Napoli, una poltrona per… tre
Cambiare qualcosa che non funziona è difficile, ma lo è ancora di più cambiare qualcosa che funziona. Nella prima ipotesi, esiste la consapevolezza e il bisogno di invertire la rotta e, soprattutto, non si rischia di fare ulteriori danni, mentre nel secondo caso un cambiamento potrebbe rompere irreversibilmente gli equilibri trovati con fatica. Allora perchè farlo? Stiamo parlando, ovviamente dell’attacco del Napoli. Per la verità il sistema offensivo degli azzurri non sembra essersi mai realmente inceppato, ma è ovvio che le prime settimane successive al grave infortunio di Arkadiusz Milik siano state di difficile gestione per Maurizio Sarri. Il mercato ha portato in dono Leonardo Pavoletti, ma l’esplosione di Dries Mertens nel ruolo di centravanti ha reso finora inutile il suo arrivo. Con il ritorno del centravanti polacco saranno in tre a giocarsi una maglia da titolare. Eppure Sarri stesso, al termine del match contro il Bologna, si è dimostrato restio ad una staffetta nel ruolo di centravanti titolare: “Non è detto che debba cambiare gli equilibri. Stiamo facendo bene e non vedo perché cambiare qualcosa che funziona. Mi sembra giusto che giochino questi”. Malumori in arrivo?
Non sapevo di essere un centravanti
Il più basso degli attaccanti sul più alto gradino del podio. Dries Mertens, con i suoi 16 gol, guida la classifica cannonieri con un gol di vantaggio su un certo Gonzalo Higuain. Chi l’avrebbe detto al momento della partenza del Pipita da Napoli? Il folletto belga si è caricato sulle spalle l’attacco azzurro: 13 reti segnate nelle ultime otto partite per colui il quale, in teoria, dovrebbe essere l’alternativa a Lorenzo Insigne sulla fascia sinistra. Il lavoro di adattamento del ventinovenne belga al ruolo di punta centrale è stato lungo: merito di Sarri che ha fatto di necessità virtù, viste le difficoltà di Manolo Gabbiadini. Adesso il tridente del Napoli fa davvero paura grazie alla capacità di fraseggio tra i suoi interpreti. La velocità di esecuzione dell’attaccante belga ha poi fatto il resto, grazie ai suoi dribbling e alla sua abilità nel segnare anche da fuori area: i suoi movimenti favoriscono anche gli inserimenti di Marek Hamsik, da sempre un maestro in zona gol. Eppure nel rendimento monstre di Mertens possiamo cogliere la sua tendenza ad esaltarsi negli spazi ampi, con squadre che decidono di provare a giocarsela alla pari del Napoli, lasciando di conseguenza delle praterie ai veloci attaccanti azzurri. Cagliari, Torino e Bologna sono perfetti esempi di questa mentalità: partite in cui il numero 14 ha realizzato ben 10 reti. Nelle partite tatticamente bloccate, invece, è naturale che faccia fatica a creare azioni da gol; manca il vero istinto del centravanti, anche per conformazione fisica. Proprio in queste sfide Pavoletti e Milik, con la loro fisicità, potrebbero essere l’ideale per scardinare la resistenza delle squadre votate maggiormente alla fase difensiva. In vista della sfida con il Real Madrid, invece, la velocità di Mertens potrebbe essere fondamentale. Il doppio scontro contro i Blancos potrebbe infatti mostrare un Napoli diverso, più concentrato nelle ripartenze visto che difficilmente i madrileni lasceranno il pallino del gioco in mano agli uomini di Sarri. Anche da questo cambiamento dipenderà il futuro della formazione partenopea: non sempre si può essere “bellissimi” per portare a casa i tre punti. Parafrasando Boskov, “Meglio vincere 6 partite per uno a zero che una partita per sei a zero”.
Per ricevere sul telefono tutte le news riguardo il Napoli, iscrivetevi al nostro canale telegram: telegram.me/NapoliGoal24