Real Madrid-Juventus, esempio di rispetto

Tifosi juventini fotografati da un merengue

Prima dell’ingresso delle squadre in campo viene trasmesso sui maxi schermi lo spot dell’UEFA sul rispetto e la lotta al razzismo. Se esempi di razzismo ne abbiamo a bizzeffe, di esempi di rispetto ce ne sono veramente pochi. E la cosa peggiore è che in Italia non riusciamo a concepire che una volta finita la partita il tifo deve (o almeno, dovrebbe) lasciare spazio all’umanità e al quieto vivere. Toppo spesso sentiamo di scontri negli autogrill tra tifoserie, di vendette consumate dopo le partite e di tanti altri avvenimenti che non rappresentano il significato della parola rispetto. Ebbene, questa sera, posso dire che in Spagna, a Madrid, dopo la semifinale Real-Juve (ma anche prima), ho potuto constatare che il calcio unisce veramente le persone, indipendentemente dal tifo.

In metropolitana alle 17 circa, due tifosi della Juventus hanno chiesto un “selfie” a diversi supporter del Real, da conservare come cimelio in caso di passaggio del turno. Dopo essere stati accontentati, si sono messi a cantare e saltare con loro, cercando di seguire il ritmo forsennato dei cori madirdisti. Una volta entrati al Bernabeu (internet wireless disponibile a tutti, basta inserire nome, cognome e id del biglietto, siamo indietrissimo), e iniziata la partita, è chiaro che partono gli sfottò di rito, ma andiamo oltre, perché si vive anche di quelli. Minuto 58. Morata pareggia e si sente un piccolo boato dei supporter bianconeri. Tra questi c’è anche un signore molto coraggioso che, non molto distante dal mio posto a sedere, si alza in piedi ed esulta come un bambino in mezzo al silenzio assordante dei tifosi merengue. Il signore italiano e tifoso juventino non conosce lo spagnolo, però fa capire che lui sta semplicemente esultando, e chiede scusa. Risposta? “Hai ragione”. Il succo è questo. E arriva da più di un tifoso. Bravi, complimenti.All’uscita dal campo di Pirlo e Morata si sono sentiti sì dei fischi (pochi), ma niente a che vedere con gli applausi (tanti) che hanno accompagnato i due bianconeri verso la loro panchina. Chapeau.

Ma ecco che l’immagine del calcio come sport che unisce e fortifica i rapporti appare: durante l’uscita dal Bernabeu un gruppo taliano, tutto vestito di bianconero, chiede ad un tifoso spagnolo (madrileno e madirdista) di scattare una foto-ricordo al gruppetto, con in mezzo un bambino vestito di blanco. Il ragazzo accetta, e tutto sorridente scatta una foto che vale oro (simbolicamente), perché vale il rispetto che una gli italiani ricevuto a Madrid. Al mitico Santiago Bernabeu, tempio del calcio antico, presente e futuro. Grazie calcio, perché stasera mi hai ricordato che sei solo un gioco. Il più bello, il migliore. E che in quanto gioco, una volta finito, la vita va avanti, senza problemi (o meglio, senza problemi derivanti dal calcio e dalla partita). Per cui grazie calcio, ma soprattutto grazie Madrid, perché mi stai regalando e mi hai regalato tante emozioni. Grazie.

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