Serie A, finito il sogno delle Cenerentole. Ma è proprio inevitabile?

Possiamo ormai dirlo con amarezza ma anche con realismo: mai come quest’anno il campionato di Serie A ha messo in chiaro le differenze tecniche tra le squadre partecipanti. Soprattutto tra le cosiddette grandi e le cosiddette piccole, che oggi non sono più cosiddette ma effettive. In particolare si registra la crisi nera delle neopromosse dalla Serie B: dalla gioia per la partecipazione alla massima categoria si passa, non dico all’umiliazione, ma alla frustrazione per un’annata in cui un pari casalingo diventa una vittoria. Così è quasi sicuro che almeno due su tre cenerentole debbano retrocedere ogni anno: nella scorsa stagione furono Carpi e Frosinone, in questa abbiamo la caduta libera del Pescara e le enormi difficoltà del Crotone.

Il problema non è difficile da individuare. Su tutto domina il discorso economico: il calcio di oggi si fa coi soldi prima che coi piedi. La Serie B è ancora un campionato appassionante perché livellato, non ci sono club dominanti e chiunque può sognare la vittoria. Più in alto bisogna invece competere con club che, anche quando non possono spendere 90 milioni di euro per un solo giocatore come la Juventus, comunque viaggiano con un monte-stipendi pari anche al doppio del valore di un club cadetto. Senza contare che spesso e volentieri i club neopromossi nemmeno arrivano integri al confronto con le grandi: allenatori (vedi Ivan Juric dal Crotone al Genoa) e giocatori (come Gianluca Lapadula dal Pescara al Milan) fuggono il giorno dopo l’approdo in Serie A, attratti da stipendi molto più soddisfacenti. Così questi club finiscono con l’adattarsi al ruolo di agnelli sacrificali, nemmeno ci provano: capitalizzano al massimo tutte le cessioni possibili, si giocano un anno quasi di vacanza e tornano nella serie di loro competenza.

In altri tempi sarebbe stato uno scandalo nel calcio, oggi è la normalità. Due soli modi concepiamo per frenare questo trend: da un lato la tanto discussa ma finora solo agognata riduzione delle partecipanti alla Serie A, dall’altro un aiuto alle piccole sullo stile dell’NBA. La promozione alla massima categoria dovrebbe essere premiata in modo tale da incoraggiare il club a mantenere i propri punti di forza, non penalizzata. La retrocessione viceversa non andrebbe né penalizzata né soprattutto premiata, come stabilito dalle regole attuali. Nessuna rivoluzione, sia chiaro: le piccole resteranno piccole e le grandi resteranno grandi; ma almeno le piccole potranno giocarsela con dignità.