Le coppe Europee influiscono sul campionato? Ecco tutti i dati degli ultimi anni
Giocare le coppe Europee sfavorisce sempre il rendimento in campionato? E come si stanno comportando in Serie A le squadre italiane protagoniste nelle competizioni UEFA per club 2017-2018? Noi di RadioGoal24 abbiamo analizzato i dati degli ultimi anni, per confrontare le prestazioni delle nostre squadre in Italia dopo una partita di Champions League o di Europa League.
Dal 2016-2017 al 2017-2018: il confronto della classifica in campionato
Nella stagione in corso, le squadre italiane ad aver partecipato alle competizioni UEFA sono sei: Atalanta, Juventus, Lazio, Milan, Napoli e Roma. Atalanta e Milan sono state eliminate nella rispettiva competizione, mentre le restanti tre sono ancora in lotta per le relative sfide europee. Ma passando dall’Europa all’Italia, qual è il rendimento attuale di questi sei club di Serie A?

La Juventus è in trend positivo e ha fatto registrare un rendimento in linea con quello della passata stagione, anzi: la squadra di Allegri ha guadagnato 4 punti in più rispetto alla scorsa stagione e si trova da sola al comando con 81 punti, ancora in corsa su tre fronti. Segue il Napoli secondo, che in campionato ha ottenuto 10 punti in più dell’anno scorso, con il “vantaggio” però di essere uscito ai gironi di Champions League e di essersi fatto eliminare nei sedicesimi di Europa League dal Lipsia. Non proprio bene il Milan, che quest’anno ha disputato diverse gare di Europa League tra fasi di accesso e fasi finali, finendo per perdere 5 punti in campionato rispetto al 2016-2017. Molto male invece Atalanta e Roma, che hanno entrambe ottenuto 11 punti in meno in questo campionato, facendo registrare il saldo negativo più ampio: la differenza tra le due squadre, però, sta nel fatto che mentre gli uomini di Di Francesco sono ancora in lotta per la Champions League, quelli di Gasperini sono stati tagliati fuori dall’Europa League nei sedicesimi di finale contro il Borussia Dortmund. Questo la dice lunga sull’avere una rosa completa sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, soprattutto perché in Europa i ritmi sono altissimi e non ci si possono permettere partite a basso ritmo.
Differenza di rendimento dopo un impegno europeo
Nel periodo compreso tra Febbraio e Aprile, ci ritroviamo sempre a parlare delle performance delle nostre squadre dopo una partita europea. Tralasciando la tabella precedente, e concentrandoci sulle ultime uscite stagionali europee dei nostri club, notiamo che non sempre i punti ottenuti dopo una gara di Champions o Europa League rispecchiano un rendimento di gara nettamente positivo. Ci spieghiamo meglio: la Juventus nei quarti di finale di Champions League ha perso contro il Real Madrid e nella successiva gara di campionato ha vinto contro il Benevento per 2-4, facendosi rimontare due volte da una squadra ultima in classifica. Questo aspetto evidenzia come anche un club come quello bianconero, dotato di mentalità vincente e di una rosa di altissimo livello, paghi molto il dispendio di energie fisiche e mentali quando va ad affrontare partite europee di un certo livello. Nella gara di sabato, ad esempio, la squadra di Max Allegri ha vinto si la partita (portandosi quindi a casa i 3 punti), ma ha sofferto molto sia sul piano fisico che motivazionale. La stessa cosa vale per la Lazio: i biancocelesti, dopo la vittoria di Europa League contro il Salisburgo, hanno vinto contro l’Udinese ma con moltissima fatica, passando anche in svantaggio al 13′ con il goal di Lasagna. Discorso diverso invece per la Roma, che dopo aver perso contro il Barcellona mercoledì sera in Champions League, ha subito la seconda sconfitta consecutiva contro la Fiorentina, scivolando al quarto posto e facendosi superare dai cugini laziali.
Le brutte prestazioni post-gare europee sono causa di una Serie A poco allenante?
Negli ultimi anni abbiamo sentito dire che il nostro campionato, la Serie A, sia diventato poco allenante e che quindi è per questo motivo se le nostre squadre faticano ad avere la stessa continuità sia in Europa che in Italia. Le nostre big, ad esempio, si trovano a giocare partite di alta intensità contro altrettanti grandi club del calcio europeo, per poi ridursi a giocare in Italia partite di bassissimo livello contro squadre che si barricano in difesa con dieci uomini, pensando solo a non prenderle e sfruttare qualche ripartenza favorevole. Da qui derivano ritmi molto bassi, contenuti, completamente opposti a quelli che vediamo in Europa. Ma è sempre stato così? Oppure è vero che la Serie A non sia più di buon livello come una volta? Prendiamo in esame l’Inter nella stagione 2009-2010: la squadra nerazzurra è l’ultima squadra ad aver vinto la coppa dalle grandi orecchie ed è l’unica squadra italiana ad essere riuscita nell’impresa del Triplete. In quella stagione, dopo essersi qualificati agli ottavi di finale, gli uomini dell’allora tecnico Mourinho hanno vinto con il Chelsea sia all’andata che al ritorno, ma nei rispettivi post-turni di campionato hanno superato con fatica l’Udinese per 2-3 e pareggiato 1-1 con il Palermo. Nella 34° giornata di Serie A della stagione 2009-2010, invece, i nerazzurri hanno vinto prima con la Juventus in casa per 2-0, quattro giorni dopo hanno sconfitto 3-1 il Barcellona nella semifinale di andata e nei seguenti due match di campionato hanno ottenuto le vittorie sia contro Udinese che Lazio, riuscendo in tutto questo a superare il Barça e a guadagnarsi un posto in finale di Champions League. Forse è vero, quindi, che le nostre squadre non siano più abituate ad una Serie A allenante, e riallacciandoci al discorso fatto prima per la situazione in classifica, notiamo che sempre nella stagione 2009-2010 la quota punti per lo scudetto era bassissima, con le prime tre della classe: Inter, Roma e Milan arrivate a maggio con 82, 80 e 70 punti in campionato. Una differenza abissale rispetto agli ultimi anni, in cui la Juventus (dal 2011-2012 al 2016-2017) è riuscita a raggiungere, sommando le classifiche finali dei rispettivi campionati, 94 punti di distacco dal Napoli, 102 dalla Roma 158 dal Milan e 189 dall’Inter.
