VAR, cos’è e come funziona

Un nome da film da fantascienza, ma anche la novità che potrebbe cambiare il calcio una volta e per sempre. Si tratta del Video Assistance Referee (VAR), per molti l’incarnazione di quella “moviola in campo” tanto invocata da anni. Nessuna sofisticata IA umanoide tuttavia, diversamente da quanto suggerisce il titolo: si tratterà di un arbitro in carne e ossa, designato partita per partita ad affiancare il lavoro di quello sul campo. Come? Facendo quello che fanno molti di noi: guardando il TV.

Scherzi a parte, il VAR sfrutterà l’armamentario di telecamere piazzate a bordo campo e sulla linea di porta per verificare quanto succede in campo, ed aiutare l’arbitro a non farsi sfuggire nulla. Gol fantasma, simulazioni, rigori negati, fuorigioco non segnalato: l’arbitro sarà avvisato mediante apposito segnale sonoro e provvederà a riparare alla propria svista. Una novità fortemente voluta da Gianni Infantino, presidente della FIFA, e sperimentata nell’ultimo Mondiale per Club già tra le polemiche. Durante il match tra Atletico Nacional Medellin e il Kashima Antlers, il VAR ha infatti assegnato un rigore non visto dall’arbitro in campo, ma non un fuorigioco precedente.

Il problema fondamentale del VAR resta sempre quello: è comunque l’occhio umano a interpretare quel che appare in moviola. E nel calcio l’interpretazione spesso è conta più del fatto in sé e per sé. Difficile quindi che le polemiche sugli arbitri finiscano a breve. Anche se Infantino stesso annuncia lavori per il perfezionamento del sistema, in vista del Mondiale 2018. Il primo, grande torneo del nuovo millennio?