#PolvereDiStelle – Il giorno della “Memoria”, la Shoah

Shoah

In questo nostro portale solitamente trattiamo temi di sport, di calcio ed analizziamo in radio gli episodi più interessanti che avvengono. Anche nella nostra rubrica Polvere Di Stelle parliamo di sportivi le quali imprese sono ancora scolpite nitide negli occhi dei loro fan, delle persone che li hanno amati.

Oggi però è un giorno particolare e, è il 27 gennaio, ed è la giornata internazionale “della Memoria”, giornata dedicata al ricordo delle vittime dell’Olocausto. E per onorare tale giorno, anche noi vogliamo per un pò spostarci completamente dalla nostra consuetudine calcistica e sportiva per trattare di temi completamente opposti, che però non vanno assolutamente dimenticati.

Istituito nel 2000, il Giorno della Memoria si celebra il 27 gennaio perché in questa data, nel lontano (ma non troppo) 1945, le Forze Alleate liberarono Auschwitz dai tedeschi. Al di là di quel cancello, oltre la scritta «Arbeit macht frei» (Il lavoro rende liberi), apparve l’inferno. E il mondo vide allora per la prima volta da vicino quel che era successo, conobbe lo sterminio in tutta la sua realtà. Il Giorno della Memoria non è una mobilitazione collettiva per una solidarietà ormai inutile, è piuttosto, un atto di riconoscimento di questa storia: come se tutti, quest’oggi, ci affacciassimo dai cancelli di Auschwitz, a riconoscervi il male che è stato.

Auschwitz è una cittadina situata nel sud della Polonia. Qui, a partire dalla metà del 1940, funzionò il più grande campo di sterminio di quella  “macchina” tedesca denominata “soluzione finale del problema ebraico”. Auschwitz era una vera e propria metropoli della morte, composta da diversi campi – come Birkenau e Monowitz – ed estesa per chilometri. C’erano camere a gas e forni crematori, ma anche baracche dove i prigionieri lavoravano e soffrivano prima di venire avviati alla morte. Gli ebrei arrivavano in treni merci e, fatti scendere sulla cosiddetta “Judenrampe” (la rampa dei giudei) subivano una immediata selezione, che li portava quasi tutti direttamente alle “docce” (così i nazisti chiamavano le camere a gas). Solo ad Auschwitz sono stati uccisi quasi un milione e mezzo di ebrei.

Dopo la Shoah, (parola ebraica che vuol dire sofferenza) è stato coniato il termine “genocidio”. Purtroppo il mondo ne ha conosciuti tanti, e ancora troppi sono in corso sulla faccia della terra. Riconoscere delle differenze non significa stabilire delle gerarchie nel dolore. Ma mai, nella storia, s’è visto progettare a tavolino, con totale freddezza e determinazione, lo sterminio di un popolo. Studiando le possibili forme di eliminazione, le formule dei gas più letali ed “efficaci”, allestendo i ghetti nelle città occupate, costruendo i campi, studiando una complessa logistica nei trasporti, e tanto altro. La soluzione finale non è stata solo un atto di inaudita violenza, ma soprattutto un progetto collettivo, un sistema di morte.

Il Giorno della Memoria non vuole minimizzare gli altri genocidi di cui l’umanità è stata capace, né sostenere un’assai poco ambita “superiorità” del dolore ebraico. Non è infatti, un omaggio alle vittime, ma una presa di coscienza collettiva del fatto che l’uomo è stato capace di questo. Non è la pietà per i morti ad animarlo, ma la consapevolezza di quel che è accaduto. Che non deve più accadere, ma che in un passato ancora molto vicino a noi, nella civile e illuminata Europa, milioni di persone hanno permesso che accadesse.

Oggi quindi tocca a tutti ricordare per non dimenticare ciò che l’uomo ha fatto ad un suo “simile”, provando ad imparare dagli errori e dagli orrori del passato, per far sì che possa esserci un futuro sereno per la nostra umanità, ma purtroppo gli orrori e il male non finiranno mai.

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