L’Italia e le tre “sorelle”. Ecco le nazionali in crisi!

Il Mondiale di Russia 2018 passerà alla storia per l’assenza dell’Italia (non accadeva da sessant’anni); gli azzurri non sono riusciti a superare la Svezia nel playoff qualificazione e dovranno guardare la competizione da casa. Esclusione che fa male al movimento italiano ma potrebbe essere l’occasione ideale per ripartire. Oltre l’Italia, però, ci sono altre nazionali che stanno vivendo un momento di crisi. Andiamo ad analizzarle.

Italia

La maledizione del Mondiale. L’Italia, dopo aver trionfato in Germania nel 2006, è stata eliminata due volte ai gironi (in Sudafrica nel 2010 e in Brasile nel 2014) e non si è riuscita a qualificare per la spedizione in Russia. Una catastrofe, a livello sportivo, da attribuire non solo a Ventura e alle sue scelte nel playoff con la Svezia (Insigne interno di centrocampo su tutte). Le cause dell’eliminazione derivano da un movimento calcistico, quello italiano, che fatica a rinnovarsi. I vari Buffon (convocato anche da Di Biagio per le prime amichevoli del nuovo ciclo), Chiellini, Bonucci, De Rossi sono stati “costretti” a giocare non tanto per mancanza di alternative quanto per difficoltà, da parte dei club, di dare fiducia ai giovani prospetti. In Italia, infatti, un giocatore di 25 anni non è ancora considerato pronto per la nazionale maggiore e questo si riflette negativamente sulla crescita dell’Italia; la speranza è che Di Biagio riesca a dare una ventata di aria fresca per essere protagonisti a partire dalla prossima UEFA Nations League.

Russia

I problemi del calcio russo sono simili a quelli italiani: manca il ricambio generazionale. Ci sono alcuni giocatori, come Akinfeev, Berezuckij, Ignaševič, a cui si è affezionati perché hanno portato il CSKA a vincere la coppa Uefa nel 2005 e sono arrivati in semifinale dell’Europeo nel 2008 (la corsa della Russia venne interrotta dalla Spagna). Quello che non si riesce a capire è che hanno una carta d’identità piuttosto avanzata e non si può continuare a puntare su di loro. I giovani talenti? Sono veramente pochi. Prendiamo la rosa della Russia U19 che nell’Europeo del 2015 riuscì ad arrivare in finale; di quella squadra solo due giocatori oggi militano in club importanti e si tratta di Golovin (CSKA Mosca) e Barinov (Lokomotiv Mosca). Gli altri o sono in squadre di bassa categoria o giocano in seconda divisione. I problemi fondamentali sono la mentalità ( considera un giocatore di 25 anni ancora giovane ed è troppo legata alla nascita di talenti in determinati periodi) e la mancanza di elementi validi che, guardando al futuro, non lascia immaginare una crescita della Russia nei prossimi anni. La speranza è che il Mondiale in casa posso portare un risultato dignitoso.

Olanda

L’Olanda ha avuto due periodi di crisi: post Sudafrica 2010 e post Brasile 2014. Nel primo caso gli Orange sono riusciti a qualificarsi per l’Europeo successivo (in Polonia-Ucraina) dove però la nazionale chiuse il girone con 0 punti, perdendo contro Danimarca, Germania e Portogallo. In Brasile, invece, l’Olanda chiuse al terzo posto; un traguardo pagato a caro prezzo visto che i successivi due appuntamenti (Euro 2016 e Russia 2018) sono stati falliti completamente. Il problema principale è stata l’eccessiva rivoluzione che si è voluta fare per dare spazio ai giovani talenti senza pensare all’equilibrio della nazionale. L’Olanda, inoltre, è rimasta ancorata a dieci anni fa in cui contava esclusivamente la fase offensiva; il calcio di oggi è molto tattico e questo va a scontrarsi con la mentalità Orange. Per risolvere questo problema è stato chiamato Koeman che, esclusa la parentesi poca fortunata con l’Everton, si è sempre comportato in maniera dignitosa nei club da lui allenati. La sua missione ora è far ripartire l’Olanda, rimasta alla sera del 12/07/14 quando ottenne il terzo posto al Mondiale in Brasile.

Paraguay

Il periodo di peggiore crisi del Paraguay sono state le qualificazioni per il Mondiale in Brasile chiuse all’ultimo posto; quello è stato il punto più basso di una nazionale che nel 2010 contribuì all’eliminazione dell’Italia e fu vicina a superare anche la Spagna. Ai Mondiali di Russia non si sono qualificati per la sconfitta contro il Venezuela che non ha permesso all’Albirroja di giocare il playoff; il motivo principale è il poco ricambio effettuato dopo il Mondiale del 2010. Il Paraguay, infatti, ha in rosa gente con una carta d’identità importante (il difensore Paulo da Silva ha trentotto anni) ed ha impiegato del tempo a ripristinare, a livello anagrafico, determinati ruoli. Piano piano sono riusciti ad avere un ricambio generazionale anche se i migliori giovani o sono rimasti in Sudamerica (come i fratelli Romero) o giocano in altri campionati con poca visibilità (Almiron, classe 1994, gioca ad Atlanta negli Stati Uniti).