Allegri ha costruito una Juventus perfetta nella sua normalità

Una Juve perfetta, trascinata dalla normalità di Ronaldo ed Allegri. E di uno stadio, che ha “normalmente” tifato. Una ordinarietà che appaga. E ripaga. Una Che significa reprimere tutti i numeri e le statistiche in partenza palesemente ostili. Che vuol dire rimontare davvero, non semplicemente sfiorare come accaduto a Monaco di Baviera e Madrid.

La migliore partita di stagione, erede di quella del Bernabeu di quasi un anno or è. Atteggiamento paziente in avvio, con tiki-taka tipicamente spagnolo diretto alla comprensione delle incertezze avversarie. Inizio di ripresa ruggente, con raddoppio immediato. E con i benefici della tecnologia e dei dispositivi vibranti dell’arbitro. Una successiva fase di transizione per opportunamente rifiatare e finale nuovamente arrembante per prevenire i supplementari. Tutto a fronte di una sola palla gol concessa.

I singoli. L’allenatore: preferenze iniziali (Bernardeschi e Spinazzola), quelle in corsa (Dybala per il mantenimento della palla a risultato in via di acquisizione), quelle minuto per minuto: da Matuidi a Cancelo terzini sinistri, per giungere alla designazione di Can laterale basso di destra.

La normalità di Ronaldo, si diceva. Tripletta in Champions, l’ottava al pari di Messi; 25 gol in 33 partite contro l’Atletico. Un normale Ronaldo di Coppa, che vince da solo. O, al più, sfruttando i presupposti dei compagni: come non esaltare la velocità trascinante di Bernardeschi all’84’, con beffa inferta ad un avversario subentrato ed indotto in errore?

Atletico e Simeone annichiliti, privati dell’ambizione di affermarsi in patria (finale al Wanda Metropolitano il 1 giugno), traguardo riuscito solo a Juve e Borussia a fine anni novanta.

Il tutto nella serata delle 500 gare bianconere di Chiellini, capitano.

Il tutto, soprattutto, nella serata del 12 marzo, ricorrenza di nascita dell’Avvocato Agnelli. Stella delle stelle juventine.