Sarri-De Laurentiis: un amore tormentato che non fa bene al Napoli

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Ci risiamo, dunque: in occasione della conferenza stampa di rito pre Napoli-Torino è andato in scena l’ennesimo capitolo della telenovela Sarri-De Laurentiis. Il tecnico, incalzato in merito al proprio futuro, non ha certo nascosto la sua voglia di soddisfare le proprie ambizioni personali, anche a livello economico. “Con il prossimo contratto voglio arricchirmi”: Sarri, nonostante il tono ironico, ha voluto lanciare un messaggio forte e chiaro al suo presidente; il quale, a dire il vero, non ha certo tardato a replicare al tecnico toscano, acconsentendo ad aumentargli l’ingaggio solo in caso di “vittoria di due Scudetti oppure di una Champions League”.

7527706-kEQB-U432801000879398X7H-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443E’ curioso come risulti complicato schierarsi dall’una o dall’altra parte: da un lato un allenatore che, dopo anni di gavetta, vuole un progetto che gli permetta di annoverarsi tra i grandi del nostro calcio; dall’altro, un presidente che chiede, visto lo sforzo profuso per riportare in alto il Napoli, trofei nella bacheca di Castel Volturno. Entrambe le posizioni risultano più che rispettabili ed è perciò sorprendente che, alla vigilia di una partita che potrebbe valere il secondo posto in classifica, Sarri scelga di entrare a “gamba tesa” sulla questione contratto. Dal canto suo, De Laurentiis non è mai stato abile a smorzare i toni ed ha per l’ennesima volta preferito gettare benzina sul fuoco piuttosto che mitigare la situazione. Da quelle parti, insomma, il concetto di “tempismo perfetto” non sembra affatto di casa.

Il noto psicoanalista Erich Fromm sosteneva che litigare non è altro che “spiegare in modo complicatissimo e a voce alta cose semplici da dirsi sottovoce”. Si sa che nel mondo del calcio, a volte, è più importante il modo in cui si esprime un malumore piuttosto che il malumore stesso, specialmente in piazze roventi; e un ambiente come quello di Napoli, poco avvezzo alle vittorie ma con tanta voglia di diventare grande, non può essere scosso con tanta frequenza come quest’anno è accaduto. Dalle parole di De Laurentiis dopo Real Madrid-Napoli (“la nostra inadeguatezza serale avrebbe potuto permettere al Real di fare 5-0, diciamo che ci è andata di lusso”) alle frecciate di Sarri al patròn in occasione del rinnovo di Lorenzo Insigne ([…]ma la società deve potenziarsi anche altrove: il Napoli è arrivato a un punto in cui o fa un passo in avanti o fa un passo indietro”) le schermaglie sono state tante e hanno più volte dato l’impressione, giusta o sbagliata che sia, che quella panchina saldamente legata al tecnico toscano in realtà scricchiolasse pericolosamente.

Si sa che le liti non durerebbero mai a lungo, se il torto fosse da una parte sola. E allora, piuttosto che cercare chi tra i due contendenti è il vero colpevole della sopracitata instabilità, si dovrebbe di contro iniziare a pensare a quanto una situazione a tratti paradossale stia danneggiando una squadra che figura da anni tra le grandi del nostro Campionato.

Atalanta BC v SSC Napoli - Serie APer farla breve, quanto, in ottica futura, ha senso portare avanti, per quanto ambizioso, un progetto in tali condizioni? In questa coltre di dubbi ed interrogativi, le uniche certezze sono che i partenopei, viste le potenzialità della rosa e i conti a posto, sono nelle condizioni di ripartire senza Sarri e che per il tecnico toscano gli estimatori in tutta Europa non mancano; mettendo da parte per una volta la riconoscenza in un calcio che di riconoscenza non vuol sentir parlare, sarebbe forse ora di smetterla di piacersi tappandosi il naso e chiarirsi una volta per tutte. Magari anche arrivando a separarsi, per il bene del Napoli.

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