La rivincita degli allenatori snobbati: Allegri e Luis Enrique

Luis Enrique, con Allegri, sta facendo ricredere tutti i suoi detrattori

20 giugno 2011: Luis Enrique firma un biennale con la Roma e viene accolto come allenatore in grado di abbinare al bel gioco anche i risultati. Contemporaneamente tutta Italia osanna Massimiliano Allegri, in seguito alla vittoria dello scudetto col Milan, dopo anni di dominio interista. 5-6 maggio 2015: si assiste ai ko di Real Madrid e Bayern Monaco nelle semifinali di andata della Champions League. I giustizieri sono rispettivamente Juventus e Barcellona (scusate, Messi), ma gli artefici sono loro due, Allegri e Luis Enrique. In mezzo a queste due date, però, ne abbiamo viste di tutti i colori.

Allegri, dopo il primo anno in rossonero, non è più riuscito a bissare lo scudetto, vincendo solo una Supercoppa nell’agosto 2011. In questa stagione non riesce a gestire il vantaggio acquisito nella prima parte del campionato, perdendo man mano terreno e favorendo la rincorsa della Juventus di Conte, che poi vince il titolo. Da quel momento il Milan perde la bussola, e cala. Infatti la stagione successiva la partenza è pessima, ma l’arrivo di Balotelli permette ad Allegri di centrare comunque la qualificazione in Champions (senza Ibrahimovic e Thiago Silva, passati al PSG). Nello scorso campionato finisce l’avventura rossonera dell’allenatore livornese, a gennaio, contro il “suo” Sassuolo, dopo una sconfitta per 4-3. Dopo sei mesi di pausa arriva la chiamata inaspettata: “Il rivale Conte si è dimesso, la panchina è vuota. Vieni?”. Lui non ci pensa due volte, e accetta. Iniziano immediatamente le rivolte dei tifosi: “Conte è un sergente, lui no, anzi!“, “È un ex Milan, non va bene“, “Non sa vincere, gli abbiamo vinto in faccia un campionato già chiuso“. I commenti, più o meno, erano questi. E invece? Invece Allegri fa quello che nessuno (o quasi) si aspetta: gestione perfetta dello spogliatoio e del gioco in campo, intelligenza tattica (3-5-2 contiano prima, 4-3-1-2, suo marchio di fabbrica, dopo aver compreso che la squadra era con lui), ma, soprattutto, risultati. Campionato chiuso con largo anticipo, finale di Coppa Italia e semifinale di andata di Champions vinta con merito. Per la gioia dei tifosi bianconeri, scettici all’inizio, più che convinti ora.

Luis Enrique a Roma non è stato “di parola”: il bel gioco si vede a tratti, ma i risultati mancano. Subito fuori dall’Europa League, non riesce ad arrivare in zona Europa a fine campionato, dopo una stagione travagliata, soprattutto nel rapporto con alcuni giocatori: Totti e De Rossi su tutti, non proprio due calciatori qualunque a Trigoria. Per questo l’allenatore spagnolo rinuncia ad un anno di contratto e se ne va, con la dirigenza giallorossa che sceglie Zeman per sostituirlo, pensando di risolvere i problemi di risultati e del rapporto tifosi-dirigenza con una persona amata dall’ambiente. La storia ci ha detto com’è andata. Dopo un anno sabbatico, l’ex allenatore del Barcellona B torna in Spagna, al Celta Vigo, con cui centra una salvezza insperata ad inizio anno. Con questo campionato super attira il Barcellona, che gli chiede di tornare a casa, e lui accetta. Accolto con scetticismo, porta bel gioco e risultati, anche se il rapporto con Messi (che si dice non essere stato molto d’accordo con la sua assunzione) stenta a decollare. Il rientro di Suarez e la pace con la Pulga portano il Barça dov’è oggi: primo in campionato, favorito in vista del ritorno di Champions e in finale di Copa del Rey. Per la gioia dei tifosi (anche qui) che all’inizio pensavano di dover rinunciare ad uno tra l’allenatore e il numero 10, tentato magari da altre esperienze.

Non sappiamo come andranno i ritorni di Champions League, ma una cosa è certa: Allegri e Luis Enrique hanno già vinto la “loro sfida”: hanno battuto lo scetticismo iniziale di tifosi ed addetti ai lavori, convinti che i due allenatori non avessero il polso per gestire due spogliatoi “pesanti” come quelli di Juventus e Barcellona. Vi eravate (mi aggiungo, ci eravamo) sbagliati, e in questa due giorni ne abbiamo avuto la prova. C’è stata la rivincita degli allenatori snobbati. Complimenti.

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