Juventus, viaggio nella “crisi” bianconera
Partiamo da un dato di fatto. E’ arrivata la quarta sconfitta in trasferta per la Juventus di Massimiliano Allegri. Quarta sconfitta in 20 giornate di campionato, arrivate tutte lontano da Torino e contro squadre che fanno del pressing organizzato la propria arma migliore: Inter, Milan, Genoa e Fiorentina hanno innanzitutto annullato la manovra bianconera, meritando i tre punti a fine partita. Le certezze iniziano a vacillare. Il titolo è ovviamente una provocazione: impossibile parlare di crisi per una squadra prima in classifica nonostante una partita da recuperare (sulla carta l’impegno contro il Crotone sarebbe soltanto una formalità). Eppure il tecnico livornese è al centro delle critiche. Il campionato è ancora aperto, per la gioia di tutti i tifosi di fede non bianconera. Proviamo a scoprire il perchè.
Il primo amore non si scorda mai
Flashback. 15 luglio 2014: Antonio Conte lascia al secondo giorno di ritiro la Juventus dopo averla riportata sul tetto d’Italia per tre anni. Un fulmine a ciel sereno. Il tifoso juventino passa in un secondo dall’amore incondizionato all’odio profondo per il proprio condottiero. Il giorno dopo, nella contestazione generale, viene annunciato l’arrivo di Massimiliano Allegri. A livello di risultati, il tecnico livornese ha fatto anche meglio del suo predecessore: due scudetti, due Coppe Italia, una Supercoppa Italiana, una finale di Champions League. Ma la tifoseria bianconera, dopo l’iniziale rabbia, ha perdonato la condotta del suo ex allenatore attribuendo a lui molti meriti dei risultati ottenuti dalla squadra dopo il suo addio. Ad Allegri viene sempre rinfacciato di non essere Antonio Conte, sia sul piano della personalità sia sul piano del gioco della squadra: le notizie provenienti dall’Inghilterra sui risultati dell’ex CT azzurro sulla panchina del Chelsea contribuiscono poi ad aumentare quel senso di rimpianto e, parallelamente, ad invocare a gran voce un cambio sulla panchina della Vecchia Signora. In poche parole, i risultati sono sempre stati dalla parte di Allegri (complice un aumento non indifferente delle possibilità economiche della società), ma la tifoseria è rimasta sempre ferma al primo amore.
All-in sul mercato. O forse no?
Gonzalo Higuain, Miralem Pjanic, Dani Alves, Marko Pjaca, Mehdi Benatia, il riscatto di Cuadrado: la campagna acquisti estiva aveva fatto (giustamente) pensare ad una Juventus finalmente in prima linea anche in campo europeo, oltre che ad una squadra in grado di dominare in lungo e in largo in Italia. Dati alla mano, l’unico acquisto in grado di rispettare le attese è proprio quello del numero nove argentino, già a quota 16 reti in 25 presenze (molte delle quali da subentrato, soprattutto ad inizio stagione). Il centrocampista bosniaco non è riuscito ancora a trovare la giusta posizione in campo (sul discorso centrocampo torneremo in seguito), l’esterno brasiliano è fuori per infortunio e, quando impiegato, non ha mantenuto le aspettative sul suo conto. Pjaca è stato vittima di un lungo stop, rimanendo dunque un oggetto misterioso. Benatia ha collezionato 10 presenze in stagione, ma qualche problema fisico lo ha reso indisponibile nei momenti importanti, senza considerare l’attuale impegno in Coppa d’Africa. A conti fatti, il buco lasciato da Paul Pogba è stato coperto dal punto di vista economico, investendo i proventi della sua cessione, ma non sul campo dove il centrocampo rimane l’anello debole della squadra.
Da Vidal-Pirlo-Pogba…
… a Sturaro-Marchisio-Khedira. Questo il centrocampo scelto ieri sera da Massimiliano Allegri. Un inusuale ritorno al 3-5-2, dopo alcune buone partite giocate con il rombo a centrocampo. Non bisogna dimenticare che l’assenza per squalifica di Stephan Lichtsteiner ha quasi obbligato Allegri a puntare sulla difesa a tre, con Cuadrado utilizzato come quinto centrocampista. Rimane però un dubbio: perchè non adattare Barzagli nella posizione di terzino destro, tornando così al 4-3-1-2? La coperta a centrocampo è corta sin dall’inizio della stagione. La mediana composta dai tre giocatori sopra citati è stata surclassata da quella viola dal punto di vista del pressing e della gestione del pallone, con una Juventus incapace di costruire gioco dal basso e di costruire dunque azioni pulite. L’aggressività della Fiorentina ha mostrato poi una formazione bianconera sconosciuta, in difficoltà anche dal punto di vista fisico. Difficile gestire bene il pallone quando non hai la qualità tecnica in mezzo al campo per farlo: Sturaro, Khedira e Marchisio non sono certo fini palleggiatori. Le immagini valgono più delle parole: mettendo a confronto la mappa delle palle recuperate dalle due squadre notiamo il predominio del centrocampo viola rispetto a quello bianconero (fonte delle immagini: FourFourTwo.com/StatsZone).
Questa la mappa della palle recuperate dalla Juventus, prevalentemente in zona laterale.
Questa, invece, la mappa delle palle recuperate dalla squadra di Paulo Sousa.
Anche la costruzione offensiva non è stata all’altezza. Rinunciare a Miralem Pjanic in un tale contesto appare dunque come un errore: Dybala è stato più volte costretto ad abbassarsi fin troppo vista la mancanza di un raccordo tra i reparti. Ruolo che il centrocampista bosniaco aveva ben ricoperto nelle ultime uscite. Il mercato di gennaio ha portato a Torino Tomas Rincon, l’ennesimo incontrista: troppo poco per una squadra che, nelle intenzioni, vorrebbe puntare all’Europa. Salvo poi riscoprirsi fragile anche in Italia, non appena il ritmo si alza.
Il campionato non è ancora chiuso, anche se la Juventus è l’unica avversaria di se stessa. Il divario con le inseguitrici rimane ampio, soprattutto in termini di qualità della rosa. Manca poco più di un mese al doppio scontro con il Porto in Champions League: la Juventus dovrà dimostrare, in questo lasso di tempo, di poter giocare bene e vincere allo stesso tempo. Impresa che, quest’anno, non sempre è stata in grado di mostrare sul campo. Di certo la bella vittoria della sua Fiorentina ha legittimato le ambizioni di Paulo Sousa di sedere sulla panchina bianconera. La permanenza di Allegri a Torino dipenderà anche dalla qualità del gioco, non solo dai risultati.
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