Milan, addio al terzo posto?

11 marzo 2014: al minuto 86 Diego Costa segna il gol del quattro a uno finale con cui l’Atletico Madrid elimina il Milan di Clarence Seedorf agli ottavi di Champions League. Questa l’ultima immagine del club rossonero nella massima competizione continentale: un’istantanea che di certo non fa onore ad una squadra capace di vincere per sette volte la Coppa dalle Grandi Orecchie. Piccola curiosità: l’ultima rete in Champions porta la firma di Ricardo Kakà, simbolo di un Milan che adesso non c’è più. Tifosi milanisti, potete asciugare la lacrima che solca il vostro viso.

Champions, au revoir?

La sconfitta di ieri contro la Sampdoria ha allontanato ancora di più il Milan dal sogno europeo. In attesa del recupero contro il Bologna, in programma mercoledì, i punti in classifica sono 37, dieci in meno rispetto alla Roma (attualmente terza, ma con una partita in meno). Il rendimento è letteralmente crollato nel 2017, con quattro punti raccolti in cinque giornate. La vittoria in Supercoppa contro la Juventus sembrava poter essere il trampolino di lancio verso una seconda parte di stagione all’altezza dei primi tre mesi. L’attacco non gira più: Bacca, a quota otto reti in diciannove presenze, non va a segno dalla trasferta contro il Torino (su rigore), mentre nelle ultime tre partite è sembrato davvero un corpo estraneo rispetto ad una squadra che crea occasioni da gol ma non riesce a concretizzarle. E finisce poi per perdere le partite anche a causa di banali errori individuali, come l’errore commesso da Paletta in occasione del rigore. Il colombiano tocca pochi palloni e non riesce a dialogare bene con i compagni. Un solo tiro, con 11 passaggi riusciti (su 17 tentati): questo il tabellino del centravanti nella sfida contro i blucerchiati. Il problema è che Lapadula, se possibile, ha fatto anche peggio, divorandosi il gol del possibile pareggio a tu per tu con Viviano. L’attaccante ex Pescara ci mette grinta e volontà, ma spesso non riesce ad essere freddo sotto porta. Diciamo che al Milan servirebbe una “fusione” tra i suoi due attaccanti. Al contrario della prima parte di stagione, in cui tutto girava per il verso giusto, la sensazione è che il Milan stia raccogliendo meno di quanto seminato in queste ultime partite. Il lavoro di Montella, con il materiale a disposizione, rimane comunque buono: la squadra prova a giocare palla a terra, coinvolgendo tutti i giocatori nella circolazione del pallone, dopo una fase iniziale della stagione in cui il baricentro della squadra era insolitamente basso. Le assenze, soprattutto quella di Bonaventura, giocano però un ruolo fondamentale: il numero cinque rossonero era, insieme a Suso, il faro della manovra, riuscendo a creare superiorità numerica sia palla al piede sia andando ad occupare lo spazio tra le linee avversarie. Lavoro che Pasalic non sembra in grado di ricoprire al meglio. In conseguenza dell’atteggiamento maggiormente offensivo, il Milan ha dimostrato di scoprirsi troppo in fase difensiva, peccando nelle cosiddette coperture preventive: non è mai facile difendere quando si ha tanto campo alle spalle. Montella sta provando a cambiare la mentalità della squadra, ma i risultati non gli stanno dando ragione.

L’anno che verrà

Le nubi all’orizzonte non riguardano però solo questa stagione. Il closing con la nuova proprietà cinese si avvicina (sulla carta), ma manca una programmazione degna di questo nome. Per la prima volta dopo anni, il Milan sembra aver messo le basi per la ricostruzione, non riuscendo però a concludere il progetto. Donnarumma rappresenta il futuro della porta rossonera (Raiola permettendo). Romagnoli, Locatelli e Suso sono giocatori giovani e di prospettiva. Manca però tutto il resto, a cominciare dal resto del centrocampo: Sosa, Bertolacci e Kucka non sono all’altezza di un Milan formato Champions e la partenza di Niang ha aperto un buco sulla fascia sinistra, visto che Ocampos e Deulofeu sono arrivati soltanto in prestito. Quantomeno quest’anno il tecnico sembra al riparo da un esonero nelle ultime giornate, per quanto la media punti sia in linea con quella del suo predecessore Sinisa Mihajlovic. Allontanare l’allenatore e ricominciare da capo sarebbe un errore. Non il primo di una dirigenza ancora ignota. Fino a quando il quadro societario non sarà chiaro, il gol di Kakà contro l’Atletico resterà l’unico ricordo felice per il mondo rossonero, da sempre legato al fascino della Champions League.

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