistemare sua madre e i due fratelli minori. E i suoi figli, di cui il primo ad appena 17 anni – quando la sua attuale moglie ne aveva solo 14. “A luglio 2010 cambia la mia vita. Insieme ad altri ragazzi della Primavera, parto per il ritiro estivo e conosco Mazzarri. Un giorno mi chiama e dice: “Il preparatore mi ha detto che non hai corso insieme agli altri. Perché?”. “Non ho le scarpe da ginnastica”. Lui apre il portafogli e dice a uno dello staff: “Vagliele a comprare”. Mazzarri è uno che per i suoi giocatori è disposto a morire”.

Poi l’Avellino, il Genoa, il Torino. La Nazionale italiana. Una storia umana prima che sportiva, che ci insegna che non importa dove nasci, come cresci o cosa ti accade nella vita: “Ignorante io? Forse sì, ma criminale mai”.