Il “Grande Toro”, ricordo di una squadra che non muore mai

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4 maggio 1949. Ben 66 anni fà, la tragedia di Superga, si portava via una delle più grandi squadre transitate nel calcio italiano. Il Grande Torino. Una squadra capace di vincere ben cinque campionati di fila tra il 1942 e il 1949. I giocatori di quel team erano l’intelaiatura della Nazionale azzurra di quell’epoca. Con nove giocatori sull’undici titolare della formazione allenata da Vittorio Pozzo.

Il Torino, di ritorno da un amichevole disputata contro il Benfica, in Portogallo era ormai in dirittura d’arrivo. Alle 17:03 le pessime condizioni meteo nei pressi del capoluogo piemontese causarono lo sciagurato impatto contro la Basilica di Superga; situata a una manciata di chilometri dall’aeroporto. Non ci fù scampo per nessuno, trentuno persone, tra dirigenti, giocatori, giornalisti e accompagnatori morirono nella disgrazia. Nei giorni seguenti oltre un milione di torinesi e appassionati affollò il centro di Torino per dare l’ultimo saluto agli eroi di quella squadra.

Il “Grande Toro” annoverava tra le sue fila giocatori leggendari: il grande portiere Valerio Bacigalupo. Valentino Mazzola, padre di Sandro, uno degli attaccanti più forti e completi tecnicamente. Trascinatore di quello squadrone e della Nazionale azzurra. Assieme a loro come dimenticare: Aldo e Dino Ballarin, Eusebio Castigliano, Mario Rigamonti, Virgilio Maroso, Bongiorni, Rubens Fadini, Gugliemo Gabetto (vincitore di scudetti sia con la Juve che con il Toro), Ruggero Grava, Giuseppe Grezar, Loik, Martelli, Ossola, Menti, Rigamonti e Schubert. Protagonisti di quel quinquennio, grazie alla squadra assemblata dal presidente Ferruccio Novo. Battuta solo dal fato nella sua storia. Su quell’aereo c’erano anche Renato Casalbore, indimenticato fondatore del quotidiano sportivo torinese Tuttosport e Renato Tosatti, padre di Giorgio, scomparso anche lui qualche anno fà.

Il Torino nelle restanti partite di campionato schiererà le formazioni giovanili, così come le altre compagini e sarà proclamato Campione d’Italia a tavolino, in memoria di quello sciagurato squadrone.

Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto “in trasferta”
(Indro Montanelli, dal Corriere della Sera del 7 maggio 1949)

 

 

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