Inter, Pioli e la teoria della fidanzata sbagliata

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Sarà capitato a tutti, una volta nella vita, di essere incastrati in una relazione con la persona sbagliata. Digitando su Google la ricerca “fidanzata sbagliata”, questo è il primo risultato, dedicato soprattutto a coloro i quali, ancora insicuri sul futuro della propria relazione, vogliono capire se si trovano davanti ad un vicolo cieco oppure se esiste ancora qualche via d’uscita. Facendo un volo pindarico, proviamo ad applicare i semplici indicatori contenuti nell’articolo al rapporto (di lavoro, ovviamente) tra l’Inter e Stefano Pioli. Un rapporto complicato, costretto a combattere ogni settimana con i risultati sul campo. Ogni sconfitta fa riemergere i vecchi dubbi: Pioli è l’uomo giusto per il futuro dell’Inter?

Il rapporto fa soffrire

Il calcio è sofferenza, soprattutto se i risultati non arrivano. L’obiettivo Champions League si allontana sempre più: l’unica speranza è legata allo scontro diretto contro il Napoli, a giocare tra le mura amiche di San Siro. La media punti del tecnico è però uno dei dati che depongono a favore della sua permanenza sulla panchina nerazzurra: con 2,05 punti a partita, il ritardo nei confronti del terzo posto non è certo stato accumulato sotto la guida del tecnico italiano. Quando si rincorre, però, anche lo stop interno contro la Sampdoria può risultare fatale. E portare dunque alla sofferenza.

Si vive sperando che lui/lei cambi

L’Inter, sin dall’abbandono di Josè Mourinho, è alla ricerca di una figura carismatica e vincente per la propria panchina. I continui cambi di guida tecnica vanno letti anche in questo senso: nove allenatori in sette stagioni non sono di certo pochi. Stefano Pioli non è esattamente il prototipo del nuovo Mourinho, trovandosi più a suo agio sul campo che davanti alle telecamere. Il suo lavoro ha rivitalizzato diversi giocatori che sembravano ormai fuori dal progetto nerazzurro (uno su tutti, Kondogbia), ma la scintilla con il popolo di fede interista non è ancora scoccata. La proprietà Suning, in tal senso, sembra essere proprio la meno convinta nel confermare il tecnico. Un anno da separati in casa, nella speranza che Simeone (o Antonio Conte) decidano di trasferirsi a Milano, non farebbe bene a nessuna delle due parti.

Si litiga sempre per le stesse cose

Il modulo. La gestione di Gabigol. I temi trattati nei giorni post-Sampdoria sono molto simili alle questioni trattate all’indomani di ogni risultato negativo dell’Inter. Come una spada di Damocle sulla testa di Stefano Pioli. Atteggiamento tipico di chi ha già deciso il futuro del tecnico, rinfacciandogli quindi ogni minimo errore. Eppure, analizzando la partita contro i blucerchiati, l’unico errore di Pioli è stato quello di affidarsi per 90 minuti a Brozovic, decisivo nel causare il rigore negli ultimi minuti. In generale il secondo tempo non è stato all’altezza delle aspettative. Nonostante ciò, se Icardi non avesse sbagliato una rete abbastanza semplice per un attaccante del suo calibro, saremmo pronti a parlare di un Pioli vicino alla riconferma. Strano mondo il calcio: l’allenatore paga per tutti, pur non scendendo mai in campo. La cultura del risultato, però, impone questo modello di ragionamento.

Il rapporto non cresce

Analizzando i freddi numeri, la distanza dal terzo posto è rimasta immutata. Gli otto punti di distanza ereditati dalla gestione De Boer sono anzi diventati nove dopo la sconfitta di lunedì sera, mentre la società continua a sondare il mercato alla ricerca di un profilo diverso per le future ambizioni dell’Inter. Il duro lavoro sul campo e la lunga striscia di vittorie, probabilmente, non sarà sufficiente per meritare la riconferma. Nella speranza che questi dubbi non riaffiorino anche con il suo successore: seguendo la storia recente dell’Inter ipotesi non impossibile. Quando si dice: “Il problema non sei tu: sono io”. 

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