#RoadToEuro2016 – Svezia, gli scandinavi guidati da Ibrahimovic

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Si scrive Svezia, si legge Ibrahimovic. Non ci sono dubbi che la nazionale scandinava dipenda interamente dalle prestazione del calciatore ormai ex PSG, come del resto tutte le squadre dove ha militato la Leggenda Zlatan, come ama definirsi lui stesso. Oggi però andremo ad analizzare nel dettaglio il movimento calcistico svedese, la parte nascosta di quel calcio oscurato dall’ingombrante presenza di Ibrahimovic. Senza alcun dubbio, gli scandinavi hanno subito un incremento formidabile dal punto di vista mediatico da quando Ibra si è consacrato nel calcio mondiale, diventando il simbolo dei gialloblu, contribuendo alla crescita dal punto di vista sportivo e non. Gli svedesi saranno i nostri avversari durante la fase a gironi del torneo continentale, un pericolo in più da affrontare e da battere per ottenere il pass alla fase successiva della competizione.

Zlatan Ibrahimovic, vera leggenda del calcio svedese

Zlatan Ibrahimovic, vera leggenda del calcio svedese

La storia del calcio definisce la nazionale gialloblu una compagine da sempre ostica e con un bagaglio storico-tradizionale di prestigio. Tradizionalmente una delle Nazionali di calcio più costanti e, valide al mondo, con undici partecipazioni ad un Mondiale, quattro piazzamenti tra i primi quattro posti e cinque partecipazioni ad un Europeo, dove ha ottenuto quale migliore risultato una semifinale. Durante la partecipazione al mondiale del 1958 e all’Europeo del 1992, la Svezia è riuscita ad ottenere rispettivamente una Finale e una semifinale, giocando entrambe le competizioni da Paese ospitante. Patria di quei pennelloni che concentrano tutte le loro forze sul fisico e sulla potenza muscolare, la Svezia annovera tra le loro file , numerosi calciatori che hanno lasciato il segno nel calcio Mondiale, come ad esempio Gunnar Nordahl, Gunnar Gren, Glenn Peter Strömberg, Henrik Larsson, Andreas Isaksson, Fredrik Ljungberg, Zlatan Ibrahimovic. Per non parlare della scuola svedese degli allenatori che ottiene l’apice con Sven-Göran Eriksson e che adesso prova a risalire la china con Lars Lagerbäck, attuale CT dell’Islanda e vero condottiero dei Vichinghi nordici. Di certo questi personaggi non passano inosservati agli addetti ai lavori ma nonostante questa grande schiera di calciatori e allenatori, la Svezia non sta attraversando un periodo idilliaco, complice anche la difficile gestione dei tifosi svedesi che talvolta sfociano in episodi non gradevoli come quello accaduto di recente a Tobias Sana, ex centrocampista dell’Ajax, cresciuto nel Goteborg ma che ora gioca nel Malmo. Sana non gode del rispetto dei suoi ex tifosi, tant’è che al minuto 78′ della partita tra Goteborg e Malmo, gli viene lanciato un petardo mentre il calciatore stava effettuando il riscaldamento. La reazione non si fa attendere e il centrocampista si scaglia contro i suoi ex tifosi, lanciando la bandierina del calcio d’angolo all’indirizzo dei sostenitori del Goteborg. Partita sospesa e calciatore allontanato dalla zona. Purtroppo questi episodi non passano inosservati ai calciatori svedesi che preferiscono scegliere campionati europei piuttosto che vedersi infierire costantemente durante le normali partite di campionato. D’altra parte però, c’è una parte del calcio svedese che ridimensiona il concetto di calcio aggressivo e potente, mettendo lo sport al servizio della comunità. Nella città di Goteborg, il calcio è servito per ridare vita ad un vecchio carcere e a trasformarlo in centro sportivo e culturale dove a Febbraio si è disputata la partita amichevole tra Qviding e Tvååkers, terminata sul 1-1. Il carcere in questione si chiamava Härlanda Fängelse mentre a partire dal 2007 viene riconosciuto con il nome di Kulturhuset Kåken, letteralmente “Casa di cultura Galera” che inizialmente è partito come un esperimento ma che di li a poco si è tramutato un vero e proprio centro culturale e sportivo, grazie anche all’approdo del Qviding. Ora la squadra svedese si allena e prepara le partite nel vecchio carcere, concedendo anche una piccola parte della struttura all’accoglimento di profughi minorenni non accompagnati, fra le migliaia che hanno raggiunto Göteborg e la Svezia durante gli ultimi mesi.

La compagine scandinava mentre celebra un gol

La compagine scandinava mentre celebra un gol

Dunque il calco in Svezia nonostante gli alti e bassi riesce sempre a trovare il modo per proseguire nella giusta direzione, un po come ha fatto la sessa nazionale svedese durante le qualificazioni all’europeo, arrivata grazie alla vittoria contro la Danimarca nel doppio confronto dello spareggio qualificazione. Inutile dire che anche in quell’occasione Ibrahimovic si è rivelato un tassello fondamentale per la vittoria finale. Attualmente la Svezia occupa la 36° posizione nel Ranking FIFA, avvicinandosi al record negativo che risale al Marzo 2015, ottenendo la 45° posizione in classifica. Nonostante questo la squadra guidata da Erik Hamrén, gode ancora di un certo rispetto in campo internazionale, vista l’imprevidibilità dei gialloblu. Hamrén conosce il vero potenziale della sua squadra a cui manca indubbiamente una coesione a livello umano che possa fargli fare il salto di qualità. Ecco perché le sue scelte puntano a far coesistere gente della vecchia guardia come Isaksson, Granqvist, Lustig, Larsson, Källström, Berg e Ibrahimovic con i ragazzi della nuova scuola svedese come Calgren, Augustinsson, Jansson, Lindelöf, Hiljemark, Lewicki e Guidetti, tutti pronti a prendere in mano la nazionale scandinava nel prossimo futuro. La coesione tra questi due gruppi sarà fondamentale non solo per il cammino europeo ma anche per gettare le basi per la nuova nazionale svedese che dovrà centrare ad ogni costo la qualificazione al Mondiale in Russia del 2018. Tanto agonismo e poca lucidità non basterà ai gialloblu per passare il girone, dovendo affrontare Belgio, Irlanda ma soprattutto Italia, che affronterà gli svedesi col dente avvelenato dopo l’eliminazione subita nell’Europeo del 2004 per mano proprio del presunto biscotto tra Danimarca e Svezia. Brucia ancora. Ma la verità è che quell’Italia non fece molto per evitare il rischio del biscotto e forse uscì meritatamente.  La direzione è quella giusta ma tutto passerà da questa rassegna continentale cui vedrà la Svezia cimentarsi per la prima volta contro l’Irlanda il 13 Giugno prossimo, li vedremo di che pasta sono fatti i gialloblu di Hamrén.

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