Niente prova TV per Reina: ecco perché il portiere spagnolo andava squalificato
A quanto pare il ricorso della Sampdoria riguardo l’espulsione di Silvestre nel match contro il Napoli è stato respinto. Ma il club blucerchiato proprio non ha mandato giù quella decisione dell’arbitro Di Bello, che al minuto 61 della diciannovesima giornata ha lasciato i doriani in dieci, a causa di un presunto contatto tra l’argentino e Pepe Reina. A poco è servita la prova TV, evidente, della simulazione del portiere spagnolo, che a suo dire è stato toccato dal difensore durante il rinvio. “Inammissibile” è stato l’aggettivo con il quale Gerardo Mastrandrea, Giudice sportivo, ha definito il filmato dell’azione incriminata, che Massimo Ferrero ha presentato per scagionare il suo giocatore e non fargli saltare la prossima partita.
Una decisione discutibile
Oltre al danno si aggiunge la beffa. Infatti la squadra di Marco Giampaolo, fino al suddetto episodio, stava conducendo la partita per 1-0 grazie all’autogoal di Hysaj. Una di quelle gare dove, vista la caratura dell’avversario, serve il 100% del potenziale a disposizione per portare a casa il risultato. E invece dopo il volo di Reina, finalizzato questa volta ad ingannare il direttore di gara, i partenopei si sono ritrovati con l’uomo in più, ed il resto è storia.
Probabilmente la simulazione è uno degli elementi che più di altri contraddistingue il calcio italiano, una di quelle pessime abitudini che dal Bel Paese è stata esportata all’estero. Infatti, anche se l’epicentro di questa fastidiosa usanza è il nostro campionato, il “fare i furbi” è diventata ormai una prassi anche all’estero. E Reina sembra aver compreso alla perfezione lo spirito anti-sportivo di cui è permeata la Serie A, poiché le immagini parlano chiaro: tra lui e Silvestre non c’è stato alcun contatto. Per questo la decisione del giudice sportivo di respingere il ricorso della Sampdoria non può che essere definito vergognoso e, soprattutto, dannoso. Il danno in questione non è solo quello subito direttamente dalla società ligure, ma l’effetto indiretto che questo precedente può creare.
Un malcostume da combattere
L’idea che simulare sia un gesto che paga dovrebbe essere combattuta dai “padroni del pallone”, e invece questi ultimi sembrano voler incentivare i più scaltri ai danni dello spirito sportivo, che in questo gioco troppo spesso latita.
Da parte sua Ferrero, che nel dopo partita ha espresso, a modo suo, rabbia e frustrazione, non può che prendere atto di questa sciagurata sentenza. Al contrario la posizione di Reina rimane indifendibile, anche alla luce della strategia del negare fino alla morte, che il portiere ha adottato. E se è vero che gli italiani sono degli assi nel simulare, l’estremo difensore in questo frangente ci ha di gran lunga superati.
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