#Approfondimento – La solitudine dei numeri primi

Soccer 2013 - Portugal Beats Sweden 1-0

“I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell’infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari

I numeri, nel calcio di una volta, erano importanti. Il numero 8 porta alla mente un centrocampista tuttofare, pronto a correre anche per gli altri. Il numero 10, poi, l’emblema del fantasista capace di illuminare il gioco di tutta la squadra. Il numero 9, centravanti pronto a sfruttare i suggerimenti dei compagni. Curiosamente, però, alcuni numeri primi rappresentano ruoli che si potrebbero definire solitari. Basti pensare al numero 1: quale giocatore può considerarsi più solo del portiere?

In questo elenco  va inserito anche il numero 7, da sempre delegato agli uomini di fascia. Esterni capaci di saltare l’uomo, di creare superiorità numerica, dunque con ampia licenza di agire egoisticamente.Un po’ “Venezia”, per usare un termine d’altri tempi.

In questo elenco va sicuramente ascritto il nome di Cristiano Ronaldo. Il portoghese è stato per anni il degno erede di campioni del calibro di George Best, Eric Cantona e David Beckham, tutti accomunati da un unico comune denominatore: la maglia numero 7 del Manchester United. Tuttavia, come il leggendario Sir Alex Ferguson racconta, non è stato facile abbinare il suo immenso talento calcistico ad un concetto di gioco di squadra vincente. Probabilmente gli unici ad esserci riusciti sono stati lo scozzese e Carlo Ancelotti. Neanche Jose Mourinho è riuscito nell’impresa.

L’ultimo sfogo di CR7 è sulla bocca di tutti. “Se tutti fossero al mio livello magari saremmo primi. Tutti gli anni, secondo la stampa, sembra che io giochi di merda, ma i numeri e le statistiche non mentono. Non voglio sminuire nessun compagno, ma quando non ci sono i migliori è difficile vincere. A me piace giocare con Pepe, Benzema, Bale, Marcelo. Non voglio dire che Jesé, Lucas, Kovacic non sono bravi, però….“. Forse frustrato dal predominio del Barcellona dei Marziani, cita statistiche, numeri, ma è il primo a sapere che non sono quelle le cose importanti.Da un lato abbiamo Messi che “passa” un rigore a Suarez per permettergli di continuare la corsa verso la scarpa d’oro. Il numero di maglia della pulce? “El Diez”, il 10. La stagione del Real Madrid è un grosso equivoco: l’allontanamento di Carlo Ancelotti per affidarsi a Rafa Benitez, reduce dal fallimento in Italia. L’esonero dello spagnolo per affidarsi ad una leggenda come Zinedine Zidane. Leggenda del calcio giocato però: la storia ci insegna che non sempre i grandi campioni, una volta passati dall’altra parte, ottengono gli stessi successi. Il portoghese vede dunque passare davanti a sè una stagione avara di soddisfazioni. Restano solo i numeri e le statistiche.

Le sue parole possono riportare alla mente Michael Jordan. Facciamo un salto spazio-temporale: nel 1984 “His Airness” entra nella lega più famosa al mondo e ne cambia per sempre la storia. Ma, per i primi 7 anni, non vince. E si lamenta in continuazione dei suoi compagni di squadra, ritenuti non alla sua altezza (premesso che, alla sua altezza, non c’è mai stato nessuno). Michael è competitivo fino allo spasimo: anche in allenamento torchia i suoi compagni per provare a portarli al suo livello. Ma, per ben 7 anni, gli resteranno in mano solo i numeri e le statistiche. Solo con l’avvento di Phil Jackson e del suo sistema di gioco riuscirà a conquistare ben 6 titoli NBA.

Fidarsi dei propri compagni non deve essere facile per due alieni di questo calibro. Per loro (CR7 ed MJ) ogni cosa è possibile, mentre gli altri, pur essendo ottimi giocatori, faticano anche solo a pensarle. Sono persone sospettose, perchè guardano gli altri e non vedono nei loro occhi la loro stessa voglia di vincere. Il loro talento è immenso, ma non è divisibile. Di conseguenza diventano solitari, ma nessuno può vincere da solo. Nemmeno loro.

Che numero di maglia aveva Michael Jordan? Il 23. Un altro numero primo. Difficile credere alle coincidenze. Nel loro destino c’era l’essere, prima che indossare, un numero primo.

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