Di Biagio, il primo bilancio: può continuare come c.t.?
L’Italia, dopo la mancata qualificazione al Mondiale di Russia, ha scelto di ripartire sotto la guida tecnica di Di Biagio; l’amichevole con l’Argentina non è andata bene con gli azzurri sconfitti per due a zero (reti di Banega e Lanzini), mentre nel match contro l’Inghilterra si sono visti segnali più incoraggianti, nonostante il misero 1 a 1 portato a casa. Dopo questi primi due incontri la domanda più gettonata è: il c.t. merita di essere confermato e proseguire il cammino verso i prossimi impegni (Nations League e qualificazione ad Euro 2020)? Proviamo a capirlo.
Un progetto appena iniziato

Il primo motivo per cui Di Biagio dovrebbe essere confermato riguarda un progetto appena iniziato; due amichevoli sono troppo poche per giudicare il lavoro di chi ha scelto una delle panchine più infuocate del momento (probabilmente insieme a quella olandese). La nazionale italiana ha bisogno di certezze per ripartire e Di Biagio, con le sue idee, potrebbe rappresentare il primo punto fermo post Svezia. Considerarlo inadatto dopo le prime convocazioni (in un momento particolare del campionato) sembra il classico passo più lungo della gamba.
Chi al suo posto?

Quale sarebbe l’alternativa a Di Biagio? I nomi circolati (Conte, Ranieri, Mancini, Ancelotti) sono tutti, per un motivo o per l’altro, difficilmente raggiungibili. Prendiamo ad esempio Conte: la sua avventura al Chelsea terminerà a fine stagione ma il futuro non sarà in azzurro. La sua voglia di campo, di allenare quotidianamente sono i motivi principali per cui l’ex Juventus rifiuterebbe una proposta di tornare in nazionale. La sfida con la Germania nei quarti di Euro 2016 è stata e resterà la sua ultima gara sulla panchina dell’Italia. Per quanto riguarda Ranieri, l’allenatore che ha portato il Leicester alla storica vittoria della Premier League siede ora sulla panchina del Nantes. Un suo futuro in nazionale? Il tecnico non lo esclude anche se il passato non fa ben sperare; Ranieri, sulla panchina della Grecia, è durato meno di quattro mesi (fatale la sconfitta con le Far Oer). Affidare a lui la rinascita dell’Italia non sembra essere la scelta migliore.Altro nome circolato è quello di Ancelotti: non è stata una stagione fortunata per l’italiano dal Bayern Monaco. Il curriculum dell’allenatore, però, parla chiaro: l’ex tecnico del Milan ha l’esperienza e la capacità per far ripartire la nazionale italiana. E’ allora dove sta il problema? Ancelotti, come Conte, vuole ancora allenare una squadra di club e la possibilità di andare all’Arsenal sta frenando la voglia di azzurro. Ultimo nome che prendiamo in considerazione è quello di Mancini: L’attuale tecnico dello Zenit sembra la possibilità più concreta per il futuro dell’Italia. I problemi sono due: il club russo che non libererà facilmente il suo allenatore e l’ingaggio piuttosto oneroso percepito dal tecnico. Motivi che lasciano ipotizzare come Mancini possa continuare sulla panchina dello Zenit.
Possibilità di crescita per i giovani

Di Biagio, avendo allenato l’Under 21, conosce i giovani e ci ha lavorato. Caratteristica ideale per ristrutturare una nazionale con assoluto bisogno di aprire un nuovo capitolo. I vari Donnarumma, Romagnoli, Rugani, Cristante, Cutrone rappresentano il futuro dell’Italia e con Di Biagio potrebbero crescere nel migliore dei modi. Dopotutto è proprio la “linea verde” che ha permesso a molte squadre di risollevarsi: il problema dell’Italia si dice che è, molto spesso, la mancanza di giovani talenti che possano ricalcare le orme dei tanti campioni del passato. Non stiamo assolutamente negando il fatto che, nel nostro paese, negli ultimi anni ci sia stata molta carenza; tuttavia nell’ultimo periodo le cose sembrano assolutamente migliorare, con alcuni giovani che sembra essere molto appetibili anche per l’estero (basti pensare a Pellegri, pagato tantissimo dal Monaco). Saper sfruttare queste piccole gemme, saperle anche “trattare” e gestire è uno dei compiti che il prossimo commissario tecnico dovrà essere in grado di portare avanti. Serve fiducia ma sopratutto volontà e coraggio, tutte qualità che Di Biagio ha apertamente abbracciato nella sua filosofia. Un allenatore più guidato riuscirebbe sicuramente a sfruttare meglio la “vecchia guardia”, magari aiutandoci anche a fare buone prestazioni, ma farebbe fatica a far voltare pagina a questa nazionale. E’ proprio quest’ultimo concetto che invece deve caratterizzare l’Italia, una rivoluzione che deve partire dalla squadre per poi perpetuarsi anche nel campionato, in attesa do tornare ai tempi migliori.
Quali sono, invece, i motivi per cui sarebbe meglio cambiare Ct?
L’esperienza in Under21

Tra i motivi per cui sarebbe meglio cambiare commissario tecnico spicca la passata esperienza di Di Biagio; l’allenatore, sulla panchina dell’Under 21, ha disputato un Europeo non all’altezza delle aspettative. L’Italia è arrivata in semifinale, è vero, ma solo grazie al suicidio della Repubblica Ceca (sconfitta all’ultima giornata dalla Danimarca). La nazionale, in quel periodo, ha dimostrato importanti lacune dal punto di vista del gioco nonostante degli interpreti piuttosto validi. Ecco perché affidare definitivamente l’Italia dei “grandi” a Di Biagio sembra essere un rischio.
Il modulo

A molti sembrerà strano questo punto: come si può dubitare di un tecnico che finalmente propone un modulo europeo, vale a dire il tanto amato 4-3-3? Semplicemente la motivazione è che l’Italia non può permettersi una disposizione di questo tipo. Gli esterni a nostra disposizione sono veramente pochi e nessuno di essi è un fenomeno: Insigne, nonostante una buona prestazione ieri sera con l’Inghilterra sopratutto negli ultimi minuti, sembra un giocatore completamente diverso rispetto a quello che ammiriamo al Napoli; Candreva ormai è l’ombra del toro che giocava nella Lazio; Chiesa è un grandissimo talento ma ha ancora tanto da dimostrare e la sua acerbità si sente; Bernardeschi deve rimettersi dall’infortunio e non è un titolare nella propria squadra, vale a dire la Juventus. Un commissario tecnico dovrebbe sapersi adattare agli uomini a disposizione, visto il poco tempo a disposizione per creare gruppo e dare una propria filosofia: proprio questo motivo viene chiamato selezionatore e non “allenatore”. L’Italia si ritrova invece con tantissime punte a disposizione, anche di buon talento, e non è un caso che negli ultimi anni i moduli che hanno funzionato di più sono stati quelli con 2 attaccanti insieme (Balotelli-Cassano con Prandelli, Pellé-Eder con Conte).
Balotelli

Il rapporto tra Balotelli e Di Biagio non è iniziato nel migliore dei modi con il c.t. che ha dichiarato di non averlo convocato per scelta tecnica; decisione discutibile visto lo stato di forma dell’attaccante del Nizza. Se il buongiorno si vede dal mattino Super Mario rischia di non vedere la nazionale per altri anni e questo l’Italia non se lo può permettere. O meglio, non si può permettere di non concedere un’altra chance a l’unico realmente in grado di alzare il livello qualitativo degli azzurri. Sul discorso Balotelli non vogliamo dilungarci troppo, anche perché sull’importanza che l’ex Milan potrebbe avere in questa squadra abbiamo dedicato un intero editoriale, che potete trovare cliccando qui.
Confermare o no Di Biagio? Una scelta difficile dal momento che in gioco non c’è solo il futuro del tecnico ma il futuro di una nazionale.