Fiorentina, Jardim l’uomo giusto per il dopo Paulo Sousa?
La bella vittoria ottenuta ieri nel posticipo contro la Juventus rappresenta una delle poche soddisfazioni per la Fiorentina in questo inizio di stagione. Attualmente all’ottavo posto (con una gara da recuperare, contro il Pescara) la formazione guidata da Paulo Sousa non è stata in grado di convincere come durante la scorsa stagione, mostrando solo a sprazzi il gioco e la brillantezza messa in mostra solo dodici mesi or sono. Il tecnico portoghese, secondo voci mai smentite, non avrebbe un rapporto idilliaco con la proprietà e starebbe dunque valutando l’ipotesi di un addio a fine stagione: tra i nomi dei possibili sostituti spicca quello di Leonardo Jardim, attuale allenatore del Monaco. Un altro portoghese sulla panchina viola?
Il Monaco guarda tutti dall’alto del suo primo posto nella Ligue 1. Ma prima di arrivare su una delle panchine più prestigiose d’Europa, il tecnico portoghese ha fatto una lunga gavetta nelle serie minori. Nato a Barcellona (in Venezuela) il primo agosto 1974 da genitori originari di Madeira, appena tornato in patria durante l’adolescenza matura la convinzione di voler diventare un allenatore. Anche di pallamano: lo stesso Jardim, infatti, ha dichiarato che per un anno ha allenato una squadra di pallamano parallelamente al suo lavoro sul campo di calcio. A ventisette anni inizia la sua carriera nel Camacha (terza serie portoghese) come vice allenatore per poi diventare capo allenatore del club dal 2003 al 2008, quando passa al Chaves centrando la promozione in Segunda Liga. Dopo solo un anno approda al Beira-Mar, conducendolo al primo posto in classifica e, dunque, alla promozione nella Primeira Liga. Si aprono le porte del grande calcio: tuttavia l’anno seguente il club decide di esonerarlo durante la stagione. Nel 2011 arriva la chiamata dello Sporting Braga, che riesce a portare al terzo posto (secondo miglior risultato della storia del club), lasciando però la squadra a causa di contrasti con il presidente Salvador. E’ il momento di emigrare: nel 2012 accetta l’incarico di allenatore dell’Olympiakos. Incarico durato solo sei mesi: i risultati sul campo davano ragione al portoghese (primo in classifica con 10 punti di vantaggio sulla seconda) ma ancora una volta le divergenze con la presidenza del club portarono ad un suo allontanamento a stagione in corso. A fine stagione annuncia il suo arrivo sulla panchina dello Sporting Lisbona, riportando il club in Champions League dopo cinque anni di assenza. Eppure, se non si fosse capito, è abituato alle storie d’amore brevi, come una seducente amante: nonostante il contratto lo leghi al club lusitano per un’altra stagione, nel 2014 decide di accettare l’offerta del magnate russo Dmitrij Rybolovlev e, dopo il pagamento della clausola rescissoria da tre milioni di euro, diventa il nuovo allenatore del Monaco. I quarti di finale di Champions League, giocati alla pari con la Juventus di Allegri, il miglior risultato ottenuto finora sulla panchina monegasca. Sempre che questa stagione non finisca con la conquista del titolo di campione della Ligue 1.
Attraverso una lunga intervista rilasciata dal tecnico a Uefa.com possiamo scoprire qualcosa in più sulla sua personalità e sulla sua idea di calcio e allenamento: “Ogni volta che cambiavo squadra cercavo di fare sempre un passo in avanti. Quando ho lasciato il Camacha per il Chaves sono salito di livello, quando sono passato al Beira-Mar ho cambiato divisione raggiungendo in seguito la massima serie. Poi quando ho lasciato il Braga, ci siamo qualificati per la Champions League, e io sono andato all’Olympiacos. All’Olympiacos ho fatto il mio esordio in Champions League. Abbiamo giocato la fase a gironi ed è stato molto positivo per me. Ricordo quando abbiamo giocato la prima volta contro l’Arsenal. Quell’esperienza è stata molto importante per me. Da lì sono tornato allo Sporting e per una stagione non abbiamo giocato in UEFA Champions League perché lo Sporting l’anno prima aveva disputato una pessima stagione e non si era qualificato. Abbiamo poi chiuso la stagione con la qualificazione, ma poi sono passato al Monaco che era tornato nella fase a gironi di Champions League. Quella è stata la mia seconda volta nella fase a gironi, e quella volta mi sono spinto più in là perché abbiamo raggiunto i quarti di finale. È stato meraviglioso giocare in stadi come quello di Torino, o in Inghilterra contro l’Arsenal – stadi pieni con un’atmosfera incredibilmente positiva”. Il tecnico è abituato a lavorare con i giovani: “Nelle mie ultime esperienze ho lavorato molto con i giovani e li ho aiutati nella crescita. Allo Sporting e al Monaco il lavoro è stato più evidente, ma anche all’Olympiacos ho lavorato alla stessa maniera. Crescere i giovani mi rende felice e mi coinvolge molto. È una gioia vederli raggiungere i massimi livelli e, ovviamente, vincere. Un allenatore vive per vincere. Innanzitutto credo nell’allenamento integrato – l’allenamento nel calcio deve essere fatto sempre con la palla, anche le sessioni su tecnica e tattica. Io credo che i calciatori non possano e non debbano allenarsi senza il pallone. È un po’ come un pianista a cui non puoi chiedere di esercitarsi senza il pianoforte. Lui suona e basta, e lo stesso accade per i calciatori”.
Attualmente primo in Ligue 1 con 60 reti realizzate in 20 partite, il suo Monaco sta stupendo tutti in Europa grazie al mix perfetto tra veterani e giovani in rampa di lancio. A lui si deve la rinascita di Radamel Falcao dopo diverse annate difficili (anche a causa degli infortuni): dodici i gol messi a segno in 14 presenze in campionato per il colombiano. Il nome di Jardim è adesso sul taccuino di diversi direttori sportivi europei: anche la Juventus è sulle sue tracce per un possibile dopo Allegri, in ballottaggio proprio con l’attuale allenatore viola Paulo Sousa. Il suo futuro sarà dunque in Italia?
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