Roma, vorrei… ma non posso

Il KO di ieri contro la Sampdoria potrebbe aver messo la parola fine sulle ambizioni scudetto della Roma di Luciano Spalletti. La Juventus ha infatti quattro punti di vantaggio, con una gara ancora da giocare dall’esito quasi scontato (trasferta contro il Crotone): si parla dunque di (potenziali) sette punti da recuperare in sedici partite. Lo scontro diretto da giocare in casa rappresenta una speranza, ma il discorso per il titolo sembra destinato a chiudersi prima della sfida in programma il 14 maggio per la diciassettesima giornata di ritorno. Merito dei bianconeri o demerito dei giallorossi? Proviamo a dare una risposta nel nostro approfondimento.

Come la Juve

La Vecchia Signora sta tenendo una media punti impressionante che, proiettata su 38 partite, la porterebbe a fine stagione ad accumulare oltre 90 punti. Cifre a cui ormai siamo abituati, visto il dominio degli ultimi anni, ma che non rappresentano esattamente la normalità per gli standard della Serie A. Vero è che sono arrivate ben 4 sconfitte in trasferta in un girone, ma è altrettanto vero che nelle restanti 17 partite sono arrivate solo vittorie peri bianconeri, a secco di pareggi da praticamente un anno (19 febbraio 2016 contro il Bologna). Anche un piccolo rallentamento rende impossibile la rincorsa ad un avversario che non si ferma mai. Quest’anno la media tenuta dalle inseguitrici è altrettanto alta: per conquistare il terzo posto (e dunque l’accesso ai preliminari di Champions League) potrebbero essere necessari circa 75 punti, in linea con gli 80 punti raccolti dai giallorossi nella scorsa stagione, con la differenza che il gruppo in lotta per l’Europa appare oggi più compatto rispetto al passato, con diverse squadre pronte ad approfittare di eventuali passi falsi (basti pensare alla risalita in classifica dell’Inter). Vietato dunque togliere il piede dall’acceleratore per un campionato che, senza la Juventus, sarebbe tra i più appassionanti di sempre.

Passiamo adesso al discorso mercato, su cui la Roma ha qualcosa da rimproverare a se stessa. Stagione travagliata dal punto di vista dirigenziale: l’addio di Walter Sabatini potrebbe infatti essere il preludio all’arrivo di Monchi dal Siviglia, con Massara già pronto a lasciare il posto da direttore sportivo. La confusione dirigenziale si è riflessa anche sugli acquisti, qualche volta affrettati o sbagliati. L’acquisto di Alisson per 7 milioni di euro per ricoprire poi il ruolo di secondo portiere non è infatti sembrato tra i più azzeccati, mentre sulle difficoltà di inserimento nei meccanismi di squadra di Leandro Paredes in pochi avrebbero scommesso, considerata la brillante stagione disputata dall’argentino con la maglia dell’Empoli. Colui il quale, nelle intenzioni, doveva essere il sostituto di Pjanic potrebbe invece raggiungerlo a Torino, stando ai rumour delle ultime ore di mercato. Il vero colpo la Roma lo ha fatto in difesa con l’acquisto di Fazio, diventato leader della retroguardia giallorossa: acquisto “bilanciato” però dal flop di Thomas Vermaelen, apparso molto in difficoltà anche nella partita di ieri contro la Sampdoria. L’ultimo innesto Grenier non sembra pronto a dare da subito un apporto significativo ad un centrocampo spesso in debito d’ossigeno. Capitolo cessioni: è in dirittura d’arrivo la trattativa per mandare in prestito l’oggetto misterioso Gerson al Lille. Un investimento pesante, quello sul giovane brasiliano, che non ha finora reso secondo le aspettative. La speranza è che si possa rilanciare e portare nelle casse giallorosse circa 18 milioni di euro (cifra spesa per prelevarlo dal Fluminense). Discorso analogo per Juan Iturbe, al Torino desideroso di ritrovare se stesso (25 milioni pagati per strapparlo alla Juve due anni e mezzo fa). Traduzione: i soldi sono stati spesi, ma non sempre in maniera oculata. E per competere con la Juventus non ci si può permettere di sbagliare. I bianconeri, secondo il recente rapporto Deloitte, guidano la classifica dei fatturati dei club italiani con 341 milioni di euro, 120 milioni in più rispetto alla seconda classificata (la Roma, appunto). In campo non scendono certo i numeri, ma è facile comprendere come se a questi numeri si aggiunge la semi-infallibilità dei bianconeri sul mercato ecco che la forbice tra la Vecchia Signora e gli altri club italiani si fa sempre più ampia. Senza considerare poi il discorso relativo allo stadio di proprietà, con Pallotta impegnato a scontrarsi con la lenta macchina burocratica italiana.

Come la Juve parte 2

Il nuovo modulo varato da Luciano Spalletti dopo la partenza di Salah in Coppa d’Africa aveva permesso alla Roma di trovare una stabilità difensiva finora sconosciuta. La difesa a tre sembrava infatti adattarsi perfettamente alle caratteristiche dei difensori a disposizione del tecnico: le sole 2 reti subite in nove partite testimoniavano la bontà del sistema ideato dall’allenatore toscano. Tre vittorie per uno a zero, da grande squadra cinica e spietata. Durante la partita di ieri si è però rivista la Roma insicura di inizio stagione: in due minuti risultato ribaltato causa gravi disattenzioni difensive. A nulla è servito il forcing finale e l’ingresso di Totti, decisivo nel match di andata proprio contro i blucerchiati. Facile dare la colpa a Vermaelen, schierato a sorpresa al posto di Manolas: il centrocampo della Sampdoria ha messo in grave difficoltà De Rossi e compagni grazie ad un pressing ben organizzato che non permetteva alla squadra di uscire palla a terra, affidandosi così spesso ai lanci lunghi per un Dzeko forse troppo isolato. E’ stata questa la partita in cui si è sentita maggiormente la mancanza degli “strappi” di Salah, in grado di allungare la squadra grazie alla sua velocità. Nel momento in cui la Juventus sembra aprirsi ad un modulo più offensivo, la Roma sta provando invece ad adottare una filosofia opposta: il match contro la Fiorentina, con i bianconeri impegnati contro l’Inter, potrebbe fornire ulteriori risposte su quale potrà essere il futuro del campionato. Fino ad allora, però, la Sampdoria, ancora una volta, potrebbe aver spento le speranze di scudetto della Roma.

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