Lazio, la ricetta per diventare grandi

Quarto posto in campionato, una finale di Coppa Italia da disputare: la stagione della Lazio ha senza dubbio superato ogni più rosea aspettativa. Il derby di campionato vinto nell’ultima giornata è solo la ciliegina sulla torta, visto che i biancocelesti erano riusciti a superare i rivali giallorossi già in semifinale di Coppa Italia, garantendosi la possibilità di conquistare un trofeo. Certo, rimane da superare la concorrenza dell’imbattibile Juventus, ma il bilancio non può che essere positivo. Sembrano lontani i giorni in cui la tifoseria chiedeva a gran voce la testa di Claudio Lotito: il presidente non entrerà forse nei cuori dei tifosi, ma i risultati sono ampiamente dalla sua parte. Cosa manca però alla Lazio per diventare davvero grande?

Diventare grandi

curva-nord-lazio-marzo-2017-ifaInnanzitutto occorre interrogarsi sul significato di questa espressione. Con la crisi della Milano del calcio, in questi anni Napoli, Roma, Lazio e Fiorentina si sono ritrovate a lottare per un piazzamento in Champions League, senza realmente impensierire la Juventus nella lotta scudetto. Considerando le prospettive di vittoria, l’unica “grande” del nostro calcio è proprio la Vecchia Signora che, anche in ambito europeo, sta dimostrando tutta la sua forza. I piazzamenti validi per le competizioni europee, però, possono essere un’ottima base di partenza per costruire una buona squadra, anche se la differenza tra Europa League e Champions League è notevole in termini economici. Partendo dai freddi numeri, e citando un discorso tanto caro a Maurizio Sarri, il fatturato della Lazio si aggira intorno ai 100 milioni: impossibile pensare di poter competere per lo scudetto partendo da una disponibilità economica di questo livello. Certo, il Leicester (ed in parte l’Atalanta durante questa stagione) ha riportato una vena di romanticismo in un calcio sempre più “aziendale”, in cui le analisi economiche prendono il sopravvento sul campo, ma pensare di poter lottare stabilmente per le prime posizioni appare una vera e propria utopia. Soprattutto considerando che Milan ed Inter, con le nuove proprietà, torneranno prepotentemente alla ribalta. Dove la Lazio eccelle è però nel settore scouting: la necessità di contenere i costi ha infatti aguzzato l’ingegno della dirigenza biancoceleste, portandoli a scovare i migliori talenti in giro per l’Europa a prezzi contenuti.

Plusvalenze da capogiro

FBL-ITA-SERIEA-INTER-PALERMOLa bottega Lotito è sempre stata una delle più care. Al grido di “Pagare moneta vedere cammello” il numero uno biancoceleste ha infatti venduto a peso d’oro i pezzi pregiati della propria rosa: Antonio Candreva ha lasciato la Lazio in estate per la modica cifra di 22 milioni di euro, nonostante i quasi 30 anni sulla carta d’identità. In questa stagione diversi giocatori sono letteralmente esplosi. Keità, Felipe Anderson, De Vrij e Milinkovic Savic rappresentano un patrimonio della società e i loro cartellini valgono adesso oltre 100 milioni di euro. La Lazio, però, difficilmente riuscirà nell’impresa di trattenerli tutti, a cominciare da Keità in scadenza di contratto nel 2018 e  intenzionato a lasciare la Capitale. Proprio i rinnovi sono il punto debole della gestione Lotito. Un discorso legato in ogni caso alle ridotte possibilità economiche del club, costretto a vendere i propri pezzi pregiati di fronte alle faraoniche offerte dei grandi club. Impossibile aumentare i dismisura il monte ingaggi, soprattutto pensando a lungo termine. Ad una gestione economica sicuramente virtuosa si accompagnano dunque annate “fortunate” e stagioni al di sotto della aspettative, in attesa che i talenti pescati in giro per il mondo si abituino al calcio italiano. Un “loop” infinito a cui la Lazio difficilmente potrà sottrarsi nel breve periodo. Per rimanere al top, però, non è sempre possibile rifondare e ripartire da zero.

Unica certezza: Simone Inzaghi

SS Lazio v Empoli FC - Serie AIl mancato arrivo di Marcelo Bielsa sulla panchina biancoceleste è stato forse il punto di svolta dell’intera stagione. Simone Inzaghi è infatti l’uomo in più di questa Lazio ed ha dimostrato tutto il suo valore durante questa stagione. La valorizzazione dei talenti della rosa è solo uno degli aspetti che hanno permesso ad Inzaghi di affermarsi come uno degli allenatori emergenti del nostro calcio. Il sistema di gioco è molto variabile in base all’avversario da affrontare. Unico neo: gli scontri diretti. La Lazio ha infatti raccolto pochi punti contro le avversarie dirette per un piazzamento in Europa, facendo però bottino pieno contro le cosiddette piccole. La vittoria nel derby ha senza dubbio messo in secondo piano questo aspetto, mostrando la capacità di Inzaghi di saper leggere alla perfezione le partite. Ci sarà un motivo se anche la Juventus ha valutato il suo profilo per un possibile dopo-Allegri. In una rosa destinata a cambiare, il primo passo per diventare grandi passa dalla conferma dell’allenatore e dalla continuità del progetto tecnico. Impossibile immaginare la Lazio del futuro sul campo, ma in panchina si ripartirà da Simone Inzaghi.

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