George-Best

Quante volte abbiamo sentito dire la frase “Pelè good, Maradona better, Geroge Best“? In Irlanda del Nord è considerato una divinità (l’aeroporto di Belfast porta il suo nome), a Manchester, zona Old Trafford, forse anche di più. Perché inseme a Busby e Charlton è l’emblema della rinascita dei Red Devils dopo il disastro aereo di Monaco di Baviera: grazie a questo magnifico trio infatti lo United ha vinto la Coppa dei Campioni (prima inglese della storia) ad appena dieci anni dall’incidente.

Il nostro ricordo di George Best

Il nostro ricordo di George Best

 

Ma purtroppo noi non ricordiamo Best solo come quel ragazzo che, appena ventiduenne, aveva il mondo calcistico ai suoi piedi: Coppa Campioni in bacheca, Pallone d’Oro, un talento invidiato da molti. Lo ricordiamo anche come quel ragazzo troppo tendente all’eccesso. Troppe donne intorno a lui, troppi fotografi, troppe pressioni. E anche, purtroppo, troppo alcool a disposizione. Quello non è (quasi) mai mancato nella sua vita. Dalla madre, a George. Come un testimone, una brutta eredità da portare con sé come un fardello. E George (Georgie per gli amici) non ce l’ha fatta. Ha retto finché ha potuto. Nel calcio come nella vita. Ma ad un certo punto il corpo dice basta. Perché anche i migliori, the Best, cadono. Purtroppo per George, in modo definitivo.

Quindi, caro Georgie, mi rivolgo a te, che oggi avresti compiuto 69 anni, e che da lassù, da qualche parte, stai guardando il tuo United che tenta la risalita dopo l’addio di un’altra leggenda, Sir Alex Ferguson: continua a guardarci e a sorvegliare tutto e tutti, perché a noi manchi. Tanto. Manca, al giorno d’oggi, il tipo di giocatore che eri tu: tecnica e fantasia, genio e sregolatezza. Eri tanto forte tecnicamente quanto debole psicologicamente. Ma noi ti vogliamo ricordare come quel ragazzino che era il più forte in campo anche a diciassette anni, e che a ventidue era il più forte del pianeta. O meglio, il migliore. The Best. Happy birthday, Georgie.

Leave a Reply