Montella sul patibolo. Già dimenticati i suoi meriti?

Stagione a due facce per il Milan, quasi sorprendente nella prima metà del campionato, addirittura disastroso nel girone di ritorno, con una drammatica flessione nelle ultime 6 gare. Flessione che ha messo in dubbio l’intero lavoro svolto finora da Vincenzo Montella.

. Numeri alla mano, l’involuzione rossonera è lampante: 37 punti nelle prime 19 gare di campionato (1,94 a partita), appena 22 nelle successive 16 (1,37 a partita); appena 6 punti nelle ultime 6 gare dove, esclusa la facile vittoria contro il Palermo, ha racimolato appena 2 pareggi contro 3 squadre impegnate nella lotta alla retrocessione o già virtualmente condannate (pareggio in rimonta contro Pescara e Crotone e sconfitta contro l’Empoli). Nell’ultima gara in casa contro la Roma, il Milan ha subito una sconfitta in cui ha rivelato tutti i propri limiti, sia tecnici, sia fisici, sia mentali. Un ruolino che ha costretto tifosi ed addetti ai lavori ad ammettere mestamente che nella prima metà del campionato la squadra aveva reso al di sopra delle proprie possibilità.

In attesa delle ultime 3 gare che sanciranno l’assegnazione dell’ultimo posto disponibile per l’Europa, ci si domanda da dove il nuovo Milan cinese dovrà ripartire. Indubbiamente i nuovi proprietari dovranno investire tanto e bene per rinforzare una squadra che mostra punti deboli e inefficienze in ogni suo riparto. Tuttavia, come sempre, il primo nodo da sciogliere è sempre quello dell’allenatore, poiché Montella, che fino a marzo sembrava potesse vivere di rendita con il successo in Supercoppa, è ora in discussione.

news-interna-donnarumma-juventus-milan-supercoppaE’ giusto attribuire al tecnico campano solo i meriti per il buon rendimento nella prima parte della stagione? Dove sono le sue responsabilità nei recenti deludenti risultati? O forse è colpa esclusivamente di una rosa inadatta alla Serie A? Perché a ben guardare nel Milan, escludendo l’enfant prodige Donnarumma, non ci sono giocatori che siano davvero in grado di fare la differenza.
Romagnoli, unico baluardo difensivo, spesso è stato fermato dagli infortuni; Bacca, l’uomo che dovrebbe fare la differenza in attacco, non ha mai raggiunto la continuità (problema comune al resto del reparto avanzato) e spesso ha fallito occasioni determinanti; il ko di Bonaventura ha privato il centrocampo dell’uomo più rappresentativo.

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Montella ha provato a porre rimedio a tutte queste defezioni, reinventandosi Sosa regista, passando al tridente leggero, valorizzando Locatelli e rilanciando giocatori come Vangioni e Zapata. Tutte mosse che a lungo andare non hanno fatto la differenza ma che hanno permesso al Milan di tornare quanto meno a bazzicare le zone alte della classifica.

Il nome Milan comporta sempre una certa responsabilità, ambizioni di un certo livello, e Montella si è ritrovato a dover guidare una squadra di medio livello verso zone della classifica che non le competevano. E per una parte della stagione c’è riuscito, ma era ovvio che non avrebbe potuto compiere il miracolo giornata dopo giornata fino alla fine.

La vittoria della Supercoppa ha forse illuso troppo tifosi e dirigenti: per quanto sia stato un risultato storico, essendo la prima volta che una squadra si accaparrava il trofeo senza prima aver vinto né Coppa Italia né Serie A, è stato il risultato di una singola gara; una giornata fortunata, non il coronamento di un percorso. Era quindi ingiusto, per non dire insensato, aspettarsi da Montella e dal Milan un rendimento all’altezza del trofeo messo in bacheca.

Se il Milan vorrà tornare ad essere competitivo, dovrà mettere a disposizione del proprio tecnico una rosa di qualità, libera da zavorre o vecchie glorie giunte al capolinea. Ma cambiare nuovamente allenatore significherebbe doversi aspettare l’ennesimo anno di transizione.