Il made in Italy non si smentisce mai: ecco perché i nostri allenatori sono ancora i migliori al mondo

Noi italiani siamo molto presuntuosi. Siamo convinti di essere i migliori, in qualsiasi cosa: che sia cibo, arte, politica, scienza, pensiamo sempre di essere un gradino sopra gli altri, di avere una tradizione come mai nessuno al mondo. Questo ovviamente riguarda anche il calcio, specialità in cui spesso ci vantiamo di essere “I padri fondatori” insieme al Brasile. Molto spesso questo è stato anche un nostro difetto: il pensare di essere sempre al top può rivelarsi un’arma a doppio taglio perché non c’è cosa peggiore di coprirsi gli occhi davanti ai problemi. Probabilmente ciò è uno dei motivi della grande crisi del nostro movimento dopo il mondiale 2006, l’incapacità di rendersi conto che questo sport stava cambiando e noi, presuntuosi come non mai, non siamo riusciti a stargli dietro, come se fosse il calcio a seguire l’Italia e non il contrario. C’è però un settore dove la nostra tradizione può essere sicura di ritenersi all’avanguardia: la scuola allenatori.

conte

Antonio Conte, vincitore della Premier League 2016/17 con il Chelsea.

Ci sono molti buoni motivi per credere che i tecnici nostrani siano i migliori al mondo. Innanzitutto la capacità di adattamento: non importa se in Inghilterra, Francia, Russia o Emirati Arabi, gli allenatori italiani non rifiutano mai la possibilità di fare quello che amano. Ovviamente questo anche perché hanno una grandissima conoscenza tattica. In nessuna parte, come a Coverciano, si studia tattica calcistica: schemi su schemi, idee, strategie su ogni singolo aspetto vengono continuamente messe a punto. Questo viene unito ad una grande capacità gestionale, caratteristica fondamentale per una persona che deve controllare dei ragazzi al centro di un fenomeno mediatico e popolare come quello del calcio professionista. Gli italiani sono dei veri comandanti all’interno dello spogliatoio, si fanno rispettare.

Ciò nonostante molto spesso riescono a farsi anche amare dai propri giocatori, grazie ad un incredibile rapporto umano che riescono a creare. Grande attenzione viene data anche alla parte atletica: ogni presidente è cosciente che assumere un italiano significa dare la busta paga minimo a 7 persone con tutti i preparatori facenti parte dello staff tecnico personale dell’allenatore. Tutto ciò che abbiamo detto fino ad ora è ben riscontrabile in esempi concreti, anche recentissimi: l’esempio più lampante è quello di Antonio Conte, ex allenatore della Juventus che è riuscito a vincere la Premier League con il Chelsea al suo primo anno da manager. Partenza non perfetta, ma gli accorgimenti tattici e di modulo hanno permesso di mettere in cassaforte il titolo già a metà campionato.

Soccer: Serie A; Fiorentina-Cagliari

Claudio Ranieri, esonerato dal Leicester il 23 febbraio nonostante la vittoria della Premier League nella scorsa stagione.

L’Italia la fa da padrone anche in Champions League, la competizione più importante al mondo: grazie al grande lavoro di Massimiliano Allegri, infatti, la Juventus è riuscita a conquistare ben due finali in 3 anni, con l’ultima ancora da giocare contro il Real Madrid. Non possiamo ovviamente dimenticare l’impresa di Claudio Ranieri, capace di vincere l’anno scorso la Premier League con il Leicester, squadra considerata già retrocessa ad inizio campionato. Nonostante l’esonero pochi mesi dopo, la grande capacità tattica di Ranieri ha permesso alle Foxes di essere una delle più belle rivelazioni della storia moderna del calcio. E’ un piccolo miracolo anche quello di Massimo Carrera, che è riuscito a vincere il titolo in Russia con lo Spartak Mosca, nonostante anche in questo caso la squadra non fosse considerata fra le papabili vincitrici. Non c’è bisogno nemmeno di ricordare Carlo Ancelotti, che di trofei ne ha vinti in ogni campionato: anche quest’anno un titolo si è aggiunto alla sua ricca bacheca, ovvero la Bundesliga.

Vedendo questi esempi è difficile credere come sia possibile che due altrettanto bravi allenatori italiani come Mazzarri e Prandelli, abbiano fallito le proprio avventure all’estero. Di certo una piccola giustificazione ce l’hanno: l’ex Napoli non è riuscito ad integrarsi bene in Inghilterra a causa di un problema comunicativo (e, questo tipo di adattamento, o ce l’hai o non ce l’hai) mentre l’ex commissario tecnico della Nazionale si è trovato in una situazione tecnica e societaria non proprio facile. Sono comunque piccole macchie all’interno di una cultura che ha fatto, fa e farà sicuramente la storia di questo sport.