La Ternana pronta a cambiare pelle? Ecco altre 5 squadre che hanno modificato il proprio nome!

Striscione di protesta dei tifosi della Ternana nei confronti della proprietà, in occasione della gara contro la Virtus Entella.

Una decisione presa da diversi mesi e concretizzatasi solo adesso: la famiglia Longarini, dopo 25 anni di presidenza, lascerà le redini della Ternana. Una scelta difficile, sofferta, maturata nonostante la salvezza miracolosa raggiunta all’ultimo respiro dai ragazzi di Liverani; troppo alti i costi di gestione della Serie B. E se i primi interessati all’acquisto della società non hanno affatto convinto, ecco materializzarsi uno scenario per certi versi un po’ a sorpresa: il patron dell’Unicusano Fondi Stefano Bandecchi si è detto interessato all’acquisizione dello storico club umbro, annunciando anche la volontà di stringere i tempi di chiusura dell’affare. Una notizia che fa ben sperare tutto il popolo rossoverde; tuttavia, i tifosi dovranno fare eventualmente i conti con un cambio di denominazione sociale, come confermato dallo stesso Bandecchi: “[…] Resta inteso che semmai l’Ateneo trovasse le condizioni per chiudere questo accordo, la squadra della Ternana, dal giorno dopo, si chiamerebbe Unicusano Ternana. Quindi uno dei motivi per non chiudere suddetto accordo sarebbe l’ostilità dei tifosi nei confronti di questa condizione, che per noi è invece imprescindibile, in ogni città e in ogni piazza”.

La storia insegna che la denominazione è un tema scottante per le società calcistiche: il nome rappresenta l’identità di una squadra e ne racchiude, per certi versi, anni di storia e tradizione. Un eventuale cambiamento, dunque, fa sempre notizia; prendendo spunto dal caso Ternana, si può scandagliare il panorama calcistico europeo alla ricerca dei casi di modifica di ragione sociale più interessanti.

1- Fiorentina-Florentia Viola

Una immagine della allora Florentia Viola.

La storia della Fiorentina rappresenta il classico caso di cambio di identità transitorio di una società nel portare avanti un percorso di rinascita a seguito di un fallimento. Nella stagione 2002-2003 Amedeo della Valle e l’allora sindaco di Firenze Leonardo Domenici acquisirono la proprietà della squadra e ne cambiarono il nome in Florentia Viola, in attesa di acquisire nuovamente i diritti sportivi sul nome A.C.F. Fiorentina. Un solo anno transitorio dunque, nel quale cambiò per forza di cose anche lo stemma societario: l’allora Florentia militava nel Campionato di Serie C2 e fu allenata prima da Pietro Vierchowood e poi da Alberto Cavasin, centrando la promozione in C1 con discreta facilità. La rosa poteva contare su nomi di spicco come il bomber Felice Evacuo ma soprattutto i due giovanissimi Fabio Quagliarella e Alessandro Diamanti, giocatori di spessore che si sono messi decisamente in mostra anche in Serie A.

2- Steaua Bucarest-FCSB

Il presidente della ormai ex-Steaua Bucarest Gigi Becali.

Il club più titolato della storia del calcio rumeno è stato costretta a modificare i proprio nome in FC FCSB (acronimo di Football Club Steaua Bucarest). Il motivo ha, per certi versi, dell’incredibile: nel 2014 il patron del club Gigi Becali è stato citato dal Ministero della Difesa per utilizzo illecito di nome, colori sociali e stemma in merito alla fondazione, da parte dell’organo di Governo nel 1947, della Steaua Bucarest come team dell’esercito. Come ufficialmente stabilito appena due mesi fa, il “nuovo” FCSB resterà in massima serie e potrà mantenere la rosa attuale: nome, stemma, colori e, se vogliamo, anche la storia sono invece tornati nelle mani del Ministero della Difesa, il quale ha anche creato una nuova squadra pronta a ripartire dalla quarta serie. La storia riguardante la ormai ex-Steaua assume contorni ancor più grotteschi se pensiamo a quanto questo club ha vinto in 70 anni di storia: 26 campionati, 24 coppe, 6 supercoppe solo a livello nazionale, oltre alla storica Coppa dei Campioni del 1986.

3- Hull City-Hull Tigers

Eloquente striscione esposto dai supporters dell’Hull City.

Il caso dell’Hull City racconta di un vero e proprio muro contro muro tra tifosi e società. Il motivo? Ovviamente la denominazione sociale! Nel 2010 il magnate Assem Allam, arrivato in Inghilterra nel 1968 e divenuto leader nel settore dei generatori industriali con la sua Allam Marine, salva il club dal fallimento. La guerra intestina tra club e supporters nasce dall’idea dello stesso Allam, risalente al 2015 con tanto di richiesta inoltrata alla federazione, di modificare il nome del club da “Hull City” a “Hull Tigers“. Le ragioni sono strettamente di carattere economico: “City è un’identità perdente. Hull City AFC è un nome troppo lungo. La tigre è un simbolo di forza, la chiave per aumentare l’attrattiva mondiale del club è guadagnare attraverso il merchandising”. I tifosi, tuttavia, non sono rimasti a guardare, intenzionati a preservare 110 anni di storia e tradizione prima con la creazione della petizione online NoToHullTigers e poi con quella del collettivo City Till We Die (coadiuvato dalla formazione di un “supporter’s trust”, modello che permette ai tifosi di acquisire una piccola partecipazione delle quote del club per dialogare con la società). Gli sforzi dei supporters vengono premiati quando la Federazione sancisce, nel 2015, che il nome della società resterà “Hull City AFC”. Successo che, tuttavia, assumerà i contorni di una vera e propria “vittoria di Pirro”: dall’inizio della stagione appena trascorsa, Allam ha lasciato il club in una sorta di limbo punitivo, senza investire sulla rosa e privando i tifosi dei biglietti a tariffe agevolate per bambini e pensionati, fomentando ancor di più un contenzioso tutt’ora irrisolvibile. Le difficoltà sono culminate, dopo una stagione comunque dignitosa, con una retrocessione che, ci sentiamo di dire, appariva del tutto inevitabile.

4- Pergolettese-Pergocrema-Cremapergo

Pergolettese in azione nella sconfitta contro l’Alessandria per 3-1 durante l’annata 2013-2014.

Ci spostiamo di nuovo in Italia per raccontare di un caso abbastanza unico nel suo genere: la Pergolettese ha, nel corso della sua storia, cambiato pelle per ben 5 volte. La U.S. Pergolettese nasce nel 1932 nel quartiere del Pergoletto di Crema (da cui riprende appunto la denominazione d’origine)  con l’intento di contrastare il dominio cittadino della compagine dell’ A.C. Crema 1908, considerata allora la squadra dell’alta borghesia. La prima “muta” della squadra lombarda risale all’estate del 1975, quando la dirigenza di allora decide che è necessario sottolineare maggiormente la provenienza della squadra: da qui il passaggio da Pergolettese a Pergocrema. Nel 1994, il secondo cambio: i fratelli Luigi e Sergio Bianchi, allora proprietari anche dell’A.C. Crema che militava in Serie D, provarono senza successo a fondere i due club, per poi modificare il nome dell’allora Pergocrema in Cremapergo; a dirla tutta, i due eccentrici presidenti tentarono anche nella folle impresa di fondere i colori sociali delle due squadre (giallo per l’una e nero per l’altra), arrivando alla brillante idea di far disputare al Cremapergo la prima partita con la maglia bianconera dei cugini. Dopo il ritorno alla denominazione Pergocrema con il presidente Massimiliano Aschedamini, l’ultimo atto risale al 2011 quando, rinascendo dal fallimento grazie al trasferimento del titolo del Pizzighettone, i gialloblù tornano ad essere a tutti gli effetti U.S. Pergolettese. Perché si sa, cambiare non sempre fa bene.

5- Amed SK-Kurdish Amedspor

La coreografia dei tifosi dell’Amed SK.

Perché raccontarvi di una squadra di terza divisione turca? Perché nella denominazione sociale dell’Amed SK è racchiuso in piccolo il conflitto etnico tra Kurdistan e Turchia. Tutto risale al 2015, quando l’allora Diyarbakir Metropolitan Sport viene multato dalla federcalcio turca per la richiesta di cambio del nome in Kurdish Amedspor (“Amed” è la denominazione, in lingua kurda, della città di Diyarbakir) e di colori sociali nel classico giallo, rosso e verde della bandiera kurda. Gli episodi legati al calcio, in merito alle lotte per l’indipendenza del Kurdistan, sono tanti e significativi: i tifosi del Galatasaray, sostenitori della causa kurda, fischiano da tempo l’inno nazionale turco, imposto dalla Federazione prima di tutte le partite del Campionato di massima serie. Più volte, oltretutto, le tifoserie organizzate delle maggiori squadre nazionali sono scese in piazza a sostegno dei manifestanti, aprendo a scenari di mobilitazioni politiche fin’ora insospettabili. La storia dell’Amed SK è stata raccontata dal regista Ersin Kana nel documentario “Yesil Kirmizi-Amedspor”: il reportage, oltre a toccare anche la questione della denominazione sociale, si sofferma sugli attacchi razzisti e sugli allontanamenti forzati subiti proprio dai tifosi dell’Amed SK durante la straordinaria cavalcata nella Coppa di Turchia del 2015-2016, quando i rossoverdi persero solo contro il ben più blasonato Fenerbahce ai quarti di finale. Amedspor: nel nome di una squadra, la storia di un popolo che resiste.