#Brexit – Ecco cosa cambia nel mondo del calcio

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Il terremoto generato dall’esito del referendum sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea interessa anche il mondo del calcio. Il campionato più ricco e più seguito del mondo, la Premier League, rischia di veder modificate diverse norme relative all’ingaggio di giocatori europei. In realtà è difficile fornire una risposta univoca a tutti gli interrogativi: sarà possibile definire con più certezza le conseguenze soltanto con l’effettiva revisione dei trattati internazionali. Si tratta di un unicum nel panorama europeo. Senza considerare poi le conseguenze interne, con Scozia ed Irlanda del Nord pronte a dichiararsi indipendenti. Iniziamo dunque l’analisi delle ipotesi riguardanti il campo sportivo. Impossibile dire però se si tratterà di un esplosione o di un “fuoco di paglia”.

Il campionato inglese conta il 65% di giocatori stranieri, essendo il più esterofilo fra i principali campionati europei. Di questi circa un terzo è composto da giocatori europei che hanno goduto delle agevolazioni previste dall’articolo 45 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (principio che stabilisce, in sintesi, la libera circolazione dei lavoratori europei nel territorio dell’UE). La regola potrebbe a questo punto cambiare, prevedendo, per i prossimi acquisti (resta fermo in ogni caso il principio di non retroattività della legge) il diverso regime di trattamento applicato ai giocatori extracomunitari, ossia la famosa disciplina del permesso di lavoro. Un iter complicato, visto che per ottenere un permesso di lavoro necessario a giocare in Premier League è previsto un sistema basato sulla percentuale di partite giocate dal calciatore con la propria nazionale negli ultimi 24 mesi: tale requisito percentuale cresce al variare del ranking FIFA, arrivando al 75% se, per esempio, la Nazionale occupa una posizione tra il 31esimo ed il 50esimo del suddetto ranking. Al momento applicare la stessa disciplina anche ai giocatori europei sembra difficile, ma per ragioni di uguaglianza potrebbe essere questa la soluzione adottata, in quanto sarebbe poco equo applicare un sistema diverso tra giocatori europei e non, essendo in ogni caso tutti extracomunitari (dal punto di vista britannico). Una soluzione potrebbe consistere nell’equiparazione dei calciatori appartenenti alle prime 10 del ranking ai colleghi britannici, ma si tratta in ogni caso di un problema spinoso per la Football Association, vista la variabilità del classifica in base ai risultati ottenuti. La questione non riguarda solo il calcio, bensì la politica intera del nuovo governo inglese, che potrebbe adottare misure protezionistiche in via generale e da cui il sistema football difficilmente potrebbe discostarsi.

Maggiore difficoltà sarebbe prevista anche per l’ingaggio di giocatori al di sotto dei 18 anni. Se dovesse essere confermata la disciplina FIFA, i trasferimenti di calciatori minorenni sarebbe vietato nel caso in cui essi siano extracomunitari. All’interno dell’UE è possibile l’ingaggio di giovani tra i 16 e 18 anni, ma la fuoriuscita della Gran Bretagna porterebbe alle stesse limitazioni.

E’ inoltre da stabilire quale sarà il futuro dei calciatori britannici che attualmente militano nei campionati esteri. Uno su tutti, quel Gareth Bale stella del Real Madrid. Ovviamente i Blancos non saranno obbligati a cedere il gallese per via del suo nuovo status giuridico (ritorna qui l’irretroattività della legge), tuttavia la FIFA deve tener conto della nuova disciplina e potrebbe prevedere un periodo provvisorio di due anni per “regolarizzare” le situazioni già esistenti, normalizzando il numero di extracomunitari all’interno delle squadre europee.

Altre conseguenze potrebbero poi derivare dalla generale svalutazione della valuta britannica, come già oggi evidenziato dall’andamento delle borse europee: non si vedeva un crollo simile dai tempi della vicenda Lehman Brothers del 2008 che diede il via alla crisi economica. La Premier resterà il campionato più ricco, ma l’eventuale debolezza della sterlina potrebbe portare ad un abbassamento generale dei prezzi dei cartellini dei giocatori. Ipotesi che, soprattutto per le società italiane, non sarebbe poi così infausta.

Il mondo dello sport britannico si è schierato a favore della permanenza nell’Unione Europea. Le parole di Beckham nei giorni scorsi e di tutti gli sportivi in queste ore testimoniano come il referendum potrebbe portare ad una crisi del sistema sportivo inglese in ogni settore. Forse i cittadini inglesi, prima di entrare nella cabina elettorale, avrebbero dovuto pensare che  due terzi dei giocatori che tanto li fanno esultare ogni sabato adesso sono extracomunitari. E che da oggi in poi la Premier League potrebbe non essere più la loro casa.

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