Lazio-Milan, sfida sulle fasce: Felipe Anderson o Suso?

La sfida tra Lazio e Milan, in programma lunedì allo stadio Olimpico, potrebbe segnare una tappa importante nella corsa all’Europa delle due squadre. I rossoneri, reduci dalla vittoria in inferiorità numerica contro il Bologna, non vivono certo il loro momento migliore, ma la squadra di Montella è apparsa comunque concentrata e pronta a lottare fino alla fine per non buttare al vento un’ottima prima parte di stagione. La Lazio di Simone Inzaghi vuole continuare a stupire e, soprattutto, vorrebbe invertire il trend che la vede in difficoltà contro le squadre della parte alta della classifica. Per centrare la vittoria, le due squadre si affideranno ai loro fuoriclasse: Felipe Anderson da una parte e Suso dall’altra sono pronti a sfidarsi come due pugili agli angoli del ring, in una stagione che li ha visti finora assoluti protagonisti. Impossibile dire chi sia il migliore: scegliete voi il vostro preferito.

A scuola da Gasperini

Arrivato a Milano come oggetto misterioso, Suso si è conquistato una maglia da titolare in questa stagione, diventando insostituibile per Vincenzo Montella. Troppo importante la sua qualità tecnica sulla fascia destra: se n’era già accorto Gian Piero Gasperini durante il periodo trascorso al Genoa in prestito durante la scorsa stagione. Proprio durante la sua esperienza in rossoblu il giovane spagnolo (classe 1993) ha avuto modo di trovare la sua collocazione definitiva in campo, scrollandosi di dosso l’etichetta di trequartista puro e diventando un giocatore dinamico, capace di agire sia da seconda punta sia da esterno. Suso ama partire dalla fascia destra per poi convergere verso il centro, sfruttando il suo fatato piede sinistro: per lui già cinque reti e sette assist in 23 presenze. In generale, la manovra offensiva dei rossoneri passa spesso dai suoi piedi: grazie alla sua tecnica e al suo dribbling può accentrarsi (liberando la fascia per una possibile sovrapposizione) o andare verso il fondo. La sua capacità di passaggio (o cross) risulta importantissima per i suoi compagni di reparto. La velocità in campo aperto non è la parte migliore del suo repertorio, a differenza del suo “antagonista” Felipe Anderson, rendendolo dunque poco efficace nelle transizioni offensive palla al piede.  Arrivato a parametro zero, l’esterno spagnolo è una delle sorprese di questa stagione ed uno dei sicuri protagonisti della possibile rinascita del club.

Come una fenice

Arrivare a grandi livelli è difficile, ma ancora più difficile è confermarsi. Lo sa bene Felipe Anderson che, dopo sei mesi trascorsi da top player (con paragoni anche un filo esagerati), la scorsa stagione ha un po’ deluso le aspettative. L’arrivo di Simone Inzaghi ha però cambiato le carte in tavola e adesso il brasiliano sembra essere tornato ai suoi livelli per una Lazio formato Champions League. Già nove assist per lui in questa stagione: il tridente, completato da Keita e Immobile, rappresenta uno dei più temibili in Serie A. Il numero 10 biancoceleste è adesso un giocatore diverso, più propenso anche al sacrificio lungo tutta la fascia. Velocità, tecnica e dribbling: le armi a disposizione di Felipe Anderson sono molteplici per mettere in crisi il diretto avversario, creando sempre la superiorità numerica. Le sue qualità non sono mai state in dubbio: ciò che stupisce (ed evidenzia il grande lavoro di Inzaghi) è la concentrazione nell’arco dei novanta minuti, senza quelle pause che hanno caratterizzato le sue precedenti esperienze. I tifosi sperano di poterlo ammirare il più a lungo possibile, ma il brasiliano è già entrato nel mirino dei grandi club europei, per la gioia di Lotito. La rinascita, come una fenice, della Lazio passa anche (e soprattutto) dai suoi piedi.

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