Champions League, un sogno sfumato: le 5 ragioni di una sconfitta
Può una sconfitta in finale di Champions League togliere lustro a una stagione per il resto strepitosa? Certo che no. Anche se onestamente nessun tifoso della Juventus può dirsi contento per la mancata affermazione in Europa. Non solo perché manca dal 1995-96 e perché arriva dopo l’ennesimo tentativo fallito, il terzo negli ultimi quindici anni. L’impressione infatti è che l’1-4 subìto dal Real Madrid sia eccessivo, ingeneroso in rapporto al valore delle due squadre. In cosa quella allenata da Zinedine Zidane è stata favorita rispetto a quella bianconera? Proviamo, a mente pressoché lucida, a individuare i cinque fattori determinanti della sfida di Cardiff:
5) Gli episodi. Nel calcio ci sono sempre, e spesso ricoprono ruoli fondamentali. Altrimenti non parleremmo dello sport più seguito al mondo. Di certo la Juventus sotto questo punto di vista non è stata fortunatissima: due reti del Real (la prima di Cristiano Ronaldo, la seconda di Casemiro) arrivano anche grazie a deviazioni di Leonardo Bonucci e Sami Khedira. Nulla su cui si possa sporgere reclamo, ovviamente, né da esporre come alibi. Solo due fatti da prendere nella considerazione che meritano, magari scarsa.
4) L’approccio alla gara. Questo è l’aspetto più curioso della finale di Cardiff: la Juventus aveva iniziato la gara decisamente meglio del Real. Ha dominato il primo tempo, tenendo bene il campo, non concedendo quasi nulla e rendendosi pericolosa in fase offensiva. Non si capisce cosa sia cambiato nella ripresa. Certo, i Blancos saranno scesi in campo più determinati, ma ciò non giustifica il crollo di intensità mostrato dagli uomini di Allegri. I quali, una volta subìto il secondo gol, di fatto non sembrano nemmeno avere le energie nervose per reagire. Il fiatone dopo una stagione trionfale? O forse solo una minore abitudine al clima delle finali? Ricordiamo che gli spagnoli ne hanno giocate tre negli ultimi quattro anni.
3) I cambi. Sotto il profilo della qualità della rosa, non ci sarebbe certo mai stata partita fra le due contendenti. Quante squadre al mondo possono infatti permettersi di mandare in tribuna James Rodriguez? Perciò nessuna sorpresa se a un certo punto Zidane può decidere di far subentrare dalla panchina gente come Gareth Bale o Alvaro Morata. Il problema è che dall’altra parte Allegri non pare essersela giocata al massimo: ma davvero, Mario Lemina al posto di Paulo Dybala? Certo, l’argentino nella serata di Cardiff non è parso proprio quel nuovo-Messi da più parti decantato. Ma è pur sempre un giocatore più utile del centrocampista gabonese nell’ottica del recupero di uno svantaggio. Insomma, il tecnico della Juventus, tornando indietro, forse ci avrebbe ripensato.
2) Le scelte tattiche. BBC tutta la vita, miglior difesa del mondo e chi più ne ha, più ne metta. Ma la retroguardia composta da Andrea Barzagli, Leonardo Bonucci e Giorgio Chiellini ha un punto debole che va a rotoli contro uno dei punti di forza del Real: il gioco sulle fasce. Fin quando Zidane ha fatto giocare i suoi col trequartista Isco dietro Ronaldo e Karim Benzema, i tre nazionali azzurri hanno fatto muro e di conseguenza il figurone (gol a parte). Quando però il tecnico francese ha deciso di rischierare i suoi con le ali d’attacco, la lentezza dei tre centrali a campo aperto è stata a tratti paurosa. Tardivo il cambio di modulo con il ritorno di Dani Alves al livello dei terzini, con la squadra già sfiduciata dopo l’1-3 firmato da Ronaldo.
1) Gli uomini decisivi. Quel che alla fine conta in tutte le finali è la personalità dei suoi interpreti. Dispiace dirlo, ma in questo senso si sono visti tutti i limiti di alcune delle stelle più luminose della Juventus. Dybala non è mai andato al tiro e nel complesso è parso il lontano parente della Joya. Mister 90 milioni, Gonzalo Higuain, è parso avulso dal gioco per tre quarti di gara. A reggere il peso dell’attacco è stato solo Mario Mandzukic, al quale probabilmente spetterebbe anche il premio come miglior giocatore della stagione bianconera. Miralem Pjanic perde clamorosamente il confronto con Luka Modric come ragionatore sulla mediana, il mastino Sami Khedira è parso più domestico del solito. Forse il più in partita sarebbe stato Gianluigi Buffon, che però per regolamento non si può spostare troppo dall’area di rigore. Insomma per vincere queste partite ci vogliono anche un po’ di quelli che gli spagnoli (non a caso spesso vincenti) chiamano cojones. La Juventus purtroppo non ne ha mostrati.